Sistemi di composizione dei conflitti in Romania (2026)
1. Perché questo dossier. 2. La legge 192/2006 e la stagione dell'obbligatorietà. 3. La decisione 266/2014: il primo no della Corte costituzionale. 4. Il secondo no: la decisione 560/2018. 5. Che cosa resta oggi: l'invito del giudice. 6. La riforma del 2019: l'accordo attestato dall'avvocato è titolo esecutivo. 7. Una rettifica necessaria: la «legge 97/2022» non esiste. 8. Il Consiglio di mediazione e i mediatori. 9. I numeri, ovvero il loro silenzio. 10. L'incentivo fiscale: la restituzione della tassa di bollo. 11. La mediazione penale: quella che estingue il reato. 12. L'arbitrato. 13. Le convenzioni internazionali. 14. L'ADR dei consumatori: il CSALB, l'unico che pubblica i numeri. 15. La durata dei processi. 16. Che cosa può leggere l'Italia.
1. Perché questo dossier
Questo testo riprende e sostituisce tre contributi pubblicati su questo sito fra il 2012 e il 2014: due ricognizioni sulla Romania e la notizia della sentenza costituzionale del 2014. Quella notizia è oggi il cuore della vicenda, e merita di essere raccontata per intero e con i riferimenti esatti, perché è stata citata mille volte in Italia con date e numeri sbagliati.
La Romania è il contrappunto della Grecia. I due paesi hanno affrontato la stessa domanda — si può obbligare qualcuno a passare da una sessione informativa prima di andare dal giudice? — e hanno ricevuto dalle rispettive corti risposte opposte. Ad Atene, dopo una riscrittura, sì; a Bucarest, per due volte, no.
2. La legge 192/2006 e la stagione dell'obbligatorietà
La legge 192 del 2006 «privind medierea și organizarea profesiei de mediator» è la legge quadro rumena, pubblicata nel Monitorul Oficial, Parte I, n. 441 del 22 maggio 2006[1]. Ha attuato la direttiva 2008/52/CE e ha creato la professione di mediatore, l'albo e l'organo di autogoverno.
Il testo è stato più volte modificato: legge 370/2009; legge 115/2012 (M. Of. n. 462 del 9 luglio 2012); poi, soprattutto, l'ordinanza d'urgenza del Governo n. 90/2012 (M. Of. n. 878 del 21 dicembre 2012)[2].
Fu l'OUG 90/2012 a introdurre il congegno destinato a saltare: l'art. 2, commi 1 e 12, e l'art. 601 della legge 192/2006 resero la partecipazione alla seduta informativa sulla mediazione una condizione di ammissibilità della domanda giudiziale per un elenco di materie. L'entrata in vigore fu differita per coordinarla con il nuovo codice di procedura civile[3].
La Romania si trovò così, fra il 2013 e il 2014, con un sistema molto simile a quello che l'Italia aveva introdotto nel 2010 e che la nostra Corte costituzionale aveva demolito nel 2012 per eccesso di delega — senza entrare nel merito. In Romania invece si entrò nel merito.
3. La decisione 266/2014: il primo no della Corte costituzionale
La Curtea Constituțională a României si pronunciò con la decisione n. 266 del 7 maggio 2014, pubblicata nel Monitorul Oficial, Parte I, n. 464 del 25 giugno 2014[4].
Il giudizio riguardava tre gruppi di norme: l'art. 200 del codice di procedura civile (regolarizzazione della domanda), l'art. 2, commi 1 e 12, e l'art. 601 della legge 192/2006. La Corte:
- ha accolto l'eccezione quanto all'art. 2, commi 1 e 12, dichiarandoli incostituzionali: è la partecipazione obbligatoria alla seduta informativa, sanzionata con l'inammissibilità della domanda;
- ha respinto l'eccezione quanto all'art. 601 della legge 192/2006 e all'art. 200 c.p.c.[5].
