Sistemi di composizione dei conflitti in Australia e Nuova Zelanda (2026)
1. Perché l'Australia e la Nuova Zelanda in un solo dossier. 2. Tre correzioni al capitolo del volume. 3. Il dovere federale senza vera sanzione. 4. New South Wales: la corte che può ordinare senza il consenso delle parti. 5. Victoria: i doveri che vincolano anche chi non è parte in causa. 6. La mediazione familiare obbligatoria, e la riforma che le dà i denti. 7. Il tribunale che ha cambiato nome (e sostanza) nel 2024. 8. L'accreditamento che cambia sistema: da NMAS ad AMDRAS. 9. Il Queensland e il «case appraiser»: una decisione che non si appella. 10. La Convenzione di Singapore, firmata e mai ratificata. 11. I numeri che l'Australia non tiene più insieme. 12. Nessuna legge generale, tanti settori obbligatori. 13. Il lavoro: la mediazione gratuita che decide più della metà dei casi. 14. La famiglia: il canale obbligatorio, e il diritto dei minori a partecipare. 15. Il Disputes Tribunal: niente avvocati, un appello quasi impossibile. 16. Una soglia raddoppiata dall'oggi al domani. 17. La restorative justice che sospende la sentenza. 18. Le terre Māori: la mediazione gratuita della Māori Land Court. 19. I servizi finanziari: quattro schemi, un obbligo. 20. Un paese che non ha mai firmato Singapore. 21. Ciò che condividono, ciò che li separa. 22. Che cosa può leggere l'Italia.
1. Perché l'Australia e la Nuova Zelanda in un solo dossier
Le tratto insieme non perché si somiglino nel diritto positivo — si somigliano poco, come si vedrà — ma perché condividono qualcosa di più strutturale: una tradizione di common law, un oceano di mezzo, e un solo ente professionale che accredita mediatori su entrambe le sponde del Mar di Tasman, il Resolution Institute[1]. È un caso raro nel diritto comparato dell'ADR: due ordinamenti sovrani che condividono l'infrastruttura professionale ma non la legge.
L'Australia è una federazione: il Commonwealth impone un dovere procedurale leggero (il genuine steps statement), mentre sono gli Stati — New South Wales, Victoria, Queensland — a scrivere le regole più incisive, ciascuno a modo suo. La Nuova Zelanda è l'opposto: uno Stato unitario che non ha mai scritto una legge generale sulla mediazione, e che ha costruito invece cinque o sei sistemi settoriali paralleli — lavoro, famiglia, piccole cause, terre Māori, servizi finanziari, giustizia penale — ciascuno con la propria fonte, il proprio operatore, i propri numeri.
Il capitolo Oceania dei miei volumi si fermava, come per il resto del mondo, al 2013-2015. In tredici anni l'Australia ha abolito e ricostruito da zero il proprio tribunale amministrativo, ha riformato due volte l'accreditamento dei mediatori e ha riscritto la mediazione familiare; la Nuova Zelanda ha raddoppiato dall'oggi al domani la competenza del proprio tribunale per le piccole cause. Il § 2 dichiara le rettifiche necessarie; i §§ 3-11 trattano l'Australia; i §§ 12-20 la Nuova Zelanda; il § 21 mette a confronto i due sistemi; il § 22 chiude con quello che l'Italia può leggerci.
2. Tre correzioni al capitolo del volume
Ho riverificato il capitolo Oceania riga per riga sulle fonti primarie in inglese. In tre punti il testo dei miei volumi va corretto apertamente, come ho già fatto per la Lettonia, la Slovacchia, la Slovenia, gli Stati Uniti e il Canada.
Prima correzione: il tribunale che citavo non esiste più. I miei volumi attribuivano il potere di rinvio all'ADR all'Administrative Appeals Tribunal Act 1975, art. 33A. L'Administrative Appeals Tribunal è stato abolito il 14 ottobre 2024 e sostituito dall'Administrative Review Tribunal, istituito da una legge nuova con una propria numerazione[2]; il potere di rinvio all'ADR oggi si legge alle ss. 87-88 dell'Administrative Review Tribunal Act 2024[3]. Non è un dettaglio nominale: l'intero apparato di nomina dei membri, di procedura e di controllo giurisdizionale è stato riscritto.
Seconda correzione: la corte che ordinava la mediazione familiare è stata assorbita. Citavo il Federal Magistrates Act 1999 come fonte del potere di ordinare la mediazione nelle controversie di famiglia. Quella corte non esiste più dal 2021: la Federal Circuit Court e la Family Court sono confluite nella Federal Circuit and Family Court of Australia, e la mediazione oggi si legge nella nuova legge istitutiva[4].
Terza correzione: non solo Queensland e New South Wales. I miei volumi presentavano queste due giurisdizioni come le più sviluppate sul piano dell'ADR giudiziale in Australia. Il rilievo non è falso, ma è parziale: va bilanciato con il Victoria, che ha costruito un regime di doveri processuali (le overarching obligations) più esteso nel perimetro dei soggetti vincolati[5].
3. Il dovere federale senza vera sanzione
Sul piano del Commonwealth opera il Civil Dispute Resolution Act 2011, che non impone la mediazione ma un dovere procedurale più leggero: il genuine steps statement, una dichiarazione che attesta i passi ragionevoli compiuti per risolvere la controversia prima di adire la Federal Court o la Federal Circuit and Family Court[6].
È un obbligo procedurale, non una condizione di procedibilità: il mancato deposito non fa cadere la causa. La sanzione è indiretta e passa dalle spese processuali, che il giudice può ripartire tenendo conto della mancata dichiarazione, fino a colpire personalmente il legale che non abbia informato il cliente dell'obbligo[7]. È un modello di incentivo, non di comando: l'esatto opposto della condizione di procedibilità italiana, che sbarra l'accesso al giudice se la mediazione non è stata tentata.
4. New South Wales: la corte che può ordinare senza il consenso delle parti
Il New South Wales fa un passo che il Commonwealth non fa: il Civil Procedure Act 2005, Parte 4, attribuisce alla corte il potere di rinviare il procedimento a mediazione con o senza il consenso delle parti[8]. Non è un incentivo: è un ordine, e le parti che appaiono al tavolo di mediazione devono parteciparvi in buona fede.
