Stato di diritto in Italia e nell'UE: il quadro 2026

L'Italia è 35ª su 143 paesi nel Rule of Law Index 2026 del World Justice Project (0,655) e 21ª tra i 27 Stati membri dell'UE, sotto la media europea di 0,724: il ritardo maggiore è nell'ordine e sicurezza (26ª su 27) e nella giustizia civile (23ª).

Come leggere questi numeri

Il World Justice Project (WJP) misura ogni anno lo stato di diritto in 143 paesi con il Rule of Law Index: 8 fattori e 44 sotto-fattori, con punteggi da 0 (minimo) a 1 (massimo). I dati nascono da due tipi di sondaggio: questionari a giuristi e accademici del paese (esperti di diritto civile e commerciale, penale, del lavoro) e indagini sulla popolazione, incrociati con oltre 90 fonti di terzi.

Per l'Europa esiste un secondo strumento, EuroVoices: un'indagine del WJP su 110 regioni dei 27 Stati membri, con oltre 8.000 questionari a esperti e oltre 64.000 interviste a cittadini, rilevata da gennaio a maggio 2024 e pubblicata a novembre dello stesso anno. Il WJP avverte che EuroVoices e il Rule of Law Index non sono confrontabili nei valori: usano metodologie diverse. In questo articolo le due fonti restano quindi separate; le ho messe a confronto solo sulle posizioni relative dei paesi, dove coincidono in larga misura.

Una precisazione sulle classifiche. Il WJP colloca l'Italia 25ª su 31 nella regione «UE, EFTA e Nord America», che comprende i 27 Stati membri più Norvegia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti. Qui uso soprattutto la graduatoria tra i 27 Stati membri (21ª), che è quella più utile per un confronto europeo. Le due posizioni sono coerenti.

L'Europa a 27: un continente a tre velocità

La media semplice dei 27 Stati membri è 0,724, praticamente ferma rispetto al 2025 (0,724) e appena sotto il 2021 (0,727). Tra il primo e l'ultimo paese corrono 0,398 punti: la distanza tra Danimarca e Ungheria è la vera misura dell'eterogeneità europea.

GruppoPaesi (punteggio 2026, posizione mondiale)
In testaDanimarca 0,898 (1ª), Finlandia 0,870 (3ª), Svezia 0,857 (4ª), Lussemburgo 0,831 (5ª), Germania 0,830 (6ª)
Fascia mediaIrlanda 0,825, Paesi Bassi 0,823, Estonia 0,818, Austria 0,797, Lituania e Belgio 0,779, Lettonia 0,745, Cechia 0,731, Francia 0,716, Spagna 0,708
Fascia bassaSlovenia 0,684, Portogallo 0,676, Cipro 0,674, Malta 0,669, Polonia 0,666, Italia 0,655 (35ª), Slovacchia 0,637
In codaCroazia 0,613, Romania 0,607, Grecia 0,601, Bulgaria 0,546 (63ª), Ungheria 0,500 (78ª)

Il 2026 è stato un anno di movimenti piccoli: 13 paesi migliorano, 13 peggiorano, uno resta fermo. I miglioramenti più netti sono quelli della Lettonia (+0,012, +1,6%: il maggiore dell'intera regione), poi Croazia (+0,006), Lituania (+0,005), Polonia e Grecia (+0,004). I cali più marcati riguardano Cechia e Francia (−0,008 ciascuna), Bulgaria (−0,007), Slovacchia e Romania (−0,006). Sul piano mondiale il quadro è peggiore: per il nono anno consecutivo i paesi in calo (62%) superano quelli in crescita (38%).

Guardando al quinquennio 2021-2026 le traiettorie divergono. Crescono Lettonia (+0,031), Lituania (+0,027), Polonia (+0,025) e Irlanda (+0,017). Perdono terreno la Slovacchia (−0,026), il Portogallo (−0,024), la Spagna (−0,021), la Romania e l'Ungheria (−0,020 ciascuna). In totale 17 Stati membri su 27 hanno oggi un punteggio inferiore a quello del 2021.

L'Italia in otto fattori

L'Italia perde una posizione nel mondo (da 34ª a 35ª) con una variazione di punteggio minima (−0,002). Il dato più utile è però il profilo: nessun fattore è sopra la media dei 27 Stati membri, e il distacco è massimo dove contano la sicurezza quotidiana e la giustizia civile.

