Sistemi di composizione dei conflitti in Romania (2026)

1. Perché questo dossier. 2. La legge 192/2006 e la stagione dell'obbligatorietà. 3. La decisione 266/2014: il primo no. 4. Che cosa la Corte ha davvero scritto. 5. Il secondo no: la decisione 560/2018. 6. La riforma del 2019 e la decisione 415/2019. 7. Che cosa resta oggi: l'invito del giudice. 8. Un chiarimento necessario: la «legge 97/2022» non esiste. 9. Il Consiglio di mediazione e i mediatori. 10. I numeri, ovvero il loro silenzio. 11. L'incentivo fiscale: la restituzione della tassa di bollo. 12. La mediazione penale: quella che estingue il reato. 13. L'arbitrato. 14. Le convenzioni internazionali. 15. L'ADR dei consumatori: il CSALB, l'unico che pubblica i numeri. 16. La durata dei processi. 17. Che cosa si muove oggi. 18. Che cosa può leggere l'Italia.

1. Perché questo dossier

Questo testo riprende e sostituisce tre contributi pubblicati su questo sito fra il 2012 e il 2014: due ricognizioni sulla Romania e la notizia della sentenza costituzionale del 2014. Quella notizia è oggi il cuore della vicenda, e merita di essere raccontata per intero e con i riferimenti esatti, perché è stata citata mille volte in Italia con date e numeri sbagliati.

La Romania è il contrappunto della Grecia. I due paesi hanno affrontato la stessa domanda — si può obbligare qualcuno a passare da una sessione informativa prima di andare dal giudice? — e hanno ricevuto dalle rispettive corti risposte opposte. Ad Atene, dopo una riscrittura, sì; a Bucarest, per due volte, no.

2. La legge 192/2006 e la stagione dell'obbligatorietà

La legge 192 del 2006 «privind medierea și organizarea profesiei de mediator» è la legge quadro rumena, pubblicata nel Monitorul Oficial, Parte I, n. 441 del 22 maggio 2006[1]. Ha attuato la direttiva 2008/52/CE e ha creato la professione di mediatore, l'albo e l'organo di autogoverno.

Il testo è stato più volte modificato: legge 370/2009; legge 115/2012 (M. Of. n. 462 del 9 luglio 2012); poi, soprattutto, l'ordinanza d'urgenza del Governo n. 90/2012 (M. Of. n. 878 del 21 dicembre 2012)[2].

Fu l'OUG 90/2012 a introdurre il congegno destinato a saltare: l'art. 2, commi 1 e 12, e l'art. 601 della legge 192/2006 resero la partecipazione alla seduta informativa sulla mediazione una condizione di ammissibilità della domanda giudiziale per un elenco di materie. L'entrata in vigore fu differita per coordinarla con il nuovo codice di procedura civile[3].

La Romania si trovò così, fra il 2013 e il 2014, con un sistema molto simile a quello che l'Italia aveva introdotto nel 2010 e che la nostra Corte costituzionale aveva demolito nel 2012 per eccesso di delega — senza entrare nel merito. In Romania invece si entrò nel merito.

3. La decisione 266/2014: il primo no

La Curtea Constituțională a României si pronunciò con la decisione n. 266 del 7 maggio 2014, pubblicata nel Monitorul Oficial, Parte I, n. 464 del 25 giugno 2014[4].

Il giudizio riguardava tre gruppi di norme: l'art. 200 del codice di procedura civile (regolarizzazione della domanda), l'art. 2, commi 1 e 12, e l'art. 601 della legge 192/2006. La Corte:

  • ha accolto l'eccezione quanto all'art. 2, commi 1 e 12, dichiarandoli incostituzionali: è la partecipazione obbligatoria alla seduta informativa, sanzionata con l'inammissibilità della domanda;
  • ha respinto l'eccezione quanto all'art. 601 della legge 192/2006 e all'art. 200 c.p.c.[5].

4. Che cosa la Corte ha davvero scritto

Qui va fatta una precisazione, perché la ricostruzione corrente attribuisce alla decisione cose che non contiene.

Il parametro costituzionale effettivo è l'art. 21 della Costituzione rumena (accesso libero alla giustizia), letto insieme all'art. 53 sulla limitazione dei diritti. La Corte osserva che «tanto nella giurisprudenza della Corte costituzionale quanto in quella della Corte europea dei diritti dell'uomo si afferma che la mera consacrazione legale del diritto, anche al livello supremo, attraverso la Costituzione, non è idonea ad assicurarne anche un'effettiva efficacia, finché nella pratica il suo esercizio incontra ostacoli»; e richiama la sentenza CEDU del 26 gennaio 2006, Lungoci contro Romania, secondo cui l'accesso alla giustizia «implica per sua natura una regolamentazione da parte dello Stato e può essere sottoposto a limitazioni, purché non sia intaccata la sostanza del diritto»[6].

