Sistemi di composizione dei conflitti in Cina e Giappone (2026)

1. Perché questo dossier. 2. Il numero che spiega tutto. 3. Che cosa c'era prima, e che cosa è arrivato il 1° maggio 2026. 4. Le due gambe dello stesso disegno. 5. Una convenzione di sessantatré articoli e tre ratifiche. 6. Che cosa la IOMed può mediare, e che cosa gli Stati le hanno tolto. 7. Chi la governa, dove sta, chi la custodisce. 8. Gli elenchi dei mediatori. 9. Il primo caso. 10. Singapore firmata e mai ratificata. 11. Giappone: l'obbligo che non arresta il processo. 12. Due sole materie. 13. La conciliazione civile e il crollo dei seicentomila. 14. La conciliazione familiare: quindici a uno. 15. Il rōdō shinpan: la decisione che cade con un'opposizione. 16. Il pacchetto del 2023 e la transazione qualificata. 17. Le quattro esclusioni. 18. Il prezzo della certificazione. 19. L'esplosione del 2024. 20. Due modelli a confronto. 21. Che cosa può leggere l'Italia.

1. Perché questo dossier

Cina e Giappone sono i due paesi al mondo in cui la composizione non contenziosa delle liti ha le dimensioni più grandi, e sono anche i due che la organizzano nel modo più diverso possibile l'uno dall'altro. Vale la pena guardarli insieme perché fra il 2023 e il 2026 hanno fatto entrambi qualcosa di importante — il Giappone ha ratificato la Convenzione di Singapore e riscritto la propria legge sull'ADR; la Cina ha promosso, firmato, ratificato e messo in funzione una propria organizzazione internazionale della mediazione, e si è data per la prima volta un regolamento sulla mediazione commerciale — e le due traiettorie vanno esattamente in direzioni opposte.

Una premessa metodologica, che in questo dossier pesa più che negli altri della serie. Le fonti cinesi accessibili dall'esterno sono poche e disomogenee, e le statistiche giudiziarie provengono tutte dalla Corte suprema del popolo senza che alcun ente terzo, nazionale o internazionale, le certifichi. Le fonti giapponesi sono invece eccellenti e pubbliche, ma alcune tavole statistiche esistono solo in file di grandi dimensioni che non è stato possibile leggere. Ogni punto rimasto non verificato è segnalato in nota, come sempre in questa serie.

2. Il numero che spiega tutto

La Corte suprema del popolo cinese pubblica trimestralmente i dati principali dell'attività giudiziaria. Quelli del primo trimestre 2026 dicono questo: 3.482.900 procedimenti di mediazione preventiva (先行调解), di cui 1.193.600 conclusi con accordo, con una crescita del 205,11 per cento su base annua[1].

Per dare la misura: nel primo semestre 2025 i tribunali cinesi avevano ricevuto complessivamente 21.092.000 procedimenti di ogni tipo, di cui 13.829.000 cause civili e commerciali[2]. Tre milioni e mezzo di mediazioni preventive in un trimestre, contro poco meno di quattordici milioni di cause civili in un semestre. Il canale conciliativo pre-processuale cinese non è un'alternativa marginale al processo: è quantitativamente dello stesso ordine di grandezza del processo, e cresce molto più in fretta.

L'infrastruttura che regge questi volumi è giudiziaria e amministrativa insieme. A giugno 2025 2.883 tribunali di base avevano distaccato squadre di servizio processuale presso i centri integrati di governance sociale, per far passare la composizione dei conflitti «dal correre da più parti al risolvere in un solo luogo»; il canale detto «总对总», cioè la mediazione condotta autonomamente dagli organismi convenzionati attraverso la piattaforma telematica dei tribunali, aveva trattato 272.000 controversie nel primo semestre 2025, con una crescita dichiarata di dieci volte e mezzo sull'anno precedente[3].

Queste cifre vanno però lette con due cautele, e la seconda è oggi documentata. La prima è che nessun ente terzo audita la statistica giudiziaria cinese: l'unica fonte è la Corte suprema stessa. La seconda è che l'aumento non misura un mutamento del comportamento delle parti, ma un mutamento della regola di registrazione.

Il 27 dicembre 2024 la Corte suprema ha adottato, con effetto dal 1° gennaio 2025, un atto di indirizzo sulla rigorosa disciplina dell'iscrizione a ruolo e della mediazione nelle cause civili, che introduce il principio detto «先立后调»prima l'iscrizione a ruolo, poi la mediazione. L'atto dichiara di voler porre rimedio a tre prassi: la mediazione svolta prima dell'iscrizione a ruolo, la mediazione coattiva e le mediazioni che non si chiudono mai; fissa un termine di mediazione di quindici giorni nel rito ordinario e di sette nel rito semplificato, prorogabile di trenta con il consenso delle parti; e impone che, decorso il termine senza accordo, la causa passi alla trattazione[4]. Nel marzo 2026 il presidente della sezione competente della Corte suprema l'ha spiegato senza perifrasi: il principio «先立后调» porta «tutte le controversie giunte al tribunale dentro la gestione dell'intero flusso processuale» e serve a «smantellare il bacino di accumulo della mediazione pre-processuale»[5].

Ecco spiegato il balzo. Ciò che prima era 诉前调解, mediazione pre-processuale fuori ruolo e quindi non conteggiata, dal 1° gennaio 2025 viene iscritta a ruolo e contata come mediazione preventiva. Non è litigiosità in più che si compone: è contabilità diversa. La conferma sta nel dato semestrale: nel primo semestre 2026 le mediazioni preventive riuscite sono state 2.708.100, «1,81 volte» lo stesso periodo del 2025 — cioè più 81 per cento contro il più 205 del solo primo trimestre. L'effetto di riclassificazione si sta esaurendo man mano che il confronto anno su anno diventa omogeneo. Nello stesso semestre le cause civili e commerciali di primo grado sopravvenute sono calate dell'1,57 per cento, a 12.179.500[6].

3. Che cosa c'era prima, e che cosa è arrivato il 1° maggio 2026

Fino al 30 aprile 2026 la Cina aveva una sola legge sulla mediazione: la legge sulla mediazione popolare del 2010, che disciplina la mediazione di base — comitati di villaggio e di quartiere, mediatori volontari, controversie civili minori. La mediazione commerciale, quella delle camere di commercio, del consiglio per la promozione del commercio internazionale, dei centri specializzati e delle piattaforme giudiziarie, era priva di una disciplina generale di rango normativo: viveva di regolamenti locali (Shenzhen, Shanghai, Hainan), di regole delle singole istituzioni e delle circolari della Corte suprema sulla cosiddetta risoluzione diversificata delle controversie[7].

Il 6 gennaio 2026 il Primo ministro Li Qiang ha firmato il decreto del Consiglio di Stato n. 827, che promulga il regolamento sulla mediazione commerciale (商事调解条例): trentatré articoli, in vigore dal 1° maggio 2026[8].

Il comunicato ufficiale ne dichiara l'ambito materiale — commercio, investimenti, finanza, trasporti, immobiliare, costruzioni, proprietà intellettuale — e, soprattutto, l'assetto della competenza: la regia nazionale spetta al dipartimento amministrativo-giudiziario del Consiglio di Stato, cioè al Ministero della giustizia, cui è affidato di «guidare e regolare il lavoro a livello nazionale e formulare i piani complessivi per lo sviluppo del settore»; ai dipartimenti corrispondenti dei governi locali di livello di contea e superiore spetta l'ambito territoriale. Il regolamento contiene infine una clausola programmatica: lo Stato «coltiverà organismi di mediazione commerciale di influenza internazionale», ne rafforzerà la competitività, ne sosterrà l'attività transfrontaliera e ne incoraggerà gli scambi internazionali[9].

Il testo merita di essere letto, perché è più preciso del comunicato. La mediazione commerciale è definita come l'attività con cui le parti, «sotto la direzione di un organismo di mediazione commerciale», risolvono «volontariamente e amichevolmente» le controversie in quei settori; e l'organismo è per definizione senza scopo di lucro[10]. Per costituirne uno servono cinque requisiti: un promotore che sia persona giuridica non lucrativa, una denominazione che contenga le parole «商事调解», una sede e uno statuto, un patrimonio non inferiore a trecentomila renminbi e almeno cinque mediatori più un numero adeguato di dipendenti a tempo pieno[11]. Non è un regime di registrazione: è un'autorizzazione, che si chiede al dipartimento amministrativo-giudiziario del governo di livello municipale e si perde con la revoca del certificato di esercizio; l'elenco degli organismi è tenuto e pubblicato a livello provinciale[12].

I mediatori devono possedere uno di quattro titoli alternativi: abilitazione forense con tre anni di attività di mediazione, tre anni come avvocato, arbitro o notaio oppure come giudice o pubblico ministero, competenze specialistiche giuridiche, economiche o tecniche con qualifica professionale intermedia o superiore, ovvero tre anni di mediazione commerciale già svolti prima del regolamento con laurea magistrale. E c'è un comma che vale la pena leggere due volte: l'organismo può nominare mediatori scelti fra persone straniere dotate di «influenza professionale e credibilità», dandone semplice comunicazione all'autorità provinciale — deposito, non autorizzazione[13]. Nelle zone di libero scambio e nel porto franco di Hainan si spinge oltre: sono ammessi organismi di mediazione stranieri e si sperimentano mediatori che operino individualmente nelle controversie con elementi di estraneità[14].

La mediazione non è pubblica, salvo diverso accordo delle parti e sempre con il limite dei segreti di Stato, dei segreti commerciali altrui e della riservatezza personale; organismo e mediatore hanno obbligo di riservatezza salvo consenso scritto di tutte le parti; il mediatore ha obbligo di disclosure e di astensione, e non può poi partecipare al processo o all'arbitrato sulla stessa lite[15]. L'accordo, redatto per iscritto e sottoscritto dal mediatore con il timbro dell'organismo, «ha forza vincolante e le parti devono adempierlo» — efficacia contrattuale, non titolo esecutivo: per quello occorre la conferma giudiziale[16]. Le sanzioni sono pesanti: da centomila a trecentomila renminbi per chi esercita senza autorizzazione, fino alla revoca del certificato per le violazioni gravi, e da diecimila a centomila renminbi per il mediatore che violi la riservatezza con conseguenze gravi o che si presti a una mediazione fittizia, con sospensione da uno a tre anni[17].

Due elementi vanno sottolineati. Il primo è che la regia è del Ministero della giustizia, non della Corte suprema: la mediazione commerciale cinese viene costruita come settore amministrato, con una pianificazione di sviluppo, non come appendice del processo. Il secondo è la parola «coltivare»: uno Stato che si propone di far nascere per via amministrativa istituzioni di mediazione capaci di competere sul mercato internazionale dei servizi di composizione delle liti, e che per farlo apre la professione agli stranieri con un semplice deposito. In Europa non esiste nulla di simile, e non solo perché non ce ne sarebbe la capacità: perché non se ne concepisce l'idea.

4. Le due gambe dello stesso disegno

Quella clausola va letta insieme all'altra cosa che la Cina ha fatto nello stesso torno d'anni, e che è di gran lunga la più rilevante sul piano internazionale: la Organizzazione internazionale per la mediazione, in cinese 国际调解院, in inglese IOMed. Sono due gambe dello stesso disegno — l'una internazionale e pubblicistica, l'altra interna e industriale — e conviene esaminare la prima con la stessa attenzione tecnica che in questa serie si è dedicata alle leggi nazionali.

5. Una convenzione di sessantatré articoli e tre ratifiche

La Convenzione sull'istituzione dell'Organizzazione internazionale per la mediazione consta di sessantatré articoli. È stata aperta alla firma a Hong Kong e sottoscritta il 30 maggio 2025 da trentatré Stati fondatori, in una cerimonia con circa quattrocento rappresentanti di alto livello provenienti da ottantacinque paesi[18]. La ratifica cinese è stata deliberata nel giugno 2025 dal Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo. La Convenzione è entrata in vigore il 29 agosto 2025 per Cina, Nicaragua e Venezuela; l'organizzazione è stata inaugurata a Hong Kong il 20 ottobre 2025, con la prima riunione del Consiglio direttivo e otto Stati contraenti[19].

Il dato tecnico più significativo è la soglia di entrata in vigore: tre ratifiche. La Convenzione entra in vigore il trentesimo giorno dal deposito del terzo strumento[20]. È la soglia più bassa fra le convenzioni istitutive di organizzazioni internazionali comparabili, e dice qualcosa sulla priorità che i promotori hanno assegnato alla rapidità rispetto alla rappresentatività.

