Sistemi di composizione dei conflitti in Slovacchia e Slovenia (2026)

1. Perché questi due paesi insieme. 2. Due giudizi lontanissimi e un uso ugualmente basso. 3. Slovacchia: una legge del 2004, otto anni prima di quella ceca. 4. Il registro affollato e il dieci per cento. 5. Il numero che non esiste. 6. «Odporučí», non «nariadi». 7. Il novanta per cento che non serve a niente. 8. L'arbitrato del consumo, e una rettifica ai miei volumi. 9. Che cosa è successo alle vecchie corti arbitrali. 10. Sei accordi in un anno. 11. La mediazione penale, l'unica che si conta. 12. Le cinque spiegazioni slovacche. 13. Slovenia: il pilota di Lubiana del 2001 e l'uomo che lo portò in Parlamento. 14. Lo ZARSS: l'obbligo che grava sul tribunale. 15. Chi paga davvero. 16. L'articolo 19, la sanzione più severa d'Europa. 17. La Bella Addormentata. 18. Millecinquecento colloqui, ventidue mediazioni. 19. Settantaquattro giorni in cassazione, e perché. 20. Il professionista che non si presenta. 21. L'arbitrato sloveno, e una seconda rettifica. 22. La giustizia riparativa penale. 23. Il premio senza la leva, la leva che nessuno tira. 24. La V slovena non misura l'ADR. 25. Che cosa può leggere l'Italia.

1. Perché questi due paesi insieme

Slovacchia e Slovenia sono due Stati nati nello stesso torno d'anni dalla dissoluzione di federazioni più grandi, entrati nell'Unione lo stesso giorno del 2004 e nell'euro a pochi anni di distanza. Hanno cinque milioni e due milioni di abitanti, una tradizione giuridica continentale di matrice austriaca e, sulla carta, due sistemi di composizione amichevole costruiti con cura.

Li metto insieme perché portano, ciascuno a modo proprio, la stessa lezione, e la portano da direzioni opposte. Un sistema di ADR ha bisogno di due cose distinte: un premio, cioè una ragione economica per cui alle parti conviene comporre; e una leva, cioè un momento processuale in cui qualcuno — di regola il giudice — mette le parti davanti a quella possibilità in modo che non possano ignorarla.

La Slovacchia ha il premio e non ha la leva: restituisce il novanta per cento della tassa di causa a chi si concilia prima della prima udienza, ed è fra le restituzioni più generose d'Europa, ma il suo giudice può soltanto raccomandare la mediazione, e il Ministero stesso ammette che l'ordinamento non gli consente di più. La Slovenia ha la leva e non la tira: ha una norma per cui chi rifiuta la mediazione in modo manifestamente irragionevole paga tutte le spese dell'altra parte a prescindere dall'esito della causa — probabilmente la sanzione più severa dell'Unione — e i suoi tribunali offrono la mediazione in meno della metà delle cause, violando l'obbligo che la loro stessa legge impone loro.

Una premessa metodologica, e in questo dossier pesa. Per la Slovacchia molte fonti primarie sono state raggiungibili solo attraverso banche dati private, perché i portali ministeriali sono risultati inaccessibili; e soprattutto non esiste una statistica pubblica delle mediazioni civili, il che è di per sé il dato più eloquente del paese. Per la Slovenia i documenti statistici del sistema giudiziario esistono e sono di ottima qualità, ma sono serviti da un canale che ne vieta il recupero automatico: molte serie sono perciò ricostruite da fonti dottrinali che le citano. Ogni punto rimasto aperto è marcato in nota, come sempre in questa serie.

2. Due giudizi lontanissimi e un uso ugualmente basso

Nel sotto-fattore 7.7 del Rule of Law Index, che misura come i giuristi e i cittadini di un paese giudichino l'accessibilità, l'imparzialità e l'efficacia dei meccanismi alternativi, la Slovenia sta a 0,819 nel 2025: il quarto valore più alto di tutta l'area Unione europea, EFTA e Nord America, dietro soltanto a Norvegia, Danimarca ed Estonia, e davanti a Repubblica ceca, Germania, Irlanda e Spagna. La Slovacchia sta a 0,672, fra i più bassi dell'area, e la sua serie è piatta: 0,672 nel 2021, 0,648 nel 2022, 0,641 nel 2023, 0,670 nel 2024, 0,672 nel 2025[1].

Sono centoquarantasette millesimi di distanza fra due paesi con la stessa taglia, la stessa storia recente e la stessa famiglia giuridica. Ed è una distanza che, come si vedrà, non corrisponde a una differenza altrettanto grande nell'uso effettivo della mediazione, che in entrambi i paesi è basso.

Nella figura 27 del Quadro di valutazione UE della giustizia 2026, che conta invece gli strumenti di promozione predisposti dallo Stato, la Slovenia è diciassettesima su ventisei e la Slovacchia ventitreesima, quartultima[2]. Anche qui c'è un movimento da segnalare: nel Quadro 2024 la Slovenia era decima, e il suo Ministero della giustizia aveva accolto il piazzamento come una buona notizia. Sette posizioni perse in due anni, senza che nel frattempo sia cambiata una virgola della legge slovena sull'ADR[3].

Quanto alla durata dei processi, i due profili sono opposti e vanno tenuti presenti perché condizionano tutto. Nel 2024 la Slovacchia chiude una causa civile contenziosa in 151 giorni in primo grado e 193 in appello. La Slovenia in 355 giorni in primo grado — fra i valori più alti dell'Unione — ma in 108 in appello e 74 in cassazione, che è il valore più basso di tutta l'Unione europea[4]. Al paragrafo 19 si vedrà che cosa significhi davvero quel settantaquattro.

3. Slovacchia: una legge del 2004, otto anni prima di quella ceca

La zákon č. 420/2004 Z. z. o mediácii è del 2004. Vale la pena fermarsi su questa data: la Slovacchia si è data una legge organica sulla mediazione otto anni prima della Repubblica ceca, con cui aveva condiviso lo stesso ordinamento fino al 1993. Oggi la Repubblica ceca sta a 0,805 nel giudizio dei propri giuristi e la Slovacchia a 0,672. Il primato cronologico non ha prodotto nulla[5].

La legge è tuttora in vigore, nella versione consolidata efficace dal 1° luglio 2024. Le novelle sono sette, ma una sola conta: la zákon č. 390/2015 Z. z., efficace dal 1° gennaio 2016, che la relazione illustrativa dichiara attuativa in parte della direttiva 2013/11/UE e che interviene su definizione di controversia di consumo, obblighi di pubblicità e trasparenza, compenso del mediatore e soprattutto requisiti di formazione ed esame. L'ultima modifica sostanziale è dunque di dieci anni fa; quelle successive sono tecniche[6].

Due tratti tecnici vanno segnalati subito, perché torneranno.

Il primo riguarda la prescrizione. In Slovacchia non c'è sospensione automatica legata all'avvio della mediazione: l'effetto si produce solo per il tramite di un adempimento formale, la registrazione dell'accordo di avvio nel registro notarile centrale degli atti. Il § 14, secondo e terzo comma, dispone che l'iscrizione e il deposito dell'accordo abbiano, ai fini della prescrizione, «rovnaké právne účinky ako uplatnenie práva na súde», gli stessi effetti dell'esercizio del diritto in giudizio[7].

Il secondo riguarda l'esecutività. L'accordo di mediazione slovacco è vincolante fra le parti ma non è di per sé titolo esecutivo: lo diventa solo se redatto in forma di atto notarile oppure se omologato come zmier davanti al giudice o a un organo arbitrale (§ 15)[8].

Si tenga a mente il combinato disposto: chi ha appena evitato il tribunale, per avere qualcosa di azionabile deve tornarci o pagare un notaio; e per fermare la prescrizione deve passare per un registro notarile prima ancora di cominciare.

4. Il registro affollato e il dieci per cento

Il Ministero della giustizia slovacco tiene tre registri: dei mediatori, dei centri di mediazione e degli enti di formazione. Per iscriversi come mediatore servono la piena capacità di agire, un titolo universitario di secondo livello — in qualunque disciplina —, l'onorabilità, un certificato di duecento ore di formazione specialistica non anteriore a sei mesi e il superamento di un esame di Stato con parte teorica e caso pratico. Seguono obblighi di formazione continua, pubblicazione delle tariffe, assicurazione, e la vigilanza disciplinare del Ministero, tutti rafforzati dalla novella del 2015[9].

È un accesso serio. Il problema è che nulla obbliga a esercitare per restare iscritti. La serie disponibile dice: 1.306 mediatori abilitati fra il 2004 e il 2016; 1.837 nel 2018, di cui oltre mille in stato «attivo»; 878 iscritti nel 2022[10]. Ma il dato che conta è un altro, e viene dal Ministero stesso: fra gli ostacoli principali all'ADR slovacco esso indica il «veľký počet neaktívnych mediátorov», il gran numero di mediatori inattivi, e la stima corrente è che solo circa il dieci per cento degli iscritti eserciti davvero. Quando il Ministero dovette selezionare i mediatori per il proprio progetto pilota, i mediatori interessati rappresentavano circa il dieci per cento del registro, e ne furono contrattualizzati sedici[11].

Va evitato un luogo comune: ottocentosettantotto mediatori su cinque milioni e mezzo di abitanti non è un numero abnorme in assoluto. È abnorme rispetto a un volume di mediazioni civili che nessuno riesce a documentare. E qui si arriva al punto.

5. Il numero che non esiste

Non esiste una statistica pubblica del numero di mediazioni civili svolte in Slovacchia. Non è una lacuna di ricerca: è un fatto strutturale, ed è a mio avviso il dato più significativo di questo mezzo dossier[12].

Il registro ministeriale non pubblica dati di attività. Il centro analitico del Ministero non pubblica alcun indicatore sulla mediazione civile. La statistica giudiziaria ministeriale diffusa nel settembre 2025, che copre sopravvenienze, definizioni e durate per materia, non contiene alcuna voce «mediácia». Le uniche serie annuali pubbliche in materia di ADR riguardano il canale consumeristico e la mediazione penale[13].

La ragione è nella legge. Il § 14 impone al singolo mediatore di tenere una kniha mediácií, un registro delle proprie mediazioni; ma non è previsto alcun obbligo di rendicontazione aggregata al Ministero per la mediazione non consumeristica. Solo i mediatori e i centri che trattano controversie di consumo devono una relazione annuale, e questo per effetto della novella del 2015[14]. L'asimmetria è, di per sé, un indizio di come il legislatore abbia percepito l'istituto: misurabile quando serve all'Europa, invisibile per il resto.

Un solo indizio indiretto sull'ordine di grandezza, e viene dal dibattito ministeriale del 2021: la gran parte dei clienti arriva al mediatore «perché non vuole andare in giudizio», non su rinvio del giudice[15]. Cioè: il canale giudiziale, che è quello che nei sistemi funzionanti genera volume, in Slovacchia è sostanzialmente inerte. Vediamo perché.

6. «Odporučí», non «nariadi»

La Slovacchia ha un codice di rito civile nuovo: il Civilný sporový poriadok, zákon č. 160/2015 Z. z., in vigore dal 1° luglio 2016, che ha sostituito il vecchio codice del 1963. Fra i principi fondamentali, l'art. 7, secondo comma, stabilisce che «základnou povinnosťou súdu je viesť strany sporu k zmierlivému vyriešeniu sporu»: dovere fondamentale del giudice è condurre le parti a una soluzione conciliativa. È un obbligo di condotta, non una condizione di procedibilità[16].

L'unica sede in cui la mediazione compare operativamente è il predbežné prejednanie sporu, la trattazione preliminare introdotta dal codice del 2015 ai §§ 168-172. Al § 170 il giudice «sa vždy pokúsi o vyriešenie sporu zmierom» e, ove opportuno, «stranám odporučí, aby sa o zmier pokúsili mediáciou»[17].

Il verbo è odporučí, raccomanda. Non nariadi, ordina. Il giudice slovacco non può rinviare coattivamente le parti alla mediazione, non può ordinare un incontro informativo, e non esiste alcun obbligo di informativa preventiva a carico delle parti o dei difensori. Né esiste una sanzione sulle spese per il rifiuto irragionevole.

Non è una deduzione: è il Ministero della giustizia a dirlo. Nel dibattito sul progetto ministeriale in materia di ADR si osserva che il modello ceco del primo incontro obbligatorio con il mediatore, ordinabile dal giudice dopo l'avvio del giudizio, è un meccanismo che «l'ordinamento giuridico slovacco attualmente non consente»[18]. È esattamente il § 100 del codice di rito ceco di cui si è dato conto nel dossier su Ungheria e Repubblica Ceca — con la differenza che i cechi lo usano nello 0,46 per cento delle cause, e gli slovacchi non ce l'hanno affatto[19].

