Sistemi di composizione dei conflitti in Bulgaria e Croazia (2026)
1. Perché questi due paesi insieme. 2. Due leggi precoci, e una rettifica sul primato. 3. I due giudizi, i due usi, le due durate. 4. Bulgaria: vent'anni di volontarietà. 5. La riforma del 2023: la mediazione diventa obbligatoria. 6. Il primo luglio 2024. 7. Che cosa ha detto la Corte costituzionale. 8. Il secondo tentativo: undici materie e un'ora di incontro. 9. Il premio: settanta e ottantacinque per cento. 10. Centoquarantuno centri. 11. Chi può fare il mediatore giudiziario, e la porta che si è aperta. 12. Fra il venti e il trenta per cento. 13. Quello che la Bulgaria non conta. 14. Il consumo bulgaro: cinquecento domande in un paese di sei milioni. 15. L'arbitrato bulgaro: dal divieto del 2017 al registro del 2025, e una rettifica ai miei volumi. 16. Il penale bulgaro, e il resto. 17. Croazia: due abrogazioni in trentatré mesi. 18. Il Centro nazionale e il dovere di tentare. 19. La sanzione croata: chi non prova non recupera le spese. 20. L'obbligo che non è ancora obbligo. 21. Centosettantasette, più trecentonovantatré. 22. La legge di famiglia del 2014 che non è mai entrata davvero in vigore. 23. Quattromilacentottantuno contro quattrocentouno. 24. L'arbitrato croato: venticinque anni senza una riga. 25. Il consumo, il lavoro, il penale e le liti dello Stato in Croazia. 26. Due strade, un solo approdo. 27. Che cosa può leggere l'Italia.
1. Perché questi due paesi insieme
Con questo dossier la serie chiude l'Unione europea meno l'Italia. Bulgaria e Croazia sono gli ultimi due Stati membri di cui non avevo ancora scritto, e non li metto insieme per esclusione: li metto insieme perché sono, in tutta l'Unione, i due paesi che negli ultimi tre anni hanno condotto lo stesso esperimento — rendere obbligatoria la mediazione — per due strade completamente diverse, e sono arrivati allo stesso identico punto d'arrivo.
Partono dalla stessa posizione. Tutte e due si sono date una legge organica sulla mediazione prima di entrare nell'Unione: la Croazia nel 2003, quattro anni prima di presentare la domanda di adesione e dieci prima di entrarci; la Bulgaria nel 2004, tre anni prima dell'adesione. Tutte e due, in vent'anni, hanno prodotto un uso della mediazione che si misura in frazioni di punto percentuale del contenzioso civile. E tutte e due, fra il 2023 e il 2026, hanno smesso di promuovere e hanno cominciato a obbligare.
La Bulgaria ci ha provato per via legislativa e si è schiantata contro la Costituzione: la legge del 2023 che rendeva obbligatoria la mediazione in una serie di materie è stata annullata dalla Corte costituzionale il primo luglio 2024, cioè il giorno stesso in cui doveva entrare in vigore. Un anno dopo il legislatore è tornato sul punto e ha spostato l'obbligo dalla mediazione all'informazione: oggi in undici materie il giudice ordina alle parti di presentarsi a un incontro informativo, e chi non ci va paga le spese di un'ora di mediatore. Nient'altro.
La Croazia ci è arrivata senza che nessun giudice costituzionale le dicesse niente, per pura ripetizione legislativa: ha riscritto la legge sulla mediazione due volte in trentatré mesi — nel giugno 2023 e nel marzo 2026 — e nella versione oggi vigente ha introdotto un dovere di tentare la mediazione che si adempie presentandosi a un incontro informativo, con una sanzione sulle spese per chi non lo fa.
Due paesi, due strade, un solo approdo: l'obbligo di informarsi. È l'unica coazione che, in questi due ordinamenti, ha retto. E siccome l'Italia da quindici anni discute della propria condizione di procedibilità, il modo in cui due paesi vicini ci sono arrivati per esclusione — uno perché glielo ha imposto una sentenza, l'altro per tentativi — vale la pena di leggerlo per intero.
Una premessa metodologica, e in questo dossier pesa quanto negli altri. Per la Bulgaria i portali normativi ufficiali sono in larga parte inaccessibili agli strumenti automatici: il testo consolidato del codice di rito e della legge sulla mediazione è stato ricostruito su fonti professionali concordanti, mentre le due decisioni che contano — la sentenza costituzionale del 2024 e la relazione annuale del Consiglio superiore della magistratura per il 2025 — sono state lette direttamente sulle fonti primarie. Per la Croazia il testo della legge del 2026 è stato letto sulla Gazzetta ufficiale, articolo per articolo, e i due Izvješća o provedenim medijacijama pubblicati dal Centro nazionale per il 2024 e per il 2025 — i documenti su cui poggia tutta la parte quantitativa del paragrafo 21, e che nella prima stesura di questo dossier non ero riuscito ad aprire — sono stati poi letti nella loro forma originale. Restano fuori portata, e sono marcate in nota, la serie annuale del sudsko mirenje e quelle della mediazione familiare per gli anni più recenti. Ogni punto rimasto aperto è marcato, come sempre in questa serie.
2. Due leggi precoci, e una rettifica sul primato
Nei miei volumi sulle esperienze straniere di ADR scrissi che «la Croazia è stato uno dei primi paesi d'Europa ad avere una legge sulla mediazione (2003); prima di lei l'ha varata soltanto l'Ungheria (2002)». La data croata è esatta: la Zakon o mirenju è pubblicata nella Narodne novine n. 163 del 16 ottobre 2003 ed entra in vigore l'ottavo giorno successivo[1]. Il primato, però, va corretto.
La legge ungherese sulla mediazione è del 2002 e viene effettivamente prima. Ma nel giugno 2003 — quattro mesi prima dell'atto croato — l'Austria aveva già approvato lo Zivilrechts-Mediations-Gesetz, che entrò in vigore il 1° maggio 2004; e l'Italia aveva il decreto legislativo 5/2003 sulla conciliazione societaria, di ambito settoriale ma di gennaio. La formulazione corretta è dunque: la Croazia fu fra i primissimi in Europa centro-orientale, e la sua legge entrò in vigore prima di quella austriaca, ma non fu la seconda in ordine di approvazione[2].
La Bulgaria segue di un anno: la Закон за медиацията è pubblicata nel Държавен вестник n. 110 del 17 dicembre 2004, con novelle nel 2006 e due volte nel 2011, la seconda delle quali (ДВ бр. 27 del 1° aprile 2011) recepisce la direttiva 2008/52/CE quanto all'esecutività degli accordi[3]. È dunque anteriore all'adesione all'Unione — 1° gennaio 2007 — e anteriore alla direttiva che avrebbe dovuto ispirarla.
Vale la pena di fermarsi su questo. Entrambi i paesi si sono dati una legge sulla mediazione quando ancora nessun obbligo europeo lo imponeva, in un contesto di forte assistenza tecnica internazionale: in Croazia il sistema fu costruito con esperti statunitensi, inglesi, austriaci, tedeschi e olandesi, e poi con il progetto PHARE 2005 finanziato dall'Unione; in Bulgaria la rete dei primi centri di mediazione presso i tribunali nacque da programmi pilota finanziati dalla fondazione «America per la Bulgaria»[4]. È un dato che si ritrova identico in mezza Europa centro-orientale, e che spiega molto: una legge arrivata prima della domanda.
3. I due giudizi, i due usi, le due durate
Nel sotto-fattore 7.7 del Rule of Law Index, che misura come giuristi e cittadini giudichino l'accessibilità, l'imparzialità e l'efficacia dei meccanismi alternativi, nel 2025 la Croazia sta a 0,706 e la Bulgaria a 0,677. Sono due valori bassi, nella parte finale della graduatoria dell'area Unione europea, EFTA e Nord America, e vicini fra loro: ventinove millesimi[5]. Per collocarli: l'Italia sta a 0,693, cioè fra i due; la Repubblica ceca a 0,805, la Norvegia a 0,917.
Nella figura 27 del Quadro di valutazione UE della giustizia 2026, che conta invece gli strumenti di promozione dell'ADR predisposti dallo Stato, la Bulgaria è dodicesima, cioè nella metà alta della graduatoria — davanti a Romania, Grecia, Estonia, Austria, Slovenia e all'Italia, che è diciottesima. La Croazia non compare nella graduatoria[6].
È lo stesso divario che ho incontrato in tutta la serie, ed è bene ripeterlo: la figura 27 conta gli strumenti, il sotto-fattore 7.7 misura la percezione. La Bulgaria è dodicesima per strumenti predisposti e terzultima o giù di lì per giudizio degli utilizzatori. Non è una contraddizione: è la misura della distanza fra ciò che uno Stato mette in legge e ciò che gli operatori vedono funzionare.
Quanto alla durata dei processi, i due profili sono opposti e vanno tenuti presenti perché condizionano tutto il resto. Nel 2024 la Bulgaria chiude una causa civile o commerciale contenziosa in 189 giorni in primo grado, 143 in appello e 201 in cassazione: è uno dei sistemi più rapidi dell'Unione, e l'unico fra i due ad avere tempi decrescenti in appello. La Croazia impiega 465 giorni in primo grado, 282 in appello e 156 in cassazione: il primo grado è fra i più lenti d'Europa, superato solo da Malta, Italia, Cipro e Grecia[7].
Questa asimmetria va tenuta a mente, perché rovescia un luogo comune. La Bulgaria non ha riformato l'ADR perché fosse lenta — non lo è. Lo ha fatto perché è satura: nel 2024 i suoi tribunali hanno visto sopravvenire 524.897 cause, un massimo storico, di cui circa il quaranta per cento sono procedimenti d'ingiunzione, e il Consiglio superiore della magistratura ha concepito la riforma della mediazione insieme a quella del procedimento monitorio, come due valvole dello stesso sfogo[8]. La Croazia, al contrario, ha un problema classico di durata e di arretrato, e ci arriveremo.
4. Bulgaria: vent'anni di volontarietà
La legge bulgara del 2004 è una legge quadro sobria e ortodossa: volontarietà, riservatezza, imparzialità, registro ministeriale unico, divieto per magistrati e pubblici ministeri di fare i mediatori, compenso che non può essere commisurato al risultato. L'unico limite di materia è quello classico: la mediazione non ha luogo se la legge prevede un'altra modalità per raggiungere l'accordo.
Il regolamento attuativo è la Наредба № 2 del 15 marzo 2007, ed è ancora quella: modificata soltanto tre volte, nel 2011, nel 2017 e nel febbraio 2020, disciplina l'approvazione degli enti di formazione, i programmi, il codice etico, le regole di procedura e l'iscrizione al registro[9]. Nei miei volumi scrivevo che la formazione bulgara è di sessanta ore, metà teoriche e metà pratiche, più trenta ore di aggiornamento periodico. Le sessanta ore sono confermate; la formula esatta però non è «metà e metà» ma «parte pratica non inferiore alla metà», che è una soglia minima e non una ripartizione paritaria. E soprattutto le trenta ore non sono un aggiornamento periodico obbligatorio: sono una formazione supplementare in mediazione specializzata, facoltativa, con esame finale. In Bulgaria non esiste un obbligo generale di formazione continua per i mediatori iscritti al registro ministeriale[10].
Un'altra correzione minore, ma che dice qualcosa sul paese. Scrivevo che «i mediatori pagano una tassa di iscrizione di 20 lev». Era esatto, e lo è ancora nella sostanza: dal 1° gennaio 2026 la Bulgaria è entrata nell'euro, al tasso fisso di 1 euro per 1,95583 lev, e la tassa di iscrizione al registro dei mediatori è oggi indicata dal portale nazionale dei servizi amministrativi in 10,23 euro, che è esattamente venti diviso 1,95583. Alcuni portali pubblici e alcuni allegati tariffari non risultano ancora aggiornati e riportano ancora importi in lev: chi li cita deve convertire[11].
Sul terreno processuale, dal 1° marzo 2008 — data di entrata in vigore del nuovo codice di rito — il giudice bulgaro ha il dovere di indirizzare le parti verso la mediazione o un altro strumento volontario. È però un mero напътване, un invito, senza obbligo e senza conseguenze. Nei volumi lo descrivevo come «mediazione giudiziale preventiva»: la definizione è impropria e va corretta. Quanto alla genealogia dei centri, collocavo il primo programma di mediazione giudiziaria al tribunale di Sofia nel 2005: la fonte associativa bulgara è incompatibile con quella data, perché nell'aprile 2017, all'apertura del centro di Burgas, scriveva che il centro presso il tribunale di quartiere di Sofia funzionava «da più di sette anni», cioè dal 2009-2010. Anche il riferimento ai dodici giudici formati nel 2009 «dalla scuola di Harvard» resta non verificato[12].
Quel che è certo è come è finita: quella rete volontaria contava, nel 2022, tredici centri nelle sole città capoluogo, nati da programmi pilota finanziati da una fondazione privata americana. Nel giro di tre anni è stata nazionalizzata.
5. La riforma del 2023: la mediazione diventa obbligatoria
Il 25 gennaio 2023 l'Assemblea nazionale bulgara approva una legge di modifica della legge sulla mediazione, pubblicata nel Държавен вестник n. 11 del 2 febbraio 2023, con entrata in vigore differita al 1° luglio 2024. È una riforma di sistema: introduce nella legge sulla mediazione un intero capo sesto intitolato «Медиация по висящи съдебни производства» — mediazione nei procedimenti giudiziari pendenti, articoli da 19 a 25 —, inserisce nel codice di rito sette nuovi articoli (78а, 140а, 140б, 267 comma 3, 314а, 341а, 374а) e crea nella legge sul potere giudiziario l'articolo 84а, che istituisce i centri giudiziari di mediazione[13].
L'architettura era a due livelli. Un primo gruppo di controversie era assoggettato a mediazione obbligatoria per legge: sei materie, essenzialmente reali e societarie — gestione e uso della cosa comune, obbligazioni dei proprietari nel condominio, ripartizione delle quote nelle società a responsabilità limitata, responsabilità degli amministratori e dei revisori. Un secondo gruppo, più ampio — divorzio, responsabilità genitoriale, mantenimento, crediti contrattuali fino a venticinquemila lev, controversie di lavoro, proprietà intellettuale — era rimesso alla valutazione discrezionale del giudice.
Le conseguenze erano pesanti. La parte che rifiutava di partecipare e poi soccombeva pagava anche le spese della mediazione; se rifiutavano entrambe, quelle spese si dividevano a metà a prescindere dall'esito della causa. In caso di accordo, all'attore veniva restituito il settantacinque per cento della tassa giudiziaria. La stima di impatto del Consiglio superiore della magistratura, nel settembre 2022, prevedeva che il regime avrebbe interessato oltre cinquantamila cause civili l'anno[14].
Era, sulla carta, il modello più ambizioso mai tentato in un paese dell'Est europeo. Ed è durato zero giorni.
6. Il primo luglio 2024
Il 1° luglio 2024, giorno in cui la riforma doveva cominciare ad applicarsi, la Corte costituzionale della Repubblica di Bulgaria deposita la Решение № 11 по конституционно дело № 11/2024, pubblicata nel Държавен вестник n. 57 del 5 luglio. Dichiara incostituzionali tutte le disposizioni impugnate: gli articoli 19, 20, 21, 22, 23, 24 comma 1 e 25 della legge sulla mediazione, e gli articoli 78а, 140а, 140б, 267 comma 3, 314а, 341а e 374а del codice di procedura civile[15].
Non è una decisione di dettaglio né un annullamento parziale: è la demolizione dell'intero impianto, il giorno stesso della sua entrata in vigore. Vi è una sola opinione dissenziente, della giudice Соня Янкулова, che avrebbe annullato soltanto il secondo periodo del secondo comma dell'articolo 78а del codice di rito, cioè la sola sanzione sulle spese[16].
Non conosco, in tutta questa serie, un altro caso in cui una riforma dell'ADR sia stata cancellata da una corte costituzionale prima ancora di produrre un solo fascicolo. E siccome il ragionamento della Corte tocca esattamente le questioni che in Italia discutiamo da quindici anni, vale la pena di riportarlo.
7. Che cosa ha detto la Corte costituzionale
I parametri sono tre: l'articolo 4 comma 1 della Costituzione bulgara — lo Stato di diritto —, l'articolo 6 — l'uguaglianza — e soprattutto l'articolo 56, che garantisce a ciascuno il diritto alla tutela quando siano violati i suoi diritti o interessi legittimi. Le ragioni, come emergono dalla decisione, sono quattro[17].
La prima è che l'obbligo non riguardava una fase anteriore al processo, ma controversie già pendenti davanti al giudice: imporre a chi ha già adito il tribunale una deviazione obbligatoria «препятства пълноценното реализиране на правото», ostacola la piena realizzazione del diritto alla tutela giurisdizionale. È la differenza, decisiva, fra una condizione di procedibilità collocata a monte e un obbligo calato dentro un giudizio in corso.
La seconda è la contraddizione interna: costringere qualcuno a partecipare a una procedura che la legge stessa definisce volontaria è incompatibile con il principio di libera determinazione e di autonomia personale. Lo Stato, dice in sostanza la Corte, non può esercitare coercizione per incentivare procedure fondate sul consenso.
La terza riguarda specificamente l'articolo 78а: la sanzione patrimoniale a carico di chi rifiutava operava indipendentemente dall'esito del merito, e ciò contrasta con il principio dello Stato di diritto. È esattamente la struttura che in Slovenia l'articolo 19 della legge sull'ADR prevede da sedici anni senza che nessuno l'abbia mai portata davanti a una corte costituzionale — e che i tribunali sloveni, come ho scritto nel dossier precedente, non applicano quasi mai[18].
La quarta è la più interessante sul piano del metodo: l'efficienza del sistema giudiziario, per quanto obiettivo legittimo e importante, non è un valore costituzionale di rango tale da giustificare la compressione di un diritto fondamentale. Solo valori costituzionali superiori possono limitare le libertà di base; smaltire l'arretrato non è uno di quelli.
Chiunque abbia seguito la vicenda italiana della mediazione obbligatoria riconoscerà il terreno. Anche da noi, nel 2012, la mediazione obbligatoria cadde — ma per eccesso di delega, cioè per un vizio formale, non per un giudizio di merito sul rapporto fra coazione e volontarietà. La Corte bulgara è andata dritta al merito, e ha detto che l'obbligo di mediare è incostituzionale in sé quando cade su una causa pendente e produce conseguenze patrimoniali svincolate dall'esito.