È un potere che nel diritto italiano non ha equivalente diretto: la mediazione demandata dal giudice ex art. 5-quater del d.lgs. 28/2010 nasce da una valutazione del giudice sulla natura della controversia, ma resta sempre incardinata in un procedimento già instaurato e non priva mai la parte, in astratto, della facoltà di procedere; il rinvio neogallese, per come è scritto, non richiede il previo consenso né lo condiziona a una valutazione di merito ulteriore rispetto all'opportunità procedurale.
5. Victoria: i doveri che vincolano anche chi non è parte in causa
Il Victoria ha scritto, nel Civil Procedure Act 2010, un regime di doveri (le «overarching obligations») che si estende oltre le parti e i loro legali: agire onestamente, dare un fondamento appropriato alle domande e alle difese, gestire i costi in modo proporzionato, contribuire all'amministrazione della giustizia[5].
Il punto che merita di essere segnalato, e che i miei volumi non coglievano, è il perimetro dei soggetti vincolati: secondo la dottrina consultata, il regime si estende anche agli assicuratori e ai finanziatori del contenzioso, non solo alle parti e ai loro rappresentanti. Se confermato sul testo primario — punto che resta da riscontrare in browser — sarebbe un tratto che né il Queensland né il New South Wales replicano nella stessa misura, e che avvicina il Victoria, più di quanto i miei volumi suggerissero, al modello europeo di responsabilizzazione degli attori del processo.
6. La mediazione familiare obbligatoria, e la riforma che le dà i denti
In materia di famiglia l'obbligo esiste davvero, ed è federale: il Family Law Act 1975, s. 60I, subordina la domanda sulla genitorialità a un certificato di un Family Dispute Resolution practitioner, salve le eccezioni per urgenza, violenza domestica o abuso su minori già avvenuti o a rischio, incapacità di una parte a partecipare efficacemente, o un pattern recente di violazione degli ordini[9].
Fino al 2025 l'obbligo aveva però un tallone d'Achille: mancava, in capo alla corte, un potere esplicito di rifiutare il deposito della domanda priva di certificato. Il Family Law Amendment Act 2024 lo introduce dal 10 giugno 2025, insieme a un nuovo modello di certificato[10]: la condizione di procedibilità diventa, per la prima volta, effettivamente presidiata in sede di deposito, non solo enunciata nella norma sostanziale.
7. Il tribunale che ha cambiato nome (e sostanza) nel 2024
Già segnalato al § 2 come correzione: l'Administrative Appeals Tribunal è stato abolito il 14 ottobre 2024 e sostituito dall'Administrative Review Tribunal[2]. Il potere di rinvio all'ADR, che nel vecchio tribunale si leggeva in una sola disposizione, oggi occupa un'intera sottodivisione della legge istitutiva: la Parte 4, Divisione 6, Sottodivisione C, con la s. 87 che disciplina il rinvio e la s. 88 che protegge la riservatezza di quanto emerso nel dispute resolution process, rendendolo inammissibile altrove[3].
È un dettaglio che dice qualcosa di più generale sul modo australiano di legiferare l'ADR nel contenzioso amministrativo: non una clausola isolata, ma un procedimento compiuto, con proprie garanzie di riservatezza modellate su quelle della mediazione civile.
8. L'accreditamento che cambia sistema: da NMAS ad AMDRAS
L'infrastruttura professionale è il tratto più distintivo del modello australiano rispetto a quello italiano: non un registro ministeriale, ma un organismo indipendente — il Mediator Standards Board — che opera tramite enti di accreditamento riconosciuti (Recognised Mediator Accreditation Bodies), il maggiore dei quali è il Resolution Institute[11].
Il 2024-2025 è stato l'anno del cambio di sistema: dal 1° luglio 2024 è iniziata la transizione dal National Mediator Accreditation System (NMAS) all'Australian Mediator and Dispute Resolution Accreditation Standards (AMDRAS), con tre livelli di accreditamento (Accredited, Advanced, Leading Mediator) e una nuova qualifica di Specialist Practitioner; il 1° luglio 2025 è la data che l'AMDRAS Board indica come conclusione ufficiale della transizione[12]. È un sistema che l'Italia, con il proprio registro unico degli organismi di mediazione tenuto dal Ministero della Giustizia, non replica: qui l'accreditamento è una funzione delegata a un corpo professionale, non un atto amministrativo statale.
9. Il Queensland e il «case appraiser»: una decisione che non si appella
Il Queensland ha un istituto che nel diritto italiano non ha equivalente: il case appraisal. La Supreme, la District e la Magistrates Court possono rinviare una controversia a un case appraiser, che decide con gli stessi poteri della corte ma senza potere di infliggere sanzioni per contempt[13].
Il meccanismo che rende l'istituto interessante è la sua asimmetria: la decisione non è vincolante in senso stretto, perché le parti hanno 28 giorni per optare per il processo ordinario invece di accettarla; ma se optano per il processo e non ottengono un esito migliore, devono di regola pagare le spese di entrambi i procedimenti, salvo circostanze speciali. È un disincentivo economico all'appello che funziona come una clausola penale contro la litigiosità residua, e un dato storico (antecedente al 2005/06, ultimo anno in cui la statistica fu pubblicata) indicava che l'83% dei rinvii a case appraisal si chiudeva senza processo.
10. La Convenzione di Singapore, firmata e mai ratificata
L'Australia ha firmato la Convenzione di Singapore sulla mediazione il 10 settembre 2021. Cinque anni dopo, la ratifica non è ancora arrivata[14]. Non è un caso isolato — il Canada, già trattato in questa serie, non ha nemmeno firmato — ma segnala quanto la Convenzione, pur sottoscritta dai principali ordinamenti asiatici e da buona parte dell'area Pacifico, resti un impegno più dichiarato che compiuto anche fra i paesi che l'hanno promossa.
11. I numeri che l'Australia non tiene più insieme
Fino al 2011 (o al 2013, le fonti non concordano) esisteva un organismo — il National Alternative Dispute Resolution Advisory Council — con il compito di raccogliere dati sull'ADR a livello nazionale. Da quando ha cessato di operare, nessun ente lo ha sostituito nella funzione statistica[15]: il suo erede dichiarato, l'Australian Dispute Resolution Advisory Council, è un consiglio volontario di dieci persone, non finanziato dal governo, che non pubblica numeri aggregati.