Quanto allo zmier, la transazione giudiziale dei §§ 148-150, le parti possono concluderla se la natura della controversia lo consente; il giudice ne decide l'omologazione e non l'approva se contraria a norme imperative; lo zmier omologato ha gli effetti di una sentenza passata in giudicato ed è titolo esecutivo, impugnabile con azione di annullamento entro un termine di decadenza[20].

7. Il novanta per cento che non serve a niente

E adesso il dato che rende il caso slovacco istruttivo per l'Italia più di qualunque altro.

Il § 11 della zákon č. 71/1992 Zb. o súdnych poplatkoch, la legge sulle tasse giudiziarie, dispone che se le parti concludono uno zmier prima della prima udienza viene restituito il novanta per cento di tutte le tasse versate; se lo zmier interviene dopo l'inizio della prima udienza, il cinquanta per cento[21].

È fra le restituzioni più generose d'Europa — il doppio del cinquanta per cento lettone, molto più dello sconto ungherese sull'imposta di causa. E c'è un dettaglio che la rende ancora più significativa: quel meccanismo deriva in parte dall'articolo II della legge sulla mediazione del 2004 stessa, che modificò la legge sulle tasse giudiziarie introducendo il rimborso graduato in caso di composizione[22].

Cioè: il legislatore slovacco, nel 2004, insieme alla legge sulla mediazione ha costruito l'incentivo economico. E non è servito a niente.

Questo mette in crisi la spiegazione più comoda del fallimento della mediazione, quella secondo cui le parti non mediano perché non conviene. In Slovacchia conviene moltissimo, da ventidue anni, e non mediano lo stesso. La ragione è che l'incentivo di prezzo non raggiunge mai la parte nel momento in cui la decisione viene presa, perché non c'è nessuno che glielo metta davanti in quel momento. Un premio senza una leva è un premio che nessuno ritira.

8. L'arbitrato del consumo, e una rettifica ai miei volumi

Quando nei volumi comparati mi occupai del recepimento slovacco della direttiva 2013/11/UE, scrissi che «la Slovacchia ha recepito la Direttiva 2013/11/UE con la legge 21 ottobre 2014 sull'arbitrato del consumo che modifica alcune leggi», in vigore dal 1° gennaio 2015, e aggiunsi: «Non c'è bisogno di sottolineare che il paese come strumento ha scelto l'arbitrato»[23].

La verifica condotta per questo dossier dice che quella lettura va rettificata, e in un punto va rovesciata. Lo scrivo con la stessa franchezza con cui l'ho scritto per la Lettonia, perché è il vantaggio di rileggere il proprio lavoro a dodici anni di distanza.

La data è esatta: il 21 ottobre 2014 è il giorno di approvazione della zákon č. 335/2014 Z. z. o spotrebiteľskom rozhodcovskom konaní, in vigore dal 1° gennaio 2015. Ma quella legge non è un atto di recepimento. Non contiene la príloha con l'elenco degli atti dell'Unione recepiti, che il diritto slovacco impone a ogni legge di trasposizione. Gli atti di recepimento della direttiva sono due, entrambi del 2015: la zákon č. 391/2015 Z. z., recepimento principale, con l'allegato che nomina espressamente la direttiva; e la zákon č. 390/2015 Z. z., recepimento parziale per via di novella alla legge sulla mediazione[24].

L'equivoco è comprensibile — la relazione illustrativa della 335/2014 menziona la direttiva e il regolamento 524/2013 nella clausola di compatibilità europea — ma resta un equivoco: la 335/2014 è una riforma interna dell'arbitrato di consumo, nata da un problema slovacco, non dall'obbligo di trasposizione.

E quel problema era esattamente quello lettone di cui ho scritto nel dossier baltico: corti arbitrali private usate come catena di montaggio del recupero crediti al consumo. La relazione illustrativa lo dichiara apertamente, parlando dello «stato poco lusinghiero» e del moltiplicarsi delle esperienze negative[25].

Ma qui viene il rovesciamento. La Slovacchia non ha scelto l'arbitrato: lo ha vietato. Contestualmente, la zákon č. 336/2014 Z. z., in vigore dallo stesso 1° gennaio 2015, ha inserito nel § 1, quarto comma, della legge sull'arbitrato ordinario la disposizione secondo cui «v rozhodcovskom konaní nemožno rozhodovať spory medzi obchodníkom a spotrebiteľom vyplývajúce zo spotrebiteľskej zmluvy»: le controversie fra professionista e consumatore derivanti da contratto di consumo non sono più arbitrabili nel regime ordinario[26].

L'arbitrato di consumo sopravvive solo in un canale separato, sottoposto a licenza ministeriale e costruito in senso spiccatamente protettivo: possono istituirlo solo associazioni di interesse di persone giuridiche o camere; la convenzione arbitrale deve essere «písomná, obsahovo aj formálne oddelená od spotrebiteľskej zmluvy», scritta e separata per contenuto e per forma dal contratto di consumo, con un avvertimento legale di non più di centoventicinque caratteri; gli arbitri devono avere laurea in giurisprudenza, cinque anni di pratica ed esame di idoneità, e il loro compenso non può essere collegato all'esito; il consumatore non paga per proporre la domanda e conserva comunque il diritto di andare in tribunale, mentre il professionista no; le clausole abusive sono rilevabili d'ufficio; sono vietate le misure cautelari e i procedimenti sommari contro il consumatore[27].

È l'esatto contrario di ciò che scrivevo: lo strumento prescelto per l'ADR consumeristico slovacco sono i sette organismi non arbitrali della legge 391/2015, e l'arbitrato è il canale residuale e disincentivato. Vale la pena aggiungere che parte della dottrina slovacca ritiene che il pendolo sia andato troppo in là: asimmetria probatoria, oneri economici tutti a carico del professionista, divieto di azioni di accertamento, al punto che «paradossalmente la parte debole del processo può diventare il fornitore»[28].

9. Che cosa è successo alle vecchie corti arbitrali

La stessa legge del 2014 ha riscritto anche l'arbitrato ordinario. La zákon č. 244/2002 Z. z. o rozhodcovskom konaní, come modificata dalla 336/2014 in vigore dal 1° gennaio 2015, ha cambiato il criterio di arbitrabilità: non più la natura patrimoniale della lite ma la transigibilità — è arbitrabile ciò su cui si può concludere un accordo di composizione. Le esclusioni sono i diritti reali su immobili, lo stato delle persone, le controversie connesse all'esecuzione forzata, le procedure concorsuali e, come si è visto, il consumo[29].

Soprattutto, la riforma ha riservato l'istituzione di corti arbitrali permanenti alle sole associazioni di interesse di persone giuridiche e ha imposto agli arbitrati istituzionali preesistenti di adeguarsi entro il 31 marzo 2015 o cessare l'attività. L'effetto è stato una decimazione, di cui restano tracce nei registri d'impresa sotto forma di corti arbitrali «v likvidácii»[30]. NON VERIFICATO il numero esatto delle corti scomparse, e NON VERIFICATO il numero delle corti arbitrali del consumo oggi autorizzate: l'unico riscontro diretto è il tribunale arbitrale di Bratislava, che si dichiara iscritto con numero di autorizzazione 007, dal che si ricava che le licenze rilasciate sono state almeno sette[31].

NON VERIFICATO anche il carico delle corti arbitrali slovacche: non esiste una statistica pubblica del contenzioso arbitrale, e la corte più visibile dichiara una durata media di circa otto settimane ma non pubblica dati di volume[32].

10. Sei accordi in un anno

Il sistema ADR consumeristico slovacco poggia sulla zákon č. 391/2015 Z. z., con le disposizioni sostanziali efficaci dal 1° febbraio 2016. Gli organismi autorizzati sono sette, invariati dal 2017: l'Ispettorato del commercio come organismo residuale, l'autorità di regolazione delle reti per energia, gas, acqua e calore, l'autorità per le comunicazioni elettroniche e i servizi postali, due associazioni di consumatori, l'ombudsman bancario dell'associazione bancaria e l'associazione degli assicuratori[33].

Il § 22, secondo comma, consente una tariffa che «nesmie presiahnuť päť eur vrátane dane z pridanej hodnoty», non superiore a cinque euro IVA compresa; in concreto quasi tutti gli organismi operano gratuitamente. L'esito è duale: o una dohoda, accordo fra le parti, vincolante; o un odôvodnené stanovisko, parere motivato emesso quando il professionista risulti aver violato i diritti del consumatore, non vincolante. Il termine è di novanta giorni, prorogabili di trenta[34].

I numeri dell'organismo principale sono questi. Istanze ricevute: 247 nel 2024, 410 nel 2025. Casi conclusi: 53 nel 2023, 158 nel 2024, 238 nel 2025. E gli accordi: 7 nel 2023, 17 nel 2024, 6 nel 2025. I rigetti passano da 63 a 101, le archiviazioni da 70 a 106; l'esito favorevole al consumatore si attesta attorno al trentanove per cento, con durata media di tre mesi[35]. L'autorità dell'energia, per parte sua, ha ricevuto quattro istanze nel 2024, e di quelle quattro una sola era proposta ai sensi della legge sull'ADR[36].

Vale la pena fermarsi. L'intero sistema ADR consumeristico slovacco produce fra i sei e i diciassette accordi l'anno presso il proprio organismo principale. E il 2025 mostra il peggior andamento possibile: più domande in entrata, meno definizioni nel merito, più rigetti. Il sistema riceve di più e risolve di meno.

11. La mediazione penale, l'unica che si conta

C'è un solo segmento dell'ADR slovacco che ha statistiche pubbliche solide e volumi non trascurabili, ed è quello penale. La zákon č. 550/2003 Z. z. o probačných a mediačných úradníkoch, in vigore dal 1° gennaio 2004, istituisce i funzionari di probation e mediazione, incardinati presso i tribunali distrettuali, che svolgono insieme la sorveglianza sulle misure alternative e la mediazione fra imputato e vittima[37].

I numeri cumulati per il periodo 2018-2025: circa 59.000 persone sottoposte a probation, 7.616 casi di mediazione con circa ventimila persone coinvolte, oltre sette milioni di euro di risarcimenti ottenuti per le vittime e oltre ottocentotrentamila euro confluiti nel fondo di sostegno alle vittime. Nel solo 2025: 747 casi rinviati a mediazione, 2.409 partecipanti, 1,19 milioni di euro di risarcimenti[38].

Il confronto è impietoso e va detto per esteso: la Slovacchia sa contare le mediazioni penali e non sa contare quelle civili. Ha ottocentosettantotto mediatori civili privati registrati che producono un numero ignoto di mediazioni, e un corpo di funzionari pubblici che ne produce settecentoquarantasette documentate.

Ed è anche l'unico cantiere aperto. Il 17 marzo 2026 il Governo ha approvato un disegno di legge di modifica della legge del 2003 che rafforza la giustizia riparativa e la tutela della vittima, sviluppa le pene alternative, estende la mediazione anche ai reati gravi e prevede trentacinque posti in più di funzionari di probation e mediazione. Il ministro della giustizia lo ha sintetizzato così: «la giustizia non finisce con il verdetto e la pena»[39]. NON VERIFICATA la data di efficacia: al momento di scrivere il disegno di legge risulta in iter parlamentare.

12. Le cinque spiegazioni slovacche

Perché la mediazione slovacca non ha attecchito, avendo una legge anteriore di otto anni a quella ceca e un incentivo economico fra i più generosi d'Europa? La spiegazione non può essere culturale in senso generico, perché la Repubblica ceca condivide la stessa identica cultura e sta tredici punti sopra. La dottrina e i documenti ministeriali slovacchi ne offrono cinque, e tre sono squisitamente tecniche.

La prima, e a mio giudizio la principale: manca il meccanismo di innesco processuale. È la differenza specifica con la Repubblica ceca, ed è il Ministero stesso a esplicitarla, come si è visto al § 6. Una raccomandazione senza sanzione, in un sistema in cui il rinvio in mediazione non incide né sulle spese né sul calendario, è un atto di cortesia processuale.

La seconda: il registro è un artefatto dal lato dell'offerta. L'abilitazione è relativamente economica da acquisire e non richiede alcuna attività minima per essere mantenuta. Ne risulta un registro che il Ministero descrive come afflitto da un gran numero di inattivi. Un albo affollato di soggetti che non esercitano non produce servizio: produce rumore, abbassa la qualità percepita, e questo a sua volta scoraggia i giudici dal raccomandare.

La terza: l'accordo non è titolo esecutivo, e l'effetto sulla prescrizione non è automatico. Sono i due passaggi notarili di cui si è detto al § 3. E qui c'è un dettaglio che merita di essere raccontato per intero, perché è una piccola tragedia legislativa. Nel novembre 2013 un gruppo di studiose dell'Università di Prešov pubblicò un comunicato con cinque proposte per far funzionare la mediazione slovacca: eliminare l'obbligo di registrazione presso il registro notarile centrale, portare la formazione da cento a duecento ore, introdurre la vigilanza ministeriale diretta, consentire ai tribunali di ordinare le sessioni informative con i mediatori, e ridurre le spese giudiziali per chi tenta la mediazione[40].