La motivazione è il punto che interessa noi. La Corte ha ritenuto che l'obbligo, presidiato dalla sanzione dell'inammissibilità, costituisse un filtro sproporzionato all'accesso libero alla giustizia garantito dall'art. 21 della Costituzione rumena, in relazione all'art. 53 sulla limitazione dei diritti, e in contrasto con la natura volontaria della mediazione affermata dalla direttiva 2008/52/CE[6].
Un chiarimento doveroso: la ricostruzione corrente attribuisce alla decisione anche un richiamo espresso all'art. 6 §1 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Il richiamo non è stato riscontrato testualmente nelle fonti consultate; il parametro certo è l'art. 21 della Costituzione[7].
Si noti la differenza con la Grecia. Ad Atene il legislatore, dopo la bocciatura, riscrisse la legge abbassando il costo a cinquanta euro e rendendo la sessione una formalità informativa da cui si esce quando si vuole; e la Corte suprema approvò all'unanimità. A Bucarest il legislatore non fece altrettanto: mantenne l'impianto e ci riprovò.
4. Il secondo no: la decisione 560/2018
Nel 2018 il Parlamento rumeno approvò una nuova riforma della legge sulla mediazione che reintroduceva elementi di obbligatorietà. La Curtea Constituțională, con la decisione n. 560 del 18 settembre 2018, dichiarò incostituzionali le disposizioni relative alla mediazione obbligatoria, e il testo tornò in Parlamento[8].
Avverto il lettore: la data e l'esito complessivo sono confermati da fonti concordanti, ma il dispositivo integrale della decisione 560/2018 non è stato verificato sul testo ufficiale, che non è risultato accessibile[9]. Segnalo inoltre che la decisione talvolta citata come «560/2015» non esiste: è un errore di trascrizione diffuso, che va corretto[10].
Due bocciature in quattro anni sono un dato politico, non un incidente. La Romania ha deciso, per via giudiziaria, che la strada della condizione di procedibilità è chiusa.
5. Che cosa resta oggi: l'invito del giudice
Dopo il 2014 la mediazione civile rumena è puramente volontaria. Nessuna domanda è inammissibile per non essere passata da una seduta informativa.
Restano due strumenti nel codice di procedura civile (legge 134/2010):
- l'art. 21 c.p.c. («Încercarea de împăcare a părților»), che impone al giudice il tentativo di conciliazione;
- l'art. 227 c.p.c. («Prezența personală a părților în vederea soluționării amiabile a litigiului»), che consente al giudice di convocare personalmente le parti e di invitarle alla composizione amichevole, informandole dei vantaggi della mediazione[11].
È il modello dell'invito, non dell'obbligo: lo stesso che l'art. 5-quater del d.lgs. 28/2010 conosce da noi nella forma della mediazione demandata, e che in Romania è l'unica forma sopravvissuta.
6. La riforma del 2019: l'accordo attestato dall'avvocato è titolo esecutivo
La riforma sostanziale del dopo-2014 è la legge 154 del 24 luglio 2019, pubblicata nel Monitorul Oficial, Parte I, n. 623 del 26 luglio 2019[12]. Ha fatto quattro cose:
- ha istituito il Corpul Profesional al Mediatorilor din România e strutture territoriali presso le corti d'appello;
- ha introdotto il certificato di informazione gratuito per le parti che, dopo la seduta informativa, scelgono di non proseguire;
- ha ridisegnato il Consiglio di mediazione;
- e soprattutto ha stabilito che l'accordo di mediazione verificato e attestato dagli avvocati delle parti, o da un notaio, è direttamente titolo esecutivo, senza passaggio dal giudice[13].
Quest'ultimo punto fu contestato dall'Unione nazionale degli avvocati (UNBR) davanti alla Corte costituzionale, che nel giugno 2019 respinse l'obiezione, consentendo la promulgazione[14].
Resta ferma l'altra via, l'omologazione giudiziale: le parti possono chiedere al giudice, in corso di causa, di prendere atto della transazione con la hotărâre de expedient degli artt. 438-441 c.p.c., che ha efficacia di titolo esecutivo e autorità di cosa giudicata[15].