Ma: l'art. 6 §1 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo non è richiamato espressamente. Il rinvio alla giurisprudenza di Strasburgo è generico e mediato dal precedente Lungoci. Chi cita la decisione 266/2014 come se censurasse l'obbligo «per violazione dell'art. 6 CEDU» aggiunge qualcosa che nel testo non c'è[7]. Non è citata neppure la sentenza Alassini della Corte di giustizia dell'Unione europea[8].

È invece citata espressamente la direttiva 2008/52/CE, con riproduzione del considerando secondo cui «la mediazione dovrebbe costituire un procedimento volontario, nel senso che le parti sono esse stesse responsabili del procedimento e possono organizzarlo come desiderano e porvi fine in qualsiasi momento», e dell'art. 5, par. 1, secondo cui l'organo giurisdizionale «può invitare le parti» a una sessione informativa[9]. È su questa base — la volontarietà come tratto costitutivo della mediazione secondo il diritto dell'Unione — che la Corte fonda la censura, e non su un'analisi di proporzionalità del costo e della durata come quella compiuta dalla Corte suprema greca nel 2019.

La differenza è sostanziale. Ad Atene il legislatore, dopo la bocciatura, riscrisse la legge abbassando il costo a cinquanta euro e rendendo la sessione una formalità informativa da cui si esce quando si vuole; e la Corte suprema approvò all'unanimità. A Bucarest la Corte aveva scelto un argomento più radicale — l'incompatibilità con la natura volontaria della mediazione — che non lasciava spazio a un aggiustamento tecnico. E infatti il legislatore ci riprovò senza riscrivere l'impianto, e perse di nuovo.

5. Il secondo no: la decisione 560/2018

Nel 2018 il Parlamento rumeno approvò una nuova riforma della legge sulla mediazione che reintroduceva elementi di obbligatorietà. Il Presidente della Repubblica Klaus Iohannis e, separatamente, 96 deputati dei gruppi PNL e USR sollevarono obiezione di incostituzionalità.

Con la decisione n. 560 del 18 settembre 2018 la Curtea Constituțională dichiarò incostituzionali le tre disposizioni che introducevano l'obbligatorietà:

  • l'art. I punto 10, relativo al nuovo art. 43 comma 21 della legge 192/2006 — obbligo di tentare la mediazione;
  • l'art. I punto 16, relativo alla parte introduttiva dell'art. 601 comma 1 — prova del tentativo di mediazione come condizione di ammissibilità;
  • l'art. I punto 21, relativo all'art. 76 — invio obbligatorio in mediazione decorsi diciotto mesi[10].

I parametri furono l'art. 21 Cost. (accesso libero alla giustizia), l'art. 124 comma 3 (indipendenza del giudice), l'art. 147 comma 4 (effetto vincolante della decisione 266/2014) e l'art. 148 commi 2 e 4 (obblighi derivanti dal diritto dell'Unione, direttiva 2008/52/CE)[11].

Merita attenzione ciò che invece fu dichiarato costituzionale, all'unanimità: l'art. I punto 6 (istituto di formazione continua), l'art. I punto 18 (obblighi del giudice sulla prova del tentativo amichevole) e — soprattutto — l'art. I punto 12, che rendeva l'accordo di mediazione titolo esecutivo[12]. Quella disposizione, salvata nel 2018, tornò l'anno dopo e divenne legge.

Va segnalato che la decisione talvolta citata come «560/2015» non esiste: è un errore di trascrizione diffuso, che va corretto[13].

Due bocciature in quattro anni sono un dato politico, non un incidente. La Romania ha deciso, per via giudiziaria, che la strada della condizione di procedibilità è chiusa.

6. La riforma del 2019 e la decisione 415/2019

La riforma sostanziale del dopo-2014 è la legge 154 del 24 luglio 2019, pubblicata nel Monitorul Oficial, Parte I, n. 623 del 26 luglio 2019[14]. Ha fatto quattro cose:

  • ha istituito il Corpul Profesional al Mediatorilor din România e strutture territoriali presso le corti d'appello;
  • ha introdotto il certificato di informazione gratuito per le parti che, dopo la seduta informativa, scelgono di non proseguire;
  • ha ridisegnato il Consiglio di mediazione;
  • e soprattutto ha stabilito che l'accordo di mediazione verificato e attestato dagli avvocati delle parti, o da un notaio, è direttamente titolo esecutivo, senza passaggio dal giudice[15].

La legge fu impugnata prima della promulgazione. Con la decisione n. 415 del 26 giugno 2019, pubblicata nel Monitorul Oficial n. 589 del 18 luglio 2019, la Corte costituzionale respinse l'obiezione come inammissibile, consentendo la promulgazione[16].

Una precisazione sull'autore dell'impugnazione, perché circola in forma imprecisa anche questa: l'obiezione non fu sollevata dall'Unione nazionale degli avvocati, che non ne ha la legittimazione, bensì da 82 deputati dei gruppi PNL e USR. L'UNBR intervenne con un memoriu alla Corte, chiedendo l'accoglimento e sostenendo il contrasto con le decisioni 266/2014 e 560/2018[17].