La novella del 2015 accolse le proposte sulla qualificazione e sulla vigilanza — cioè quelle che stringono l'offerta — e ignorò quella sull'innesco giudiziale, cioè l'unica che avrebbe mosso la domanda. Dieci anni dopo, il risultato è quello che si è visto.

La quarta: assenza di un quadro di cooperazione fra tribunali e mediatori, e ignoranza del pubblico — i due ostacoli che il dibattito ministeriale del giugno 2021 pone accanto agli altri, insieme all'insufficiente formazione continua[41].

La quinta: la frammentazione consumeristica. Le controversie di consumo, che altrove sono il serbatoio naturale dell'ADR di massa, in Slovacchia sono state estratte dalla mediazione generale e distribuite fra due regimi speciali, ciascuno dei quali tratta poche centinaia di casi l'anno. Alla mediazione della legge del 2004 è rimasto il contenzioso familiare, di vicinato e scolastico — dove peraltro la mediazione scolastica e fra pari registra l'unica crescita segnalata[42].

Il quadro quantitativo finale è questo. Nel 2024 i tribunali slovacchi hanno definito 38.611 cause civili, contenenti 63.777 controversie, con una durata media fino al passaggio in giudicato di 16,48 mesi[43]. Contro: 410 istanze consumeristiche all'ispettorato del commercio, quattro all'autorità dell'energia, 747 rinvii a mediazione penale, e un numero ignoto di mediazioni civili. L'intero apparato ADR slovacco documentabile tratta circa il tre per mille del volume che passa per i tribunali civili, e la parte che dovrebbe esserne il cuore non è nemmeno misurata.

13. Slovenia: il pilota di Lubiana del 2001 e l'uomo che lo portò in Parlamento

Nei volumi comparati avevo scritto della Slovenia una cosa che, riletta oggi alla luce del quarto posto mondiale nel giudizio dei giuristi, si è rivelata più esatta di quanto pensassi: «La Slovenia non possiede una gran varietà di strumenti alternativi di composizione dei conflitti, ma la legislazione e la pratica dell'ADR è davvero molto interessante, anche perché ricalca decisamente nelle sue linee essenziali modelli che vengono dagli Stati Uniti. Possiamo ben dire che è il paese del vecchio continente che è più sensibile alla tradizione anglosassone degli ADR»[44]. E annotavo che lo strumento «arriva nel Paese nel 2001, quando il tribunale di Lubiana decide di adottare un programma sperimentale di court annexed mediation»[45].

La data del 2001 è confermata su fonte giudiziaria slovena, e la ricostruzione si può completare con un nome. «Leta 2001 je Okrožno sodišče v Ljubljani pričelo izvajati mediacije, o katerih sicer že teče spor pred sodiščem. Idejni vodja tega poskusa je bil tedanji predsednik sodišča Aleš Zalar»: nel 2001 il tribunale regionale di Lubiana iniziò a svolgere mediazioni su cause già pendenti, e ideatore dell'esperimento fu l'allora presidente del tribunale, Aleš Zalar[46].

Il percorso di espansione andò prima alle cause civili ordinarie, poi a quelle familiari e commerciali. Nel 2009 il legislatore istituzionalizzò il modello presso tutti i tribunali. E il ministro della giustizia sotto il quale furono approvate sia la legge sulla mediazione civile e commerciale sia la legge sulla risoluzione alternativa delle controversie giudiziarie era Aleš Zalar, ministro dal 2008 al 2012[47]. La continuità fra il pilota di Lubiana e la legge quadro non è teorica: è la stessa persona. È una genealogia che in Europa non ha molti paralleli, e spiega perché il sistema sloveno sia disegnato bene.

I dati cumulativi del solo tribunale di Lubiana e degli uffici sottordinati, dal 2001 all'aprile 2022: 16.631 domande di mediazione, 8.554 risolte con accordo, cioè circa il cinquantuno per cento[48]. Un tasso di successo che, come si vedrà, la Slovenia ha mantenuto stabile per un quarto di secolo.

14. Lo ZARSS: l'obbligo che grava sul tribunale

Il cuore del sistema è lo ZARSS — Zakon o alternativnem reševanju sodnih sporov, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 97/2009 del 30 novembre 2009, in vigore dal 15 dicembre 2009 e applicabile dal 15 giugno 2010. Copre le controversie commerciali, di lavoro, familiari e civili in cui le parti possono disporre delle proprie pretese e transigere; sono escluse le controversie previdenziali e assistenziali[49].

La sua idea portante è quella che lo rende unico in Europa, e va enunciata con precisione perché è spesso riferita male. L'obbligo dello ZARSS non grava sulle parti: grava sui tribunali. L'art. 4 dispone che «okrajna, okrožna, delovna in višja sodišča ter višje delovno in socialno sodišče strankam omogočijo uporabo alternativnega reševanja sporov s tem, da sprejmejo in uveljavijo program alternativnega reševanja sporov»: i tribunali — di primo e di secondo grado — devono adottare e attuare un programma di risoluzione alternativa. La mediazione è obbligatoria dentro il programma; arbitrato e valutazione neutrale anticipata sono facoltativi. E il programma si attua a carico del bilancio del tribunale[50].

I binari di rinvio sono tre, e vanno distinti. L'art. 15 impone che «sodišče strankam ponudi možnost alternativnega reševanja spora v vsaki zadevi, razen kadar sodnik oceni, da v posamezni zadevi to ne bi bilo primerno»: il tribunale offre la possibilità in ogni causa, salvo che il giudice la ritenga inadeguata nel caso concreto; su istanza concorde il processo si sospende per non più di tre mesi. L'art. 18 consente al giudice di imporre la comparizione personale delle parti a un incontro informativo, con verbale e sanzioni per l'assenza ingiustificata. L'art. 19, rubricato «obvezna napotitev na mediacijo», consente al giudice di disporre il rinvio sospendendo il processo fino a tre mesi, con diritto della parte di opporsi[51].

Su quest'ultimo punto va corretto un luogo comune che circola anche in Italia: la rubrica dell'art. 19 dice «obbligatoria», ma l'obbligo riguarda il tribunale (offrire) e la comparizione (art. 18), non la mediazione in sé. Il potere del giudice è discrezionale e la parte può opporsi. In Slovenia non esiste una mediazione obbligatoria come condizione di procedibilità in materia civile.

Il primo incontro deve svolgersi entro trenta giorni dall'ordinanza di rinvio (art. 20)[52].

15. Chi paga davvero

Nei manuali italiani si legge di solito che in Slovenia lo Stato paga «le prime tre ore» di mediazione. La ricostruzione va rettificata, perché il regime dell'art. 22 ZARSS è a tre livelli e più generoso di così[53]:

nelle controversie familiari e in quelle di lavoro per licenziamento il tribunale copre integralmente il compenso e le spese di viaggio del mediatore; nelle altre controversie civili non commerciali copre le prime tre ore; nelle controversie commerciali «stranke same nosijo nagrado in potne stroške mediatorja», le parti pagano tutto.

È un disegno accorto: gratuità piena dove il conflitto è personale e la capacità economica incerta, gratuità parziale nel civile ordinario, nessun sussidio dove le parti sono imprese. L'Italia, che sull'indennità di mediazione ha un sistema di credito d'imposta uniforme, potrebbe trarne qualche indicazione.

16. L'articolo 19, la sanzione più severa d'Europa

E qui sta la norma che, in tutta questa serie di dossier, non ho trovato eguale in nessun altro ordinamento europeo.

L'art. 19 dello ZARSS dispone: «sodišče lahko stranki, ki očitno nerazumno zavrne napotitev v mediacijo, ne glede na uspeh v sodnem postopku, na predlog nasprotne stranke naloži, da tej stranki povrne vse njene stroške». Il tribunale può condannare la parte che rifiuta in modo manifestamente irragionevole il rinvio in mediazione a rimborsare tutte le spese dell'altra parte, a prescindere dall'esito della causa, su istanza di quest'ultima[54].

Si misuri la portata. Non è la mancata ripetizione delle spese del vincitore, come nel § 150 ceco. Non è il rimborso delle spese processuali causate, come in Ungheria. È la condanna integrale alle spese del vincitore: si può vincere la causa nel merito e pagare comunque tutto, perché ci si è rifiutati di andare a mediare. È il modello inglese delle costs sanctions, trapiantato in un ordinamento continentale e scritto in una norma di legge invece che affidato alla giurisprudenza.

È esattamente la leva che alla Slovacchia manca. E, come si vedrà subito, i tribunali sloveni non la usano quasi mai — perché per usarla dovrebbero prima aver disposto il rinvio, e il rinvio non lo dispongono.

17. La Bella Addormentata

Lo ZARSS ha sedici anni e non è mai stato modificato. La pagina istituzionale del Ministero della giustizia, aggiornata al 30 gennaio 2026, cita la legge come «Ur. l. RS, št. 97/09», senza alcuna novella; e cita allo stesso modo la legge sulla mediazione civile e commerciale, «Ur. l. RS, št. 56/08»[55]. Anche l'architettura slovena, come quella ceca e come quella lettone, è congelata al proprio testo originario.

Il punto è che, a differenza della Lettonia, in Slovenia nel frattempo l'uso è calato. Ecco la serie, per quanto è stato possibile ricostruirla.

Nel 2015 i tribunali sloveni offrirono la mediazione in 13.145 cause; entrambe le parti acconsentirono in 3.417, cioè in un caso su quattro; le mediazioni concluse con accordo furono 1.661, con un tasso di successo intorno al 49 per cento quando entrambe le parti accettavano. Al solo tribunale regionale di Lubiana: 3.641 offerte, 787 mediazioni svolte, 417 risolte, cioè il 53 per cento. Per materia, famiglia e commerciale sopra i due terzi, civile sotto il quaranta[56].

Nel 2021, secondo un'analisi di una giudice della Corte suprema, i tribunali offrivano la risoluzione alternativa solo nel 46 per cento delle cause di primo grado e nel 64 per cento in appello: cioè non adempivano l'obbligo dell'art. 4 dello ZARSS[57].

Nel 2024, presso il tribunale regionale di Lubiana, il consenso alla mediazione era sceso al 13,8 per cento nelle cause commerciali e al 30,8 per cento in quelle familiari[58]. Il portale del sistema giudiziario indica per il 2024 un 45 per cento di mediazioni concluse con successo, ma senza numeri assoluti né indicazione di fonte[59].

La lettura che se ne ricava è netta e vale la pena enunciarla: in Slovenia la mediazione, quando si fa, funziona — e funziona da venticinque anni con un tasso stabile fra il quarantacinque e il cinquantatré per cento. Quello che è crollato è il consenso delle parti, e prima ancora l'offerta dei giudici.

La dottrina slovena ha per questo un'immagine che vale più di una tabella. Nina Betetto, giudice della Corte suprema, ha intitolato il proprio saggio del 2022 «Mediacija v Sloveniji: kako prebuditi Trnuljčico» — la mediazione in Slovenia: come svegliare la Bella Addormentata. Un istituto promettente all'inizio degli anni Duemila, caduto vent'anni dopo in un notevole ristagno[60]. La stessa autrice propone la via d'uscita: trasferire la disciplina della mediazione dentro il codice di procedura civile e rendere l'incontro informativo una fase obbligatoria del processo, pur criticando il modello italiano coercitivo come potenzialmente lesivo dei fondamenti della mediazione[61].

Quanto ai mediatori: sono circa 320 attivi nei programmi giudiziari, presso ventiquattro tribunali su sessantaquattro sedi, con un'evidenza centrale tenuta dal Ministero[62].

18. Millecinquecento colloqui, ventidue mediazioni

C'è però un pezzo del sistema sloveno che l'obbligo ce l'ha davvero, ed è quello familiare.

Il Družinski zakonik, il codice della famiglia pubblicato il 31 marzo 2017, ha introdotto agli artt. 200-204 il predhodno svetovanje, la consulenza preliminare presso il centro di assistenza sociale. È una condizione di procedibilità in senso proprio: è obbligatoria prima del deposito della domanda congiunta di divorzio e prima della domanda giudiziale di divorzio quando i coniugi hanno figli comuni sotto la responsabilità genitoriale, nonché prima dei procedimenti a tutela dell'interesse del figlio. Le eccezioni sono tassative: coniuge incapace di agire, scomparso, di residenza ignota o residente all'estero[63].

Il procedimento è disegnato bene: lo svolge il centro di assistenza sociale, le parti compaiono personalmente e senza difensori, il centro deve convocarle entro quattordici giorni e durante il colloquio illustra la mediazione, che resta volontaria e può proseguire presso lo stesso centro o presso altro fornitore. Per le famiglie con figli la mediazione presso i centri è gratuita[64].

E adesso il numero. L'unico dato disaggregato reperibile è quello del centro di assistenza sociale di Lubiana per il 2024: 1.547 consulenze preliminari; 22 mediazioni con il centro; zero con mediatore esterno[65].