Il confronto con l'Italia è netto. Da noi l'accordo sottoscritto dagli avvocati è titolo esecutivo dal 2013; la Romania è arrivata allo stesso approdo nel 2019, ma vi ha aggiunto l'attestazione notarile come alternativa piena.
7. Una rettifica necessaria: la «legge 97/2022» non esiste
Circola in letteratura e in rete il riferimento a una «legge 97/2022» che avrebbe abolito i residui obblighi informativi e ristrutturato il Consiglio di mediazione rumeno. Quella legge non è stata trovata: nessuna fonte consultata la conferma in materia di mediazione[16].
Esistono invece: la legge 97/2018 sulle misure di protezione delle vittime di reato, che incide sulla mediazione penale (v. § 11), e la legge 197/2022, che riguarda tutt'altro. Le riforme attribuite alla fantomatica «97/2022» sono in realtà opera della legge 154/2019. Non escludo un atto minore del 2022 sfuggito alle ricerche, ma il dato va considerato non verificato e, allo stato, errato.
8. Il Consiglio di mediazione e i mediatori
Il Consiliul de Mediere, disciplinato dagli artt. 17 ss. della legge 192/2006, ha sede a Bucarest, autorizza i mediatori, tiene il Tabloul mediatorilor, approva i programmi formativi ed esercita la funzione disciplinare; il codice etico risale al 17 febbraio 2007[17].
Quanti sono i mediatori? Le fonti divergono: un aggiornamento dell'albo del 16 febbraio 2023 indica 4.453 mediatori attivi; un contributo dottrinale parla di 10.268 mediatori autorizzati iscritti[18]. La divergenza si spiega verosimilmente con la distinzione fra evidenza attiva e passiva, ma non è stato reperito un dato ufficiale unico aggiornato al 2025-2026[19].
9. I numeri, ovvero il loro silenzio
Ed eccoci al punto che ormai ricorre in ogni dossier di questa serie. Il Consiglio di mediazione rumeno non pubblica relazioni statistiche annuali sistematiche sul numero di mediazioni svolte nel paese[20]. La sezione delle informazioni pubbliche del suo sito contiene convocazioni, delibere e comunicati; non contiene dati aggregati verificabili.
L'unico riferimento quantitativo reperito — e lo riporto solo perché è l'unico — è la stima, contenuta in un articolo di opinione firmato da una mediatrice, di meno di mille mediazioni l'anno a livello nazionale a fronte di migliaia di mediatori iscritti. Non è una statistica ufficiale e va trattata come tale[21].
Se il dato fosse anche solo dell'ordine di grandezza giusto, significherebbe circa una mediazione ogni cinque mediatori l'anno. Alla Romania si aggiungono dunque Lussemburgo, Finlandia, Argentina, California e Svizzera nell'elenco dei paesi che hanno una legge sulla mediazione e non sanno dire quante mediazioni si facciano. La Grecia, che pubblica tutto ogni anno, resta l'eccezione.
10. L'incentivo fiscale: la restituzione della tassa di bollo
Qui c'è una precisazione tecnica che vale la pena fare, perché la si trova spesso sbagliata.
La restituzione della taxă judiciară de timbru in caso di accordo raggiunto in mediazione non è disciplinata direttamente dall'art. 45 dell'OUG 80/2013. L'art. 45 disciplina le ipotesi ordinarie di restituzione e, alla lettera j), rinvia agli «altri casi espressamente previsti dalla legge». Il caso è previsto dall'art. 63 della legge 192/2006, che riconosce la restituzione integrale della tassa versata per l'introduzione del giudizio quando le parti concludono l'accordo in corso di causa, con esclusione dei trasferimenti immobiliari, degli altri diritti reali e delle divisioni ereditarie[22].
Per gli accordi extragiudiziali l'OUG 80/2013 prevede invece una tassa fissa ridotta per l'omologazione, non una restituzione[23]. Risulta inoltre una questione di costituzionalità sollevata sull'art. 45, comma 2, dell'OUG 80/2013, il cui esito non è stato verificato[24].