8. Il secondo tentativo: undici materie e un'ora di incontro
Il legislatore bulgaro non si è arreso; ha imparato. Meno di un anno dopo, con la legge di modifica del codice di rito pubblicata nel Държавен вестник n. 55 dell'8 luglio 2025 ed entrata in vigore il 12 luglio 2025 — quattro giorni dopo, senza periodo transitorio —, reintroduce gli articoli 78а e 140а-140б in versione riscritta, spostando l'obbligo dalla mediazione all'informazione[19].
Il perno è il nuovo articolo 140а comma 1: il giudice obbliga le parti a partecipare personalmente a una задължителна информационна среща, un incontro informativo obbligatorio, presso il centro giudiziario di mediazione, in undici categorie tassative di cause:
- gestione della cosa comune o ripartizione del suo uso;
- crediti pecuniari fra comproprietari;
- scioglimento giudiziale della comunione e divisione ereditaria (делба);
- divorzio contenzioso, con le domande obbligatoriamente connesse;
- residenza del minore ed esercizio della responsabilità genitoriale;
- modifica della residenza del minore e della responsabilità genitoriale dopo il divorzio;
- misure sui rapporti personali con i nonni;
- mantenimento (издръжка);
- retribuzioni e indennità derivanti da rapporto di lavoro;
- crediti pecuniari o non pecuniari da controversia civile fino a venticinquemila lev;
- crediti pecuniari o non pecuniari da controversia commerciale, senza limite di valore[20].
Vale la pena di osservare la composizione dell'elenco: cinque delle undici materie sono familiari, una è di lavoro, due sono di comunione, e le ultime due sono le clausole generali che fanno il volume — il civile fino a venticinquemila lev e tutto il commerciale. È un perimetro largo, calibrato per intercettare la parte del contenzioso in cui l'accordo è tecnicamente possibile.
Il comma 3 elenca le eccezioni: il giudice non dispone l'incontro quando la mediazione è esclusa per legge per quel tipo di controversia; quando la citazione non è stata regolarmente notificata al convenuto; quando il convenuto riconosce la domanda; quando vi sono prove di violenza domestica o di rischio per la vita o per il minore; quando le parti non hanno il potere di disporre del diritto; e infine quando l'incontro pregiudicherebbe la ragionevole celerità della definizione[21].
La conseguenza del rifiuto è stata deliberatamente calibrata sull'obiezione costituzionale, e va letta parola per parola. Le spese dell'incontro informativo sono a carico del bilancio del tribunale: «разноските за информационна среща… се заплащат от бюджета на съда». Chi non compare senza giustificato motivo o rifiuta di partecipare «заплаща разноските за провеждане на един час информационна среща» — paga cioè le spese di un'ora di incontro informativo; e se non compaiono entrambe le parti, quelle spese si ripartiscono in parti uguali[22].
Non c'è più improcedibilità. Non c'è più condanna alle spese della mediazione svolta. Non c'è più alcun effetto sul merito. C'è una sanzione simbolica, pari al costo effettivo di un'ora di mediatore. Alla tariffa fissata dal Consiglio superiore della magistratura — sessanta lev l'ora per l'incontro informativo — parliamo di poco più di trenta euro.
9. Il premio: settanta e ottantacinque per cento
Se la sanzione è quasi nulla, l'incentivo positivo è invece robusto, e opera dove conta, cioè sulla tassa giudiziaria. Il settanta per cento della tassa versata è restituito all'attore quando le parti concludono un accordo in una procedura di mediazione approvato dal giudice; la restituzione sale all'ottantacinque per cento quando l'accordo è raggiunto in una procedura di mediazione svolta nel centro giudiziario dopo l'incontro informativo obbligatorio. La restituzione opera anche se l'accordo interviene in grado di appello[23].
Il settantacinque per cento del modello 2023 è dunque superato, e in modo intelligente: la percentuale più alta è riservata a chi si è servito del canale pubblico. È un premio differenziato per canale, non per materia — una scelta che non ho incontrato altrove in Europa in questa forma.
A questo si aggiunge la gratuità. Il tribunale della città di Sofia precisa che l'incontro informativo e la mediazione fino a tre ore sono gratuiti quando disposti dal giudice; per proseguire oltre le tre ore le parti versano centodieci lev l'ora, cioè 56,24 euro[24]. La struttura è quindi: informazione obbligatoria e gratuita, tre ore di mediazione gratuite, restituzione dell'ottantacinque per cento della tassa in caso di accordo, e trenta euro di sanzione per chi non si presenta.
Chi conosce la mediazione italiana riconoscerà la parentela con il nostro primo incontro, e insieme la differenza: da noi il primo incontro è condizione di procedibilità e il mancato accordo apre la strada alle conseguenze dell'articolo 8 del decreto legislativo 28/2010; in Bulgaria l'incontro non condiziona nulla, non incide sul merito, e costa allo Stato.
10. Centoquarantuno centri
La base istituzionale è l'articolo 84а della legge sul potere giudiziario, che istituisce i съдебни центрове по медиация. La copertura progettata è totale: centoquarantuno centri, corrispondenti ai ventotto tribunali provinciali e ai centotredici tribunali di quartiere del paese. La relazione annuale del Consiglio superiore della magistratura per il 2025 lo dice così: «за изпълнение на реформата бяха изградени съдебни центрове по медиация към окръжните съдилища и техните териториални поделения в районните съдилища»[25].
Si passa quindi, in tre anni, da tredici centri nati da un finanziamento privato americano a centoquarantuno centri in ogni tribunale del paese, con oneri a carico del bilancio giudiziario. Il Consiglio ha appostato per il 2026 la somma di 3.540.600 lev e per il triennio 2027-2029 una previsione complessiva di 10.621.800 lev[26]. Sono cifre modeste in valore assoluto — poco più di un milione e ottocentomila euro l'anno — ma sono cifre stanziate, e questo, in materia di ADR, è già una notizia.
Il regolamento è la Наредба № 12 del 28 luglio 2025 del Consiglio superiore della magistratura, pubblicata nel Държавен вестник n. 62 del 30 luglio, che unifica e sostituisce le due ordinanze precedenti del 2023. Disciplina la selezione dei mediatori, i tempi, i compensi e il funzionamento dei centri: il coordinatore del centro, ricevuta la comunicazione della cancelleria, fissa data e luogo entro tre giorni e comunque non oltre una settimana, e le parti vanno avvisate almeno due settimane prima; l'incontro informativo può svolgersi in videoconferenza con il consenso delle parti[27].
11. Chi può fare il mediatore giudiziario, e la porta che si è aperta
Qui c'è un dettaglio che vale l'intero paragrafo. Fino al 1° luglio 2024 la disciplina bulgara prevedeva che «съдебни медиатори могат да бъдат само лица с юридическо образование»: mediatori giudiziari potevano essere soltanto i laureati in giurisprudenza. La Наредба № 12 del 2025 richiede invece l'iscrizione nel registro unico dei mediatori e una laurea, qualunque essa sia[28].
È un'apertura della professione, e va nella direzione opposta a quella che molti ordinamenti hanno preso negli ultimi anni. La selezione avviene per concorso, con prova scritta e colloquio davanti a una commissione di cinque membri; segue una formazione specializzata obbligatoria di almeno venti ore, almeno metà delle quali pratiche, a carico del bilancio del tribunale; l'iscrizione nell'elenco del centro dura tre anni ed è rinnovabile previa valutazione[29].
I compensi sono fissati in allegato: sessanta lev l'ora per l'incontro informativo e ottanta lev l'ora per la procedura di mediazione, a carico dell'erario giudiziario; per le procedure attivate spontaneamente dalle parti presso il centro è prevista una tassa amministrativa di trenta lev l'ora[30].
Si noti la simmetria: la formazione obbligatoria per operare nei centri giudiziari è di venti ore, mentre per iscriversi al registro ministeriale ne servono sessanta. Il mediatore giudiziario bulgaro è dunque un mediatore già formato, selezionato per concorso, retribuito dallo Stato a ottanta lev l'ora e con un mandato triennale. È un modello pubblico, e questa è la differenza vera rispetto ai vent'anni precedenti.
12. Fra il venti e il trenta per cento
La relazione annuale del Consiglio superiore della magistratura per il 2025 contiene l'unico dato ufficiale sull'efficacia del nuovo regime, ed è questo: «Първоначалните резултати показват, че между 20 % и 30 % от делата, по които е проведена задължителна информационна среща, са приключили със споразумение» — i primi risultati mostrano che fra il venti e il trenta per cento delle cause in cui si è tenuto l'incontro informativo obbligatorio si è chiuso con un accordo[31].
È un dato per intervallo, non per valore puntuale, e riferito ai primi mesi di applicazione: va preso per quello che è. Ma anche assumendo l'estremo basso, un quinto delle cause in cui le parti sono state obbligate soltanto a sentirsi spiegare che cosa sia la mediazione si è chiuso con un accordo. Per confronto: la Slovenia, che ha l'obbligo di offerta a carico del tribunale e la sanzione sulle spese più severa d'Europa, ottiene il consenso di entrambe le parti nel 13,8 per cento delle cause commerciali di Lubiana[32].
Il Consiglio inquadra la riforma in un disegno più largo: «Паралелно с реформата в заповедното производство беше предприета и цялостна реформа в областта на алтернативното разрешаване на спорове чрез въвеждане на института на съдебната медиация» — parallelamente alla riforma del procedimento monitorio è stata intrapresa una riforma complessiva dell'ADR mediante l'introduzione dell'istituto della mediazione giudiziaria — il cui scopo dichiarato è «да се гарантира, че страните по определени съдебни спорове са реално и обективно информирани за същността и принципите на медиацията»: garantire che le parti siano realmente e obiettivamente informate. La formula è precisa e va presa sul serio: dopo la sentenza costituzionale, l'obiettivo dichiarato non è più far mediare, è far sapere[33].
Nel 2024 le procedure di selezione dei mediatori giudiziari avevano classificato 233 candidati, e il Consiglio segnala lo sviluppo di un «модул за администриране на провежданите медиации по делата», un modulo informatico per l'amministrazione elettronica degli incontri informativi e delle procedure di mediazione[34]. Su quest'ultimo punto conviene fermarsi, perché è il ponte verso il paragrafo successivo.
13. Quello che la Bulgaria non conta
Va detto con chiarezza: in Bulgaria non esiste una statistica nazionale pubblicata delle mediazioni svolte. Non esiste una serie storica ministeriale del numero di procedure per anno. Non esiste una rilevazione nazionale del tasso di accordo. Le relazioni annuali del Ministero della giustizia non pubblicano una tabella delle mediazioni. Il Consiglio superiore della magistratura ha cominciato soltanto nel 2025 a costruire lo strumento che in futuro renderà possibile la rilevazione[35].
Ne consegue che l'unico dato aggregato oggi disponibile sulla mediazione giudiziaria bulgara è quello, per intervallo, del venti-trenta per cento. Non c'è altro. Il numero attuale dei mediatori iscritti al registro unico — nei miei volumi indicavo 1.297 al 2014 — non è oggi accertabile: il registro ministeriale è un'applicazione che non restituisce contenuto agli strumenti automatici, e nessuna fonte pubblica riporta il totale. Lo stesso vale per il numero degli enti di formazione approvati, che nei volumi indicavo in ventisette al giugno 2014[36].
Quel che invece esiste, e in buona qualità, è la statistica giudiziaria generale. Nel 2024, secondo la relazione della Corte suprema di cassazione, i tribunali bulgari di ogni ordine avevano 116.322 cause pendenti al 1° gennaio, ne hanno viste sopravvenire 524.897 — un record storico —, ne hanno definite 520.631 e ne hanno lasciate pendenti 120.565 al 31 dicembre. Presso la sola Corte di cassazione: 5.219 pendenti a inizio anno, 8.966 sopravvenute, 14.185 da trattare — anche questo un massimo storico —, 9.560 definite, 4.602 pendenti a fine anno, con trentadue posti di giudice vacanti su centoventidue[37].
Ancora: circa il settanta per cento delle cause civili è definito entro tre mesi; ci sono 62,3 magistrati ogni centomila abitanti; il costo per causa definita è di 1.145 euro, quasi triplicato in dieci anni; la spesa pro capite per la giustizia è di 98 euro; e la Bulgaria è prima nell'Unione per spesa dei tribunali in rapporto al prodotto interno lordo[38].
Il ritratto che ne esce è quello di un sistema rapido, costoso e saturo. Non è la lentezza il problema bulgaro: è il volume, e dentro il volume il quaranta per cento di procedimenti d'ingiunzione. La riforma dell'ADR non è stata concepita come rimedio alla durata, ma come valvola quantitativa. È una differenza che conta, perché è esattamente il contrario del caso italiano.
14. Il consumo bulgaro: cinquecento domande in un paese di sei milioni
L'ADR di consumo bulgaro ruota attorno alle помирителни комисии, le commissioni di conciliazione presso la Commissione per la tutela dei consumatori, disciplinate dagli articoli 182 e seguenti della legge sulla tutela dei consumatori come riscritti nel 2015 per recepire la direttiva 2013/11/UE[39].
Nei miei volumi scrivevo che «la Bulgaria ha notificato alla Comunità europea ben venticinque organismi di ADR in materia di consumo, contro i quattro nostrani». Il numero va corretto. Oggi il Ministero dell'economia indica quindici commissioni presso la Commissione per la tutela dei consumatori — una generale e quattordici settoriali, fra cui quella per le controversie di pagamento ospitata presso l'Associazione bancaria, e quelle per l'energia, il turismo, i trasporti e i servizi finanziari — più tre ulteriori organismi ADR riconosciuti: un totale nell'ordine dei diciotto, non di venticinque. Va però detto che la lista ufficiale degli organismi riconosciuti pubblicata dal Ministero è ferma al 16 novembre 2021, e il numero aggiornato al 2026 resta non verificato[40].
Ciascuna commissione è composta da tre membri: un rappresentante della Commissione per la tutela dei consumatori, che la presiede, un rappresentante di un'associazione di consumatori e un rappresentante delle associazioni imprenditoriali o della camera di commercio; per le commissioni settoriali il presidente è designato dall'autorità di regolazione del settore. La procedura presuppone un reclamo previo al professionista, si conclude entro novanta giorni dalla ricezione della documentazione completa — prorogabili di venti nei casi complessi —, e sbocca in una proposta conciliativa scritta che le parti hanno dieci giorni lavorativi per accettare o rifiutare. La procedura è gratuita e la proposta non è vincolante: acquista forza obbligatoria solo se sottoscritta da entrambe le parti[41].
I numeri del 2024 sono questi[42]:
| Domande | Procedimenti aperti | Proposte formulate | Accettate | Rifiutate | |
|---|---|---|---|---|---|
| Commissioni generali | 53 | 25 | 3 | 0 | 3 |
| Commissioni settoriali | 424 | 355 | 372 | 163 | 105 |
Il quadro è quello di uno strumento modesto nei volumi — poco meno di cinquecento domande l'anno per un paese di sei milioni e quattrocentomila abitanti — e fortemente asimmetrico: le commissioni settoriali funzionano, con il quarantaquattro per cento delle proposte accettate; quelle generali sostanzialmente no, con nessuna proposta accettata dagli operatori economici in tutto il 2024.
Sull'ultimo fronte europeo va segnalato che la piattaforma ODR è stata chiusa, e la legge bulgara sulla tutela dei consumatori è in corso di modifica proprio per le «технически редакции» rese necessarie «поради закриването на европейската онлайн платформа за решаване на спорове». Del recepimento della nuova direttiva ADR, invece, in Bulgaria non risulta traccia alla data di questo dossier: il progetto in lavorazione recepisce altre due direttive e tocca l'ADR solo per quelle correzioni tecniche[43].
15. L'arbitrato bulgaro: dal divieto del 2017 al registro del 2025, e una rettifica ai miei volumi
Nei miei volumi scrissi due cose sull'arbitrato bulgaro: che «l'arbitrato è in Bulgaria lo strumento più diffuso», e che è «disciplinato da una legge del 1988 che ha subito negli anni diverse modifiche sino al 2007». La seconda affermazione era esatta quando l'ho scritta ed è oggi superata in modo radicale; la prima va riscritta. Ecco perché.
Fra il 2010 e il 2016 la Bulgaria è stata attraversata dallo scandalo delle corti arbitrali «di comodo»: collegi costituiti da società di recupero crediti e da utilities, che ottenevano lodi contro i consumatori sulla base di clausole compromissorie inserite in contratti di adesione — credito al consumo, telefonia, energia — spesso senza che il consumatore fosse effettivamente raggiunto dalla notifica, e li portavano direttamente all'esecuzione forzata tramite gli ufficiali giudiziari privati. L'arbitrato era diventato uno strumento di aggiramento della giurisdizione statale[44].
La reazione è arrivata in tre tempi. Il primo nel 2015: l'articolo 181к comma 3 della legge sulla tutela dei consumatori colpisce con nullità «всяко арбитражно споразумение, което е сключено преди възникване на спор» con un consumatore — la clausola compromissoria anteriore alla controversia è nulla[45].
Il secondo, decisivo, è del 24 gennaio 2017, e opera su tre piani. Sull'arbitrabilità: le controversie in cui una parte è un consumatore diventano non compromettibili, sia nel codice di rito sia nella legge sull'arbitrato. Sulla nullità: «Арбитражните решения, постановени по спорове, предметът на които не подлежи на решаване от арбитраж, са нищожни» — il lodo su materia non arbitrabile non è annullabile, è nullo, che è categoria distinta e più radicale. Sulla responsabilità personale dell'arbitro: è prevista una sanzione amministrativa a carico dell'arbitro che pronunci un lodo in una controversia in cui una parte è un consumatore[46].
Il terzo è del 2025, e cambia la fisionomia dell'istituto. Il 24 luglio 2025 l'Assemblea nazionale approva una riforma promulgata con decreto del 29 luglio e pubblicata nel Държавен вестник n. 63 del 1° agosto 2025: la legge non si chiama più «sull'arbitrato commerciale internazionale» ma Закон за арбитража, legge sull'arbitrato senza aggettivi, e si applica alle controversie patrimoniali in generale. Le novità principali sono tre[47]:
- un registro degli arbitrati presso il Ministero della giustizia, con una sanzione drastica: «Решенията на арбитражите или арбитрите, които не са вписани в него, ще бъдат нищожни» — i lodi di arbitri o istituzioni non iscritti sono nulli;
- requisiti soggettivi degli arbitri: laurea, almeno otto anni di esperienza professionale, assenza di condanne penali, «alte qualità morali»;
- ampliamento dei motivi di annullamento e di nullità davanti alla Corte suprema di cassazione, con azione di nullità senza limiti temporali, e sanzioni pecuniarie fino a circa tredicimila euro.