Alla data di questo dossier gli Stati firmatari sono quarantasei e gli Stati contraenti sedici, di cui uno — la Sierra Leone — entrato per adesione anziché per firma e ratifica. La traiettoria è documentata dai comunicati ufficiali: trentatré firmatari e nessuna ratifica il 30 maggio 2025; trentasette firmatari e otto contraenti il 20 ottobre 2025; quarantuno e tredici l'8 maggio 2026; quarantasei e sedici in agosto[21].

E qui c'è il dato geopolitico che non ha bisogno di commento: nessuno Stato membro dell'Unione europea, nessun paese del G7, nessuno Stato nordamericano figura fra i firmatari. L'unico Stato europeo firmatario è la Serbia, che ha anche ratificato; la Bielorussia ha ratificato. Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan coprono l'Asia centrale; il grosso è africano e latinoamericano[22]. Alla cerimonia di firma era presente il ministro degli esteri svizzero, che però non ha firmato[23].

6. Che cosa la IOMed può mediare, e che cosa gli Stati le hanno tolto

La competenza materiale è definita dall'articolo 24, ed è amplissima: l'Istituzione fornisce servizi di mediazione, su accordo delle parti anteriore o successivo all'insorgere della controversia, per le controversie fra Stati, per quelle fra uno Stato e i cittadini di un altro Stato e per le controversie commerciali internazionali fra soggetti privati[24]. L'articolo 25 amplia ulteriormente, per le liti interstatali, a «controversie di diritto e di fatto, disaccordi o qualunque questione di interesse» fra Stati contraenti — una formula deliberatamente più larga di quella che definisce la competenza della Corte internazionale di giustizia[25]. L'articolo 27 include, fra Stato contraente e cittadini di un altro Stato, le controversie commerciali o d'investimento: è qui che la IOMed entra in concorrenza funzionale con il centro ICSID[26].

Sul rapporto con gli altri meccanismi la Convenzione è esplicita, e il punto merita di essere fissato perché la divulgazione lo sbaglia spesso. L'articolo 38 dispone che le parti possano ricorrere alla mediazione in qualsiasi momento, abbiano o no già adito altri procedimenti; che la mediazione possa proseguire durante quegli altri procedimenti; che le parti possano convenire la sospensione dei termini di prescrizione per la durata della mediazione; e che la mediazione «non pregiudica il diritto delle parti di risolvere la controversia attraverso qualunque altro meccanismo disponibile»[27]. Non è alternativa alla Corte internazionale di giustizia o all'arbitrato d'investimento: è dichiaratamente complementare e cumulabile, senza alcuna clausola di esclusività né di litispendenza.

Va poi tenuta ferma una distinzione che si presta a fraintendimenti. Il procedimento è volontario: la mediazione è definita come processo in cui un terzo assiste le parti «senza avere il potere di imporre loro una soluzione», i princìpi sono volontarietà, imparzialità, indipendenza, buona fede, efficienza ed economicità, e il consenso è revocabile unilateralmente in qualsiasi momento[28]. L'accordo che ne esce, invece, «è vincolante per le parti e va eseguito in buona fede»[29]. Ma — ed è il punto decisivo — la Convenzione non istituisce alcun meccanismo di esecuzione forzata transnazionale. Non è una Convenzione di Singapore bis.

C'è infine la valvola di sicurezza dell'articolo 29: ogni Stato può notificare al depositario, al momento della ratifica o in qualunque momento successivo, una o più categorie di controversie fra quelle degli articoli 25 e 27 che non intende sottoporre all'Istituzione; la notifica non equivale a consenso per le altre e non impedisce di sottoporne una specifica; ed è modificabile o revocabile in ogni tempo[30].

Che uso ne hanno fatto gli Stati? La Cina ha escluso le proprie controversie in seno all'Organizzazione mondiale del commercio, dichiarando al contempo l'applicabilità della Convenzione a Hong Kong e Macao. Il Venezuela ha escluso le controversie relative ai propri «interessi vitali, quali l'indipendenza, la sovranità territoriale, la delimitazione marittima, gli interessi marittimi». Il Myanmar ha escluso le questioni «relative alla sovranità territoriale fra Stati, alla delimitazione delle frontiere marittime, ai diritti marittimi». Cuba ha escluso la sovranità sul territorio nazionale, l'ambiente e le risorse naturali, e persino le controversie commerciali o d'investimento fra uno Stato e i cittadini di un altro[31].

Il risultato è notevole: tre dei quattro Stati che hanno depositato dichiarazioni hanno escluso proprio la sovranità territoriale e la delimitazione marittima, cioè le materie che l'ampiezza dell'articolo 25 sembrava attrarre e per le quali una mediazione interstatale asiatica sarebbe più rilevante. Il consenso resta interamente sotto controllo statale, e revocabile.

7. Chi la governa, dove sta, chi la custodisce

La sede è a Hong Kong, per disposizione convenzionale, con facoltà di aprire uffici regionali[32]. Gli organi sono due: il Consiglio direttivo (理事会) e il Segretariato (秘书处), oltre agli elenchi dei mediatori e agli eventuali organi sussidiari[33]. Va corretta, perché circola, la ricostruzione che parla di una triade «Assemblea, Consiglio, Segretariato»: non esiste un'assemblea generale distinta dal Consiglio.

Il Consiglio è composto da un rappresentante per ciascuno Stato contraente ed elegge annualmente il presidente[34]. Fra le sue undici funzioni vi sono l'adozione del regolamento interno, dei regolamenti amministrativi e finanziari e della procedura di nomina del Segretario generale; e vi è un limite espresso: «Il Consiglio non può interferire in alcuna procedura di mediazione in corso»[35]. Le decisioni si adottano per quanto possibile per consenso, altrimenti a maggioranza dei presenti e votanti, con maggioranza qualificata dei due terzi per talune materie[36]. Il Segretario generale è rappresentante legale e primo funzionario dell'organizzazione, dura in carica cinque anni rinnovabili una volta, e partecipa alle riunioni del Consiglio senza diritto di voto[37]. Tutte le informazioni e i documenti relativi alle procedure di mediazione sono riservati, salvo diverso accordo delle parti[38].

Le cariche assegnate il 20 ottobre 2025: presidente del Consiglio direttivo Hua Chunying, viceministro degli esteri della Repubblica popolare cinese; vicepresidenti la venezuelana Tatiana Josefina Pugh Moreno e il keniano Willy Bett; Segretario generale la professoressa Teresa Cheng Yeuk-wah, già Secretary for Justice di Hong Kong; vicesegretario generale Sun Jin, già direttore dell'Ufficio preparatorio[39].

E infine l'articolo 62: depositario della Convenzione è il Governo della Repubblica popolare cinese[40]. Non il Segretario generale delle Nazioni Unite. Sede a Hong Kong, depositario a Pechino, presidenza del Consiglio a un viceministro degli esteri cinese, Segretariato affidato a un'ex ministra della giustizia di Hong Kong: l'intera infrastruttura giuridica dell'organizzazione è sotto sovranità cinese. Questo non è un giudizio, è la descrizione del testo convenzionale.

8. Gli elenchi dei mediatori

C'è però un dato che, più di ogni analisi geopolitica, dice a che punto sia realmente l'organizzazione. Sono i due elenchi dei mediatori, pubblicati sul sito ufficiale.

L'elenco dei mediatori per le controversie fra Stati, aggiornato al 17 giugno 2026, contiene ventisei nomi provenienti da sei paesi: cinque dal Nicaragua, cinque dal Kenya (fra cui Joyce Aluoch, già giudice della Corte penale internazionale), cinque dal Myanmar, cinque da Kiribati, tre dal Pakistan e tre dalla Cina (fra cui Ma Xinmin, direttore generale del dipartimento trattati e diritto del Ministero degli esteri)[41].

L'elenco generale dei mediatori, aggiornato al 20 aprile 2026, contiene settantotto nomi provenienti da tre soli paesi: ventinove dal Nicaragua, venticinque dal Myanmar, ventiquattro dalla Cina[42].

A un anno dall'inaugurazione, l'elenco generale dei mediatori dell'organizzazione mondiale della mediazione comprende esclusivamente cittadini cinesi, nicaraguensi e birmani. La spiegazione tecnica c'è — ciascuno Stato contraente ha facoltà, non obbligo, di designare i propri mediatori, e la maggior parte semplicemente non l'ha ancora esercitata — ma il fatto resta, e da solo misura la distanza fra l'ambizione dichiarata e lo stato dell'organizzazione.

9. Il primo caso

Nel maggio 2026, in occasione del Global Mediation Summit di Hong Kong — circa mille partecipanti da oltre sessanta giurisdizioni — il comunicato ufficiale della IOMed riferisce che «una controversia marittima è stata risolta con successo attraverso una mediazione amministrata dalla IOMed all'inizio di maggio»[43].

Qualche dettaglio in più è emerso poi. Si trattava di una controversia relativa a una catena di contratti di noleggio marittimo fra parti cinesi e singaporiane, mediata da un mediatore unico, l'avvocato marittimo di Hong Kong Rosita Lau, e chiusa con un accordo scritto che secondo il Segretario generale ha portato «le controversie lungo l'intera catena di noleggio a una conclusione piena ed effettiva». I nomi delle parti non sono stati resi noti, e l'organizzazione precisa che i dettagli sono stati divulgati solo con il consenso di tutti gli interessati[44]. Un particolare merita attenzione: Singapore non è firmataria della Convenzione, e la IOMed ha dichiarato di estendere i propri servizi «su base volontaria» anche a parti di Stati non firmatari.

Resta però il punto di metodo. La notizia è stata ripresa dalla stampa internazionale, ma tutte le riprese risalgono all'annuncio dell'organizzazione: non esiste una verifica indipendente, e un quotidiano di Hong Kong ha annotato che «l'annuncio manca di dettagli sostanziali sulla controversia stessa, il che rende difficile una valutazione indipendente»[45]. È coerente con l'articolo 33 sulla riservatezza, il che è al tempo stesso la giustificazione e il problema: un'organizzazione internazionale la cui unica attività nota in un anno di operatività è un caso di cui si conosce quel che essa stessa ha scelto di raccontare.

Il Consiglio ha nel frattempo adottato i regolamenti: regole per la mediazione fra Stati, regole per la mediazione commerciale e d'investimento internazionale, codice di condotta dei mediatori, regole su onorari e spese, oltre a note esplicative e a un tariffario. La clausola contrattuale modello prevede la sottoposizione alla IOMed secondo le regole di mediazione commerciale e d'investimento; onorari del mediatore e spese di struttura si dividono in parti uguali fra le parti, salvo diverso accordo[46].

10. Singapore firmata e mai ratificata

La Convenzione delle Nazioni Unite sugli accordi transattivi internazionali derivanti dalla mediazione, firmata a Singapore nel 2019, è lo strumento che rende direttamente esecutivi negli Stati parte gli accordi conclusi in mediazione commerciale internazionale. Al momento conta settantaquattro Stati firmatari e ventidue Stati parte[47].

La Cina l'ha firmata il 7 agosto 2019 e non l'ha mai ratificata[48]. Il Giappone l'ha ratificata il 1° ottobre 2023, con entrata in vigore il 1° aprile 2024, e ha adottato una legge attuativa dedicata[49].

Il contrasto è la cosa più eloquente di tutta la parte cinese. In sette anni la Cina non ha ratificato la convenzione multilaterale che avrebbe reso eseguibili all'estero gli accordi di mediazione conclusi dalle proprie imprese; nello stesso periodo ha promosso, firmato, ratificato e messo in funzione una convenzione propria, di cui è depositaria, che ospita sul proprio territorio, che non prevede alcun meccanismo di esecuzione transfrontaliera e il cui articolo 40 si limita a dichiarare l'accordo vincolante e da eseguirsi in buona fede. La preferenza rivelata è per lo strumento istituzionale controllato, non per lo strumento esecutivo multilaterale. Non risultano dichiarazioni ufficiali cinesi che spieghino la mancata ratifica[50].