Il risultato è che l'Australia — un ordinamento con un sistema di accreditamento professionale fra i più strutturati al mondo — non sa dire, a livello nazionale, quante mediazioni si tengano ogni anno. I dati esistono, ma sono frammentati per Stato e per corte, ciascuno con la propria metodologia di rendicontazione: è il prezzo, in termini di conoscenza aggregata, di un federalismo giudiziario che lascia agli Stati la procedura civile.
12. Nessuna legge generale, tanti settori obbligatori
La Nuova Zelanda rovescia l'impostazione australiana. Non esiste, e non è mai esistita, una legge generale sulla mediazione civile e commerciale: esiste una pluralità di fonti settoriali, ciascuna con il proprio grado di obbligatorietà, il proprio operatore, i propri numeri. Il lavoro (§ 13), la famiglia (§ 14), le piccole cause (§§ 15-16), la giustizia penale (§ 17), le terre Māori (§ 18), i servizi finanziari (§ 19): sei sistemi che non comunicano fra loro, e che un osservatore italiano abituato al d.lgs. 28/2010 fatica a immaginare come un unico ordinamento.
È una scelta che riflette la tradizione di common law neozelandese: costruire l'istituto dove serve, settore per settore, invece di scrivere una disciplina generale e poi ritagliarne le eccezioni. Il prezzo è la coerenza sistemica; il vantaggio, come si vedrà, è che ciascun settore ha potuto affinare regole molto più precise di quanto una legge generale avrebbe permesso.
13. Il lavoro: la mediazione gratuita che decide più della metà dei casi
Il sistema più maturo è quello del lavoro. L'Employment Relations Authority ha il dovere di verificare, prima di istruire qualunque questione, se sia stato tentato un accordo in mediazione, e di disporne una se non lo è stato, salvo casi tassativi di inutilità o urgenza[16]. Il servizio è gestito gratuitamente dal Ministry of Business, Innovation and Employment: 4.580 mediazioni nell'anno 2023/2024, con un incremento del 23% sull'anno precedente e un tasso di accordo del 67%[17].
Il tratto più singolare, per un osservatore italiano, è la s. 149: una volta firmato dalle parti e dal mediatore autorizzato, l'accordo è finale e vincolante, senza il vaglio di un giudice[18]. E la s. 150 va oltre: le parti possono, per iscritto, conferire al mediatore il potere di decidere la questione se non trovano un accordo — una forma di med-arb codificata, dove il mediatore diventa arbitro con il consenso esplicito delle parti[19]. Non ho trovato un equivalente generale di questo istituto nell'Arbitration Act 1996 neozelandese: la possibilità per un arbitro di agire anche da mediatore, che altrove nel Pacifico è prassi diffusa, in Nuova Zelanda risulta codificata solo nel settore del lavoro, non nell'arbitrato civile generale.
Le impugnazioni davanti all'Employment Court restano una minoranza, ma in crescita: dal 17% delle decisioni nel 2023 al 22% nel 2024, a fronte di un caseload dell'Authority salito da 2.117 a 2.745 domande nello stesso periodo (+29,6%)[20].
14. La famiglia: il canale obbligatorio, e il diritto dei minori a partecipare
In materia familiare la Nuova Zelanda impone, come l'Australia, un passaggio obbligato: il Care of Children Act 2004, s. 46E, subordina l'accesso alla Family Court per le controversie sull'affidamento a un previo tentativo di Family Dispute Resolution, salve le eccezioni per violenza domestica pregressa o incapacità di partecipare efficacemente[21].
La novità più recente riguarda non l'obbligo in sé, ma il suo contenuto: dal 16 agosto 2023 il Family Dispute Resolution Act 2013 impone ai fornitori del servizio di garantire ai minori oggetto della controversia ragionevoli opportunità di partecipare alle decisioni che li riguardano[22]. Non è una norma decorativa: sposta il baricentro della FDR da un procedimento che le parti (genitori) gestiscono per conto dei figli a un procedimento in cui i figli, nei limiti dell'età e della maturità, hanno voce.
Dal 1° luglio 2025 il servizio è erogato gratuitamente tramite l'operatore Fair Way Resolution, e chi non raggiunge un accordo ha 12 mesi per adire la Family Court prima di dover tornare in FDR.
15. Il Disputes Tribunal: niente avvocati, un appello quasi impossibile
Per le piccole cause civili la Nuova Zelanda ha il Disputes Tribunal — nome ufficiale al singolare, non «Tribunals» come talvolta si legge — costruito su un principio che l'Italia non conosce in questa forma: la s. 18 impone al Tribunal di valutare, per ogni causa, se sia opportuno assistere le parti a raggiungere un accordo prima di decidere, e l'accordo raggiunto ha gli stessi effetti di un'ordinanza, senza i limiti di valore ordinari[23].
Due tratti rendono l'istituto radicale rispetto agli standard europei. Il primo è l'esclusione della rappresentanza legale: la s. 38(2) nega a ogni parte il diritto a un rappresentante all'udienza, salvo che il Tribunal lo approvi espressamente, con eccezioni tassative per la Corona, le persone giuridiche, i condebitori e i minori[24]. Il secondo è la ristrettezza dell'appello: la s. 50 lo ammette solo per iniquità procedurale con effetto pregiudizievole sul risultato, mai nel merito della decisione[25]. L'accordo approvato, una volta pecuniario, è eseguibile come un'ordinanza della District Court[26].
È un disegno coerente: se il Tribunal media prima di decidere, se nega di regola l'avvocato e se chiude quasi ogni porta d'appello, il sistema scommette tutto sulla qualità del primo e unico grado. I dati più recenti sul volume dei casi non sono stati riconfermati in questa sessione sul report integrale dei tribunali neozelandesi e restano da verificare[27].
16. Una soglia raddoppiata dall'oggi al domani
Il fatto più rilevante del 2026 per l'accesso alla giustizia minore neozelandese è l'innalzamento della competenza per valore del Disputes Tribunal, raddoppiata da NZD 30.000 a NZD 60.000 con effetto dal 24 gennaio 2026[28]. Il Ministry of Justice stima che circa 2.000 domande l'anno beneficeranno dell'accesso ampliato: cause che prima avrebbero dovuto rivolgersi alla District Court, con avvocati e costi proporzionalmente più alti, oggi rientrano in un procedimento senza legali e con un appello quasi precluso.