L'effetto è misurabile, e sta in un numero. Il registro pubblico del Ministero contiene oggi diciassette istituzioni arbitrali nazionali, iscritte fra il gennaio e il maggio 2026: fra esse la Corte arbitrale presso la Camera di commercio e industria bulgara, alcuni arbitrati presso organizzazioni professionali e imprenditoriali, e corti specializzate come quella della Federazione calcistica[48].
Ecco perché la frase dei miei volumi va riscritta. Diciassette istituzioni autorizzate, con lodi nulli se non iscritte e arbitri personalmente sanzionabili, non sono «lo strumento più diffuso» di un paese: sono un canale contenuto e strettamente vigilato. La Bulgaria ha fatto all'arbitrato quello che la Lettonia ha fatto alle proprie corti arbitrali e la Slovacchia all'arbitrato del consumo, ma è andata più in là di entrambe, arrivando a subordinare la validità stessa del lodo a un atto amministrativo di iscrizione. Non conosco, nell'Unione, un regime più severo[49].
16. Il penale bulgaro, e il resto
L'articolo 24 del codice di procedura penale bulgaro prevede, per i reati perseguibili a querela di parte, la chiusura del procedimento in caso di помирение, riconciliazione fra imputato e querelante. È un istituto processuale classico, non una procedura di mediazione strutturata: non prevede l'intervento di un terzo neutrale né una procedura regolata. Non è stato possibile accertare l'esistenza di una mediazione penale organizzata in Bulgaria, né lo stato di eventuali programmi di giustizia riparativa[50].
Quanto alla mediazione familiare e a quella del lavoro, la riforma del 2025 le ha di fatto assorbite dentro il canale giudiziario: cinque delle undici materie dell'articolo 140а sono familiari e una è di lavoro. Non esiste in Bulgaria un canale familiare separato paragonabile a quello croato o a quello sloveno; esiste il centro di mediazione del tribunale, e ci si va perché il giudice lo ordina[51].
Un'ultima nota tecnica, che nei volumi avevo agganciato all'articolo 234 del codice di rito: l'accordo raggiunto in mediazione ha forza di transazione giudiziale e va approvato dal tribunale di quartiere. Il riferimento corretto oggi è l'articolo 18 della legge sulla mediazione, e la riforma del 2023 — sopravvissuta su questo punto alla sentenza costituzionale, che non lo ha toccato — ha ampliato il potere omologatorio del giudice, che può approvare accordi «които съдържат и допълнителни въпроси, по които страните са се споразумели», cioè anche su questioni che eccedono l'oggetto della causa[52]. È una norma piccola e importante: consente all'accordo di essere più largo della lite, che è poi la ragione per cui si media.
17. Croazia: due abrogazioni in trentatré mesi
La storia legislativa croata degli ultimi tre anni è, per un comparatista, quasi comica. Riassumo la successione, perché è il fatto centrale del mezzo dossier croato:
- Zakon o mirenju, Narodne novine n. 163 del 16 ottobre 2003, novellata nel 2009;
- Zakon o mirenju, Narodne novine n. 18 del 9 febbraio 2011, in vigore dal 17 febbraio 2011, che abroga la precedente e recepisce la direttiva 2008/52/CE;
- Zakon o mirnom rješavanju sporova, Narodne novine n. 67 del 21 giugno 2023, in vigore dal 29 giugno 2023, che abroga la legge del 2011;
- Zakon o medijaciji, Narodne novine n. 27 del 18 marzo 2026, in vigore dal 26 marzo 2026, che abroga la legge del 2023[53].
Trentatré mesi fra un'abrogazione e l'altra. È cambiato anche il lessico: la mediazione croata si chiamava mirenje fino al 2023, poi mirno rješavanje sporova, e dal 2026 medijacija; il mediatore era izmiritelj, ora è medijator. Chi consulta oggi i siti dei tribunali croati trova pagine che rinviano ancora alla legge del 2011, abrogata due volte[54].
Prima di guardare che cosa dice la legge nuova, conviene però registrare una rettifica ai miei volumi sulla legge del 2011, perché ci avevo scritto due inesattezze. Scrivevo che «la legge è entrata in vigore il 19 febbraio 2011, ad eccezione degli articoli da 1 a 24 che sono entrati in vigore con l'adesione della Croazia all'Unione europea, il 1° luglio 2013». Il testo autentico dell'articolo 27 dice invece che entrano in vigore con l'adesione «odredbe članka 21. do 24. ovoga Zakona», cioè gli articoli 21-24 — le disposizioni sulle controversie transfrontaliere — e non gli articoli 1-24, che sarebbe stato assurdo perché avrebbe coperto quasi tutta la legge. Quanto alla data: la legge fu adottata in Sabor il 28 gennaio 2011 e pubblicata il 9 febbraio; l'ottavo giorno cade il 17 febbraio 2011, non il 19[55].
C'è poi un secondo dato dei volumi da correggere, e questo è più importante. Riferivo che «dopo un decennale lavoro solo il venti-trenta per cento delle controversie approda in mediazione, fa notare la dottrina croata, contro il novanta per cento degli Stati Uniti». Non ho ritrovato la fonte di quella coppia di cifre, e comunque, misurata sui numeri ufficiali, è fuorviante di due ordini di grandezza: come si vedrà al paragrafo 21, in Croazia si aprono ogni anno fra i cinquecento e i seicentotrenta procedimenti di mediazione davanti ai tribunali e se ne svolgono poco più di cento presso le istituzioni accreditate: meno di settecento in tutto, contro 193.844 cause civili sopravvenute nel 2025. Non siamo al venti-trenta per cento; siamo intorno a un terzo di punto percentuale[56].
18. Il Centro nazionale e il dovere di tentare
La legge del 2026 ha quarantadue articoli. La sua struttura risponde a una diagnosi che il legislatore croato ha messo per iscritto nelle relazioni illustrative delle due riforme: la partecipazione di giudici e avvocati alla mediazione è «neznatan», trascurabile; manca «il fattore fiducia dei cittadini»; il sistema è «in una certa misura disperso». È una dichiarazione ufficiale di fallimento di vent'anni di politica promozionale, ed è il presupposto delle due scelte che seguono[57].
La prima scelta è la centralizzazione. L'articolo 6 istituisce il Nacionalni centar za medijaciju, il Centro nazionale per la mediazione, il cui fondatore è «Republika Hrvatska» e i cui diritti sono esercitati dal Ministero competente per la giustizia. Il Centro succede al Centar za mirno rješavanje sporova creato nel 2023 con sede a Zagabria e succursali previste a Osijek, Rijeka e Spalato. Tiene il registro dei mediatori, che prima era ministeriale: «Svojstvo medijatora stječe se upisom u Registar», la qualità di mediatore si acquista con l'iscrizione[58].
La seconda scelta è il dovere di tentare. L'articolo 14 comma 1 dice: «Prije pokretanja parničnog postupka koji proizlazi iz ostavinskog postupka i parničnog postupka radi naknade štete u sporovima male vrijednosti stranke su dužne pokušati riješiti spor medijacijom» — prima di iniziare la causa che deriva da un procedimento successorio e la causa di risarcimento del danno nelle controversie di modico valore, le parti sono tenute a tentare di risolvere la lite con la mediazione[59].
Il perimetro è dunque strettissimo: due sole materie, e in una delle due solo per le cause di modico valore. Il comma 2 esclude espressamente le controversie di lavoro e quelle da assicurazione. Il comma 3 elenca sei ipotesi in cui il dovere non sussiste: quando una legge speciale fissa un termine di decadenza per la domanda; quando parte in causa è la Repubblica di Croazia; quando per ragioni di violenza — e la norma dice «posebice kod rodno utemeljenog nasilja i nasilja u obitelji», in particolare violenza di genere e violenza domestica — non è ragionevole attendersi un accordo; quando l'attore non conosce la residenza della controparte; quando il Centro nazionale non convoca entro otto giorni; e quando la parte non è stata regolarmente convocata[60].
Su questo elenco vanno fatte due osservazioni. La prima è che l'esclusione delle cause in cui è parte lo Stato conferma la sopravvivenza del canale speciale croato: chi vuole citare la Repubblica di Croazia deve già rivolgersi preventivamente all'Avvocatura dello Stato con la zahtjev za mirno rješenje spora dell'articolo 186.a del codice di rito, e il legislatore non ha voluto sovrapporre due filtri[61]. La seconda è che il ritardo del Centro nazionale libera la parte dall'obbligo: se il Centro non convoca entro otto giorni, il dovere cade. È una clausola di salvaguardia intelligente, che scarica sull'amministrazione il costo della propria inefficienza invece che sul cittadino — e che vale la pena di segnalare a chi in Italia discute dei tempi degli organismi.
Il punto qualificante, però, è il comma 4: il dovere si adempie partecipando all'incontro informativo. Lo si adempie se la parte vi si è presentata e la controparte ha rifiutato di presentarsi; se vi si è presentata e la controparte è mancata con giustificato motivo; se ha ascoltato la spiegazione del mediatore; oppure se una mediazione si è conclusa senza esito. Il Centro rilascia una potvrda che ha valore di atto pubblico[62].
È esattamente il punto d'arrivo bulgaro, raggiunto per un'altra strada: l'obbligo non è di mediare, è di sentirsi spiegare che cosa sia la mediazione. L'articolo 16 lo conferma sul piano organizzativo, riservando l'incontro informativo rilevante ai fini del dovere esclusivamente al Centro nazionale, che convoca «u roku od osam dana od zaprimanja zahtjeva» con raccomandata con ricevuta di ritorno[63].
19. La sanzione croata: chi non prova non recupera le spese
Qui la Croazia si stacca dalla Bulgaria, e in modo notevole. L'articolo 33 comma 3 dispone: «Stranka koja nije ispunila dužnost iz članka 14. stavka 1. ovoga Zakona gubi pravo zahtijevati naknadu troškova sudskog postupka bez obzira na ishod postupka» — la parte che non ha adempiuto il dovere di tentare la mediazione perde il diritto di chiedere il rimborso delle spese del giudizio, a prescindere dall'esito del procedimento[64].
Si legga bene: a prescindere dall'esito. Chi vince la causa ma non si è presentato all'incontro informativo paga i propri avvocati e non li recupera. È la stessa struttura dell'articolo 19 della legge slovena e dell'articolo 78а bulgaro nella versione del 2023 — quello che la Corte costituzionale di Sofia ha dichiarato incostituzionale proprio perché produceva conseguenze patrimoniali svincolate dall'esito del merito.
La Croazia ha dunque messo in legge, nel marzo 2026, esattamente la disposizione che la Bulgaria si è vista annullare nel luglio 2024. Con una differenza tecnica non irrilevante: la norma bulgara caricava sul renitente le spese della mediazione in un giudizio già pendente, mentre quella croata gli nega il rimborso delle proprie spese di lite per non avere adempiuto un dovere collocato prima dell'inizio del processo. È la distinzione su cui la Corte bulgara ha insistito — a monte o a valle dell'atto introduttivo — e potrebbe essere la ragione per cui la norma croata reggerà. Nessuno, per ora, l'ha impugnata[65].
Il resto dell'articolo 33 è ordinario: ciascuna parte sopporta i propri costi e quelli comuni si dividono in parti uguali, salvo diverso accordo o diversa regola dell'istituzione; e i costi dell'incontro informativo e della mediazione non conclusa con accordo entrano nelle spese di lite. Presso il Centro nazionale il servizio è dichiarato gratuito[66].
20. L'obbligo che non è ancora obbligo
E qui arriva il paradosso, che è tutto croato. L'articolo 38 della legge del 2026 dispone che il ministro adotti i regolamenti attuativi entro trenta giorni dall'entrata in vigore, e aggiunge: fino all'adozione dei regolamenti previsti dagli articoli 14 e 26, «stranke nisu dužne pokušati riješiti spor medijacijom» — le parti non sono tenute a tentare di risolvere la lite con la mediazione[67].
Il dovere di tentare, cioè il cuore della riforma, è sospeso finché il ministro non firma. Alla data di questo dossier non sono riuscito ad accertare se quei regolamenti siano stati adottati: sono passati cinque mesi dall'entrata in vigore contro un termine di trenta giorni, e sul punto la ricerca non ha dato esito. È il primo dei punti aperti di questo mezzo dossier, e non è un dettaglio: da esso dipende se la Croazia oggi abbia o non abbia un obbligo di mediazione[68].
Allo stesso modo l'articolo 39 assegna al ministro sei mesi per adottare il codice etico dei mediatori, che la legge del 2026 introduce per la prima volta insieme a un consiglio etico e alla cancellazione dal registro come sanzione disciplinare; e l'articolo 40 gli dà trenta giorni per adeguare l'atto costitutivo del vecchio Centro alla nuova legge[69].
C'è poi un'assenza che merita di essere segnalata perché rovescia la fisionomia storica del sistema croato. La legge del 2026 non contiene alcun articolo dedicato al sudsko mirenje, la mediazione svolta dentro il tribunale da giudici mediatori, che è stata per vent'anni la specificità croata. L'unica disposizione pertinente è l'articolo 19, secondo cui la mediazione può svolgersi indipendentemente dalla pendenza di un giudizio, di un arbitrato o di altro procedimento. Il sudsko mirenje sopravvive dunque soltanto come istituto processuale del codice di rito — gli articoli 186.d e 186.e, che consentono al giudice di indirizzare le parti a un incontro informativo entro quindici giorni e alle parti di chiedere concordemente la mediazione davanti a un sudac medijator — e come prassi organizzativa dei singoli tribunali[70].
La specificità croata, in altre parole, si è spostata dal tribunale al Centro nazionale. È un cambio di modello, non un aggiustamento.
21. Centosettantasette, più trecentonovantatré
Il Ministero croato della giustizia, dell'amministrazione e della trasformazione digitale, nella pagina istituzionale dedicata alla mediazione, dichiara che «godišnje se u sudskom postupku mirenja riješi približno 177 predmeta»: ogni anno si risolvono con la mediazione giudiziaria circa centosettantasette procedimenti. La stessa pagina indica in 807 i mediatori iscritti nel registro[71].
Quel numero è sbagliato, o quanto meno non è quello che sembra. La statistica giudiziaria croata contiene un registro autonomo dei procedimenti di mediazione — una riga «Mirenje» nelle tabelle per tipo di procedimento dei tribunali comunali e di quelli commerciali — e dice questo[72]:
| Mirenje | Sopravvenuti | Definiti | Pendenti a fine anno | Ricambio | Durata stimata |
|---|---|---|---|---|---|
| Tribunali comunali, 2022 | 343 | 333 | 183 | 97,08 % | 201 giorni |
| Tribunali comunali, 2023 | 388 | 384 | 187 | 98,97 % | 178 giorni |
| Tribunali comunali, 2024 | 483 | 430 | 240 | 89,03 % | 204 giorni |
| Tribunali comunali, 2025 | 386 | 396 | 230 | 102,59 % | 212 giorni |
| Tribunali commerciali, 2022 | 149 | 117 | 84 | 78,52 % | 262 giorni |
| Tribunali commerciali, 2023 | 191 | 199 | 76 | 104,19 % | 139 giorni |
| Tribunali commerciali, 2024 | 150 | 168 | 58 | 112,00 % | 126 giorni |
| Tribunali commerciali, 2025 | 194 | 185 | 67 | 95,36 % | 132 giorni |
| Totale 2022 | 492 | 450 | 267 | — | — |
| Totale 2023 | 579 | 583 | 263 | — | — |
| Totale 2024 | 633 | 598 | 298 | — | — |
| Totale 2025 | 580 | 581 | 297 | — | — |
Sono, in media sul quadriennio, tre volte e mezzo il dato che il Ministero pubblica sul proprio sito. Non ho potuto accertare da dove venga il centosettantasette — la pagina non lo dice, non è datata e non indica la fonte — ma è certo che non corrisponde ai procedimenti di mediazione iscritti nei registri dei tribunali croati[73].
La serie dice però qualcosa di più interessante della sola smentita, e va letta insieme alle date della riforma. I procedimenti salgono da 492 nel 2022 a 579 nel 2023 e a 633 nel 2024 — il massimo del quadriennio, e il primo anno pieno di applicazione dello Zakon o mirnom rješavanju sporova, entrato in vigore il 29 giugno 2023 — per poi ricadere a 580 nel 2025. La legge del 2023 ha dunque prodotto un aumento di un anno, poi rientrato: più ventotto per cento fra il 2022 e il 2024, meno otto per cento nell'anno successivo. È il profilo tipico dell'annuncio normativo che smuove per una stagione e non cambia il regime: la stessa cosa che ho visto in mezza Europa, e la ragione per cui il legislatore croato è tornato sul punto nel 2026 con un obbligo vero.
Due dettagli della tabella meritano di essere letti da soli. Il primo: la mediazione giudiziaria croata ha un arretrato, e l'arretrato è cresciuto proprio nell'anno del picco. Nel 2024 i tribunali comunali hanno ricevuto 483 procedimenti di mediazione e ne hanno definiti 430: un tasso di ricambio dell'89 per cento, il peggiore del quadriennio, con le pendenze salite da 187 a 240. Il secondo, che discende dal primo: la durata stimata è passata da 178 giorni nel 2023 a 212 nel 2025. Una mediazione dentro il tribunale che dura sette mesi non è una via breve: è un secondo processo dentro il processo. Nei tribunali commerciali il quadro è opposto e migliore — la durata scende da 262 giorni nel 2022 a 126-132 negli ultimi due anni, e le pendenze si dimezzano.
Vale la pena di fermarsi su questo contrasto, perché è la cosa più utile che la Croazia insegni sulla mediazione giudiziaria. Gli stessi giudici, la stessa legge, la stessa procedura: dove le parti sono imprese la mediazione dura quattro mesi e l'arretrato cala; dove sono privati dura sette mesi e l'arretrato cresce. Non è una questione di risorse, è una questione di che cosa le parti chiedono al tavolo.
