Sistemi di composizione dei conflitti in Portogallo (2026)
1. Perché questo dossier. 2. I julgados de paz: che cosa sono. 3. Che cosa possono decidere. 4. La pré-mediação e la mediazione dentro il julgado. 5. I numeri dei julgados de paz. 6. La legge sulla mediazione del 2013. 7. L'art. 9: titolo esecutivo senza passare dal giudice. 8. I sistemi pubblici di mediazione e la piattaforma RAL+. 9. La mediazione familiare. 10. La mediazione del lavoro. 11. La mediazione penale: la legge 21/2007. 12. I centri di arbitrato di consumo. 13. L'arbitrato necessario a senso unico: la legge 63/2019. 14. L'arbitrato volontario. 15. L'arbitrato tributario: l'unicum europeo. 16. I numeri del CAAD. 17. Le convenzioni internazionali. 18. Che cosa è cambiato fra il 2024 e il 2026. 19. Che cosa può leggere l'Italia.
1. Perché questo dossier
Questo testo riprende e sostituisce due contributi del 2012, la «pillola» sulla mediazione e quella sull'arbitrato. Erano scritti prima della legge portoghese sulla mediazione del 2013 e prima della riforma dei julgados de paz dello stesso anno.
Il Portogallo interessa per tre istituti che non hanno equivalenti in Europa: i julgados de paz, giudici di pace che offrono obbligatoriamente un servizio di mediazione prima di decidere; l'arbitrato di consumo necessario a senso unico, che vincola l'impresa e non il consumatore; e l'arbitrato tributario del CAAD, cioè un arbitrato contro il fisco le cui decisioni vincolano lo Stato.
2. I julgados de paz: che cosa sono
I julgados de paz sono istituiti dalla lei n.º 78/2001 del 13 luglio — «Lei de organização, competência e funcionamento dos julgados de paz», sessantanove articoli in sette capi — modificata una sola volta, dalla lei n.º 54/2013 del 31 luglio, che ne ha riscritto trentacinque articoli[1].
Non sono un organismo di conciliazione: sono giurisdizione. La sentenza del juiz de paz ha «lo stesso valore di una sentenza di un tribunale giudiziario di prima istanza»[2]. Ma il ricorso a essi è volontario: nessuno è obbligato a rivolgersi al julgado invece che al tribunale.
L'appello è ammesso al tribunale della comarca, ma solo per le cause di valore pari o superiore a 2.500 euro[3]. Sotto quella soglia il julgado decide in unico grado.
3. Che cosa possono decidere
La competenza per valore arriva a 15.000 euro[4]. Le materie sono elencate e sono più ampie di quanto si immagini:
- adempimento di obbligazioni, escluse quelle pecuniarie derivanti da contratti di adesione;
- consegna di beni mobili;
- controversie fra condomini e fra proprietari confinanti;
- rivendicazione, usucapione, divisione di cosa comune;
- diritti reali minori: superficie, usufrutto, uso e abitazione;
- locazioni urbane, esclusi gli sfratti;
- responsabilità civile contrattuale ed extracontrattuale e risarcimento del danno, quando non sia stata sporta denuncia penale[5].
Sono escluse la famiglia, le successioni, il lavoro e gli sfratti.
Si osservi l'esclusione delle obbligazioni pecuniarie da contratti di adesione: il legislatore portoghese ha voluto impedire che i julgados diventassero l'ufficio recupero crediti delle società di telefonia e delle finanziarie. È una precauzione che in Italia non abbiamo preso per la mediazione, e che spiega buona parte del contenzioso bancario che affolla i nostri organismi.
4. La pré-mediação e la mediazione dentro il julgado
Ecco il tratto originale, e va descritto con i suoi articoli.
L'art. 16 della lei n.º 78/2001 dispone: «In ogni julgado de paz esiste un servizio di mediazione che mette a disposizione di qualsiasi interessato la mediazione, come forma di risoluzione alternativa delle controversie». Il servizio mira a stimolare la risoluzione preliminare mediante accordo ed è competente a mediare qualsiasi lite suscettibile di mediazione, anche se esclusa dalla competenza del julgado; regolamento, condizioni di accesso e costi sono approvati con decreto ministeriale, e il comma 3 — nella redazione del 2013 — consente di rivolgersi a un qualunque julgado ai soli fini della mediazione[6].
Il procedimento è scandito così:
- art. 49 — pré-mediação: «Ricevuta la domanda e iniziato il processo nel julgado de paz, si procede a una pré-mediação, purché una o entrambe le parti non ne abbiano preventivamente escluso la possibilità». È una fase informativa preliminare, distinta dalla mediazione vera e propria;
- art. 50: obiettivi della pré-mediação;
- art. 51: fissazione della mediazione;
- art. 53: la mediazione, con rinvio alla legge 29/2013;
- artt. 54-55: mancata comparizione e rinuncia;
- art. 56: l'accordo, ridotto per iscritto e omologato dal giudice di pace[7].
La sequenza completa è dunque: pré-mediação (salvo esclusione preventiva) → mediazione → se fallisce, tentativo di conciliazione del giudice di pace → se fallisce, sentenza. L'accordo omologato acquista valore di sentenza.
È il modello che il Brasile ha poi generalizzato con i CEJUSC e che in Italia non abbiamo: un ufficio giudiziario che contiene al proprio interno, come stazione obbligata dell'organizzazione ma non della procedura, un servizio di mediazione. E il portoghese fa una cosa in più: quel servizio è aperto anche a chi ha una lite che il julgado non potrebbe decidere.
5. I numeri dei julgados de paz
Il Consiglio dei julgados de paz pubblica le statistiche. Per il periodo luglio 2025 – giugno 2026:
- 9.022 processi entrati;
- 7.379 processi definiti;
- 5.281 pendenti a fine periodo;
- indicatori dichiarati: tasso di efficacia 58%, tasso di congestione 72%, tasso di risoluzione 82%[8].
Dal 2002 il totale cumulato è di 168.944 processi entrati e 163.663 definiti[9]. La durata media dei processi nei julgados de paz è indicata dal Ministero in sette mesi (dato 2022)[10].
