L'arbitrato in pillole: Portogallo
L'arbitrato volontario è una forma privata di risoluzione dei conflitti nell'ambito del quale le parti, di loro iniziativa, scelgono dei soggetti terzi, denominati arbitri, affinché risolvano la controversia mediante una decisione avente carattere vincolante.
In tal caso, il terzo imparziale scelto dalle parti decide la controversia che esse gli hanno affidato. L'arbitrato volontario assomiglia ad un procedimento contenzioso poiché le parti non partecipano alla decisione. Le decisioni arbitrali possono essere equiparate, agli effetti esecutivi, alle sentenze pronunciate dai tribunali ordinari: ad essi compete infatti la loro esecuzione. Per il ricorso contro i lodi arbitrali è competente in Portogallo la Corte d'appello (Tribunal da Relação) tranne il caso in cui le parti abbiano rinunciato a proporre appello o abbiano autorizzato l'arbitro a giudicare secondo equità. Si definisce invece arbitrato istituzionalizzato l'arbitrato volontario effettuato da organi autorizzati dal Ministero della giustizia a esercitare tale funzione. Essi sono denominati Centri di arbitrato (Centros de Arbitragem)[1]. Conformemente alla legge sull'arbitrato volontario[2] le parti possono sottoporre ad arbitrato qualsiasi controversia che non sia di competenza esclusiva di un tribunale o di un arbitrato necessario[3] e che non verta in materia di diritti indisponibili. la presenza dell’avvocato dinanzi ai collegi arbitrali è sempre obbligatoria quando il valore della controversia è superiore alla competenza (alçada - valore economico definito dalla legge) del tribunale di primo grado (5.000 euro) e sia proposto appello. Ai sensi del diritto portoghese sono considerate connesse ai diritti indisponibili tra gli altri, le questioni relative ai diritti della persona e allo status, i diritti derivanti dai rapporti di lavoro e quelli riconosciuti dalla legge ordinaria in materia di sicurezza sociale, e tutti i diritti connessi ai rapporti giuridici di cui le parti non possono disporre volontariamente, non potendo, di conseguenza, le parti rinunciarvi con un negozio giuridico[4]. Se una delle parti intende invocare tali diritti è impossibile avvalersi dell'arbitrato. Nel caso di arbitrato volontario istituzionalizzato le parti devono sempre essere sentite oralmente o per iscritto prima della determinazione della decisione finale. Data la natura stessa del procedimento di arbitrato, è ammesso l'utilizzo di mezzi di comunicazione elettronica, in particolare la videoconferenza[5]. La legge non prevede la concessione del gratuito patrocinio per le controversie risolte grazie all'arbitrato volontario, ad hoc o all'arbitrato istituzionalizzato. L'arbitrato istituzionalizzato dei Centri di arbitrato in materia di controversie dei consumatori[6] è gratuito, ma il valore delle controversie che essi possono gestire è limitato. I costi delle procedure arbitrali sono variabili, ma in alcuni organismi la mediazione prima dell’arbitrato viene condotta gratuitamente. La decisione arbitrale ha la stessa forza esecutiva della sentenza pronunciata dal tribunale giudiziario di primo grado. L'esecuzione del lodo arbitrale è competenza del tribunale di primo grado, ai sensi della legge sul processo civile. Il termine per l’emissione del lodo dovrebbe essere di 6 mesi al massimo, ma le parti possono decidere un allungamento i tempi. La conciliazione è un modo di risoluzione dei conflitti che precede generalmente l'arbitrato nell'ambito delle attività esercitate dai Centri di arbitrato istituzionalizzato. Se il tentativo di conciliazione non consente il raggiungimento di una soluzione le parti possono appunto ricorrere all'arbitrato. In caso di arbitrato volontario il procedimento termina con una decisione arbitrale che può consistere nell'omologazione dell'accordo raggiunto nella fase di conciliazione. Tale decisione ha lo stesso valore di una sentenza giudiziale.
[1] L'arbitrato volontario istituzionalizzato ha la caratteristica principale che i Centri ad esso predisposti sono ubicati in varie città del paese, hanno carattere permanente e preesistente alle controversie che essi intendono comporre. Tali Centri possono avere competenza regionale o nazionale, generale o specializzata in determinati settori (consumo, commercio, industria, proprietà intellettuali, proprietà e locazioni, infortuni stradali).
[2] Legge 21 agosto 1986, n. 31. Unitamente al and Decreto-Lei 425/86 (criação e institucionalização dos centros de arbitragem
voluntários – creation and institutionalisation of voluntary arbitration centres) costituisce la base legale dell’arrbitrato in Portogallo. Cfr. Università di Loviano, Portogallo, National reports – 15 November 2006, in http://ec.europa.eu/consumers/redress_cons/adr_en.htm#coop
[3] Il lodo arbitrale a volte è imposto dalla legge speciale. In tal caso interviene allora il collegio arbitrale competente.
[4] Vi è pertanto piena coincidenza con la nostra legislazione.
[5] Tale utilizzo è stato incentivato anche dalla legge 29/09 con riferimento alla mediazione giudiziale (mediação pré–judicial e judicial).
[6] Il Decreto-Lei 146/99 (criação eo funcionamento de entidades privadas de resoluçãoextragiudiziali de conflitos de Consumo) riguarda la creazione e il funzionamento degli enti privati per la risoluzione extragiudiziale delle controversie di consumo.
Gli arbitri che operano in questi centri sono giudici nominati dal Conselho Superior da Magistratura.
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