Quel numero copre però un solo canale, quello dentro il tribunale. L'altro — la mediazione svolta presso le istituzioni accreditate — ha una fonte propria, che nella prima stesura di questo dossier non ero riuscito ad aprire e che ho potuto leggere in un secondo momento: i due Izvješća o provedenim medijacijama che il Centro nazionale pubblica per il 2024 e per il 2025, con il dettaglio istituzione per istituzione[74]. Vale la pena di riportarli per intero, perché sono l'unica fotografia esistente della mediazione croata fuori dal tribunale, e perché il quadro che restituiscono è più severo di quello che si legge nelle relazioni ufficiali.
| Istituzione accreditata | 2024 prop. / svolte / accordi | 2025 prop. / svolte / accordi |
|---|---|---|
| Hrvatska udruga za medijaciju (HUM) | 136 / 46 / 22 | 92 / 38 / 13 |
| Hrvatski ured za osiguranje | 110 / 17 / 17 | 125 / 13 / 10 |
| Centar za mirno rješavanje sporova «Medijator» | 55 / 20 / 8 | 41 / 11 / 3 |
| Hrvatska odvjetnička komora (avvocati) | 39 / 12 / 3 | 29 / 18 / 2 |
| Hrvatska gospodarska komora (HGK) | 23 / 5 / 0 | 28 / 7 / 0 |
| Mehle d.o.o. | 11 / 10 / 4 | 9 / 9 / 2 |
| Udruga vittime di mobbing | 10 / 10 / 5 | 5 / 5 / 3 |
| Hrvatska obrtnička komora (artigiani) | 9 / 4 / 1 | 3 / 1 / 1 |
| Centar za mir Osijek | — | 5 / 4 / 2 |
| Camera degli architetti; camere degli ingegneri meccanici, civili ed elettrotecnici; Forum za slobodu odgoja; Zavod za mirenje di Fiume | 0 / 0 / 0 | 0 / 0 / 0 |
| Totale | 393 / 124 / 60 | 337 / 106 / 36 |
Cinque cose vanno lette in questa tabella, e nessuna è confortante.
La prima: due proposte su tre non diventano mai una mediazione. Il tasso di accettazione è del 31,55 per cento nel 2024 e del 31,45 per cento nel 2025 — identico a un decimo di punto, il che dice che non è un incidente ma una costante strutturale. Qualcuno chiede di mediare, la controparte non risponde o rifiuta, e la pratica finisce lì. È esattamente il problema che il dovere di tentare introdotto dalla legge del 2026 dovrebbe risolvere, ed è la ragione per cui l'articolo 14 comma 4 considera adempiuto il dovere anche da chi si presenta e trova il banco vuoto.
La seconda: il totale resta minuscolo anche sommando i due canali. Nel 2024 le mediazioni effettivamente svolte presso tutte le istituzioni accreditate della Croazia sono state centoventiquattro, e gli accordi sessanta; nel 2025, centosei e trentasei. Sommandole ai cinquecentottanta procedimenti di sudsko mirenje si arriva a meno di settecento mediazioni in tutto il paese in un anno. Nel 2025 in Croazia sono sopravvenute 193.844 cause civili, ne sono state definite 197.726 e ne restavano pendenti 183.835, con una durata stimata di 339 giorni; le sole cause contenziose di primo grado — 90.865 davanti ai tribunali comunali e 8.942 davanti a quelli commerciali — sono state quasi centomila[75]. Il rapporto è dunque di circa un terzo di punto percentuale sul civile complessivo e di sette decimi sul solo contenzioso di primo grado. Nei miei volumi scrivevo, sulla scorta della dottrina croata, che «il venti-trenta per cento delle controversie approda in mediazione»: la distanza è di quasi due ordini di grandezza.
La terza: sei istituzioni accreditate su quindici hanno prodotto zero in due anni. La Camera degli architetti, le tre camere degli ingegneri — meccanici, civili, elettrotecnici —, il Forum za slobodu odgoja e l'Istituto di mediazione della Facoltà di giurisprudenza di Fiume compilano il modulo con una fila di zeri, nel 2024 e nel 2025. Sono centri di mediazione che esistono sulla carta, figurano negli elenchi ufficiali e nelle presentazioni del sistema croato, e non hanno mai ricevuto una proposta. Chiunque conti le istituzioni per misurare la vitalità di un sistema di ADR — ed è quello che fa la figura 27 del Quadro di valutazione europeo — dovrebbe tenerne conto.
La quarta, e per me la più significativa: il Centro di mediazione della Camera dell'economia croata non ha concluso un solo accordo in due anni. Ventitré proposte nel 2024 e ventotto nel 2025; cinque e sette mediazioni effettivamente avviate; zero nagodbe in entrambi gli anni. È l'organismo che lo Stato ha designato l'11 maggio 2017 come organismo ADR per le controversie di consumo, quello che dichiara una durata media di due mesi e che compare in tutte le comunicazioni ufficiali come il pilastro camerale del sistema. Il rapporto del 2024 aggiunge il dettaglio che chiude il discorso: dieci consumatori hanno rinunciato alla mediazione dopo averla chiesta, e per nessuna delle ventitré controversie era pendente una causa. Se ne parla al paragrafo 25.
La quinta: l'unico che funziona è l'assicurativo. L'Hrvatski ured za osiguranje, l'ufficio croato delle assicurazioni, nel 2024 ha avviato diciassette mediazioni e le ha chiuse tutte e diciassette con un accordo — cento per cento — e nel 2025 dieci su tredici; e le sue mediazioni «su uglavnom okončane u 1 sastanku», si concludono di regola in un solo incontro. È un dato che si spiega da sé: le parti sono un assicurato e una compagnia che ha già emesso una decisione di secondo grado, l'oggetto è liquido, e chi si siede al tavolo ci si siede per chiudere. È lo stesso profilo che ho incontrato in Portogallo e in Belgio, ed è la ragione per cui i settori regolati funzionano dove il civile generale non funziona.
Resta il dato di tendenza, e non è buono. Fra il 2024 e il 2025 le proposte calano del 14,3 per cento (da 393 a 337), le mediazioni svolte del 14,5 (da 124 a 106) e gli accordi del quaranta per cento tondo (da 60 a 36). Il tasso di successo sulle mediazioni effettivamente svolte scende dal 48,4 al 34,0 per cento. Nell'anno che precede la riforma il sistema croato non stava crescendo: stava arretrando.
E qui va aggiunta l'informazione che rende il quadro quasi paradossale. Nello stesso biennio il Centro nazionale ha speso in pubblicità radiofonica per promuovere la mediazione 13.648,74 euro nel 2024 (su quattordicimila stanziati) e 19.997,61 euro nel 2025 (su ventimila), su otto emittenti nazionali e regionali — Antena Zagreb, Top Radio, Ultra Split, Radio Dalmacija, Radio Slavonija, Slavonski Radio, Hrvatski radio Fiume, Radio Trsat[76]. La spesa pubblicitaria è cresciuta del 46,5 per cento; le proposte sono calate del quattordici e gli accordi del quaranta. In sola pubblicità, ogni accordo concluso presso le istituzioni accreditate è costato 227 euro nel 2024 e 555 nel 2025.
Non traggo da questo la conclusione che la pubblicità sia inutile: trentaquattromila euro in due anni sono una cifra troppo piccola perché se ne possa misurare l'effetto, e la campagna serviva anche a preparare il terreno alla riforma. Ne traggo una conclusione più stretta e più solida: in Croazia il collo di bottiglia non è la conoscenza della mediazione, è l'adesione della controparte. Due proposte su tre muoiono perché qualcuno non risponde, e nessuna campagna radiofonica può rimediare a questo. Solo un obbligo può — ed è esattamente quello che il legislatore ha fatto nel marzo 2026.
Il quadro generale del 2025 è nettamente migliore di quello del 2021: secondo la relazione del Presidente della Corte suprema sullo stato del potere giudiziario, i tribunali croati hanno visto sopravvenire 1.144.248 procedimenti — l'11,02 per cento in meno rispetto al 2024 —, ne hanno definiti 1.152.145 e ne hanno lasciati pendenti 400.023, con un tasso di ricambio del 100,69 per cento, una durata media di 127 giorni e 1.674 giudici in servizio. La relazione sottolinea che «svi sudovi su tijekom 2025. riješili više predmeta nego što su zaprimili»: tutti i tribunali hanno definito più cause di quante ne abbiano ricevute[77].
Il dato aggregato, però, è ingannevole e va maneggiato con la stessa cautela con cui in questa serie ho trattato il disposition time europeo: comprende volumi enormi di procedimenti esecutivi e monitori a definizione rapidissima. Sul contenzioso civile in senso proprio la durata restava di trecentonovantuno giorni nel 2021, i pendenti civili crescevano, e nel 2025 la relazione dedica ancora una sezione ai procedimenti pendenti da oltre dieci anni, oltre a registrare 1.913 accertamenti di violazione del termine ragionevole con indennizzi per 572.802 euro. L'arretrato strutturale croato, storicamente fra i più gravi d'Europa, si è ridotto ma non è risolto[78].
E qui arriva il fatto più scomodo di tutti, che vale la pena di dire senza attenuazioni. Il Ministero croato ha riformato la mediazione due volte in trentatré mesi senza usare i propri dati. Le relazioni illustrative dei due disegni di legge — quella del 2023 e quella del 2026 — sono puramente qualitative: dicono che la partecipazione di giudici e avvocati è «trascurabile» e che manca «il fattore fiducia», e non contengono una sola tabella. Eppure i numeri esistevano tutti. Quelli delle istituzioni accreditate erano in mano al Centro, che dipende dal Ministero. Quelli dei tribunali erano nella statistica giudiziaria che il Ministero stesso pubblica ogni anno, in una riga intitolata «Mirenje». Un legislatore che riscrive due volte la stessa legge in meno di tre anni aveva sul proprio tavolo il dato che la mediazione giudiziaria croata è ferma a cinquecentottanta procedimenti l'anno, che il suo arretrato cresce e che la sua durata è passata da sei a sette mesi. Non ha ritenuto di scriverlo. E la pagina istituzionale del Ministero continua, mentre scrivo, a indicare un numero che è un terzo di quello vero[79].
Sul numero dei mediatori, infine, due fonti ufficiali discordano: il Ministero dice 807, mentre la direttrice dell'Ufficio per la giustizia civile, in un'intervista del 13 novembre 2025, parla di «circa mille» mediatori registrati e di cinquecento persone formate attraverso un progetto ministeriale con partner norvegesi. Si può dire che il registro croato conti oggi fra ottocento e mille iscritti: nei miei volumi ne indicavo 406 a fine 2013, e settantuno nel registro degli avvocati mediatori. Il numero è dunque raddoppiato in dodici anni[80]. Il registro cresce, le mediazioni no; e la mediazione giudiziaria, che di procedimenti ne fa cinque volte tanto, non passa da quel registro: la conducono i giudici e i consiglieri del tribunale, non i mediatori accreditati. Nello stesso periodo le mediazioni svolte presso le istituzioni accreditate sono state centoventiquattro in un anno e centosei nell'anno dopo: meno di una ogni sette mediatori iscritti, e in calo.
22. La legge di famiglia del 2014 che non è mai entrata davvero in vigore
Vengo alla rettifica più seria, e riguarda una pagina che ho scritto su questo sito il 20 luglio 2014, intitolata Da settembre 2014 arriva in Croazia la nuova mediazione familiare obbligatoria, e ripresa poi nei volumi in questa forma: «la riforma del diritto di famiglia che è entrata in vigore a settembre 2014 prevede che sia obbligatoria una consulenza di un Centro di assistenza sociale, fallita la quale si passa obbligatoriamente alla mediazione familiare quando si verta in tema di divorzio».
Quella legge non è mai entrata davvero in vigore. La vicenda, accertata sui testi, è questa[81]:
- L'Obiteljski zakon, Narodne novine n. 75 del 2014, entra in vigore il 1° settembre 2014.
- Con provvedimento del 12 gennaio 2015 — rješenje U-I-3101/2014 e altri, pubblicato in Narodne novine n. 5 del 2015 — la Corte costituzionale croata avvia il giudizio di costituzionalità dell'intera legge, su censure che investivano circa cinquanta articoli; sospende in via cautelare l'applicazione di tutti gli atti e le attività fondati sulla nuova legge; e dispone che si applichi l'Obiteljski zakon del 2003.
- Il Sabor approva allora un nuovo testo, l'Obiteljski zakon, Narodne novine n. 103 del 2015, in vigore dal 1° novembre 2015.
- Con provvedimento del 15 marzo 2016 la Corte archivia il giudizio: «Obustavlja se postupak za ocjenu suglasnosti s Ustavom Obiteljskog zakona (»Narodne novine« broj 75/14.)», precisando che la misura cautelare «je prestala važiti 1. studenoga 2015.», il giorno di entrata in vigore della nuova legge. La legge del 2014 non è mai stata giudicata nel merito: è stata cancellata dal legislatore prima della decisione.
Quando scrivevo quella pagina, nel luglio 2014, la legge era stata appena approvata e non c'era modo di sapere che quattro mesi e mezzo dopo sarebbe stata congelata. Ma il punto non è la scusante: il punto è che chiunque oggi legga quella pagina, o il passo corrispondente dei miei volumi, riceve un'informazione falsa. Ed è per questo che la pagina del 2014 porta da oggi, in cima, il rinvio a questo dossier.
Va corretta però anche la sostanza, non solo la vicenda. Il regime vigente non prevede affatto che «fallita la consulenza si passi obbligatoriamente alla mediazione». L'articolo 54 comma 3 dell'Obiteljski zakon oggi in vigore dispone che, se al termine dell'obvezno savjetovanje i coniugi non hanno redatto il piano sull'esercizio condiviso della responsabilità genitoriale, essi «dužni su pristupiti prvom sastanku obiteljske medijacije, osim u slučajevima iz članka 332.»: sono tenuti a presentarsi al primo incontro di mediazione familiare, salvo le eccezioni dell'articolo 332 — violenza domestica, incapacità, irreperibilità. L'obbligo riguarda il primo incontro, non l'intera mediazione: proseguire è volontario[82].
Anche l'organo è cambiato: dal 1° gennaio 2023 i centri za socijalnu skrb sono confluiti nell'Hrvatski zavod za socijalni rad e nelle sue articolazioni territoriali. E la formazione del mediatore familiare croato è, va detto, di gran lunga la più seria che abbia incontrato in questa serie: il regolamento del 2021, modificato nel 2025, richiede un master di specializzazione in mediazione familiare oppure una laurea in giurisprudenza, servizio sociale, psicologia o pedagogia con due anni di esperienza, più centoquaranta ore di formazione — ottanta di competenze generali e sessanta specifiche —, quaranta ore di pratica supervisionata e venti ore di supervisione. Gli incontri durano fino a centoventi minuti, in numero da due a cinque, eccezionalmente fino a otto, a intervalli di due o tre settimane[83].
Si osservi il contrasto: quaranta ore per fare il mediatore civile, centoquaranta più sessanta di pratica per fare il mediatore familiare. La Croazia ha deciso, in famiglia, di fare sul serio.
23. Quattromilacentottantuno contro quattrocentouno
E allora bisogna guardare che cosa ha prodotto. Per il 2019, su dati della relazione statistica ministeriale ripresi dalla dottrina croata, l'accordo sul piano di responsabilità genitoriale condivisa è stato raggiunto in 4.582 casi: di questi, 4.181 all'esito del solo obvezno savjetovanje e 401 all'esito della obiteljska medijacija[84].
Il rapporto è di circa dieci a uno a favore della consulenza obbligatoria. La mediazione familiare croata — quella con centoquaranta ore di formazione e sessanta di pratica — produce meno di un decimo degli accordi che produce il colloquio dell'assistente sociale.
Il dato di flusso del 2022 conferma l'ordine di grandezza: 13.041 utenti e 12.332 prestazioni di savjetovanje, contro 622 utenti e 1.201 prestazioni di obiteljska medijacija. Le due voci registrano servizi sociali e non coincidono necessariamente con i procedimenti previsti dalla legge di famiglia, e vanno perciò usate come ordine di grandezza e non come conteggio[85].
Dal 2023, però, la statistica croata dell'assistenza sociale cambia base, e va detto con precisione perché altrimenti si legge un crollo che non c'è. La voce non si chiama più semplicemente obiteljska medijacija ma «obiteljska medijacija (broj izdanih uputnica od strane Hrvatskog zavoda za socijalni rad)»: conta cioè le lettere di invio che l'Istituto croato per il lavoro sociale rilascia verso un mediatore familiare. I numeri diventano questi: ventidue prestazioni nel 2023, undici nel 2024, quaranta nel 2025, per ventiquattro, undici e (non indicato) utenti[86].
Ventidue e undici contro le milleduecentouno prestazioni del 2022 non sono un crollo del novantotto per cento: sono due cose diverse contate in due modi diversi. Il dato del 2022 misurava il servizio sociale di mediazione familiare erogato; quello dal 2023 misura soltanto gli invii verso l'esterno. E proprio per questo dice qualcosa di preciso e di nuovo: la mediazione familiare croata resta quasi interamente dentro l'Istituto, e verso i mediatori familiari accreditati — quelli con centoquaranta ore di formazione e sessanta di pratica supervisionata — escono, in tutto il paese, undici invii in un anno.
È esattamente la figura slovena, che avevo descritto come un caso limite: a Lubiana, nel 2024, millecinquecentoquarantasette consulenze preliminari, ventidue mediazioni e nessuna con mediatore esterno. La Croazia, che ha il sistema di formazione dei mediatori familiari più serio incontrato in questa serie, lo usa quanto la Slovenia, che non lo usa affatto.
C'è poi un'assenza che vale quanto i numeri. Dal 2023 l'obvezno savjetovanje — la consulenza obbligatoria prima del divorzio con figli minori, cioè l'istituto centrale della legge di famiglia croata — non compare più nella statistica dell'assistenza sociale, e con esso è sparito il conteggio dei piani di responsabilità genitoriale condivisa. Le uniche voci di «savjetovanje» rimaste sono quelle generiche del servizio sociale. Sicché per l'adempimento che la legge impone a ogni coppia con figli che voglia divorziare, in Croazia, oggi non esiste un numero pubblico[87].
Chi ha letto il dossier su Slovacchia e Slovenia riconoscerà la figura. In Slovenia il centro di assistenza sociale di Lubiana ha svolto nel 2024 1.547 consulenze preliminari e ventidue mediazioni: un rapporto di settanta a uno. In Croazia il rapporto è di dieci a uno, quindi molto migliore, ma la direzione è la stessa[88]. Quando lo Stato mette un colloquio obbligatorio davanti a una mediazione volontaria, il colloquio si mangia la mediazione. Non perché funzioni meglio: perché arriva prima, è gratuito, è condotto da un'istituzione che la parte già conosce, e quando finisce l'accordo o c'è o non c'è più.