Facciamo i conti. Novemila processi l'anno in un paese di dieci milioni di abitanti: pochi, in assoluto. Ma centosessantottomila dal 2002 significa un istituto che è entrato stabilmente nel paesaggio giudiziario e vi è rimasto per un quarto di secolo — il che, per una giurisdizione alternativa volontaria, non è affatto scontato. E sette mesi di durata media, contro i tempi della giustizia ordinaria portoghese, sono la ragione per cui vi si ricorre.
Quanti sono i julgados? La rete conta una sessantina di sedi, ma molte sono poli di agrupamentos che servono più comuni: il julgado di Alijó copre cinque comuni, quello di Tarouca altri cinque, il nuovo raggruppamento di Figueiró dos Vinhos cinque, quello di Funchal tre. Contando gli agrupamenti come una sola istituzione il numero scende a un ordine di grandezza di trentacinque-quaranta, ma nessuna fonte ufficiale lo dichiara e preferisco non azzardare una cifra[11].
Resta un dato che non sono riuscito a ottenere, ed è quello che più interesserebbe: quanti di quei processi si chiudano in mediazione anziché con sentenza. La relazione annuale completa del Consiglio, che presumibilmente lo contiene, è ospitata in una cartella del sito bloccata all'accesso automatico[12].
6. La legge sulla mediazione del 2013
La lei n.º 29/2013 del 19 aprile stabilisce «i principi generali applicabili alla mediazione realizzata in Portogallo, nonché i regimi giuridici della mediazione civile e commerciale, dei mediatori e della mediazione pubblica». Consta di cinquanta articoli in sei capi:
- Capo I — disposizioni generali (artt. 1-2);
- Capo II — principi (artt. 3-9);
- Capo III — mediazione civile e commerciale (artt. 10-22);
- Capo IV — il mediatore dei conflitti (artt. 23-29);
- Capo V — sistemi pubblici di mediazione (artt. 30-44);
- Capo VI — disposizioni complementari e finali (artt. 45-50)[13].
Un dato che merita di essere segnalato: in tredici anni la legge non è mai stata modificata[14]. Chi si occupa di mediazione in Italia, dove il d.lgs. 28/2010 è stato riscritto quattro volte, apprezzerà.
7. L'art. 9: titolo esecutivo senza passare dal giudice
L'art. 9, rubricato «Princípio da executoriedade», è la norma più interessante della legge e va riportata per esteso:
«1 — Ha forza esecutiva, senza necessità di omologazione giudiziale, l'accordo di mediazione: a) che riguardi una lite che possa essere oggetto di mediazione e per la quale la legge non esiga l'omologazione giudiziale; b) nel quale le parti abbiano la capacità di concluderlo; c) ottenuto mediante mediazione realizzata nei termini legalmente previsti; d) il cui contenuto non violi l'ordine pubblico; e e) al quale abbia partecipato un mediatore dei conflitti iscritto nell'elenco tenuto dal Ministero della giustizia».
Il comma 2 esonera dal requisito dell'iscrizione le mediazioni svolte nell'ambito di un sistema pubblico; il comma 4 estende la forza esecutiva agli accordi ottenuti in un altro Stato membro dell'Unione, alle condizioni delle lettere a) e d), se anche quell'ordinamento gliela attribuisce[15].
Cinque condizioni, nessuna omologazione, nessun passaggio in cancelleria, nessuna tassa. È il regime più snello fra tutti quelli esaminati in questa serie: la Grecia richiede il deposito in cancelleria e cinquanta euro, la Polonia l'omologazione con apposizione della clausola, l'Irlanda non attribuisce alcuna efficacia esecutiva. L'Italia si colloca a metà: titolo esecutivo se l'accordo è sottoscritto dagli avvocati, omologa del presidente del tribunale altrimenti. Il Portogallo ha scelto un criterio diverso e più elegante: l'esecutività dipende dalla qualità del mediatore, non da quella degli assistenti delle parti.
8. I sistemi pubblici di mediazione e la piattaforma RAL+
Il Capo V della legge, artt. 30-44, disciplina i sistemi pubblici di mediazione, gestiti dalla Direzione generale della politica di giustizia attraverso la piattaforma telematica RAL+, accessibile con la carta d'identità elettronica o la chiave mobile digitale. I sistemi sono quattro:
- il Sistema de Mediação Familiar (SMF);
- il Sistema de Mediação Laboral (SML);
- il Sistema de Mediação Penal (SMP);
- il SisPACSE, sistema pubblico di sostegno alla conciliazione nel sovraindebitamento — poco noto fuori dal Portogallo e meritevole di attenzione[16].
Uno Stato che gestisce direttamente quattro sistemi di mediazione, con una piattaforma unica e l'autenticazione digitale, è un modello organizzativo lontano dal nostro, dove la mediazione è affidata a organismi privati accreditati e lo Stato si limita a vigilare.
9. La mediazione familiare
Il SMF è promosso dal Ministero della giustizia, disponibile su tutto il territorio nazionale e accessibile via RAL+. Il costo è di 50 euro a carico di ciascuna parte, «indipendentemente dal numero di sessioni o dalla durata complessiva del procedimento»; chi è ammesso al patrocinio a spese dello Stato può esserne esentato o pagare a rate, e l'esenzione opera anche nei rinvii giudiziali che coinvolgono minori. Gli accordi richiedono omologazione del giudice o del conservatore dello stato civile per acquistare valore legale[17].
Una precisazione: la cifra di 16 euro a parte, che circola in molte ricostruzioni italiane del sistema portoghese, non corrisponde al dato attuale, che è di 50 euro a parte per l'intero procedimento[18].
Cinquanta euro a parte, senza limite di sessioni, è una cifra modesta — il doppio esatto della sessione informativa greca. Va segnalato però il contrasto con l'Irlanda, dove lo stesso servizio è interamente gratuito.