FattoreItalia 2026Posizione tra i 27Posizione nel mondoMedia UEVariazione sul 2025
Complessivo0,65521ª35ª0,724−0,002
1. Limiti ai poteri di governo0,69416ª26ª0,716−0,008
2. Assenza di corruzione0,64719ª37ª0,715−0,002
3. Governo aperto0,64419ª31ª0,705+0,007
4. Diritti fondamentali0,70420ª32ª0,760−0,011
5. Ordine e sicurezza0,74826ª64ª0,857−0,001
6. Applicazione della normativa0,61519ª38ª0,700+0,004
7. Giustizia civile0,56923ª51ª0,679+0,006
8. Giustizia penale0,62118ª28ª0,656−0,004

Due letture. Primo, l'ordine e sicurezza è il fattore dove l'Italia è più lontana dal resto d'Europa: 26ª su 27, davanti solo alla Grecia, e 64ª nel mondo, la posizione più bassa tra tutti i fattori. Secondo, la giustizia penale (−0,035 dalla media UE, 28ª nel mondo) è tra i fattori meno distanti dal resto d'Europa, insieme ai limiti ai poteri di governo (−0,022, 26ª nel mondo), ma conserva punte critiche nei sotto-fattori che vedremo. Rispetto al 2025 i movimenti sono tutti inferiori a 0,012: il quadro è stabile, non in deterioramento. Nei cinque anni dal 2021 il punteggio complessivo scende di 0,004 (−0,5%), dopo il picco di 0,666 raggiunto nel 2022 e nel 2023.

Giustizia civile e penale: dove si concentra il ritardo

Civile: il problema è il tempo, e soprattutto l'esecuzione

La giustizia civile italiana ha un punteggio di 0,569 (23ª su 27, 51ª nel mondo), contro una media UE di 0,679. Il ritardo non è uniforme: le distanze maggiori dalla media UE sono nei tempi e nell'esecuzione delle decisioni.

Sotto-fattoreItaliaPos. UEPos. mondoMedia UE
7.1 Accessibilità economica e pratica0,60724ª51ª0,682
7.2 Assenza di discriminazione0,65619ª33ª0,696
7.3 Assenza di corruzione0,68122ª50ª0,765
7.4 Assenza di indebite influenze governative0,64018ª43ª0,716
7.5 Assenza di ritardi irragionevoli0,32022ª99ª0,487
7.6 Esecuzione effettiva delle decisioni0,38427ª112ª0,646
7.7 ADR imparziali ed efficaci0,69223ª54ª0,759

L'esecuzione delle decisioni (7.6) è l'ultimo posto dell'Italia tra i 27 Stati membri e il 112º nel mondo; i ritardi (7.5) valgono il 99º posto mondiale (0,320 contro 0,742 della Lituania, la migliore dell'UE). Sono le due voci che separano più nettamente il sistema italiano da quello europeo. Anche l'accessibilità economica (7.1) è 24ª su 27. Il fattore nel suo complesso migliora di 0,006 sul 2025.

EuroVoices racconta la stessa geografia dal punto di vista degli esperti. Su sei indicatori di giustizia civile l'Italia è sotto la media UE in cinque: risoluzione efficace e orientata al risultato (0,46 contro 0,57), risoluzione imparziale e indipendente (0,62 contro 0,70), competenza giuridica dei cittadini (0,49 contro 0,58), risoluzione accessibile e tempestiva (0,42 contro 0,49), meccanismi ADR (0,55 contro 0,58). L'unica voce sopra la media riguarda l'accesso a patrocinio e rappresentanza (0,65 contro 0,64).

Penale: l'investigazione e il carcere

La giustizia penale è uno dei fattori più solidi, con 0,621 (18ª su 27, 28ª nel mondo, media UE 0,656). Il quadro per sotto-fattore è però molto vario.