Restituzione integrale del contributo unificato: è, sulla carta, un incentivo più forte del credito d'imposta italiano, perché immediato e non soggetto a tetti.
11. La mediazione penale: quella che estingue il reato
Il tratto più originale del sistema rumeno è penale, ed è quasi sconosciuto in Italia.
L'art. 16, comma 1, lett. g) del codice di procedura penale rumeno (legge 135/2010) elenca fra le cause che impediscono l'esercizio dell'azione penale il ritiro della querela, l'intervenuta riconciliazione e la conclusione di un accordo di mediazione a norma di legge[25].
L'art. 23 c.p.p. («Tranzacția, medierea și recunoașterea pretențiilor civile») consente invece a imputato, parte civile e responsabile civile di concludere una transazione o un accordo di mediazione sulle pretese civili nel corso del processo penale[26].
La distinzione è netta e va tenuta ferma: è l'art. 16 lett. g) a produrre l'effetto estintivo dell'azione penale, e solo per i reati per i quali la legge penale ammette il ritiro della querela o la riconciliazione come causa di non punibilità — tipicamente i reati minori perseguibili a querela. L'art. 23 riguarda il solo risarcimento.
La legge 97/2018 ha ristretto la finestra temporale: l'accordo deve intervenire entro la lettura dell'atto di rinvio a giudizio, dunque sostanzialmente alla prima udienza[27].
Resta il fatto: la Romania è fra i pochissimi ordinamenti europei in cui un accordo di mediazione, e non un provvedimento del giudice, chiude il processo penale. In Italia la mediazione penale minorile e quella davanti al giudice di pace producono effetti analoghi ma con presupposti assai più stretti, e la giustizia riparativa introdotta dalla riforma Cartabia opera come circostanza e come causa di improcedibilità in casi determinati, non come regola generale.
12. L'arbitrato
L'arbitrato è disciplinato dal Libro IV del codice di procedura civile («Despre arbitraj»), artt. 541-621[28].
L'istituzione storica è la Curtea de Arbitraj Comercial Internațional (CACI) presso la Camera di commercio e industria della Romania, fondata nel 1953, che ha celebrato i settant'anni nel 2023 e opera con un regolamento la cui ultima versione risale al 17 dicembre 2024[29]. Le si è affiancata la Curtea Internațională de Arbitraj București (BIAC), di fondazione recente; l'anno esatto non è stato verificato[30].
13. Le convenzioni internazionali
La Convenzione di New York del 1958 è stata ratificata dalla Romania con il decreto n. 186 del 24 luglio 1961, con le due riserve classiche: quella di reciprocità e quella commerciale[31].
La Convenzione europea di Ginevra del 21 aprile 1961 sull'arbitrato commerciale internazionale risulta recepita nell'ordinamento rumeno, ma numero e data dell'atto di ratifica non sono stati verificati[32].
La Convenzione di Singapore del 2019 sugli accordi transattivi internazionali derivanti da mediazione non è stata né firmata né ratificata dalla Romania[33]. È lo stesso quadro dell'Italia e della quasi totalità degli Stati dell'Unione, vincolati dalla competenza esterna dell'Unione stessa.
14. L'ADR dei consumatori: il CSALB, l'unico che pubblica i numeri
L'ordinanza del Governo n. 38/2015 ha recepito la direttiva 2013/11/UE sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, coordinandosi con il regolamento (UE) 524/2013 sull'ODR; l'autorità competente è l'ANPC, con struttura definita dalla decisione di Governo n. 775/2016[34].
L'organismo settoriale più attivo è il CSALB, Centro di risoluzione alternativa delle controversie in materia bancaria, ed è l'unico soggetto rumeno che pubblichi rendiconti periodici puntuali. Dal rapporto relativo al primo trimestre 2026 (1° gennaio – 31 marzo):
- 968 richieste ricevute, in aumento del 6% sul primo trimestre 2025 (916); il 74% nei confronti di banche, il 26% di istituti finanziari non bancari;
- 150 accordi raggiunti in conciliazione e 81 soluzioni amichevoli dirette intervenute dopo l'attivazione del Centro, per un totale di 231 consumatori;
- tasso di esito positivo di circa il 95% sui procedimenti conclusi;
- beneficio medio per negoziazione riuscita di circa 3.410 euro, e circa 18 milioni di euro di benefici complessivi per i consumatori dal 2016;
- tempo medio di risoluzione: tredici giorni[35].