11. Giappone: l'obbligo che non arresta il processo

Il Giappone conosce da decenni un principio che si chiama 調停前置主義, letteralmente «principio della conciliazione anteposta». Sta nell'articolo 257 della legge sul procedimento nelle cause familiari, ed è formulato così:

«Chi intenda proporre domanda giudiziale relativamente a una causa per la quale può svolgersi la conciliazione ai sensi dell'articolo 244 deve anzitutto proporre al tribunale della famiglia istanza di conciliazione familiare.»[51]

Fin qui somiglia alla nostra condizione di procedibilità. Ma il secondo comma cambia tutto:

«Qualora la domanda sia proposta senza previa istanza di conciliazione familiare, il tribunale deve d'ufficio rimettere la causa alla conciliazione familiare. Ciò non vale, tuttavia, quando il tribunale ritenga inopportuno rimettere la causa alla conciliazione.»[52]

Il giudice adito non dichiara la domanda improcedibile. La rimette d'ufficio alla conciliazione — e può anche non farlo, se lo ritiene inopportuno. Il processo non si arresta mai: si sposta. È una differenza di tecnica che ha conseguenze pratiche enormi, e che un lettore italiano dovrebbe considerare a lungo: da noi l'obbligo produce un'eccezione processuale, un'udienza dedicata a discuterla, una pronuncia sul punto e talvolta un'impugnazione; in Giappone produce un provvedimento di trasmissione. Nessuno perde la causa perché ha sbagliato l'adempimento.

12. Due sole materie

L'ambito è definito per rinvio: le cause di stato e le altre cause familiari, con esclusione delle materie di volontaria giurisdizione non disponibili[53]. Le cause di stato sono quelle relative al matrimonio (nullità, annullamento, divorzio, annullamento del divorzio consensuale, accertamento del vincolo), alla filiazione (disconoscimento, riconoscimento, annullamento del riconoscimento, dichiarazione giudiziale di paternità) e all'adozione[54].

Un dettaglio tecnico raffinato: divorzio e scioglimento dell'adozione sono soggetti alla conciliazione anteposta ma sono esclusi dal cosiddetto «provvedimento corrispondente all'accordo», l'istituto per cui il tribunale, accertati i fatti e ritenuto legittimo l'accordo, pronuncia un provvedimento che vi corrisponde[55]. La ragione è elegante: nelle cause di stato indisponibili l'accordo delle parti non basta e serve un accertamento giudiziale; nel divorzio, invece, l'accordo è di per sé sufficiente e produce direttamente il divorzio conciliativo.

La seconda e ultima ipotesi di conciliazione preventiva obbligatoria giapponese sta nella legge sulla conciliazione civile, e riguarda le domande di revisione del canone di locazione fondiaria o immobiliare: chi vuole agire deve prima proporre istanza di conciliazione, e in mancanza il giudice deve rimettere d'ufficio[56].

Ecco il confronto che vale la pena tenere a mente. Il Giappone ha due sole ipotesi di conciliazione preventiva obbligatoria: le cause di famiglia e la revisione dei canoni. Nessuna condizione di procedibilità in materia commerciale, bancaria, assicurativa, sanitaria, condominiale, societaria, di responsabilità civile automobilistica. L'Italia ne conta oggi oltre una dozzina.

13. La conciliazione civile e il crollo dei seicentomila

La conciliazione civile giapponese (民事調停) è disciplinata da una legge del 1951 e ha due caratteristiche che in Europa non si trovano insieme. La prima è l'efficacia dell'accordo: «Quando in sede di conciliazione si perfeziona l'accordo fra le parti e questo viene verbalizzato, la conciliazione si intende conclusa e la verbalizzazione ha la medesima efficacia della transazione giudiziale»[57]. Cioè titolo esecutivo immediato, senza alcun procedimento di omologazione.

La seconda è il celebre «provvedimento in luogo della conciliazione», l'articolo 17: quando il collegio conciliativo non riesce a far raggiungere l'accordo e il tribunale lo ritenga opportuno, questo può, sentiti i conciliatori e valutando equamente l'interesse di entrambe le parti e tutte le circostanze, emettere d'ufficio il provvedimento necessario a risolvere la causa, nei limiti di quanto le parti hanno chiesto, e può condannare al pagamento di somme o alla consegna di beni[58]. Il provvedimento, però, perde efficacia se una parte propone opposizione entro due settimane[59].

I volumi raccontano una storia che vale la pena non fraintendere. Le nuove conciliazioni civili sono state 56.115 nel 1989, 248.833 nel 1998, 615.313 nel 2003 — il picco storico — poi 150.161 nel 2008, 47.596 nel 2013, e infine 30.209 nel 2024 e 30.440 nel 2025[60].

Un crollo da seicentoquindicimila a trentamila casi in vent'anni sembrerebbe il fallimento di un istituto. Non lo è. È quasi interamente spiegato da una sottocategoria: la conciliazione dei debitori sovraindebitati (特定調停), introdotta da una legge del dicembre 1999 come regime speciale rispetto alla conciliazione civile ordinaria, per favorire il risanamento economico di chi rischia l'insolvenza[61]. Questa era passata da 210.866 casi nel 2000 a 537.071 nel 2003, per poi svuotarsi — 102.688 nel 2008, 3.849 nel 2013, 1.556 nel 2025 — travolta dalle pronunce della Corte suprema sugli interessi eccedenti e dal ricorso diretto alle procedure concorsuali[62].

Tolta quella bolla, la conciliazione civile giapponese ordinaria è stabile da un decennio attorno alle trentamila cause l'anno, con una durata media di 3,4 mesi nel 2024 e 3,6 nel 2025[63]. È un dato che vale la pena mettere accanto ai numeri italiani, perché la conciliazione civile giapponese è volontaria e non ha alcuna condizione di procedibilità a sostenerla.

E quanto funziona? Nel 2025 le conciliazioni civili definite sono state 30.005, di cui 7.107 chiuse con accordo — il 23,7 per cento. Preso da solo, il numero è modesto e trarrebbe in inganno. Vanno aggiunte le 10.900 chiuse con il provvedimento dell'articolo 17, che è anch'esso una definizione vincolante se nessuno vi si oppone entro due settimane. Sommando le due voci si arriva al 60 per cento (60,2 nel 2024, 60,0 nel 2025): due conciliazioni civili giapponesi su tre si chiudono con un esito che vincola le parti, e in circa un caso su tre a farlo è il collegio, non l'accordo[64]. Il provvedimento in luogo della conciliazione non è dunque una curiosità dottrinale: è il motore quantitativo dell'istituto.

14. La conciliazione familiare: quindici a uno

Sul versante familiare i numeri sono di un altro ordine, e sono la vera misura del sistema giapponese. Le nuove conciliazioni familiari sono state 85.219 nel 1989, 107.559 nel 1998, 136.125 nel 2003, 139.593 nel 2013 — il picco — e 129.993 nel 2025. Le cause di stato, cioè i processi familiari veri e propri, sono state 8.763 nel 2025[65].

Quasi quindici conciliazioni per ogni processo. La conciliazione anteposta dell'articolo 257 non è una formalità da attraversare: è il canale principale della giustizia familiare giapponese, e il processo è il residuo. Il prezzo si vede nella durata, in crescita costante: la conciliazione familiare durava in media 4,6 mesi nel 1989, fra 4,6 e 6 mesi negli anni Novanta e Duemila, e 7,2 mesi tanto nel 2024 quanto nel 2025[66].

Quanto agli esiti: nel 2025 le conciliazioni familiari definite sono state 128.123, di cui 59.470 chiuse con accordo, cioè il 46,4 per cento (45,7 nel 2024). Ma anche qui il conto va allargato, perché il tribunale della famiglia dispone di due provvedimenti che chiudono la lite senza accordo formale: il provvedimento corrispondente all'accordo dell'articolo 277, che nel 2025 vale 956 casi, e il provvedimento in luogo della conciliazione dell'articolo 284, che ne vale 13.688. Sommando, si arriva al 58 per cento di definizioni con esito vincolante — 58,3 nel 2024, 57,9 nel 2025. Le conciliazioni fallite sono un quinto del totale, i ritiri un sesto[67].

15. Il rōdō shinpan: la decisione che cade con un'opposizione

Il terzo istituto giapponese è probabilmente il più interessante da importare concettualmente, e non ha equivalenti in Europa. Si chiama 労働審判, procedimento arbitrale del lavoro, ed è retto da una legge del 12 maggio 2004 in vigore dal 1° aprile 2006[68].

Un collegio composto da un giudice togato e due membri laici — uno di designazione datoriale, uno sindacale — esamina la controversia individuale di lavoro. La legge impone che l'istruttoria si chiuda, salvo circostanze speciali, entro tre udienze[69]. Il collegio tenta la conciliazione; se non riesce, decide: accerta i rapporti giuridici fra le parti, può condannare al pagamento di somme o alla consegna di beni e può stabilire qualunque altra cosa ritenga adeguata a risolvere la controversia. Il provvedimento è motivato e si notifica; l'efficacia decorre dalla notifica[70].

E poi il congegno. Se una parte propone opposizione tempestiva, il provvedimento cade e la controversia si trasforma automaticamente in un processo ordinario davanti al tribunale distrettuale, retrodatato al momento del deposito dell'istanza iniziale[71]. Nessuna decadenza, nessuna perdita di tempo, nessun costo aggiuntivo per chi non accetta.

È un modello di decisione condizionata al consenso: unisce l'autorevolezza di un provvedimento giudiziale motivato, reso da un collegio in cui siedono le due parti sociali, alla revocabilità di un accordo. Chi lo accetta ottiene un titolo in tre udienze; chi non lo accetta non perde nulla. I volumi sono stabili: 877 procedimenti nel primo anno, 3.678 nel 2013, 3.907 nel 2020, 3.447 nel 2025[72].

E funziona. Dei 3.451 procedimenti definiti nel 2024, 2.263 — il 65,6 per cento — si sono chiusi con un accordo conciliativo davanti al collegio, e altri 652 — il 18,9 per cento — con il provvedimento. Definizione consensuale o decisoria nell'84,5 per cento dei casi; i ritiri sono il 7,8 per cento e le chiusure per inidoneità del caso al rito il 6,6[73]. La durata media dei procedimenti definiti dal 2006 al 2024 è di 82,6 giorni, e il 65,5 per cento si chiude entro tre mesi dal deposito[74]. Tre udienze, meno di tre mesi, cinque casi su sei chiusi: vale la pena confrontarlo con il nostro tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di lavoro, oggi in gran parte svuotato di funzione.

16. Il pacchetto del 2023 e la transazione qualificata

Nella primavera del 2023 la Dieta giapponese ha approvato tre riforme coordinate, tutte operative dal 1° aprile 2024: la revisione della legge sull'arbitrato, la legge attuativa della Convenzione di Singapore e la revisione della legge sulla promozione dell'utilizzo delle procedure extragiudiziali di risoluzione delle controversie[75].

La terza è quella che conta di più, perché introduce nell'ordinamento interno una figura nuova, il 特定和解, la «transazione qualificata»: «la transazione conclusa fra le parti nell'ambito di una procedura certificata di risoluzione delle controversie, per la quale sia stato convenuto che in base ad essa possa procedersi a esecuzione forzata civile»[76].

Il meccanismo è un provvedimento di esecutività (執行決定), disciplinato in tredici commi. La parte che intende eseguire deposita al tribunale distrettuale il testo della transazione e un attestato dell'organismo o del mediatore che certifichi che essa è stata conclusa in una procedura certificata. La competenza è esclusiva. Il tribunale deve emettere il provvedimento, salvo che debba rigettare l'istanza per uno dei motivi tassativamente elencati — accoglimento vincolato, rigetto tassativo[77].

I motivi di rigetto sono sette, e per i primi cinque l'onere della prova è del resistente: che la transazione sia invalida, annullata o comunque priva di efficacia; che il contenuto dell'obbligazione non sia determinabile; che l'obbligazione si sia estinta per adempimento o altra causa; che l'organismo o il mediatore abbiano gravemente violato la legge, il regolamento ministeriale o le regole procedurali, incidendo sulla formazione della transazione; che il mediatore abbia omesso di rivelare fatti idonei a far dubitare della propria imparzialità o indipendenza, quando il fatto sia grave e abbia inciso sulla transazione; che la materia non sia transigibile; che l'esecuzione sia contraria all'ordine pubblico o al buon costume[78]. L'udienza è obbligatoria — il tribunale non può decidere senza discussione orale o senza un'udienza a cui entrambe le parti possano partecipare — e contro il provvedimento è dato reclamo immediato entro due settimane[79].

Chi conosce la Convenzione di Singapore riconoscerà l'architettura: i motivi di rigetto ricalcano quasi letteralmente il suo articolo 5. Il Giappone ha costruito due binari paralleli con la stessa ingegneria: uno interno, per le transazioni certificate nazionali, e uno internazionale, per gli accordi coperti dalla Convenzione. È un lavoro legislativo notevolmente pulito, e vale la pena guardarlo perché è esattamente ciò che l'Italia non ha fatto quando ha recepito la direttiva del 2008.