Sotto-fattoreItaliaPos. UEPos. mondoMedia UE
8.1 Sistema investigativo efficace0,45226ª59ª0,568
8.2 Giudizio penale tempestivo ed efficace0,54917ª39ª0,586
8.3 Sistema penitenziario efficace nel ridurre la recidiva0,49920ª42ª0,605
8.4 Sistema penale imparziale0,62612ª22ª0,615
8.5 Sistema penale libero da corruzione0,75515ª26ª0,752
8.6 Sistema penale libero da indebite influenze governative0,79313ª18ª0,724
8.7 Giusto processo e diritti dell'imputato0,67620ª30ª0,741

Il punto debole è l'efficacia dell'investigazione (8.1: 26ª su 27). L'imparzialità (8.4) e l'assenza di influenze governative (8.6) sono invece sopra la media UE. Il sotto-fattore 8.7 sul giusto processo è quello che migliora di più sul 2025 (+0,018); i cali maggiori riguardano 8.6 (−0,019) e 8.4 (−0,016). In EuroVoices gli esperti collocano l'Italia sotto la media UE in tutti e sette gli indicatori di giustizia penale, con scarti da 2 a 7 punti centesimali (per esempio giudizio penale efficace e imparziale 0,56 contro 0,63).

ADR e mediazione: cosa misurano davvero gli indicatori

Per chi si occupa di giustizia consensuale il dato più citato è il sotto-fattore 7.7 del WJP, «ADR imparziali ed efficaci». L'Italia ha 0,692: 23ª su 27 in Europa e 54ª nel mondo, contro una media UE di 0,759 (in testa Slovenia 0,838, Danimarca 0,835, Irlanda 0,824). Ma la tabella delle variabili del WJP mostra che quel numero non misura la mediazione.

Il 7.7 si costruisce soltanto con i questionari degli esperti di diritto civile e commerciale e di diritto del lavoro, e riguarda l'arbitrato: quanto costa (in percentuale del credito) un arbitrato commerciale o un procedimento davanti all'arbitrato del lavoro, quanto è probabile che un arbitro, o un mediatore nel questionario sul lavoro, chieda una tangente, quanto tempo richiedono la decisione e la sua esecuzione, e se un lodo arbitrale nazionale o internazionale può essere fatto valere davanti ai giudici contro un'amministrazione pubblica. Non entra nulla sulla mediazione civile e commerciale, né sulla mediazione familiare, né sui tassi di accordo o sull'effetto delle riforme.

L'andamento italiano del 7.7 va letto con questa cautela: 0,740 nel 2012-2013, 0,702 nel 2021, 0,727 nel 2022, poi una discesa costante fino a 0,692 nel 2026 (0,719 nel 2023, 0,704 nel 2024, 0,693 nel 2025). Descrive la percezione degli esperti sull'arbitrato, non l'esito della mediazione.

EuroVoices, più generico, include un indicatore sugli ADR (risposta degli esperti): l'Italia ha 0,55 contro una media UE di 0,58 (16ª su 27; in testa Finlandia 0,73, Danimarca 0,72, Estonia 0,68). Sul versante penale, i «meccanismi alternativi di giustizia penale» sono a 0,45 contro 0,52 (20ª su 26 paesi con il dato). In entrambe le fonti l'Italia è nella parte bassa della graduatoria, ma con distanze dalla media (−0,067 sul 7.7, −0,03 su EuroVoices) più contenute di quelle su tempi ed esecuzione nel civile (−0,167 e −0,262).

Il lato dei cittadini suggerisce dove si gioca la partita. Solo il 27% degli italiani si dice consapevole dei propri diritti (UE 36%; 21ª su 27) e solo il 17% ritiene sostenibili i costi dei meccanismi statali di risoluzione delle controversie (UE 24%; 21ª). Informazione e costo percepito sono il terreno su cui una pratica di mediazione ben spiegata può fare la differenza: ma è un'ipotesi di lavoro, che questi indicatori non verificano.

La voce dei cittadini: EuroVoices

Su 57 indicatori nazionali di EuroVoices l'Italia è sotto la media UE in 53, sopra in 3 e pari in uno (le esperienze di discriminazione, 36% come la media). Le percezioni dei cittadini mostrano le distanze più ampie, soprattutto su sicurezza, corruzione percepita e accesso alla giustizia.

