Sistemi di composizione dei conflitti in Ungheria e Repubblica Ceca (2026)
1. Perché questi due paesi insieme. 2. I due numeri che si contraddicono. 3. Ungheria: una legge del 2002 che nessuno ha mai sostituito e che si tocca ogni due anni. 4. L'obbligo che non c'è, e quello che c'è. 5. Il codice di rito del 2018 e il suo silenzio. 6. La mediazione giudiziale gratuita, e il suo arretramento. 7. Lo sconto sull'imposta di causa. 8. Il registro, e i due numeri che non coincidono. 9. La mediazione penale e il servizio di probation. 10. Da venti collegi a otto. 11. Il collegio finanziario: il meccanismo che funziona. 12. L'arbitrato ungherese dopo la legge del 2017. 13. Il bilancio ungherese. 14. Repubblica Ceca: una legge modificata una volta sola in quattordici anni. 15. Tre ore, tre mesi, e le spese di lite. 16. Lo zero virgola quarantasei per cento. 17. Quattrocento corone dal 2012. 18. Il deserto territoriale. 19. La probation e la riforma penale del 2026. 20. Il consumo e l'arbitro finanziario: la crescita che nessuno racconta. 21. L'arbitrato ceco: il divieto del 2016 e i novecentotrentadue domini. 22. La ricodificazione che non arriva. 23. Il paradosso incrociato. 24. Che cosa può leggere l'Italia.
1. Perché questi due paesi insieme
Ungheria e Repubblica Ceca confinano, hanno una storia recente comune, sono entrate nell'Unione lo stesso giorno, hanno una popolazione dello stesso ordine di grandezza e una giustizia civile che — questo va detto subito perché condiziona tutto il resto — è fra le più rapide d'Europa. Nel 2024 una causa civile o commerciale contenziosa si è chiusa in primo grado in 126 giorni in Repubblica Ceca e in 140 in Ungheria; in appello in 80 e 112; in cassazione in 148 e 112. Sono, rispettivamente, il secondo e il quinto valore migliore dell'Unione in primo grado. Nello stesso anno l'Italia stava a 584, 691 e 941 giorni[1].
Sono dunque due paesi che, a differenza dell'Italia, non hanno alcun bisogno di usare la composizione amichevole come rimedio alla lentezza. Ed è proprio questo a renderli interessanti: obbligano a chiedersi che cosa resti della mediazione quando le si toglie l'argomento con cui in Italia la si giustifica quasi sempre. La risposta dei due paesi è opposta, e opposta in un modo che non è quello che ci si aspetterebbe.
Una premessa metodologica. Per l'Ungheria le fonti normative sono eccellenti e pubbliche, ma la statistica sulla mediazione è quasi inesistente: l'Ufficio centrale di statistica non la rileva, il portale del servizio giudiziario respinge sistematicamente ogni accesso automatico e l'unica raccolta aggregata recente è una scheda del servizio studi del Parlamento del novembre 2023. Per la Repubblica Ceca vale l'opposto: i dati esistono e sono ministeriali, ma sono pubblicati soltanto in un cruscotto interattivo che non espone valori assoluti, sicché di quel paese si conoscono le percentuali e non i numeri. Ogni punto che non è stato possibile verificare è segnalato in nota, come sempre in questa serie.
2. I due numeri che si contraddicono
La Commissione europea misura ogni anno, nel Quadro di valutazione UE della giustizia, quanti strumenti di promozione e incentivo all'uso dei metodi alternativi ciascuno Stato membro abbia predisposto. È la figura 27 dell'edizione 2026, su un massimo di sessantotto punti. In quella graduatoria l'Ungheria è settima, sopra il Portogallo, i Paesi Bassi e il Belgio, e nettamente sopra l'Italia, diciottesima. La Repubblica Ceca è diciannovesima, subito sotto l'Italia[2].
Il World Justice Project misura una cosa diversa: non che cosa lo Stato abbia predisposto, ma come i professionisti del diritto e i cittadini di quel paese giudichino l'accessibilità, l'imparzialità e l'efficacia dei meccanismi alternativi che hanno sotto mano. È il sotto-fattore 7.7 del Rule of Law Index, disponibile per serie annuale dal 2015. Nel 2025 la Repubblica Ceca sta a 0,805 — il terzo valore più alto fra tutti i paesi trattati in questa serie, dopo Norvegia e Danimarca. L'Ungheria sta a 0,643: il più basso di tutti quelli finora esaminati, sotto l'Italia (0,693), sotto la Bulgaria (0,677), sotto la Croazia (0,706)[3].
E le due serie storiche divergono. Dal 2015 al 2025 la Repubblica Ceca è salita da 0,754 a 0,805, con un massimo di 0,824 nel 2020: più cinquantuno millesimi. L'Ungheria è scesa da 0,678 a 0,643, con un minimo di 0,622 nel 2019: meno trentacinque millesimi. Nel 2015 i due paesi erano distanti settantasei millesimi; nel 2025 sono distanti centosessantadue[4].
Il paese che promuove di più è quello i cui giuristi giudicano peggio i propri strumenti; il paese che non promuove affatto è quello i cui giuristi li giudicano fra i migliori d'Europa. Questo dossier serve a capire perché, e la risposta non è che uno dei due indicatori sia sbagliato: sono entrambi corretti e misurano cose diverse. Vediamo i due sistemi per intero, e alla fine torniamo sul punto.
3. Ungheria: una legge del 2002 che nessuno ha mai sostituito e che si tocca ogni due anni
L'Ungheria è stata il primo paese dell'Europa continentale a darsi una legge organica sulla mediazione: la 2002. évi LV. törvény a közvetítői tevékenységről, legge sull'attività di mediazione, precede di un anno la Croazia e di sei la direttiva 2008/52/CE. Vent'anni fa questo dato bastava a collocare Budapest all'avanguardia, ed è la ragione per cui la letteratura comparata italiana la cita ancora oggi come esempio precoce[5].
La legge è tuttora in vigore e non è mai stata sostituita. Ma sarebbe sbagliato dedurne che sia rimasta ferma: al contrario, viene ritoccata ogni due anni circa, sempre per via incidentale, sempre dentro leggi che parlano d'altro. Le due modifiche recenti verificate sul testo delle leggi novellanti sono la 2023. évi XCVI. törvény sulle materie giudiziarie, promulgata il 21 dicembre 2023, che dedica alla legge sulla mediazione i propri paragrafi da 44 a 50 e dichiara di attuare la direttiva 2006/123/CE sui servizi; e la 2025. évi CXXIII. törvény sui registri e la digitalizzazione, promulgata il 22 dicembre 2025, il cui capo 5 è intitolato senza mezzi termini «modifica della legge sull'attività di mediazione del 2002». L'ultima modifica ha effetto dal 1° gennaio 2026[6].
È un modo di legiferare che conviene notare, perché è l'esatto contrario di quello ceco che vedremo più avanti. In Ungheria la legge sulla mediazione è un oggetto amministrativo vivo: si aggiorna con i registri, con la digitalizzazione, con l'adeguamento alle direttive sui servizi. Non è mai oggetto di una riforma di politica del diritto, ma non è nemmeno mai abbandonata. E non risulta, nella legislatura in corso, alcun progetto di riforma organica: né un disegno di legge depositato, né una consultazione pubblica, né una strategia nazionale sulla composizione amichevole[7].
La struttura della legge, per la parte che qui interessa, sta in tre blocchi. I §§ 38/A e 38/B disciplinano la bírósági közvetítés, la mediazione giudiziale interna. I §§ 38/C-38/H disciplinano la kötelező közvetítői eljárás, la mediazione obbligatoria. Tutto il resto — requisiti del mediatore, registro, riservatezza, compenso, procedimento — sta nella parte generale, che è quella del 2002[8].
4. L'obbligo che non c'è, e quello che c'è
Nella letteratura italiana l'Ungheria compare a volte nell'elenco dei paesi «con mediazione obbligatoria». La formula è fuorviante e va corretta.
In Ungheria non esiste alcuna condizione di procedibilità generale. Non esiste una materia, o un gruppo di materie, per cui la legge imponga di esperire la mediazione prima di andare dal giudice. Non esiste nemmeno un obbligo generale di informativa a carico del difensore, sanzionato processualmente, come quello dell'art. 4, terzo comma, del decreto legislativo italiano n. 28 del 2010.
Ciò che esiste è un potere discrezionale del giudice o dell'autorità amministrativa di imporre alle parti, in un caso concreto, di rivolgersi a un mediatore. La fonte sostanziale sta nel codice civile: l'art. 4:172 del Ptk. (2013. évi V. törvény) dispone che «il tribunale, nei casi giustificati, può obbligare i genitori a ricorrere a un procedimento di mediazione ai fini del corretto esercizio della responsabilità genitoriale e della cooperazione a ciò necessaria»[9]. La fonte procedimentale sta nella legge sulla mediazione: il § 38/C, primo comma, attribuisce quel potere al «bíróság vagy hatóság», cioè al tribunale o all'autorità — e in pratica l'autorità è la gyámhatóság, l'autorità tutelare, che lo esercita tipicamente nei procedimenti sul diritto di visita[10].
Il contenuto dell'obbligo è circoscritto. Le parti devono chiedere congiuntamente l'avvio della mediazione entro quindici giorni e partecipare al primo incontro; non sono obbligate a proseguire e possono interrompere in qualunque momento senza conseguenze. Il processo civile viene sospeso, e riprende quando una parte documenta la chiusura della mediazione oppure, in mancanza, decorsi due mesi[11].
Le sanzioni sono due, e sono entrambe sulle spese. Chi, senza giustificato motivo, non coopera e impedisce l'avvio della mediazione rimborsa le spese processuali della controparte. Chi, avendo raggiunto l'accordo in mediazione, rifiuta poi di sottoscrivere la transazione giudiziale resta comunque tenuto ai costi della mediazione[12]. Parte della dottrina segnala anche l'irrogabilità di una multa processuale per la mancata comparizione ingiustificata, ma il punto non è stato verificato sul testo[13].
Il paragone con l'Italia è istruttivo. L'obbligo ungherese non è una condizione di procedibilità: è un ordine del giudice nel caso concreto, cioè l'equivalente della nostra mediazione demandata, non della nostra mediazione obbligatoria. E la sanzione non è l'improcedibilità della domanda, ma la responsabilità per le spese. È il modello che l'Italia ha nell'art. 5-quater del decreto legislativo n. 28 del 2010, non quello dell'art. 5-bis.
5. Il codice di rito del 2018 e il suo silenzio
L'Ungheria si è data un codice di procedura civile interamente nuovo — la 2016. évi CXXX. törvény, in vigore dal 1° gennaio 2018 — e lo ha fatto quattordici anni dopo la legge sulla mediazione. Era l'occasione naturale per incardinare la composizione amichevole dentro il processo. Non è stato fatto.
Il codice non contiene un capo, né una sezione, sulla mediazione. L'unica menzione generale del közvetítés che si trova nella parte generale è il § 12, lettera e), che esclude dal giudizio chi abbia condotto la mediazione relativa a quella causa: una norma di incompatibilità, non di promozione[14]. Ciò che il codice disciplina ampiamente è invece l'egyezségi kísérlet, il tentativo di conciliazione condotto dal giudice, ai §§ 195 e 238 e, in sede di impugnazione, ai §§ 364, 385 e 392[15].
Questo è il primo pezzo della spiegazione del punteggio ungherese al World Justice Project. Un ordinamento che, riscrivendo da capo il proprio processo civile nel 2016, sceglie di potenziare la conciliazione del giudice e di non menzionare la mediazione del terzo se non per escluderne l'autore dal collegio, ha detto ai propri avvocati con chiarezza dove sta il centro di gravità. Il giudice ungherese concilia; il mediatore ungherese, salvo il caso familiare, resta ai margini.
6. La mediazione giudiziale gratuita, e il suo arretramento
Nel 2012 l'Ungheria ha introdotto la bírósági közvetítés: una mediazione condotta dentro il tribunale, da personale designato dal presidente dell'Ufficio giudiziario nazionale — «bírósági titkár, bíró és rendelkezési állományba helyezett bíró», cioè segretari giudiziari, giudici e giudici collocati in disponibilità. Il § 38/B, secondo comma, esclude espressamente l'applicazione del § 38 sul compenso: la mediazione giudiziale ungherese è gratuita[16].
È esattamente lo strumento che nel Quadro di valutazione europeo fa punteggio, ed è esattamente lo strumento che i numeri raccontano in declino.
La serie completa disponibile copre il periodo 2012-2019: 9.324 procedimenti pervenuti, 5.420 effettivamente condotti, 2.803 chiusi con accordo — un tasso del 51,7 per cento. La crescita iniziale è stata forte: da 295 procedimenti nel 2013 a 1.787 nel 2017, quasi sei volte in quattro anni. Al 31 dicembre 2019 i mediatori giudiziali designati erano 203, di cui 110 giudici e 93 segretari giudiziari[17].