È una riforma che l'Italia, dove la soglia di valore della negoziazione assistita e della mediazione obbligatoria non conosce aggiornamenti di questa portata da anni, può leggere come un caso di studio sull'adeguamento periodico degli accessi alla giustizia informale al costo della vita e all'inflazione del contenzioso.
17. La restorative justice che sospende la sentenza
In materia penale la Nuova Zelanda ha scritto, nel Sentencing Act 2002, una disposizione che l'Italia non ha un vero equivalente per gli adulti: la s. 24A, inserita nel 2014, impone alla District Court di rinviare la sentenza, quando l'imputato si sia dichiarato colpevole e vi siano vittime, per accertare se un percorso di restorative justice sia appropriato e, se lo è, per consentirne lo svolgimento[29].
Non è un'opzione rimessa alla discrezione del giudice: è un dovere di rinvio, condizionato solo al fatto che il Registrar segnali la disponibilità di un percorso accessibile. Il dato aggregato sul numero di conferenze svolte ogni anno non risulta però pubblicato sulle pagine ministeriali consultate in questa sessione, e va segnalato come non reperito[30].
18. Le terre Māori: la mediazione gratuita della Māori Land Court
Un capitolo che i miei volumi non trattavano affatto, e che merita di entrare in un dossier aggiornato: il Te Ture Whenua Maori Act 1993 consente a giudici e registrar della Māori Land Court di rinviare le parti a una mediazione gratuita e sempre volontaria, in cui sono le parti stesse, non la legge, a stabilire la tikanga — il protocollo culturale — del processo[31].
È un istituto che non ha equivalenti nel diritto comparato europeo, perché incorpora nel procedimento la possibilità che le regole stesse della mediazione siano negoziate secondo un protocollo culturale specifico, e non imposte da un regolamento statale uniforme. Un disegno di legge del 2019-2020 ne avrebbe rafforzato la struttura con mediatori di nomina giudiziale; questa sessione non ha potuto confermare se sia stato promulgato.
19. I servizi finanziari: quattro schemi, un obbligo
Anche in Nuova Zelanda, come in Australia con l'AFCA, i servizi finanziari hanno un proprio sistema obbligatorio di risoluzione delle controversie: il Financial Service Providers Act 2008, s. 48, impone a ogni prestatore di essere membro di uno scheme approvato per i servizi resi a clienti al dettaglio[32]. A differenza dell'Australia, che ha un solo ombudsman (l'AFCA, dal 2018), la Nuova Zelanda ne ha quattro, in concorrenza fra loro: Financial Services Complaints Ltd, il Banking Ombudsman Scheme, l'Insurance & Financial Services Ombudsman e il Financial Dispute Resolution Service.
È un modello che l'Italia, con l'Arbitro Bancario Finanziario e l'Arbitro per le Controversie Finanziarie come organismi unici di settore, non replica: qui il prestatore sceglie a quale scheme aderire, purché ne scelga uno.
20. Un paese che non ha mai firmato Singapore
Se l'Australia ha firmato la Convenzione di Singapore senza ratificarla, la Nuova Zelanda non l'ha nemmeno firmata: la posizione, già tale nel 2019, risulta invariata al 21 agosto 2026[33]. Fra i due vicini del Pacifico, nessuno dei due ha ancora reso gli accordi di mediazione transfrontalieri direttamente eseguibili secondo il regime della Convenzione.
21. Ciò che condividono, ciò che li separa
Il legame più visibile fra i due ordinamenti è professionale, non normativo: il Resolution Institute accredita mediatori in entrambi i paesi, con uffici da Sydney a Wellington, e nel 2026 ha pubblicato un audit del settore che si presenta come il primo studio comprensivo dell'emisfero sud[11,1]. L'AMINZ, l'ente storico neozelandese nato nel 1996, compie trent'anni nello stesso anno[34].
Ma la condivisione dell'ente professionale non produce convergenza normativa. L'Australia costruisce un sistema nazionale di accreditamento a più livelli (AMDRAS) sovrapposto a discipline statali autonome sul rinvio giudiziale; la Nuova Zelanda non ha né l'uno né l'altro, e affida a ciascun settore — lavoro, famiglia, piccole cause, terre Māori, servizi finanziari, giustizia penale — la propria disciplina compiuta. Sono due risposte opposte alla stessa domanda: come garantire qualità e affidabilità ai mezzi di composizione dei conflitti senza (o quasi senza) un registro statale unico, che né l'uno né l'altro possiedono nella forma italiana.
22. Che cosa può leggere l'Italia
Tre spunti, non una conclusione. Il primo è il rinvio giudiziale senza consenso (New South Wales) e con effetto quasi-arbitrale (s. 150 neozelandese sul lavoro): l'Italia condiziona la mediazione obbligatoria all'accesso al giudice, ma non conosce un potere di rinvio coattivo né una forma di med-arb codificata per legge in nessun settore.
Il secondo è l'accreditamento come funzione professionale delegata, non amministrativa: il modello AMDRAS australiano e quello AMINZ/Resolution Institute neozelandese affidano a un corpo di pari, non a un registro ministeriale, la qualità del mediatore — una scelta che il d.lgs. 28/2010 non ha fatto, e che ha vantaggi (flessibilità, aggiornamento rapido degli standard) e limiti (assenza di un unico punto di responsabilità statale) speculari a quelli del sistema italiano.
Il terzo è l'aggiornamento periodico delle soglie di accesso: la Nuova Zelanda ha raddoppiato la competenza del proprio tribunale per le piccole cause con un solo intervento legislativo nel gennaio 2026. L'Italia, che discute da anni di innalzare i valori-soglia della propria mediazione obbligatoria senza mai farlo, può misurare su questo singolo dato quanto la manutenzione legislativa periodica — non la riforma organica, ma il semplice aggiornamento di una cifra — sia essa stessa uno strumento di accesso alla giustizia.
Note
[1] Il Resolution Institute è l'ente professionale condiviso fra Australia e Aotearoa Nuova Zelanda (da cui la sua stessa definizione di ente «transtasmanico»), con uffici in entrambi i paesi e un ruolo di accreditamento riconosciuto su entrambe le sponde del Mar di Tasman. La condivisione dell'ente non comporta però convergenza normativa: i due sistemi restano strutturalmente diversi, l'uno costruito su un accreditamento nazionale a più livelli (AMDRAS) sovrapposto a discipline statali distinte, l'altro privo di una legge generale e costruito per settori (lavoro, famiglia, piccole cause, terre Māori, servizi finanziari) ciascuno con la propria fonte e il proprio operatore.