Indicatore (cittadini)ItaliaMedia UEScarto
Sicurezza percepita camminando di notte nel quartiere48%71%−23 punti, peggio
Corruzione percepita: Parlamento63%42%+21 punti, peggio
Corruzione percepita: governo locale41%25%+16 punti, peggio
Corruzione percepita: partiti politici67%53%+14 punti, peggio
Libertà dei media di criticare il governo39%55%−16 punti, peggio
Accesso a assistenza legale a costi accessibili28%40%−12 punti, peggio
Efficacia dell'azione penale35%47%−12 punti, peggio
Accesso a informazioni in formati semplici35%47%−12 punti, peggio
I cittadini possono incidere contro la corruzione81%58%+23 punti, meglio

Per la corruzione, la percezione degli italiani è concentrata sulla politica (Parlamento, partiti, governo): sul versante giudiziario le percentuali sono molto più vicine alla media UE (giudici e magistrati 26% contro 23%, pubblici ministeri 25% contro 21%, avvocati d'ufficio 24% contro 20%). Colpisce invece il dato opposto sulla capacità di reagire: l'81% degli italiani pensa che i cittadini possano fare la differenza contro la corruzione, 23 punti sopra la media europea, mentre solo il 16% giudica efficaci le misure anticorruzione del governo (UE 24%). Questa combinazione, sfiducia nelle istituzioni politiche e fiducia nella capacità civica, è uno dei tratti più distintivi del profilo italiano in questi dati.

Avvertenza: EuroVoices è stata rilevata nel 2024 e riflette percezioni, non fatti accertati; i valori nazionali sono medie delle regioni ponderate per popolazione.

Che cosa ne possiamo trarre

  • Un'Italia stabile ma sotto la media. Il punteggio oscilla da cinque anni tra 0,655 e 0,666. Nel 2026 è 21ª su 27 in Europa, in un gruppo ravvicinato con Polonia (0,666) e Slovacchia (0,637).
  • Il nodo è il civile, in particolare tempi ed esecuzione. Ritardi irragionevoli (99ª nel mondo) ed esecuzione delle decisioni (112ª, ultima tra i 27) sono il vero terreno di confronto con l'Europa: è qui che gli strumenti di giustizia consensuale vengono chiamati a dare un contributo misurabile.
  • L'ADR del WJP non è la mediazione. Chi cita lo 0,692 come «valore della mediazione italiana» lo attribuisce a qualcosa che l'indicatore non misura. Per capire se la mediazione funziona servono dati propri: tassi di accordo, durata, costi per le parti, qualità percepita.
  • I cittadini chiedono informazione e costi chiari. Consapevolezza dei diritti (27%) e costo percepito della giustizia statale (17% lo ritiene sostenibile) collocano l'Italia 21ª su 27 in entrambi i casi. Spiegare bene percorsi e costi è un lavoro concreto, che può essere fatto anche dai professionisti.
  • Il miglioramento è possibile. In cinque anni Lettonia (+0,031), Lituania (+0,027) e Polonia (+0,025) hanno guadagnato punteggio in modo apprezzabile, mentre l'Italia ha perso 0,004. I dati mostrano che i punteggi possono cambiare, ma non quali riforme o fattori lo abbiano determinato.

Note e fonti

  1. Punteggi 0-1. Il rango tra i 27 Stati membri è un ordinamento elaborato dall'autore sui punteggi del WJP; il rango mondiale è quello ufficiale su 143 paesi. La media UE è la media semplice dei 27 Stati membri, non ponderata per popolazione.
  2. Il WJP colloca l'Italia 25ª su 31 nella regione «UE, EFTA e Nord America»; la differenza con il 21º posto tra i 27 Stati membri dipende dai quattro paesi extra-UE della regione (Norvegia, Regno Unito, Canada, Stati Uniti).
  3. Il sotto-fattore 7.7 deriva dalle variabili QRQ359-QRQ364 del questionario degli esperti (civile e commerciale, lavoro), come descritto nella tabella delle variabili WJP 2026.
  4. EuroVoices: gli indicatori degli esperti (Expert Scorecard) sono espressi da 0 a 1, quelli dei cittadini (People's Voices) in percentuale. Francia e Germania non pubblicano otto indicatori di percezione di corruzione e lotta alla corruzione; Malta tre indicatori sulla giustizia penale; la Danimarca uno.
  5. Quadro normativo italiano sulla mediazione civile e commerciale: d.lgs. n. 28/2010, come modificato dalla riforma Cartabia (d.lgs. n. 149/2022) e dal correttivo (d.lgs. n. 216/2024).

Fonti

Condividi questo articolo
WhatsApp X / Twitter LinkedIn Facebook

Ricevi i nuovi articoli via email

Iscriviti per essere avvisato via email a ogni nuova pubblicazione su mediazione, conciliazione, arbitrato e ADR. Nessuna pubblicità, cancellazione in un click.