Poi la curva si è invertita. Il dato più recente reperibile, pubblicato dal servizio studi del Parlamento nel novembre 2023 e riferito al 2022, dice: 148 mediatori giudiziali — cinquantacinque in meno rispetto al 2019 — e «közel 900 darab», circa novecento procedimenti conclusi. La distribuzione territoriale è concentratissima: 174 al Tribunale di Budapest, 153 nei tribunali dell'Ungheria meridionale, 54 in quelli occidentali[18].
Da circa 1.800 casi l'anno nel 2017 a circa 900 conclusi nel 2022, con un quarto dei mediatori in meno. La mediazione giudiziale ungherese ha superato il proprio picco e sta arretrando. È un fatto che nella letteratura comparata non compare quasi mai, perché quasi tutta la letteratura sull'Ungheria è ferma agli anni della crescita.
Accanto a questa c'è la mediazione dei mediatori privati iscritti al registro. Il dato 2022 è di circa 1.400 procedimenti conclusi, con una composizione materiale schiacciata sul diritto di famiglia: il 78 per cento dei procedimenti riguardava controversie familiari, con un tasso di successo del 61 per cento; sull'intero periodo 2015-2022 il 70 per cento delle mediazioni private si è chiuso con accordo[19].
Sommando i due canali si arriva a circa 2.300 mediazioni civili l'anno. Il termine di paragone è che nel 2023 i tribunali ungheresi hanno ricevuto 1.175.900 procedimenti[20]. Due mediazioni ogni mille cause. L'Ungheria ha una cornice normativa che l'Unione giudica fra le migliori del continente e un utilizzo effettivo che, nell'ordine di grandezza, non esiste.
7. Lo sconto sull'imposta di causa
C'è però un incentivo ungherese che merita attenzione, perché è di quelli che l'Italia non ha mai adottato in forma piena e che fa punteggio a ragione. Sta nel § 58 della legge sulle imposte di bollo e di registro (1990. évi XCIII. törvény), e distingue due situazioni.
Se la mediazione è anteriore alla causa e si chiude con accordo, l'imposta di causa dovuta è ridotta del compenso del mediatore comprensivo di IVA, per un importo comunque non superiore a 50.000 fiorini, e in ogni caso non può scendere sotto il 50 per cento dell'importo originario. Se la mediazione interviene in corso di causa e l'accordo è raggiunto dopo la prima udienza, la riduzione opera con lo stesso meccanismo ma il pavimento scende al 30 per cento. L'agevolazione non spetta quando la mediazione era esclusa per legge in quella materia, né quando la parte agisce comunque in giudizio nonostante l'accordo raggiunto, salvo che la lite riguardi l'esecuzione dell'accordo stesso[21].
Va segnalato che questo impianto era già descritto, con questi stessi numeri, nei miei volumi comparati di quindici anni fa: è uno dei pochi istituti ungheresi rimasto sostanzialmente identico dal 2011 a oggi[22]. Ed è anche il punto in cui l'immobilismo si vede: il tetto di 50.000 fiorini non è mai stato indicizzato, e quindici anni di inflazione ungherese ne hanno eroso il valore reale in misura considerevole. NON VERIFICATO l'importo eventualmente aggiornato del tetto alla data di questo dossier: la fonte istituzionale consultata, la pagina informativa del Tribunale di Budapest, riporta la cifra di 50.000 fiorini senza indicazione di revisioni[23].
8. Il registro, e i due numeri che non coincidono
Il mediatore ungherese è iscritto in un registro tenuto dal Ministro della giustizia. I requisiti sono di quelli seri: diploma di istruzione superiore, cinque anni di esperienza professionale nel settore corrispondente, formazione specialistica in mediazione. L'iscrizione avviene su dichiarazione. C'è un obbligo di formazione continua documentata, la cui inosservanza comporta la cancellazione; c'è la possibilità di sospendere l'attività con preavviso di trenta giorni in assenza di casi pendenti; il Ministro esamina i reclami e può cancellare per violazioni gravi o reiterate[24].
Sul numero degli iscritti bisogna procedere con cautela, perché le due fonti disponibili non coincidono e non misurano la stessa cosa. La scheda del servizio studi del Parlamento riporta, allo stato del 26 ottobre 2023, «1893 fő bejegyzett természetes vagy jogi személy közvetítő»: 1.893 mediatori, persone fisiche o giuridiche, iscritti al registro[25]. La tabella dei mediatori accreditati del Quadro di valutazione UE della giustizia 2026 riporta invece per l'Ungheria 2.573[26]. La differenza — seicentottanta unità, il trentasei per cento — si spiega verosimilmente con il fatto che il dato europeo aggrega anche i mediatori giudiziali e i mediatori penali, che stanno in elenchi distinti; ma NON VERIFICATO il criterio esatto di conteggio della tabella europea, che non è documentato nella fonte[27].
Il registro pubblico esiste ed è consultabile, tenuto nel sistema informativo giudiziario del Ministero; ma è un'applicazione che non espone un totale leggibile, sicché il numero degli iscritti ad agosto 2026 resta NON VERIFICATO[28]. Vale la pena ricordare, per misurare il cammino, che nel 2013 i mediatori iscritti erano 892, di cui 483 a Budapest, 114 nella provincia di Pest e 39 in quella di Fejér[29]. In tredici anni il registro è dunque cresciuto di due o tre volte, mentre il numero delle mediazioni effettivamente svolte è rimasto dov'era. È un dato che, da solo, dice quanto valga il numero degli iscritti a un albo come indicatore di diffusione di un istituto.
Sulla composizione professionale, il quadro storico che ricostruii nei volumi era questo: avvocati per il 51 per cento, insegnanti per il 16, tecnici per il 16, e poi ex giudici, psicologi e sociologi. La formazione era già allora regolata da un decreto ministeriale del 2009, con corsi di massimo venticinque persone e un monte ore di sessanta unità da quarantacinque minuti[30]. NON VERIFICATO se questi rapporti e questi parametri siano ancora quelli vigenti: il decreto tariffario e formativo aggiornato al 2026 non è stato raggiungibile[31].
9. La mediazione penale e il servizio di probation
L'Ungheria ha una legge apposita sulla mediazione penale: la 2006. évi CXXIII. törvény sull'attività di mediazione applicabile nei procedimenti penali, in vigore dal 1° gennaio 2007 e tuttora vigente. La legge dichiara di attuare la direttiva 2001/220/GAI sulla posizione della vittima nel procedimento penale[32].
L'architettura è questa. Il rinvio è disposto dal pubblico ministero o dal giudice. La mediazione è condotta da un pártfogó felügyelő, agente del servizio di probation, appositamente qualificato, oppure da un avvocato convenzionato; l'uno e l'altro sono funzionalmente indipendenti da giudice e pubblico ministero. Occorre il consenso volontario di entrambe le parti. Il primo incontro va fissato entro quindici giorni e il procedimento si chiude di regola entro tre mesi. L'accordo scritto deve prevedere il risarcimento o altra forma di riparazione e la ripartizione dei costi, e non deve essere contrario alla legge o al buon costume. Quanto alla riservatezza, solo l'accordo finale e la relazione del mediatore entrano nel procedimento[33].
L'ambito applicativo copre i reati puniti fino a cinque anni di reclusione, contro la persona, nella circolazione stradale e contro il patrimonio. Il servizio di probation è incardinato negli uffici governativi provinciali, nella sezione di competenza giudiziaria[34].
NON VERIFICATO: le statistiche annuali della mediazione penale ungherese. È una lacuna importante e va dichiarata come tale. Il portale statistico del Ministero della giustizia e quello degli uffici governativi non sono risultati raggiungibili; le tabelle dell'Ufficio centrale di statistica sulla giustizia contengono reati, imputati, vittime e condanne, ma nessuna voce sul közvetítői eljárás né sul servizio di probation. In rete circolano cifre risalenti al 2013-2016, che non vengono qui riportate proprio perché non aggiornabili[35].
10. Da venti collegi a otto
Il meccanismo di composizione che in Ungheria muove volumi veri non è la mediazione: sono i békéltető testületek, i collegi di conciliazione consumeristici incardinati presso le camere di commercio provinciali. Ed è qui che si concentra tutta l'attività legislativa recente.
Va anzitutto corretto un errore che circola: la riforma non è la 2022. évi XXXVI. törvény. Quella legge, promulgata il 4 novembre 2022 ed entrata in vigore il 19 novembre 2022, recepisce due decisioni della Commissione ONU sugli stupefacenti del 16 marzo 2022, e inserisce il brorphine e il metonitazene nella Tabella I della Convenzione unica del 1961. Non ha nulla a che vedere con la conciliazione. Se il numero compare in letteratura secondaria come riforma dei collegi, è uno scambio di cifre da non riprodurre[36].
Le riforme vere sono tre. La 2022. évi LXI. törvény, in vigore dal 27 dicembre 2022, recepisce la direttiva (UE) 2020/1828 sulle azioni rappresentative, disciplina le organizzazioni legittimate e amplia gli obblighi informativi delle imprese sui reclami[37]. La 2023. évi XX. törvény, con le disposizioni chiave in vigore dal 1° gennaio 2024, è la riforma strutturale[38]. La 2025. évi XCIV. törvény, approvata il 10 dicembre 2025 e in vigore dal 1° gennaio 2026 con scaglioni al 1° febbraio e al 27 settembre 2026, indica fra i propri obiettivi dichiarati la promozione dei collegi come alternativa al giudizio e recepisce la direttiva (UE) 2024/825 sulla transizione verde[39].
Che cosa ha fatto la riforma del 2023. Dal 1° gennaio 2024 i collegi sono passati da venti a otto, su base regionale anziché provinciale; è stato introdotto l'obbligo di formazione certificata per presidenti e membri entro un anno dall'incarico; è stato stanziato un finanziamento statale di 360 milioni di fiorini per il 2024; la procedura è diventata prevalentemente telematica, con facoltà per il consumatore di chiedere l'udienza in presenza nel capoluogo regionale[40].
Il tratto che più distingue il sistema ungherese da quello italiano è l'obbligo di cooperazione dell'impresa: il professionista deve depositare una controdeduzione scritta e partecipare all'udienza almeno in forma telematica, e l'inadempimento lo espone a sanzione amministrativa consumeristica. Quanto agli esiti, il collegio può omologare un egyezség, cioè un accordo, che è esecutivo; può emettere una kötelezés, cioè una decisione vincolante, quando l'impresa si sia previamente sottoposta con dichiarazione generale oppure quando il valore della domanda non superi in nessun momento 200.000 fiorini; negli altri casi emette una ajánlás, raccomandazione non vincolante[41].
Su questo punto vale la pena fermarsi. Un organismo di conciliazione che, entro una soglia di valore, decide con effetto vincolante anche contro la volontà dell'impresa non è più un organismo di conciliazione: è un giudice speciale del consumo con procedura semplificata. È l'esatto contrario del modello italiano, in cui la mediazione consumeristica resta puramente consensuale e l'unico strumento aggiudicativo è la proposta del mediatore, priva di forza vincolante.
I numeri. Nel 2024 i collegi hanno chiuso 10.870 casi, con questa ripartizione: accordo nel 34,3 per cento, decisione vincolante nel 4,2, raccomandazione nel 3,3, rigetto nel 14,6 e chiusura senza esame nel 39,5[42]. Nel 2025 i casi chiusi sono stati 11.574, settecentoquattro in più, con 3.949 accordi, cioè circa il 34 per cento ancora una volta; Budapest da sola ne ha trattati 5.287, quasi la metà del totale nazionale[43].
Va segnalato che quel 39,5 per cento di chiusure senza esame nel merito è il vero limite del sistema: quattro pratiche su dieci non arrivano a una decisione di merito. Il tasso di accordo del 34 per cento, letto su questo sfondo, riguarda in realtà poco più della metà delle domande effettivamente esaminabili.
11. Il collegio finanziario: il meccanismo che funziona
Il Pénzügyi Békéltető Testület è il collegio di conciliazione finanziaria incardinato presso la Banca centrale ungherese. La base normativa sta nei §§ 96-130 della 2013. évi CXXXIX. törvény sulla Banca nazionale e nei §§ 21-22 della 2014. évi XL. törvény per i contratti di credito al consumo. Il § 108 impone l'obbligo di cooperazione ai prestatori di servizi finanziari; i §§ 116-117 disciplinano il ricorso giurisdizionale contro le decisioni. La procedura è gratuita e va chiusa entro novanta giorni, prorogabili di trenta; dal 2015 le controversie sotto 50.000 fiorini o di facile soluzione sono decise da un membro unico[44].
Il rapporto annuale 2025, pubblicato il 2 febbraio 2026, dà i numeri seguenti. 3.755 nuove domande, quattrocentonovantotto più del 2024; 4.368 trattate, 3.670 chiuse. Di queste, 2.746 esaminate nel merito, cioè il 74,8 per cento, mentre 924 sono state respinte per vizi formali. Sugli esiti sostanziali: 895 accordi, pari al 32,6 per cento, sedici decisioni vincolanti, sei raccomandazioni e 1.829 chiusure. Il 44,1 per cento delle domande è arrivato per via telematica. La durata media è di 68 giorni per le controversie interne. Quanto ai settori: mercato monetario 2.405 domande, assicurazioni 1.201; e la voce che più colpisce è che gli enti creditizi da soli valgono il 53,3 per cento delle domande, in larga parte per frodi informatiche sui bonifici[45].