Non sono riuscito a verificare né il decreto istitutivo del SMF né statistiche di utilizzo, e neppure il collegamento fra il sistema e il Regime Geral do Processo Tutelar Cível (lei n.º 141/2015), in particolare l'istituto dell'audição técnica especializada: preferisco non descriverli[19].
10. La mediazione del lavoro
Anche il SML costa 50 euro a parte, con esenzione per chi ha il patrocinio a spese dello Stato. Le materie trattate sono ritardi nei pagamenti, indennità, promozioni, cambi di sede o di orario, procedimenti disciplinari, sicurezza sul lavoro, qualificazione del contratto[20].
Sono escluse le materie che toccano diritti indisponibili del lavoratore: contrattazione collettiva, riposo, salute, diritti sindacali, ferie, e gli infortuni sul lavoro[21].
Il servizio è disponibile solo nel Portogallo continentale e non ancora nelle Regioni autonome delle Azzorre e di Madera[22]. È un dettaglio che dice molto: venticinque anni dopo, i sistemi pubblici portoghesi non hanno ancora coperto tutto il territorio.
11. La mediazione penale: la legge 21/2007
La lei n.º 21/2007 del 12 giugno istituisce il regime della mediazione nel processo penale, in attuazione dell'art. 10 della decisione quadro 2001/220/GAI sullo statuto della vittima nel procedimento penale. Come la legge sulla mediazione civile, non è mai stata modificata[23].
L'ambito (art. 2) è delimitato con precisione: la mediazione si applica ai reati procedibili a querela o ad accusa particolare; per quelli a querela, solo se si tratta di reati contro le persone o contro il patrimonio. È esclusa quando al tipo legale di reato sia comminata una pena detentiva superiore a cinque anni; sono inoltre esclusi i reati contro la libertà e l'autodeterminazione sessuale, il peculato, la corruzione, i reati con offeso minore di sedici anni, e i casi trattati con rito sommario o sommarissimo[24].
Il procedimento (art. 3): è il pubblico ministero, in fase di indagine, a rinviare il procedimento alla mediazione designando un mediatore dagli elenchi ufficiali; ma imputato e offeso possono anche chiederlo congiuntamente. Occorre il consenso libero e informato di entrambi. L'art. 4 definisce la mediazione come «un processo informale e flessibile, condotto da un terzo imparziale, il mediatore, che promuove l'avvicinamento fra l'imputato e l'offeso»; le sessioni sono riservate e non utilizzabili come prova[25].
E l'effetto, all'art. 5: se non si raggiunge l'accordo entro tre mesi, prorogabili di due, il procedimento penale riprende; l'accordo scritto vale come rinuncia alla querela da parte dell'offeso e come non opposizione dell'imputato. Il servizio è gratuito[26].
È lo stesso congegno della Romania (art. 16 lett. g del codice di procedura penale) e del Brasile (art. 74 della legge 9.099/1995): l'accordo, non il provvedimento del giudice, chiude il processo penale. Tre ordinamenti su venti esaminati; l'Italia non è fra questi. Non sono state reperite statistiche di utilizzo[27].
12. I centri di arbitrato di consumo
Il Portogallo ha una rete di arbitrato di consumo composta da otto centri: il CACRC di Coimbra, il CACCL di Lisbona, il TRIAVE per Ave, Tâmega e Sousa, il CICAP di Porto, il CIMAAL dell'Algarve, il CIAB del Minho, il CIMARA delle Azzorre e il CNIACC, quest'ultimo con competenza nazionale residuale nelle aree non coperte dagli altri. Il Ministero della giustizia sostiene tecnicamente e finanziariamente undici centri in quattro aree — consumo generico, assicurazioni, proprietà industriale, amministrativo e tributario — e i centri complessivamente autorizzati sono trentotto[28].
Il dato di sistema più significativo è il termine: l'arbitrato in generale ha una durata legale massima di dodici mesi, ridotta a tre mesi per l'arbitrato di consumo[29].
Tre mesi per una decisione arbitrale vincolante su una controversia di consumo. È il tipo di norma che rende un sistema credibile agli occhi di chi deve usarlo. Non sono state reperite statistiche di attività dei singoli centri[30].
13. L'arbitrato necessario a senso unico: la legge 63/2019
Qui sta l'idea più interessante emersa in tutta questa serie di dossier, e ora è verificata.
La lei n.º 63/2019 del 16 agosto, in vigore dal 15 settembre 2019, ha operato la quinta modifica alla legge di difesa del consumatore (lei n.º 24/96), riscrivendone l'art. 14. Il sommario ufficiale della legge è già eloquente: «Sottopone i conflitti di consumo di ridotto valore economico, per opzione del consumatore, all'arbitrato necessario o alla mediazione»[31].
Il testo consolidato dell'art. 14 della legge 24/96 dispone:
«2 — I conflitti di consumo di ridotto valore economico sono soggetti ad arbitrato necessario o a mediazione quando, per opzione espressa dei consumatori, siano sottoposti all'esame del tribunale arbitrale annesso ai centri di arbitrato dei conflitti di consumo legalmente autorizzati.
3 — Si considerano conflitti di consumo di ridotto valore economico quelli il cui valore non ecceda la competenza per valore dei tribunali di prima istanza.
4 — Il consumatore dev'essere avvisato, all'inizio del procedimento, che può farsi rappresentare da avvocato o procuratore legale e che, non avendone i mezzi, può chiedere il patrocinio a spese dello Stato.
5 — Il consumatore è dispensato dal pagamento anticipato della tassa di giustizia, che sarà liquidata alla fine»[32].
Va detto con precisione, perché il punto è sottile: l'arbitrato non è obbligatorio in sé. Diventa necessario se e quando il consumatore lo sceglie. La legge attribuisce cioè al consumatore un diritto potestativo di sottoposizione unilaterale, e da quel momento il fornitore di beni o il prestatore di servizi non può sottrarsi al tribunale arbitrale. L'asimmetria è voluta.