Il rapporto è di circa settanta a uno. Se il dato è rappresentativo — ed è l'unico che si conosca — la riforma del 2019 ha creato un filtro obbligatorio di massa che quasi mai si converte in mediazione. Millecinquecento coppie l'anno passano, nella sola capitale, davanti a un funzionario che ha il dovere di spiegare loro che cosa sia la mediazione, e ventidue la scelgono.

È il contraltare esatto del dato lituano di cui ho scritto nel dossier baltico: là un obbligo che produce quasi settemila mediazioni familiari l'anno con il quarantadue per cento di accordi; qui un obbligo che produce colloqui informativi e quasi nessuna mediazione[66]. La differenza sta in che cosa l'obbligo colpisce: in Lituania l'attivazione della mediazione, in Slovenia soltanto la comparizione a un colloquio.

Il Ministero della giustizia sloveno se ne è accorto. La strategia elaborata con il Consiglio d'Europa sui diritti del minore nei procedimenti civili, con orizzonte 2025-2030, osserva che oltre il quaranta per cento delle cause familiari slovene si chiude consensualmente, ma che le possibilità alternative «sono raramente richieste e utilizzate», e programma campagne nazionali per la mediazione familiare pregiudiziale[67].

19. Settantaquattro giorni in cassazione, e perché

Torniamo al numero anticipato al § 2: 355 giorni in primo grado, 108 in appello, 74 in cassazione. È il profilo più sbilanciato dell'Unione, e il settantaquattro è il valore più basso in assoluto. Che cosa significa davvero?

Non significa che la Corte suprema slovena sia sette volte più efficiente dei tribunali di primo grado. Significa che ci arrivano pochissime cause, e per scelta legislativa.

Il meccanismo è la dopuščena revizija, la revisione ammessa: un filtro di accesso in cui la Corte suprema seleziona i ricorsi in funzione di un interesse oggettivo e pubblico all'uniformità della giurisprudenza, non della tutela soggettiva della parte[68]. E la novella ZPP-E del 2017 ha fatto la cosa decisiva: ha abolito del tutto il criterio di valore — prima quarantamila euro in generale e duecentomila nelle cause commerciali — lasciando il solo criterio dell'importanza oggettiva. Nelle parole della stessa giudice Betetto, «enoten kriterij objektivne pomembnosti zadeve omogoča, da ima Vrhovno sodišče v delu obvladljivo število zadev»: il criterio unico dell'importanza oggettiva consente alla Corte suprema di avere un numero di cause gestibile. Nel 2016 furono depositate 347 revisioni, di cui 83 ammesse[69].

La conseguenza è aritmetica. Nel 2025 la Corte suprema slovena ha ricevuto 2.790 cause di ogni tipo e ne aveva 560 pendenti a fine anno; i tribunali regionali ne hanno ricevute 117.467 con 36.350 pendenti[70]. Una corte suprema con cinquecentosessanta pendenze non può che essere velocissima. I settantaquattro giorni non misurano efficienza sistemica: misurano selezione all'ingresso.

È lo stesso avvertimento metodologico che questa serie ha già dovuto dare per la Germania, dove i 232 giorni della metrica europea si scontravano con i 17,5 mesi della statistica nazionale, e per la Lituania, dove i 431 giorni di cassazione attribuiti dallo Scoreboard non corrispondono ad alcuna misurazione lituana[71]. Con una simmetria che vale la pena notare: la Lituania ammette il ventiquattro per cento dei ricorsi e ha 431 giorni; la Slovenia ne ammette una frazione e ne ha 74. Le due cifre raccontano la stessa variabile letta dai due capi.

Quanto all'arretrato sloveno di primo grado, è strutturale e ha radici storiche profonde: la transizione dopo il 1991, la riforma organizzativa del 1995, e la condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo nel caso Lukenda del 2005, che qualificò la durata dei processi sloveni come «problema sistemico», seguita dal progetto Lukenda 2005-2010[72]. La risposta di sistema arriva ora: due leggi adottate a fine 2025 — sulla magistratura e sull'ordinamento giudiziario — concentreranno dal 1° gennaio 2027 il primo grado nei soli tribunali regionali, con l'obiettivo dichiarato di una ripartizione più uniforme del carico[73].

20. Il professionista che non si presenta

L'ADR consumeristico sloveno poggia sullo ZIsRPS — Zakon o izvensodnem reševanju potrošniških sporov, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 81/2015, che recepisce la direttiva 2013/11/UE. Il registro degli esecutori autorizzati è tenuto dal Ministero dell'economia. Il procedimento è gratuito per il consumatore salvo un contributo che non può superare i venti euro. Quanto alla decisione, la Slovenia ha fatto una scelta prudente e poco imitata: può essere vincolante, ma solo se il consumatore è stato previamente informato e ha acconsentito espressamente per iscritto[74].

I numeri complessivi di sistema restano NON VERIFICATI: l'unico esecutore che pubblica relazioni è il centro europeo per la risoluzione delle controversie, e i suoi dati sono piccoli ma parlanti. Quaranta domande nel 2024, trentaquattro nel 2025. Durata media trenta giorni. Materie: frodi online in crescita, merce danneggiata, fatturazione elettrica, rimborsi aerei[75].

E il dato che conta: il 57 per cento dei procedimenti — quarantadue casi sul biennio — è stato interrotto perché il professionista si è rifiutato di partecipare. Ma di quelli effettivamente mediati, tutti si sono chiusi con accordo, e l'accordo è stato sempre adempiuto[76].

È un microcosmo del problema sloveno, e vale come conferma dall'esterno di quanto si è visto sulla mediazione giudiziale: quando il procedimento si svolge, funziona sempre; il collo di bottiglia è farlo cominciare. In Slovenia manca il potere di obbligare il professionista a sedersi al tavolo — quello che l'Ungheria ha e sanziona in via amministrativa.

Anche in Slovenia la piattaforma europea di risoluzione online è finita: il regolamento (UE) 2024/3228 ha abrogato il regolamento 524/2013, i nuovi reclami sono stati accettati fino al 20 marzo 2025 e dal 20 luglio 2025 i professionisti hanno dovuto rimuovere i collegamenti dai propri siti[77]. NON VERIFICATO lo stato del recepimento sloveno della nuova direttiva ADR, e NON VERIFICATO l'ADR bancario e assicurativo sloveno[78].

21. L'arbitrato sloveno, e una seconda rettifica

La legge slovena sull'arbitrato è lo ZArbit, approvato dal Parlamento il 25 aprile 2008, promulgato il 5 maggio 2008, pubblicato il 9 maggio ed entrato in vigore il 9 agosto 2008: cinquantadue articoli in undici capi, modellati sulla legge tipo UNCITRAL nella versione del 2006[79].

Nei volumi comparati ne descrissi l'impianto e annotai che l'accordo arbitrale «può riguardare solo un credito pecuniario: altre materie possono oggetto di convenzione solo se si possono tradurre in un credito pecuniario»[80]. Anche qui la verifica impone una precisazione. L'art. 4 dispone che «predmet arbitražnega sporazuma je lahko vsak premoženjskopravni zahtevek» — oggetto della convenzione arbitrale può essere ogni pretesa patrimoniale — ma la norma prosegue: le altre pretese possono essere devolute in arbitrato se le parti possono transigervi. La pretesa patrimoniale è dunque arbitrabile per sé, quella non patrimoniale se disponibile. Le controversie matrimoniali e familiari restano non arbitrabili, ma per effetto della non disponibilità, non di un'esclusione espressa[81].

L'azione di annullamento del lodo va proposta entro tre mesi dalla ricezione, per motivi tassativi, e la competenza è esclusiva del tribunale regionale di Lubiana[82].

Il Ljubljana Arbitration Centre, presso la Camera di commercio slovena, ha una tradizione che risale al 1928. Le sue regole sono in vigore dal 1° giugno 2023 e sostituiscono quelle del 2014; il regolamento di mediazione è in vigore dal 1° gennaio 2019. Il centro offre arbitrato accelerato per le controversie fino a 250.000 euro con lodo entro sei mesi, amministra arbitrati UNCITRAL, funge da autorità di nomina e pubblica clausole tipo in dieci lingue, italiano incluso. Il regolamento impone il lodo entro nove mesi dalla domanda; la prassi effettiva è di circa sette mesi[83]. NON VERIFICATO il numero di casi: il centro non pubblica statistiche di carico, e le guide internazionali lo dicono espressamente[84].

22. La giustizia riparativa penale

La Slovenia ha due istituti penali di composizione, entrambi nel codice di procedura penale. Il poravnavanje dell'art. 161.a: il pubblico ministero può rimettere il caso a un poravnalec per la composizione fra indagato e persona offesa, con accordo di soddisfazione morale o materiale; i poravnalci sono esperti nominati appositamente e sottoposti a comitati di vigilanza presso la Procura generale; l'ambito copre tutti i reati di competenza del tribunale distrettuale più alcuni reati tassativamente elencati puniti oltre i tre anni. E l'odloženi pregon dell'art. 162, sospensione dell'azione penale condizionata all'adempimento di prescrizioni[85].

I numeri, da un contributo del gennaio 2025: 693 denunce rimesse a poravnavanje nel 2023, contro un picco di 1.532 nel 2011 — un calo del 54,60 per cento in dodici anni. Il tasso di riuscita oscilla fra il 52 e il 67 per cento. E il confronto interno è impietoso: l'odloženi pregon viene applicato nel dieci-tredici per cento dei casi, il poravnavanje in poco più del due per cento[86]. L'autore critica esplicitamente la sotto-utilizzazione dello strumento composto rispetto a quello meramente sospensivo.

Anche qui, dunque, la stessa storia: uno strumento che quando si usa riesce in più della metà dei casi, e che si usa sempre meno.

23. Il premio senza la leva, la leva che nessuno tira

Mettiamo i due paesi uno accanto all'altro.

La Slovacchia ha il premio: novanta per cento della tassa di causa restituito se ci si concilia prima della prima udienza, cinquanta per cento dopo, dal 2004, in una norma introdotta dalla legge sulla mediazione stessa. E non ha la leva: il giudice può solo raccomandare, il Ministero riconosce che l'ordinamento non consente il primo incontro obbligatorio, non esiste sanzione sulle spese per il rifiuto. Risultato: un registro di ottocentosettantotto mediatori di cui esercita un decimo, e un numero di mediazioni civili che lo Stato non misura affatto.

La Slovenia ha la leva, ed è la più severa d'Europa: l'art. 19 dello ZARSS condanna chi rifiuta irragionevolmente a pagare tutte le spese dell'avversario a prescindere dall'esito; e ha l'obbligo per ogni tribunale di offrire l'ADR in ogni causa, e la gratuità piena nel familiare e nel lavoro. E nessuno la tira: i tribunali offrono l'ADR nel quarantasei per cento delle cause anziché nel cento, il consenso delle parti è sceso al tredici per cento nel commerciale, e la legge non viene modificata da sedici anni.

La conclusione è che premio e leva non sono sostituibili l'uno con l'altra. Servono entrambi, e devono agire nello stesso momento: la leva porta la parte davanti alla scelta, il premio le fa scegliere la composizione. La Slovacchia ha costruito il secondo termine senza il primo e non ha ottenuto nulla di misurabile. La Slovenia ha costruito il primo senza usarlo, e ha ottenuto un istituto che funziona benissimo per i pochi che ci arrivano.

Perché allora i due paesi sono giudicati così diversamente dai propri giuristi — 0,819 contro 0,672, centoquarantasette millesimi? Perché in Slovenia la mediazione, quando si fa, riesce nella metà dei casi, e lo fa in modo documentato da venticinque anni; e perché esiste un sistema visibile, con programmi giudiziari, trecentoventi mediatori, un'evidenza centrale e una letteratura che ne discute. In Slovacchia non c'è nulla di tutto questo: c'è una legge, un albo affollato di inattivi e nessun dato. Il giudizio dei giuristi non misura quanta mediazione si faccia: misura se, quando serve, c'è qualcosa che funziona. In Slovenia c'è. In Slovacchia non si sa.

24. La V slovena non misura l'ADR

Resta da spiegare una cosa, e la spiegazione è metodologicamente importante per chiunque usi queste graduatorie.

La serie slovena del sotto-fattore 7.7 ha una forma a V molto marcata: 0,822 nel 2015, 0,766 nel 2016, 0,727 nel 2017-18, 0,723 nel 2019, poi risalita costante — 0,769, 0,792, 0,793, 0,800, 0,801 — fino a 0,819 nel 2025[87]. Un crollo di quasi cento millesimi in quattro anni e un recupero di quasi cento in sei.

La tentazione è di leggerla come l'effetto di una politica. Ma in quei dieci anni in Slovenia non è cambiata una virgola dell'architettura ADR: lo ZARSS è del 2009 e non è mai stato emendato, la legge sulla mediazione civile e commerciale è del 2008, la legge sull'arbitrato pure. E sul piano dell'uso l'ADR ha fatto peggio, non meglio. Una spiegazione interna all'ADR semplicemente non esiste.