17. Le quattro esclusioni

L'esecutività diretta non vale per tutto. La legge ne esclude quattro categorie: le transazioni relative a controversie da contratto fra consumatore e professionista; quelle relative a controversie individuali di lavoro; quelle relative a controversie di stato e familiari; e quelle che costituiscono «accordi transattivi internazionali» ai sensi della legge attuativa della Convenzione di Singapore, per evitare la sovrapposizione dei due regimi[80].

La terza esclusione ha però un'eccezione che merita di essere segnalata a un lettore italiano: la materia familiare è esclusa dall'esecutività diretta tranne per i crediti pecuniari relativi agli obblighi di mantenimento elencati dalla legge sull'esecuzione civile — assegni per i figli, contributi al mantenimento della famiglia[81]. Cioè: il Giappone tiene fuori la famiglia dall'esecutività automatica, ma ci rimette dentro esattamente il punto in cui l'inadempimento è il problema sociale reale.

18. Il prezzo della certificazione

Tutti questi effetti dipendono da una parola: certificata. Il sistema giapponese ruota attorno all'autorizzazione ministeriale degli organismi ADR, ed è costruito in modo che sia facoltativa. Chi non la chiede può mediare lo stesso: semplicemente non ottiene nulla di quanto segue.

Il primo effetto riguarda la prescrizione. Se la procedura certificata si chiude perché non vi è prospettiva di accordo e la parte propone domanda giudiziale entro un mese dalla comunicazione, ai fini della prescrizione la domanda si considera proposta alla data della richiesta in sede ADR[82]. Non una sospensione, non un'interruzione: una retrodatazione.

Il secondo riguarda il processo pendente. Se fra le stesse parti pende una causa e vi è una procedura certificata in corso, oppure un accordo delle parti di ricorrervi, il giudice può — su istanza congiunta di entrambe — sospendere il processo per un periodo determinato non superiore a quattro mesi[83].

Il terzo è il più interessante di tutti, ed è la norma-chiave del sistema. Chi, prima di proporre la domanda, si è rivolto a un organismo certificato e la procedura si è chiusa senza prospettiva di accordo, è esonerato dall'obbligo di conciliazione preventiva tanto in materia familiare quanto in materia di canoni; il giudice conserva soltanto la facoltà di rimessione d'ufficio, se lo ritiene opportuno[84]. In Giappone l'ADR privato certificato sostituisce la conciliazione giudiziale obbligatoria. In Italia non esiste nulla del genere.

Il quarto è l'esecutività della transazione qualificata, di cui si è detto.

Che cosa chiede in cambio il Ministero? Sedici criteri di certificazione, che vale la pena scorrere perché descrivono un'idea precisa di che cosa debba essere un organismo di mediazione: delimitazione dell'ambito materiale in ragione delle competenze specialistiche; capacità di nominare mediatori adeguati a quell'ambito; metodo di nomina e meccanismo di ricusazione; misure che impediscano influenze indebite quando l'organismo tratti controversie in cui è parte la propria controllante o una propria controllata; se il mediatore non è avvocato, misure che assicurino la possibilità di ottenere il parere di un avvocato quando la procedura richieda conoscenze specialistiche; modalità delle comunicazioni; definizione dello svolgimento standard della procedura; requisiti e forma dell'istanza; procedura per informare senza indugio l'altra parte e verificarne l'adesione; conservazione e restituzione dei documenti; tutela dei segreti delle parti e dei terzi; requisiti per la chiusura su iniziativa delle parti; obbligo del mediatore di chiudere senza indugio quando non vi sia prospettiva di accordo; riservatezza a carico di organi, dipendenti e mediatori; compensi e spese, con l'espresso requisito che non siano manifestamente iniqui; disciplina dei reclami[85].

Al 2026 gli organismi certificati attivi sono centosettantadue[86]. È il punto che distingue il modello giapponese da tutti gli altri esaminati in questa serie: lo Stato non impone la mediazione, la prezza. Non dice al cittadino «devi passare di qui»; dice all'organismo «se ti sottoponi a questi sedici criteri, ai tuoi utenti attribuisco effetti processuali e sostanziali che altrimenti non avrebbero».

19. L'esplosione del 2024

La statistica ufficiale del Ministero della giustizia sull'attività degli organismi certificati, aggiornata al gennaio 2026, contiene un dato che va guardato due volte[87]:

  • esercizio 2018 (aprile 2018 — marzo 2019) — 157 organismi, 1.654 casi ricevuti
  • esercizio 2021 — 163 organismi, 897 casi ricevuti
  • esercizio 2022 — 168 organismi, 1.225 casi ricevuti
  • esercizio 2023 — 170 organismi, 2.938 casi ricevuti
  • esercizio 2024 (aprile 2024 — marzo 2025) — 171 organismi, 16.780 casi ricevuti, 10.207 definiti, 5.568 pendenti

In due esercizi il carico passa da 1.225 a 16.780 casi ricevuti — quasi quattordici volte — mentre il numero degli organismi resta praticamente fermo. Nei diciotto anni precedenti il sistema non aveva mai superato i 1.700 casi l'anno; il cumulato dal 2007 è di 36.775 casi ricevuti, il che significa che quasi la metà di tutta la storia dell'ADR certificato giapponese sta nell'ultimo esercizio.

Gli esercizi giapponesi vanno da aprile a marzo — il che va tenuto presente, perché non sono anni solari — e l'esercizio 2024 coincide esattamente con l'entrata in vigore del regime della transazione qualificata, il 1° aprile 2024. La correlazione temporale è perfetta. Il nesso causale, però, non è dimostrato dalla fonte, che non disaggrega né per organismo né per materia: la concentrazione di un contenzioso seriale presso pochissimi organismi è un'ipotesi alternativa altrettanto plausibile, e il documento ministeriale non consente di scegliere fra le due[88]. Va detto così — ed è comunque, in valore assoluto, il fenomeno più significativo dell'ADR giapponese degli ultimi vent'anni.

Due contrappunti aiutano a misurarlo. Il primo: l'ADR pubblico del consumo, cioè la commissione per la risoluzione delle controversie del Centro nazionale per la vita dei cittadini, riceve centoventicinque-centoquarantacinque domande l'anno e chiude con accordo circa il 68 per cento dei procedimenti definiti nel merito — un tasso stabile e molto alto, su volumi minuscoli[89]. Il secondo: l'istituzione arbitrale giapponese ha registrato sessantanove arbitrati in cinque anni, meno di quattordici all'anno, e la sua attività di mediazione amministrata è statisticamente prossima allo zero: nell'esercizio più recente, un procedimento sopravvenuto e due definiti[90]. Vale per il Giappone la stessa proposizione che vale per i paesi nordici: la mediazione commerciale istituzionale non esiste; quel che esiste è la conciliazione giudiziale, e ora l'ADR certificato incardinato negli effetti processuali che lo Stato gli attribuisce.

20. Due modelli a confronto

Conviene mettere in fila le differenze, perché sono sistematiche e non casuali.

Sui volumi. La Cina conta milioni di mediazioni preventive per trimestre; il Giappone circa 164.000 procedimenti conciliativi all'anno fra conciliazione civile (30.440), conciliazione familiare (129.993) e procedimento arbitrale del lavoro (3.447), più 16.780 casi di ADR privato certificato. In Cina la composizione preventiva è dell'ordine di grandezza del processo; in Giappone è dominante nel familiare (quindici a uno) e minoritaria nel civile.

Sull'obbligatorietà. La Cina non ha alcuna condizione di procedibilità generale: la spinta è amministrativa e organizzativa — la piattaforma è del giudice, i tribunali distaccano squadre nei centri di governance sociale, il canale convenzionato è misurato e incentivato. Il Giappone ha due sole ipotesi legali, e la sanzione non è l'improcedibilità ma la rimessione d'ufficio, con esonero per chi sia già passato da un organismo certificato.

Sull'esecutività. Il Giappone ha tre regimi: la conciliazione giudiziale, che ha efficacia di transazione giudiziale ipso iure, senza omologazione; la transazione qualificata in ADR certificato, con provvedimento a accoglimento vincolato e rigetto tassativo; gli accordi internazionali, retti dalla legge attuativa della Convenzione di Singapore. La Cina non ha esecutività diretta: esiste un procedimento di conferma giudiziale degli accordi conciliativi, su istanza, di cui però non è stato possibile verificare né gli articoli né i volumi[91].

Sul rapporto con lo Stato. In Cina il mediatore è infrastruttura pubblica: la piattaforma appartiene al giudice, l'organismo è iscritto presso l'amministrazione giudiziaria, e il regolamento del 2026 affida al Ministero della giustizia perfino la pianificazione di sviluppo del settore. In Giappone l'autorizzazione è facoltativa: chi non la chiede media comunque, ma non ottiene retrodatazione della prescrizione, sospensione del processo, esonero dalla conciliazione anteposta né esecutività.

Sulla direzione strategica. La Cina costruisce istituzioni proprie, con controllo sovrano su sede, depositario e presidenza, e rifiuta da sette anni lo strumento multilaterale che renderebbe eseguibili all'estero gli accordi delle proprie imprese. Il Giappone aderisce ai regimi multilaterali esistenti e vi adegua l'ordinamento interno con tre riforme coordinate.

Un'ultima misura, imperfetta ma utile. Il sotto-fattore del Rule of Law Index del World Justice Project che valuta accessibilità, imparzialità ed efficacia dei meccanismi alternativi dà per il 2025: Giappone 0,813, Corea del Sud 0,859, Hong Kong 0,786, Singapore 0,776, Cina 0,648, Italia 0,693. Nel decennio, il Giappone scende da 0,872 a 0,813; la Cina sale da 0,516 a 0,648, ma quasi tutto il guadagno si concentra fra il 2015 e il 2019 (0,516 → 0,669) e da allora la serie è ferma o in leggero calo[92]. Va aggiunta la cautela metodologica che questa serie di dossier applica sempre ai dati percettivi: in contesti in cui la magistratura non è indipendente dal potere politico, un indice costruito su percezioni di esperti e sondaggi di popolazione misura qualcosa di diverso da ciò che misura altrove.

21. Che cosa può leggere l'Italia

La prima lezione è giapponese e riguarda la sanzione. Il Giappone ha un obbligo di conciliazione preventiva in materia familiare da decenni, e lo fa funzionare senza improcedibilità: chi non l'ha adempiuto vede la propria causa trasmessa alla conciliazione, non respinta. Il processo non si arresta, non nasce un'eccezione da discutere, non si perde un grado di giudizio per un errore procedurale. Da noi l'apparato contenzioso che si è costruito attorno alla condizione di procedibilità — eccezioni, udienze dedicate, ordinanze, impugnazioni, contrasti giurisprudenziali sulla partecipazione personale, sull'effettività del primo incontro, sulla delega — è probabilmente costato più tempo di quanto la mediazione ne abbia risparmiato. Il modello della rimessione d'ufficio, sostituito a quello dell'improcedibilità, eliminerebbe l'intero contenzioso a valle senza togliere nulla all'obbligo.

La seconda è che si può regolare la mediazione senza obbligare a mediare. Il Giappone non certifica gli organismi per autorizzarli a operare: certifica per attribuire effetti. Chi passa da un organismo certificato ottiene la retrodatazione della prescrizione, la sospensione del processo pendente, l'esonero dalla conciliazione preventiva obbligatoria e l'esecutività dell'accordo. Chi non ci passa media lo stesso, e non ottiene niente. È un sistema di incentivi che non toglie libertà a nessuno e che seleziona la qualità attraverso i vantaggi anziché attraverso il divieto. La differenza con il nostro sistema — dove l'accreditamento è una condizione di esistenza, e il valore aggiunto per l'utente è modesto — è profonda.

La terza è il rōdō shinpan, e vale la pena pensarci sul serio. Un collegio con un giudice e le due parti sociali, tre udienze al massimo, un provvedimento motivato che accerta e condanna, e la possibilità per chiunque non lo accetti di farlo cadere con una semplice opposizione, trasformando il tutto in un processo ordinario retrodatato. È una soluzione che dà al conciliatore l'autorevolezza di una decisione senza toglierne alle parti il controllo; produce trentaquattromila accordi in dieci anni; e costa infinitamente meno di un processo. Il nostro tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di lavoro, per confronto, è oggi un passaggio quasi privo di contenuto.