[2] L'Administrative Appeals Tribunal è stato abolito il 14 ottobre 2024 e sostituito dall'Administrative Review Tribunal, istituito dall'Administrative Review Tribunal Act 2024 (Cth), Act No. 40, 2024, testo consolidato C2024A00040, letto sulla versione in vigore dal 18 maggio 2026 (Compilation No. 5). Fonte: Federal Register of Legislation, legislation.gov.au/C2024A00040; Attorney-General's Department, «Overview of the Administrative Review Tribunal legislation», ag.gov.au, che conferma la data di entrata in vigore delle tre leggi istitutive.
[3] Administrative Review Tribunal Act 2024, Parte 4, Divisione 6, Sottodivisione C («Dispute resolution processes»). La s. 87 («Tribunal may refer to dispute resolution process») consente al Tribunal di disporre, con ordinanza e in qualunque momento del procedimento, il rinvio totale o parziale a un dispute resolution process, designando a condurlo un membro, un registrar o una persona incaricata ex s. 90(1); le parti devono parteciparvi in buona fede; i procedimenti del guidance and appeals panel sono rinviabili solo al conferencing. La s. 88 («Evidence in dispute resolution process not admissible elsewhere») dichiara inammissibile, sia davanti al Tribunal sia in qualunque corte, quanto detto o rivelato nel dispute resolution process. Testo letto direttamente sulla consolidazione ufficiale, legislation.gov.au/C2024A00040/latest/text.
[4] Federal Circuit and Family Court of Australia Act 2021 (Cth), che dal settembre 2021 ha assorbito la ex Federal Circuit Court of Australia e la ex Family Court of Australia (a sua volta erede, dal 2013, della Federal Magistrates Court, istituita dal Federal Magistrates Act 1999). La s. 169 dell'Atto del 2021 disciplina la mediazione nella Division 2 (general federal law). Fonte: Federal Register of Legislation, indicizzazione del titolo e della numerazione confermata; il testo integrale della sezione non è stato estraibile dalla consultazione automatica (AustLII ha restituito errore 403) e resta da riscontrare in browser in una prossima sessione.
[5] I miei volumi presentavano il Queensland e il New South Wales come le giurisdizioni australiane più sviluppate sul piano dell'ADR giudiziale. Il rilievo regge per la profondità degli istituti specifici (il rinvio senza consenso del NSW, il case appraisal del Queensland), ma va bilanciato: il Victoria, con il Civil Procedure Act 2010, Parte 2.3 («Overarching obligations»), impone doveri estesi — onestà, fondamento appropriato delle domande e difese, gestione proporzionata dei costi, dovere verso la corte — a un perimetro di soggetti che nessuna delle altre due giurisdizioni vincola nella stessa misura, includendo (secondo la dottrina consultata) assicuratori e finanziatori del contenzioso oltre alle parti e ai legali. Fonte: Civil Procedure Act 2010 (Vic), Parte 2.3; Colin Biggers & Paisley, «Keep your overarching obligations under the Civil Procedure Act front of mind», cbp.com.au. Il testo primario integrale delle singole sezioni (indicativamente ss. 16-29) non è stato riscontrato in questa sessione e resta da aprire in browser.
[6] Civil Dispute Resolution Act 2011 (Cth), s. 4(1): un «genuine step» è un tentativo sincero e genuino di risolvere la controversia; la s. 4(1A) elenca esempi (notifica delle questioni contese, scambio di documenti e informazioni pertinenti, considerazione dell'ADR, tentativo di negoziazione). Le ss. 6 e 7 impongono, rispettivamente ad attore e convenuto, il deposito di una «genuine steps statement». Fonte: AustLII, austlii.edu.au/au/legis/cth/consol_act/cdra2011296/.
[7] Il mancato deposito della genuine steps statement non invalida il procedimento, ma il giudice può tenerne conto nella gestione della causa e nelle decisioni sulle spese processuali; anche il legale che non ha informato il cliente dell'obbligo può essere esposto a una condanna personale alle spese. Fonte: Attorney-General's Department, «Civil Dispute Resolution Act 2011», ag.gov.au; il testo esatto della disposizione sulle spese (indicativamente s. 12) non è stato estraibile dalla consultazione automatica in questa sessione (AustLII, errore 403) e resta da riscontrare in browser.
[8] Civil Procedure Act 2005 (NSW), s. 26 («Referral by court»): la corte può rinviare il procedimento, o parte di esso, a mediazione tramite un mediatore concordato dalle parti o nominato dalla corte, «either with or without the consent of the parties to the proceedings concerned»; è previsto anche il rinvio ai Community Justice Centres istituiti dal Community Justice Centres Act 1983 (NSW). Testo letto su AustLII, classic.austlii.edu.au/au/legis/nsw/consol_act/cpa2005167/s26.html.
[9] Family Law Act 1975 (Cth), s. 60I: prima di presentare domande sulla genitorialità (Parte VII) è necessario un certificato rilasciato da un Family Dispute Resolution practitioner accreditato, che attesti la partecipazione delle parti alla FDR, oppure il rifiuto/mancata presentazione di una parte, oppure la non appropriatezza della FDR nel caso concreto. Le eccezioni al certificato riguardano l'urgenza, la violenza domestica o l'abuso su minori già avvenuti o a rischio, il pericolo che il ritardo del procedimento crei rischio di abuso, l'incapacità di una parte a partecipare efficacemente, e un pattern recente di violazioni degli ordini che dimostri grave disprezzo per gli obblighi. Fonte: Federal Register of Legislation; Attorney-General's Department, «Family law changes June 2025», ag.gov.au. Il testo integrale della sezione, nella versione emendata, non è stato estraibile dalla consultazione automatica e resta da riscontrare in browser.