Ma il dato davvero significativo è un altro, ed è quello che in Italia non si misura mai: dei 768 accordi divenuti esigibili nel 2025, il 97 per cento è stato eseguito spontaneamente, con 745 conferme di adempimento[46]. Un tasso di adempimento spontaneo del novantasette per cento è ciò che distingue un meccanismo di composizione funzionante da un meccanismo che produce carta.
Il confronto interno all'Ungheria è impietoso: il collegio finanziario, con un carico che è un terzo di quello consumeristico generale, ottiene un tasso di accordo sul merito quasi identico ma con un quarto delle domande respinte in rito, e con un'esecuzione spontanea quasi totale. È, in proporzione, il meccanismo ADR più efficace del paese — ed è quello che nella figura 27 del Quadro europeo pesa per un punto, esattamente come qualunque altro.
12. L'arbitrato ungherese dopo la legge del 2017
L'arbitrato ungherese ha una storia più antica della mediazione: quando scrissi i volumi comparati annotai che «l'Ungheria sino al 2002, anno in cui è stata introdotta la mediazione, conosceva esclusivamente l'arbitrato»[47]. La prima legge organica è la 1994. évi LXXI. törvény; l'attuale è la 2017. évi LX. törvény a választottbíráskodásról, modellata sulla legge tipo UNCITRAL e in vigore dal 1° gennaio 2018 — lo stesso giorno del nuovo codice di rito[48].
Le esclusioni verificate sul testo consolidato sono tre: le controversie derivanti da contratto del consumatore, i procedimenti speciali della Parte Settima del codice di rito e il contenzioso amministrativo. Con un'eccezione che vale la pena segnalare: i contratti di bizalmi vagyonkezelés, cioè di amministrazione fiduciaria di patrimoni, restano arbitrabili anche se qualificabili come contratti del consumatore. Quanto agli arbitri, occorrono ventun anni compiuti, assenza di condanne e formazione giuridica; in difetto di accordo delle parti il collegio è di tre membri[49].
La legge del 2017 ha subito diverse modifiche, l'ultima nota delle quali è la 2024. évi LXXXV. törvény sulla deregolamentazione a fini di competitività giuridica, approvata il 17 dicembre 2024 e in vigore dal 1° gennaio 2025, il cui capo 30 è dedicato alla legge sull'arbitrato[50]. Lo stato del testo consolidato risulta aggiornato al 15 gennaio 2025[51].
Sul piano istituzionale l'Ungheria ha fatto una scelta che l'Italia non ha fatto: ha unificato. La Magyar Kereskedelmi és Iparkamara mellett működő Állandó Választottbíróság, la Corte arbitrale permanente presso la Camera di commercio e industria ungherese, ha assorbito le corti settoriali preesistenti — quella del mercato monetario e dei capitali, quella dell'energia — e oggi è l'unica corte permanente generale del paese. Il suo regolamento di procedura è in vigore dal 15 settembre 2024; la lista di raccomandazione degli arbitri per il triennio 2025-2027 è in vigore dal 15 ottobre 2025; la corte offre, accanto all'arbitrato, anche mediazione, procedimento accelerato e conferenze di conciliazione, pubblica una banca dati delle decisioni dal 2018 e un calcolatore delle tariffe[52].
Un punto dottrinale che emerge dagli atti del convegno per i trent'anni della prima legge arbitrale, tenuto nel novembre 2024 e pubblicati nel bollettino della corte, merita di essere riportato perché riguarda una questione discussa anche in Italia: la riforma ha chiarito che la convenzione arbitrale non è un impedimento assoluto alla giurisdizione statale ma un'eccezione relativa, che va sollevata dal convenuto e non è rilevabile d'ufficio[53].
NON VERIFICATO: il numero dei procedimenti arbitrali della Corte permanente ungherese negli anni recenti. La corte non pubblica statistiche annuali sul proprio sito; le uniche rendicontazioni note sono articoli a pagamento su una rivista specializzata, riferiti agli anni 2022 e 2023[54]. NON VERIFICATO anche lo stato attuale dell'arbitrato sportivo e di quello agricolo, di cui esiste letteratura ma non fonte primaria accessibile[55].
13. Il bilancio ungherese
Mettendo in fila i quattro meccanismi si ottiene questo quadro, riferito ai dati più recenti disponibili per ciascuno.
Mediazione civile privata: circa 1.400 procedimenti conclusi (2022), 70 per cento di accordi. Mediazione giudiziale: circa 900 (2022), 51,7 per cento di accordi sul cumulato 2012-2019. Collegi consumeristici: 11.574 casi chiusi (2025), circa 34 per cento di accordi. Collegio finanziario: 3.670 chiusi (2025), 32,6 per cento di accordi sul merito e 97 per cento di esecuzione spontanea. Cause giudiziarie sopravvenute, come termine di paragone: 1.175.900 (2023)[56].
La conclusione si impone da sé. Ciò che in Ungheria funziona per volumi non è la mediazione generalista ma l'ADR amministrato e settoriale, quello del consumo e quello finanziario, che insieme trattano circa quindicimila pratiche l'anno contro le duemilatrecento della mediazione. E ciò che funziona per efficacia non è nessuno dei due: è il collegio finanziario, l'unico che possa esibire un dato di adempimento.
La dottrina ungherese ha un nome per tutto questo. Nel volume collettivo Bíró és mediátor, chiuso nel luglio 2020, si parla di «EU mediációs paradoxon», paradosso della mediazione europea: un istituto con un tasso di successo superiore al cinquanta per cento che resta sotto l'uno per cento dei casi in tutti gli Stati membri. Gli ostacoli individuati sono tre, e sono quelli che ci si aspetta: l'assenza di una cultura della mediazione, lo scetticismo dell'avvocatura e il timore di perdita di mercato, l'ignoranza dell'istituto fra le parti[57]. Si aggiunga il dato storico e culturale che già registravo nei volumi: le diffidenze radicate nella popolazione magiara, che la letteratura ungherese fa risalire alle fratture del Trianon e alla lunga abitudine ad attendere che la soluzione arrivi da una fonte esterna anziché dall'iniziativa propria[58].
14. Repubblica Ceca: una legge modificata una volta sola in quattordici anni
Il zákon č. 202/2012 Sb., o mediaci è stato approvato il 2 maggio 2012, pubblicato il 13 giugno ed è entrato in vigore il 1° settembre 2012. Da allora ha subito una sola modifica: il zákon č. 183/2017 Sb., legge di accompagnamento alla riforma degli illeciti amministrativi, in vigore dal 1° luglio 2017. Il testo che si applica oggi, ad agosto 2026, è quello del 1° luglio 2017[59].
Questo va detto con nettezza perché la letteratura comparata attribuisce talvolta alla legge ceca modifiche legate al regolamento generale sulla protezione dei dati, alla nuova legge sull'avvocatura o a interventi del 2021. Non esistono. Tre banche dati consolidatrici indipendenti concordano su un'unica novella[60]. Chi cita altro sta confondendo la legge con il suo decreto attuativo, oppure con le modifiche al codice di procedura civile.
Quattordici anni senza una riforma di merito. Non per rifiuto politico, ma per assenza di iniziativa: non risulta depositato alcun progetto di modifica della legge sulla mediazione, né in Parlamento né in consultazione interministeriale[61]. Il tema è tornato in una tavola rotonda alla Camera dei deputati il 16 marzo 2026, con richiesta esplicita di riforma, ma senza un testo[62].
L'unico intervento normativo del biennio riguarda il decreto attuativo, ed è tutt'altro che marginale: ne parliamo al § 17.
15. Tre ore, tre mesi, e le spese di lite
Lo strumento centrale del sistema ceco non sta nella legge sulla mediazione ma nel codice di procedura civile: è il první setkání se zapsaným mediátorem, il primo incontro con il mediatore iscritto, disciplinato dal § 100, commi 2 e 3, del zákon č. 99/1963 Sb. Si applica alle cause civili dal 1° settembre 2013 e ai procedimenti di tutela dei minori dal 1° gennaio 2014[63].
Il meccanismo è questo. Il giudice può ordinare alle parti un primo incontro con un mediatore iscritto, quando lo ritenga opportuno e adeguato. L'incontro dura al massimo tre ore complessive per tutti i partecipanti. Il giudice sospende il procedimento fino a tre mesi, oppure rinvia l'udienza a una data non anteriore a tre mesi. Il costo è una spesa del procedimento ai sensi del § 137, primo comma, ed è sopportato dalle parti in parti uguali[64].
Il punto qualificante — quello che il Ministero della giustizia ha dovuto ribadire in un parere interpretativo generale, e che la Corte suprema ha poi confermato — è che il primo incontro non è mediazione. È una sessione informativa: il mediatore deve condurla personalmente, illustrare vantaggi, svantaggi, principi della mediazione e il proprio ruolo, mantenere la riservatezza sul contenuto e rilasciare una conferma scritta che attesta soltanto l'avvenuta partecipazione, senza alcun contenuto sostanziale. L'obbligo si considera adempiuto anche quando l'incontro si svolge in sessioni separate con ciascuna parte. La mediazione vera e propria comincia solo con la sottoscrizione del contratto di mediazione, che può non avvenire affatto[65].
La Corte suprema si è pronunciata sul punto con la decisione 32 Cdo 594/2019 del 23 aprile 2019, affermando che il primo incontro con il mediatore «non è ancora la mediazione stessa» e che il suo scopo è unicamente far conoscere alle parti i principi della mediazione[66].
Quanto alla sanzione, non c'è alcuna pena pecuniaria diretta né improcedibilità. C'è però un meccanismo che in Italia si discute da anni: il giudice può applicare il § 150 del codice di rito e negare in tutto o in parte il rimborso delle spese di lite alla parte vittoriosa che si sia sottratta senza giustificato motivo all'incontro, in deroga al principio di soccombenza del § 142[67].
È esattamente lo stesso disegno ungherese: obbligo limitato al primo incontro, sanzione sulle spese, nessuna condizione di procedibilità. Due paesi confinanti, con due leggi scritte a dieci anni di distanza l'una dall'altra, sono arrivati alla stessa soluzione. E anche a un esito quantitativo simile, come si vede subito.
16. Lo zero virgola quarantasei per cento
Il 14 agosto 2024 il Ministero della giustizia ceco ha pubblicato il «Mediační dashboard», un cruscotto interattivo che raccoglie i dati che tutti i tribunali compilano sulle cause definitivamente concluse a partire dal 2017, per l'agenda civile e per la tutela dei minori[68]. È una scelta di trasparenza rara in Europa, e produce un risultato imbarazzante.
Nel periodo 2017-2023 il giudice ha ordinato il primo incontro con il mediatore nello 0,41 per cento delle cause civili dei tribunali distrettuali, nello 0,26 per cento di quelle dei tribunali regionali e nello 0,32 per cento dei procedimenti di tutela dei minori. Il dato complessivo citato nel 2026 è dello 0,46 per cento[69].
E adesso l'altro lato. Quando l'incontro viene ordinato, funziona. Il 57 per cento dei casi si chiude con un accordo durante o dopo il primo incontro; nei procedimenti che l'hanno attraversato la conciliazione giudiziale interviene nel 71,42 per cento dei casi sul periodo 2017-2024; il dato citato nel 2026 parla del 55 per cento di primi incontri che sfociano in mediazione o accordo[70].
Uno strumento che risolve più della metà dei casi in cui viene usato, e che viene usato in meno di mezzo caso su cento. Non è un problema di efficacia: è un problema di offerta e di abitudine giudiziaria.
NON VERIFICATO: il numero assoluto di primi incontri ordinati per anno. Il Ministero pubblica soltanto il cruscotto interattivo, che non espone valori assoluti estraibili; tutte le fonti ceche riportano esclusivamente percentuali. Ed è un fatto che la dottrina ceca denuncia come tale: «la Repubblica Ceca non monitora sistematicamente l'applicazione della mediazione»[71].
17. Quattrocento corone dal 2012
C'è una ragione molto concreta per cui l'offerta ceca di mediazione si è ristretta, e sta in un numero. Il compenso legale del mediatore per il primo incontro ordinato dal giudice era fissato dal vyhláška č. 277/2012 Sb. in 400 corone per ogni ora iniziata, e da quel decreto del 2012 non è mai stato toccato per tredici anni.
Il Ministero della giustizia lo ha riconosciuto in termini espliciti: con l'inflazione la tariffa avrebbe dovuto essere di circa 632 corone a maggio 2025, ed era «circa tre volte inferiore» a quella riconosciuta a periti e interpreti. Circa trenta mediatori, cioè quasi un decimo degli iscritti, hanno sospeso o cessato l'attività[72].
La correzione è arrivata con il vyhláška č. 488/2025 Sb. del 7 novembre 2025, in vigore dal 1° gennaio 2026: il compenso passa da 400 a 1.000 corone per ogni ora iniziata, con disposizione transitoria per gli incontri già cominciati[73]. È un più centocinquanta per cento in una sola volta, che dice quanto fosse profondo il ritardo accumulato.