La quarta è sull'esecutività, e riguarda l'ingegneria legislativa. Il Giappone ha ratificato la Convenzione di Singapore e poi ne ha replicato l'architettura all'interno, costruendo due binari con gli stessi motivi di rigetto: accoglimento vincolato, elenco tassativo, udienza obbligatoria, reclamo in due settimane. L'Italia non ha ratificato la Convenzione di Singapore, e il suo regime di esecutività degli accordi di mediazione è tuttora costruito attorno alla sottoscrizione degli avvocati e all'omologazione. Se un giorno si volesse ripensarlo, l'articolo giapponese è un modello di scrittura da tenere sul tavolo.

La quinta è cinese, e non è tecnica. La Cina ha capito, prima e meglio di chiunque altro, che la composizione delle liti è anche uno strumento di politica estera. Ha costruito un'organizzazione internazionale della mediazione con sede a Hong Kong, depositario a Pechino, presidenza a un viceministro degli esteri e quarantasei firmatari, nessuno dei quali europeo o nordamericano; e nello stesso momento si è data un regolamento interno che incarica il proprio Ministero della giustizia di «coltivare organismi di influenza internazionale». Che la IOMed a oggi abbia un elenco di mediatori composto da cittadini di tre soli paesi e un unico caso annunciato non verificabile, non toglie nulla al fatto che l'iniziativa esista, cresca e non abbia contraltari. In Europa, dove pure la mediazione è materia di direttive dal 2008, nessuno ha mai pensato di costruire un'istituzione internazionale della composizione amichevole. Vale la pena chiedersi perché.

La sesta, infine, è una cautela sui numeri, ed è quella che mi sta più a cuore. Tre milioni e mezzo di mediazioni in un trimestre è una cifra che nessun paese europeo può nemmeno immaginare, e che sarà citata a lungo. Ma quella cifra non misura ciò che sembra misurare: il salto del duecento per cento non è litigiosità che si compone, è una direttiva della Corte suprema che dal 1° gennaio 2025 ha imposto di iscrivere a ruolo prima di mediare, facendo emergere nella statistica un flusso che prima le sfuggiva. Chi cita il dato senza citare la direttiva descrive un fenomeno che non è avvenuto. È il rischio di tutte le statistiche giudiziarie, comprese le nostre, ed è un rischio che nessun ordinamento corre più della Cina, dove l'unica fonte è l'autorità che quel dato produce e nessun ente terzo lo verifica.


Note

[1] Corte suprema del popolo della Repubblica popolare cinese, 最高人民法院公布2026年第一季度司法审判工作主要数据, 14 aprile 2026: 「先行调解案件348.29万件,调解成功119.36万件,同比增长205.11%」. Il medesimo comunicato riferisce che il 63,24 per cento delle parti e degli avvocati sceglie in prima istanza l'atto introduttivo strutturato al momento dell'iscrizione a ruolo, in crescita di 9,76 punti sul quarto trimestre 2025.

[2] Corte suprema del popolo, 最高人民法院公布2025年上半年司法审判工作主要数据, 21 luglio 2025: 「全国法院受理各类审判执行案件2109.2万件(刑事案件76.7万件,民商事案件1382.9万件,行政案件38.1万件,执行案件560.8万件)」. Nello stesso semestre le mediazioni preventive erano 2.316.000, di cui 1.493.000 chiuse con accordo; nel solo secondo trimestre 1.072.000 accordi, con crescita del 176,1 per cento sul trimestre precedente.

[3] Ibidem: 「截至6月底,2883家基层法院派出诉讼服务团队入驻综治中心,促推纠纷化解从'多头跑'向'一站解'转变」; canale «总对总», 272.000 controversie, 「同比增长10.3倍」. Per il primo trimestre 2026, 166.000 controversie mediate dagli organismi convenzionati sotto la direzione dei tribunali, in crescita del 13,28 per cento (comunicato cit. alla nota [1]).

[4] 最高人民法院关于严格依法规范民事案件立案与调解工作的意见, adottato il 27 dicembre 2024 e in vigore dal 1° gennaio 2025: 「对符合法律规定条件的民事起诉,人民法院应当严格依法登记立案」 (le domande civili che soddisfano i requisiti di legge devono essere iscritte a ruolo); 「调解期限自调解员或调解组织签字接收法院移送材料之日起计算。适用普通程序的调解期限为15日,适用简易程序的调解期限为7日」 (il termine di mediazione decorre dalla ricezione degli atti trasmessi dal tribunale ed è di quindici giorni nel rito ordinario e di sette nel rito semplificato, con proroga di trenta giorni su consenso delle parti); 「登记立案后调解不成,或调解期限届满一方当事人不同意继续调解的,应当转入审理程序依法办理」. L'atto dichiara di voler correggere le prassi del 「未经立案先行调解、强制调解、久调不决」. Resta fermo che la statistica giudiziaria cinese proviene esclusivamente dalla Corte suprema del popolo e non è sottoposta ad audit di alcun ente terzo, nazionale o internazionale.

[5] Intervista a 钱晓晨, presidente della sezione competente per l'iscrizione a ruolo della Corte suprema del popolo, 10 marzo 2026: 「"先立后调"刚性原则,将所有诉至法院的纠纷案件均纳入审判全流程管理」; 「拆除诉前调解"蓄水池"」; 「做实应立必立、能调尽调、当判则判、实质解纷」.

[6] Corte suprema del popolo, 最高人民法院公布2026年上半年司法审判工作主要数据, 16 luglio 2026: 「全国法院先行调解成功各类案件270.81万件,是去年同期的1.81倍」; 「受理民商事一审案件1217.95万件,同比下降1.57%」; 「受理各类案件2131.65万件,同比上升1.15%」.

[7] 中华人民共和国人民调解法, adottata dal Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo il 28 agosto 2010 e in vigore dal 1° gennaio 2011. Art. 7: 「人民调解委员会是依法设立的调解民间纠纷的群众性组织。」 Art. 8: i comitati di villaggio e di quartiere istituiscono comitati di mediazione popolare, composti da tre a nove membri con un presidente ed eventuali vicepresidenti, con obbligo di comprendere membri donne e, nelle zone plurietniche, membri delle minoranze meno numerose. Art. 31: 「经人民调解委员会调解达成的调解协议,具有法律约束力,当事人应当按照约定履行。」 Art. 33: le parti possono, entro trenta giorni dall'efficacia dell'accordo, chiedere congiuntamente al tribunale la conferma giudiziale; se confermato valido e una parte non adempie, l'altra può chiedere l'esecuzione forzata. La mediazione preventiva è disciplinata dall'art. 125 del codice di procedura civile — 「当事人起诉到人民法院的民事纠纷,适宜调解的,先行调解,但当事人拒绝调解的除外。」 — numerazione confermata per la versione risultante dall'emendamento del 1° settembre 2023, in vigore dal 1° gennaio 2024 (era l'art. 122 nelle versioni 2012 e 2017). La conferma giudiziale degli accordi conciliativi sta agli artt. 205 e 206 del medesimo codice: istanza congiunta entro trenta giorni dall'efficacia dell'accordo, al tribunale che ha invitato l'organismo alla mediazione preventiva ovvero, se la mediazione si è svolta autonomamente, al tribunale di base del domicilio di una parte, del luogo del bene o della sede dell'organismo; il tribunale, se l'accordo è conforme alla legge, ne dichiara con ordinanza la validità, e in caso di inadempimento l'altra parte può chiederne l'esecuzione. Attenzione alla numerazione: erano gli artt. 194-195 nelle versioni 2012 e 2017 e gli artt. 201-202 dopo l'emendamento del 24 dicembre 2021; lo slittamento a 205-206 dipende dall'inserimento, nel capo XV, di una nuova sezione sulla nomina dell'amministratore dell'eredità. Circolano ancora pagine istituzionali non aggiornate che citano gli artt. 201-202. NON VERIFICATO: il numero annuo di conferme giudiziali pronunciate, che la Corte suprema non disaggrega nei bollettini statistici.

[8] 中华人民共和国国务院令第827号, 商事调解条例, firmato dal Primo ministro 李强 il 31 dicembre 2025 e pubblicato il 6 gennaio 2026 nella Gazzetta del Consiglio di Stato (2026, n. 2); 33 articoli; art. 33: entrata in vigore 1° maggio 2026. Art. 31: gli organismi preesistenti hanno un anno dall'entrata in vigore per regolarizzarsi; art. 32: sono escluse dal regolamento le mediazioni non lucrative svolte dalle associazioni di categoria.

[9] Ibidem, verbatim: «It stipulates that commercial disputes that arise between parties in fields such as trade, investment, finance, transportation, real estate, engineering construction, and intellectual property rights shall be subject to commercial mediation»; «The regulation clarifies the management system for commercial mediation work, with the judicial administrative department of the State Council guiding and regulating the work nationwide and formulating overall plans for the development of the sector»; «It also stresses that the country shall cultivate internationally influential commercial mediation organizations to enhance their international competitiveness and support them in carrying out cross-border commercial mediation activities, and encourage them to conduct international exchanges and cooperation».

[10] 商事调解条例, art. 2: 「本条例所称商事调解活动,是指在商事调解组织主持下,当事人自愿友好协商解决贸易、投资、金融、运输、房地产、工程建设、知识产权等领域商事争议的活动。本条例所称商事调解组织,是指依照本条例规定设立,不以营利为目的开展商事调解活动的组织。」

[11] Ibidem, art. 8: 「设立商事调解组织,应当符合下列条件:(一)发起人为非营利法人;(二)有规范的名称,名称中含有"商事调解"字样;(三)有自己的住所和章程;(四)有30万元以上的资产;(五)有5名以上商事调解员和适当数量的专职工作人员。」

[12] Ibidem, artt. 9-11: domanda al dipartimento amministrativo-giudiziario del governo popolare di città con distretti; modifica o cancellazione del 执业证书 (certificato di esercizio) in caso di perdita dei requisiti dopo diffida, cessazione dell'attività o altri casi di legge; elenco (名册) degli organismi redatto e pubblicato dal dipartimento amministrativo-giudiziario provinciale, delle regioni autonome e dei comuni sotto diretta amministrazione.

[13] Ibidem, art. 12, che elenca i quattro titoli alternativi e prescrive che il mediatore sia 「公道正派」 e di buona qualificazione professionale; ultimo comma: 「商事调解组织可以从具有专业影响力和公信力的境外人士中聘任商事调解员,并依照国务院司法行政部门的规定向所在地省、自治区、直辖市人民政府司法行政部门备案。」 Il comma precedente impone ai pubblici dipendenti che esercitino anche come mediatori commerciali di osservare le leggi, i regolamenti amministrativi e le disposizioni statali pertinenti.

[14] Ibidem, artt. 24-26: sostegno all'apertura di sedi all'estero; ammissione di organismi di mediazione stranieri e sperimentazione di mediatori individuali nelle zone di libero scambio e nel porto franco di Hainan; cooperazione internazionale e reciproco riconoscimento delle competenze dei mediatori; raccordo con la Grande Baia.

[15] Ibidem, artt. 14, 19 e 20. Art. 14: 「商事调解活动应当遵循自愿、合法、诚信、保密的原则。」 Art. 19: 「商事调解不公开进行。当事人约定公开的,可以公开进行,但涉及国家秘密、他人的商业秘密或者个人隐私的除外。商事调解组织和商事调解员对在调解过程中知悉的信息负有保密义务,但当事人均书面同意披露或者有其他依法应当披露情形的除外。」

[16] Ibidem, art. 22: 「商事调解协议具有法律约束力,当事人应当履行。」 Art. 23: 「当事人可以就商事调解协议申请司法确认,具体依照《中华人民共和国民事诉讼法》有关规定办理。商事调解协议涉及在中华人民共和国领域外执行的,当事人可以依照有关国际条约向有管辖权的外国主管机关申请执行。」 — rinvio ai trattati internazionali applicabili, senza nominare la Convenzione di Singapore.

[17] Ibidem, artt. 27-30: poteri ispettivi, di accesso e di convocazione (约谈) dell'autorità; esercizio senza autorizzazione punito con diffida, confisca dei proventi illeciti e multa da 100.000 a 300.000 renminbi; omessa variazione o pubblicità punita con diffida e, se persiste, sospensione e multa da 10.000 a 50.000; attività irregolare o accaparramento con mezzi scorretti da 50.000 a 100.000; casi gravi, revoca del certificato di esercizio e multa da 100.000 a 300.000, con sanzione al responsabile da 10.000 a 50.000; mediatore che violi la riservatezza con gravi conseguenze o che collabori a una mediazione fittizia, diffida, multa da 10.000 a 100.000 e sospensione da uno a tre anni.