È la lezione più solida che ricavo dai due paesi di questo dossier, e vale la pena di formularla come regola: il filtro che precede la mediazione tende a sostituirla, non ad alimentarla. Il che è precisamente il rischio del modello dell'incontro informativo obbligatorio che sia la Bulgaria sia la Croazia hanno appena adottato, e che l'Italia conosce da anni.
24. L'arbitrato croato: venticinque anni senza una riga
Mentre la Bulgaria riscriveva due volte la propria legge sull'arbitrato, la Croazia non l'ha toccata mai. Lo Zakon o arbitraži è quello della Narodne novine n. 88 del 2001, e non risultano leggi di modifica: venticinque anni senza un emendamento[89].
L'articolo 3 consente l'arbitrato interno «za rješavanje sporova o pravima kojima mogu slobodno raspolagati», per le controversie su diritti disponibili. Sul consumo la Croazia ha scelto la via opposta a quella bulgara: non il divieto, ma il formalismo protettivo. L'articolo 6 comma 6 richiede che, se la controversia nasce o può nascere da un contratto di consumo, la convenzione arbitrale sia contenuta in un documento separato sottoscritto da entrambe le parti, che non può contenere disposizioni diverse da quelle relative al procedimento arbitrale, salvo che sia redatta da un notaio. La regola c'era nel 2001 e c'è ancora[90].
Vale la pena di fermarsi su questa divergenza, perché è istruttiva. Bulgaria e Croazia hanno avuto lo stesso problema — l'arbitrato di massa contro i consumatori — e hanno dato risposte agli antipodi: la Bulgaria ha vietato, dichiarando nulli i lodi e sanzionando gli arbitri; la Croazia si è affidata a un requisito di forma scritto nel 2001, prima ancora che il problema si ponesse su scala. La Bulgaria oggi ha diciassette istituzioni arbitrali censite; della Croazia non si conosce nemmeno il carico.
Sull'istituzione principale devo correggere due dettagli dei miei volumi. Scrivevo che «la Corte arbitrale permanente opera dal 1853, ha sede a Zagabria presso la Camera di Commercio dal 1966, con un panel di 105 arbitri interni e 51 internazionali». La data del 1853 è confermata come autorappresentazione della Camera dell'economia croata: «Prva institucionalna arbitraža pri Komori u Zagrebu osnovana je još 1853. godine». Ma va resa correttamente: si tratta della prima arbitrale istituzionale presso la Camera di Zagabria, sospesa nel 1945 e «ponovno ustanovljena 1965. godine» — 1965, non 1966. I numeri 105 e 51 non sono verificabili oggi: la lista degli arbitri è pubblicata nella Narodne novine n. 4 del 2019[91].
Il regolamento vigente sono le Zagrebačka pravila del 2015, modificate nel 2017 e in vigore dal 19 novembre 2015. Anche qui una soglia dei volumi va aggiornata: scrivevo che «in Camera di Commercio si può chiedere la nomina di un arbitro unico se la controversia non supera i 50.000 €». L'articolo 14 delle regole vigenti fissa l'arbitro unico, in mancanza di accordo, per le controversie fino a 200.000 euro, con collegio di tre oltre tale soglia; e il procedimento accelerato degli articoli 62-71 si applica alle controversie interne fino a 100.000 euro, con arbitro unico obbligatorio e lodo entro quindici giorni. La soglia dei cinquantamila euro non esiste più[92].
Quanto alla durata, nei volumi riportavo «60 giorni per il Centro Pravdonoša, da quattro a dieci mesi per la Camera di Commercio». Erano dati dichiarati, non misurati, e oggi non sono verificabili. Quel che il regolamento fissa sono termini normativi: prima udienza entro sessanta giorni dalla costituzione del collegio, conclusione del procedimento entro un anno dalla costituzione, lodo depositato entro sessanta giorni dalla chiusura dell'udienza principale, prorogabili di trenta. Le durate medie effettive non sono pubblicate[93]. Il Centro arbitrale Pravdonoša esiste ancora ed è attivo, ma ha sede a Zara, non a Zagabria, con un regolamento in vigore dal 1° aprile 2011 e regole aggiuntive per un sistema di giudizio elettronico[94].
25. Il consumo, il lavoro, il penale e le liti dello Stato in Croazia
Il consumo è retto dallo Zakon o alternativnom rješavanju potrošačkih sporova, Narodne novine n. 121 del 2016 e n. 32 del 2019, che recepisce la direttiva 2013/11/UE. La procedura deve concludersi entro novanta giorni prorogabili di altri novanta, dev'essere gratuita o a costi accessibili, e l'esito è vincolante solo se le parti ne sono state preventivamente informate e lo hanno espressamente accettato: di regola non lo è[95].
I due organismi principali sono il Centro di mediazione presso la Camera dell'economia croata, designato con decisione ministeriale dell'11 maggio 2017, che dichiara una durata media di due mesi e ammette il ricorso entro un anno dal reclamo scritto; e il Sud časti presso la Camera dell'artigianato, procedimento gratuito, con decisioni vincolanti per l'artigiano riconosciuto responsabile e verbali di conciliazione che valgono titolo esecutivo, che dichiara una durata media di 88 giorni e un tasso di conciliazione del 45 per cento su venti camere territoriali e centoquindici associazioni[96].
Sul primo dei due, però, i rapporti del Centro nazionale dicono qualcosa che le comunicazioni ufficiali non dicono. Il Centro di mediazione della Camera dell'economia ha ricevuto ventitré proposte nel 2024 e ventotto nel 2025, ne ha avviate cinque e sette, e ha concluso zero accordi in entrambi gli anni. Nel 2024 dieci consumatori hanno rinunciato dopo avere presentato la domanda, e per nessuna delle ventitré controversie era pendente una causa: erano tutte persone che si erano rivolte alla mediazione prima di andare in tribunale, cioè esattamente il pubblico che un organismo ADR di consumo dovrebbe servire. L'organismo designato dallo Stato per l'ADR consumeristico croato, in due anni, non ha composto una controversia[97]. Il caseload complessivo dell'ADR di consumo croato — che comprende anche il Sud časti della Camera dell'artigianato, non censito nei rapporti sulla mediazione — resta invece non pubblicato in forma aggregata.
Sul fronte europeo la posizione croata è la stessa bulgara: la piattaforma ODR ha cessato di operare il 20 luglio 2025, e il recepimento della nuova direttiva ADR non è ancora avviato — ma qui, a differenza della Bulgaria, non è nemmeno ancora dovuto, essendo il termine di ventisei mesi[98].
Sul lavoro devo correggere un altro passo dei volumi. Scrivevo che «la conciliazione è obbligatoria prima dello sciopero e in caso di controversia in merito a salari, stipendi o tasse, se non c'è pagamento entro trenta giorni». La prima parte è esatta: l'articolo 205 dello Zakon o radu impone il mirenje prima dello sciopero, con l'eccezione dello sciopero di solidarietà, e il conciliatore è scelto dalle parti su una lista determinata dal Consiglio economico e sociale, con procedimento da concludersi entro cinque giorni; per i primi cinque incontri costi e compenso sono a carico del Ministero. La seconda parte, invece, non corrisponde ad alcun obbligo di conciliazione: nel diritto del lavoro croato la mancata corresponsione della retribuzione rileva ai fini del conteggio della retribuzione non pagata, che è di per sé titolo esecutivo, e ai fini della risoluzione del rapporto — non attiva alcun procedimento conciliativo obbligatorio. La proposizione va espunta. Anche l'importo di 250 euro netti per riunione al conciliatore del lavoro, che riportavo nei volumi, non è verificato[99].
Sul penale, l'istituto croato è l'izvansudska nagodba, la composizione stragiudiziale, configurata come obbligo speciale dalla legge sui tribunali per i minorenni. Si applica a minori e giovani adulti ed è, secondo la fonte ufficiale del sistema di assistenza sociale, l'unica misura speciale applicata soltanto nella fase preprocessuale, davanti al procuratore per i minorenni: valutazione del procuratore, colloqui individuali separati con autore e vittima, incontro congiunto in ambiente protetto, accordo scritto, relazione finale. La gestiscono servizi specializzati presso ciascun ufficio territoriale dell'Hrvatski zavod za socijalni rad. I numeri annuali non sono pubblicati[100].
Resta il capitolo delle liti dello Stato, che è quello su cui i volumi contenevano l'errore più curioso. Scrivevo che il governo croato, con regolamento del 20 giugno 2012, aveva disposto che le controversie in cui è parte la Repubblica fossero composte con arbitrato e mediazione, e che «le liti in corso sopra i 656 euro, cioè 5.000 kune, dovevano essere invece risolte in transazione giudiziaria». Le decisioni di quel giorno sono in realtà tre, pubblicate insieme, e riguardano rispettivamente le liti dello Stato, quelle delle società pubbliche e l'istituzione di una commissione. Il meccanismo è però invertito rispetto a come l'ho riferito: la classificazione per valore distingue le liti fino a 5.000 kune, quelle da 5.000 a un milione e quelle oltre il milione, e la raccomandazione all'Avvocatura dello Stato di comporre bonariamente riguarda le controversie fino a cinquemila kune, non quelle sopra. Le liti oltre il milione vanno alla commissione. E la conversione va aggiornata: la Croazia è nell'euro dal 1° gennaio 2023, al tasso fisso di 7,53450 kune per euro, sicché cinquemila kune sono 663,61 euro e non 656, e un milione di kune sono 132.722,74 euro[101].
Che quelle decisioni siano ancora in vigore non risulta da alcun atto abrogativo, ma non sono riuscito ad accertarlo positivamente, né a trovare un rendiconto dei risultati[102]. Un indizio indiretto però c'è, ed è forte: la legge del 2026 esclude espressamente dal dovere di tentare la mediazione le cause in cui è parte la Repubblica di Croazia, il che significa che per lo Stato il legislatore considera tuttora operante il canale speciale dell'Avvocatura.
Un'ultima annotazione di politica pubblica, e non è secondaria. Il Piano nazionale di sviluppo del sistema giudiziario 2022-2027, adottato dal governo nel 2022, articola cinque obiettivi specifici — efficienza dei procedimenti, trasparenza e qualità delle decisioni, risorse umane, infrastrutture e informatica, sistema penitenziario — e l'ADR non figura fra questi. Il piano cita l'arretrato e le durate, ma non tratta la composizione amichevole come strategia di riduzione del carico, e non fissa alcun obiettivo quantitativo[103]. La politica della mediazione croata è stata condotta per sola via legislativa, con due leggi in trentatré mesi, fuori dalla pianificazione strategica. È una circostanza che spiega molte cose, a cominciare dall'assenza di una base statistica.
26. Due strade, un solo approdo
Ricapitolo, perché il confronto è il senso di questo dossier.
La Bulgaria ha percorso la strada della coazione piena e si è fermata contro un muro costituzionale. Il muro non era prevedibile: nessuno, in venti anni di dibattito europeo sulla mediazione obbligatoria, aveva ottenuto da una corte costituzionale una pronuncia così netta sul merito. Fermata lì, ha ridisegnato l'obbligo sottraendogli tutto ciò che poteva essere qualificato come coercizione: niente improcedibilità, niente conseguenze sul merito, spese a carico dello Stato, sanzione simbolica di un'ora di mediatore, premio fino all'ottantacinque per cento della tassa. Il risultato, nei primi mesi, è che un quinto o un terzo delle cause in cui si è tenuto l'incontro si è chiuso con un accordo.
La Croazia ha percorso la strada del tentativo legislativo ripetuto. Nel 2023 ha creato un ente pubblico e un primo dovere di tentativo per le cause risarcitorie; nel 2026 ha ristretto il perimetro a due sole materie, ha nazionalizzato il registro, ha creato un Centro nazionale gratuito e ha aggiunto una sanzione economica seria. E anche lei è arrivata a definire l'adempimento del dovere come presenza a un incontro informativo.
Le differenze restano, e sono tre. La prima è il perimetro: undici materie in Bulgaria, comprese tutte le commerciali senza limite di valore; due materie in Croazia, di cui una limitata al modico valore. La seconda è la sanzione: trenta euro in Bulgaria, la perdita del diritto al rimborso delle spese di lite in Croazia, che può valere migliaia di euro. La terza è il premio: la Bulgaria restituisce fino all'ottantacinque per cento della tassa giudiziaria, la Croazia non prevede nulla di simile.
Messe insieme, queste tre differenze disegnano due filosofie opposte dentro lo stesso modello. La Bulgaria punta sul premio e tiene la sanzione al minimo costituzionalmente sicuro; la Croazia punta sulla sanzione e non offre alcun premio. Chi ha letto il dossier su Slovacchia e Slovenia sa già che cosa aspettarsi: la Slovacchia ha il premio più generoso d'Europa e nessuna leva, e non media; la Slovenia ha la leva più severa e non la usa, e non media. La Bulgaria è oggi il primo paese della serie che ha messo insieme le due cose — un premio forte e una leva, sia pure debolissima — e infatti è l'unico dei quattro che possa esibire un risultato.
C'è poi una cosa che i due paesi condividono, e che vale come avvertenza per chiunque legga le graduatorie europee. Nessuno dei due sa quante mediazioni si facciano nel proprio territorio. La Bulgaria ha cominciato a costruire nel 2025 lo strumento per contarle. La Croazia, che è il caso più istruttivo, li conta tutti e due: raccoglie ogni anno, istituzione per istituzione, i numeri della mediazione svolta fuori dal tribunale, e tiene nei registri giudiziari una voce autonoma per quella svolta dentro. Sono numeri buoni, disaggregati, pubblici. E non li usa: ha riscritto due volte la legge senza metterne uno solo nelle relazioni illustrative, e la pagina istituzionale con cui si presenta al pubblico dichiara un terzo delle mediazioni che i suoi stessi tribunali registrano. Nel frattempo ha smesso di contare la consulenza obbligatoria che impone per legge a chi divorzia con figli. Non è una coincidenza né un caso di arretratezza amministrativa: è la stessa cosa che ho trovato in Slovacchia, dove il Ministero conta le mediazioni penali e non quelle civili. Ciò che non si misura non si difende, e alla lunga non si riforma — o si riforma alla cieca, che è quello che la Croazia ha appena fatto due volte.
27. Che cosa può leggere l'Italia
Da questi due paesi ricavo cinque cose, e le scrivo nella forma più utile a chi discute della nostra condizione di procedibilità.
Uno. La collocazione dell'obbligo conta più della sua intensità. La Corte costituzionale bulgara non ha detto che la mediazione obbligatoria è sempre incostituzionale: ha detto che è incostituzionale quando cade su una causa già pendente e produce conseguenze patrimoniali svincolate dall'esito. Un obbligo collocato a monte dell'atto introduttivo — come la nostra condizione di procedibilità, e come il dovere croato — non incontra la stessa obiezione. È una distinzione tecnica che vale la pena di tenere presente ogni volta che si propone di «rinviare le parti in mediazione» a processo iniziato.
Due. L'obbligo di informarsi è l'unica coazione che due ordinamenti diversi hanno trovato sostenibile. Non l'obbligo di mediare, non l'obbligo di trattare: l'obbligo di sentirsi spiegare da un terzo qualificato che cosa sia la mediazione e che cosa comporti. È la stessa cosa che il nostro primo incontro dovrebbe essere, e che dopo quindici anni continuiamo a discutere se sia un adempimento o una trattativa. Bulgaria e Croazia hanno risolto la questione dicendolo in legge: il dovere si adempie ascoltando la spiegazione del mediatore.
Tre. Il premio deve essere differenziato per canale, non solo per esito. La trovata bulgara — settanta per cento di restituzione della tassa se ti accordi in mediazione, ottantacinque se ti accordi nel centro giudiziario dopo l'incontro informativo obbligatorio — è la sola cosa nuova che ho incontrato in questi due paesi, ed è replicabile a costo quasi nullo. Premia chi usa il canale che lo Stato ha finanziato, e quindi ne giustifica il finanziamento.
Quattro. Attenzione al filtro che precede la mediazione. In Croazia, nel 2019, il colloquio obbligatorio dell'assistente sociale ha prodotto 4.181 accordi e la mediazione familiare 401. In Slovenia il rapporto è di settanta a uno. Quando lo Stato mette davanti alla mediazione un adempimento gratuito, istituzionale e obbligatorio, quell'adempimento tende a sostituirla: chi si accorda lì non arriva mai al mediatore, e chi non si accorda lì arriva stanco. Se in Italia si volesse rafforzare il primo incontro, converrebbe farlo sapendo che il rischio non è che le parti non ci vadano: è che ci si fermino.
Cinque. Contare non è burocrazia, è politica legislativa. La Croazia ha riscritto la propria legge sulla mediazione due volte in trentatré mesi sulla base di relazioni illustrative che non contengono una sola tabella, e il dato che il suo Ministero pubblica — centosettantasette procedimenti l'anno — non ha nemmeno l'indicazione dell'anno cui si riferisce. La Bulgaria ha fatto meglio, ma solo perché il Consiglio superiore della magistratura ha dovuto costruire un modulo informatico apposta, nel 2025, ventun anni dopo la legge. In questo, va detto senza compiacimento, l'Italia è il paese meglio attrezzato d'Europa: le nostre statistiche ministeriali sulla mediazione civile sono dettagliate, trimestrali, disaggregate per materia, per esito e per organismo, e non hanno pari fra i paesi di questa serie. È un patrimonio che vale la pena di ricordare quando si discute di riforme, perché è la sola cosa che consente di sapere se una riforma abbia funzionato.
Con questo dossier restano fuori dall'Unione europea soltanto l'Italia. Sarà il prossimo, e sarà il punto d'arrivo di tutta la serie: l'unico paese per cui esistono statistiche ministeriali dettagliate, e l'unico su cui i confronti costruiti in ventotto dossier possano finalmente essere messi alla prova.
Note
[1] Zakon o mirenju, Narodne novine n. 163 del 16 ottobre 2003, in vigore l'ottavo giorno successivo alla pubblicazione; novellato dallo Zakon o izmjenama i dopunama Zakona o mirenju, Narodne novine n. 79 del 2009.