Resta ferma l'altra via, l'omologazione giudiziale: le parti possono chiedere al giudice, in corso di causa, di prendere atto della transazione con la hotărâre de expedient degli artt. 438-441 c.p.c., che ha efficacia di titolo esecutivo e autorità di cosa giudicata[18].

7. Che cosa resta oggi: l'invito del giudice

Dopo il 2014 la mediazione civile rumena è puramente volontaria. Nessuna domanda è inammissibile per non essere passata da una seduta informativa.

Restano due strumenti nel codice di procedura civile (legge 134/2010):

  • l'art. 21 c.p.c. («Încercarea de împăcare a părților»), che impone al giudice il tentativo di conciliazione;
  • l'art. 227 c.p.c. («Prezența personală a părților în vederea soluționării amiabile a litigiului»), che consente al giudice di convocare personalmente le parti e di invitarle alla composizione amichevole, informandole dei vantaggi della mediazione[19].

8. Un chiarimento necessario: la «legge 97/2022» non esiste

Circola in letteratura e in rete il riferimento a una «legge 97/2022» che avrebbe abolito i residui obblighi informativi e ristrutturato il Consiglio di mediazione rumeno. Quella legge non è stata trovata: nessuna fonte consultata la conferma in materia di mediazione[20].

Esistono invece: la legge 97/2018 sulle misure di protezione delle vittime di reato, che incide sulla mediazione penale (v. § 12), e la legge 197/2022, che riguarda tutt'altro. Le riforme attribuite alla fantomatica «97/2022» sono in realtà opera della legge 154/2019.

9. Il Consiglio di mediazione e i mediatori

Il Consiliul de Mediere, disciplinato dagli artt. 17 ss. della legge 192/2006, ha sede a Bucarest, autorizza i mediatori, tiene il Tabloul mediatorilor, approva i programmi formativi ed esercita la funzione disciplinare; il codice etico risale al 17 febbraio 2007[21].

Dal 10 gennaio 2025 l'albo è diviso in evidenza attiva ed evidenza passiva: per stare nella prima occorrono assenza di debiti verso il Consiglio, legittimazione professionale in corso di validità, assenza di sospensioni e regolarità fiscale. Il Consiglio pubblica due elenchi distinti, attivi e inattivi, ma non pubblica alcun totale aggregato[22].

La serie ricostruibile da fonti indirette racconta però una parabola:

  • circa 10.268 mediatori iscritti al Tablou prima del 2021;
  • febbraio 2021: radiazione di circa 3.700 mediatori per mancato pagamento del contributo annuale di 400 lei, sanzione disciplinare introdotta dalla legge 154/2019; restano 1.236 con diritto di esercizio, di cui 392 a Bucarest;
  • febbraio 2023: 4.453 mediatori attivi con diritto di voto in Romania, più uno in Francia;
  • 2025: stima di 500-600 mediatori effettivamente attivi in tutto il paese, circa 200 a Bucarest, una ventina nel distretto di Timiș contro i circa trecento del 2015[23].

Nessuna di queste cifre è un dato ufficiale del Consiglio. È già questo un risultato.

10. I numeri, ovvero il loro silenzio

Ed eccoci al punto che ormai ricorre in ogni dossier di questa serie. Il Consiglio di mediazione rumeno non pubblica relazioni di attività né serie statistiche sul numero di mediazioni svolte nel paese: la sezione delle informazioni pubbliche del suo sito contiene convocazioni di riunioni, comunicati e due delibere, e nulla più. Il Raport privind starea justiției del Consiglio superiore della magistratura non contiene una sezione sulla mediazione, e l'Istituto nazionale di statistica non rileva la materia[24].

Le uniche cifre in circolazione sono dichiarative: 2.085 mediazioni nel 2014 e 216 mediazioni nel 2022, a fronte di circa tre milioni di fascicoli pendenti; una fonte associativa afferma che «in un anno non si arriva neppure a mille mediazioni realizzate a livello nazionale»[25].

Duecentosedici mediazioni in un anno, in un paese di diciannove milioni di abitanti. Se il dato è anche solo dell'ordine di grandezza giusto, la mediazione civile rumena non esiste come fenomeno misurabile. Alla Romania si aggiungono dunque Lussemburgo, Finlandia, Argentina, California, Svizzera e Irlanda nell'elenco dei paesi che hanno una legge sulla mediazione e non sanno dire quante mediazioni si facciano. La Grecia, che pubblica tutto ogni anno, resta l'eccezione.

11. L'incentivo fiscale: la restituzione della tassa di bollo

Qui c'è una precisazione tecnica che vale la pena fare, perché la si trova spesso sbagliata.

La restituzione della taxă judiciară de timbru in caso di accordo raggiunto in mediazione non è disciplinata dall'art. 45 dell'OUG 80/2013, che non contiene alcuna ipotesi riferita alla mediazione. L'art. 45 disciplina le ipotesi ordinarie di restituzione e, alla lettera j), rinvia agli «altri casi espressamente previsti dalla legge». Il caso è previsto dall'art. 63, comma 2, della legge 192/2006, che riconosce la restituzione integrale della tassa versata per l'introduzione del giudizio quando le parti concludono l'accordo in corso di causa, con esclusione dei trasferimenti immobiliari, degli altri diritti reali e delle divisioni ereditarie[26].

Per gli accordi extragiudiziali l'OUG 80/2013 prevede invece una tassa fissa ridotta per l'omologazione, non una restituzione[27]. Sull'art. 45, comma 2, dell'OUG 80/2013 è stata sollevata una questione di costituzionalità, decisa dalla Corte costituzionale con la decisione n. 457 dell'11 luglio 2019, il cui dispositivo non è stato accertato; il fatto che l'articolo sia tuttora in vigore nella stessa formulazione fa propendere per un rigetto[28].

Restituzione integrale del contributo unificato: è, sulla carta, un incentivo più forte del credito d'imposta italiano, perché immediato e non soggetto a tetti. E non è servito a nulla, come dimostrano i numeri del paragrafo precedente. Lo stesso vale per la Polonia, dove il rimborso è del cento per cento e il tasso di ricorso alla mediazione resta attorno all'uno per cento.

12. La mediazione penale: quella che estingue il reato

Il tratto più originale del sistema rumeno è penale, ed è quasi sconosciuto in Italia.

L'art. 16, comma 1, lett. g) del codice di procedura penale rumeno (legge 135/2010) elenca fra le cause che impediscono l'esercizio dell'azione penale il ritiro della querela, l'intervenuta riconciliazione e la conclusione di un accordo di mediazione a norma di legge[29].

L'art. 23 c.p.p. («Tranzacția, medierea și recunoașterea pretențiilor civile») consente invece a imputato, parte civile e responsabile civile di concludere una transazione o un accordo di mediazione sulle pretese civili nel corso del processo penale[30].

La distinzione è netta e va tenuta ferma: è l'art. 16 lett. g) a produrre l'effetto estintivo dell'azione penale, e solo per i reati per i quali la legge penale ammette il ritiro della querela o la riconciliazione come causa di non punibilità — tipicamente i reati minori perseguibili a querela. L'art. 23 riguarda il solo risarcimento.

La legge 97/2018 ha ristretto la finestra temporale: l'accordo deve intervenire entro la lettura dell'atto di rinvio a giudizio, dunque sostanzialmente alla prima udienza[31].

Resta il fatto: la Romania è fra i pochissimi ordinamenti europei in cui un accordo di mediazione, e non un provvedimento del giudice, chiude il processo penale.

13. L'arbitrato

L'arbitrato è disciplinato dal Libro IV del codice di procedura civile («Despre arbitraj»), artt. 541-621[32].

L'istituzione storica è la Curtea de Arbitraj Comercial Internațional (CACI) presso la Camera di commercio e industria della Romania, fondata nel 1953, che ha celebrato i settant'anni nel 2023 e opera con un regolamento la cui ultima versione risale al 17 dicembre 2024[33]. Le si è affiancata nel 2016 la Curtea Internațională de Arbitraj București (BIAC), lanciata ufficialmente il 2 novembre 2016 sotto l'egida della Camera di commercio americana in Romania, con una sessantina di arbitri rumeni e stranieri — nata in concorrenza con la corte della Camera di commercio dopo lo scandalo che ne aveva coinvolto il presidente[34].

14. Le convenzioni internazionali

La Convenzione di New York del 1958 è stata recepita in Romania con il decreto n. 186 del 1961, con le due riserve classiche: quella di reciprocità e quella commerciale[35].

La Convenzione europea di Ginevra del 21 aprile 1961 sull'arbitrato commerciale internazionale, firmata dalla Romania il giorno stesso dell'adozione, è stata recepita con il decreto n. 281/1963, pubblicato nel Buletinul Oficial n. 12 del 25 giugno 1963; lo strumento di ratifica fu depositato presso le Nazioni Unite il 16 agosto 1963[36].

La Convenzione di Singapore del 2019 sugli accordi transattivi internazionali derivanti da mediazione non è stata né firmata né ratificata dalla Romania[37], come del resto da nessuno Stato membro dell'Unione.

15. L'ADR dei consumatori: il CSALB, l'unico che pubblica i numeri

L'ordinanza del Governo n. 38/2015 ha recepito la direttiva 2013/11/UE sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, coordinandosi con il regolamento (UE) 524/2013 sull'ODR; l'autorità competente è l'ANPC, con struttura definita dalla decisione di Governo n. 775/2016[38].

L'organismo settoriale più attivo è il CSALB, Centro di risoluzione alternativa delle controversie in materia bancaria, ed è l'unico soggetto rumeno che pubblichi rendiconti periodici puntuali. Dal rapporto relativo al primo trimestre 2026:

  • 968 richieste ricevute, in aumento del 6% sul primo trimestre 2025 (916); il 74% nei confronti di banche, il 26% di istituti finanziari non bancari;
  • 150 accordi raggiunti in conciliazione e 81 soluzioni amichevoli dirette intervenute dopo l'attivazione del Centro, per un totale di 231 consumatori;
  • tasso di esito positivo di circa il 95% sui procedimenti conclusi;
  • beneficio medio per negoziazione riuscita di circa 3.410 euro, e circa 18 milioni di euro di benefici complessivi per i consumatori dal 2016;
  • tempo medio di risoluzione: tredici giorni[39].

Tredici giorni e il 95% di successo. È il contrasto più eloquente di questo dossier: dove qualcuno misura, i numeri sono ottimi; dove nessuno misura, la mediazione civile rumena resta un'ipotesi.

16. La durata dei processi

La lettura diretta delle tabelle numeriche del Quadro di valutazione consente ora cifre esatte e aggiornate, e chiede due punti di precisazione. Nel 2023 la durata stimata di un procedimento civile e commerciale contenzioso di primo grado in Romania era di 218 giorni — non 228 — con un tasso di smaltimento dell'86%. Nel 2024 è scesa a 180 giorni, con 213 giorni in secondo grado e 205 in terzo[40].

Il secondo punto riguarda il termine di paragone, e conta di più. I 771 giorni che il dossier attribuiva all'Italia sono in realtà il dato della Grecia: l'Italia nel 2023 stava a 511 giorni, e nel 2024 a 584. Confermato invece il dato ungherese: 135 giorni nel 2023, 140 nel 2024[41].

Il confronto corretto è dunque questo: centottanta giorni in Romania, centoquaranta in Ungheria, cinquecentottantaquattro in Italia. La Romania resta più veloce dell'Italia di un fattore tre, il che non cambia la conclusione del dossier — la cambia semmai in meglio, perché il divario si è ampliato.

Ecco allora la lettura più interessante. La Romania ha una giustizia civile ragionevolmente rapida e una mediazione praticamente inesistente; la Grecia ha la giustizia civile più lenta d'Europa e una mediazione obbligatoria che regge al vaglio costituzionale. Non è un caso: dove il giudice risponde in sette mesi, l'argomento della deflazione perde forza, e con esso la giustificazione costituzionale del filtro. La proporzionalità di un obbligo si misura sempre rispetto a che cosa si sta obbligando qualcuno a rimandare.

17. Che cosa si muove oggi

Tre elementi vanno segnalati, perché potrebbero riaprire una partita che sembrava chiusa.

Il primo è la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea nella causa C-658/23 (Investcapital), che secondo la dottrina rumena ha confermato che la direttiva 2008/52/CE non osta a forme di mediazione obbligatoria. Se così è, l'argomento eurounitario su cui la Corte costituzionale aveva fondato entrambe le bocciature ne esce indebolito[42].

Il secondo è una proposta di legge del 2025 che attribuirebbe agli avvocati la qualità di mediatore de drept, senza formazione aggiuntiva, modificando la legge 192/2006 e la legge 51/1995 sulla professione forense. Non tocca l'obbligatorietà, ma dice molto su chi oggi in Romania spinge per riattivare l'istituto[43].

Il terzo è un conflitto normativo segnalato dalla dottrina fra la legge 116/2025 e la legge sulla mediazione nelle cause penali fondate sulla querela, con intervento dell'Avvocato del popolo[44].

Non risulta invece depositato alcun progetto di legge, fra il 2024 e il 2026, che reintroduca la mediazione obbligatoria o la sessione informativa obbligatoria[45].

18. Che cosa può leggere l'Italia

Primo. La decisione 266/2014 va citata con i suoi dati esatti: 7 maggio 2014, Monitorul Oficial n. 464 del 25 giugno 2014, incostituzionalità dell'art. 2, commi 1 e 12, della legge 192/2006, parametro l'art. 21 della Costituzione rumena e la natura volontaria della mediazione secondo la direttiva — non l'art. 6 CEDU. E va citata insieme alla 560/2018, perché una sola bocciatura è un incidente, due sono un indirizzo.

Secondo. Il confronto Romania-Grecia dimostra che la questione non è «obbligatorietà sì o no», ma su quale argomento la si fonda. Chi la censura per sproporzione lascia al legislatore la strada dell'aggiustamento; chi la censura per incompatibilità con la natura volontaria della mediazione la chiude del tutto.

Terzo. La restituzione integrale della tassa di bollo dell'art. 63 della legge 192/2006 è un incentivo più immediato del nostro credito d'imposta. Non è servita ad aumentare le mediazioni: gli incentivi economici, da soli, non producono domanda.

Quarto. La mediazione penale rumena, che estingue l'azione penale per i reati a querela, è più coraggiosa della nostra giustizia riparativa e merita di essere studiata, non citata di sfuggita.

Quinto. Il CSALB dimostra che un organismo ADR settoriale, ben progettato e trasparente, produce risultati misurabili in tredici giorni. La mediazione civile generalista rumena, senza numeri e senza obbligo, non produce quasi nulla. Fra le due, la differenza non è la legge: è che qualcuno ha deciso di contare.


Note

[1] Legea nr. 192/2006 privind medierea și organizarea profesiei de mediator, Monitorul Oficial, Partea I, nr. 441 del 22 maggio 2006.

[2] Legea nr. 370/2009; Legea nr. 115/2012, M. Of. Partea I, nr. 462 del 9 luglio 2012; OUG nr. 90/2012, M. Of. Partea I, nr. 878 del 21 dicembre 2012.

[3] OUG nr. 90/2012: introduzione dell'obbligo di partecipazione alla seduta informativa (art. 2, commi 1 e 12, e art. 601 della legge 192/2006), con entrata in vigore differita per il coordinamento con il nuovo codice di procedura civile (legge 134/2010).

[4] Curtea Constituțională a României, decizia nr. 266 del 7 maggio 2014, pubblicata in Monitorul Oficial, Partea I, nr. 464 del 25 giugno 2014.

[5] Decizia nr. 266/2014: accoglimento dell'eccezione limitatamente all'art. 2, commi 1 e 12, della legge 192/2006; rigetto quanto all'art. 601 della medesima legge e all'art. 200 del codice di procedura civile.

[6] Decizia nr. 266/2014, § 23 («Atât în jurisprudența Curții Constituționale, cât și în jurisprudența Curții Europene a Drepturilor Omului, se arată că "simpla sa consacrare legală, chiar și la nivelul suprem, prin Constituție, nu este de natură a asigura și o eficacitate reală a acestuia, atât timp cât, în practică, exercitarea sa întâmpină obstacole"») e § 34, con richiamo alla Hotărârea CEDO del 26 gennaio 2006, causa Lungoci împotriva României. Parametri costituzionali: art. 21 e art. 53 della Costituzione rumena.

[7] Precisazione: la ricerca mirata sul testo della decisione 266/2014 non ha individuato alcun richiamo espresso all'art. 6 §1 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, spesso attribuito alla pronuncia dalla pubblicistica. Il riferimento alla giurisprudenza di Strasburgo è generico e mediato dal precedente Lungoci.

[8] La decisione 266/2014 non richiama la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 18 marzo 2010 nelle cause riunite C-317/08 e seguenti (Alassini).

[9] Decizia nr. 266/2014, § 20: riproduzione del considerando della direttiva 2008/52/CE secondo cui «medierea ar trebui să constituie o procedură voluntară, în sensul că părțile sunt ele însele responsabile de procedură și o pot organiza după cum doresc și încheia în orice moment», e dell'art. 5, par. 1, secondo cui l'organo giurisdizionale «poate invita părțile» a una sessione informativa.

[10] Curtea Constituțională a României, decizia nr. 560 del 18 settembre 2018, su obiezione del Presidente della Romania (sesizare del 20 luglio 2018) e di 96 deputati dei gruppi PNL e USR: incostituzionalità dell'art. I punto 10 (art. 43 comma 21 della legge 192/2006), dell'art. I punto 16 (parte introduttiva dell'art. 601 comma 1) e dell'art. I punto 21 (art. 76). Resta da confermare il numero del Monitorul Oficial di pubblicazione della decisione; è accertato che fu pronunciata il 18 settembre 2018, motivata e trasmessa al Senato l'8 novembre 2018.

[11] Decizia nr. 560/2018: violazione degli artt. 21, 124 comma 3, 147 comma 4 e 148 commi 2 e 4 della Costituzione rumena, in relazione alla direttiva 2008/52/CE.

[12] Decizia nr. 560/2018: dichiarazione di conformità a Costituzione, all'unanimità, dell'art. I punto 6 (istituto di formazione continua), dell'art. I punto 12 (accordo di mediazione quale titolo esecutivo) e dell'art. I punto 18 (obblighi del giudice in materia di prova del tentativo amichevole).

[13] Precisazione: non risulta esistere una «decizia 560/2015» della Corte costituzionale rumena in materia di mediazione; il riferimento corretto è alla decisione 560 del 18 settembre 2018.

[14] Legea nr. 154 del 24 luglio 2019, di modifica e integrazione della legge 192/2006, Monitorul Oficial, Partea I, nr. 623 del 26 luglio 2019.

[15] Legea nr. 154/2019: istituzione del Corpul Profesional al Mediatorilor din România e delle strutture territoriali presso le corti d'appello; certificato di informazione gratuito; efficacia di titolo esecutivo dell'accordo di mediazione attestato dagli avvocati delle parti o da notaio.

[16] Curtea Constituțională a României, decizia nr. 415 del 26 giugno 2019, pubblicata in Monitorul Oficial nr. 589 del 18 luglio 2019, sull'obiezione di incostituzionalità dell'art. I punto 3 (art. 2 commi 6 e 9 della legge 192/2006) e dell'art. I punto 16 (art. 61 commi 3 e 4) della legge di modifica poi promulgata come legge 154/2019: «respinge, ca inadmisibilă, obiecția de neconstituționalitate».

[17] Precisazione: l'obiezione fu sollevata da 82 deputati dei gruppi PNL e USR, non dall'Uniunea Națională a Barourilor din România, che non ha legittimazione ai sensi dell'art. 146 lett. a) della Costituzione; l'UNBR intervenne con un memoriu alla Corte, invocando le decisioni 266/2014 e 560/2018 e la violazione degli artt. 1 comma 5 e 21 della Costituzione.

[18] Codice di procedura civile rumeno, artt. 438-441: hotărâre de expedient con la quale il giudice prende atto della transazione, ivi compreso l'accordo di mediazione.

[19] Codice di procedura civile rumeno (legea nr. 134/2010), art. 21 («Încercarea de împăcare a părților») e art. 227 («Prezența personală a părților în vederea soluționării amiabile a litigiului»).

[20] Precisazione: non è stata reperita alcuna «legge 97/2022» rumena in materia di mediazione. Esistono la legea nr. 97/2018 sulla protezione delle vittime di reato e la legea nr. 197/2022, di oggetto estraneo. Le riforme comunemente attribuite alla prima sono opera della legea nr. 154/2019.

[21] Legea nr. 192/2006, artt. 17 ss.: Consiliul de Mediere, sede in Bucarest, autorizzazione dei mediatori, Tabloul mediatorilor, approvazione dei programmi formativi, potestà disciplinare; codice etico e deontologico del 17 febbraio 2007.

[22] Hotărârea Consiliului de Mediere nr. 11 del 10 gennaio 2025, che ha introdotto la distinzione fra evidenza attiva ed evidenza passiva del Tablou, con i relativi criteri (assenza di debiti verso il Consiglio, legittimazione professionale valida, assenza di sospensione, regolarità fiscale). Il Consiglio pubblica due elenchi distinti per il 2025, senza cifre riepilogative.

[23] Dati non ufficiali ricostruiti da fonti giornalistiche e dottrinali rumene: circa 10.268 iscritti al Tablou in epoca anteriore al 2021; radiazione di circa 3.700 mediatori nel febbraio 2021 per mancato pagamento del contributo annuale di 400 lei, con 1.236 residui aventi diritto di esercizio (392 a Bucarest); 4.453 mediatori attivi con diritto di voto al 16 febbraio 2023, più uno esercente in Francia; stima di 500-600 mediatori effettivamente attivi nel 2025.

[24] Verifica diretta della sezione «informații publice» del sito del Consiliul de Mediere: non risultano relazioni di attività né statistiche. Il Raport privind starea justiției del Consiglio superiore della magistratura non contiene una sezione dedicata alla mediazione. Non risultano rilevazioni dell'Institutul Național de Statistică in materia.

[25] Cifre dichiarative attribuite all'ex magistrato Cristi Dănileț: 2.085 mediazioni nel 2014 e 216 nel 2022, a fronte di circa tre milioni di fascicoli pendenti. Una fonte associativa afferma che «într-un an nici măcar nu sunt 1000 de medieri realizate la nivel național». Nessuno di questi dati proviene da una rilevazione istituzionale.

[26] OUG nr. 80/2013 sulle tasse giudiziarie di bollo, art. 45, lett. j) («în alte cauze expres prevăzute de lege»), che rinvia all'art. 63, comma 2, della legge 192/2006: restituzione integrale della tassa versata in caso di accordo raggiunto in mediazione nel corso del giudizio, con esclusione dei trasferimenti di proprietà immobiliare, degli altri diritti reali e delle divisioni ereditarie. L'art. 45 dell'OUG 80/2013 non contiene alcuna ipotesi riferita direttamente alla mediazione.

[27] OUG nr. 80/2013: tassa fissa ridotta per l'omologazione giudiziale dell'accordo di mediazione extragiudiziale.

[28] Curtea Constituțională a României, decizia nr. 457 dell'11 luglio 2019, relativa all'eccezione di incostituzionalità dell'art. 45 comma 1 lett. d) prima parte e comma 2 dell'OUG nr. 80/2013. Restano da confermare il dispositivo e il numero del Monitorul Oficial di pubblicazione. Il testo dell'art. 45 risulta tuttora in vigore nella medesima formulazione e privo di annotazioni di incostituzionalità.

[29] Codice di procedura penale rumeno (legea nr. 135/2010), art. 16, comma 1, lett. g): «a fost retrasă plângerea prealabilă, în cazul infracțiunilor pentru care retragerea acesteia înlătură răspunderea penală, a intervenit împăcarea ori a fost încheiat un acord de mediere în condițiile legii».

[30] Codice di procedura penale rumeno, art. 23 («Tranzacția, medierea și recunoașterea pretențiilor civile»), comma 1: «În cursul procesului penal, cu privire la pretențiile civile, inculpatul, partea civilă și partea responsabilă civilmente pot încheia o tranzacție sau un acord de mediere, potrivit legii».

[31] Legea nr. 97/2018 privind unele măsuri de protecție a victimelor infracțiunilor: limitazione temporale dell'efficacia della riconciliazione e del ritiro della querela, che devono intervenire entro la lettura dell'atto di rinvio a giudizio.

[32] Codice di procedura civile rumeno, Libro IV «Despre arbitraj», artt. 541-621.

[33] Curtea de Arbitraj Comercial Internațional presso la Camera de Comerț și Industrie a României, fondata nel 1953; regolamento nella versione del 17 dicembre 2024.

[34] Curtea Internațională de Arbitraj București (BIAC), istituita sotto l'egida della American Chamber of Commerce in Romania ed espressione di un percorso triennale; lancio ufficiale il 2 novembre 2016, con circa sessanta arbitri rumeni e stranieri e Annet van Hooft quale presidente onorario.

[35] Convenzione di New York del 10 giugno 1958, recepita in Romania con il decretul nr. 186/1961, con riserva di reciprocità e riserva commerciale.

[36] Convenzione europea sull'arbitrato commerciale internazionale (Ginevra, 21 aprile 1961), firmata dalla Romania il 21 aprile 1961 e recepita con il decretul nr. 281/1963, pubblicato nel Buletinul Oficial nr. 12 del 25 giugno 1963; strumento di ratifica depositato presso il Segretario generale delle Nazioni Unite il 16 agosto 1963.

[37] Elenco UNCITRAL degli Stati firmatari e ratificanti della Convenzione delle Nazioni Unite sugli accordi transattivi internazionali derivanti dalla mediazione (Singapore, 2019): la Romania non figura.

[38] Ordonanța Guvernului nr. 38/2015 privind soluționarea alternativă a litigiilor dintre consumatori și comercianți, di recepimento della direttiva 2013/11/UE; regolamento (UE) 524/2013; Autoritatea Națională pentru Protecția Consumatorilor (ANPC); Hotărârea Guvernului nr. 775/2016.

[39] Centrul de Soluționare Alternativă a Litigiilor în domeniul Bancar (CSALB), rapporto sull'attività al 31 marzo 2026: 968 richieste nel primo trimestre 2026 (+6% su 916 del primo trimestre 2025), di cui 74% verso banche e 26% verso istituti finanziari non bancari; 150 accordi in conciliazione e 81 soluzioni amichevoli dirette, per 231 consumatori; esito positivo di circa il 95% dei procedimenti conclusi; beneficio medio per negoziazione riuscita di circa 3.410 euro; circa 18 milioni di euro di benefici complessivi dal 2016; tempo medio di risoluzione di 13 giorni.

[40] Commissione europea, Quadro di valutazione UE della giustizia 2025 (dati 2023): durata stimata di circa 228 giorni per le cause civili e commerciali contenziose di primo grado in Romania; tasso di smaltimento dell'86%.

[41] EU Justice Scoreboard, medesima categoria di procedimenti (cause civili e commerciali contenziose, primo grado). Ungheria: 134,6 giorni (2023), 140 (2024). Italia: 511,2 giorni (2023), 584 (2024). Grecia: 770,8 giorni (2023), 737 (2024). Il valore di 771 giorni, talora attribuito all'Italia, è quello greco del 2023.

[42] Corte di giustizia dell'Unione europea, causa C-658/23 (Investcapital): secondo la lettura della dottrina rumena e del Forumul Judecătorilor, la Corte avrebbe confermato che la direttiva 2008/52/CE non osta a forme di mediazione obbligatoria.

[43] Propunere legislativă «pentru modificarea și completarea Legii nr. 192/2006 privind medierea și organizarea profesiei de mediator și pentru completarea Legii nr. 51/1995 pentru organizarea și exercitarea profesiei de avocat» (2025), che attribuisce agli avvocati la qualità di mediatore de drept senza obbligo di formazione aggiuntiva. Lo stato procedurale non è stato accertato.

[44] Segnalazione dottrinale di un conflitto normativo fra la legea nr. 116/2025 e la legge sulla mediazione nelle cause penali fondate sulla plângere prealabilă, con intervento dell'Avocatul Poporului.

[45] Le ricerche sui siti della Camera dei deputati e del Senato rumeni non hanno individuato, per il periodo 2024-2026, alcun progetto di legge volto a reintrodurre la mediazione obbligatoria o la sessione informativa obbligatoria.

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Nota

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