[10] Family Law Amendment Act 2024 (Cth), No. 118, 2024, Schedule 3 («Case management and procedure»): dalle domande presentate dal 10 giugno 2025 la corte può rifiutare il deposito di una domanda ex Parte VII priva del certificato ex s. 60I o di un'esenzione applicabile, salva la possibilità di un riesame della decisione di rigetto. Le Family Law (Family Dispute Resolution Practitioners) Regulations 2025 (F2025L00304) hanno sostituito il regolamento del 2008 e impongono, per i certificati emessi dal 1° aprile 2025 (con transizione fino al 1° maggio 2025), un nuovo modello di certificato. Fonte: Attorney-General's Department, ag.gov.au/families-and-marriage/publications/family-law-changes-june-2025; Federal Circuit and Family Court of Australia, «Practice and procedure update», fcfcoa.gov.au. Il testo integrale dello Schedule 3 non è stato estraibile dalla consultazione automatica (legislation.gov.au ha restituito solo l'indice) e resta da riscontrare in browser.
[11] Il Resolution Institute si descrive come il principale ente professionale di risoluzione delle controversie in Australia e Aotearoa Nuova Zelanda, con sede in entrambi i paesi (tra le altre, Sydney, Melbourne, Perth, Adelaide, Canberra, Darwin, Hobart in Australia; Wellington in Nuova Zelanda) e una storia di circa 50 anni; agisce come RMAB per l'accreditamento in Australia. Nel 2026 ha pubblicato un «Mediation Audit 2026», descritto come primo studio comprensivo del settore nell'emisfero sud. Fonte: resolution.institute/about-us. Il numero di iscritti non è pubblicato in forma aggregata sulla pagina consultata.
[12] Il Mediator Standards Board (MSB) ha gestito, tramite un modello decentrato di Recognised Mediator Accreditation Bodies (RMAB, il maggiore dei quali è il Resolution Institute), il National Mediator Accreditation System (NMAS). Dal 1° luglio 2024 le nuove iscrizioni sotto NMAS sono cessate e è iniziata la transizione all'Australian Mediator and Dispute Resolution Accreditation Standards (AMDRAS); il 1° luglio 2025 è la data che l'AMDRAS Board indica come conclusione ufficiale della transizione, con tre livelli di accreditamento (Accredited, Advanced, Leading Mediator) e una nuova qualifica di Specialist Practitioner; il termine ultimo per i mediatori NMAS già accreditati è il 31 dicembre 2025 (o la scadenza dell'accreditamento, se precedente). Fonte: AMDRAS, «Welcome to AMDRAS — 1 July 2025», amdras.au; disputescentre.com.au, «Australia starts transition from NMAS to AMDRAS». I requisiti esatti di CPD e le ore di pratica per ciascun livello, indicati altrove in 25 ore di CPD e ore di pratica variabili, non sono stati riscontrati sul testo ufficiale in questa sessione e restano da verificare.
[13] Uniform Civil Procedure Rules 1999 (Qld), regole 334-344: la Supreme, la District e la Magistrates Court possono rinviare una controversia a un case appraiser, che decide con gli stessi poteri della corte di rinvio ma senza potere di contempt (r. 335); la decisione non è automaticamente vincolante, poiché le parti hanno 28 giorni per optare per il processo ordinario, ma se lo fanno senza ottenere un esito migliore devono di regola pagare le spese sia del processo sia del case appraisal, salvo circostanze speciali (r. 344). Fonte: AustLII, classic.austlii.edu.au/au/legis/qld/consol_reg/ucpr1999305/s335.html; Queensland Courts, courts.qld.gov.au/going-to-court/alternative-dispute-resolution/case-appraisal. Un dato storico (riferito, secondo la fonte secondaria consultata, a un periodo anteriore all'esercizio 2005/06, ultimo in cui la Supreme Court del Queensland ha riportato la statistica nel proprio Annual Report) indicava che l'83% dei rinvii a case appraisal si concludeva senza processo; non risulta un dato più recente pubblicato in forma aggregata.
[14] L'Australia ha firmato la Convenzione di Singapore sulla mediazione il 10 settembre 2021, ma non ha ancora depositato lo strumento di ratifica, accettazione o approvazione. Stato confermato al 21 agosto 2026 sulla pagina ufficiale delle giurisdizioni. Fonte: UNCITRAL, uncitral.un.org/en/texts/mediation/conventions/international_settlement_agreements/status.
[15] Il National Alternative Dispute Resolution Advisory Council (NADRAC), l'unico organismo con mandato di raccolta dati sull'ADR a livello nazionale, ha cessato di operare; le fonti consultate collocano la cessazione fra il 2011 e il 2013 senza concordare su un anno preciso, e questa sessione non è riuscita a stabilirlo con certezza su fonte primaria. Al suo posto opera oggi l'Australian Dispute Resolution Advisory Council (ADRAC), un consiglio indipendente di dieci persone, non finanziato dal governo, che non pubblica dati statistici nazionali aggregati sui volumi di mediazione. Fonte: adrac.org.au.
[16] Employment Relations Act 2000 (NZ), s. 159 («Duty of Authority to consider mediation»): l'Employment Relations Authority deve, prima di istruire qualunque questione, verificare se sia stato tentato un accordo in mediazione e disporre che si tenti la mediazione (o un'ulteriore mediazione), salvo che ritenga che non contribuirebbe utilmente alla soluzione, non sia nell'interesse pubblico, comprometterebbe l'urgenza del procedimento, o sia altrimenti impraticabile. Testo letto su legislation.govt.nz/act/public/2000/24/en/latest/#DLM60936. Si aggiungono la s. 159A (dovere di dare priorità alle questioni già oggetto di mediazione) e la s. 159AA (quando la mediazione è appropriata per violazione degli standard minimi di lavoro).
[17] Employment Mediation Service (Ministry of Business, Innovation and Employment): 4.580 mediazioni condotte nell'anno 2023/2024, con un incremento del 23% sull'anno precedente (oltre 1.000 mediazioni in più); tasso di accordo del 67% e tempo di attesa medio di circa dieci settimane dalla domanda alla mediazione. Fonte: Hesketh Henry, «The latest trends and statistics coming out of the Employment Relations Authority», heskethhenry.co.nz. Un dato editoriale antecedente indicava un tasso storico dell'ordine del 76% per il periodo 2017/2018 con un disposal rate fino al 96%: le due serie non sono direttamente confrontabili (metodologie e periodi diversi) e il dato più recente e riscontrato in questa sessione è il 67% del 2023/24.