Tredici giorni e il 95% di successo. È il contrasto più eloquente di questo dossier: dove qualcuno misura, i numeri sono ottimi; dove nessuno misura, la mediazione civile rumena resta un'ipotesi.
15. La durata dei processi
Secondo il Quadro di valutazione UE della giustizia 2025 (dati 2023), la durata stimata di un procedimento civile e commerciale contenzioso di primo grado in Romania è di circa 228 giorni, con un tasso di smaltimento dell'86%[36].
Duecentoventotto giorni. Per confronto, la stessa fonte indica 135 giorni per l'Ungheria e 771 per l'Italia[37]. Il dato medio dell'Unione non è stato reperito in modo affidabile, e i valori estratti dall'edizione 2026 del Quadro non sono risultati verificabili: li ometto[38].
Ecco allora la lettura più interessante. La Romania ha una giustizia civile ragionevolmente rapida e una mediazione praticamente inesistente; la Grecia ha la giustizia civile più lenta d'Europa e una mediazione obbligatoria che regge al vaglio costituzionale. Non è un caso: dove il giudice risponde in sette mesi, l'argomento della deflazione perde forza, e con esso la giustificazione costituzionale del filtro. La proporzionalità di un obbligo si misura sempre rispetto a che cosa si sta obbligando qualcuno a rimandare.
16. Che cosa può leggere l'Italia
Primo. La decisione 266/2014 va citata con i suoi dati esatti: 7 maggio 2014, Monitorul Oficial n. 464 del 25 giugno 2014, incostituzionalità dell'art. 2, commi 1 e 12, della legge 192/2006, parametro l'art. 21 della Costituzione rumena. E va citata insieme alla 560/2018, perché una sola bocciatura è un incidente, due sono un indirizzo.
Secondo. Il confronto Romania-Grecia dimostra che la questione non è «obbligatorietà sì o no», ma a quali condizioni. Cinquanta euro e la libertà di alzarsi dal tavolo passano; l'inammissibilità della domanda non passa.
Terzo. La restituzione integrale della tassa di bollo dell'art. 63 della legge 192/2006 è un incentivo più immediato del nostro credito d'imposta. Non è servita ad aumentare le mediazioni: gli incentivi economici, da soli, non producono domanda.
Quarto. La mediazione penale rumena, che estingue l'azione penale per i reati a querela, è più coraggiosa della nostra giustizia riparativa e merita di essere studiata, non citata di sfuggita.
Quinto. Il CSALB dimostra che un organismo ADR settoriale, ben progettato e trasparente, produce risultati misurabili in tredici giorni. La mediazione civile generalista rumena, senza numeri e senza obbligo, non produce quasi nulla. Fra le due, la differenza non è la legge: è che qualcuno ha deciso di contare.
Note
[1] Legea nr. 192/2006 privind medierea și organizarea profesiei de mediator, Monitorul Oficial, Partea I, nr. 441 del 22 maggio 2006.
[2] Legea nr. 370/2009; Legea nr. 115/2012, M. Of. Partea I, nr. 462 del 9 luglio 2012; OUG nr. 90/2012, M. Of. Partea I, nr. 878 del 21 dicembre 2012.
[3] OUG nr. 90/2012: introduzione dell'obbligo di partecipazione alla seduta informativa (art. 2, commi 1 e 12, e art. 601 della legge 192/2006), con entrata in vigore differita per il coordinamento con il nuovo codice di procedura civile (legge 134/2010).
[4] Curtea Constituțională a României, decizia nr. 266 del 7 maggio 2014, pubblicata in Monitorul Oficial, Partea I, nr. 464 del 25 giugno 2014.