La soglia: il rinvio è alla alçada dei tribunali di prima istanza, che l'art. 44 della legge sull'organizzazione del sistema giudiziario fissa in 5.000 euro (30.000 per le corti d'appello)[33]. La legge 63/2019 non ha subito modifiche successive, e le modifiche intervenute sulla legge 24/96 fra il 2021 e il 2023 non hanno toccato l'art. 14[34].
Fermiamoci un istante. Tutto il dibattito europeo sull'ADR obbligatorio — Grecia, Romania, Italia, Polonia — ruota intorno a un obbligo che grava su entrambe le parti, e che quindi grava soprattutto su quella debole, perché è quella per cui il costo e il ritardo pesano di più. Il Portogallo ha rovesciato lo schema: obbligo per il professionista, libertà per il consumatore, sotto i cinquemila euro, senza anticipo di tassa e con avviso sul diritto alla difesa tecnica e al gratuito patrocinio. È una risposta al problema costituzionale che l'Areios Pagos e la Curtea Constituțională si sono posti, e nessuno dei due l'aveva considerata.
Non è stato possibile verificare se la legge sia stata sottoposta al vaglio del Tribunal Constitucional portoghese[35]. Resta un modello che l'Italia farebbe bene a studiare.
14. L'arbitrato volontario
La legge quadro sull'arbitrato è la lei n.º 63/2011 del 14 dicembre, in vigore dal 14 marzo 2012: sei articoli, il primo dei quali approva in allegato la Lei da Arbitragem Voluntária, che consta di sessantadue articoli in dodici capi: convenzione arbitrale (artt. 1-7), arbitri e tribunale arbitrale (8-17), competenza (18-19), provvedimenti cautelari e ordini preliminari (20-29), conduzione del processo (30-38), lodo (39-45), impugnazione (46), esecuzione (47-48), arbitrato internazionale (49-54), riconoscimento ed esecuzione dei lodi stranieri (55-58), tribunali statali competenti (59-60), disposizioni finali (61-62)[36].
Una precisazione doverosa: il testo della legge non menziona la legge modello UNCITRAL. La derivazione è pacifica in dottrina — la struttura in capi ne è la traccia evidente, a partire dai provvedimenti cautelari e dagli ordini preliminari della versione 2006 — ma va presentata come constatazione dottrinale, non come dato testuale[37].
15. L'arbitrato tributario: l'unicum europeo
Il CAAD, Centro de Arbitragem Administrativa, gestisce due regimi: l'arbitrato tributario e l'arbitrato amministrativo. Il primo è disciplinato dal decreto-legge n.º 10/2011 del 20 gennaio, il Regime Jurídico da Arbitragem Tributária, modificato sette volte fra il 2011 e il 2021[38].
Il meccanismo che rende possibile tutto è l'art. 4, n. 1: «La vinculação dell'amministrazione tributaria alla giurisdizione dei tribunali costituiti ai sensi della presente legge dipende da un decreto dei membri del Governo responsabili per le aree delle finanze e della giustizia, che stabilisce in particolare il tipo e il valore massimo delle controversie comprese»; il n. 2 aggiunge che «i tribunali arbitrali funzionano presso il Centro di arbitrato amministrativo»[39].
Quel decreto è la portaria n.º 112-A/2011, modificata dalla portaria n.º 287/2019 del 3 settembre. Il suo art. 1 vincola gli uffici confluiti nell'attuale Autoridade Tributária e Aduaneira; l'art. 2 esclude cinque categorie di pretese (autoliquidazioni senza previo ricorso amministrativo; determinazione indiretta della base imponibile; dazi doganali su merci importate; classificazione tariffaria; norme antiabuso senza previo ricorso amministrativo); e l'art. 3 fissa il limite: «La vinculação degli uffici e organismi di cui all'art. 1 è limitata a controversie di valore non superiore a 10.000.000 di euro», con requisiti aggiuntivi per l'arbitro presidente sopra i 500.000 euro (esperienza giudiziaria tributaria o master in diritto tributario) e sopra il milione (dottorato)[40].
E poi la norma che chiude il cerchio, l'art. 24, n. 1 del RJAT: «La decisione arbitrale sul merito della pretesa contro la quale non sia ammesso ricorso o impugnazione vincola l'amministrazione tributaria» decorso il termine per l'impugnazione; l'amministrazione deve, nei termini esatti dell'accoglimento della decisione a favore del contribuente, compiere l'atto tributario dovuto in sostituzione di quello annullato, ripristinare la situazione che sarebbe esistita, rivedere gli atti in rapporto di pregiudizialità o dipendenza, e liquidare o astenersi dal liquidare in conformità. Il n. 2 preclude ogni ulteriore reclamo o revisione sugli stessi fondamenti; il n. 4 vieta all'amministrazione di emanare un nuovo atto sullo stesso soggetto e periodo, salvo fatti nuovi diversi[41].
L'impugnazione è ammessa solo davanti al Tribunal Constitucional, per questioni di costituzionalità, e al Supremo Tribunal Administrativo per contrasto di giurisprudenza (art. 25)[42].
Si misuri la distanza dall'Italia. Da noi la mediazione tributaria — abrogata dal 2024 e sostituita dall'accertamento con adesione — era un procedimento interno all'Agenzia delle entrate: l'amministrazione trattava con sé stessa. In Portogallo il contribuente sceglie un collegio arbitrale, quel collegio decide, e lo Stato è vincolato, con obbligo espresso di conformarsi e con divieto di riprovarci.
16. I numeri del CAAD
La serie completa dei procedimenti tributari entrati al CAAD racconta la parabola di un istituto nato da zero:
- 2011: 26 (anno di avvio); 2012: 150; 2013: 311; 2014: 850;
- 2015: 789; 2016: 772; 2017: 693; 2018: 709; 2019: 953;
- 2020: 794; 2021: 862; 2022: 810;
- 2023: 1.066;
- 2024: 1.424, massimo storico, con un aumento del 33,8% sull'anno precedente;
- totale 2011-2024: 10.207 procedimenti[43].