[18] Employment Relations Act 2000 (NZ), s. 149 («Settlements»): un dipendente autorizzato del servizio pubblico di mediazione può, su richiesta delle parti, firmare i termini di un accordo raggiunto; prima di firmare deve spiegarne l'effetto e assicurarsi che le parti lo richiedano consapevolmente; una volta firmati, i termini sono finali e vincolanti secondo quanto previsto dal comma (3). Testo letto direttamente sulla consolidazione ufficiale, legislation.govt.nz/act/public/2000/0024/latest/DLM60919.html.
[19] Employment Relations Act 2000 (NZ), s. 150 («Decision by Authority of parties»): le parti possono, per iscritto, conferire alla persona incaricata dal servizio di mediazione il potere di decidere le questioni in causa; prima di decidere e firmare, questa deve spiegare alle parti l'effetto del comma (3) e assicurarsi che lo richiedano consapevolmente; la decisione è poi finale e vincolante. Si tratta, nella sostanza, di una forma di med-arb codificata nel solo settore del lavoro: il mediatore può, con il consenso espresso delle parti, trasformarsi in decisore. Testo letto su legislation.govt.nz/act/public/2000/0024/latest/DLM60922.html.
[20] Employment Relations Authority: 2.117 domande ricevute nel 2023 e 2.745 nel 2024 (+29,6%); le impugnazioni davanti all'Employment Court sono passate dal 17% (2023) al 22% (2024) delle decisioni. Fonte: Hesketh Henry, cit. Il dato specifico sul numero di procedimenti rinviati o indirizzati a mediazione (distinto dal totale delle domande) non è stato riscontrato con precisione in questa sessione sulle fonti primarie MBIE/ERA e resta da verificare; risulta però un incremento del 20,1% dei rinvii a mediazione nel 2024 sull'anno precedente.
[21] Care of Children Act 2004 (NZ), s. 46E: di regola non si può adire la Family Court per le controversie sull'affidamento dei figli senza aver prima tentato la Family Dispute Resolution, salve le eccezioni per violenza domestica pregressa (nel qual caso si procede con dichiarazione giurata) o incapacità di una parte a partecipare efficacemente, o quando il fornitore FDR valuti il caso non idoneo. Se la FDR non porta a un accordo, la parte ha 12 mesi per adire la Family Court, pena il ritorno in FDR. Dal 1° luglio 2025 il servizio è fornito gratuitamente tramite l'operatore Fair Way Resolution. Fonte: Community Law Manual, «Family Dispute Resolution», communitylaw.org.nz; Ministry of Justice. Il testo esatto della sezione, nella versione attualmente in vigore, non è stato riscontrato in questa sessione sul portale legislation.govt.nz e resta da aprire in browser.
[22] Family Dispute Resolution Act 2013 (NZ), s. 11 («Duties of FDR providers»), comma (2)(ba): il fornitore del servizio di risoluzione delle dispute familiari deve fare ogni sforzo per assicurare ai minori oggetto della controversia ragionevoli opportunità di partecipare alle decisioni che li riguardano, nella misura che ritiene appropriata. Il comma è stato inserito il 16 agosto 2023 dalla s. 11 del Family Court (Supporting Children in Court) Legislation Act 2021 (2021 No 33). Testo letto direttamente sulla consolidazione ufficiale, legislation.govt.nz/act/public/2013/0079/latest/DLM5616836.html.
[23] Disputes Tribunal Act 1988 (NZ; denominazione ufficiale al singolare «Tribunal»), s. 18 («Functions of Tribunal»): il Tribunal deve valutare, per ogni pretesa nella propria giurisdizione, se sia opportuno assistere le parti a negoziare un accordo; se le parti vi giungono, il Tribunal può approvarlo, e l'accordo produce gli effetti di un'ordinanza del Tribunal (comma 8), enforceable ex s. 47, senza essere vincolato dai limiti di valore ordinari della propria giurisdizione (comma 4). Testo letto su legislation.govt.nz/act/public/1988/0110/latest/DLM133656.html (ricavato dalla pagina indice legislation.govt.nz/act/public/1988/0110/latest/DLM133282.html).
[24] Disputes Tribunal Act 1988 (NZ), s. 38(2) («Right to appear at hearings»): nessuna parte ha diritto a un rappresentante all'udienza, salvo che il Tribunal lo ritenga opportuno e lo approvi; il comma (3) elenca le eccezioni tassative (la Corona, una persona giuridica, un condebitore o concreditore, un minore o incapace). Testo letto su legislation.govt.nz/act/public/1988/0110/latest/DLM133688.html.
[25] Disputes Tribunal Act 1988 (NZ), s. 50 («Appeals»): l'appello alla District Court è ammesso solo contro le ordinanze indicate (ex ss. 18(8), 46(2), 47(3)(b), o l'approvazione/variazione di un accordo ex ss. 18(3) e 47(3)(a)), e solo per il motivo tassativo che il procedimento sia stato condotto dal Referee (o l'inchiesta svolta da un Investigator) in modo iniquo verso l'appellante, con effetto pregiudizievole sul risultato: non è un appello nel merito. Testo letto su legislation.govt.nz/act/public/1988/0110/latest/DLM134102.html.
[26] Disputes Tribunal Act 1988 (NZ), s. 47 («Enforcement of agreed settlements»): il termine pecuniario di un accordo approvato ex s. 18(3) è equiparato a un'ordinanza della District Court e, salvo quanto previsto dalla stessa sezione, è eseguibile come tale. Testo letto su legislation.govt.nz/act/public/1988/0110/latest/DLM133698.html.
[27] Il Disputes Tribunal Annual Report 2024, pubblicato dai tribunali neozelandesi, non è stato consultabile in dettaglio in questa sessione: i dati su domande depositate e definite e sulle percentuali di composizione, già raccolti in una sessione precedente (rispettivamente 13.550 e 14.020 per il 2024, con circa il 25% risolto per accordo in udienza e il 38% complessivamente prima o durante l'udienza), non hanno potuto essere riconfermati sul report integrale e vanno trattati come dato da riscontrare ulteriormente.
[28] La competenza per valore del Disputes Tribunal è stata raddoppiata da NZD 30.000 a NZD 60.000 dal Disputes Tribunal Amendment Act, approvato in terza lettura il 23 ottobre 2025 ed entrato in vigore il 24 gennaio 2026, con una nuova fascia di deposito di NZD 468 per le domande superiori a NZD 30.001; il Ministry of Justice stima che circa 2.000 domande l'anno beneficeranno dell'accesso ampliato. Fonte: Ministry of Justice, «Disputes Tribunal jurisdiction», justice.govt.nz/justice-sector-policy/key-initiatives/disputes-tribunal-jurisdiction/.