[5] Decizia nr. 266/2014: accoglimento dell'eccezione limitatamente all'art. 2, commi 1 e 12, della legge 192/2006; rigetto quanto all'art. 601 della medesima legge e all'art. 200 del codice di procedura civile.
[6] Decizia nr. 266/2014: violazione dell'art. 21 della Costituzione della Romania (accesso libero alla giustizia), in relazione all'art. 53, e contrasto con il carattere volontario della mediazione affermato dalla direttiva 2008/52/CE.
[7] NON VERIFICATO: il richiamo espresso all'art. 6 §1 CEDU nella decisione 266/2014, spesso riportato dalla pubblicistica, non è stato riscontrato sul testo.
[8] Curtea Constituțională a României, decizia nr. 560 del 18 settembre 2018, con la quale sono state dichiarate incostituzionali le disposizioni sulla mediazione obbligatoria contenute nel progetto di modifica della legge 192/2006, poi rinviato al Parlamento.
[9] NON VERIFICATO: il dispositivo integrale della decisione 560/2018 non è stato consultato sul testo ufficiale, non risultato accessibile.
[10] Rettifica: non risulta esistere una «decizia 560/2015» della Corte costituzionale rumena in materia di mediazione; il riferimento corretto è alla decisione 560 del 18 settembre 2018.
[11] Codice di procedura civile rumeno (legea nr. 134/2010), art. 21 («Încercarea de împăcare a părților») e art. 227 («Prezența personală a părților în vederea soluționării amiabile a litigiului»).
[12] Legea nr. 154 del 24 luglio 2019, di modifica e integrazione della legge 192/2006, Monitorul Oficial, Partea I, nr. 623 del 26 luglio 2019.
[13] Legea nr. 154/2019: istituzione del Corpul Profesional al Mediatorilor din România e delle strutture territoriali presso le corti d'appello; certificato di informazione gratuito; efficacia di titolo esecutivo dell'accordo di mediazione attestato dagli avvocati delle parti o da notaio.
[14] Curtea Constituțională a României, pronuncia del 26 giugno 2019 di rigetto dell'obiezione di incostituzionalità sollevata dall'Uniunea Națională a Barourilor din România contro la legge 154/2019. NON VERIFICATO: il numero esatto della decisione.
[15] Codice di procedura civile rumeno, artt. 438-441: hotărâre de expedient con la quale il giudice prende atto della transazione, ivi compreso l'accordo di mediazione.
[16] Rettifica: non è stata reperita alcuna «legge 97/2022» rumena in materia di mediazione. Esistono la legea nr. 97/2018 sulla protezione delle vittime di reato e la legea nr. 197/2022, di oggetto estraneo. Le riforme comunemente attribuite alla prima sono opera della legea nr. 154/2019.
[17] Legea nr. 192/2006, artt. 17 ss.: Consiliul de Mediere, sede in Bucarest, autorizzazione dei mediatori, Tabloul mediatorilor, approvazione dei programmi formativi, potestà disciplinare; codice etico e deontologico del 17 febbraio 2007.
[18] Aggiornamento del Tabloul mediatorilor del 16 febbraio 2023: 4.453 mediatori attivi. Diversa indicazione dottrinale: 10.268 mediatori autorizzati iscritti.
[19] NON VERIFICATO: non è stato reperito un dato ufficiale unico e aggiornato al 2025-2026 sul numero di mediatori iscritti e attivi in Romania.
[20] Verifica diretta della sezione «informații publice» del sito del Consiliul de Mediere: non risultano relazioni statistiche annuali sistematiche sul numero di mediazioni svolte.
[21] NON VERIFICATO: la stima di meno di mille mediazioni l'anno proviene da un articolo di opinione pubblicato su riviste giuridiche online e non da una fonte statistica istituzionale.
