Una causa civile dura davvero meno di un anno?

Che cosa dicono, e che cosa non dicono, i dati pubblicati

Il 13 settembre 2026 Il Sole 24 Ore ha titolato: "Meno di un anno per chiudere una causa civile in tribunale". La formula e' semplice, rassicurante e di grande effetto. Ma è anche, per il lettore comune, profondamente fuorviante.

Non perché il numero riportato - 291 giorni - sia inventato. Quel numero esiste. Il problema è un altro: non individua la durata media reale di una causa civile.

E' un indicatore tecnico chiamato Disposition Time, abbreviato in DT. Confondere il DT con il tempo che impiega davvero una causa a concludersi equivale, in sostanza, a confondere la velocità con cui un ospedale smaltisce la lista d'attesa con il tempo effettivo di cura di ogni singolo paziente.

Che cosa sono i 291 giorni

Nella tabella pubblicata dal giornale, accanto ai Tribunali, compare espressamente la sigla "DT". Per l'Italia, il valore indicato e' 291 giorni; per Firenze 264, per Roma 334, per Milano 435, per Napoli 178, per Genova 171.

Il DT è un calcolo. Si ottiene dividendo il numero di cause ancora pendenti alla fine del periodo per il numero di cause definite nello stesso periodo, e moltiplicando il risultato per 365.

DT = (cause pendenti / cause definite) x 365

Il Ministero della Giustizia e Istat spiegano che questo indice indica il tempo teorico necessario a smaltire il carico pendente, nell'ipotesi che l'ufficio giudiziario mantenga costante il ritmo di definizione registrato nel periodo di osservazione.

Questa definizione è molto diversa da quella che il normale lettore attribuisce alla frase "una causa dura 291 giorni".

Dire che una causa dura 291 giorni significa normalmente una cosa precisa: una persona deposita l'atto introduttivo, il giudizio viene istruito, si tengono udienze, si assumono eventuali prove, viene svolta una consulenza tecnica se necessaria, il giudice decide; e tutto questo si conclude mediamente in 291 giorni.

Ma i 291 giorni non misurano affatto quel percorso.

Un esempio semplice

Immaginiamo un Tribunale con 1.000 cause pendenti al 30 giugno. Nel semestre precedente ne ha definite 1.250. Il sistema statistico può allora stimare un DT basso, perché il rapporto fra pendenze e definizioni è favorevole.

Questo non ci dice, però:

- da quanto tempo duravano le 1.250 cause definite;

- quante siano state chiuse con sentenza e quante per rinuncia, conciliazione, estinzione, improcedibilità o altra definizione;

- quante fossero cause semplici e quante complesse;

- quanto durera' una causa iscritta oggi;

- quanto occorra per una causa con testimoni, consulenza tecnica, documentazione voluminosa, pluralità di parti o chiamata di terzo.

Un ufficio può migliorare moltissimo nel ridurre l'arretrato e nello smaltire i fascicoli più semplici o piu' risalenti. E' un risultato organizzativo importante. Ma non segue automaticamente che il processo civile ordinario, nella sua realtà quotidiana, sia diventato un giudizio di nove o dieci mesi.

Il titolo confonde due cose diverse

La domanda del cittadino: "Quanto dura davvero la mia causa?"

Il dato pubblicato dal giornale: non risponde direttamente.

La domanda del cittadino: "Quanto sono durate le cause definite?"

Il dato pubblicato dal giornale: non è il dato indicato.

La domanda del cittadino: "Quanto durerà una causa commerciale o risarcitoria che inizio oggi?"

Il dato pubblicato dal giornale: non è il dato indicato.

La domanda del cittadino: "Quanto velocemente il Tribunale sta riducendo il proprio stock di pendenze?"

Il dato pubblicato dal giornale: è questa la domanda cui il DT prova a rispondere.

La differenza non è una sottigliezza da addetti ai lavori. E' la differenza tra un'informazione corretta e una conclusione sbagliata.

Il dato può dimostrare che un ufficio sta lavorando con un'elevata capacità di definizione. Non dimostra che ogni processo, o la media dei processi civili ordinari, si concluda entro il tempo indicato.

Il perimetro e' piu' ampio

C'e' poi un secondo equivoco.

La frase "una causa civile" fa pensare al normale giudizio civile: una controversia per un contratto non eseguito, un credito non pagato, un danno, una successione, un immobile, una responsabilità professionale, una causa bancaria, una lite societaria o commerciale.

Il dato PNRR sul contenzioso civile, invece, è un aggregato molto piu' ampio. Comprende anche settori che hanno strutture, tempi e modalità di definizione profondamente diversi, tra cui lavoro, previdenza e assistenza obbligatoria, controversie agrarie e procedimenti speciali ricompresi nella classificazione adottata per il monitoraggio europeo.

Non è dunque corretto prendere un indice generale di smaltimento del "contenzioso civile" e tradurlo, senza ulteriori spiegazioni, nella formula assoluta: "una causa civile in Tribunale si chiude in meno di un anno".

Per chi deve affrontare una controversia civile-commerciale ordinaria, quella frase può creare un'aspettativa irrealistica.

I casi di Napoli, Firenze e Milano

Napoli - DT 178 giorni. Traduzione impropria: "una causa dura meno di sei mesi". Significato corretto: rapporto teorico fra pendenze e definizioni del periodo.