[18] 《关于建立国际调解院的公约》 (Convenzione sull'istituzione dell'Organizzazione internazionale per la mediazione), 63 articoli, testi facenti fede in arabo, cinese, francese, inglese, russo e spagnolo (art. 63). Cerimonia di firma a Hong Kong, 30 maggio 2025: 33 Stati firmatari fondatori, circa 400 rappresentanti di alto livello da 85 paesi. Fra i presenti: Wang Yi (ministro degli esteri cinese), Mohammad Ishaq Dar (vice primo ministro e ministro degli esteri del Pakistan), Amon Murwira (Zimbabwe), Wendy Carolina Morales Urbina (procuratore generale del Nicaragua), Nenad Vujić (ministro della giustizia serbo), Li Junhua (sottosegretario generale delle Nazioni Unite), John Lee (Chief Executive di Hong Kong). Antefatti: dichiarazione congiunta del 2022; apertura dell'Ufficio preparatorio a Hong Kong il 16 febbraio 2023; cinque sessioni negoziali fra maggio 2023 e ottobre 2024.

[19] Ratifica cinese deliberata dal Comitato permanente della XIV Assemblea nazionale del popolo, 16ª sessione, giugno 2025. Entrata in vigore il 29 agosto 2025 per Cina, Nicaragua e Venezuela. Inaugurazione a Hong Kong e prima riunione del Consiglio direttivo il 20 ottobre 2025, con 8 Stati contraenti e 87 alti funzionari da 31 dei 37 Stati allora firmatari.

[20] Convenzione IOMed, art. 60: entrata in vigore il trentesimo giorno successivo al deposito del terzo strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione; per gli Stati successivi, il trentesimo giorno dal deposito del rispettivo strumento. Art. 59: 「本公约于2025年1月1日至2025年12月31日在中华人民共和国香港特别行政区开放供各国及区域一体化组织签署」 — la Convenzione è aperta alla firma a Hong Kong dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025 e, successivamente, presso il Ministero degli esteri a Pechino fino a tre anni dall'entrata in vigore. La cerimonia del 30 maggio 2025 è dunque un evento di firma collettiva all'interno di quella finestra annuale, non una deroga: è la ragione per cui i firmatari sono oggi molti più dei trentatré del giorno della cerimonia.

[21] Dati dalla pagina ufficiale dei documenti di base della IOMed, consultata il 20 agosto 2026: 46 Stati firmatari e 16 Stati contraenti. Il comunicato del Global Mediation Summit dell'8 maggio 2026 riferisce testualmente: «the number of IOMed Signatory States has climbed from 37 to 41, while the number of Contracting States has gone from eight to 13».

[22] Stati firmatari: Algeria, Angola, Bielorussia, Benin, Cambogia, Camerun, Repubblica Centrafricana, Cina, Congo, Cuba, Gibuti, Dominica, Guinea Equatoriale, Etiopia, Gabon, Ghana, Guinea-Bissau, Indonesia, Iran, Giamaica, Kazakistan, Kenya, Kiribati, Kirghizistan, Laos, Liberia, Mauritania, Marocco, Mozambico, Myanmar, Nauru, Nicaragua, Nigeria, Pakistan, Papua Nuova Guinea, Serbia, Isole Salomone, Sudan, Tagikistan, Timor Est, Togo, Uganda, Uzbekistan, Vanuatu, Venezuela, Zimbabwe. Stati contraenti: Cina, Nicaragua, Venezuela, Congo, Kiribati, Pakistan, Kenya, Dominica, Repubblica Centrafricana, Myanmar, Cambogia, Bielorussia, Mauritania, Serbia, Cuba, Sierra Leone.

[23] Ignazio Cassis, ministro degli esteri della Confederazione svizzera, presente alla cerimonia del 30 maggio 2025; la Svizzera non figura fra i firmatari. NON VERIFICATO: non è stata reperita alcuna dichiarazione istituzionale dell'Unione europea o degli Stati Uniti sulla IOMed. Il fatto oggettivo dell'assenza di Stati dell'Unione, del G7 e nordamericani fra i firmatari è documentato; non si afferma qui che l'Unione o gli Stati Uniti abbiano assunto una posizione critica, perché non risulta che l'abbiano fatto pubblicamente.

[24] Convenzione IOMed, art. 24, primo comma: 「调解院应就争议各方在争议发生之前或嗣后一致同意提交的下列国际争议提供调解服务:(一)国家间争议;(二)一国与另一国国民间的争议;以及(三)私主体间国际商事争议。」 L'art. 26 subordina al consenso preventivo di uno Stato terzo le controversie che lo coinvolgano; l'art. 28 rinvia al Consiglio direttivo per le condizioni delle controversie commerciali internazionali fra privati.

[25] Ibidem, art. 25: 「对于缔约国之间的法律和事实争议、分歧或任何关切事项,经缔约国同意并应其请求,调解院应为其提供调解服务。」 La formula comprende non solo le controversie giuridiche ma anche i disaccordi (分歧) e qualunque questione di interesse (任何关切事项).

[26] Ibidem, art. 27, che include le controversie commerciali o d'investimento (商事或投资争议) fra uno Stato contraente e cittadini di un altro Stato, con possibilità di estensione, previo consenso di tutti, a controversie che coinvolgano Stati non contraenti od organizzazioni internazionali.

[27] Ibidem, art. 38, quattro commi: ricorso alla mediazione in qualsiasi momento, anche se già adito altro procedimento; prosecuzione della mediazione durante altri procedimenti, se le parti vi consentono; facoltà di convenire, nei limiti consentiti dalla legge applicabile, la sospensione dei termini di prescrizione dalla data di inizio a quella di conclusione della mediazione; e infine: 「本公约项下进行的调解不妨碍争议各方通过其可利用的任何其他争议解决机制解决其争议的权利。」

[28] Ibidem, art. 2 (definizione di 调解: processo in cui le parti, su base volontaria e con l'assistenza di uno o più terzi che possono agevolarne la soluzione «ma non hanno il potere di imporre loro una soluzione», cercano di raggiungere un accordo reciprocamente accettabile e amichevole); art. 30: 「本公约项下的调解应按照自愿、公正、独立、善意、高效、经济的原则开展。」; art. 24, secondo comma: 「除非争议各方另有约定或任何适用的条约或协定另有规定,争议一方可在调解程序中随时单方面撤回调解同意。」

[29] Ibidem, art. 40: 「争议各方之间正式达成的任何和解协议对各方均具有约束力,各方应善意履行。」

[30] Ibidem, art. 29, tre commi.

[31] Dichiarazioni degli Stati contraenti dalla pagina ufficiale dei documenti di base della IOMed. Cina: «In accordance with Article 25 and 29 of the Convention, the People's Republic of China will not submit its disputes arising under the World Trade Organization to the International Organization for Mediation», e «the Convention applies to the Hong Kong Special Administrative Region and the Macao Special Administrative Region of the PRC». Venezuela: «Disputes related to the vital interests of the Bolivarian Republic of Venezuela, such as independence, territorial sovereignty, maritime delimitation, maritime interests or other issues concerning the territory and free exercise of sovereignty of the Republic». Myanmar: «the mediation service under the Convention shall not be applicable to matters that it considers inappropriate for such process, including, but not limited to, issues relating to territorial sovereignty between States, delimitation of maritime boundaries, maritime entitlements, or any matters that require intergovernmental negotiations and agreement». Cuba: «The sovereignty exercised by a State over its national territory; the environment and its natural resources» e «Commercial or investment disputes between a State and a national of another State».

[32] Convenzione IOMed, art. 8: 「一、调解院总部设立于中华人民共和国香港特别行政区。二、调解院可根据需要在别处设立区域办事处。」

[33] Ibidem, art. 9: 「一、调解院设有理事会及秘书处。二、调解院设有调解员名单。三、调解院可设立其认为必要的附属机构或咨询机构…」

[34] Ibidem, art. 11: 「理事会由每一缔约国各派一名代表组成。」

[35] Ibidem, art. 12, che elenca undici funzioni del Consiglio e contiene il limite: 「理事会不得干预本公约项下正在进行的任何调解程序」.

[36] Ibidem, art. 14: 「理事会应尽可能在协商一致的基础上运作。」

[37] Ibidem, art. 17: 「一、秘书长是调解院的法定代表和首席官员…二、秘书长任期为五年,可连任一次。三、秘书长可参加理事会的会议,但无投票权。」

[38] Ibidem, art. 33: 「与本公约项下所开展的调解程序相关的所有信息以及在调解程序中产生或获得的所有文件均应保密,除非争议各方另有约定。」

[39] Cariche assegnate nella prima riunione del Consiglio direttivo, 20 ottobre 2025. Il Consiglio ha inoltre autorizzato l'avvio dell'operatività dalla stessa data.

[40] Convenzione IOMed, art. 62: 「中华人民共和国政府为本公约保存机关。」

[41] IOMed, Panel of State-to-State Mediators, «as of 17 June 2026»: 26 mediatori da 6 paesi. Nicaragua 5 (Alexandra Marcela Gutierrez Palacios, Carmen Soledad Rodriguez Padilla, Hernaldo José Chamorro Díaz, María Amanda Castellón Tiffer, Silvia Patricia Miranda Campos); Kenya 5 (Kariuki Muigua, Kenneth Wyne Mutuma, Joyce Aluoch, Joy Kagwiria Mbaabu, Ham Kiplimo Lagat); Myanmar 5; Kiribati 5; Pakistan 3 (Masood Khalid, Masood Khan, Naghmana Alamgir Hashmi); Cina 3 (Sun Linjiang, Ma Xinmin, Qian Bo).

[42] IOMed, General Panel of Mediators, «as of 20 April 2026»: 78 mediatori, di cui 29 dal Nicaragua, 25 dal Myanmar e 24 dalla Cina. La Convenzione consente a ciascuno Stato contraente di designare mediatori per entrambi gli elenchi, con contingenti maggiorati per i membri fondatori, oltre a un contingente di designazione del Consiglio: la facoltà non è stata finora esercitata dalla maggior parte degli Stati.

[43] IOMed, comunicato sul Global Mediation Summit tenutosi a Hong Kong l'8 maggio 2026 (circa 1.000 partecipanti da oltre 60 giurisdizioni; il giorno successivo primo seminario in sede, con circa 50 delegati): «a maritime dispute was successfully resolved through mediation administered by IOMed in early May».

[44] IOMed, dichiarazione del Segretario generale Teresa Cheng Yeuk-wah al Global Mediation Summit dell'8 maggio 2026: «The matter … was successfully settled and resulted in a written settlement agreement, bringing the disputes across the charter party chain to a full and effective conclusion»; mediatore unico Rosita Lau; parti cinesi e singaporiane; «all mediation proceedings remain strictly confidential, and details of this case were disclosed exclusively with the consent of all involved parties». Singapore non figura fra gli Stati firmatari della Convenzione; l'organizzazione ha dichiarato di estendere i propri servizi «to parties from non-signatory states on a voluntary basis».

[45] NON VERIFICATO: l'esito e i contenuti della mediazione non sono riscontrabili in modo indipendente. La notizia è stata ripresa da agenzie e quotidiani internazionali, ma tutte le riprese risalgono all'annuncio della IOMed; il South China Morning Post annota che «the announcement lacks substantial detail about the dispute itself, making independent assessment of the resolution's significance difficult».

[46] Risoluzioni del Consiglio direttivo: n. 3 (IOMed State-to-State Mediation Rules), n. 4 (IOMed International Commercial and Investment Mediation Rules), n. 5 (Code of Conduct for Mediators), n. 6 (Rules on Fees and Costs), oltre alle note esplicative e al tariffario. Clausola modello: «Any dispute, controversy or claim arising out of or in relation to [this contract/agreement], shall be submitted to the International Organization for Mediation (IOMed) for mediation in accordance with the IOMed International Commercial and Investment Mediation Rules.»

[47] UNCITRAL, stato della United Nations Convention on International Settlement Agreements Resulting from Mediation (Singapore, 2019), al 20 agosto 2026: 74 Stati firmatari, 22 Stati parte. Fra questi, con le rispettive date di ratifica: Singapore, Figi e Qatar 2020; Arabia Saudita 5 maggio 2020; Bielorussia 15 luglio 2020; Ecuador 9 settembre 2020; Honduras 2 settembre 2021; Türkiye 11 ottobre 2021; Georgia 29 dicembre 2021; Kazakistan 23 maggio 2022; Uruguay 28 marzo 2023; Giappone 1° ottobre 2023; Nigeria 27 novembre 2023; Sri Lanka 28 febbraio 2024; Israele 8 gennaio 2025; Bahrein 17 febbraio 2025; Paraguay 12 marzo 2025; Costa Rica 25 marzo 2025; Brasile 6 agosto 2025; Kirghizistan 1° dicembre 2025; Oman 10 marzo 2026; Colombia 12 marzo 2026.