Quello che è successo è un'altra cosa: la curva replica l'andamento della fiducia slovena nella giustizia. Nel marzo 2018 un giudice costituzionale citava un Eurobarometro con circa il sedici per cento di fiducia nel sistema giudiziario sloveno — il valore più basso dell'Unione — e una valutazione europea in peggioramento: è esattamente il triennio in cui il 7.7 tocca il fondo[88]. Nel 2020 la fiducia risaliva dal trenta al quarantadue per cento, dodici punti in quattro anni; e nel Quadro 2025 la Slovenia risulta quindicesima per fiducia del pubblico e tredicesima fra le imprese sull'indipendenza giudiziaria, in miglioramento continuo[89]. Sullo sfondo, il periodo 2015-2019 è quello del massimo logoramento reputazionale della giustizia slovena.

Ne segue un avvertimento che vale per tutta questa serie e che è bene mettere per iscritto. In un paese piccolo, un sotto-fattore percettivo su un settore specifico tende a muoversi con il sentimento generale verso la giustizia, non con le politiche di quel settore. Chi legga la risalita slovena come il successo di una riforma dell'ADR legge male: non c'è stata nessuna riforma. Chi legga la caduta di sette posizioni nella figura 27 fra il 2024 e il 2026 come un peggioramento del sistema legge male allo stesso modo: non è cambiato nulla neanche lì. La Slovenia sta quarta nel primo indicatore e diciassettesima nel secondo perché è brava a far funzionare uno strumento che ha smesso di promuovere.

25. Che cosa può leggere l'Italia

Cinque cose, e la prima è la ragione per cui questi due paesi stanno insieme.

La prima. L'incentivo economico, da solo, non produce mediazione. La Slovacchia lo dimostra su scala reale e su ventidue anni: restituisce il novanta per cento della tassa di causa, e non serve. In Italia si discute da tempo di rafforzare il credito d'imposta e le esenzioni; il caso slovacco dice che è una condizione necessaria e non sufficiente, e che senza un momento processuale in cui qualcuno mette la parte davanti alla scelta, il premio resta sulla carta.

La seconda. La leva, però, non basta averla in legge: bisogna che i giudici la usino. La Slovenia ha la sanzione sulle spese più severa d'Europa e i suoi tribunali non offrono la mediazione in più della metà delle cause, in violazione di un obbligo di legge espresso. È la stessa cosa che in Italia si osserva sulla mediazione demandata, con una differenza: da noi il rinvio è una facoltà, in Slovenia l'offerta è un dovere — e non basta comunque. Nessuna norma sostituisce la convinzione di chi deve applicarla.

La terza è l'articolo 19 sloveno, e merita di essere studiato per sé. Condannare alle spese chi vince la causa ma ha rifiutato irragionevolmente di mediare è una tecnica che l'Italia conosce solo in forma attenuata, attraverso la valutazione del comportamento processuale. Scritta in una norma espressa, con il criterio del rifiuto «manifestamente irragionevole» e su istanza di parte, è probabilmente il congegno più elegante che questa serie di dossier abbia incontrato. Che poi i giudici sloveni non lo applichino non toglie nulla al disegno: toglie molto al risultato.

La quarta è slovena e riguarda i costi: la gratuità differenziata per materia. Copertura integrale del compenso del mediatore nel familiare e nel lavoro per licenziamento, tre ore nel civile ordinario, nulla nel commerciale. È un modo di allocare il sussidio pubblico che segue la capacità economica e la natura del conflitto, e che l'Italia, con un sistema di agevolazione uniforme, non ha.

La quinta è slovacca e riguarda la misurazione, ed è forse la più importante. Uno Stato che impone al mediatore di tenere il registro delle proprie mediazioni ma non gli chiede mai di comunicarne il numero ha già deciso, senza dirlo, quanto gli importi dell'istituto. La Slovacchia sa contare le proprie settecentoquarantasette mediazioni penali e non sa nulla di quelle civili; e non è un caso che l'unico cantiere legislativo aperto oggi in quel paese sia proprio quello penale. Ciò che non si misura non si difende, e alla lunga non si riforma.

Chiudo con l'avvertenza che questi due paesi rendono più netta di ogni altro. Le graduatorie internazionali sull'ADR vanno lette sapendo che cosa contano — e, nel caso di un sotto-fattore percettivo in un paese piccolo, sapendo che possono muoversi per ragioni che con l'ADR non hanno nulla a che fare. La Slovenia ha guadagnato quasi cento millesimi in sei anni senza toccare una riga della propria legislazione. Non è un successo di politica della composizione: è il riflesso della fiducia in un sistema giudiziario che si stava rialzando.

Note

[1] World Justice Project, Rule of Law Index, sotto-fattore 7.7 («Alternative dispute resolution mechanisms are accessible, impartial, and effective»), file storico ufficiale, serie 2015-2025. Valori 2025 dell'area «UE, EFTA e Nord America», primi sei: Norvegia 0,917, Danimarca 0,851, Estonia 0,823, Slovenia 0,819, Repubblica ceca 0,805, Germania 0,802. La Slovacchia compare nell'indice con la denominazione «Slovak Republic» e soltanto dal 2021: serie 0,672 (2021), 0,648 (2022), 0,641 (2023), 0,670 (2024), 0,672 (2025). Termine di paragone: Italia 0,693.

[2] Commissione europea, Quadro di valutazione UE della giustizia, edizione 2026, figura 27 («promotion of and incentives for using ADR methods»), massimo 68 punti. Nella graduatoria di ventisei Stati membri la Slovenia è diciassettesima, subito prima dell'Italia (18ª), e la Slovacchia ventitreesima, seguita da Malta, Cipro e Finlandia.

[3] Sul piazzamento della Slovenia nel Quadro di valutazione 2024, definito «dobrodošla» dal Ministero della giustizia sloveno, cfr. RTV SLO, 14 giugno 2024, https://www.rtvslo.si/slovenija/cas-za-izvedbo-obravnave-na-prvi-stopnji-je-v-sloveniji-daljsi-kot-v-vecini-drzav-eu-ja/711823. Nella stessa fonte si rileva che la Slovenia ha i procedimenti per corruzione più lunghi dell'Unione, con tendenza in peggioramento.

[4] Commissione europea, Quadro di valutazione UE della giustizia, allegato quantitativo 2026, tempo stimato di definizione delle cause civili e commerciali contenziose, dati 2024: Slovacchia 151 / 193 giorni (il dato di terzo grado non è fornito dalla Slovacchia); Slovenia 355 / 108 / 74. Il valore sloveno di terzo grado è il più basso dell'Unione; per confronto, Portogallo 71 in terzo grado ma 263 in primo, e Italia 584 / 691 / 941.

[5] Zákon č. 420/2004 Z. z. o mediácii a o doplnení niektorých zákonov. Per il confronto con la legge ceca (zákon č. 202/2012 Sb., in vigore dal 1° settembre 2012) cfr. il dossier Sistemi di composizione dei conflitti in Ungheria e Repubblica Ceca (2026).

[6] Ibidem, versione consolidata «znenie účinné od 1. júla 2024». Novelle: zákon č. 136/2010 Z. z.; 141/2010; 332/2011; 160/2015 (Civilný sporový poriadok, modifica indiretta); 390/2015, efficace dal 1° gennaio 2016; 177/2018, efficace dal 1° gennaio 2019; 108/2024, efficace dal 1° luglio 2024 (riorganizzazione ministeriale). La relazione illustrativa della 390/2015 dichiara che la novella recepisce parzialmente la direttiva 2013/11/UE e interviene su definizione di controversia di consumo, obblighi di mediatori e centri, obblighi di pubblicità e trasparenza, avvio e chiusura della mediazione nelle controversie di consumo, compenso e requisiti di formazione ed esame. Nelle controversie di consumo il compenso a carico del consumatore è limitato al 10 per cento con massimo di 20 euro; il resto è a carico del professionista.

[7] Ibidem, § 14, secondo e terzo comma: l'iscrizione e il deposito dell'accordo di avvio della mediazione nel registro notarile centrale degli atti hanno, ai fini della prescrizione, «rovnaké právne účinky ako uplatnenie práva na súde». Il sesto comma rinvia, per le mediazioni transfrontaliere, alla legge dello Stato in cui la mediazione si è svolta.

[8] Ibidem, § 15: l'accordo ha forma scritta ed è vincolante fra le parti; l'esecuzione forzata è possibile solo se l'accordo è redatto in forma di notárska zápisnica oppure approvato come zmier davanti al giudice o davanti a un organo arbitrale. Il § 14 disciplina inoltre l'avvio con accordo scritto, la chiusura, e il termine di quattordici giorni per rispondere a una proposta di mediazione, decorso il quale la proposta si intende rifiutata; impone altresì la tenuta della kniha mediácií.

[9] Ibidem, §§ 8-9, e registri ministeriali dei mediatori, dei centri di mediazione e degli enti di formazione. Requisiti: piena capacità di agire; titolo universitario di secondo livello, slovacco o riconosciuto, in qualunque disciplina; onorabilità; certificato di duecento ore di formazione specialistica (diritto civile, comunicazione interpersonale, etica, conduzione del procedimento) non anteriore a sei mesi; superamento dell'esame di Stato con parte teorica e caso pratico. Obblighi successivi di formazione continua, pubblicazione delle tariffe e assicurazione; vigilanza e potere disciplinare del Ministero, rafforzati dalla novella 390/2015.

[10] Serie ricostruita: 1.306 mediatori abilitati fra il 2004 e il 31 marzo 2016 (Wolters Kluwer, Mediácia — praktický právny sprievodca, 2016); 1.837 complessivi all'8 ottobre 2018, di cui oltre mille in stato «aktívny»; 878 iscritti al 24 marzo 2022. NON VERIFICATO il numero attuale degli iscritti: il registro ministeriale non è risultato accessibile e comunque non pubblica dati di attività. NON VERIFICATO anche il numero dei centri di mediazione.

[11] Ministerstvo spravodlivosti SR, dibattito di esperti nell'ambito del progetto ministeriale in materia di ADR: fra gli ostacoli principali è indicato il «veľký počet neaktívnych mediátorov». La stima secondo cui esercita davvero circa il dieci per cento degli iscritti è ripresa da fonti professionali slovacche; nella selezione dei mediatori per il progetto pilota l'elenco degli interessati rappresentava circa il dieci per cento del registro e furono contrattualizzati sedici mediatori.

[12] NON VERIFICATO, e il fatto è esso stesso il dato: non esiste una statistica pubblica del numero di mediazioni civili svolte in Slovacchia. Verificata l'assenza su: registro ministeriale dei mediatori; centro analitico del Ministero della giustizia; statistica giudiziaria ministeriale diffusa nel settembre 2025, che copre sopravvenienze, definizioni e durate per materia e non contiene alcuna voce «mediácia». Non è stato inoltre possibile scaricare lo studio finale del progetto europeo sull'ADR pubblicato dal Ministero nel maggio 2024, che con ogni probabilità contiene i dati del progetto pilota: il dominio ministeriale è risultato irraggiungibile in tutti i tentativi.

[13] Cfr. note [35], [36] per l'ADR consumeristico e [38] per la mediazione penale.

[14] Zákon č. 420/2004 Z. z., § 14 (obbligo di tenuta della kniha mediácií in capo al singolo mediatore) e novella 390/2015 (relazione annuale a carico dei soli mediatori e centri che trattano controversie di consumo). Non è previsto alcun obbligo di rendicontazione aggregata al Ministero per la mediazione non consumeristica.

[15] Ministerstvo spravodlivosti SR, dibattito di esperti del 10 giugno 2021 nell'ambito del progetto ADR: si registra che la gran parte dei clienti arriva al mediatore perché «non vuole andare in giudizio», e non su rinvio del giudice.

[16] Zákon č. 160/2015 Z. z., Civilný sporový poriadok, in vigore dal 1° luglio 2016, che ha sostituito il zákon č. 99/1963 Zb. (Občiansky súdny poriadok). Art. 7, secondo comma, fra i principi fondamentali: «Základnou povinnosťou súdu je viesť strany sporu k zmierlivému vyriešeniu sporu».

[17] Ibidem, §§ 168-172, predbežné prejednanie sporu, istituto introdotto dal codice del 2015. § 170: il giudice «sa vždy pokúsi o vyriešenie sporu zmierom» e, ove opportuno, «stranám odporučí, aby sa o zmier pokúsili mediáciou». NON VERIFICATO il testo verbatim dei §§ 148-150 e 168-172: il portale legislativo ufficiale slovacco richiede JavaScript, il mirror statico restituisce solo l'indice e i mirror commerciali troncano il testo; il contenuto è ricostruito da fonti secondarie slovacche concordanti.

[18] Ministerstvo spravodlivosti SR, dibattito di esperti sul progetto ADR, cit.: il modello ceco del primo incontro obbligatorio con il mediatore, ordinabile dal giudice dopo l'avvio del giudizio, è un meccanismo che «l'ordinamento giuridico slovacco attualmente non consente».