Il dettaglio del 2024 è quello che conta davvero:
- 1.298 procedimenti conclusi con decisione finale;
- durata media 4,5 mesi;
- valore economico complessivo 453.110.345,53 euro;
- decisioni favorevoli al contribuente: 60,4% per numero e 67,7% per valore (306.867.370,17 euro); favorevoli all'amministrazione: 39,6% e 32,3%;
- impugnazioni proposte: 341, pari al 26% delle decisioni (era il 32% nel 2023)[44].
Il termine legale per la decisione è di sei mesi, prorogabile per periodi di due mesi fino a un massimo di ulteriori sei[45]. La relazione relativa al 2025 non risulta ancora pubblicata[46].
Millequattrocento controversie fiscali l'anno decise da arbitri in quattro mesi e mezzo, con il contribuente che vince nel sessanta per cento dei casi e per due terzi del valore. E lo Stato che accetta. Sono i numeri che rendono impossibile liquidare l'arbitrato tributario portoghese come una curiosità: è un pezzo funzionante del sistema giudiziario di un paese dell'Unione.
17. Le convenzioni internazionali
Convenzione di New York: approvata per ratifica con la resolução da Assembleia da República n.º 37/94 e ratificata con il decreto do Presidente da República n.º 52/94, entrambi pubblicati nel Diário da República, I serie-A, n. 156 dell'8 luglio 1994; strumento di ratifica depositato il 18 ottobre 1994, entrata in vigore per il Portogallo il 16 gennaio 1995, con la sola riserva di reciprocità[47].
Convenzione di Singapore sulla mediazione: il Portogallo non figura fra i firmatari né fra le parti[48]. Come Romania, Polonia, Irlanda, Grecia e Italia — e come tutti gli Stati dell'Unione.
Quanto alla durata dei processi civili portoghesi, il Quadro di valutazione UE della giustizia 2026, pubblicato il 4 giugno 2026, contiene il dato per il Portogallo, ma solo in forma grafica: il valore numerico non è stato letto e preferisco non riportarlo[49].
18. Che cosa è cambiato fra il 2024 e il 2026
La novità di sistema è la piattaforma RAL+, istituita e disciplinata dal decreto-legge n.º 26/2024, il cui periodo di sperimentazione è stato prorogato dal decreto-legge n.º 56/2024 e la cui disciplina è stata modificata dal decreto-legge n.º 18/2025[50].
Sul fronte dei julgados de paz, il 2026 ha visto la creazione del julgado de paz di Santo Tirso e di un nuovo agrupamento che riunisce Alvaiázere, Ansião, Figueiró dos Vinhos, Pedrógão Grande e Penela[51].
Un istituto che nel 2026 apre ancora nuove sedi, venticinque anni dopo la legge istitutiva, è un istituto vivo.
19. Che cosa può leggere l'Italia
Primo. Il julgado de paz è la sola risposta europea seria alla domanda «che cosa facciamo delle cause di piccolo valore». Non è un organismo di conciliazione: è un giudice, decide con sentenza, ma tiene al proprio interno un servizio di mediazione da attraversare prima — aperto anche a chi ha liti che il julgado non potrebbe decidere. E la sua competenza esclude le obbligazioni pecuniarie da contratti di adesione, per non farne un ufficio di recupero crediti.
Secondo. L'inappellabilità sotto i 2.500 euro è la contropartita necessaria della rapidità. In Italia non abbiamo mai osato tanto.
Terzo. L'art. 9 della legge 29/2013 — forza esecutiva senza omologazione, a cinque condizioni, ancorata alla qualità del mediatore — è il regime più snello d'Europa e andrebbe confrontato con il nostro art. 12 del d.lgs. 28/2010.
Quarto. La legge 21/2007 sulla mediazione penale: pena non superiore a cinque anni, reati a querela contro persone o patrimonio, tre mesi di durata, gratuità, e l'accordo che vale come rinuncia alla querela. È una disciplina compiuta, e noi non l'abbiamo.
Quinto, e più importante. La legge 63/2019 sull'arbitrato di consumo necessario a senso unico — libero il consumatore, vincolata l'impresa, sotto i cinquemila euro — è l'idea più originale incontrata in questa serie. Risolve il problema costituzionale dell'obbligatorietà spostando l'onere sulla parte forte, che è l'unica per cui il costo dell'ADR è trascurabile. Va studiata.
Sesto. Diecimiladuecento arbitrati tributari in quattordici anni, con decisione in quattro mesi e mezzo e lo Stato vincolato a conformarsi, dicono che l'arbitrato può funzionare anche dove l'interesse pubblico è in gioco. È il tabù che l'ordinamento italiano non ha ancora sciolto.
Note
[1] Lei n.º 78/2001, de 13 de julho, «Lei de organização, competência e funcionamento dos julgados de paz», 69 articoli in sette capi (disposizioni generali; competenza; organizzazione e funzionamento; giudici di pace e mediatori; parti e rappresentanza; processo; disposizioni finali e transitorie), modificata dalla lei n.º 54/2013, de 31 de julho, che ne ha riscritto trentacinque articoli mantenendo il limite di valore di 15.000 euro.
[2] Direção-Geral da Política de Justiça: la sentenza del giudice di pace ha «o mesmo valor que uma sentença de um tribunal judicial de 1.ª instância»; il ricorso al julgado de paz è volontario.
[3] DGPJ: appello al tribunale della comarca ammesso solo per le cause di valore pari o superiore a 2.500 euro.
[4] DGPJ: competenza per valore dei julgados de paz fino a 15.000 euro per le azioni dichiarative civili.
[5] DGPJ: elenco delle materie di competenza dei julgados de paz, con esclusione di diritto di famiglia, successioni, lavoro e sfratti, e con esclusione delle obbligazioni pecuniarie derivanti da contratti di adesione.
[6] Lei n.º 78/2001, art. 16 («Serviço de mediação»): «Em cada julgado de paz existe um serviço de mediação que disponibiliza a qualquer interessado a mediação, como forma de resolução alternativa de litígios». Il servizio è competente a mediare qualsiasi lite suscettibile di mediazione, anche esclusa dalla competenza del julgado; regolamento, condizioni di accesso e costi sono approvati con portaria ministeriale; il n. 3, nella redazione della lei n.º 54/2013, consente di rivolgersi a un qualunque julgado ai soli fini della mediazione.