Con la nuova tariffa, un primo incontro di tre ore costa 3.000 corone, cioè circa centoventi euro, divise fra le parti. È ancora una somma modesta, e non è quella la barriera. La barriera era dal lato dell'offerta: per tredici anni lo Stato ceco ha chiesto a professionisti qualificati di erogare un servizio obbligatorio a un terzo del prezzo che riconosceva ai propri consulenti tecnici.
18. Il deserto territoriale
Il registro dei mediatori iscritti è tenuto dal Ministero della giustizia. Per iscriversi occorrono, ai sensi del § 16 della legge: piena capacità di agire, onorabilità, titolo magistrale ceco o estero riconosciuto, superamento della zkouška mediátora con certificato non più vecchio di tre anni, e non essere stati cancellati nei cinque anni precedenti. La tassa di iscrizione è di 5.000 corone[74].
Anche qui i numeri disponibili sono due e non coincidono, e la ragione è la stessa vista per l'Ungheria. La mappa ufficiale delle sedi dei mediatori iscritti, pubblicata dal Ministero e aggiornata al luglio 2025, conta 309 mediatori con sede attiva; una fonte giudiziaria riportava 361 iscritti al 9 giugno 2024. La tabella dei mediatori accreditati del Quadro di valutazione UE 2026 riporta invece 388[75].
Ma il numero, qualunque si scelga, non è il problema. Il problema è la distribuzione, e la mappa ministeriale la rende visibile: 153 dei 309 mediatori hanno sede a Praga, quasi la metà; ventisette a Brno; e ventiquattro distretti giudiziari non hanno un solo mediatore residente[76]. Nella mediazione familiare la situazione è ancora più stretta: gli iscritti come mediatori familiari sono venticinque in tutto il paese, di cui circa la metà effettivamente attivi[77].
Un giudice che, in un tribunale distrettuale della Boemia meridionale o della Moravia, voglia ordinare il primo incontro deve sapere che le parti dovranno viaggiare. Con questa geografia, uno 0,41 per cento di ordini smette di essere un mistero culturale e diventa una conseguenza aritmetica.
Le altre spiegazioni che la dottrina ceca mette in fila completano il quadro, e vale la pena elencarle perché sono le stesse che si sentono in Italia con l'ordine invertito: la riluttanza della magistratura, che raramente ordina l'incontro perché non ha acquisito fiducia nello strumento; lo scetticismo dell'avvocatura, per cui la mediazione è «ztráta času», perdita di tempo; il doppio binario dei mediatori, con gli iscritti regolati, esaminati e assicurati che convivono con mediatori esercitanti su semplice licenza commerciale senza alcun requisito qualitativo; e la riduzione dell'istituto, nell'esperienza pubblica, alle tre ore del primo incontro[78].
Il dato che riassume tutto viene dalla tavola rotonda parlamentare del marzo 2026: il 78 per cento degli esperti interpellati percepisce un potenziale inutilizzato della mediazione nei procedimenti giudiziari, e il 64 per cento ritiene che l'offerta di mediazione superi la domanda[79]. Non è un mercato saturo: è capacità inutilizzata.
19. La probation e la riforma penale del 2026
Sul versante penale la Repubblica Ceca ha un'istituzione che l'Italia non ha in forma equivalente: la Probační a mediační služba, servizio di probation e mediazione istituito con il zákon č. 257/2000 Sb., che dal 2001 svolge insieme la sorveglianza sulle misure alternative e la mediazione fra autore e vittima.
I numeri della mediazione penale, dalla pubblicazione statistica ufficiale del servizio, sono questi: 675 nel 2018, 768 nel 2019, 471 nel 2020, 448 nel 2021, 833 nel 2022 — quest'ultimo con un balzo dell'85,9 per cento sull'anno precedente, che è insieme il massimo della serie e il recupero della flessione pandemica[80]. Per dare la proporzione: nello stesso 2022 il servizio ha avviato 6.669 nuove sorveglianze, seguito 6.019 lavori di pubblica utilità e preso in carico 4.843 nuovi contatti con vittime di reato. La mediazione penale è meno dell'uno e mezzo per cento del carico complessivo del servizio[81].
NON VERIFICATO: i dati della mediazione penale ceca per il 2023, il 2024 e il 2025. La pagina statistica del servizio annuncia un documento per il periodo 2019-2023, ma nessuno dei collegamenti ricostruiti risolve. La serie verificata si ferma al 2022[82].
Il quadro politico è però in movimento, e in una direzione precisa. Il 29 ottobre 2025 il Governo ha approvato, su proposta della ministra della giustizia Eva Decroix, la «Koncepce rozvoje Probační a mediační služby do roku 2035», strategia di sviluppo del servizio fino al 2035, costruita su quattro pilastri: stabilità di finanziamento e di personale, riduzione del carico e del burnout, espansione degli approcci restorativi, sostegno alle vittime. È stata approvata insieme ai «Pilastri della politica penale» e alla strategia sul sistema penitenziario fino al 2035[83].
Soprattutto, il zákon č. 270/2025 Sb., la grande novella dei testi penali in vigore prevalentemente dal 1° gennaio 2026, ha fatto una cosa che merita di essere segnalata al lettore italiano: ha iscritto il principio di giustizia riparativa direttamente nel codice di procedura penale. Il nuovo § 2, comma 16, del trestní řád impone di creare le condizioni perché «la persona offesa e l'imputato partecipino volontariamente e attivamente alla soluzione delle conseguenze del fatto». La stessa novella rende più accessibile il narovnání, l'istituto conciliativo penale, sopprimendo l'interrogatorio obbligatorio di imputato e persona offesa e consentendo all'imputato di versare subito il 30 per cento del debito e il resto a rate[84].
È l'esatto contrario del quadro civile ceco: sul penale il legislatore interviene, dichiara un principio e semplifica un istituto; sul civile la legge del 2012 resta dov'è. Il paese che non riforma la mediazione civile è lo stesso che nel 2026 ha scritto la giustizia riparativa fra i principi del processo penale.
20. Il consumo e l'arbitro finanziario: la crescita che nessuno racconta
Il sistema ADR consumeristico ceco è operativo dal 1° febbraio 2016, sulla base dei §§ 20d e seguenti del zákon č. 634/1992 Sb. sulla protezione dei consumatori, come modificato per trasporre la direttiva 2013/11/UE. L'organismo generale e residuale è l'Ispettorato ceco del commercio, affiancato per il settore delle comunicazioni elettroniche e dei servizi postali dall'Ufficio ceco delle telecomunicazioni, per l'energia dall'Ufficio di regolazione energetica e per i servizi finanziari dall'arbitro finanziario. Presso l'Ispettorato la procedura è gratuita e va proposta entro un anno dal primo reclamo al professionista[85].
Il bilancio del primo decennio, pubblicato dal Ministero dell'industria e del commercio, dice: oltre 75.000 istanze fra il 2016 e la fine del 2025, con una crescita da 5.206 nel primo anno a 17.575 nel 2025 — più che triplicate. Il Centro europeo consumatori presso l'Ispettorato ha contattato circa 26.000 consumatori nel decennio e risolto amichevolmente oltre 10.000 controversie transfrontaliere[86].
Anche in Repubblica Ceca la piattaforma europea di risoluzione delle controversie online è finita: il regolamento (UE) 2024/3228 ha abrogato il regolamento 524/2013, e dal 20 luglio 2025 è venuto meno l'obbligo dei professionisti di indicarne il collegamento. Resta invece l'obbligo informativo nazionale sull'organismo ADR competente[87]. NON VERIFICATO lo stato del recepimento ceco della nuova direttiva ADR di revisione della 2013/11/UE: nessuna fonte ceca reperita indica la legge di trasposizione né il termine[88]. NON VERIFICATO anche la disaggregazione delle istanze relative al solo Ispettorato per il 2024 e il 2025, e il suo tasso di accordo aggiornato: l'unico dato verificato è del 2017 e parla del 49,2 per cento di accordi sui casi effettivamente trattati[89].
Ma il numero davvero notevole del sistema ceco è un altro, ed è quello del finanční arbitr, l'arbitro finanziario istituito dal zákon č. 229/2002 Sb. La serie recente è questa: 2.660 procedimenti avviati nel 2023, 5.683 nel 2024, 12.050 nel 2025 — più centotredici per cento in un anno, oltre quattro volte e mezzo in due. Nei soli primi cinque mesi del 2026 le nuove istanze erano già 8.200[90].
Quasi tutta la crescita viene da un solo capitolo: le controversie da credito al consumo, che nel 2025 sono state 11.386 sulle 12.050 totali. Al 31 dicembre 2025 i procedimenti conclusi erano 8.022, con una durata media di 167 giorni e — questo è il dato che conta — l'83 per cento dei casi risolto in via conciliativa[91].
Un ottantatré per cento di composizioni amichevoli su dodicimila procedimenti l'anno, gratuiti per il consumatore, in un paese che nella graduatoria europea della promozione dell'ADR sta diciannovesimo. È il contrappunto esatto del quadro ungherese: là un sistema molto promosso che produce poco, qui un sistema per nulla promosso che produce moltissimo — ma in un settore solo.
21. L'arbitrato ceco: il divieto del 2016 e i novecentotrentadue domini
La legge arbitrale ceca è il zákon č. 216/1994 Sb., o rozhodčím řízení. Quando ne scrissi nei volumi comparati, l'arbitrato ceco era descritto come lo strumento principale del paese, aperto anche alle controversie di lavoro e agli alimenti, escluso per esecuzione, fallimento e divorzio, e — questo è il punto — ammesso nelle clausole con i consumatori[92].
Quel quadro non esiste più, ed è la modifica più importante intervenuta dopo i miei volumi. Il zákon č. 258/2016 Sb., in vigore dal 1° dicembre 2016, ha stabilito che le controversie in cui almeno una parte sia un consumatore non sono più arbitrabili e ricadono nella competenza esclusiva dei tribunali ordinari. Il divieto vale però solo per i contratti conclusi dopo quella data: le clausole anteriori restano valide ed eseguibili, e per questo il contenzioso è ancora vivo in sede esecutiva, dove migliaia di procedure sono fondate su lodi pronunciati prima del 2016[93].
La giurisprudenza aveva anticipato il legislatore. Dall'11 maggio 2011 le sezioni unite civili della Corte suprema, seguite dalla Corte costituzionale, hanno dichiarato invalida la clausola arbitrale che non nomini un arbitro ad hoc in modo trasparente ma rinvii a un elenco tenuto da una società privata non prevista dalla legge. Il controllo di merito sul lodo resta escluso, salva l'ipotesi di «křiklavá nespravedlnost», ingiustizia stridente — tipicamente penali contrattuali del trenta o quaranta per cento, o importi transatti spropositati rispetto al capitale erogato[94].
La corte arbitrale permanente è il Rozhodčí soud presso la Camera economica e la Camera agraria della Repubblica Ceca. La serie dei procedimenti è in flessione lenta: 577 nel 2020, 523 nel 2021, 533 nel 2022, 521 nel 2023, 483 nel 2024, questi ultimi ripartiti in 63 internazionali e 420 nazionali. Ma la durata media è crollata: da 156 giorni nel 2022 a 138 nel 2023 a 98 nel 2024, con circa l'ottantacinque per cento delle controversie chiuse entro sei mesi; e i trentasette procedimenti condotti interamente online nel 2024 si sono chiusi in una media di due mesi. Gli arbitri iscritti sono circa seicento; il regolamento è in vigore dal 1° gennaio 2023[95].
C'è però un dato che rovescia la prospettiva su questa istituzione, e che in Italia non è quasi noto: il Rozhodčí soud di Praga è uno dei pochissimi dispute resolution provider accreditati ICANN a livello mondiale, e nel 2024 ha trattato 932 procedimenti UDRP sui domini generici, oltre a 32 sui domini .eu e 32 sui domini .cz[96]. I suoi casi sui nomi di dominio sono quasi il doppio di tutti i suoi arbitrati commerciali. La principale istituzione arbitrale ceca è, nei fatti, un organismo di risoluzione delle controversie su Internet che fa anche arbitrato commerciale.
22. La ricodificazione che non arriva
Resta da chiudere il capitolo del processo civile. La Repubblica Ceca sta lavorando dal 2017 a un nuovo codice di rito, il Civilní řád soudní, con un portale ministeriale dedicato. Sono stati pubblicati due documenti di indirizzo: il věcný záměr del 2017 e la sua versione aggiornata del dicembre 2020. Ad agosto 2026 non risulta depositato alcun articolato: il progetto resta in fase concettuale[97].
E nel documento di indirizzo, costruito sui principi processuali classici — principio dispositivo, principio della trattazione, economia processuale, soggetti, litisconsorzio, interventi — la mediazione e l'ADR non occupano uno spazio autonomo[98].
È lo stesso silenzio del codice ungherese del 2016, con una differenza: l'Ungheria il codice l'ha fatto e il silenzio è ormai legge, mentre la Repubblica Ceca è ancora in tempo. Ma su questo, per ora, non c'è nulla che faccia pensare a un cambio di rotta.
23. Il paradosso incrociato
Torniamo ai due numeri del § 2, che ora si possono spiegare.
La figura 27 del Quadro di valutazione europeo conta strumenti: quanti canali di promozione e di incentivo lo Stato abbia predisposto, per ciascuna categoria di controversia. Non pesa nulla per i volumi, nulla per i tassi di successo, nulla per l'esecuzione degli accordi. L'Ungheria spunta quasi tutte le caselle — sito informativo, mediazione giudiziale gratuita interna, incentivo fiscale sull'imposta di causa, potere del giudice di ordinare la mediazione, ADR consumeristico con obbligo di partecipazione dell'impresa e decisione vincolante sotto soglia, ADR finanziario, patrocinio a spese dello Stato — e per questo è settima. La Repubblica Ceca ne spunta pochissime: nessuna campagna, nessun incentivo fiscale, nessuna mediazione giudiziale interna gratuita, nessuna riforma in quattordici anni, e per un decennio nemmeno una tariffa dignitosa per il mediatore. Ed è diciannovesima. Entrambe le posizioni sono corrette.
Il sotto-fattore 7.7 del World Justice Project misura una cosa opposta: chiede a chi il sistema lo usa se funzioni. E qui l'ordine si rovescia, perché in Repubblica Ceca ciò che c'è funziona — 57 per cento di accordi al primo incontro, 71 per cento di conciliazioni nei procedimenti che l'hanno attraversato, 83 per cento di composizioni amichevoli davanti all'arbitro finanziario, 98 giorni di durata media in arbitrato — mentre in Ungheria ciò che c'è è abbondante e poco usato, e il canale che cresceva sta arretrando.
Si può dire in una formula. L'Ungheria ha costruito molti strumenti e ne usa pochissimi; la Repubblica Ceca ne ha costruiti pochissimi e quei pochi li usa bene. La differenza di centosessantadue millesimi nel giudizio dei giuristi dei due paesi è la distanza fra un sistema che promette e non consegna e un sistema che non promette e consegna.
Va aggiunta però una precisazione che impedisce di leggere il caso ceco come un modello. La tesi che circola — dove il processo è rapido ed economico la mediazione non trova mercato — non è quella che sostengono le fonti ceche. Nessuno degli studi consultati spiega il basso ricorso alla mediazione con la rapidità dei tribunali. Le spiegazioni ceche sono tutte di offerta, di istituzioni e di cultura: assenza di dati, deserto territoriale, compenso svalutato, riluttanza della magistratura, ostilità dell'avvocatura, doppio binario dei mediatori. La rapidità dei tribunali rimuove l'incentivo politico a promuovere l'ADR — nessun ministro ceco ha bisogno della mediazione per giustificarsi — ma non è la causa diretta del disuso. Il sessantaquattro per cento di esperti che dichiara che l'offerta supera la domanda descrive un mercato con capacità inutilizzata, non un mercato saturo.
24. Che cosa può leggere l'Italia
Quattro cose, che non si trovano insieme in nessun altro dei paesi finora esaminati in questa serie.
La prima. Ungheria e Repubblica Ceca sono due dimostrazioni indipendenti che la lentezza del processo non è la ragione della mediazione. Hanno la giustizia civile fra le più rapide d'Europa e hanno entrambe uno strumento di rinvio giudiziale all'incontro informativo, con sanzione sulle spese; nessuno dei due lo ha costruito per smaltire arretrato. In Italia l'argomento deflattivo ha assorbito quasi tutto il dibattito, e questo ha un costo: quando i tempi migliorano, l'istituto perde la sua giustificazione dichiarata.
La seconda. Entrambi i paesi hanno scelto la stessa architettura sanzionatoria, e non è quella italiana: obbligo limitato al primo incontro, sanzione sulle spese di lite, nessuna improcedibilità. È il modello che in Italia esiste come mediazione demandata e che convive con una condizione di procedibilità in dodici materie. Il confronto suggerisce che la sanzione sulle spese sia la meno costosa in termini di accesso alla giustizia e la più mirata: colpisce chi si sottrae senza ragione, non chi ha sbagliato un adempimento.
La terza è la più immediatamente utilizzabile ed è ungherese: lo sconto sull'imposta di causa. Chi media prima del processo e trova l'accordo paga metà del contributo; chi media in corso di causa detrae il compenso del mediatore dall'imposta dovuta entro un tetto. In Italia esiste il credito d'imposta sull'indennità di mediazione, ma non un meccanismo che leghi l'imposta del processo all'esito della composizione. È una leva che costa poco all'erario proprio perché scatta solo quando la causa non c'è o si chiude.
La quarta è ceca e riguarda i dati. Il Ministero della giustizia ceco pubblica dal 2024 un cruscotto sull'uso del primo incontro, alimentato dalle schede statistiche di tutti i tribunali, che espone senza infingimenti uno 0,41 per cento. È un atto di trasparenza che si ritorce contro chi lo compie, e che proprio per questo è credibile. In Ungheria il dato più recente sulla mediazione giudiziale è del 2022 e viene da una scheda parlamentare; in Italia le statistiche del Ministero della giustizia sulla mediazione ci sono, ma non esiste nulla di paragonabile a un cruscotto sull'uso della mediazione demandata per ufficio giudiziario. Un istituto di cui non si misura l'impiego non può essere né difeso né riformato con argomenti.
Resta l'avvertimento che i due paesi mandano insieme, e che vale la pena tenere in mente ogni volta che si legge una graduatoria europea sull'ADR. Contare gli strumenti non è misurare la composizione. Un paese può essere settimo nell'Unione per promozione e produrre due mediazioni ogni mille cause; un altro può essere diciannovesimo e avere l'arbitro finanziario che compone amichevolmente l'ottantatré per cento di dodicimila controversie l'anno. Fra le due situazioni, quella da imitare non è la prima.
Note
[1] Commissione europea, Quadro di valutazione UE della giustizia, allegato quantitativo dell'edizione 2026 (Scoreboard factsheet — quantitative), tempo stimato di definizione delle cause civili e commerciali contenziose, dati 2024. Repubblica ceca 126 / 80 / 148 giorni sui tre gradi; Ungheria 140 / 112 / 112; Italia 584 / 691 / 941. In primo grado la graduatoria dei valori più bassi è: Paesi Bassi 124, Repubblica ceca 126, Lituania 127, Austria 132, Ungheria 140. Serie ungherese di primo grado: 135 giorni nel 2023, 140 nel 2024.
[2] Ibidem, figura 27 («promotion of and incentives for using ADR methods»), massimo 68 punti. Ordine decrescente: Danimarca, Germania, Spagna, Lituania, Francia, Polonia, Ungheria, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Lettonia, Bulgaria, Romania, Grecia, Estonia, Austria, Slovenia, Italia (18ª), Repubblica ceca (19ª), Svezia, Irlanda, Lussemburgo, Slovacchia, Malta, Cipro, Finlandia. La figura non misura volumi né tassi di successo: conta il numero e la varietà degli strumenti di promozione esistenti per categoria di controversia.
[3] World Justice Project, Rule of Law Index, sotto-fattore 7.7 («Alternative dispute resolution mechanisms are accessible, impartial, and effective»), file storico ufficiale, serie 2015-2025. Valori 2025 dei paesi dell'Europa centro-orientale: Estonia 0,823, Slovenia 0,819, Repubblica ceca 0,805, Polonia 0,776, Romania 0,728, Austria 0,712, Croazia 0,706, Italia 0,693, Bulgaria 0,677, Ungheria 0,643. Nella serie complessiva dei paesi trattati in questa serie di dossier, il valore ungherese è il più basso in assoluto.
[4] Ibidem. Serie della Repubblica ceca: 0,754 (2015), 0,794 (2016), 0,812 (2017-18), 0,809 (2019), 0,824 (2020), 0,801 (2021), 0,810 (2022), 0,806 (2023), 0,790 (2024), 0,805 (2025). Serie dell'Ungheria: 0,678 (2015), 0,685 (2016), 0,639 (2017-18), 0,622 (2019), 0,638 (2020), 0,648 (2021), 0,635 (2022), 0,623 (2023), 0,650 (2024), 0,643 (2025). Differenziale: 76 millesimi nel 2015, 162 nel 2025.
[5] 2002. évi LV. törvény a közvetítői tevékenységről. Sulla priorità cronologica ungherese cfr. C. A. CALCAGNO, Le esperienze straniere di ADR, vol. I, ove si osserva che la Croazia «è stato uno dei primi paesi d'Europa ad avere una legge sulla mediazione (2003); prima di lei l'ha varata soltanto l'Ungheria (2002)», e che la successione delle leggi europee sulla mediazione «parte dunque nel 2002 con l'Ungheria».
[6] Nemzeti Jogszabálytár, testo consolidato della 2002. évi LV. törvény (njt.jog.gov.hu/jogszabaly/2002-55-00-00). Verificate aprendo le leggi novellanti: 2023. évi XCVI. törvény «az igazságügyi tárgyú törvények módosításáról», promulgata il 21 dicembre 2023, §§ 44-50, con entrata in vigore scaglionata (otto giorni dalla promulgazione; alcune disposizioni 1° marzo e 1° maggio 2024), che dichiara di attuare la direttiva 2006/123/CE; 2025. évi CXXIII. törvény «a nyilvántartásokkal és digitalizációval összefüggő törvények módosításáról», promulgata il 22 dicembre 2025, capo 5 espressamente intitolato «A közvetítői tevékenységről szóló 2002. évi LV. törvény módosítása», con effetti fra gennaio e settembre 2026. NON VERIFICATO: le ulteriori novelle desumibili dalle note a piè di pagina della banca dati (2015. évi CLXXXVI, 2017. évi L, 2021. évi LI), che non sono state confermate aprendo le singole leggi novellanti e vanno perciò trattate come indicazioni da riscontrare.
[7] Ricerca condotta sul sito del Parlamento ungherese (törvényjavaslatok) e sui materiali ministeriali in consultazione: nessun disegno di legge, nessuna consultazione pubblica e nessuna strategia nazionale sulla mediazione risulta pendente nella legislatura in corso. NON VERIFICATO il contenuto del programma legislativo governativo per l'autunno 2026, il cui documento non è stato raggiungibile.
[8] 2002. évi LV. törvény, testo consolidato cit. La struttura dei §§ 38/A-38/H è verificata sul testo.
[9] 2013. évi V. törvény a Polgári Törvénykönyvről, art. 4:172: «A bíróság indokolt esetben kötelezheti a szülőket, hogy a szülői felügyelet megfelelő gyakorlása és az ehhez szükséges együttműködésük biztosítása érdekében közvetítői eljárást vegyenek igénybe». Testo citato verbatim nelle pagine informative del Fővárosi Törvényszék, il Tribunale di Budapest.
[10] 2002. évi LV. törvény, § 38/C, primo comma: il potere di ordinare la mediazione obbligatoria spetta al «bíróság vagy hatóság». L'esercizio da parte della gyámhatóság nei procedimenti sul kapcsolattartás è documentato dalla letteratura specialistica: cfr. Hőnigh Zsuzsanna, Kezdeti lépések — visszafelé. A gyermekvédelmi közvetítői eljárás a gyámhatóság előtti kapcsolattartási eljárások gyakorlatában, in Családi Jog, 2017/1, pp. 20-26. NON VERIFICATO il testo vigente delle disposizioni della 1997. évi XXXI. törvény (Gyvt.) sulla gyermekvédelmi közvetítői eljárás: l'estrazione del testo consolidato, di lunghezza notevole, non è arrivata alla parte pertinente, e la numerazione degli articoli va confermata a mano.
[11] 2002. évi LV. törvény, § 38/E, primo comma (istanza congiunta entro quindici giorni e partecipazione al primo incontro); Fővárosi Törvényszék, scheda informativa sulle regole della kötelező közvetítői eljárás divergenti da quelle del procedimento volontario, per la sospensione del processo e la ripresa decorsi due mesi in assenza di documentazione.
[12] Fővárosi Törvényszék, scheda cit. Le due conseguenze sono distinte: il rimborso delle spese processuali per chi impedisce l'avvio senza giustificato motivo, e la permanenza dell'obbligo di sopportare i costi della mediazione per chi, raggiunto l'accordo, rifiuti di sottoscrivere la transazione giudiziale.
[13] NON VERIFICATO: l'irrogabilità di una pénzbírság, multa processuale, per la mancata comparizione ingiustificata al primo incontro. L'affermazione compare in dottrina (jogaszvilag.hu, articolo sulla mediazione obbligatoria nelle cause familiari, recante peraltro un avviso di possibile obsolescenza) ma non è stata riscontrata sul testo di legge.
[14] 2016. évi CXXX. törvény a polgári perrendtartásról, § 12, lettera e): è escluso dal giudizio «a perrel összefüggő közvetítői eljárást lefolytató személy». È l'unica menzione generale del közvetítés reperita nella parte generale del codice sul testo consolidato.
[15] Ibidem, §§ 195 e 238 per l'egyezségi kísérlet in primo grado, §§ 364, 385 e 392 in sede di impugnazione. La distinzione fra tentativo di conciliazione condotto dal giudice e mediazione condotta dal terzo è la stessa dell'art. 3 della direttiva 2008/52/CE, che esclude dall'ambito della mediazione «i tentativi messi in atto dall'organo giurisdizionale o dal giudice aditi al fine di giungere ad una composizione della controversia nell'ambito del procedimento giudiziario».
[16] 2002. évi LV. törvény, §§ 38/A e 38/B. Il § 38/B, secondo comma, esclude l'applicazione delle norme sul compenso del mediatore: è la base tecnica della gratuità. I mediatori giudiziali sono designati dal presidente dell'Országos Bírósági Hivatal fra «bírósági titkár, bíró és rendelkezési állományba helyezett bíró».
[17] Bíró és mediátor. Válogatott tanulmányok a közvetítői eljárás köréből, volume collettivo, manoscritto chiuso nel luglio 2020. Serie 2012-2019: 9.324 procedimenti pervenuti, 5.420 condotti, 2.803 chiusi con accordo (51,7 per cento); 295 pervenuti nel 2013, 1.787 nel 2017; al 31 dicembre 2019, «110 bíró és 93 bírósági titkár», per un totale di 203 mediatori giudiziali designati.
[18] Országgyűlés, Képviselői Információs Szolgálat, Infojegyzet 2023/34 — A közvetítői tevékenység, 3 novembre 2023, a cura di Hagymásy Tünde. Dati 2022: 148 mediatori giudiziali; «közel 900 darab» procedimenti conclusi; distribuzione Budapest 174, Ungheria meridionale 153, Ungheria occidentale 54. NON VERIFICATO: i dati per il 2023, il 2024 e il 2025. Il portale del servizio giudiziario (birosag.hu) restituisce sistematicamente errore 403 a ogni accesso automatico, incluse le pagine sui dati di flusso, sull'attività statistica dell'OBH e le relazioni annuali del presidente; l'Ufficio centrale di statistica (KSH) non rileva la materia (verificato sulle tabelle STADAT della giustizia, che contengono soltanto reati, imputati, vittime e condanne). Segnalo come fonte da recuperare a mano l'articolo di Asbóth Orsolya, A bírósági közvetítés jogintézménye az országos és a Győri Törvényszék adatainak tükrében, in Jog Állam Politika, 2024/4, pp. 233-257, che contiene con ogni probabilità la serie aggiornata: l'estrazione automatica del fascicolo non è arrivata alla pagina iniziale dell'articolo.
[19] Infojegyzet 2023/34, cit. Dati 2022 sui mediatori privati: circa 1.400 procedimenti conclusi, 78 per cento in materia familiare con 61 per cento di successo; sul periodo 2015-2022, 70 per cento di accordi.
[20] KSH e Országos Bírósági Hivatal, A bírósági ügyforgalom főbb adatai, 2023: 1.175.900 procedimenti sopravvenuti.
[21] 1990. évi XCIII. törvény az illetékekről, § 58, come illustrato dalla scheda informativa del Fővárosi Törvényszék sulle agevolazioni d'imposta connesse al ricorso alla mediazione. Mediazione preventiva con accordo: riduzione pari al compenso del mediatore IVA inclusa, massimo 50.000 HUF, con pavimento al 50 per cento dell'imposta originaria. Mediazione in corso di causa con accordo dopo la prima udienza: stesso meccanismo, pavimento al 30 per cento. L'agevolazione non spetta se la mediazione era esclusa per legge nella materia, né se la parte agisce in giudizio nonostante l'accordo, salve le controversie sull'esecuzione dell'accordo stesso.
[22] C. A. CALCAGNO, Le esperienze straniere di ADR, cit., capitolo sull'Ungheria, ove il meccanismo è descritto negli stessi termini, con lo stesso tetto di 50.000 HUF e gli stessi pavimenti del 30 e del 50 per cento.
[23] NON VERIFICATO: l'eventuale aggiornamento del tetto di 50.000 HUF. La scheda del Fővárosi Törvényszék, che è la fonte istituzionale più accessibile sul punto, riporta la cifra senza indicare revisioni; non è stato possibile consultare il testo consolidato aggiornato della legge sulle imposte.
[24] 2002. évi LV. törvény, testo consolidato cit., parte generale: requisiti di iscrizione (diploma di istruzione superiore, cinque anni di esperienza professionale nel settore corrispondente, formazione specialistica), iscrizione su dichiarazione al Ministro della giustizia, obbligo di szakmai továbbképzés con cancellazione in caso di inosservanza, facoltà di sospensione con preavviso di trenta giorni in assenza di casi pendenti, potere ministeriale di esame dei reclami e di cancellazione per violazioni gravi o reiterate.
[25] Infojegyzet 2023/34, cit.: «A közvetítői névjegyzék 2023. október 26-ai állapota 1893 fő bejegyzett természetes vagy jogi személy közvetítőt tartalmazott».
[26] Tabella dei mediatori accreditati nell'Unione europea tratta dal Quadro di valutazione UE della giustizia 2026, COM(2026) 273, come riportata e messa a confronto in mediareinformati.it, sezione dati e statistiche: Ungheria 2.573 mediatori accreditati, Repubblica Ceca 388.
[27] NON VERIFICATO: il criterio di conteggio della tabella europea dei mediatori accreditati. La differenza fra 1.893 (registro ministeriale, ottobre 2023) e 2.573 (Quadro 2026) è di 680 unità, pari al 36 per cento. L'ipotesi più plausibile è che il dato europeo aggreghi anche i mediatori giudiziali designati e i mediatori penali del servizio di probation, che figurano in elenchi distinti, ma la fonte non documenta il criterio.
[28] NON VERIFICATO: il numero degli iscritti al közvetítői névjegyzék ad agosto 2026. Il registro pubblico è tenuto nell'Igazságügyi Nyilvántartó Rendszer del Ministero della giustizia ed è un'applicazione lato client che non espone un totale leggibile senza navigazione interattiva; la pagina informativa ministeriale non è risultata raggiungibile.
[29] C. A. CALCAGNO, Le esperienze straniere di ADR, cit., ricognizione sui registri statali dei mediatori nell'Unione: «Il registro è statale. Si può scegliere per lingua, luogo, nome e specializzazione. I mediatori iscritti sono 892. La maggior parte si trova a Budapest (483), seguono i mediatori di Peste (114) e di Fejér (39)». Dato riferito al 2013.
[30] Ibidem: «In Ungheria i mediatori sono per lo più avvocati (51%), e membri di professioni sociali come quella degli insegnanti (16%) e dei tecnici (16%); ci sono però anche ex giudici, psicologi e sociologi». Sulla formazione: «Il mediatore ungherese è un laureato magistrale che deve partecipare ad un periodo di post-formazione di 5 anni. La formazione professionale è regolata da ultimo da un provvedimento amministrativo del 2009»; corsi di massimo venticinque persone, monte ore di sessanta unità da quarantacinque minuti, con parte teorica e parte pratica. Il provvedimento è il 63/2009. (XII. 17.) IRM rendelet, in vigore dall'8 gennaio 2010.
[31] NON VERIFICATO: gli importi vigenti nel 2026 del decreto tariffario sui mediatori ungheresi, e il regime attuale della továbbképzés quanto a numero di ore, periodicità e decreto applicabile. Non verificata neppure l'attualità della composizione professionale riportata alla nota precedente, che risale alla ricognizione del 2013.
[32] 2006. évi CXXIII. törvény a büntető ügyekben alkalmazható közvetítői tevékenységről, testo consolidato su Nemzeti Jogszabálytár. In vigore dal 1° gennaio 2007; la legge dichiara di attuare la decisione quadro 2001/220/GAI relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale.
[33] Ibidem: rinvio disposto dal pubblico ministero o dal giudice; mediazione condotta da pártfogó felügyelő qualificato o da avvocato convenzionato, funzionalmente indipendenti; consenso volontario di entrambe le parti; primo incontro entro quindici giorni e procedimento di regola entro tre mesi; contenuto necessario dell'accordo scritto (risarcimento o altra riparazione, ripartizione dei costi, non contrarietà alla legge e al buon costume); riservatezza, con utilizzabilità nel procedimento del solo accordo finale e della relazione del mediatore.
[34] Informativa ufficiale del Pártfogó Felügyelői Szolgálat presso gli uffici governativi provinciali, sezione di competenza giudiziaria: reati puniti fino a cinque anni contro la persona, nella circolazione stradale e contro il patrimonio; agenti appositamente formati e indipendenti.
[35] NON VERIFICATO: le statistiche annuali della mediazione penale ungherese (casi rinviati, conclusi, accordi raggiunti). Consultati senza esito il portale ministeriale delle informazioni giudiziarie e il portale statistico della giustizia, entrambi non raggiungibili; le tabelle STADAT della KSH sulla giustizia, verificate, non contengono voci sul közvetítői eljárás né sul pártfogó felügyelet. Le cifre reperibili in rete risalgono al periodo 2013-2016 e non vengono riportate.
[36] 2022. évi XXXVI. törvény, testo verificato su Nemzeti Jogszabálytár: promulgata il 4 novembre 2022, in vigore dal 19 novembre 2022, recepisce le decisioni 65/1 e 65/2 della Commissione ONU sugli stupefacenti del 16 marzo 2022, con l'inserimento del brorphine e del metonitazene nella Tabella I della Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961. Nessun collegamento con i békéltető testületek.
[37] 2022. évi LXI. törvény, in vigore dal 27 dicembre 2022: recepisce la direttiva (UE) 2020/1828 relativa alle azioni rappresentative a tutela degli interessi collettivi dei consumatori, disciplina le feljogosított szervezetek, amplia gli obblighi informativi delle imprese sui reclami e modifica la competenza dei collegi nei servizi pubblici essenziali.
[38] 2023. évi XX. törvény: entrata in vigore il 25 giugno 2023 in generale, con le disposizioni chiave (§§ 1-2, 4-12, 14, 17, 18b) dal 1° gennaio 2024. Modifica la legge sulla protezione dei consumatori 1997. évi CLV. törvény, la legge di vigilanza sui prodotti 2012. évi LXXXVIII e la stessa 2022. évi LXI.
[39] 2025. évi XCIV. törvény «a fogyasztóvédelmi tárgyú törvényeknek a mikro-, kis- és középvállalkozások támogatását és jogharmonizációt célzó módosításáról», approvata il 10 dicembre 2025, pubblicata il 16 dicembre 2025, in vigore dal 1° gennaio 2026 con scaglioni al 1° febbraio e al 27 settembre 2026. Fra gli obiettivi dichiarati la promozione dei békéltető testületek come alternativa al giudizio; recepisce la direttiva (UE) 2024/825.
[40] Nemzeti Kereskedelmi és Fogyasztóvédelmi Hatóság, scheda informativa «Minden, amit a békéltető testületekről tudni kell», 15 gennaio 2025: passaggio da venti a otto collegi su base regionale dal 1° gennaio 2024, gestiti dalle camere di commercio provinciali; obbligo di formazione certificata per presidenti e membri entro un anno dall'incarico; finanziamento statale di 360 milioni di fiorini per il 2024; procedura prevalentemente telematica dal 2024, con facoltà del consumatore di chiedere l'udienza in presenza nel capoluogo regionale; competenza del collegio del luogo di residenza o dimora del consumatore.
[41] Ibidem, e 1997. évi CLV. törvény a fogyasztóvédelemről, § 32. Obbligo dell'impresa di depositare controdeduzione scritta e di partecipare all'udienza almeno in forma telematica, con esposizione a sanzione amministrativa consumeristica in caso di inadempimento. Esiti: egyezség (accordo, esecutivo se approvato); kötelezés (decisione vincolante) se l'impresa si è sottoposta con dichiarazione generale oppure se il valore della domanda non supera in nessun momento 200.000 HUF; ajánlás (raccomandazione non vincolante) negli altri casi; megszüntetés se la domanda non è esaminabile nel merito.
[42] NKFH, Beszámoló a fogyasztóvédelmi szakterület 2024. évi eredményeiről: 10.870 casi chiusi nel 2024, con egyezség 34,3 per cento, kötelezés 4,2, ajánlás 3,3, rigetto 14,6, megszüntetés 39,5.
[43] Magyar Kereskedelmi és Iparkamara, comunicato del 6 febbraio 2026 ripreso dall'agenzia MTI: 11.574 casi chiusi nel 2025, 704 in più del 2024 (+6 per cento); 3.949 accordi contro 3.723 nel 2024; ripartizione territoriale: Budapest 5.287 (+563), Csongrád-Csanád 1.185, Pest 1.115, Hajdú-Bihar 986, Fejér 913, Győr-Moson-Sopron 789, Borsod-Abaúj-Zemplén 660, Baranya 639. Per il solo collegio di Budapest, il comunicato della camera di commercio cittadina riporta 5.596 domande ricevute e 5.276 casi chiusi nel 2025, con oltre il 15 per cento di crescita e una durata media di circa due mesi.