Genova - DT 171 giorni. Traduzione impropria: "una causa dura meno di sei mesi". Significato corretto: indice di smaltimento, non durata effettiva.

Firenze - DT 264 giorni. Traduzione impropria: "una causa dura meno di nove mesi". Significato corretto: DT del contenzioso civile considerato dal PNRR.

Roma - DT 334 giorni. Traduzione impropria: "una causa dura undici mesi". Significato corretto: stima convenzionale di esaurimento dello stock.

Milano - DT 435 giorni. Traduzione impropria: "una causa dura circa quattordici mesi". Significato corretto: DT, non cronologia media dei giudizi conclusi.

Italia - DT 291 giorni. Traduzione impropria: "una causa dura meno di un anno". Significato corretto: media nazionale dell'indice DT, non durata reale delle cause.

Chiunque abbia esperienza concreta del contenzioso sa che una causa civile ordinaria complessa, specialmente se richiede istruttoria, consulenza tecnica o prova testimoniale, non puo' essere descritta seriamente con lo slogan "meno di un anno" sulla base di questo indice.

Un miglioramento puo' esserci

Sarebbe sbagliato sostenere il contrario: che non vi sia stato alcun progresso.

La riduzione dell'arretrato, l'Ufficio per il processo, l'impegno del personale amministrativo e dei magistrati, la digitalizzazione e l'organizzazione degli uffici possono avere prodotto risultati importanti. Istat registra, al 30 giugno 2026, una riduzione del DT complessivo e indica il raggiungimento del target PNRR di riduzione rispetto al 2019.

Ma un miglioramento della capacità di smaltimento non autorizza a cambiare il significato del numero.

Del resto, il passaggio da 435 giorni a fine 2025 a 291 giorni al 30 giugno 2026 - una riduzione di 144 giorni in sei mesi - mostra proprio quanto il DT possa muoversi rapidamente in funzione dei flussi di pendenza e di definizione. Non e' ragionevole trasformare una variazione semestrale dell'indice in una descrizione stabile del tempo reale richiesto dalle controversie.

L'informazione corretta

La formulazione accurata che un giornale dovrebbe dare sarebbe questa:

"Al 30 giugno 2026, il Disposition Time del contenzioso civile davanti ai Tribunali era pari, in media nazionale, a 291 giorni. L'indicatore misura il tempo teorico di smaltimento delle pendenze in base al ritmo di definizione del periodo e non coincide con la durata effettiva dei singoli giudizi."

Questa frase restituisce il merito dei risultati organizzativi, non sminuisce il lavoro degli uffici e non alimenta aspettative errate nei cittadini.

Il titolo, invece, dovrebbe evitare di dire che "una causa civile si chiude" entro un anno. E' una scorciatoia comunicativa che trasforma un indice tecnico in una promessa pratica.



Richiesta di rettifica


Oggetto: richiesta di rettifica e precisazione sull'articolo "Meno di un anno per chiudere una causa civile in tribunale", pubblicato il 13 settembre 2026

Gentile Direttore del Sole24ore,

con riferimento all'articolo pubblicato il 13 settembre 2026, dal titolo "Meno di un anno per chiudere una causa civile in tribunale", chiedo la pubblicazione di una rettifica o, quanto meno, di una chiara precisazione metodologica.

L'articolo afferma che una causa civile davanti al Tribunale si chiuderebbe mediamente in 291 giorni. Tuttavia, il valore riportato nella tabella non e' la durata effettiva media dei procedimenti conclusi, ne' una previsione attendibile della durata di una causa iscritta oggi. Esso e' il Disposition Time (DT), espressamente indicato nella tabella stessa.

Il DT è un indicatore convenzionale, calcolato rapportando le pendenze finali alle definizioni del periodo e moltiplicando il rapporto per 365. Esso stima il tempo teorico necessario a esaurire lo stock pendente nell'ipotesi di costanza della capacita' di definizione. Non coincide, pertanto, con il tempo effettivamente impiegato da un giudizio dalla sua iscrizione alla sua definizione.

Inoltre, il dato PNRR sul contenzioso civile non coincide con la sola causa civile-commerciale ordinaria: esso si riferisce a un aggregato di materie eterogenee e non consente di affermare che un normale giudizio civile, soprattutto se complesso e istruito, si concluda mediamente in meno di un anno.

La formulazione corretta sarebbe: "Al 30 giugno 2026, il Disposition Time del contenzioso civile davanti ai Tribunali era pari a 291 giorni".

Chiedo pertanto che sia pubblicata una precisazione che distingua il Disposition Time dalla durata effettiva dei procedimenti e che corregga il titolo e le affermazioni suscettibili di indurre i lettori a ritenere che una causa civile ordinaria si chiuda normalmente entro un anno.

Cordiali saluti,

Carlo Alberto Calcagno

Avvocato e mediatore





Fonti essenziali 

- Istat, Efficienza del sistema giustizia: analisi dei flussi dei procedimenti del contenzioso civile, anni 2019-30 giugno 2026.

- Istat, Nota metodologica sull'efficienza del sistema giustizia e sul Disposition Time.

- Ministero della Giustizia, Clearance rate e Disposition Time civile.

- Ministero della Giustizia, dati sulla durata effettiva dei procedimenti civili.

- Il Sole 24 Ore, 13 settembre 2026, pagina Norme & Tributi - Giustizia, articolo "Meno di un anno per chiudere una causa civile in tribunale".

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