[7] Lei n.º 78/2001: art. 49 («Pré-mediação»): «Recebido o pedido e iniciado o processo no julgado de paz, é realizada uma pré-mediação, desde que qualquer uma ou ambas as partes não tenham previamente afastado esta possibilidade»; art. 50 (obiettivi della pré-mediação); art. 51 (fissazione della mediazione); art. 52 (abrogato); art. 53 (mediazione, con rinvio alla lei n.º 29/2013); art. 54 (mancata comparizione); art. 55 (rinuncia); art. 56 (accordo, ridotto per iscritto e omologato dal giudice di pace). L'art. 35 è abrogato.
[8] Conselho dos Julgados de Paz, statistiche relative al periodo luglio 2025 – giugno 2026: 9.022 processi distribuiti, 7.379 conclusi, 5.281 pendenti; tasso di efficacia 58%, tasso di congestione 72%, tasso di risoluzione 82%. Le definizioni metodologiche dei tre indicatori non sono state reperite.
[9] Conselho dos Julgados de Paz: dal 2002, 168.944 processi distribuiti e 163.663 conclusi.
[10] Direção-Geral da Política de Justiça: durata media dei processi nei julgados de paz pari a sette mesi (dato riferito al 2022).
[11] Da confermare: l'elenco dei contatti del Conselho dos Julgados de Paz contiene circa sessantanove schede, molte delle quali corrispondono a poli di agrupamentos che servono più comuni (Alijó per cinque comuni, Tarouca per cinque, Figueiró dos Vinhos per cinque, Funchal per tre, un raggruppamento alentejano per cinque). Contando gli agrupamenti come singole istituzioni il numero scende a un ordine di grandezza di trentacinque-quaranta, ma nessuna fonte ufficiale lo dichiara.
[12] Resta da confermare la percentuale di processi definiti mediante mediazione o accordo rispetto a quelli definiti con sentenza presso i julgados de paz.
[13] Lei n.º 29/2013, de 19 de abril, «Estabelece os princípios gerais aplicáveis à mediação realizada em Portugal, bem como os regimes jurídicos da mediação civil e comercial, dos mediadores e da mediação pública»: cinquanta articoli in sei capi — Capo I disposizioni generali (artt. 1-2), Capo II principi (artt. 3-9), Capo III mediazione civile e commerciale (artt. 10-22), Capo IV mediatore dei conflitti (artt. 23-29), Capo V sistemi pubblici di mediazione (artt. 30-44), Capo VI disposizioni complementari e finali (artt. 45-50).
[14] La versione consolidata della lei n.º 29/2013 reca l'annotazione «O diploma ainda não sofreu alterações».
[15] Lei n.º 29/2013, art. 9 («Princípio da executoriedade»): «1 - Tem força executiva, sem necessidade de homologação judicial, o acordo de mediação: a) Que diga respeito a litígio que possa ser objeto de mediação e para o qual a lei não exija homologação judicial; b) Em que as partes tenham capacidade para a sua celebração; c) Obtido por via de mediação realizada nos termos legalmente previstos; d) Cujo conteúdo não viole a ordem pública; e e) Em que tenha participado mediador de conflitos inscrito na lista de mediadores de conflitos organizada pelo Ministério da Justiça. 2 - O disposto na alínea e) do número anterior não é aplicável às mediações realizadas no âmbito de um sistema público de mediação. […] 4 - Tem igualmente força executiva o acordo de mediação obtido por via de mediação realizada noutro Estado membro da União Europeia que respeite o disposto nas alíneas a) e d) do n.º 1, se o ordenamento jurídico desse Estado também lhe atribuir força executiva.»
[16] Lei n.º 29/2013, Capo V, artt. 30-44; Direção-Geral da Política de Justiça, sistemi pubblici di mediazione, e piattaforma RAL+ (meiosral.justica.gov.pt): Sistema de Mediação Familiar, Sistema de Mediação Laboral, Sistema de Mediação Penal e SisPACSE, sistema pubblico di sostegno alla conciliazione nel sovraindebitamento.
[17] Portale justica.gov.pt, servizio «Pedir mediação familiar»: costo di 50 euro a carico di ciascuna parte, «independentemente do número de sessões de mediação ou da duração total do processo», con esenzione o rateizzazione per chi è ammesso al patrocinio a spese dello Stato ed esenzione nei rinvii giudiziali che coinvolgono minori; necessità di omologazione giudiziale o del conservatore dello stato civile.
[18] Precisazione: la cifra di 16 euro a parte, ricorrente nelle ricostruzioni del sistema portoghese, non corrisponde al dato attuale, che è di 50 euro a parte per l'intero procedimento.
[19] Restano da confermare: il decreto istitutivo del Sistema de Mediação Familiar (comunemente indicato nel despacho n.º 18 778/2007), le statistiche di utilizzo del sistema, e il collegamento con il Regime Geral do Processo Tutelar Cível (lei n.º 141/2015), in particolare l'art. 24 e l'istituto dell'audição técnica especializada.
[20] Portale justica.gov.pt, servizio «Pedir mediação laboral»: costo di 50 euro a carico di ciascuna parte; materie trattate.
[21] Ibidem: esclusione della contrattazione collettiva, dei diritti indisponibili del lavoratore (riposo, salute, diritti sindacali, ferie) e degli infortuni sul lavoro.
[22] Ibidem: il servizio è disponibile, allo stato, solo nel Portogallo continentale.
[23] Lei n.º 21/2007, de 12 de junho, «Regime de Mediação Penal», in attuazione dell'art. 10 della decisione quadro 2001/220/GAI del Consiglio, relativa allo statuto della vittima nel procedimento penale. La versione consolidata reca l'annotazione «O diploma ainda não sofreu alterações».