[19] Sul § 100, commi 2 e 3, del codice di rito ceco e sul dato dello 0,46 per cento di cause in cui il primo incontro viene ordinato, cfr. il dossier Sistemi di composizione dei conflitti in Ungheria e Repubblica Ceca (2026), §§ 15-16.

[20] Zákon č. 160/2015 Z. z., §§ 148-150 (zmier): conclusione ammessa se la natura della controversia lo consente; omologazione giudiziale con diniego in caso di contrarietà a norme imperative; effetti di sentenza passata in giudicato e titolo esecutivo; impugnabilità con azione di annullamento entro termine di decadenza. Cfr. l'avvertenza di verifica alla nota [17].

[21] Zákon č. 71/1992 Zb. o súdnych poplatkoch, § 11: restituzione del 90 per cento di tutte le tasse versate in caso di zmier concluso prima della prima udienza; del 50 per cento se lo zmier interviene dopo l'inizio della prima udienza. Regole analoghe per il ritiro della domanda prima della prima udienza.

[22] Zákon č. 420/2004 Z. z., Čl. II, che modificò la legge sulle tasse giudiziarie introducendo il rimborso graduato in caso di composizione.

[23] C. A. CALCAGNO, Le esperienze straniere di ADR, vol. I, sezione sul recepimento della direttiva 2013/11/UE, voce Slovacchia: «La Slovacchia ha recepito la Direttiva 2013/11/UE con la legge 21 ottobre 2014 sull'arbitrato del consumo che modifica alcune leggi. La normativa è entrata in vigore il 1° gennaio 2015. Non c'è bisogno di sottolineare che il paese come strumento ha scelto l'arbitrato».

[24] Zákon č. 335/2014 Z. z. o spotrebiteľskom rozhodcovskom konaní a o zmene a doplnení niektorých zákonov, approvata il 21 ottobre 2014, in vigore dal 1° gennaio 2015, versione consolidata vigente dal 1° luglio 2024 (novelle 160/2015, 125/2016, 177/2018, 373/2018, 108/2024). La legge non contiene la príloha con lo «Zoznam preberaných právne záväzných aktov Európskej únie» che il diritto slovacco impone a ogni legge di trasposizione. Gli atti di recepimento della direttiva 2013/11/UE sono la zákon č. 391/2015 Z. z., recepimento principale, la cui Príloha č. 2 nomina espressamente la direttiva, e la zákon č. 390/2015 Z. z., recepimento parziale per via di novella alla legge sulla mediazione. Va dato atto che la relazione illustrativa della 335/2014 menziona la direttiva 2013/11/UE e il regolamento 524/2013 nella clausola di compatibilità con il diritto dell'Unione: l'equivoco è comprensibile, ma resta tale. Fra i sette organismi ADR notificati dalla Slovacchia alla Commissione non figura alcuna corte arbitrale.

[25] Relazione illustrativa (dôvodová správa) alla zákon č. 335/2014 Z. z., che motiva l'intervento con «lo stato poco lusinghiero e il fatto che nell'ultimo periodo si sono moltiplicate le esperienze negative» nell'attività arbitrale in materia di consumo. Sul parallelo lettone cfr. il dossier Sistemi di composizione dei conflitti nei paesi baltici (2026), §§ 16-17.

[26] Zákon č. 336/2014 Z. z., in vigore dal 1° gennaio 2015, che ha inserito nel § 1, quarto comma, della zákon č. 244/2002 Z. z. o rozhodcovskom konaní la disposizione: «V rozhodcovskom konaní nemožno rozhodovať spory medzi obchodníkom a spotrebiteľom vyplývajúce zo spotrebiteľskej zmluvy».

[27] Zákon č. 335/2014 Z. z.: licenza ministeriale obbligatoria per la corte arbitrale del consumo; legittimazione a istituirla riservata alle associazioni di interesse di persone giuridiche e alle camere; convenzione arbitrale «písomná, obsahovo aj formálne oddelená od spotrebiteľskej zmluvy» (§ 3), con identificazione delle parti, indicazione della corte, sito web e avvertimento legale di non più di centoventicinque caratteri secondo l'allegato; requisiti degli arbitri (laurea in giurisprudenza, cinque anni di pratica, esame di idoneità, integrità, esclusione dei condannati e dei cancellati per motivi disciplinari da altre professioni legali) e divieto di collegare il compenso all'esito; § 25, quinto comma, «Procesný úkon spotrebiteľa … nie je možné spoplatniť»; § 37, quarto comma, divieto di costi «neprimerané» a carico del consumatore; diritto del consumatore di adire comunque il tribunale, non riconosciuto al professionista; rilievo d'ufficio delle clausole abusive; divieto di misure cautelari e di procedimenti sommari contro il consumatore; preavviso minimo di cinque giorni per l'udienza; azione di annullamento del lodo entro tre mesi in luogo dell'appello; elenco pubblico ministeriale con numero di autorizzazione (§ 18).

[28] M. ŠTRBÁŇ, «Zaručuje spotrebiteľský rozhodcovský súd rovnosť strán?», pravnenoviny.sk, 20 maggio 2019, aggiornato al 27 agosto 2024: asimmetria probatoria, divieto di azioni di accertamento per il professionista, oneri economici tutti a suo carico, «paradossalmente la parte debole del processo può diventare il fornitore».

[29] Zákon č. 244/2002 Z. z. o rozhodcovskom konaní, come modificata dalla zákon č. 336/2014 Z. z. in vigore dal 1° gennaio 2015 (ulteriori novelle: 521/2005, 71/2009, 125/2016, 373/2018, 310/2019, 108/2024). Criterio di arbitrabilità: «všetky spory týkajúce sa právnych vzťahov, ohľadom ktorých možno uzatvoriť dohodu o urovnaní». Esclusioni (§ 1): diritti reali e di proprietà su immobili; stato delle persone; controversie connesse all'esecuzione forzata; procedure concorsuali e di ristrutturazione; controversie fra professionista e consumatore da contratto di consumo. Estensione della forma scritta alla comunicazione elettronica e al rinvio per relationem; efficacia della clausola arbitrale verso gli aventi causa salvo esclusione scritta. Annullamento del lodo: § 40 (motivi, fra cui la mancata regolare informazione della parte, l'eccesso rispetto all'ambito della convenzione, la difformità del procedimento) e § 41 (termine di sessanta giorni dalla notifica).

[30] Ibidem: riserva dell'istituzione di stále rozhodcovské súdy alle sole associazioni di interesse di persone giuridiche e termine di adeguamento al 31 marzo 2015 per gli arbitrati istituzionali preesistenti, a pena di cessazione dell'attività.

[31] NON VERIFICATO: il numero delle corti arbitrali del consumo oggi autorizzate e il numero delle corti arbitrali ordinarie cessate per effetto della riforma. L'elenco ministeriale non è risultato accessibile. L'unico riscontro diretto è il Rozhodcovský súd v Bratislave, che si dichiara iscritto con numero di autorizzazione 007: ne discende che sono state rilasciate almeno sette licenze.

[32] NON VERIFICATO: il carico delle corti arbitrali slovacche. Non esiste una statistica pubblica del contenzioso arbitrale; il Rozhodcovský súd v Bratislave dichiara una durata media di circa otto settimane ma non pubblica dati di volume. La giurisprudenza di legittimità sul controllo giudiziale dell'arbitrato è raccolta da A. MORAVČÍKOVÁ, «Aktuálna judikatúra v oblasti prieskumu rozhodcovského konania všeobecnými súdmi», Bulletin slovenskej advokácie, 20 settembre 2021, che cita fra le altre NS SR 1 Obdo 44/2014 del 24 febbraio 2015 (il giudice deve verificare validità e ambito della clausola prima di declinare la giurisdizione) e NS SR 5 Obdo 98/2018 del 29 gennaio 2020 (il controllo giudiziale è solo procedurale, non di merito). NON VERIFICATI i singoli numeri di sentenza del filone sulla clausola arbitrale come clausola abusiva nei contratti di consumo e sulla sua incidenza in sede esecutiva: i repertori giurisprudenziali slovacchi non sono risultati accessibili.

[33] Zákon č. 391/2015 Z. z. o alternatívnom riešení spotrebiteľských sporov, valida dal 1° gennaio 2016 con le disposizioni sostanziali efficaci dal 1° febbraio 2016; recepisce espressamente la direttiva 2013/11/UE (art. 30 e Príloha č. 2). Ambito: controversie fra consumatore e venditore da contratto di consumo, incluse le transfrontaliere; escluse le liti promosse dal professionista contro il consumatore, i servizi sanitari, l'istruzione superiore e i servizi pubblici gratuiti. Soggetti autorizzati, invariati dal 2017: Slovenská obchodná inšpekcia (dal 1° febbraio 2016, organismo residuale), Úrad pre reguláciu sieťových odvetví, Úrad pre reguláciu elektronických komunikácií a poštových služieb, Spoločnosť ochrany spotrebiteľov Poprad, Bankový ombudsman della Slovenská banková asociácia (dal 7 aprile 2016), OMBUDSPOT (dal 1° gennaio 2017), Slovenská asociácia poisťovní (dal 4 aprile 2017).

[34] Ibidem, § 22, secondo comma: tariffa che «nesmie presiahnuť päť eur vrátane dane z pridanej hodnoty». L'Ispettorato del commercio dichiara che «alternatívne riešenie sporov je bezodplatné»; solo un organismo applica una tariffa fino a cinque euro. Esiti: dohoda, accordo vincolante fra le parti, oppure odôvodnené stanovisko, parere motivato non vincolante emesso quando il professionista risulti aver violato i diritti del consumatore. Termine di novanta giorni, prorogabili di trenta nei casi complessi.

[35] Slovenská obchodná inšpekcia, relazioni annuali sull'ADR per il 2024 e per il 2025. Istanze ricevute: 247 (2024), 410 (2025). Casi conclusi: 53 (2023), 158 (2024), 238 (2025). Accordi: 7 (2023), 17 (2024), 6 (2025). Pareri motivati: 2 (2024), 6 (2025). Respinti: 63 (2024), 101 (2025). Archiviati: 70 (2024), 106 (2025). Esito favorevole al consumatore: 39,24 per cento (2024), 38,65 per cento (2025). Durata media tre mesi. Settori 2025: calzature 29 (meno 50 per cento), serramenti e ristrutturazioni, viaggi e alloggi 20, telefonia mobile, rimborsi aerei 14.

[36] Úrad pre reguláciu sieťových odvetví, relazione annuale: 9 istanze nel 2020, 4 nel 2021, 13 nel 2022, 5 nel 2023, 4 nel 2024; di queste ultime quattro, una sola proposta ai sensi della zákon č. 391/2015 Z. z., le altre tre ai sensi del § 37 della zákon č. 250/2012 Z. z. fra persone giuridiche.

[37] Zákon č. 550/2003 Z. z. o probačných a mediačných úradníkoch a o zmene a doplnení niektorých zákonov, in vigore dal 1° gennaio 2004. I funzionari di probation e mediazione sono incardinati presso i tribunali distrettuali. La loro attività è funzionalmente collegata agli istituti di diversione del Trestný poriadok (zákon č. 301/2005 Z. z.), lo zmier e il podmienečné zastavenie trestného stíhania; NON VERIFICATI i numeri di paragrafo esatti di tali istituti.

[38] Dati diffusi in occasione dell'approvazione governativa del disegno di legge di riforma (v. nota [39]). Cumulato 2018-2025: circa 59.000 persone sottoposte a probation; 7.616 casi di mediazione con circa 20.000 persone coinvolte; oltre 7 milioni di euro di risarcimenti ottenuti per le vittime; oltre 830.000 euro confluiti nel fondo di sostegno alle vittime. Anno 2025: 747 casi rinviati a mediazione, 2.409 partecipanti, 1,19 milioni di euro di risarcimenti e 161.000 euro al fondo vittime.

[39] Governo della Repubblica slovacca, approvazione del 17 marzo 2026 del «Návrh zákona, ktorým sa mení a dopĺňa zákon č. 550/2003 Z. z. o probačných a mediačných úradníkoch», in attuazione del programma di governo 2023-2027: rafforzamento della giustizia riparativa e della tutela della vittima, sviluppo delle pene alternative (detenzione domiciliare e lavoro obbligatorio), estensione della mediazione anche ai reati gravi, trentacinque posti aggiuntivi di funzionari di probation e mediazione, riduzione degli oneri amministrativi. Dichiarazione del ministro della giustizia Boris Susko: «la giustizia non finisce con il verdetto e la pena». NON VERIFICATA la data di efficacia: al 20 agosto 2026 il disegno di legge risulta in iter parlamentare.