[44] Magyar Nemzeti Bank, pagina istituzionale sulle norme applicabili al Pénzügyi Békéltető Testület: 2013. évi CXXXIX. törvény (MNB tv.), §§ 96-130, e 2014. évi XL. törvény, §§ 21-22, per i contratti di credito al consumo; obbligo di cooperazione dei prestatori ex § 108; ricorso giurisdizionale ex §§ 116-117; procedura gratuita, decisione entro novanta giorni prorogabili di trenta; dal 2015 controversie sotto 50.000 HUF o di facile soluzione decise da un membro unico.
[45] MNB, Jelentés a Pénzügyi Békéltető Testület éves tevékenységéről 2025, pubblicata il 2 febbraio 2026: 3.755 nuove domande (+498 sul 2024), 4.368 trattate, 3.670 chiuse, 698 pendenti all'1° gennaio 2026; interne 3.327 (88,6 per cento), domande di equità 367 (9,8), transfrontaliere 61 (1,6); esaminate nel merito 2.746 (74,8 per cento), respinte per vizi formali 924 (25,2); accordi 895 (32,6 per cento), kötelezés 16, ajánlás 6, chiusure 1.829; 44,1 per cento delle domande via portale telematico; durata media 68 giorni per le controversie interne, 63 per le domande di equità, 73 per le transfrontaliere; 2.148 udienze; settori: mercato monetario 2.405 domande (64 per cento), assicurazioni 1.201 (32 per cento); enti creditizi 53,3 per cento delle domande, in larga parte per frodi informatiche sui bonifici, assicuratori 31 per cento, finanziarie 15,7. Per il 2024: 3.257 nuove domande, 3.489 chiuse, 2.892 esaminate nel merito, 789 accordi (27,3 per cento), durata media 71 giorni.
[46] Ibidem: dei 768 accordi divenuti esigibili nel 2025, 745 sono stati seguiti da conferma di adempimento, pari al 97 per cento.
[47] C. A. CALCAGNO, Le esperienze straniere di ADR, cit., capitolo sull'Ungheria.
[48] 2017. évi LX. törvény a választottbíráskodásról, testo consolidato su Nemzeti Jogszabálytár; in vigore dal 1° gennaio 2018, modellata sulla legge tipo UNCITRAL. La legge previgente era la 1994. évi LXXI. törvény.
[49] Ibidem, testo consolidato: esclusione delle controversie da «fogyasztói szerződésből eredő jogvita», dei procedimenti speciali della Parte Settima del codice di rito e del contenzioso amministrativo ex Kp.; eccezione per i contratti di bizalmi vagyonkezelés, arbitrabili anche se qualificabili come contratti del consumatore; requisiti dell'arbitro (ventun anni compiuti, assenza di condanne, formazione giuridica); collegio di tre arbitri in difetto di accordo (§ 11).
[50] 2024. évi LXXXV. törvény «a jogi versenyképesség érdekében egyes törvények deregulációs célú módosításáról», approvata il 17 dicembre 2024, promulgata il 20 dicembre 2024, in vigore in generale dal 1° gennaio 2025; il capo 30 (§§ 40-41 della legge novellante) è dedicato alla modifica della legge sull'arbitrato. NON VERIFICATO: le ulteriori novelle desumibili dalle note della banca dati (2018. évi LIV, 2019. évi LXVI, 2020. évi CLXV, 2021. évi CXLVI e 2021. évi LXXXII, 2023. évi XXXI), non confermate aprendo le singole leggi novellanti.
[51] Nemzeti Jogszabálytár, 2017. évi LX. törvény: stato del testo consolidato al 15 gennaio 2025.
[52] Magyar Kereskedelmi és Iparkamara, pagine istituzionali della Állandó Választottbíróság. Corte integrata, che ha assorbito le corti settoriali preesistenti (mercato monetario e dei capitali, energia); competenza su controversie commerciali, finanziarie ed energetiche, con esclusione dei contratti del consumatore e dei procedimenti speciali e amministrativi; regolamento di procedura in vigore dal 15 settembre 2024; lista di raccomandazione degli arbitri 2025-2027 in vigore dal 15 ottobre 2025; servizi di arbitrato, mediazione, procedimento accelerato e conferenze di conciliazione; calcolatore delle tariffe dal 2024 e banca dati delle decisioni dal 2018; pubblicazioni Évkönyv e Bulletin.
[53] MKIK, Bulletin 2025/2, atti del convegno del novembre 2024 per i trent'anni dalla prima legge arbitrale ungherese (1994. évi LXXI. törvény): la riforma ha chiarito la natura non esclusiva della convenzione arbitrale, trattata come eccezione relativa da sollevare a cura del convenuto e non come impedimento assoluto alla giurisdizione statale.
[54] NON VERIFICATO: il numero dei procedimenti trattati dalla Corte arbitrale permanente presso la MKIK negli anni 2023, 2024 e 2025. Le pagine istituzionali e i bollettini 2025/1 e 2025/2 non contengono statistiche; le uniche rendicontazioni annuali reperite sono contributi a pagamento di Lukács Józsefné nella rivista Európai Jog (2023/1 per il 2022; 2024/5 per il 2023).
[55] NON VERIFICATO: lo stato attuale dell'arbitrato sportivo e di quello agricolo in Ungheria. Esiste letteratura sulla Sport Állandó Választottbíróság (Porcsin Levente, Hazai választottbíróságok eljárási szabályai: A Sport Állandó Választottbíróság, in Jog Állam Politika, 2023/3, pp. 141-153) e la Camera agraria nazionale segnala una propria corte arbitrale, ma non è stato possibile verificarne lo stato su fonte primaria.
[56] Sintesi delle fonti citate alle note [18], [19], [20], [43] e [45].
[57] Bíró és mediátor, cit.: la formula «EU mediációs paradoxon» e i tre ostacoli individuati (fattori culturali e assenza di una mediációs kultúra; atteggiamento dell'avvocatura, fra scetticismo professionale e timore di perdita di mercato; ignoranza dell'istituto fra le parti), nonostante un tasso di successo superiore al cinquanta per cento e una quota di casi mediati sotto l'uno per cento in tutti gli Stati membri.
[58] C. A. CALCAGNO, Le esperienze straniere di ADR, cit., capitolo sull'Ungheria, ove si osserva che la mediazione ungherese «non è molto conosciuta e diffusa a causa anche delle diffidenze culturali presenti nella popolazione magiara anche a seguito di tristi eventi storici», con richiamo in nota al Trattato del Trianon e alla letteratura ungherese sull'attesa di una fonte esterna di aiuto in luogo dell'iniziativa propria (J. REVESZ, Mediation without Trust: Critique of the Hungarian Mediation Law, 2005).
[59] Zákon č. 202/2012 Sb., o mediaci a o změně některých zákonů (zákon o mediaci): approvato il 2 maggio 2012, pubblicato il 13 giugno 2012 (částka 070), účinný od 1. 9. 2012; modificato dal solo zákon č. 183/2017 Sb., účinný od 1. 7. 2017. Scheda ufficiale su e-Sbírka, portale governativo delle raccolte normative.
[60] Verifica condotta su tre servizi consolidatori indipendenti (Esipa, Sagit, Fulsoft), tutti concordi nell'indicare un'unica novella e nel datare al 1° luglio 2017 lo stato del testo tuttora vigente. NON VERIFICATO sul portale zakonyprolidi.cz, che ha restituito errore 403 a ogni tentativo di accesso automatico su tutti i percorsi provati.
[61] Ricerca condotta sui sněmovní tisky della Camera dei deputati e sui materiali in mezirezortní připomínkové řízení: nessun progetto di modifica del zákon č. 202/2012 Sb. risulta depositato o in consultazione. Si segnala una trappola documentale: il comunicato governativo intitolato «Vláda ve středu projedná nový zákon o mediaci», che compare nei motori di ricerca, è del 14 giugno 2011 e riguarda la legge originaria.
[62] Tavola rotonda alla Camera dei deputati del 16 marzo 2026, con la partecipazione della mediatrice Dana Potočková, riportata da Česká justice, «Přes 55 % sporů jde vyřešit bez soudu. Nabídnout smír je ale v Česku problém», 26 marzo 2026.
[63] Zákon č. 99/1963 Sb., občanský soudní řád, § 100, commi 2 e 3. Sull'ambito temporale: applicazione alle cause civili dal 1° settembre 2013 e ai procedimenti di tutela dei minori dal 1° gennaio 2014 (Š. Hájková, První setkání se zapsaným mediátorem aktuálně, in Právní prostor, 10 giugno 2024).
[64] Ministerstvo spravedlnosti ČR, Souhrnné výkladové stanovisko k prvnímu setkání se zapsaným mediátorem, parere interpretativo generale pubblicato sul portale ministeriale della mediazione: durata massima di tre ore complessive per tutti i partecipanti; sospensione del procedimento fino a tre mesi o rinvio dell'udienza a data non anteriore a tre mesi; costo qualificato come spesa del procedimento ai sensi del § 137, primo comma, o.s.ř., sopportato dalle parti in parti uguali.
[65] Ibidem, e J. Punčochář, První setkání s mediátorem NENÍ mediace, contributo pubblicato dal Ministero della giustizia. Sugli obblighi del mediatore nel primo incontro ordinato: conduzione personale, illustrazione di vantaggi, svantaggi, principi della mediazione e ruolo del mediatore, obbligo di riservatezza sul contenuto, rilascio di conferma scritta attestante la sola partecipazione, ammissibilità di sessioni separate con ciascuna parte.
[66] Nejvyšší soud ČR, 32 Cdo 594/2019, 23 aprile 2019: il primo incontro con il mediatore «non è ancora la mediazione stessa», il suo scopo essendo «toliko seznámení účastníků řízení s principy» della mediazione; la mediazione comincia formalmente con la sottoscrizione del contratto di mediazione, che può non intervenire durante il primo incontro. Massima consultata su banca dati giurisprudenziale specializzata; NON VERIFICATO il testo integrale della decisione, non essendo stato possibile accedere alla banca dati ufficiale della Corte.
[67] Zákon č. 99/1963 Sb., §§ 142 e 150 o.s.ř.; Souhrnné výkladové stanovisko cit. Il giudice può negare in tutto o in parte il rimborso delle spese alla parte vittoriosa che si sia sottratta senza giustificato motivo al primo incontro ordinato, in deroga al principio di soccombenza.
[68] Ministerstvo spravedlnosti ČR, «Mediační dashboard. Data o využívání nařízeného prvního setkání se zapsaným mediátorem srozumitelně», comunicato del 14 agosto 2024, a cura del dipartimento strategia e concezione della giustizia e del dipartimento insolvenza. Il cruscotto raccoglie «data ze statistických listů vyplňovaných všemi soudy o pravomocně skončených věcech od roku 2017», per l'agenda civile e per la tutela dei minori. Cornice generale delle statistiche giudiziarie ceche: annuari «České soudnictví» 2016-2024 e portale InfoData/CSLAV, alimentati da 98 tribunali e 97 procure.
[69] Dati del cruscotto ministeriale come elaborati da Š. Hájková, Právní prostor, 10 giugno 2024, per il periodo 2017-2023: 0,41 per cento delle cause civili dei tribunali distrettuali, 0,26 per cento di quelle dei tribunali regionali, 0,32 per cento dell'agenda di tutela dei minori. Il dato complessivo dello 0,46 per cento è citato da Česká justice, 26 marzo 2026.
[70] Dati ministeriali citati da Česká justice, «Za služby mediátora si připlatíte», 21 agosto 2025 (57 per cento di accordi durante o dopo il primo incontro; 71,42 per cento di smír nei procedimenti seguiti al primo incontro, periodo 2017-2024) e Česká justice, 26 marzo 2026 (55 per cento di primi incontri che sfociano in mediazione o accordo).
[71] NON VERIFICATO: il numero assoluto di primi incontri ordinati per anno dai tribunali cechi. Il Ministero pubblica esclusivamente il cruscotto interattivo, non estraibile via accesso semplice, e tutte le fonti ceche riportano soltanto percentuali. La denuncia esplicita del difetto di monitoraggio è in Mediace jako nevyužitý potenciál poslední dekády, Právo21, 30 maggio 2022: «la Repubblica Ceca non monitora sistematicamente l'applicazione della mediazione».
[72] Ministero della giustizia ceco, motivazione della riforma tariffaria, riportata da Česká justice, 21 agosto 2025: tariffa immutata dal 2012; con l'inflazione avrebbe dovuto essere di circa 632 corone a maggio 2025; «circa tre volte inferiore» a quella di periti e interpreti; circa trenta mediatori, quasi un decimo degli iscritti, hanno sospeso o cessato l'attività.
[73] Vyhláška č. 488/2025 Sb. del 7 novembre 2025, che modifica la vyhláška č. 277/2012 Sb. o zkouškách a odměně mediátora, účinná od 1. 1. 2026: l'odměna del mediatore per il primo incontro ordinato passa da 400 a 1.000 corone per ogni ora iniziata, con disposizione transitoria per gli incontri iniziati prima dell'entrata in vigore.