[48] Ibidem: Cina, firma 7 agosto 2019; nessuna ratifica.

[49] Ibidem: Giappone, ratifica 1° ottobre 2023, entrata in vigore 1° aprile 2024. Legge attuativa: 調停による国際的な和解合意に関する国際連合条約の実施に関する法律, 令和五年法律第十六号, promulgata il 28 aprile 2023. L'art. 2, terzo comma, definisce l'accordo transattivo internazionale con tre criteri alternativi di internazionalità (residenze o sedi principali all'estero; sedi in Stati diversi; Stato delle parti diverso da quello del luogo di adempimento o del centro della controversia); l'art. 5 disciplina il provvedimento di esecutività, con deposito dei documenti probatori e traduzione in giapponese ove necessario, udienza obbligatoria e motivi di rigetto tassativi.

[50] Il fatto istituzionale è confermato da fonte cinese ufficiale: 「我国是首批《新加坡调解公约》的签约国之一 … 目前虽然尚未得到全国人大的批准」 — «il nostro Paese è fra i primi firmatari della Convenzione di Singapore … allo stato non ha ancora ottenuto l'approvazione dell'Assemblea nazionale del popolo» (Comitato permanente dell'Assemblea popolare del Comune di Pechino, 《健全商事调解制度的三个关键》, 18 marzo 2025). La dottrina cinese indica tre ostacoli ricorrenti: la grave assenza di una legislazione sulla mediazione commerciale — oggi superata dal regolamento del 2026 —, il divario fra il regime di esecuzione diretta della Convenzione e il sistema interno, che subordina l'esecutività alla conferma giudiziale, e l'inadeguatezza della disciplina contro le mediazioni fittizie. NON VERIFICATO: non è stata reperita alcuna dichiarazione ufficiale del Ministero degli esteri, del Ministero del commercio o del Ministero della giustizia che spieghi ex professo la mancata ratifica, né alcun progetto di decisione di ratifica sottoposto all'Assemblea nazionale del popolo. Si segnala che il regolamento del 2026 evita di nominare la Convenzione, limitandosi al rinvio generico ai trattati internazionali applicabili dell'art. 23. Sulla dottrina occidentale, l'unico contributo scientifico in lingua inglese raggiunto e verificato è W. Feng, «Dripping Water Wears Through Stone: Convention on the Establishment of the International Organization for Mediation Signed in Hong Kong, China», EJIL: Talk!, 15 luglio 2025, che qualifica la IOMed come «the first permanent inter-governmental dispute settlement organization dedicated to mediation», osserva che essa «explicitly restricts mediators' role by stressing that mediators lack the power to impose solutions on the parties», e conclude con la riserva che l'organizzazione «may also, at the same time, remain a form of echo chamber among China and its alliances».

[51] 家事事件手続法, 平成二十三年法律第五十二号, art. 257, primo comma: 「第二百四十四条の規定により調停を行うことができる事件について訴えを提起しようとする者は、まず家庭裁判所に家事調停の申立てをしなければならない。」

[52] Ibidem, art. 257, secondo comma: 「前項の事件について家事調停の申立てをすることなく訴えを提起した場合には、裁判所は、職権で、事件を家事調停に付さなければならない。ただし、裁判所が事件を調停に付することが相当でないと認めるときは、この限りでない。」 Il terzo comma dispone che la causa sia affidata al tribunale della famiglia competente, salva la facoltà di affidarla a un altro tribunale della famiglia quando ciò sia particolarmente necessario ai fini della trattazione.

[53] Ibidem, art. 244: 「家庭裁判所は、人事に関する訴訟事件その他家庭に関する事件(別表第一に掲げる事項についての事件を除く。)について調停を行うほか、この編の定めるところにより審判をする。」

[54] 人事訴訟法, 平成十五年法律第百九号, art. 2, che definisce le cause di stato per tre gruppi: rapporti matrimoniali (nullità e annullamento del matrimonio, divorzio, annullamento del divorzio consensuale, accertamento dell'esistenza del vincolo); filiazione (disconoscimento, riconoscimento, annullamento del riconoscimento, dichiarazione giudiziale di paternità, accertamento del rapporto); adozione (nullità e annullamento, scioglimento, annullamento dello scioglimento consensuale, accertamento del rapporto).

[55] 家事事件手続法, art. 277, primo comma, che esclude espressamente 「離婚及び離縁の訴えを除く」 dall'ambito del 合意に相当する審判. Il secondo comma esclude che l'accordo di cui al primo comma, n. 1, possa essere raggiunto con le modalità semplificate a distanza, salvo che tribunale e parti comunichino con trasmissione simultanea di immagine e suono riconoscendosi reciprocamente.

[56] 民事調停法, 昭和二十六年法律第二百二十二号, art. 24-2, primo comma: 「借地借家法第十一条の地代若しくは土地の借賃の額の増減の請求又は同法第三十二条の建物の借賃の額の増減の請求に関する事件について訴えを提起しようとする者は、まず調停の申立てをしなければならない。」 Il secondo comma impone al giudice adito la rimessione d'ufficio in caso di domanda proposta senza previa istanza.

[57] Ibidem, art. 16: 「調停において当事者間に合意が成立し、これを調書に記載したときは、調停が成立したものとし、その記載は、裁判上の和解と同一の効力を有する。」 L'art. 14 disciplina la chiusura per mancata conciliazione.

[58] Ibidem, art. 17: 「裁判所は、調停委員会の調停が成立する見込みがない場合において相当であると認めるときは、当該調停委員会を組織する民事調停委員の意見を聴き、当事者双方のために衡平に考慮し、一切の事情を見て、職権で、当事者双方の申立ての趣旨に反しない限度で、事件の解決のために必要な決定をすることができる。この決定においては、金銭の支払、物の引渡しその他の財産上の給付を命ずることができる。」

[59] Ibidem, art. 18: opposizione delle parti o degli interessati entro due settimane dalla comunicazione del provvedimento; in caso di opposizione tempestiva e ammissibile il provvedimento perde efficacia.

[60] Corte suprema del Giappone, 裁判所データブック2026, sezione 民事事件: nuove iscrizioni di 民事調停事件 — 56.115 (1989), 112.846 (1993), 248.833 (1998), 615.313 (2003), 150.161 (2008), 47.596 (2013), 34.019 (2018), 32.919 (2019), 30.723 (2020), 31.870 (2021), 34.073 (2022), 29.612 (2023), 30.209 (2024), 30.440 (2025).

[61] 特定債務等の調整の促進のための特定調停に関する法律, 平成十一年法律第百五十八号, promulgata il 17 dicembre 1999. Art. 1: la legge detta il procedimento di 特定調停 「民事調停法…の特例として」, al fine di agevolare il riassetto degli interessi relativi alle obbligazioni pecuniarie dei debitori che rischiano l'insolvenza. Art. 2, primo comma: definizione di 特定債務者.

[62] 裁判所データブック2026: nuove iscrizioni di 特定調停事件 (ricomprese nel dato precedente) — 210.866 (2000), 537.071 (2003), 102.688 (2008), 3.849 (2013), 2.992 (2019), 2.588 (2022), 2.031 (2023), 1.779 (2024), 1.556 (2025).

[63] 裁判所データブック2026, durate medie: 民事調停 4,5 mesi nel 1989, fra 2,2 e 3,7 mesi nel periodo Heisei, 3,4 mesi nel 2024 e 3,6 nel 2025.

[64] Ibidem, 民事調停事件(1)全事件. Definite (既済) 29.676 nel 2024 e 30.005 nel 2025; di cui 調停成立 7.106 e 7.107; 調停に代わる決定 (provvedimento ex art. 17 民事調停法) 10.759 e 10.900; 調停不成立 7.903 e 8.095; 取下 3.166 e 3.151; altro 707 e 705. Il flusso pendenti-sopravvenute-definite torna esattamente per entrambi gli anni. Le percentuali sono calcolate da chi scrive: accordo in senso stretto 23,9 per cento (2024) e 23,7 (2025); accordo più provvedimento ex art. 17, 60,2 e 60,0 per cento. La somma delle voci elencate resta inferiore al totale dei definiti di 35 e 47 unità, verosimilmente per una voce residua non restituita dalla conversione del documento; le percentuali ne sono praticamente immuni.

[65] Ibidem: nuove iscrizioni di 家事調停事件 — 85.219 (1989), 95.837 (1993), 107.559 (1998), 136.125 (2003), 131.093 (2008), 139.593 (2013), 136.358 (2019), 129.993 (2025). Nuove iscrizioni di 人事訴訟事件: circa 6.501 (1989), circa 10.094 (2021), 8.763 (2025).

[66] 裁判所データブック2026: durata media delle 家事調停 — 4,6 mesi (1989), fra 4,6 e 6,0 mesi nel periodo Heisei, 7,2 mesi nel 2024 e nel 2025.

[67] 裁判所データブック2026, 家事調停事件, colonne 「新受/既済/未済/調停成立/調停不成立/合意に相当する審判/調停に代わる審判/調停をしない/取下/その他」. Anno 2024: sopravvenute 128.472, definite 128.175, pendenti 71.031; accordo 58.610 (45,72 per cento), mancato accordo 25.592, provvedimento corrispondente all'accordo 1.180, provvedimento in luogo della conciliazione 14.898, mancata conciliazione 1.490, ritiri 21.370, altro 5.035. Anno 2025: sopravvenute 129.993, definite 128.123, pendenti 72.901; accordo 59.470 (46,42 per cento), mancato accordo 26.526, provvedimento corrispondente all'accordo 956, provvedimento in luogo della conciliazione 13.688, mancata conciliazione 1.630, ritiri 20.815, altro 5.038. Le percentuali sono calcolate da chi scrive; il flusso pendenti-sopravvenute-definite torna esattamente per entrambi gli anni. Si avverte che fino al 2012 il provvedimento corrispondente all'accordo era detto 「23条審判」 e quello in luogo della conciliazione 「24条審判」: con l'entrata in vigore della legge sul procedimento nelle cause familiari, il 1° gennaio 2013, quelle denominazioni sono abrogate e vanno usate quelle degli artt. 277 e 284.

[68] 労働審判法, 平成十六年法律第四十五号, promulgata il 12 maggio 2004 e in vigore dal 1° aprile 2006. Trentaquattro articoli.

[69] Ibidem, art. 15, secondo comma: 「労働審判手続においては、特別の事情がある場合を除き、三回以内の期日において、審理を終結しなければならない。」 Il primo comma impone al collegio di ascoltare senza indugio le dichiarazioni delle parti e di procedere alla delimitazione dei punti controversi e delle prove.

[70] Ibidem, art. 20, sette commi: il collegio provvede sulla base dei rapporti giuridici accertati e dell'andamento del procedimento; può accertare i rapporti fra le parti, condannare al pagamento di somme, alla consegna di beni o ad altra prestazione patrimoniale, e stabilire quanto ritenga adeguato alla soluzione della controversia; il provvedimento si redige con dispositivo e sintesi della motivazione e si notifica alle parti, acquistando efficacia con la notificazione; ove lo ritenga opportuno, il collegio può in alternativa comunicare oralmente dispositivo e sintesi della motivazione in un'udienza a cui tutte le parti siano presenti.

[71] Ibidem, art. 22, primo comma: 「労働審判に対し適法な異議の申立てがあったときは、労働審判手続の申立てに係る請求については、当該労働審判手続の申立ての時に、当該労働審判が行われた際に労働審判事件が係属していた地方裁判所に訴えの提起があったものとみなす。」

[72] 裁判所データブック2026: nuove iscrizioni di 労働審判 — 877 (2006, primo anno), 2.052 (2008), 3.678 (2013), 3.665 (2019), 3.907 (2020), 3.609 (2021), 3.208 (2022), 3.473 (2023), 3.359 (2024), 3.447 (2025); definiti 3.451 nel 2024 e 3.249 nel 2025, pendenti 875 e 1.073.

[73] 日本弁護士連合会, 弁護士白書 2025, tavola «労働審判事件» su dati della Corte suprema: dei 3.451 procedimenti definiti nel 2024, 調停成立 2.263 (65,6 per cento), 労働審判 652 (18,9), 24条終了 228 (6,6), 取下げ 270 (7,8), altro fra rigetti e trasferimenti 38 (1,1). La somma torna esattamente. NON VERIFICATO: la ripartizione per modo di definizione relativa al 2025, contenuta nella tavola 92 dell'annuario statistico giudiziario, che non è stato possibile leggere.