[29] Sentencing Act 2002 (NZ), s. 24A («Adjournment for restorative justice process in certain cases»), inserita il 6 dicembre 2014: se l'imputato si dichiara colpevole davanti alla District Court, vi sono una o più vittime, non si è già svolto un processo di restorative justice, e il Registrar comunica che è accessibile un percorso appropriato, la corte deve rinviare il procedimento per consentire l'accertamento dell'opportunità di un percorso di restorative justice, tenuto conto della volontà delle vittime, e per consentirne eventualmente lo svolgimento. Testo letto direttamente sulla consolidazione ufficiale, legislation.govt.nz/act/public/2002/0009/latest/DLM6362000.html.
[30] Il Ministry of Justice descrive il funzionamento della restorative justice ma non risulta pubblicare, sulle pagine consultate in questa sessione, un dato aggregato sul numero annuo di conferenze svolte a livello nazionale: il punto va segnalato come non reperito, non come dato inesistente in assoluto.
[31] Te Ture Whenua Maori Act 1993 (NZ; il nome ufficiale è datato 1993, non 1993/2020 come talvolta indicato: la consolidazione in vigore risulta aggiornata al 23 dicembre 2023), Parte 3A: giudici e registrar della Māori Land Court possono rinviare le parti a una mediazione gratuita e sempre volontaria, in cui sono le parti stesse a concordare la tikanga (il protocollo) del processo; se non si raggiunge un accordo, il procedimento giudiziario riprende o si propongono ulteriori sessioni. Fonte: Community Law, «Free mediation through the Māori Land Court», communitylaw.org.nz; legislation.govt.nz. Un disegno di legge del 2019-2020 (Te Ture Whenua Māori (Succession, Dispute Resolution, and Related Matters) Amendment Bill) avrebbe rafforzato ulteriormente l'istituto con mediatori di nomina giudiziale e judicial settlement conferences; questa sessione non ha potuto confermare se il disegno sia stato promulgato, e il punto resta da verificare.
[32] Financial Service Providers (Registration and Dispute Resolution) Act 2008 (NZ), s. 48 («Financial service provider must be member of dispute resolution scheme»): ogni prestatore di servizi finanziari deve essere membro di uno scheme di risoluzione delle controversie approvato, per i servizi resi a clienti al dettaglio, salve le eccezioni tassative del comma (3). Gli schemi attualmente approvati sono quattro: Financial Services Complaints Ltd (FSCL), Banking Ombudsman Scheme, Insurance & Financial Services Ombudsman (IFSO) e Financial Dispute Resolution Service (FDRS). La s. 63 disciplina invece le regole interne che ciascuno scheme deve darsi (ammissione, esclusione dei membri), e non l'obbligo di adesione, talvolta erroneamente citata al suo posto. Fonte: legislation.govt.nz/act/public/2008/0097/latest/DLM1585427.html (s. 48) e DLM1109578.html (s. 63); FSCL, «Other agencies and services», fscl.org.nz.
[33] La Nuova Zelanda non figura fra le giurisdizioni firmatarie o parte della Convenzione di Singapore sulla mediazione: la posizione, già tale nel 2019, risulta invariata al 21 agosto 2026. Fonte: Singapore Convention on Mediation, elenco ufficiale delle giurisdizioni, singaporeconvention.org/jurisdictions.
[34] L'Arbitrators' and Mediators' Institute of New Zealand (AMINZ) è nato nel 1996 dalla fusione di tre enti preesistenti (l'Arbitrators' Institute of New Zealand, già branch del Chartered Institute of Arbitrators dal 1987; l'Institute of Employment Arbitrators and Mediators; il Mediators' Institute of New Zealand); nel 2026 ricorrono i suoi trent'anni. Accredita e forma arbitri e mediatori, con un registro di professionisti consultabile online e un codice etico. Fonte: aminz.org.nz/about-us. Il numero totale di mediatori accreditati non è pubblicato in forma aggregata sulla pagina consultata.
Nota
Questo dossier tratta insieme l'Australia e la Nuova Zelanda in un'unica voce comparata, come già fatto per la Danimarca e la Svezia e per la Cina e il Giappone, e aggiorna il capitolo Oceania dei miei volumi, che si fermava fra il 2013 e il 2015. Le tre correzioni sono dichiarate apertamente al § 2, come ho fatto per la Lettonia, la Slovacchia, la Slovenia, gli Stati Uniti e il Canada.
Sul metodo. Le fonti primarie sono state lette direttamente in inglese: la consolidazione ufficiale del Federal Register of Legislation australiano (Administrative Review Tribunal Act 2024, Civil Dispute Resolution Act 2011) e di legislation.govt.nz per la Nuova Zelanda (Employment Relations Act 2000, Disputes Tribunal Act 1988, Family Dispute Resolution Act 2013, Sentencing Act 2002, Financial Service Providers Act 2008). Dove il testo non era raggiungibile con la consultazione automatica l'ho aperto nel browser: è il caso, fra gli altri, dell'Administrative Review Tribunal Act 2024 (il cui numero esatto, Act No. 40 del 2024, un primo tentativo aveva individuato erroneamente su un atto diverso) e di quasi tutta la legislazione neozelandese, che il portale ufficiale blocca sistematicamente alla consultazione automatica.
Alcuni punti, segnalati in nota, restano da riscontrare in una prossima sessione: il testo integrale della s. 169 del Federal Circuit and Family Court of Australia Act 2021, il perimetro esatto delle overarching obligations del Victoria, lo Schedule 3 del Family Law Amendment Act 2024, i dati aggregati di VCAT e AFCA per il 2024-25, il report integrale del Disputes Tribunal neozelandese per il 2024, e lo stato di promulgazione del disegno di legge sulle terre Māori del 2019-2020. Nessuno di questi punti riguarda dati inesistenti: sono pagine non ancora aperte, non conclusioni già verificate e poi taciute.
Restano autonomi e complementari i dossier Sistemi di composizione dei conflitti in Canada (2026) e Sistemi di composizione dei conflitti in Cina e Giappone (2026), entrambi costruiti sullo stesso metodo.