[74] Zákon č. 202/2012 Sb., § 16, e pagina ufficiale del Ministero della giustizia sull'iscrizione al registro dei mediatori: piena capacità di agire, onorabilità, titolo magistrale ceco o estero riconosciuto, zkouška mediátora superata con certificato non più vecchio di tre anni o qualifica professionale riconosciuta, non essere stati cancellati nei cinque anni precedenti; tassa amministrativa di 5.000 corone; presentazione per posta, tramite casella di posta certificata o di persona. Il Ministero pubblica inoltre un codice etico dei mediatori iscritti, pareri interpretativi e le statistiche degli esami dal 2013 al 2026.
[75] Ministerstvo spravedlnosti ČR, «Mapa sídel zapsaných mediátorů», dato di luglio 2025: 309 mediatori iscritti con sede attiva. Il dato di 361 iscritti al 9 giugno 2024 è in Š. Hájková, Právní prostor, cit. Il dato di 388 mediatori accreditati è nella tabella del Quadro di valutazione UE della giustizia 2026 citata alla nota [26].
[76] Ministerstvo spravedlnosti ČR, «Mapa sídel zapsaných mediátorů», cit.: Praga 153, Brno-město 27, ventiquattro okresy senza alcuna sede registrata di mediatore.
[77] Dato riferito nella tavola rotonda parlamentare del 16 marzo 2026, riportato da Česká justice, 26 marzo 2026: venticinque mediatori familiari iscritti, di cui circa la metà attivi.
[78] Š. Hájková, Právní prostor, 10 giugno 2024 (resistenza culturale al compromesso, scetticismo dell'avvocatura che considera la mediazione «ztráta času», sfiducia di parte della magistratura, assenza territoriale di mediatori, qualità professionale disomogenea); Právo21, 30 maggio 2022 (doppio binario fra zapsaní mediátoři e mediatori esercitanti su semplice živnostenské oprávnění senza requisiti qualitativi né vigilanza; riduzione dell'istituto, nell'esperienza pubblica, alle tre ore del primo incontro).
[79] Česká justice, 26 marzo 2026, che riporta gli esiti della consultazione presentata alla tavola rotonda parlamentare: 78 per cento degli esperti percepisce il potenziale inutilizzato della mediazione nei procedimenti giudiziari; 64 per cento ritiene che l'offerta di mediazione superi la domanda.
[80] Probační a mediační služba ČR, Agendy Probační a mediační služby v letech 2018-2022, Praha 2023: mediazioni penali realizzate 675 (2018), 768 (2019), 471 (2020), 448 (2021), 833 (2022, +85,9 per cento sull'anno precedente).
[81] Ibidem: nel 2022, 6.669 nuove sorveglianze (dohledy), 6.019 lavori di pubblica utilità, circa 8.337 pareri predisposti, 4.843 nuovi contatti con vittime di reato. Per il 2020 la pagina istituzionale «PMS v číslech» conferma 471 mediazioni, 7 conferenze familiari di gruppo e 14.405 sorveglianze avviate.
[82] NON VERIFICATO: i dati della mediazione penale ceca per il 2023, il 2024 e il 2025. La pagina statistica del servizio elenca un documento riferito al periodo 2019-2023, ma nessuno dei collegamenti ricostruiti risolve e la pagina non espone i riferimenti ai file. La serie verificata si arresta al 2022.
[83] Probační a mediační služba ČR e Ministerstvo spravedlnosti ČR, comunicati sull'approvazione governativa del 29 ottobre 2025 della «Koncepce rozvoje Probační a mediační služby do roku 2035», proposta dalla ministra Eva Decroix, in sostituzione della precedente «Koncepce rozvoje probace a mediace do roku 2025». Quattro pilastri: stabilità di finanziamento e personale; riduzione del carico e del burnout; espansione degli approcci restorativi; sostegno alle vittime. Approvata insieme ai «Pilíře trestní politiky» e alla «Koncepce rozvoje vězeňství do roku 2035», con contributi dell'Istituto di criminologia e dell'Institut pro restorativní justici.
[84] Zákon č. 270/2025 Sb., «velká novela trestních předpisů», in vigore prevalentemente dal 1° gennaio 2026, con alcune disposizioni dal 1° luglio 2026 e dal 1° gennaio 2027. Introduce il principio di giustizia riparativa nel § 2, comma 16, del trestní řád: creare le condizioni perché «la persona offesa e l'imputato partecipino volontariamente e attivamente alla soluzione delle conseguenze del fatto». Rende più accessibile il narovnání sopprimendo l'interrogatorio obbligatorio di imputato e persona offesa e consentendo il versamento immediato del 30 per cento del debito, con il resto a rate; amplia l'oportunità dell'azione penale; enfatizza l'utilizzo dei programmi e dei servizi della PMS da parte degli organi del procedimento. Cfr. Advokátní deník, 1° gennaio 2026, e, sulla parte sostanziale, Právní prostor, 7 maggio 2025.
[85] Zákon č. 634/1992 Sb., o ochraně spotřebitele, §§ 20d e seguenti, come modificato per trasporre la direttiva 2013/11/UE; sistema operativo dal 1° febbraio 2016. Architettura descritta dall'Evropské spotřebitelské centrum presso l'Ispettorato: organismo generale e residuale la Česká obchodní inspekce, affiancata da OnlineADR.cz; organismi settoriali il Český telekomunikační úřad (comunicazioni elettroniche e servizi postali), l'Energetický regulační úřad (energia) e il finanční arbitr (servizi finanziari); a latere l'ombudsman dell'associazione degli assicuratori per i rami danni fuori dalla competenza dell'arbitro finanziario. Presso l'Ispettorato la procedura è gratuita, va proposta entro un anno dal primo reclamo al professionista e copre l'Unione più Norvegia e Islanda, con esclusione di servizi finanziari, comunicazioni elettroniche, servizi postali, energia, sanità e istruzione pubblica. Presso l'Ufficio delle telecomunicazioni è invece dovuta una tassa amministrativa, con sconto fino al 20 per cento e massimo di 1.000 corone per la via telematica; durata media 77 giorni nel 2024, entro il termine legale di 90.
[86] Ministerstvo průmyslu a obchodu ČR, Souhrnná zpráva o fungování mimosoudního řešení spotřebitelských sporů 2016-2025: oltre 75.000 istanze ADR complessive nel decennio, da 5.206 nel 2016 a 17.575 nel 2025; il Centro europeo consumatori ha contattato circa 26.000 consumatori e risolto amichevolmente oltre 10.000 controversie transfrontaliere. Il sito ministeriale non è accessibile all'estrazione automatica; il dato è stato verificato sulla ripresa integrale pubblicata da un'associazione di consumatori il 17 agosto 2026.
[87] Regolamento (UE) 2024/3228, abrogativo del regolamento (UE) 524/2013: cessazione dell'obbligo informativo dei professionisti sulla piattaforma ODR dal 20 luglio 2025. Cfr. BusinessInfo.cz, portale governativo, 22 luglio 2025, e i comunicati del Ministero dell'industria e del commercio. Resta in vigore l'obbligo informativo nazionale sull'organismo ADR competente ex zákon č. 634/1992 Sb.
[88] NON VERIFICATO: lo stato del recepimento ceco della direttiva di revisione della 2013/11/UE. Nessuna fonte ceca reperita indica la legge di trasposizione, il progetto o il termine.
[89] NON VERIFICATO: le cifre ADR della sola Česká obchodní inspekce per il 2024 e il 2025 e il suo tasso di accordo aggiornato. L'Ispettorato non pubblica i dati sulla propria pagina ADR e la relazione ministeriale che li contiene non è accessibile all'estrazione automatica. L'unico tasso verificato risale al 2017 (49,2 per cento di accordi sui casi effettivamente trattati, su 5.671 istanze nei primi due anni: 2.733 nel 2016 e 2.938 nel 2017) e va citato come dato storico.
[90] Kancelář finančního arbitra, Výroční zpráva finančního arbitra za rok 2025 e archivio delle relazioni annuali: procedimenti avviati 2.660 nel 2023 (di cui 2.097 su crediti al consumo), 5.683 nel 2024 (5.187), 12.050 nel 2025 (11.386), con crescita del 113 per cento sull'anno precedente e di oltre quattro volte e mezzo sul 2023; 8.200 nuove istanze fra il 1° gennaio e il 29 maggio 2026.
[91] Ibidem: 8.022 procedimenti conclusi al 31 dicembre 2025, di cui 705 con decisione emessa in attesa di definitività; durata media 167 giorni nel 2025 (160 nel 2024); 83 per cento dei casi risolto in via conciliativa (smír). La competenza dell'arbitro finanziario copre crediti al consumo, servizi di pagamento, investimenti, assicurazioni vita, risparmio edilizio, prodotti pensionistici e cambiavalute; il procedimento è gratuito per il consumatore, essendo l'istituto finanziato dal bilancio dello Stato.
[92] C. A. CALCAGNO, Le esperienze straniere di ADR, cit., capitolo sulla Repubblica Ceca, ove si dà conto dell'arbitrabilità delle controversie civili relative ai diritti reali anche in ambito commerciale, dei conflitti di lavoro e degli alimenti, dell'esclusione per esecuzione, fallimento e divorzio, e della facoltà del consumatore di concludere con l'imprenditore una clausola compromissoria scritta. Lo stesso capitolo descrive già la figura del finanční arbitr, operante dal 2003, con competenza allora limitata alle controversie di trasferimento non superiori a 50.000 euro, procedimento gratuito, opposizione entro quindici giorni con effetto sospensivo e possibilità di adire comunque il tribunale.
[93] Zákon č. 258/2016 Sb., legge di accompagnamento al nuovo zákon o spotřebitelském úvěru, účinný od 1. 12. 2016: le controversie in cui almeno una parte sia un consumatore non sono più arbitrabili e rientrano nella competenza esclusiva dei tribunali ordinari. Regime intertemporale: il divieto vale per i contratti conclusi dopo tale data; le clausole anteriori restano valide ed eseguibili, con contenuto ancora vivo in sede esecutiva.
[94] Linea inaugurata dal velký senát del Nejvyšší soud l'11 maggio 2011 e consolidata dall'Ústavní soud: invalidità della clausola arbitrale che non nomini un arbitro ad hoc in modo trasparente ma rinvii a un elenco tenuto da una società privata non prevista dalla legge; esclusione del controllo di merito sul lodo salva la «křiklavá nespravedlnost»; irrilevanza, di per sé, della frequenza con cui un arbitro decide ai fini della dipendenza economica. NON VERIFICATO il testo integrale delle decisioni, ricostruite su fonte secondaria specializzata.
[95] Rozhodčí soud při Hospodářské komoře ČR a Agrární komoře ČR, dati riportati da epravo.cz, 6 gennaio 2025: controversie totali 577 (2020), 523 (2021), 533 (2022), 521 (2023), 483 (2024, di cui 63 internazionali e 420 nazionali); durata media 156 giorni (2022), 138 (2023), 98 (2024), con circa l'85 per cento delle controversie chiuse entro sei mesi; 37 procedimenti interamente online nel 2024, durata media due mesi; circa 600 arbitri iscritti. Il regolamento (Řád OV02/94) è stato da ultimo modificato con effetto dal 1° gennaio 2023, con revisione della tutela del consumatore, notificazioni tramite caselle di posta certificata, controversie sui domini e aggiornamento delle tariffe.
[96] Ibidem: nel 2024, 32 procedimenti su domini .eu, 32 su domini .cz e 932 procedimenti UDRP sui domini generici. Il Rozhodčí soud di Praga è uno dei dispute resolution provider accreditati ICANN.
[97] Ministerstvo spravedlnosti ČR, portale «Civilní řád soudní — Věcný záměr» e pagina ministeriale sulla ricodificazione: pubblicati il věcný záměr del 2017 e la versione aggiornata del dicembre 2020. Ad agosto 2026 non risulta depositato alcun paragrafové znění: il progetto resta in fase concettuale e consultiva.
[98] Věcný záměr civilního řádu soudního, cit.: il documento è costruito sui principi processuali classici (dispoziční zásada, projednací zásada, procesní ekonomie), sui soggetti, sul litisconsorzio e sugli interventi, e non dedica alla mediazione e all'ADR una trattazione autonoma. Sulla valutazione critica dell'avvocatura cfr. Věcný záměr civilního řádu soudního z pohledu advokacie, in Bulletin advokacie.
Nota
Questo dossier riprende e sostituisce i contributi seguenti:
- La mediazione in pillole: Repubblica Ceca — 10 gennaio 2012
- La mediazione in pillole: Ungheria — 11 gennaio 2012
- L'arbitrato in pillole: Repubblica Ceca — 20 gennaio 2012
Restano validi e complementari, per il dettaglio normativo, i quadri di legislazione della mediazione in Ungheria e nella Repubblica Ceca, quelli dell'arbitrato ungherese e ceco, le schede sul recepimento della direttiva ADR in Ungheria e in Repubblica Ceca, la legislazione storica ungherese e ceca, e le pagine sui progetti di legge in itinere in Ungheria e in Repubblica Ceca.