[24] Lei n.º 21/2007, art. 2 («Âmbito»): applicazione ai reati procedibili a querela o ad accusa particolare; per i reati a querela, solo se si tratta di reati contro le persone o contro il patrimonio; esclusione quando al tipo legale di reato sia comminata pena detentiva superiore a cinque anni; esclusione dei reati contro la libertà e l'autodeterminazione sessuale, del peculato, della corruzione, dei reati con offeso minore di sedici anni e dei casi trattati con rito sommario o sommarissimo.
[25] Lei n.º 21/2007, art. 3 (rinvio alla mediazione da parte del Ministério Público in fase di inquérito, con designazione del mediatore dagli elenchi ufficiali, e facoltà di richiesta congiunta di imputato e offeso; consenso libero e informato di entrambi) e art. 4 («A mediação é um processo informal e flexível, conduzido por um terceiro imparcial, o mediador, que promove a aproximação entre o arguido e o ofendido»; riservatezza delle sessioni e inutilizzabilità come prova).
[26] Lei n.º 21/2007, art. 5: se non si raggiunge l'accordo entro tre mesi, prorogabili di due, il procedimento penale riprende; l'accordo scritto vale come desistência da queixa da parte dell'offeso e come non opposizione dell'imputato. Il servizio è gratuito («isenção de custos»).
[27] Restano da confermare le statistiche di utilizzo del Sistema de Mediação Penal.
[28] Direção-Geral da Política de Justiça: la rede de arbitragem de consumo è composta da otto centri — CACRC (Coimbra), CACCL (Lisbona), TRIAVE (Ave, Tâmega e Sousa), CICAP (Porto), CIMAAL (Algarve), CIAB (Minho), CIMARA (Azzorre) e CNIACC, quest'ultimo con competenza nazionale residuale nelle aree non coperte dagli altri. Il Ministero della giustizia sostiene tecnicamente e finanziariamente undici centri in quattro aree (consumo generico, assicurazioni, proprietà industriale, amministrativo e tributario); i centri autorizzati sono complessivamente trentotto.
[29] DGPJ: durata legale massima dell'arbitrato di dodici mesi, ridotta a tre mesi per l'arbitrato di consumo.
[30] Restano da confermare le statistiche di attività dei singoli centri di arbitrato di consumo.
[31] Lei n.º 63/2019, de 16 de agosto, sommario ufficiale: «Sujeita os conflitos de consumo de reduzido valor económico, por opção do consumidor, à arbitragem necessária ou mediação, e obriga à notificação da possibilidade de representação por advogado ou solicitador nesses conflitos, procedendo à quinta alteração à Lei n.º 24/96». L'art. 2 modifica l'art. 14 della lei n.º 24/96, de 31 de julho (Lei de Defesa do Consumidor); l'art. 3 fissa l'entrata in vigore trenta giorni dopo la pubblicazione, cioè il 15 settembre 2019.
[32] Lei n.º 24/96, art. 14, nel testo consolidato: «1 - Incumbe aos órgãos e departamentos da Administração Pública promover a criação e apoiar centros de arbitragem com o objetivo de dirimir os conflitos de consumo. 2 - Os conflitos de consumo de reduzido valor económico estão sujeitos a arbitragem necessária ou mediação quando, por opção expressa dos consumidores, sejam submetidos à apreciação de tribunal arbitral adstrito aos centros de arbitragem de conflitos de consumo legalmente autorizados. 3 - Consideram-se conflitos de consumo de reduzido valor económico aqueles cujo valor não exceda a alçada dos tribunais de 1.ª instância. 4 - […] deve o consumidor ser notificado, no início do processo, de que pode fazer-se representar por advogado ou solicitador, sendo que, caso não tenha meios económicos para tal, pode solicitar apoio judiciário […]. 5 - […] o consumidor fica dispensado do pagamento prévio de taxa de justiça, que será apurada a final.»
[33] Lei n.º 62/2013 (Lei da Organização do Sistema Judiciário), art. 44: «Em matéria cível, a alçada dos tribunais da Relação é de (euro) 30 000,00 e a dos tribunais de primeira instância é de (euro) 5 000,00», nella versione aggiornata fino alla lei n.º 12-A/2026, de 15 de abril.
[34] La versione consolidata della lei n.º 63/2019 reca l'annotazione «O diploma ainda não sofreu alterações». Le modifiche successive alla lei n.º 24/96 (decreto-lei n.º 59/2021, decreto-lei n.º 84/2021, decreto-lei n.º 109-G/2021 e lei n.º 28/2023) non hanno inciso sul testo dell'art. 14 sopra riportato.
[35] Resta da confermare l'esistenza di pronunce del Tribunal Constitucional portoghese sulla lei n.º 63/2019.
[36] Lei n.º 63/2011, de 14 de dezembro: sei articoli, il primo dei quali approva in allegato la Lei da Arbitragem Voluntária; entrata in vigore tre mesi dopo la pubblicazione, cioè il 14 marzo 2012. La LAV consta di sessantadue articoli in dodici capi: convenzione arbitrale (artt. 1-7); arbitri e tribunale arbitrale (8-17); competenza del tribunale arbitrale (18-19); provvedimenti cautelari e ordini preliminari (20-29); conduzione del processo arbitrale (30-38); sentenza arbitrale (39-45); impugnazione (46); esecuzione (47-48); arbitrato internazionale (49-54); riconoscimento ed esecuzione di sentenze arbitrali straniere (55-58); tribunali statali competenti (59-60); disposizioni finali (61-62).
[37] Il testo della lei n.º 63/2011 non menziona la legge modello UNCITRAL sull'arbitrato commerciale internazionale. La derivazione dalla legge modello, nella versione emendata nel 2006, è pacifica in dottrina e desumibile dalla struttura dell'articolato, ma non risulta da un dato testuale.
[38] Decreto-lei n.º 10/2011, de 20 de janeiro, Regime Jurídico da Arbitragem Tributária (RJAT), modificato dalla lei n.º 64-B/2011 (art. 160), dalla lei n.º 20/2012 (art. 14), dalla lei n.º 66-B/2012 (artt. 228 e 229), dalla lei n.º 24/2019 (art. 2), dalla lei n.º 118/2019 (art. 9), dalla lei n.º 119/2019 (art. 17) e dalla lei n.º 7/2021 (art. 12); testo consolidato al 26 febbraio 2021.