[2] Per l'Ungheria, la 2002. évi LV. törvény a közvetítésről; per l'Austria, lo Zivilrechts-Mediations-Gesetz, BGBl I n. 29 del 2003, in vigore dal 1° maggio 2004; per l'Italia, il d.lgs. 17 gennaio 2003 n. 5, di ambito societario. NON VERIFICATO: le date austriaca e ungherese non sono state riscontrate in questa sessione su fonte ufficiale nazionale (RIS per l'Austria, njt.hu per l'Ungheria) e provengono dalla ricognizione condotta per i dossier precedenti della serie; il dato croato è invece verificato sulla Narodne novine. Vengono dopo la Slovacchia (zákon 420/2004, in vigore dal 1° settembre 2004) e la Bulgaria.
[3] Закон за медиацията, Държавен вестник бр. 110 del 17 dicembre 2004; novelle in ДВ бр. 86 del 24 ottobre 2006, ДВ бр. 9 del 28 gennaio 2011 e ДВ бр. 27 del 1° aprile 2011, quest'ultima attuativa della direttiva 2008/52/CE quanto all'esecutività degli accordi.
[4] Per la Croazia, il progetto PHARE 2005 avviato nel febbraio 2008 e durato ventitré mesi, da cui derivano il codice etico del 2009, le clausole standard, la rete fra tribunali e registro e la disciplina dell'accesso alla professione; per la Bulgaria, i programmi pilota finanziati dalla fondazione «America per la Bulgaria», fra cui il progetto Медиация в подкрепа на бизнеса (2016-2018), con oltre settanta giudici formati a Varna, Burgas, Pleven, Veliko Tarnovo, Pazardžik e Vraca.
[5] World Justice Project, Rule of Law Index, sotto-fattore 7.7 «Alternative dispute resolution mechanisms are accessible, impartial, and effective», serie 2015-2025, dai file scaricati e conservati fra i materiali di lavoro. Valori 2025: Croazia 0,706; Bulgaria 0,677; Italia 0,693; Repubblica ceca 0,805; Norvegia 0,917.
[6] Commissione europea, The 2026 EU Justice Scoreboard, figura 27 (promozione e incentivazione dell'uso dei metodi alternativi, massimo 68 punti). Bulgaria dodicesima; Italia diciottesima. NON VERIFICATO: la Croazia non compare nella graduatoria quale ricostruita dai dati estratti dal quadro di valutazione; non è stato possibile accertare se si tratti di mancata comunicazione dei dati da parte dello Stato membro o di esclusione per altra ragione.
[7] Commissione europea, The 2026 EU Justice Scoreboard, allegato quantitativo, durate 2024 delle cause civili e commerciali contenziose sui tre gradi: Bulgaria 189/143/201; Croazia 465/282/156. Per confronto: Italia 584/691/941; Paesi Bassi 124/301/320. Si ricordi, come in tutta la serie, che il disposition time europeo (pendenti diviso definiti per 365) non coincide con la durata nazionale, perché comprende transazioni e rinunce.
[8] Върховен касационен съд, Доклад за прилагането на закона и за дейността на съдилищата през 2024 г.; Висш съдебен съвет, Годишен доклад за дейността на ВСС за 2025 г., dove la riforma della mediazione è espressamente collocata «паралелно с реформата в заповедното производство».
[9] Наредба № 2 от 15 март 2007 г. del Ministero della giustizia, sulle condizioni e le procedure di approvazione delle organizzazioni che formano i mediatori, sui programmi di formazione, sul codice etico e sull'iscrizione al registro unico; modificata in ДВ бр. 29 del 2011, бр. 100 del 2017 e бр. 15 del 21 febbraio 2020.
[10] Наредба № 2/2007, art. 8 (almeno sessanta ore, parte pratica non inferiore alla metà), artt. 9-11а (programmi, esame, formazione specializzata supplementare entro trenta ore secondo gli standard minimi dell'allegato n. 2а). L'unica formazione obbligatoria aggiuntiva è quella delle venti ore imposta dalla Наредба № 12/2025 a chi voglia operare nei centri giudiziari.
[11] Ingresso della Bulgaria nell'eurozona il 1° gennaio 2026, tasso fisso 1 euro = 1,95583 lev, doppia circolazione dal 1° al 31 gennaio 2026 e doppia indicazione dei prezzi dall'8 agosto 2025 all'8 agosto 2026. La tassa di iscrizione al registro unico dei mediatori (base: art. 8а comma 2 della legge sulla mediazione) è indicata in 10,23 euro dal portale nazionale dei servizi amministrativi; la scheda del portale dei servizi elettronici riporta ancora «20 лв.». La tariffa delle tasse giudiziarie del codice di rito è stata ripubblicata in euro con effetto dal 1° gennaio 2026. NON VERIFICATO: l'importo attuale della tassa a carico degli enti di formazione, che nei volumi indicavo in 100 lev.
[12] Sull'apertura del centro presso il Софийски районен съд, la notizia dell'apertura del centro di Burgas del 6 aprile 2017 pubblicata su mediation.bg, dove si legge che il centro di Sofia funzionava «повече от 7 години». NON VERIFICATO: la formazione di dodici giudici da parte della «scuola di Harvard» nel 2009 e i conseguenti undici programmi di mediazione, riferiti nei miei volumi; nessuna fonte consultata li documenta.
[13] Закон за изменение и допълнение на Закона за медиацията, approvato il 25 gennaio 2023, ДВ бр. 11 del 2 febbraio 2023, in vigore dal 1° luglio 2024; introduce il capo sesto della legge sulla mediazione (artt. 19-25), gli artt. 78а, 140а, 140б, 267 comma 3, 314а, 341а e 374а del ГПК, l'art. 84а della legge sul potere giudiziario e modifiche al codice del lavoro e alla legge sulla gestione degli edifici in condominio. Il § 11 ne limitava l'applicazione ai soli procedimenti iscritti dopo l'entrata in vigore.
[14] Висш съдебен съвет, stima di impatto del settembre 2022: «Задължителна медиация да обхваща над 50 хил. дела годишно». Le materie del primo gruppo rinviavano agli artt. 30-32 e 34 della legge sulla proprietà, alla legge sul condominio e all'art. 125 della legge sul commercio.
[15] Конституционен съд на Република България, Решение № 11 от 1 юли 2024 г. по конституционно дело № 11/2024 г., pubblicata in ДВ бр. 57 del 5 luglio 2024. Il dispositivo è stato verificato in doppia fonte: il sito della Corte costituzionale e il portale del Държавен вестник.
[16] Opinione dissenziente della giudice Соня Янкулова, favorevole all'annullamento del solo secondo periodo del secondo comma dell'art. 78а ГПК.
[17] Parametri: artt. 4 comma 1, 6 e 56 della Costituzione bulgara. Avvertenza metodologica: le quattro rationes qui riportate sono una sintesi della motivazione, condotta sul testo pubblicato dalla Corte; l'unica espressione riprodotta letteralmente è «препятства пълноценното реализиране на правото». Non ho estratto l'intero apparato motivazionale parola per parola, e chi volesse citare la decisione in sede scientifica dovrà tornare al testo integrale.
[18] Art. 19 dello Zakon o alternativnem reševanju sodnih sporov sloveno (Ur. l. RS 97/2009): rimborso di tutte le spese dell'avversario a prescindere dall'esito, a carico di chi rifiuti in modo «očitno nerazumno» il rinvio in mediazione. Cfr. il dossier Sistemi di composizione dei conflitti in Slovacchia e Slovenia (2026), § 16.
[19] Закон за изменение и допълнение на Гражданския процесуален кодекс, ДВ бр. 55 dell'8 luglio 2025, in vigore dal 12 luglio 2025. Avvertenza sulle fonti: il testo letterale degli artt. 78а, 140а e 140б non è stato leggibile su fonte primaria, perché il portale normativo del Ministero della giustizia bulgaro e le principali banche dati nazionali sono risultati inaccessibili agli strumenti automatici; il contenuto è ricostruito su cinque fonti professionali indipendenti e concordanti (tplaw.bg, kgmp-legal.com, drp-legal.com, bgmediation.com, lawyer-mediate.com), verificate incrociando le une con le altre. Le espressioni in bulgaro riportate fra virgolette provengono da quelle fonti.
[20] Art. 140а comma 1 ГПК nella versione vigente. La soglia dei venticinquemila lev corrisponde, al tasso fisso di conversione, a circa 12.782 euro.
[21] Art. 140а comma 3 ГПК.
[22] Art. 78а ГПК nella versione vigente: «разноските за информационна среща… се заплащат от бюджета на съда»; «заплаща разноските за провеждане на един час информационна среща».
[23] Restituzione del settanta per cento della tassa giudiziaria in caso di accordo in procedura di mediazione approvato dal giudice, e dell'ottantacinque per cento in caso di accordo raggiunto nel centro giudiziario di mediazione a seguito dell'incontro informativo obbligatorio; la restituzione opera anche se l'accordo interviene in grado di appello. Il dato è concorde in due fonti professionali indipendenti.
[24] Софийски градски съд, pagina «Задължение на страните»: incontro informativo e mediazione fino a tre ore gratuiti se disposti dal giudice; oltre le tre ore, 110 lev (56,24 euro) l'ora a carico delle parti.
[25] Art. 84а della Закон за съдебната власт; Висш съдебен съвет, Годишен доклад… за 2025 г., p. 20: «за изпълнение на реформата бяха изградени съдебни центрове по медиация към окръжните съдилища и техните териториални поделения в районните съдилища», per un totale di 141 centri (28 presso i tribunali provinciali e 113 presso quelli di quartiere).
[26] Висш съдебен съвет, Годишен доклад… за 2025 г.: «за 2026 г. – 3 540 600 лв. и обща прогнозна стойност за периода 2027 – 2029 г. – 10 621 800 лв.».
[27] Наредба № 12 от 28 юли 2025 г. за медиаторите и процедурите в съдебните центрове по медиация, adottata dal Висш съдебен съвет sulla base dell'art. 25 della legge sulla mediazione, ДВ бр. 62 del 30 luglio 2025; unifica e sostituisce le Наредби nn. 10 e 11 del 2023.
[28] Наредба № 12/2025, art. 5: iscrizione nel registro unico, requisiti dell'art. 8 comma 1 della legge sulla mediazione e possesso di «висше образование». La disciplina anteriore prevedeva che «съдебни медиатори могат да бъдат само лица с юридическо образование».
[29] Наредба № 12/2025: selezione con prova scritta e colloquio davanti a una commissione di cinque membri; art. 25 comma 1, «Специализираното обучение се провежда в рамките на най-малко 20 учебни часа», almeno metà pratiche e a carico del bilancio del tribunale; art. 33 comma 1, iscrizione nell'elenco del centro «за срок от три години».
[30] Наредба № 12/2025, allegati nn. 1 e 2. NON VERIFICATO: se e come gli allegati tariffari siano stati riconvertiti in euro dopo il 1° gennaio 2026; la versione consultata riporta ancora importi in lev.
[31] Висш съдебен съвет, Годишен доклад… за 2025 г., p. 20: «Първоначалните резултати показват, че между 20 % и 30 % от делата, по които е проведена задължителна информационна среща, са приключили със споразумение».
[32] Cfr. il dossier Slovacchia e Slovenia, § 15 e § 18: consenso di entrambe le parti nel 13,8 per cento delle cause commerciali di Lubiana nel 2024, offerta dell'ADR solo nel 46 per cento delle cause di primo grado nel 2021.
[33] Висш съдебен съвет, Годишен доклад… за 2025 г., p. 8.
[34] Ibidem, p. 20: «общо 233 кандидати» classificati nelle procedure di selezione del 2024; «модул за администриране на провежданите медиации по делата, който осигурява електронно администриране на информационните срещи и процедурите по медиация».
[35] Ricerca condotta su: registro unico dei mediatori del Ministero della giustizia, relazioni annuali del Ministero, statistica giudiziaria della Corte suprema di cassazione, relazioni del Consiglio superiore della magistratura, scheda Bulgaria del portale europeo e-Justice (aggiornata all'8 agosto 2024) e Atlante giudiziario europeo (aggiornato al 28 maggio 2025). Nessuna di queste fonti contiene una serie del numero di mediazioni svolte.
[36] NON VERIFICATO: il numero attuale dei mediatori iscritti al Единен регистър на медиаторите e il numero delle organizzazioni di formazione approvate. Il registro è servito da un'applicazione che restituisce agli strumenti automatici soltanto i metadati della pagina; gli endpoint alternativi ipotizzati restituiscono errore; le fonti istituzionali e il portale europeo non riportano cifre. Non fornisco un numero sostitutivo perché non ne esiste uno verificabile. I dati dei miei volumi (1.297 mediatori nel 2014; ventisette enti di formazione al giugno 2014) restano perciò non aggiornabili.
[37] Върховен касационен съд, Доклад… за 2024 г., ripreso dall'agenzia BTA: 116.322 pendenti al 1° gennaio 2024; 524.897 sopravvenute; 641.219 da trattare; 520.631 definite; 120.565 pendenti al 31 dicembre. Per la sola Corte di cassazione: 5.219 pendenti, 8.966 sopravvenute, 14.185 da trattare, 9.560 definite, 4.602 pendenti; 93 giudici in servizio su 122 posti.
[38] Институт за пазарна икономика, Съдебната власт в числа, dati 2024: circa il settanta per cento delle cause civili definite entro tre mesi; 62,3 magistrati per centomila abitanti; 1.145 euro per causa definita; 98 euro pro capite di spesa per la giustizia; bilancio giudiziario cresciuto 2,6 volte fra il 2015 e il 2024. Sul primo posto per spesa dei tribunali in rapporto al PIL, The 2026 EU Justice Scoreboard. NON VERIFICATO: i valori numerici puntuali del quadro di valutazione 2026 per la Bulgaria diversi da quelli riportati alla nota 7, disponibili nel documento principale solo in forma grafica; non riporto letture da istogramma come dati.
[39] Закон за защита на потребителите, artt. 182-186б, come riscritti dallo Закон за изменение и допълнение на ЗЗП, ДВ бр. 57 del 28 luglio 2015, in vigore dal 1° agosto 2015, di recepimento della direttiva 2013/11/UE.
[40] Министерство на икономиката и индустрията, pagina «Способи за уреждане на потребителски спорове»: quindici commissioni (generale e settoriali) presso la Комисия за защита на потребителите e tre ulteriori organismi ADR riconosciuti. NON VERIFICATO: il numero attuale degli organismi ADR notificati dalla Bulgaria alla Commissione europea; la «Актуализиран списък на признатите органи за алтернативно решаване на спорове» pubblicata dal Ministero riporta come ultima data di aggiornamento il 16 novembre 2021 e il contenuto è in un allegato non estraibile.
[41] Комисия за защита на потребителите, «Как да поискам формиране на помирителна комисия?»: reclamo previo al professionista («след като потребителите първо са ги отнесли за решаване директно към търговците»), termine di novanta giorni prorogabile di venti, proposta conciliativa scritta entro due settimane, dieci giorni lavorativi per l'accettazione, gratuità, natura non vincolante della proposta.
[42] Комисия за защита на потребителите, Доклад за дейността за 2024 г. Sono inoltre registrate sei conciliazioni raggiunte per corrispondenza e due procedimenti senza risposta delle parti.
[43] Motivazioni del progetto di legge di modifica della legge sulla tutela dei consumatori, pubblicate su strategy.bg: le correzioni tecniche sono rese necessarie «поради закриването на европейската онлайн платформа за решаване на спорове (ODR)»; il progetto recepisce le direttive (UE) 2023/2673 e (UE) 2024/825. NON VERIFICATO: i riferimenti esatti degli atti dell'Unione del dicembre 2024 in materia di ADR e ODR, perché la banca dati EUR-Lex è risultata inaccessibile agli strumenti impiegati; e lo stato del recepimento bulgaro della revisione della direttiva 2013/11/UE, di cui non è emersa alcuna traccia — con la riserva che l'assenza di traccia non equivale a prova dell'assenza dell'atto.
[44] Sulla vicenda delle corti arbitrali «di comodo» e sulle sue conseguenze legislative, gramada.org, «Съдебната практика по някои въпроси на отмяната на арбитражни решения след реформата от 2017 г.» e «Новите положения при арбитраж с участието на потребител».
[45] Art. 181к comma 3 ЗЗП, introdotto da ДВ бр. 57 del 2015: «всяко арбитражно споразумение, което е сключено преди възникване на спор» con un consumatore è nullo.
[46] ДВ бр. 8 del 24 gennaio 2017: restrizione dell'arbitrabilità nell'art. 19 ГПК e nella ЗМТА; art. 47 comma 2 ЗМТА, «Арбитражните решения, постановени по спорове, предметът на които не подлежи на решаване от арбитраж, са нищожни»; art. 53 comma 1 ЗМТА, sanzione amministrativa a carico dell'arbitro. Sulle incoerenze fra la nullità della clausola prevista dalla legge sui consumatori e la nullità del lodo prevista dalla legge sull'arbitrato, e sulla scomparsa del controllo di ordine pubblico nell'impugnazione dei lodi interni, doc. dr. Маргарита Златарева, «Последните изменения в правния режим на арбитражното производство», Арбитражен съд при БСК.
[47] Закон за арбитража, approvato dalla 51ª Assemblea nazionale il 24 luglio 2025, promulgato con Указ № 124 del 29 luglio 2025, ДВ бр. 63 del 1° agosto 2025. Genealogia completa della legge: ДВ бр. 60 del 5 agosto 1988; бр. 93 del 1993; бр. 59 del 1998; бр. 38 del 2001; бр. 46 del 2002; Решение № 9 della Corte costituzionale del 24 ottobre 2002; бр. 59 del 2007, in vigore dal 1° marzo 2008; бр. 8 del 2017; бр. 63 del 2025. NON VERIFICATO: il regime transitorio esatto; le fonti secondarie indicano l'entrata in vigore al 1° agosto 2025, ma il registro ha cominciato a iscrivere istituzioni solo dal gennaio 2026, il che suggerisce che alcune disposizioni fossero differite.
[48] Министерство на правосъдието, Регистър на арбитражите, sezione degli arbitrati nazionali: diciassette istituzioni, con date di iscrizione comprese fra gennaio e maggio 2026. Il registro distingue tre sezioni: istituzioni permanenti, procedimenti di istituzioni straniere e arbitrati ad hoc.