[40] Università di Prešov, comunicato del 28 novembre 2013 a firma di R. DOLANSKÁ e E. HALAGOVÁ, con cinque proposte: eliminare l'obbligo di registrazione presso il registro notarile centrale; portare la formazione da cento a duecento ore; introdurre la vigilanza ministeriale diretta; consentire ai tribunali di ordinare le sessioni informative con i mediatori; ridurre le spese giudiziali per chi tenta la mediazione. La novella 390/2015 accolse le proposte relative alla qualificazione e alla vigilanza e non quella sull'innesco giudiziale.

[41] Ministerstvo spravodlivosti SR, dibattito di esperti del 10 giugno 2021, cit.: mancanza di un quadro trasparente di collaborazione fra tribunali e mediatori, insufficiente informazione pubblica, insufficiente formazione continua dei mediatori.

[42] La školská a rovesnícka mediácia, mediazione scolastica e fra pari, è l'unico segmento in crescita segnalato dalle fonti slovacche.

[43] Ministerstvo spravodlivosti SR, statistica giudiziaria 2024, diffusa il 10 settembre 2025: 38.611 cause civili definite, contenenti 63.777 controversie, con una diminuzione di 1.309 cause sul 2023; di cui civili in senso stretto 29.049 cause e 53.103 controversie, commerciali 6.474 e 7.326, famiglia 2.394 e 2.518, proprietà intellettuale 114 e 121. Materie più frequenti: diritti reali 3.677, responsabilità e danni 1.144, locazione e abitazione 746. Durata media fino alla definitività presso i tribunali distrettuali 16,48 mesi, con punte di 28 mesi per la responsabilità per danni; circondario più rapido Banská Bystrica (13,38 mesi), più lento Trnava (22,87). Appelli trattati dai tribunali regionali 13.111, con 55,60 per cento di conferme e 18,50 per cento di rinvii. Avvertenza: i 16,48 mesi della statistica nazionale e i 151 giorni comunicati alla Commissione non sono in conflitto — la metrica europea è il disposition time per grado sulle sole cause civili e commerciali contenziose, il dato slovacco misura il tempo fino al passaggio in giudicato su un perimetro di materie più ampio. NON VERIFICATO il dato delle sopravvenienze.

[44] C. A. CALCAGNO, Le esperienze straniere di ADR, cit., capitolo sulla Slovenia. Il giudizio è della manualistica comparata italiana e NON è VERIFICATO su fonti slovene; va usato come valutazione dell'autore, non come dato.

[45] Ibidem: «Questo strumento arriva nel Paese nel 2001 quando il tribunale di Lubiana decide di adottare un programma sperimentale di court annexed mediation; in sostanza venne stabilita a livello processuale una clausola in base alla quale il giudice poteva avviare le parti verso uno strumento ADR».

[46] Okrožno sodišče v Kranju, «Dve desetletji mediacij», 21 maggio 2021: «Leta 2001 je Okrožno sodišče v Ljubljani pričelo izvajati mediacije, o katerih sicer že teče spor pred sodiščem. Idejni vodja tega poskusa je bil tedanji predsednik sodišča Aleš Zalar». Va segnalata una discrepanza: l'Okrožno sodišče v Ljubljani ha celebrato i vent'anni della mediazione l'8 giugno 2022, il che suggerisce come data-simbolo il 2002; le due letture convivono nelle fonti giudiziarie slovene (avvio del programma pilota nel 2001, prima mediazione o istituzionalizzazione nel 2002).

[47] Aleš Zalar è stato ministro della giustizia della Repubblica di Slovenia dal 2008 al 2012, cioè nel periodo in cui furono approvati sia lo ZMCGZ (2008) sia lo ZARSS (2009).

[48] Okrožno sodišče v Ljubljani, dati cumulativi del proprio programma e degli uffici sottordinati: 16.041 domande e 8.254 risoluzioni al periodo 2001-aprile 2021; 16.631 domande e 8.554 risoluzioni al periodo 2001-aprile 2022, pari a circa il cinquantuno per cento.

[49] Zakon o alternativnem reševanju sodnih sporov (ZARSS), Uradni list RS, št. 97/2009 del 30 novembre 2009. Art. 27: «Ta zakon začne veljati petnajsti dan po objavi … uporabljati pa se začne šest mesecev po njegovi uveljavitvi» — in vigore dal 15 dicembre 2009, applicabile dal 15 giugno 2010. Art. 2, ambito: controversie commerciali, di lavoro, familiari e civili in genere «kjer stranke lahko prosto razpolagajo z zahtevki in se poravnajo»; esclusi i socialni spori.

[50] Ibidem, art. 4: «Okrajna, okrožna, delovna in višja sodišča ter višje delovno in socialno sodišče strankam omogočijo uporabo alternativnega reševanja sporov s tem, da sprejmejo in uveljavijo program alternativnega reševanja sporov». Art. 5, forma e modalità di attuazione, in proprio o tramite fornitore convenzionato, a carico del bilancio del tribunale. Art. 23, termini di adozione: tribunali di primo grado entro l'inizio dell'applicazione della legge, tribunali superiori entro due anni. La mediazione è obbligatoria nel programma; arbitrato e valutazione neutrale anticipata sono facoltativi.

[51] Ibidem, art. 15 («Napotitev … na podlagi soglasja strank»): «Sodišče strankam ponudi možnost alternativnega reševanja spora v vsaki zadevi, razen kadar sodnik oceni, da v posamezni zadevi to ne bi bilo primerno»; su istanza concorde il giudice sospende il processo per non più di tre mesi. Art. 18 («Informativni narok o mediaciji»): il giudice può imporre la comparizione personale delle parti, con verbale e sanzioni per l'assenza ingiustificata. Art. 19 («Obvezna napotitev na mediacijo»): il giudice può disporre il rinvio sospendendo il processo per non più di tre mesi; la parte ha diritto di opporsi (ugovor). Art. 21: nelle controversie con lo Stato occorre il consenso dell'avvocatura dello Stato, con possibilità di rimettere la decisione al Governo.

[52] Ibidem, art. 20.

[53] Ibidem, art. 22 («Kritje nagrade in potnih stroškov mediatorja»): nelle controversie familiari e in quelle di lavoro per licenziamento il tribunale copre integralmente compenso e spese di viaggio del mediatore; nelle altre controversie civili non commerciali copre le prime tre ore; nelle controversie commerciali «stranke same nosijo nagrado in potne stroške mediatorja». Il compenso è fissato con regolamento ministeriale ai sensi dell'art. 17. Lo schema è confermato dalla scheda Slovenia del portale europeo e-Justice e dal portale del sistema giudiziario sloveno.

[54] Ibidem, art. 19: «sodišče lahko stranki, ki očitno nerazumno zavrne napotitev v mediacijo, ne glede na uspeh v sodnem postopku, na predlog nasprotne stranke naloži, da tej stranki povrne vse njene stroške».

[55] Ministrstvo za pravosodje, pagina tematica sulla risoluzione alternativa delle controversie, ultimo aggiornamento 30 gennaio 2026, che cita lo ZARSS come «Uradni list RS, št. 97/09» e lo ZMCGZ come «Uradni list RS, št. 56/08», in entrambi i casi senza alcuna novella. NON VERIFICATO sul testo consolidato del sistema informativo giuridico nazionale, che è un'applicazione interamente lato client e non restituisce testo agli strumenti automatici. Sul contenuto dello ZMCGZ — Zakon o mediaciji v civilnih in gospodarskih zadevah, Uradni list RS, št. 56/2008, che recepisce la direttiva 2008/52/CE — si segnalano: art. 11 sulla riservatezza («Vsi podatki, ki izvirajo iz mediacije ali so z njo povezani, so zaupni …»); art. 12 sull'inammissibilità come prova di opinioni, proposte, dichiarazioni e ammissioni emerse in mediazione; art. 17 sulla prescrizione («Zastaranje zahtevka, ki je predmet mediacije, med trajanjem mediacije ne teče», con termine supplementare di quindici giorni in caso di esito negativo); art. 14 sull'esecutività, per cui l'accordo non è esecutivo di per sé e le parti possono convenire di farlo redigere come atto notarile direttamente esecutivo, come transazione giudiziale o come lodo arbitrale su accordo delle parti.

[56] Dati 2015 riportati da IUS-INFO, 20 luglio 2016: 13.145 cause in cui i tribunali offrirono la mediazione; consenso di entrambe le parti in 3.417; 1.661 mediazioni concluse con accordo; circa 49 per cento di successo quando entrambe le parti acconsentivano; solo il 25 per cento delle parti sceglieva la mediazione. Okrožno sodišče v Ljubljani: 3.641 offerte, 787 mediazioni svolte, 417 risolte (53 per cento). Successo per materia: famiglia e commerciale circa due terzi, civile sotto il 40 per cento. Dato del 2015, da citare come tale.

[57] N. BETETTO, «Mediacija v Sloveniji: kako prebuditi Trnuljčico», Podjetje in delo, 6-7/2022: nel 2021 i tribunali offrivano la risoluzione alternativa solo nel 46 per cento delle cause di primo grado e nel 64 per cento in appello, in inadempimento dell'obbligo dell'art. 4 dello ZARSS.

[58] G. RISTIN, «Gospodarstvo in mediacija», Društvo mediatorjev Slovenije: presso l'Okrožno sodišče v Ljubljani, consenso alla mediazione nel 13,8 per cento delle cause commerciali e nel 30,8 per cento di quelle familiari nel 2024.

[59] Portale del sistema giudiziario sloveno, pagina sulla mediazione: 45 per cento di mediazioni concluse con successo nel 2024, senza numeri assoluti e senza indicazione di fonte. NON VERIFICATA la serie storica nazionale delle mediazioni annesse ai tribunali per gli anni 2016-2025: i documenti statistici del sistema giudiziario sloveno (relazione annuale sull'efficienza e l'efficacia dei tribunali; relazioni statistiche dei programmi ARS di Lubiana e Maribor; bollettini di statistica giudiziaria del Ministero) esistono e ne sono noti gli indirizzi, ma sono serviti attraverso un canale che il file robots.txt del sito esclude integralmente, e non sono stati recuperabili.

[60] N. BETETTO, «Mediacija v Sloveniji: kako prebuditi Trnuljčico», cit.

[61] Ibidem: proposta di trasferire la disciplina della mediazione dentro lo ZPP e di rendere l'incontro informativo una fase obbligatoria del processo civile, con riserve critiche sul modello italiano coercitivo.

[62] Ministrstvo za pravosodje, pagina tematica cit. (aggiornata al 30 gennaio 2026): circa 320 mediatori attivi nei programmi giudiziari, presso 24 tribunali su 64 sedi. Evidenza centrale dei mediatori aggiornata al 27 maggio 2026.

[63] Družinski zakonik (DZ), Uradni list RS, št. 15/2017, promulgato il 29 marzo 2017 e pubblicato il 31 marzo 2017. Art. 13, definizione della mediazione familiare come procedimento volontario con uno o più terzi neutrali. Artt. 200-204: svetovanje pred začetkom postopka v zakonskem sporu (200), strokovno svetovanje paru (201), seznanitev z namenom in postopkom mediacije ob razvezi (202), svetovanje pred začetkom postopka za varstvo koristi otroka (203), postopek predhodnega svetovanja (204); artt. 205-211 sull'esecuzione della mediazione, sui mediatori e sugli elenchi. NON VERIFICATA sulla fonte primaria la data di inizio di applicazione del codice (15 aprile 2019): il testo in Gazzetta si interrompe prima delle disposizioni finali. NON VERIFICATO il testo verbatim degli artt. 200-204, di cui è stata verificata la sola rubrica sul commentario Družinski zakonik s komentarjem, GV Založba, Lubiana 2024, pp. 605-617.

[64] Pravilnik o izvajanju predhodnega svetovanja, Ur. l. RS 21/19, e Pravilnik o izvajanju mediacije po Družinskem zakoniku, Ur. l. RS 76/19. Sul procedimento cfr. Uradni list, «Razveza zakonske zveze na tožbo», 9 maggio 2018: comparizione personale senza difensori, convocazione entro quattordici giorni, illustrazione della mediazione da parte del centro di assistenza sociale, prosecuzione volontaria presso lo stesso centro o presso altro fornitore. Mediazione gratuita per le famiglie con figli presso i centri.

[65] Center za socialno delo Ljubljana, relazione annuale 2024, tabella 18: 1.547 predhodna svetovanja; 22 mediazioni con il centro; nessuna con mediatore esterno. NON VERIFICATO il dato nazionale annuale delle consulenze preliminari: quello di Lubiana è l'unico disaggregato reperito.

[66] Sui 6.851 procedimenti di mediazione familiare lituani del 2025 e sul tasso di accordo del 42 per cento cfr. il dossier Sistemi di composizione dei conflitti nei paesi baltici (2026), §§ 6-7.

[67] Ministrstvo za pravosodje e Consiglio d'Europa, Strategija in akcijski načrt sui diritti del minore nei procedimenti civili, orizzonte 2025-2030, cap. 5: oltre il 40 per cento delle cause familiari slovene si chiude consensualmente, ma le possibilità alternative «sono raramente richieste e utilizzate»; sono programmate campagne nazionali per la mediazione familiare pregiudiziale.