[39] RJAT, art. 4: «1 - A vinculação da administração tributária à jurisdição dos tribunais constituídos nos termos da presente lei depende de portaria dos membros do Governo responsáveis pelas áreas das finanças e da justiça, que estabelece, designadamente, o tipo e o valor máximo dos litígios abrangidos. 2 - Os tribunais arbitrais funcionam no Centro de Arbitragem Administrativa.»
[40] Portaria n.º 112-A/2011, come modificata dalla portaria n.º 287/2019, de 3 de setembro: art. 1 (vincolo degli uffici confluiti nell'Autoridade Tributária e Aduaneira); art. 2 (esclusione di autoliquidazioni senza previo ricorso amministrativo, determinazione indiretta della base imponibile, dazi doganali su merci importate, classificazione tariffaria, norme antiabuso senza previo ricorso amministrativo); art. 3: «A vinculação dos serviços e organismos referidos no artigo 1.º está limitada a litígios de valor não superior a (euro) 10 000 000», con requisiti aggiuntivi per l'arbitro presidente nelle controversie di valore superiore a 500.000 euro (esperienza giudiziaria tributaria o master in diritto tributario) e a 1.000.000 di euro (dottorato).
[41] RJAT, art. 24: «1 - A decisão arbitral sobre o mérito da pretensão de que não caiba recurso ou impugnação vincula a administração tributária a partir do termo do prazo previsto para o recurso ou impugnação, devendo esta, nos exactos termos da procedência da decisão arbitral a favor do sujeito passivo […]: a) Praticar o acto tributário legalmente devido em substituição do acto objecto da decisão arbitral; b) Restabelecer a situação que existiria se o acto tributário […] não tivesse sido praticado […]; c) Rever os actos tributários que se encontrem numa relação de prejudicialidade ou de dependência […]; d) Liquidar as prestações tributárias em conformidade com a decisão arbitral ou abster-se de as liquidar». Il n. 2 preclude ogni ulteriore reclamo, impugnazione o richiesta di revisione sugli stessi fondamenti; il n. 4 vieta l'emanazione di un nuovo atto sullo stesso soggetto e periodo, salvo fatti nuovi diversi.
[42] RJAT, art. 25: ricorso al Tribunal Constitucional per questioni di costituzionalità e al Supremo Tribunal Administrativo per opposizione di giurisprudenza, nel regime dell'art. 152 del CPTA; art. 26: effetto sospensivo del ricorso.
[43] CAAD, relazioni annuali sull'arbitrato tributario: procedimenti aperti per anno, 2011: 26; 2012: 150; 2013: 311; 2014: 850; 2015: 789; 2016: 772; 2017: 693; 2018: 709; 2019: 953; 2020: 794; 2021: 862; 2022: 810; 2023: 1.066; 2024: 1.424 (+33,8%, massimo storico); totale 2011-2024: 10.207.
[44] CAAD, Relatório Anual de Arbitragem 2024: 1.298 procedimenti conclusi con decisione finale; durata media di 4,5 mesi; valore economico complessivo di 453.110.345,53 euro; decisioni favorevoli al contribuente nel 60,4% dei casi per numero e nel 67,7% per valore (306.867.370,17 euro), favorevoli all'Autoridade Tributária nel 39,6% e nel 32,3% (146.242.975,36 euro); 341 impugnazioni proposte (+40% sulle 250 del 2023), pari al 26% delle decisioni contro il 32% del 2023.
[45] RJAT: termine di sei mesi per la decisione arbitrale, prorogabile per periodi di due mesi fino a un massimo di sei mesi aggiuntivi.
[46] Alla data di pubblicazione di questo dossier la relazione annuale del CAAD relativa al 2025 non risulta pubblicata; l'ultima disponibile è quella relativa al 2024.
[47] Convenzione di New York del 1958: approvata per ratifica con la resolução da Assembleia da República n.º 37/94 e ratificata con il decreto do Presidente da República n.º 52/94, pubblicati nel Diário da República, I série-A, n.º 156, dell'8 luglio 1994; strumento di ratifica depositato il 18 ottobre 1994; entrata in vigore per il Portogallo il 16 gennaio 1995; riserva di reciprocità, per cui la Convenzione si applica solo ai lodi resi nel territorio di Stati vincolati dallo strumento.
[48] Elenco ufficiale delle giurisdizioni della Convenzione di Singapore sulla mediazione: il Portogallo non figura fra i firmatari né fra le parti.
[49] Commissione europea, 2026 EU Justice Scoreboard (4 giugno 2026), figure 5 e 6, dati 2024, fonte studio CEPEJ, tabelle numeriche del Quantitative data factsheet: Portogallo 263 giorni in primo grado, 94 in secondo, 71 in terzo. Serie precedente: 252,6 giorni (2021), 237,9 (2022), 267 (2023). Raffronti 2024 in primo grado: Grecia 737, Cipro 682, Italia 584, Malta 491, Croazia 465, Finlandia 464, Francia 434, Spagna 423, Polonia 360, Slovenia 355, Lussemburgo 251, Belgio 246, Germania 232, Romania 180, Repubblica ceca 126, Paesi Bassi 124; nessun dato per l'Irlanda.
[50] Decreto-lei n.º 26/2024, che istituisce e disciplina la Plataforma RAL+; decreto-lei n.º 56/2024, che ne proroga il periodo di sperimentazione; decreto-lei n.º 18/2025, che modifica il decreto-lei n.º 26/2024.
[51] Conselho dos Julgados de Paz: creazione del julgado de paz di Santo Tirso e del nuovo agrupamento di Alvaiázere, Ansião, Figueiró dos Vinhos, Pedrógão Grande e Penela (2026).
Nota
Questo dossier riprende e sostituisce i contributi seguenti:
- La mediazione in pillole: Portogallo — 28 gennaio 2012
- L'arbitrato in pillole: Portogallo — 20 settembre 2012