[74] Corte suprema del Giappone, pagina istituzionale sul 労働審判手続: 「平均審理期間は82.6日である」; 「65.5%の事件が申立てから3か月以内に終了しています」. Il dato è cumulativo sui procedimenti definiti fra il 2006 e il 2024 (「平成18年から令和6年までに終了した事件」) e non è una media annuale.

[75] Le tre leggi del pacchetto, tutte promulgate il 28 aprile 2023 e tutte in vigore dal 1° aprile 2024 (fonte: 法務省 民事局): 仲裁法の一部を改正する法律, 令和5年法律第15号; 調停による国際的な和解合意に関する国際連合条約の実施に関する法律, 令和5年法律第16号; 裁判外紛争解決手続の利用の促進に関する法律の一部を改正する法律, 令和5年法律第17号. La legge sull'arbitrato è la 平成十五年法律第百三十八号, dieci capi e 58 articoli, con il capo VIII (artt. 45-49) sul riconoscimento e l'esecuzione dei lodi; la legge sull'ADR è la 平成十六年法律第百五十一号.

[76] 裁判外紛争解決手続の利用の促進に関する法律, art. 2, n. 5: 「特定和解 認証紛争解決手続において紛争の当事者間に成立した和解であって、当該和解に基づいて民事執行をすることができる旨の合意がされたものをいう。」 Le altre definizioni dell'articolo: 民間紛争解決手続 (n. 1), procedura extragiudiziale in cui un operatore privato, su richiesta di entrambe le parti e in forza di contratto con esse, svolge mediazione conciliativa su controversie civili transigibili; 手続実施者 (n. 2), chi conduce materialmente la mediazione; 認証紛争解決手続 (n. 3), la procedura svolta come attività autorizzata ai sensi dell'art. 5; 認証紛争解決事業者 (n. 4), l'operatore autorizzato.

[77] Ibidem, art. 27-2, tredici commi. Primo comma: istanza al tribunale nei confronti del debitore. Secondo comma: deposito del documento contenente il contenuto della transazione e dell'attestato, redatto dall'operatore autorizzato o dal mediatore, che la transazione è stata conclusa in una procedura certificata; terzo comma: ammessa la sostituzione con supporto elettromagnetico. Quarto comma: facoltà di sospensione se pende altra istanza sulla medesima transazione davanti ad altro giudice o a un collegio arbitrale, e di ordinare cauzione. Quinto comma: competenza esclusiva del tribunale distrettuale convenzionalmente designato, o del foro generale del resistente, o del luogo dell'oggetto della domanda o dei beni pignorabili. Decimo comma: 「裁判所は、次項の規定により第一項の申立てを却下する場合を除き、執行決定をしなければならない。」

[78] Ibidem, art. 27-2, undicesimo comma, sette motivi di rigetto; per i nn. 1-5 l'onere della prova è del resistente.

[79] Ibidem, art. 27-2, dodicesimo comma: 「裁判所は、口頭弁論又は当事者双方が立ち会うことができる審尋の期日を経なければ、第一項の申立てについての決定をすることができない。」; tredicesimo comma: reclamo immediato entro il termine perentorio di due settimane.

[80] Ibidem, art. 27-3, quattro esclusioni: transazioni relative a controversie da contratto fra consumatore e professionista ai sensi della legge sui contratti dei consumatori (平成十二年法律第六十一号, art. 2, commi 1 e 2); transazioni relative a controversie individuali di lavoro ai sensi della legge sulla promozione della risoluzione delle controversie individuali di lavoro (平成十三年法律第百十二号, art. 1); transazioni relative a controversie di stato e familiari; transazioni che costituiscano accordi transattivi internazionali ai sensi dell'art. 2, terzo comma, della legge attuativa della Convenzione di Singapore e siano soggette a quella legge.

[81] Ibidem, art. 27-3, n. 3, che fa salvi i crediti pecuniari relativi agli obblighi elencati dall'art. 151-2, primo comma, della legge sull'esecuzione civile (昭和五十四年法律第四号).

[82] Ibidem, art. 25, primo comma: se il mediatore chiude la procedura certificata per mancanza di prospettiva di accordo e la parte che ne aveva chiesto lo svolgimento propone domanda giudiziale entro un mese dal ricevimento della comunicazione, ai fini della prescrizione 「当該認証紛争解決手続における請求の時に、訴えの提起があったものとみなす」. I commi 2 e 3 estendono la regola ai casi di decadenza o revoca dell'autorizzazione in corso di procedura.

[83] Ibidem, art. 26, primo comma: su istanza congiunta delle parti, il giudice adito può sospendere il processo per un periodo determinato non superiore a quattro mesi, quando fra le parti sia in corso una procedura certificata o vi sia accordo di ricorrervi. I commi 2 e 3 prevedono la revocabilità in ogni tempo e l'inammissibilità del reclamo contro il rigetto e contro la revoca.

[84] Ibidem, art. 27: chi propone domanda relativa a una causa dell'art. 24-2, primo comma, della legge sulla conciliazione civile o dell'art. 257, primo comma, della legge sul procedimento nelle cause familiari (escluse le cause dell'art. 277, primo comma), dopo aver chiesto prima della domanda lo svolgimento di una procedura certificata conclusasi senza prospettiva di accordo, non è soggetto alle predette norme sulla conciliazione anteposta; il giudice adito conserva la facoltà di rimettere d'ufficio la causa alla conciliazione se lo ritiene opportuno.

[85] Ibidem, art. 6, sedici criteri di certificazione. L'autorizzazione è rilasciata dal Ministro della giustizia.

[86] Ministero della giustizia del Giappone, portale かいけつサポート: 「※現在、172のかいけつサポート事業者が活動しています」 (2026).

[87] Ministero della giustizia del Giappone, 認証紛争解決事業者の取扱件数(全体), documento datato 令和8年1月 (gennaio 2026). Serie per esercizio (organismi, ricevuti, definiti, pendenti): 2007, 10 / 68 / 68 / 0; 2010, 94 / 1.123 / 1.056 / 318; 2013, 128 / 1.122 / 1.193 / 283; 2018, 157 / 1.654 / 1.321 / 586; 2020, 160 / 1.087 / 1.047 / 531; 2021, 163 / 897 / 1.053 / 375; 2022, 168 / 1.225 / 1.199 / 401; 2023, 170 / 2.938 / 2.544 / 795; 2024, 171 / 16.780 / 10.207 / 5.568. Cumulato dal 2007: 36.775 ricevuti, 29.407 definiti, 13.230 pendenti. La tavola non riporta il numero delle transazioni concluse: il tasso di successo dell'ADR certificato giapponese non è ricavabile da questa fonte.

[88] NON VERIFICATO: il nesso causale fra l'entrata in vigore del regime della transazione qualificata (1° aprile 2024) e l'aumento del carico degli organismi certificati nell'esercizio 2024. Il documento ministeriale è una tavola priva di note metodologiche e non disaggrega per materia; il portale かいけつサポート non pubblica commenti né spiegazioni. Il documento contiene bensì una disaggregazione per singolo organismo, ma le cifre lette non sono risultate riproducibili fra estrazioni successive e non sommano al totale: non vengono perciò riportate. Resta quindi aperta anche l'ipotesi alternativa della concentrazione di contenzioso seriale presso pochissimi operatori. NON VERIFICATO anche il numero delle transazioni qualificate concluse e dei provvedimenti di esecutività pronunciati dal 1° aprile 2024: l'indice delle tavole dell'annuario statistico giudiziario per il 2025 non contiene alcuna voce su 仲裁, 特定和解 o 執行決定, e il Ministero della giustizia pubblica sul punto solo materiale normativo e divulgativo. L'esercizio 2025 non è ancora coperto dalla tavola, aggiornata al gennaio 2026.

[89] 国民生活センター 紛争解決委員会, comunicati «国民生活センターADRの実施状況と結果概要について» del 26 marzo 2025 e del 25 marzo 2026. Il primo: 「直近6年度分(令和元年度~令和6年度)の申請は857件」 e 「手続が終了した事案(取下げ及び却下を除く)784件のうち約7割の531件で和解成立」 (531 su 784, pari al 67,7 per cento). Il secondo: 「直近6年度分(令和2年度~令和7年度)の申請は750件」 e 「手続が終了した事案(取下げ等を除く)692件のうち約7割の471件で和解成立」 (471 su 692, pari al 68,1 per cento). Le percentuali sono calcolate da chi scrive.

[90] 日本商事仲裁協会 (Japan Commercial Arbitration Association), 「数字で見るJCAA」: 「2017年から2021年までの申立て件数は計69件であり、このうち、86%は、いずれかの当事者が外国企業又は外国企業の日本子会社である事件」; durata media dei procedimenti 12,5 mesi; circa quattro procedimenti su dieci ritirati dopo l'avvio per transazione fra le parti; 87 arbitri nominati, dei quali il 36 per cento di cittadinanza straniera; inglese come lingua del procedimento nel 45 per cento dei casi. L'ultimo anno coperto dalla pagina è il 2021. L'associazione non pubblica statistiche di mediazione; il dato indiretto viene dalla sua scheda di organismo ADR certificato (autorizzazione n. 7, 27 dicembre 2007) sul portale かいけつサポート, che per l'esercizio più recente riporta un procedimento sopravvenuto, due definiti e uno pendente, con un accordo e un rifiuto di aderire.

[91] Cfr. nota [5]. Sul versante di Hong Kong gli estremi sono invece verificati: la Mediation Ordinance (Cap. 620), approvata nel giugno 2012 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2013, si propone di «promote, encourage and facilitate the resolution of disputes by mediation, and to protect the confidential nature of mediation communications» e definisce la mediazione come «a structured process comprising one or more sessions in which one or more impartial individuals, without adjudicating a dispute or any aspect of it, assist the parties to a dispute»; le sezioni 8-10 disciplinano la riservatezza delle comunicazioni di mediazione e la loro inammissibilità come prova, con eccezioni tassative. La Apology Ordinance (Cap. 631), approvata dal Consiglio legislativo il 13 luglio 2017 ed entrata in vigore il 1° dicembre 2017 — prima legge del genere in Asia — stabilisce che le scuse non costituiscono ammissione di colpa o responsabilità e non sono ammissibili come prova nei procedimenti civili, arbitrali, amministrativi e disciplinari, salva la facoltà eccezionale del decisore di ammettere le dichiarazioni di fatto in esse contenute «where the decision maker is satisfied that it is just and equitable to do so, having regard to the public interest or the interests of the administration of justice». La Practice Direction 31 della Court of First Instance, in vigore dal 1° gennaio 2010, impone nei procedimenti civili introdotti con writ il deposito di un Mediation Certificate con cui il difensore attesta di aver illustrato al cliente la mediazione e «the respective costs positions of mediation as compared with the costs of the litigation», seguito da Mediation Notice e Mediation Response entro quattordici giorni; il giudice tiene conto, nella regolazione delle spese, di «any unreasonable failure of a party to engage in mediation», senza condanna sfavorevole se è stata raggiunta la soglia minima di partecipazione — di norma «at least one substantive mediation session». NON VERIFICATO: i numeri d'ordinanza delle due leggi, non essendo state raggiungibili le banche dati legislative della Regione amministrativa speciale. È invece verificato il nesso fra Hong Kong e la IOMed: sede convenzionale dell'organizzazione, dichiarazione cinese di applicabilità della Convenzione a Hong Kong e Macao, Segretario generale già Secretary for Justice della Regione, partecipazione del Chief Executive John Lee e del Secretary for Justice Paul Lam tanto alla firma quanto al Summit del maggio 2026.

[92] World Justice Project, Rule of Law Index, sotto-fattore 7.7 («Alternative dispute resolution mechanisms are accessible, impartial, and effective»). Valori 2025: Corea del Sud 0,859, Giappone 0,813, Hong Kong 0,786, Singapore 0,776, Italia 0,693, Cina 0,648. Serie del Giappone: 0,872 (2015), 0,882 (2019), 0,830 (2022), 0,832 (2024), 0,813 (2025). Serie della Cina: 0,516 (2015), 0,669 (2019), 0,648 (2022), 0,660 (2024), 0,648 (2025). Serie di Hong Kong: 0,782 (2015), 0,894 (2019), 0,805 (2022), 0,792 (2024), 0,786 (2025). Dati estratti dal file storico ufficiale dell'indice, serie 2015-2025.

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