[68] Sul meccanismo della dopuščena revizija come filtro fondato sull'interesse oggettivo e pubblico all'uniformità della giurisprudenza cfr. IUS-INFO, «Precedenčna funkcija dopuščene revizije in omejen doseg zahteve po enakem obravnavanju iz 22. člena Ustave». Nella stessa fonte è riferita la decisione della Corte costituzionale slovena Up-1732/22 del 10 giugno 2026 sulla portata limitata del principio di parità di trattamento nel sistema della revisione ammessa: NON VERIFICATA sulla fonte primaria.

[69] N. BETETTO, relazione sulla novella ZPP-E, Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Maribor: la novella del 2017 ha abolito il criterio di valore (prima 40.000 euro in generale e 200.000 nelle cause commerciali), lasciando il solo criterio dell'importanza oggettiva; «enoten kriterij objektivne pomembnosti zadeve omogoča, da ima Vrhovno sodišče v delu obvladljivo število zadev». Nel 2016 furono depositate 347 revisioni, di cui 83 ammesse.

[70] Portale ufficiale sloveno sui dati di attività dei tribunali, movimento delle cause 2025: Vrhovno sodišče 2.790 sopravvenute, 2.954 definite, 560 pendenti; Višja sodišča 16.068, 15.267, 4.005; Okrožna sodišča 117.467, 114.872, 36.350; Okrajna sodišča 546.495, 547.243, 64.971; totale 820.541 sopravvenute e 816.761 definite. Durata media 2025 per grado: Vrhovno sodišče 3,0 mesi, Višja sodišča 2,5, Okrožna 3,4, Okrajna 1,6, Upravno sodišče 7,8, tribunali del lavoro e sociali 11,0, con forte dispersione territoriale (da 3,5 mesi a Kamnik a 12,2 a Capodistria e Lubiana). Il Vrhovno sodišče, nel comunicato sulla relazione annuale 2025 del 15 maggio 2026, precisa: oltre 816.000 cause definite, 116.000 cause «pomembnejše» sopravvenute con clearance rate del 98,7 per cento e durata media di 8,8 mesi; per le altre cause 99,7 per cento e 24 giorni; 863 giudici in servizio. NON VERIFICATO il dato disaggregato delle sole cause civili contenziose sopravvenute.

[71] Cfr. i dossier Sistemi di composizione dei conflitti in Germania (2026) e Sistemi di composizione dei conflitti nei paesi baltici (2026), § 11.

[72] Corte europea dei diritti dell'uomo, Lukenda c. Slovenia, 2005, che qualificò la durata dei processi sloveni come problema sistemico; progetto Lukenda 2005-2010. Sulle radici storiche dell'arretrato sloveno (transizione dopo il 1991, riforma organizzativa del 1995) cfr. A. VOH BOŠTIC, «Sodni zaostanki: zakaj so nastali in kako dolgotrajni so postopki pred slovenskimi sodišči danes», Pod črto, 9 marzo 2015, aggiornato al 15 ottobre 2019.

[73] Zakon o sodiščih e Zakon o sodniški službi, adottate a fine 2025, in vigore dal 1° gennaio 2027: il primo grado sarà attribuito ai soli okrožna sodišča, con l'obiettivo dichiarato di una «enakomernejša obremenjenost sodišč». Comunicato del Vrhovno sodišče del 15 maggio 2026. NON VERIFICATA l'esistenza di progetti di legge sloveni in corso specificamente su mediazione, ZARSS o arbitrato: il portale parlamentare nega l'accesso automatizzato e il portale delle consultazioni pubbliche non è interrogabile per materia.

[74] Zakon o izvensodnem reševanju potrošniških sporov (ZIsRPS), Uradni list RS, št. 81/2015, che recepisce la direttiva 2013/11/UE; dieci capi. Registro degli esecutori tenuto dal Ministero dell'economia, del turismo e dello sport ai sensi dell'art. 35, con dataset pubblico aggiornato al 3 settembre 2025. Costi: «Postopek je za potrošnika brezplačen, razen pristojbine, ki jo lahko določi izvajalec IRPS in ne presega 20 eurov». La decisione può essere vincolante o non vincolante, ed è vincolante solo se il consumatore è stato previamente informato e ha acconsentito espressamente per iscritto. Sanzioni fino a 500 euro per violazione degli obblighi informativi del professionista.

[75] Evropski center za reševanje sporov (ECDR), relazioni dell'esecutore: 40 domande nel 2024, 34 nel 2025; durata media trenta giorni; materie prevalenti frodi online in crescita, merce danneggiata, fatturazione elettrica, rimborsi aerei. NON VERIFICATI i numeri complessivi di sistema, cioè di tutti gli esecutori registrati, e il numero degli esecutori iscritti al registro.

[76] Ibidem: il 57 per cento dei procedimenti del biennio, pari a quarantadue casi, è stato interrotto perché il professionista si è rifiutato di partecipare; tutti i procedimenti effettivamente mediati si sono chiusi con accordo, sempre adempiuto.

[77] Regolamento (UE) 2024/3228, abrogativo del regolamento (UE) n. 524/2013: nuovi reclami accettati fino al 20 marzo 2025; cancellazione dei dati e obbligo per i professionisti di rimuovere i collegamenti dai propri siti entro il 20 luglio 2025. Cfr. Obrtno-podjetniška zbornica Slovenije, «Ukinitev evropske platforme za reševanje potrošniških sporov».

[78] NON VERIFICATI: lo stato del recepimento sloveno della nuova direttiva ADR che sostituisce la 2013/11/UE, e il funzionamento dell'ADR bancario e assicurativo sloveno (varuh dobrih poslovnih običajev, mediazione presso l'associazione bancaria slovena, ADR della Banca di Slovenia).

[79] Zakon o arbitraži (ZArbit), approvato dal Državni zbor il 25 aprile 2008, promulgato il 5 maggio 2008, pubblicato in Uradni list RS, št. 45/2008 del 9 maggio 2008, in vigore dal 9 agosto 2008 (art. 52): cinquantadue articoli in undici capi, modellati sulla legge tipo UNCITRAL nella versione 2006. Nessuna novella identificata: NON VERIFICATO sulla fonte consolidata, ma la guida internazionale citata alla nota [81], aggiornata al novembre 2024, tratta la legge del 2008 come vigente senza modifiche.

[80] C. A. CALCAGNO, Le esperienze straniere di ADR, cit., capitolo sulla Slovenia, ove si dà conto dell'Arbitration Act del 5 maggio 2008, del divieto per i cittadini sloveni di partecipare ad arbitrato estero in caso di competenza esclusiva del giudice sloveno, del collegio di tre arbitri in difetto di accordo, della decisione secondo equità solo su richiesta delle parti, del lodo scritto a maggioranza, del termine di trenta giorni per la correzione e l'interpretazione, e dell'equiparazione del lodo alla decisione passata in giudicato.

[81] ZArbit, art. 4: «Predmet arbitražnega sporazuma je lahko vsak premoženjskopravni zahtevek», con prosecuzione della norma che ammette la devoluzione in arbitrato di altre pretese se le parti possono transigervi. Cfr. D. PREMELČ e Ž. KLOBASA (Rojs, Peljhan, Prelesnik & partnerji), IBA Arbitration Guide — Slovenia, aggiornata a novembre 2024, secondo cui non sono arbitrabili neppure le controversie sullo status di socio e la giurisprudenza interpreta ampiamente la nozione di pretesa patrimoniale.

[82] Ibidem, art. 40 (azione di annullamento entro tre mesi dalla ricezione del lodo, per motivi tassativi: invalidità della convenzione, violazione del contraddittorio, eccesso di potere, contrarietà all'ordine pubblico) e art. 9, primo comma, n. 6 (competenza esclusiva dell'Okrožno sodišče v Ljubljani).

[83] Ljubljana Arbitration Centre presso la Gospodarska zbornica Slovenije: istituzione autonoma con tradizione risalente al 1928; Ljubljana Arbitration Rules 2023 in vigore dal 1° giugno 2023, in sostituzione delle regole del 2014; regolamento di mediazione in vigore dal 1° gennaio 2019; arbitrato accelerato per controversie fino a 250.000 euro con lodo entro sei mesi; amministrazione di arbitrati UNCITRAL; funzione di autorità di nomina; calcolatore delle tariffe online; clausole tipo in dieci lingue, italiano incluso. Il regolamento impone il lodo entro nove mesi dalla domanda; la prassi effettiva del centro è di circa sette mesi (Ž. CERJAK, «Hitrost reševanja sporov», Glas gospodarstva, 18 giugno 2025).

[84] NON VERIFICATO: il numero di casi del Ljubljana Arbitration Centre. Il centro non pubblica statistiche di carico, e la guida internazionale citata alla nota [81] lo dichiara espressamente.

[85] Zakon o kazenskem postopku (ZKP), art. 161.a (poravnavanje: rimessione da parte del pubblico ministero a un poravnalec, accordo di soddisfazione morale o materiale; ambito esteso a tutti i reati di competenza dell'okrajno sodišče più alcuni reati tassativamente elencati puniti oltre i tre anni) e art. 162 (odloženi pregon, sospensione dell'azione penale condizionata all'adempimento di prescrizioni). Attuazione: Zakon o državnem tožilstvu, Pravilnik o poravnavanju v kazenskih zadevah e istruzione generale del Procuratore generale. I poravnalci sono esperti nominati appositamente, sottoposti a comitati di vigilanza presso la Procura generale.

[86] J. KOVAČ, «Pomen poravnavanja v kazenskih zadevah», IUS-INFO, 20 gennaio 2025: 693 denunce rimesse a poravnavanje nel 2023; picco di 1.532 nel 2011, con un calo del 54,60 per cento fra 2011 e 2023; tasso di riuscita fra il 52 e il 67 per cento, con massimo nel 2014; odloženi pregon applicato nel 10-13 per cento dei casi contro poco più del 2 per cento del poravnavanje; l'autore critica la sotto-utilizzazione del poravnavanje come strumento di deflazione. NON VERIFICATI i dati 2024 e 2025: le relazioni annuali della Procura generale slovena non sono risultate raggiungibili.

[87] World Justice Project, Rule of Law Index, cit., serie della Slovenia: 0,822 (2015), 0,766 (2016), 0,727 (2017-18), 0,723 (2019), 0,769 (2020), 0,792 (2021), 0,793 (2022), 0,800 (2023), 0,801 (2024), 0,819 (2025).

[88] J. ZOBEC, «Temelj zaupanja v sodstvo», IUS-INFO, 26 marzo 2018, che cita un Eurobarometro con circa il 16 per cento di fiducia nel sistema giudiziario sloveno, il valore più basso dell'Unione, e una valutazione del Quadro di valutazione europeo in peggioramento rispetto all'anno precedente.

[89] Domovina, 25 luglio 2020, su dati del Quadro di valutazione UE 2020: fiducia in salita dal 30 per cento del 2016 al 42 per cento del 2020, più dodici punti; la Slovenia resta ventesima nell'Unione per percezione di indipendenza, e l'89 per cento degli sloveni — secondo dato più alto dell'Unione dopo Cipro — attribuisce la scarsa indipendenza all'interferenza della politica. Sul miglioramento successivo, il Vrhovno sodišče, nel comunicato sulla relazione annuale 2025 del 15 maggio 2026, rileva che nel Quadro di valutazione 2025 la Slovenia è quindicesima per fiducia del pubblico generale e tredicesima fra le imprese sull'indipendenza giudiziaria. Cfr. anche Ipsos Slovenia, che per il Rule of Law Index 2020 registra la Slovenia ventiquattresima su 128 nel mondo e diciassettesima su ventiquattro nell'area UE, EFTA e Nord America, con il miglioramento più visibile «nella categoria del diritto civile», cioè nel fattore che contiene il sotto-fattore 7.7. NON VERIFICATO: nessuna fonte slovena discute il sotto-fattore 7.7 in quanto tale, né il divario fra questo e la figura 27 del Quadro di valutazione. La lettura proposta nel testo è dedotta dalla sovrapposizione delle due curve e va presa come tale.

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Nota

Con questo dossier la serie copre venticinque dei ventisette Stati membri dell'Unione: restano la Bulgaria, la Croazia e l'Italia. Si affianca in particolare ai dossier su Ungheria e Repubblica Ceca e sui paesi baltici, con cui completa il quadro dell'Europa centro-orientale insieme a Polonia e Romania.

Riprende e sostituisce i contributi seguenti:

Restano validi e complementari, per il dettaglio normativo, i quadri di legislazione della mediazione in Slovacchia e in Slovenia, quelli dell'arbitrato in Slovacchia e Slovenia, le schede sul recepimento della direttiva ADR in Slovacchia e Slovenia, la legislazione storica slovacca e slovena, e le pagine sui progetti di legge in itinere in Slovacchia e Slovenia.