[49] L'Arbitrato presso la Camera di commercio e industria bulgara dichiara: «За последните 10 години в Арбитражния съд са разгледани стотици международни и хиляди вътрешни арбитражни дела» e che «60 % са приключени в кратки срокове – от 6 до 9 месеца». NON VERIFICATO: il caseload annuale della Camera, che non pubblica serie storiche, e il numero di corti arbitrali attive prima del 2017, che consentirebbe di quantificare esattamente la contrazione. Per i termini di paragone lettone e slovacco, cfr. i dossier Paesi baltici e Slovacchia e Slovenia.
[50] Art. 24 del Наказателно-процесуален кодекс. NON VERIFICATO: l'esistenza di una mediazione penale organizzata o di programmi di giustizia riparativa in Bulgaria. È stata individuata un'Асоциация за възстановително правосъдие e un suo studio, Проблемна карта на възстановителното правосъдие в България, il cui documento non è stato accessibile; non è stato possibile leggere il testo letterale dell'art. 24 НПК, perché i portali normativi nazionali sono risultati inaccessibili.
[51] NON VERIFICATO: l'esistenza di canali autonomi e strutturati di mediazione familiare, scolastica e del lavoro in Bulgaria, e il ruolo di mediazione dell'Омбудсман, che nei miei volumi descrivevo in dettaglio. Va registrato che il codice del lavoro è stato modificato dalla legge del 2023 per consentire la revoca consensuale del licenziamento in sede di mediazione.
[52] Art. 18 della Закон за медиацията, come riferito dal portale europeo e-Justice (aggiornamento al 28 maggio 2025): l'accordo raggiunto in mediazione ha «сила на съдебна спогодба» e richiede l'approvazione dei tribunali di quartiere; il comma 2, introdotto dalla riforma del 2023 e non toccato dalla sentenza costituzionale, estende l'approvazione agli accordi «които съдържат и допълнителни въпроси, по които страните са се споразумели». NON VERIFICATO: il testo letterale attuale dell'art. 234 ГПК, che nei volumi indicavo come base dell'omologazione.
[53] Zakon o mirenju, Narodne novine n. 18 del 9 febbraio 2011 (adottato in Sabor il 28 gennaio 2011, in vigore dal 17 febbraio 2011); Zakon o mirnom rješavanju sporova, Narodne novine n. 67 del 21 giugno 2023 (adottato il 7 giugno 2023, in vigore dal 29 giugno 2023), che all'art. 32 abroga la legge del 2011; Zakon o medijaciji, Narodne novine n. 27 del 18 marzo 2026 (adottato il 6 marzo 2026), che all'art. 41 dispone «Prestaje važiti Zakon o mirnom rješavanju sporova (»Narodne novine«, br. 67/23.)» e all'art. 42 «Ovaj Zakon stupa na snagu osmoga dana od dana objave u »Narodnim novinama«», dunque il 26 marzo 2026. Il testo del 2026 è stato letto direttamente sulla Narodne novine e sulla banca dati dei testi consolidati.
[54] Le pagine dei tribunali croati dedicate al mirenje e il Vodič kroz mirenje pubblicato sul portale della magistratura richiamano ancora la legge del 2011; la scheda croata del portale europeo e-Justice risulta aggiornata al 20 luglio 2016 ed è quindi obsoleta.
[55] Art. 27 dello Zakon o mirenju del 2011: «Ovaj Zakon stupa na snagu osmoga dana od dana objave u »Narodnim novinama«, osim odredbi članka 21. do 24. ovoga Zakona koje stupaju na snagu danom pristupanja Republike Hrvatske Europskoj uniji». Gli articoli differiti sono dunque il 21, il 22, il 23 e il 24, cioè le disposizioni sulle controversie transfrontaliere, e non gli articoli da 1 a 24 come riferito nei miei volumi.
[56] NON VERIFICATO: la fonte dottrinale croata dell'affermazione «venti-trenta per cento contro il novanta per cento degli Stati Uniti» riportata nei miei volumi; non è stata rintracciata. Sull'ordine di grandezza reale, cfr. le note 71 e 72.
[57] Konačni prijedlog zakona o mirnom rješavanju sporova, PZE 469 (2023) e Konačni prijedlog zakona o medijaciji, PZE 203 (26 febbraio 2026), depositati in Sabor: «broj sudaca i odvjetnika kao punomoćnika koji su aktivno uključeni u rješavanje sporova mirenjem je neznatan»; «nedostaje faktor povjerenja građana»; il sistema è «u određenoj mjeri disperziran». Nessuna delle due relazioni contiene tabelle statistiche.
[58] Zakon o medijaciji 2026, art. 6: «Osnivač Nacionalnog centra je Republika Hrvatska», con i diritti del fondatore esercitati dal Ministero competente per la giustizia; art. 10: «Svojstvo medijatora stječe se upisom u Registar», registro pubblico ed elettronico. Il Centro succede al Centar za mirno rješavanje sporova istituito dalla legge del 2023, con sede a Zagabria e succursali previste a Osijek, Rijeka e Spalato.
[59] Zakon o medijaciji 2026, art. 14 comma 1, testo verbatim dalla Narodne novine: «Prije pokretanja parničnog postupka koji proizlazi iz ostavinskog postupka i parničnog postupka radi naknade štete u sporovima male vrijednosti stranke su dužne pokušati riješiti spor medijacijom.»
[60] Ibidem, commi 2 e 3. Il comma 3 elenca le ipotesi in cui il dovere non sussiste: quando una norma speciale fissa un termine per la proposizione della domanda; «u kojima je stranka u sporu Republika Hrvatska»; quando per ragioni di violenza — «posebice kod rodno utemeljenog nasilja i nasilja u obitelji» — non è ragionevole attendersi un accordo; quando la parte che agisce non ha appreso la residenza dell'altra; quando il Centro nazionale non ha inviato la convocazione entro otto giorni; quando la parte non è stata regolarmente convocata.
[61] Art. 186.a del Zakon o parničnom postupku, zahtjev za mirno rješenje spora davanti al Državno odvjetništvo per chi intenda agire contro la Repubblica di Croazia. La norma non nasce nel 2013, come riferito nei miei volumi: entrò nel codice di rito con la novella del 2003 (NN 117/03) e fu poi ripetutamente rimaneggiata (NN 57/11, 148/11, 25/13); la data del 2013 corrisponde a una novella, non all'introduzione. NON VERIFICATO: il testo verbatim dell'art. 186.a vigente, perché la banca dati consultata tronca il testo del codice di rito prima di quell'articolo; e il numero annuo di richieste e il loro esito, che il Državno odvjetništvo non pubblica.
[62] Zakon o medijaciji 2026, art. 14 comma 4: il dovere si adempie se la parte «je pristupila informativnom sastanku o medijaciji» e la controparte ha rifiutato di presentarsi; se vi si è presentata e la controparte è mancata con giustificato motivo; se «je saslušala objašnjenje medijatora»; oppure se la mediazione si è conclusa senza esito. Il comma 9 attribuisce alla potvrda rilasciata dal Centro il valore di javna isprava.
[63] Ibidem, art. 16: l'incontro informativo rilevante ai fini dell'adempimento del dovere è condotto esclusivamente dal Centro nazionale, che convoca «u roku od osam dana od zaprimanja zahtjeva» con raccomandata con ricevuta di ritorno.
[64] Ibidem, art. 33 comma 3, testo verbatim dalla Narodne novine: «Stranka koja nije ispunila dužnost iz članka 14. stavka 1. ovoga Zakona gubi pravo zahtijevati naknadu troškova sudskog postupka bez obzira na ishod postupka.»
[65] NON VERIFICATO: l'esistenza di impugnazioni davanti all'Ustavni sud croato contro l'art. 33 comma 3 della legge del 2026, e più in generale di pronunce sul nuovo testo. La legge è in vigore da cinque mesi alla data di questo dossier e non risultano decisioni. Il raffronto con la decisione bulgara del 2024 e con l'art. 19 sloveno è una lettura mia e va presa come tale.
[66] Zakon o medijaciji 2026, art. 33 commi 1 e 2: «Ako se stranke nisu drukčije sporazumjele, svaka stranka snosi svoje troškove, a troškove medijacije i informativnog sastanka na jednake dijelove odnosno u skladu s posebnim zakonom ili pravilima institucija za medijaciju iz članka 9. ovoga Zakona»; «Troškovi informativnog sastanka o medijaciji i medijacije koja nije dovršena sklapanjem nagodbe ulaze u parnične troškove».
[67] Ibidem, art. 38: il ministro adotta i regolamenti entro trenta giorni dall'entrata in vigore; «Do donošenja pravilnika iz članka 14. stavka 10. i članka 26. stavka 5. ovoga Zakona stranke nisu dužne pokušati riješiti spor medijacijom.» L'art. 37 dispone che gli incontri informativi e le mediazioni avviati prima dell'entrata in vigore si concludano secondo la legge del 2023.
[68] NON VERIFICATO: l'adozione dei regolamenti previsti dall'art. 38. Risultano un Pravilnik o medijaciji, Narodne novine n. 53 del 2024, un Pravilnik o registru medijatora e un Pravilnik o institucijama za medijaciju, entrambi in Narodne novine n. 100 del 2023, ma sono tutti e tre anteriori alla legge del 2026 e adottati sulla base della legge del 2023. Finché non siano adottati i nuovi regolamenti, per espressa disposizione di legge il dovere di tentare la mediazione non è operativo. È il punto aperto più importante di questo dossier.
[69] Zakon o medijaciji 2026, artt. 11-12 (codice etico dei mediatori, consiglio etico, cancellazione dal registro come sanzione disciplinare), art. 39 (adozione del codice etico entro sei mesi) e art. 40 (adeguamento dell'atto costitutivo del Centro entro trenta giorni). L'art. 10 comma 3 richiede al mediatore, oltre alla formazione di base di almeno quaranta ore, una qualificazione di livello 7.1 del quadro croato delle qualifiche e l'assenza di procedimento penale per reato perseguibile d'ufficio; il comma 6 dispone che «Medijator je dužan redovito se stručno usavršavati», senza indicazione di cadenza.
[70] La legge del 2026 non contiene alcun articolo dedicato al sudsko mirenje; l'art. 19 dispone che «Medijacija se može provesti neovisno o tome vodi li se o predmetu spora sudski, arbitražni ili drugi postupak». NON VERIFICATO: il testo verbatim degli artt. 186.d e 186.e del codice di rito vigente, ricostruito su fonte secondaria autorevole; la banca dati consultata tronca il testo del codice prima dell'art. 186.
[71] Ministarstvo pravosuđa, uprave i digitalne transformacije, pagina «Mirno rješavanje sporova – medijacija»: «godišnje se u sudskom postupku mirenja riješi približno 177 predmeta»; «Trenutno ima 807 registriranih medijatora». La pagina non è datata e non indica l'anno di riferimento del dato né la fonte.
[72] Ministarstvo pravosuđa, uprave i digitalne transformacije, Statističko izvješće o rezultatima rada sudova, edizioni 2022, 2023, 2024 e 2025, lette direttamente sui documenti originali forniti da Carlo. Riga Mirenje, tribunali comunali e commerciali. Per il 2022: 343 / 333 / 183 / 97,08 % / 201 e 149 / 117 / 84 / 78,52 % / 262. Per il 2024: 483 / 430 / 240 / 89,03 % / 204 e 150 / 168 / 58 / 112,00 % / 126. Per il 2023: Tablica 19, «Pregled kretanja predmeta općinskih sudova po vrstama predmeta s indikatorima», riga Mirenje — 388 sopravvenuti, 384 definiti, 187 pendenti, tasso di ricambio 98,97 %, durata stimata 178 giorni; e Tablica 40, stessa voce per i tribunali commerciali — 191, 199, 76, 104,19 %, 139 giorni. Per il 2025: Tablica 17, riga Mirenje — 386, 396, 230, 102,59 %, 212 giorni; e Tablica 38 — 194, 185, 67, 95,36 %, 132 giorni. La definizione delle categorie contenuta in entrambi i rapporti conferma che il registro dei procedimenti di mediazione è ricompreso fra i «građanski predmeti» dei tribunali comunali e fra i «trgovački predmeti» di quelli commerciali. NON VERIFICATO: la serie anteriore al 2022, che i rapporti consultati non riportano per questa voce. Si avverta inoltre che il rapporto 2025 dichiara un cambio di quadro metodologico — esclusione di alcune categorie di procedimenti esecutivi e dei fascicoli delle camere di consiglio — che rende non direttamente confrontabili gli aggregati generali con quelli degli anni precedenti; la voce Mirenje non è fra quelle toccate dall'esclusione.
[73] NON VERIFICATO: l'origine del dato dei «circa 177 procedimenti l'anno» pubblicato dalla pagina istituzionale del Ministero. La pagina non è datata, non indica l'anno di riferimento e non cita la fonte. Le ipotesi possibili — che si riferisca a un solo tipo di tribunale, a un solo anno remoto, ai soli procedimenti conclusi con accordo, oppure a una rilevazione diversa da quella dei registri — non sono verificabili con le fonti disponibili. Quel che è verificato è che non coincide con i procedimenti iscritti al registro Mirenje dei tribunali croati, che sono 579 nel 2023 e 580 nel 2025.
[74] Centar za mirno rješavanje sporova / Nacionalni centar za medijaciju, Izvješće o provedenim medijacijama za 2024. e Izvješće o provedenim medijacijama za 2025., fogli elettronici pubblicati dal Centro in adempimento dell'obbligo di rendicontazione delle istituzioni accreditate. Ciascun rapporto riporta, per ogni istituzione, il numero di proposte ricevute, il modo in cui la parte è venuta a sapere della mediazione, il tipo di controversia e la pendenza di una causa, la presenza di difensori, la durata e il modo di conclusione, il numero di proposte accettate e il numero di nagodbe concluse. I totali dichiarati in calce ai due fogli (124 e 60 per il 2024; 106 e 36 per il 2025, con 337 proposte) coincidono con la somma delle righe, che ho ricalcolato. Avvertenza: i due rapporti censiscono la sola mediazione presso le istituzioni accreditate; non comprendono il sudsko mirenje, per il quale si veda la nota [77]. NON VERIFICATO: se il «Centar za mirno rješavanje sporova ''Medijator''» che figura fra le istituzioni censite coincida con il Centro nazionale che pubblica il rapporto, o sia un'istituzione accreditata distinta e omonima; le due denominazioni differiscono per la sola aggiunta fra virgolette. NON VERIFICATO anche il dato della colonna «difensori» dell'Hrvatska udruga za medijaciju, che in entrambi gli anni riporta il valore «0,619», verosimilmente una percentuale registrata in forma decimale.
[75] Statističko izvješće o rezultatima rada sudova za 2025. godinu, Tablica 12 «Pregled kretanja predmeta po vrsti predmeta s indikatorima», voce Građanski: 2021 — 258.653 sopravvenuti, 227.093 definiti, 243.489 pendenti, ricambio 87,80 %, durata 391 giorni; 2022 — 191.643 / 232.556 / 201.047 / 121,35 % / 316; 2023 — 186.481 / 192.616 / 197.552 / 103,29 % / 374; 2024 — 191.299 / 202.536 / 186.967 / 105,87 % / 337; 2025 — 193.844 / 197.726 / 183.835 / 102,00 % / 339. Precisazione rispetto alla prima stesura di questo dossier: la voce Građanski non designa le sole cause contenziose, ma l'insieme dei procedimenti civili — contenziosi, non contenziosi, successori, di assistenza giudiziaria e di mediazione — dei tribunali comunali, di quelli di contea e della Corte suprema; il dato del 2021 che avevo riferito come «cause civili contenziose» va inteso in questo senso più largo. Le sole cause contenziose di primo grado sono, nel 2025, 90.865 davanti ai tribunali comunali (definite 93.329, pendenti 130.025, durata stimata 509 giorni) e 8.942 davanti a quelli commerciali (definite 9.716, pendenti 9.371, durata 352 giorni); nel 2023 erano 89.831 (durata 566) e 9.324 (durata 494).
[76] Centar za mirno rješavanje sporova, Savska cesta 62, Zagabria, Oglašavanje tijela državne uprave, javnih ustanova kojima je osnivač Republika Hrvatska i pravnih osoba u vlasništvu ili pretežnom vlasništvu Republike Hrvatske, rendiconti per il periodo 1° gennaio – 31 dicembre 2024 e 1° gennaio – 31 dicembre 2025, resi in adempimento dell'obbligo di pubblicità della spesa pubblicitaria degli enti pubblici. 2024: stanziati 14.000,00 euro, spesi 13.648,74 — Antena Zagreb 3.289,68; Top Radio 2.605,68; Radio Dalmacija 2.337,21; Hrvatski radio Rijeka 1.932,34; Ultra Split 1.010,69; Radio Trsat 932,48; Slavonski radio 812,16; Radio Slavonija 728,50. 2025: stanziati 20.000,00 euro, spesi 19.997,61 — Antena Zagreb 5.085,60; Radio Dalmacija 3.359,75; Top Radio 3.632,16; Hrvatski radio Rijeka 2.777,74; Ultra Split 1.452,86; Radio Trsat 1.311,30; Slavonski radio 1.297,20; Radio Slavonija 1.081,00. I due rendiconti riguardano la sola pubblicità presso emittenti radiotelevisive locali e regionali e fornitori di pubblicazioni elettroniche: NON VERIFICATO se il Centro abbia sostenuto nello stesso periodo altre spese di promozione non soggette a quest'obbligo di rendicontazione.
[77] Vrhovni sud Republike Hrvatske, Izvješće predsjednika Vrhovnog suda RH o stanju sudbene vlasti za 2025., depositato in Sabor ai sensi dell'art. 45 della legge sui tribunali: 1.144.248 sopravvenute (meno 11,02 per cento sul 2024), 1.152.145 definite, 400.023 pendenti al 31 dicembre 2025, tasso di ricambio 100,69 per cento, durata media 127 giorni (124 nel 2024), 1.674 giudici (quattordici in più del 2024); tribunali commerciali con durata media di 56 giorni; «svi sudovi su tijekom 2025. riješili više predmeta nego što su zaprimili».
[78] Ibidem: sezione dedicata ai procedimenti pendenti da oltre dieci anni; 1.913 accertamenti di violazione del termine ragionevole, con indennizzi per 572.802 euro; 39 controlli ispettivi. Il Nacionalni plan razvoja pravosudnog sustava 2022.-2027. riporta come dato di partenza una durata media delle cause civili di 826 giorni nel 2020, misura evidentemente diversa da quella della Corte suprema e verosimilmente comprensiva dei gradi di impugnazione. NON VERIFICATO: il dato civile disaggregato per gli anni 2022-2025; i rapporti ministeriali per quegli anni sono pubblicati in formati non leggibili con gli strumenti impiegati.
[79] Pagina «Mirno rješavanje sporova – medijacija» del Ministarstvo pravosuđa, uprave i digitalne transformacije, consultata il 20 agosto 2026; si veda la nota [73].
[80] Dichiarazioni di Mirela Fučkar, direttrice dell'Ufficio per la giustizia civile del Ministero, del 13 novembre 2025: circa mille mediatori registrati e cinquecento persone formate in un progetto ministeriale con partner norvegesi. NON VERIFICATO: il numero esatto e attuale, stante la discordanza fra le due fonti ufficiali, e il totale degli avvocati mediatori iscritti al Centro di mediazione dell'Ordine croato, che pubblica l'elenco nominativo per ordini territoriali ma non il totale (il solo gruppo di Zagabria supera i settanta nominativi). NON VERIFICATO anche il numero complessivo delle istituzioni di mediazione accreditate, di cui è disponibile l'elenco nominativo ma non il conteggio aggregato.
[81] Obiteljski zakon, Narodne novine n. 75 del 2014, in vigore dal 1° settembre 2014; Ustavni sud RH, rješenje U-I-3101/2014, U-I-3173/2014, U-I-3264/2014 e altri, del 12 gennaio 2015, Narodne novine n. 5 del 16 gennaio 2015, che avvia il giudizio di costituzionalità, sospende in via cautelare l'applicazione di tutti gli atti e le attività fondati sulla nuova legge e dispone che si applichi l'Obiteljski zakon del 2003; Obiteljski zakon, Narodne novine n. 103 del 2015, in vigore dal 1° novembre 2015; Ustavni sud RH, rješenje del 15 marzo 2016, Narodne novine n. 28 del 2016: «Obustavlja se postupak za ocjenu suglasnosti s Ustavom Obiteljskog zakona (»Narodne novine« broj 75/14.)», con la precisazione che la misura cautelare «je prestala važiti 1. studenoga 2015., danom stupanja na snagu» della nuova legge.
[82] Obiteljski zakon vigente (Narodne novine nn. 103/15, 98/19, 47/20, 49/23, 156/23; testo consolidato in vigore dal 31 dicembre 2023), art. 54 comma 1 (obbligo di savjetovanje prima del divorzio con figlio minore comune), art. 54 comma 3 («dužni su pristupiti prvom sastanku obiteljske medijacije, osim u slučajevima iz članka 332.»), artt. 321-328 (disciplina del savjetovanje), art. 332 (eccezioni: violenza domestica, incapacità, irreperibilità), artt. 106-107 (plan o zajedničkoj roditeljskoj skrbi: residenza del minore, tempo trascorso con ciascun genitore, scambio di informazioni per le decisioni, misura del mantenimento, modalità di soluzione delle questioni future; approvazione del giudice in procedimento non contenzioso).
[83] Dal 1° gennaio 2023 i centri za socijalnu skrb sono confluiti nell'Hrvatski zavod za socijalni rad. Pravilnik o sadržaju i načinu vođenja Registra obiteljskih medijatora, uvjetima stručne osposobljenosti obiteljskih medijatora, prostornim uvjetima i načinu provođenja obiteljske medijacije, Narodne novine n. 29 del 2021, modificato da Narodne novine n. 146 del 2025, art. 7 (requisiti: master di specializzazione oppure laurea in giurisprudenza, servizio sociale, psicologia o pedagogia con due anni di esperienza, più 140 ore di formazione — 80 di competenze generali e 60 specifiche —, 40 ore di pratica supervisionata e 20 ore di supervisione), art. 8 (spazio adeguato, senza metratura prescritta; ammessa la mediazione a distanza), art. 10 (incontri fino a 120 minuti; da due a cinque sedute, eccezionalmente fino a otto; intervalli di due o tre settimane; ammessa la co-mediazione). NON VERIFICATO: il numero attuale dei mediatori familiari iscritti al registro.
[84] A. Čulo Margaletić, Obvezno savjetovanje i obiteljska medijacija de lege lata i de lege ferenda, in Godišnjak Akademije pravnih znanosti Hrvatske, XII, 1/2021, su dati del Godišnje statističko izvješće ministeriale: nel 2019 accordo sul plan o zajedničkoj roditeljskoj skrbi in 4.582 casi, di cui 4.181 all'esito del solo obvezno savjetovanje e 401 all'esito della obiteljska medijacija. La stessa dottrina segnala che fra i mediatori familiari registrati una sola persona è di formazione giuridica.
[85] Godišnje statističko izvješće o primijenjenim pravima socijalne skrbi u 2022., tabella IX A «Socijalne usluge»: savjetovanje, 13.041 utenti e 12.332 prestazioni; obiteljska medijacija, 622 utenti e 1.201 prestazioni, di cui 540 erogate dai centri. Avvertenza metodologica: queste voci registrano servizi sociali e non coincidono necessariamente con i procedimenti previsti dalla legge di famiglia; vanno usate come ordine di grandezza. NON VERIFICATO: i dati per il 2023, il 2024 e il 2025, pubblicati in formati non leggibili con gli strumenti impiegati.
[86] Ministarstvo rada, mirovinskoga sustava, obitelji i socijalne politike, Godišnje statističko izvješće o primijenjenim pravima socijalne skrbi, edizioni 2023, 2024 e 2025, foglio «Prava i usluge», sezione II «Socijalne usluge», voce 7. Le colonne sono: numero di utenti (donne / totale) e numero di prestazioni nell'anno. 2023: 12 / 24 / 22; 2024: 6 / 11 / 11; 2025: la voce riporta il solo numero di prestazioni, 40. Nelle edizioni 2023 e 2024 la denominazione è per esteso «Obiteljska medijacija (broj izdanih uputnica od strane Hrvatskog zavoda za socijalni rad)»; nell'edizione 2025 la parentesi è caduta, ma l'ordine di grandezza è lo stesso e se ne deduce che la base non sia cambiata — NON VERIFICATO su questo punto. Il dato del 2022 citato più sopra (622 utenti, 1.201 prestazioni) proviene dall'edizione precedente, tabella IX A, ed è rilevato su base diversa: i due numeri non sono confrontabili.
[87] Verificato foglio per foglio sulle tre edizioni 2023, 2024 e 2025 del Godišnje statističko izvješće: non compare alcuna occorrenza di «obvezno savjetovanje» né del «plan o zajedničkoj roditeljskoj skrbi», in nessuna tabella, compreso il foglio «OBZ» dedicato alla protezione giuridica della famiglia. Le sole voci di «savjetovanje» superstiti sono il servizio sociale generico (700 prestazioni nel 2025), il «psihosocijalno savjetovanje» (1.373) e il «savjetovanje Hrvatskog zavoda za socijalni rad» nell'ambito della violenza domestica (8.586). NON VERIFICATO: se il dato sia rilevato altrove e non pubblicato, oppure se non sia più rilevato affatto; e i piani di responsabilità genitoriale condivisa per le annate 2020-2025, di cui la dottrina dà conto solo fino al 2019.
[88] Cfr. il dossier Slovacchia e Slovenia, § 18: Centro di assistenza sociale di Lubiana, 2024, 1.547 consulenze preliminari e ventidue mediazioni, nessuna delle quali con mediatore esterno.
[89] Zakon o arbitraži, Narodne novine n. 88 del 2001. NON VERIFICATO: l'assenza di novelle è affermata sulla base dell'intestazione del testo consolidato, che riporta il solo riferimento «NN 88/01», e non su una ricerca esaustiva degli atti modificativi.
[90] Zakon o arbitraži, art. 3 (arbitrato interno «za rješavanje sporova o pravima kojima mogu slobodno raspolagati») e art. 6 comma 6: «Ako je spor nastao ili bi mogao nastati iz potrošačkog ugovora… ugovor o arbitraži mora biti napisan u posebnoj ispravi» sottoscritta da entrambe le parti, che non può contenere disposizioni diverse da quelle relative al procedimento arbitrale, salvo che sia redatta da notaio.
[91] Hrvatska gospodarska komora, pagina dello Stalno arbitražno sudište: «Prva institucionalna arbitraža pri Komori u Zagrebu osnovana je još 1853. godine»; sospensione nel 1945 e «ponovno ustanovljena 1965. godine»; competenza estesa alle controversie internazionali dopo il 1991; l'istituzione si definisce «najstarija i najveća arbitražna institucija u Republici Hrvatskoj». NON VERIFICATO: i numeri di 105 arbitri interni e 51 internazionali riportati nei miei volumi; la Lista arbitara è pubblicata in Narodne novine n. 4 del 2019 e non è stata consultata.
[92] Pravilnik o arbitraži pri Stalnom arbitražnom sudištu HGK — Zagrebačka pravila —, Narodne novine nn. 129/2015 e 50/2017, in vigore dal 19 novembre 2015; art. 14 (arbitro unico fino a 200.000,00 euro in mancanza di accordo, collegio di tre oltre); artt. 62-71 (procedimento accelerato per le controversie senza carattere internazionale fino a 100.000,00 euro, arbitro unico obbligatorio, risposta in quindici giorni, lodo entro quindici giorni dal verificarsi delle condizioni).
[93] Ibidem, art. 35 comma 3 (prima udienza entro sessanta giorni dalla costituzione), art. 35 comma 4 («Arbitražni sud dužan je dovršiti arbitražni postupak u roku od godine dana od dana konstituiranja arbitražnog suda», prorogabile dal Presidente), art. 52 comma 1 (lodo entro sessanta giorni dalla chiusura dell'udienza principale, prorogabili di trenta). NON VERIFICATO: il caseload annuale, le durate medie effettive e il differenziale tariffario fra arbitrato interno e internazionale, non pubblicati; le tariffe sono rinviate dagli artt. 58-60 a decisione dell'organo amministrativo della Camera.
[94] Arbitražno sudište Pravdonoša, con sede a Zara, presso la rivista Pravdonoša za pravnu kulturu, teoriju i praksu; regolamento arbitrale in vigore dal 1° aprile 2011, integrato da regole aggiuntive sul sistema di giudizio elettronico. NON VERIFICATO: il numero degli arbitri (53 secondo i miei volumi), la data di inizio dell'attività (2005 secondo i miei volumi) e le tariffe, non pubblicati.
[95] Zakon o alternativnom rješavanju potrošačkih sporova, Narodne novine nn. 121/2016 e 32/2019, testo vigente dal 1° aprile 2019, di recepimento della direttiva 2013/11/UE e di attuazione del regolamento (UE) n. 524/2013; art. 1 (ambito), art. 17 (gratuità o costi accessibili; novanta giorni prorogabili di altri novanta), art. 19 (la soluzione «može biti obvezujuće za stranke samo ako su one unaprijed informirane» e l'abbiano espressamente accettata), artt. 26-27 (designazione ministeriale e notifica alla Commissione).
[96] Centar za mirenje pri HGK, designato con decisione ministeriale dell'11 maggio 2017, competente per le controversie interne e transfrontaliere in dieci settori, con durata media dichiarata di due mesi e termine di un anno dal reclamo scritto; Sud časti pri Hrvatskoj obrtničkoj komori, base normativa nel Poslovnik pubblicato in Narodne novine n. 22 del 2017, procedimento gratuito, decisioni vincolanti per l'artigiano riconosciuto responsabile, verbali di conciliazione che valgono titolo esecutivo, durata media dichiarata di 88 giorni e tasso di conciliazione del 45 per cento su venti camere territoriali e centoquindici associazioni. NON VERIFICATO: l'elenco completo e aggiornato degli organismi ADR notificati dalla Croazia, perché la pagina dedicata del portale nazionale dei consumatori restituisce errore; e il caseload del Sud časti della Camera dell'artigianato, che non figura fra le istituzioni censite negli Izvješća del Centro. I volumi del Centro di mediazione della Camera dell'economia sono invece ora noti: si veda la nota successiva.
[97] Centar za mirno rješavanje sporova, Izvješće o provedenim medijacijama za 2024. e za 2025., riga «Hrvatska gospodarska komora»: 23 proposte, 5 accettate, 0 nagodbe nel 2024; 28, 7 e 0 nel 2025. Il rapporto 2024 annota inoltre, alla colonna sulla durata e sul modo di conclusione, «10 potrošača odustalo od medijacije», e alla colonna sul tipo di controversia «ni za jedan spor nije u tijeku sudski postupak». Il rapporto 2025 disaggrega le ventotto proposte in ventidue controversie di consumo e otto commerciali, con causa pendente in due casi. Cfr. la nota [74].
[98] La piattaforma europea ODR ha cessato di operare il 20 luglio 2025. Sulla direttiva di revisione della 2013/11/UE, il termine di recepimento è di ventisei mesi e l'applicazione a trentadue: il recepimento croato non è dunque ancora dovuto. NON VERIFICATO: i riferimenti esatti degli atti dell'Unione, per la ragione indicata alla nota 43.
[99] Zakon o radu, Narodne novine nn. 93/14, 127/17, 98/19, 151/22, 46/23 e 64/23, testo vigente dal 14 giugno 2023, art. 205: mirenje obbligatorio prima dello sciopero, salvo lo sciopero di solidarietà; il conciliatore è scelto dalle parti sulla lista determinata dal Gospodarsko-socijalno vijeće, pubblicata in Narodne novine n. 116 del 2016, o designato di comune accordo fuori lista; il procedimento si conclude entro cinque giorni dalla comunicazione della controversia, salvo diverso accordo; disciplina di dettaglio nel Pravilnik o načinu izbora miritelja i provođenju postupka mirenja u kolektivnim radnim sporovima, Narodne novine n. 130 del 2015; per i primi cinque incontri costi e compenso del conciliatore sono a carico del Ministero. NON VERIFICATO: l'importo di 250 euro netti per riunione riportato nei miei volumi.
[100] Zakon o sudovima za mladež, Narodne novine nn. 84/11, 143/12, 148/13, 56/15 e 126/19: l'izvansudska nagodba è configurata come obbligo speciale dall'art. 72 comma 1 lettera c). Si applica a minori e giovani adulti ed è l'unica misura speciale applicata soltanto nella fase preprocessuale, davanti al procuratore per i minorenni. La gestiscono servizi specializzati presso ciascun ufficio territoriale dell'Hrvatski zavod za socijalni rad; l'associazione storicamente attiva è la Udruga za izvansudsku nagodbu i posredovanje u kaznenom postupku (UISN). NON VERIFICATO: i numeri annuali recenti, non pubblicati dai canali istituzionali consultati.
[101] Narodne novine n. 69 del 27 giugno 2012, tre decisioni del Governo tutte del 20 giugno 2012: Odluka o mjerama za poticanje alternativnog i izvansudskog rješavanja sporova u građanskopravnim predmetima u kojima je jedna od stranaka u sporu Republika Hrvatska; Odluka o preporukama… u kojima je jedna od stranaka trgovačko društvo u vlasništvu ili pretežitom vlasništvu Republike Hrvatske odnosno pravna osoba s javnim ovlastima; Odluka o osnivanju Povjerenstva za poticanje alternativnog i izvansudskog rješavanja sporova. La prima, al punto II, dispone che «u sporovima koji proizlaze iz ugovora u kojem je Republika Hrvatska jedna od ugovornih strana, nastojat će se, u što kraćem roku, postići rješenje spora mirnim putem, izvan suda…»; il punto III impone l'inserimento della clausola arbitrale nei contratti; il punto VI classifica i procedimenti fino a 5.000,00 kune, da 5.000,00 a 1.000.000,00 e oltre 1.000.000,00; il punto VII raccomanda al Državno odvjetništvo la composizione bonaria delle controversie fino a 5.000,00 kune. La terza istituisce una commissione di tre membri competente per le liti oltre il milione di kune. La Croazia è nell'euro dal 1° gennaio 2023, al tasso fisso di 1 euro = 7,53450 kune: 5.000,00 kune sono 663,61 euro e 1.000.000,00 kune sono 132.722,74 euro.
[102] NON VERIFICATO: la vigenza attuale delle tre decisioni del 2012 e i loro risultati. Non risulta alcun atto abrogativo, ma non è stato possibile accertarne positivamente la vigenza né trovare un rendiconto pubblicato.
[103] Nacionalni plan razvoja pravosudnog sustava za razdoblje 2022.-2027., adottato con decisione del Governo pubblicata in Narodne novine n. 38 del 2022, insieme all'Akcijski plan 2022.-2024.; è seguita una consultazione pubblica sull'Akcijski plan 2025.-2027. I cinque obiettivi specifici sono l'efficienza dei procedimenti, la trasparenza e la qualità delle decisioni, le risorse umane, le infrastrutture e l'informatizzazione, il sistema penitenziario e di probation. L'ADR non figura fra essi e il piano non fissa alcun obiettivo quantitativo in materia.
Nota
Con questo dossier la serie copre ventisei dei ventisette Stati membri dell'Unione europea: resta soltanto l'Italia. Si affianca in particolare ai dossier su Slovacchia e Slovenia, su Ungheria e Repubblica Ceca e sui paesi baltici, con cui completa il quadro dell'Europa centro-orientale insieme a Polonia e Romania.
Riprende e sostituisce i contributi seguenti:
- La mediazione in pillole: Bulgaria — 11 gennaio 2012
- L'arbitrato in pillole: la Bulgaria — 29 giugno 2014
- L'arbitrato in pillole: la Croazia — 17 luglio 2014
- Da settembre 2014 arriva in Croazia la nuova mediazione familiare obbligatoria — 20 luglio 2014 (rettificato: quella legge fu sospesa dalla Corte costituzionale croata il 12 gennaio 2015 e sostituita nel novembre dello stesso anno; si veda il § 22)
- Il mediatore ed il formatore di mediatori in Croazia — 23 luglio 2014
- Cenni introduttivi sui sistemi alternativi di composizione del conflitto in Croazia — 25 luglio 2014
- La mediazione familiare: Bulgaria — 18 gennaio 2018
- Le proposte del CSM bulgaro in tema di mediazione alla nuova legge — 27 ottobre 2022
Restano validi e complementari, per il dettaglio normativo, i quadri di legislazione della mediazione in Bulgaria e in Croazia, quelli dell'arbitrato in Bulgaria e in Croazia, le schede sul recepimento della direttiva ADR in Bulgaria e in Croazia, la legislazione storica bulgara, le pagine sui progetti di legge in itinere in Bulgaria e in Croazia e le schede dei numeri europei per la Bulgaria e per la Croazia.