[22] OUG nr. 80/2013 sulle tasse giudiziarie di bollo, art. 45, in particolare la lett. j) («în alte cauze expres prevăzute de lege»), che rinvia all'art. 63 della legge 192/2006: restituzione integrale della tassa versata in caso di accordo raggiunto in mediazione nel corso del giudizio, con esclusione dei trasferimenti di proprietà immobiliare, degli altri diritti reali e delle divisioni ereditarie.
[23] OUG nr. 80/2013: tassa fissa ridotta per l'omologazione giudiziale dell'accordo di mediazione extragiudiziale.
[24] NON VERIFICATO: risulta pendente o definita una questione di costituzionalità sull'art. 45, comma 2, dell'OUG 80/2013, il cui esito non è stato accertato.
[25] Codice di procedura penale rumeno (legea nr. 135/2010), art. 16, comma 1, lett. g): ritiro della querela, riconciliazione o accordo di mediazione concluso a norma di legge come cause che impediscono l'esercizio dell'azione penale.
[26] Codice di procedura penale rumeno, art. 23 («Tranzacția, medierea și recunoașterea pretențiilor civile»), comma 1: transazione o accordo di mediazione sulle pretese civili fra imputato, parte civile e responsabile civile.
[27] Legea nr. 97/2018 privind unele măsuri de protecție a victimelor infracțiunilor: limitazione temporale dell'efficacia della riconciliazione e del ritiro della querela, che devono intervenire entro la lettura dell'atto di rinvio a giudizio.
[28] Codice di procedura civile rumeno, Libro IV «Despre arbitraj», artt. 541-621.
[29] Curtea de Arbitraj Comercial Internațional presso la Camera de Comerț și Industrie a României, fondata nel 1953; regolamento nella versione del 17 dicembre 2024.
[30] NON VERIFICATO: anno di fondazione della Curtea Internațională de Arbitraj București (BIAC).
[31] Convenzione di New York del 10 giugno 1958, ratificata dalla Romania con il decretul nr. 186 del 24 luglio 1961, con riserva di reciprocità e riserva commerciale.
[32] NON VERIFICATO: numero e data dell'atto rumeno di ratifica della Convenzione europea sull'arbitrato commerciale internazionale (Ginevra, 21 aprile 1961).
[33] Elenco UNCITRAL degli Stati firmatari e ratificanti della Convenzione delle Nazioni Unite sugli accordi transattivi internazionali derivanti dalla mediazione (Singapore, 2019): la Romania non figura.
[34] Ordonanța Guvernului nr. 38/2015 privind soluționarea alternativă a litigiilor dintre consumatori și comercianți, di recepimento della direttiva 2013/11/UE; regolamento (UE) 524/2013; Autoritatea Națională pentru Protecția Consumatorilor (ANPC); Hotărârea Guvernului nr. 775/2016.
[35] Centrul de Soluționare Alternativă a Litigiilor în domeniul Bancar (CSALB), rapporto sull'attività al 31 marzo 2026: 968 richieste nel primo trimestre 2026 (+6% su 916 del primo trimestre 2025), di cui 74% verso banche e 26% verso istituti finanziari non bancari; 150 accordi in conciliazione e 81 soluzioni amichevoli dirette, per 231 consumatori; esito positivo di circa il 95% dei procedimenti conclusi; beneficio medio per negoziazione riuscita di circa 3.410 euro; circa 18 milioni di euro di benefici complessivi dal 2016; tempo medio di risoluzione di 13 giorni.
[36] Commissione europea, Quadro di valutazione UE della giustizia 2025 (dati 2023): durata stimata di circa 228 giorni per le cause civili e commerciali contenziose di primo grado in Romania; tasso di smaltimento dell'86%.
[37] Quadro di valutazione UE della giustizia 2025: 135 giorni per l'Ungheria e 771 giorni per l'Italia, medesima categoria di procedimenti.
[38] NON VERIFICATO: il valore medio dell'Unione europea per la medesima categoria di procedimenti non è stato reperito su fonte affidabile; i valori estratti automaticamente dall'edizione 2026 del Quadro di valutazione non sono risultati verificabili e non vengono riportati.
Nota
Questo dossier riprende e sostituisce i contributi seguenti: