Testi in vigore: Filippine

Legge sulla mediazione civile e commerciale attualmente in vigore in Filippine, nel testo originale e in traduzione italiana/inglese/francese/spagnola. Fa parte della sezione Testi in vigore multilingue, complementare a Legislazione internazionale e a Legislazione storica.

Nota importante. Questa sezione raccoglie il testo della normativa sulla mediazione civile e commerciale attualmente in vigore in ciascun paese, nella lingua originale, insieme a traduzioni realizzate con l'assistenza di un'intelligenza artificiale in italiano, inglese, francese e spagnolo (la lingua originale, quando già una delle quattro, non viene ritradotta). Le traduzioni non sono ufficiali: non sono certificate né hanno valore legale e possono contenere imprecisioni. Fanno sempre fede solo i testi ufficiali pubblicati dagli organi competenti di ciascun paese, richiamati nella sezione «Fonte» di ogni scheda. Per le disposizioni inserite in codici più ampi (es. un codice di procedura civile), sono riportati e tradotti solo gli articoli specificamente dedicati alla mediazione, non l'intero codice.

Fonte

Legge di riferimento: Republic Act No. 9285, "Alternative Dispute Resolution Act of 2004" (denominazione ufficiale integrale: "An Act to Institutionalize the Use of an Alternative Dispute Resolution System in the Philippines and to Establish the Office for Alternative Dispute Resolution, and for Other Purposes").

Approvazione ed entrata in vigore: approvata dal Congresso delle Filippine e firmata il 2 aprile 2004. La legge stessa (Sez. 55, "Effectivity") ne dispone l'entrata in vigore quindici (15) giorni dopo la pubblicazione in almeno due quotidiani nazionali di diffusione generale (pubblicazione avvenuta nell'aprile 2004).

Verifica di vigenza (agosto 2026): il Republic Act No. 9285 risulta essere tuttora la legge organica in vigore in materia di ADR (arbitrato, mediazione e altre forme di risoluzione alternativa delle controversie) nelle Filippine. Non risultano leggi successive che abbiano abrogato o sostituito il Capo 2 (Mediazione) qui tradotto. La legge è stata integrata da un Implementing Rules and Regulations (IRR), emanato con il Department Circular No. 98, s. 2009, del Department of Justice (in consultazione con la Corte Suprema, tramite l'Office for Alternative Dispute Resolution istituito dalla stessa legge) — l'IRR sviluppa in dettaglio le procedure ma non modifica il testo delle disposizioni sostanziali sulla mediazione qui riportate, che restano quelle dell'atto legislativo originario del 2004. Fonti secondarie recenti (es. Baker McKenzie, International Arbitration Yearbook 2024-2025 – Philippines) confermano che il RA 9285 continua a essere il quadro normativo di riferimento per l'ADR nelle Filippine.

Struttura della legge: otto capitoli (Chapters), per un totale di 56 sezioni: - Capo 1 – Disposizioni generali (Sez. 1-6) - Capo 2 – Mediazione (Sez. 7-17) - Capo 3 – Altre forme di ADR (Sez. 18) - Capo 4 – Arbitrato commerciale internazionale (Sez. 19-31) - Capo 5 – Arbitrato interno/domestico (Sez. 32-33) - Capo 6 – Arbitrato delle controversie in materia di costruzioni (Sez. 34-39) - Capo 7 – Controllo giudiziario dei lodi arbitrali (Sez. 40-48) - Capo 8 – Disposizioni varie, istituzione dell'Office for Alternative Dispute Resolution (Sez. 49-56)

Criteri di selezione del testo tradotto: poiché la legge disciplina in un unico atto sia l'arbitrato (nazionale e internazionale, incluse le controversie in materia di costruzioni) sia la mediazione, in conformità alle istruzioni redazionali del sito si è tradotto integralmente il Capo 2 – Mediazione (Sezioni 7-17), che è la parte della legge specificamente e interamente dedicata alla mediazione. Sono inoltre riportate, a titolo di cornice indispensabile per la corretta lettura del Capo 2: la Sez. 1 (titolo della legge), la Sez. 2 (dichiarazione di politica legislativa) e le definizioni rilevanti della Sez. 3 (lettere (h), (l), (q), (r), (s), (z), relative rispettivamente a "informazione riservata", "mediazione annessa al tribunale", "mediazione", "mediatore", "parte della mediazione" e "partecipante non parte"). Non sono state tradotte le parti della legge relative esclusivamente all'arbitrato (Capi 4-7) né le altre forme di ADR del Capo 3, in quanto estranee all'oggetto della presente sezione del sito.

Segnalazione di incertezze/anomalie testuali: il testo ufficiale pubblicato della Sez. 10 ("Waiver of Confidentiality") contiene, nella fonte primaria stessa (riscontrato identicamente in due trascrizioni indipendenti — Lawphil e Chan Robles Virtual Law Library), una frase sintatticamente incompleta: "A person who discloses confidential information shall be precluded from asserting the privilege under Section 9 of this Chapter to bar disclosure of the rest of the information necessary to a complete understanding of the previously disclosed information. If a person suffers loss or damages in a judicial proceeding against the person who made the disclosure." La seconda frase risulta monca (priva di un predicato conclusivo) già nel testo ufficiale pubblicato, non essendo un artefatto di trascrizione imputabile alle fonti consultate. Si è scelto di tradurla letteralmente, così com'è, segnalando l'anomalia anche nelle rese in italiano, francese e spagnolo, senza integrazioni o correzioni di merito. Sono stati inoltre corretti silenziosamente due refusi manifesti e non sostanziali presenti in entrambe le fonti consultate (Sez. 8: "candor or parties" → reso come "candor of parties"; Sez. 9(c)-(e): "if any adversarial proceeding" → reso come "in any adversarial proceeding"; "even of a mediator" → reso come "even if a mediator"), trattandosi con ogni evidenza di errori di battitura dell'atto pubblicato e non di scelte lessicali della legge.

Fonti consultate: - Supreme Court of the Philippines E-Library — https://elibrary.judiciary.gov.ph/thebookshelf/showdocs/2/7233 - Lawphil Project (Arellano Law Foundation) — https://www.lawphil.net/statutes/repacts/ra2004/ra_9285_2004.html - Chan Robles Virtual Law Library — https://chanrobles.com/republicactno9285.html - Government Procurement Policy Board (GPPB), testo PDF ufficiale RA 9285 — https://www.gppb.gov.ph/wp-content/uploads/2023/06/Republic-Act-No.-9285.pdf - Department of Justice – Office for Alternative Dispute Resolution, IRR (Department Circular No. 98, s. 2009) — https://doj.gov.ph/files/oadr/2021/IRR%20of%20RA%209285.pdf (consultato per verificare l'assenza di modifiche sostanziali al testo del Capo 2 tradotto) - Baker McKenzie, International Arbitration Yearbook 2024-2025 – Philippines, Global Arbitration News (consultato per la conferma di vigenza aggiornata)

Testo originale (inglese)

REPUBLIC ACT NO. 9285

An Act to Institutionalize the Use of an Alternative Dispute Resolution System in the Philippines and to Establish the Office for Alternative Dispute Resolution, and for Other Purposes

Be it enacted by the Senate and House of Representatives of the Philippines in Congress assembled:

CHAPTER 1 – GENERAL PROVISIONS (excerpts)

SEC. 1. Title. – This Act shall be known as the "Alternative Dispute Resolution Act of 2004."

SEC. 2. Declaration of Policy. – It is hereby declared the policy of the State to actively promote party autonomy in the resolution of disputes or the freedom of the party to make their own arrangements to resolve their disputes. Towards this end, the State shall encourage and actively promote the use of Alternative Dispute Resolution (ADR) as an important means to achieve speedy and impartial justice and declog court dockets. As such, the State shall provide means for the use of ADR as an efficient tool and an alternative procedure for the resolution of appropriate cases. Likewise, the State shall enlist active private sector participation in the settlement of disputes through ADR. This Act shall be without prejudice to the adoption by the Supreme Court of any ADR system, such as mediation, conciliation, arbitration, or any combination thereof as a means of achieving speedy and efficient means of resolving cases pending before all courts in the Philippines which shall be governed by such rules as the Supreme Court may approve from time to time.

SEC. 3. Definition of Terms. (estratti rilevanti per la mediazione)

(h) "Confidential information" means any information, relative to the subject of mediation or arbitration, expressly intended by the source not to be disclosed, or obtained under circumstances that would create a reasonable expectation on behalf of the source that the information shall not be disclosed;

(l) "Court-Annexed Mediation" means any mediation process conducted under the auspices of the court, after such court has acquired jurisdiction of the dispute;

(q) "Mediation" means a voluntary process in which a mediator, selected by the disputing parties, facilitates communication and negotiation, and assist the parties in reaching a voluntary agreement regarding a dispute;

(r) "Mediator" means a person who conducts mediation;

(s) "Mediation Party" means a person who participates in a mediation and whose consent is necessary to resolve the dispute;

(z) "Nonparty Participant" means a person, other than a party or mediator, who participates in a mediation proceeding as a witness, resource person or expert.

CHAPTER 2 – MEDIATION

SEC. 7. Scope. – The provisions of this Chapter shall cover voluntary mediation, whether ad hoc or institutional, other than court-annexed. The term "mediation" shall include conciliation.

SEC. 8. Application and Interpretation. – In applying and construing the provisions of this Chapter, consideration must be given to the need to promote candor of parties and mediators through confidentiality of the mediation process, the policy of fostering prompt, economical, and amicable resolution of disputes in accordance with the principles of integrity of determination by the parties, and the policy that the decision-making authority in the mediation process rests with the parties.

SEC. 9. Confidentiality of Information. – Information obtained through mediation proceedings shall be subject to the following principles and guidelines:

(a) Information obtained through mediation shall be privileged and confidential.

(b) A party, a mediator, or a nonparty participant may refuse to disclose and may prevent any other person from disclosing a mediation communication.

(c) Confidential Information shall not be subject to discovery and shall be inadmissible in any adversarial proceeding, whether judicial or quasi-judicial. However, evidence or information that is otherwise admissible or subject to discovery does not become inadmissible or protected from discovery solely by reason of its use in a mediation.

(d) In such an adversarial proceeding, the following persons involved or previously involved in a mediation may not be compelled to disclose confidential information obtained during mediation: (1) the parties to the dispute; (2) the mediator or mediators; (3) the counsel for the parties; (4) the nonparty participants; (5) any persons hired or engaged in connection with the mediation as secretary, stenographer, clerk or assistant; and (6) any other person who obtains or possesses confidential information by reason of his/her profession.

(e) The protections of this Act shall continue to apply even if a mediator is found to have failed to act impartially.

(f) A mediator may not be called to testify to provide information gathered in mediation. A mediator who is wrongfully subpoenaed shall be reimbursed the full cost of his attorney's fees and related expenses.

SEC. 10. Waiver of Confidentiality. – A privilege arising from the confidentiality of information may be waived in a record, or orally during a proceeding by the mediator and the mediation parties.

A privilege arising from the confidentiality of information may likewise be waived by a nonparty participant if the information is provided by such nonparty participant.

A person who discloses confidential information shall be precluded from asserting the privilege under Section 9 of this Chapter to bar disclosure of the rest of the information necessary to a complete understanding of the previously disclosed information. If a person suffers loss or damages in a judicial proceeding against the person who made the disclosure. (nota redazionale: frase così come pubblicata nel testo ufficiale, sintatticamente incompleta nella fonte primaria)

A person who discloses or makes a representation about a mediation is precluded from asserting the privilege under Section 9, to the extent that the communication prejudices another person in the proceeding and it is necessary for the person prejudiced to respond to the representation of disclosure.

SEC. 11. Exceptions to Privilege.

(a) There is no privilege against disclosure under Section 9 if mediation communication is:

(1) in an agreement evidenced by a record authenticated by all parties to the agreement;

(2) available to the public or that is made during a session of a mediation which is open, or is required by law to be open, to the public;

(3) a threat or statement of a plan to inflict bodily injury or commit a crime of violence;

(4) intentionally used to plan a crime, attempt to commit, or commit a crime, or conceal an ongoing crime or criminal activity;

(5) sought or offered to prove or disprove abuse, neglect, abandonment, or exploitation in a proceeding in which a public agency is protecting the interest of an individual protected by law; but this exception does not apply where a child protection matter is referred to mediation by a court or a public agency participates in the child protection mediation;

(6) sought or offered to prove or disprove a claim or complaint of professional misconduct or malpractice filed against a mediator in a proceeding; or

(7) sought or offered to prove or disprove a claim or complaint of professional misconduct or malpractice filed against a party, nonparty participant, or representative of a party based on conduct occurring during a mediation.

(b) There is no privilege under Section 9 if a court or administrative agency, finds, after a hearing in camera, that the party seeking discovery of the proponent of the evidence has shown that the evidence is not otherwise available, that there is a need for the evidence that substantially outweighs the interest in protecting confidentiality, and the mediation communication is sought or offered in:

(1) a court proceeding involving a crime or felony; or

(2) a proceeding to prove a claim or defense that under the law is sufficient to reform or avoid a liability on a contract arising out of the mediation.

(c) A mediator may not be compelled to provide evidence of a mediation communication or testify in such proceeding.

(d) If a mediation communication is not privileged under an exception in subsection (a) or (b), only the portion of the communication necessary for the application of the exception for nondisclosure may be admitted. The admission of particular evidence for the limited purpose of an exception does not render that evidence, or any other mediation communication, admissible for any other purpose.

SEC. 12. Prohibited Mediator Reports. – A mediator may not make a report, assessment, evaluation, recommendation, finding, or other communication regarding a mediation to a court or agency or other authority that make a ruling on a dispute that is the subject of a mediation, except: (a) Where the mediation occurred or has terminated, or where a settlement was reached. (b) As permitted to be disclosed under Section 13 of this Chapter.

SEC. 13. Mediator's Disclosure and Conflict of Interest. – The mediation shall be guided by the following operative principles:

(a) Before accepting a mediation, an individual who is requested to serve as a mediator shall:

(1) make an inquiry that is reasonable under the circumstances to determine whether there are any known facts that a reasonable individual would consider likely to affect the impartiality of the mediator, including a financial or personal interest in the outcome of the mediation and any existing or past relationship with a party or foreseeable participant in the mediation; and

(2) disclose to the mediation parties any such fact known or learned as soon as is practical before accepting a mediation.

(b) If a mediator learns any fact described in paragraph (a)(1) of this section after accepting a mediation, the mediator shall disclose it as soon as practicable.

At the request of a mediation party, an individual who is requested to serve as mediator shall disclose his/her qualifications to mediate a dispute.

This Act does not require that a mediator shall have special qualifications by background or profession unless the special qualifications of a mediator are required in the mediation agreement or by the mediation parties.

SEC. 14. Participation in Mediation. – Except as otherwise provided in this Act, a party may designate a lawyer or any other person to provide assistance in the mediation. A waiver of this right shall be made in writing by the party waiving it. A waiver of participation or legal representation may be rescinded at any time.

SEC. 15. Place of Mediation. – The parties are free to agree on the place of mediation. Failing such agreement, the place of mediation shall be any place convenient and appropriate to all parties.

SEC. 16. Effect of Agreement to Submit Dispute to Mediation Under Institutional Rules. – An agreement to submit a dispute to mediation by any institution shall include an agreement to be bound by the internal mediation and administrative policies of such institution. Further, an agreement to submit a dispute to mediation under international mediation rule shall be deemed to include an agreement to have such rules govern the mediation of the dispute and for the mediator, the parties, their respective counsel, and nonparty participants to abide by such rules.

In case of conflict between the institutional mediation rules and the provisions of this Act, the latter shall prevail.

SEC. 17. Enforcement of Mediated Settlement Agreement. – The mediation shall be guided by the following operative principles:

(a) A settlement agreement following successful mediation shall be prepared by the parties with the assistance of their respective counsel, if any, and by the mediator. The parties and their respective counsels shall endeavor to make the terms and condition thereof complete and make adequate provisions for the contingency of breach to avoid conflicting interpretations of the agreement.

(b) The parties and their respective counsels, if any, shall sign the settlement agreement. The mediator shall certify that he/she explained the contents of the settlement agreement to the parties in a language known to them.

(c) If the parties so desire, they may deposit such settlement agreement with the appropriate Clerk of a Regional Trial Court of the place where one of the parties resides. Where there is a need to enforce the settlement agreement, a petition may be filed by any of the parties with the same court, in which case, the court shall proceed summarily to hear the petition, in accordance with such rules of procedure as may be promulgated by the Supreme Court.

(d) The parties may agree in the settlement agreement that the mediator shall become a sole arbitrator for the dispute and shall treat the settlement agreement as an arbitral award which shall be subject to enforcement under Republic Act No. 876, otherwise known as the Arbitration Law, notwithstanding the provisions of Executive Order No. 1008 for mediated dispute outside of the CIAC.

Traduzione italiana

REPUBLIC ACT N. 9285

Legge volta a istituzionalizzare l'uso di un sistema di risoluzione alternativa delle controversie nelle Filippine e a istituire l'Ufficio per la risoluzione alternativa delle controversie, e per altri fini

Sia essa promulgata dal Senato e dalla Camera dei Rappresentanti delle Filippine, riuniti in Congresso:

CAPO 1 – DISPOSIZIONI GENERALI (estratti)

Sez. 1. Titolo. – La presente legge è denominata "Legge sulla risoluzione alternativa delle controversie del 2004" (Alternative Dispute Resolution Act of 2004).

Sez. 2. Dichiarazione di politica legislativa. – È dichiarata politica dello Stato promuovere attivamente l'autonomia delle parti nella risoluzione delle controversie, ossia la libertà delle parti di organizzare autonomamente le modalità di risoluzione delle proprie controversie. A tal fine, lo Stato incoraggia e promuove attivamente il ricorso alla Risoluzione Alternativa delle Controversie (ADR) quale strumento importante per conseguire una giustizia rapida e imparziale e per decongestionare i ruoli dei tribunali. A tal fine, lo Stato fornisce i mezzi per l'utilizzo dell'ADR quale strumento efficiente e procedura alternativa per la risoluzione dei casi appropriati. Allo stesso modo, lo Stato coinvolge la partecipazione attiva del settore privato nella composizione delle controversie attraverso l'ADR. La presente legge non pregiudica l'adozione, da parte della Corte Suprema, di qualsiasi sistema di ADR, quali la mediazione, la conciliazione, l'arbitrato o qualsiasi loro combinazione, quale mezzo per conseguire una risoluzione rapida ed efficiente delle cause pendenti dinanzi a tutti i tribunali delle Filippine, disciplinato dalle norme che la Corte Suprema potrà di volta in volta approvare.

Sez. 3. Definizioni. (estratti rilevanti per la mediazione)

(h) "Informazione riservata": qualsiasi informazione, relativa all'oggetto della mediazione o dell'arbitrato, che la fonte intende espressamente non divulgare, oppure ottenuta in circostanze tali da generare in capo alla fonte una ragionevole aspettativa che l'informazione non venga divulgata.

(l) "Mediazione annessa al tribunale" (Court-Annexed Mediation): qualsiasi procedimento di mediazione condotto sotto gli auspici del tribunale, dopo che tale tribunale abbia acquisito la giurisdizione sulla controversia.

(q) "Mediazione": un processo volontario nel quale un mediatore, scelto dalle parti in controversia, agevola la comunicazione e la negoziazione e assiste le parti nel raggiungimento di un accordo volontario relativo a una controversia.

(r) "Mediatore": la persona che conduce la mediazione.

(s) "Parte della mediazione": la persona che partecipa a una mediazione e il cui consenso è necessario per risolvere la controversia.

(z) "Partecipante non parte" (Nonparty Participant): una persona, diversa da una parte o da un mediatore, che partecipa a un procedimento di mediazione in qualità di testimone, persona di riferimento (resource person) o esperto.

CAPO 2 – MEDIAZIONE

Sez. 7. Ambito di applicazione. – Le disposizioni del presente Capo si applicano alla mediazione volontaria, sia essa ad hoc o istituzionale, diversa dalla mediazione annessa al tribunale. Il termine "mediazione" comprende la conciliazione.

Sez. 8. Applicazione e interpretazione. – Nell'applicare e interpretare le disposizioni del presente Capo, si deve tener conto della necessità di promuovere la franchezza (candor) delle parti e dei mediatori mediante la riservatezza del procedimento di mediazione, della politica di favorire una risoluzione rapida, economica e amichevole delle controversie in conformità ai principi di integrità della determinazione da parte delle parti, e della politica secondo cui il potere decisionale nel procedimento di mediazione spetta alle parti.

Sez. 9. Riservatezza delle informazioni. – Le informazioni ottenute attraverso i procedimenti di mediazione sono soggette ai seguenti principi e linee guida:

(a) Le informazioni ottenute attraverso la mediazione sono privilegiate e riservate.

(b) Una parte, un mediatore o un partecipante non parte può rifiutarsi di divulgare e può impedire a qualsiasi altra persona di divulgare una comunicazione di mediazione.

(c) Le informazioni riservate non sono soggette a discovery e sono inammissibili in qualsiasi procedimento contenzioso, sia esso giudiziario o quasi giudiziario. Tuttavia, le prove o le informazioni che sarebbero altrimenti ammissibili o soggette a discovery non diventano inammissibili o protette dalla discovery per il solo fatto di essere state utilizzate in una mediazione.

(d) In tale procedimento contenzioso, le seguenti persone coinvolte o precedentemente coinvolte in una mediazione non possono essere obbligate a divulgare informazioni riservate ottenute durante la mediazione: (1) le parti della controversia; (2) il mediatore o i mediatori; (3) i difensori delle parti; (4) i partecipanti non parte; (5) qualsiasi persona assunta o incaricata in relazione alla mediazione in qualità di segretario, stenografo, cancelliere o assistente; e (6) qualsiasi altra persona che ottenga o sia in possesso di informazioni riservate in ragione della propria professione.

(e) Le tutele previste dalla presente legge continuano ad applicarsi anche qualora si accerti che un mediatore non abbia agito in modo imparziale.

(f) Un mediatore non può essere chiamato a testimoniare per fornire informazioni raccolte nel corso della mediazione. Un mediatore indebitamente citato a comparire ha diritto al rimborso integrale delle spese legali e delle spese correlate sostenute.

Sez. 10. Rinuncia alla riservatezza. – Un privilegio derivante dalla riservatezza delle informazioni può essere oggetto di rinuncia, in forma scritta (record) o oralmente nel corso di un procedimento, da parte del mediatore e delle parti della mediazione.

Un privilegio derivante dalla riservatezza delle informazioni può parimenti essere oggetto di rinuncia da parte di un partecipante non parte, qualora l'informazione sia stata fornita da tale partecipante non parte.

La persona che divulga informazioni riservate non può far valere il privilegio di cui alla Sezione 9 del presente Capo per impedire la divulgazione del resto delle informazioni necessarie alla completa comprensione delle informazioni già divulgate. Qualora una persona subisca una perdita o un danno in un procedimento giudiziario contro la persona che ha effettuato la divulgazione. (nota redazionale: frase resa letteralmente così come pubblicata nel testo ufficiale, sintatticamente incompleta già nella fonte primaria)

La persona che divulga o effettua una dichiarazione relativa a una mediazione non può far valere il privilegio di cui alla Sezione 9, nella misura in cui la comunicazione arrechi pregiudizio a un'altra persona nel procedimento e sia necessario, per la persona pregiudicata, rispondere alla dichiarazione o divulgazione.

Sez. 11. Eccezioni al privilegio.

(a) Non sussiste alcun privilegio contro la divulgazione ai sensi della Sezione 9 se la comunicazione di mediazione è:

(1) contenuta in un accordo comprovato da un documento (record) autenticato da tutte le parti dell'accordo;

(2) disponibile al pubblico o resa nel corso di una sessione di mediazione aperta, o tenuta a essere aperta per legge, al pubblico;

(3) una minaccia o la dichiarazione di un piano volto a infliggere lesioni fisiche o a commettere un reato di violenza;

(4) intenzionalmente utilizzata per pianificare un reato, per tentare di commetterlo o per commetterlo, oppure per occultare un reato o un'attività criminale in corso;

(5) richiesta o offerta per provare o confutare abuso, negligenza, abbandono o sfruttamento in un procedimento nel quale un ente pubblico tuteli gli interessi di un individuo protetto dalla legge; tuttavia questa eccezione non si applica quando una questione di tutela minorile è deferita alla mediazione da un tribunale, o quando un ente pubblico partecipa alla mediazione in materia di tutela minorile;

(6) richiesta o offerta per provare o confutare un'accusa o una denuncia di condotta professionale scorretta o di negligenza professionale presentata contro un mediatore in un procedimento; oppure

(7) richiesta o offerta per provare o confutare un'accusa o una denuncia di condotta professionale scorretta o di negligenza professionale presentata contro una parte, un partecipante non parte o un rappresentante di una parte, basata su una condotta tenuta durante una mediazione.

(b) Non sussiste alcun privilegio ai sensi della Sezione 9 qualora un tribunale o un'agenzia amministrativa accerti, dopo un'udienza in camera di consiglio, che la parte che richiede la discovery abbia dimostrato che la prova non è altrimenti disponibile, che vi sia una necessità della prova che prevalga sostanzialmente sull'interesse alla tutela della riservatezza, e la comunicazione di mediazione sia richiesta o offerta in:

(1) un procedimento giudiziario riguardante un crimine o un delitto grave (felony); oppure

(2) un procedimento volto a provare una pretesa o una difesa che, secondo la legge, sia sufficiente a riformare o a escludere una responsabilità derivante da un contratto sorto dalla mediazione.

(c) Un mediatore non può essere obbligato a fornire prove relative a una comunicazione di mediazione né a testimoniare in tale procedimento.

(d) Qualora una comunicazione di mediazione non sia privilegiata in forza di un'eccezione di cui al comma (a) o (b), può essere ammessa solo la parte della comunicazione necessaria ai fini dell'applicazione dell'eccezione alla non divulgazione. L'ammissione di una determinata prova per lo scopo limitato di un'eccezione non rende tale prova, né alcun'altra comunicazione di mediazione, ammissibile per qualsiasi altro scopo.

Sez. 12. Comunicazioni (relazioni) vietate del mediatore. – Un mediatore non può redigere alcuna relazione, valutazione, giudizio, raccomandazione, accertamento o altra comunicazione riguardante una mediazione, destinata a un tribunale, a un'agenzia o ad altra autorità chiamata a decidere una controversia oggetto di mediazione, salvo: (a) per indicare che la mediazione ha avuto luogo o si è conclusa, oppure che è stato raggiunto un accordo; (b) nei limiti consentiti dalla divulgazione ai sensi della Sezione 13 del presente Capo.

Sez. 13. Obblighi di divulgazione del mediatore e conflitto di interessi. – La mediazione è disciplinata dai seguenti principi operativi:

(a) Prima di accettare l'incarico di mediazione, la persona a cui viene chiesto di fungere da mediatore deve:

(1) svolgere un'indagine ragionevole in relazione alle circostanze, al fine di determinare se esistano fatti noti che una persona ragionevole considererebbe idonei a incidere sull'imparzialità del mediatore, compreso un interesse finanziario o personale nell'esito della mediazione e qualsiasi rapporto esistente o pregresso con una parte o con un potenziale partecipante alla mediazione; e

(2) divulgare alle parti della mediazione qualsiasi fatto del genere conosciuto o appreso, non appena praticamente possibile, prima di accettare l'incarico di mediazione.

(b) Se il mediatore viene a conoscenza di un fatto descritto al comma (a)(1) del presente articolo dopo aver accettato l'incarico di mediazione, deve divulgarlo non appena praticamente possibile.

Su richiesta di una parte della mediazione, la persona a cui viene chiesto di fungere da mediatore deve divulgare le proprie qualifiche per mediare una controversia.

La presente legge non richiede che il mediatore possieda particolari qualifiche per formazione o professione, salvo che tali particolari qualifiche del mediatore siano richieste dall'accordo di mediazione o dalle parti della mediazione.

Sez. 14. Partecipazione alla mediazione. – Salvo quanto diversamente previsto dalla presente legge, una parte può designare un avvocato o qualsiasi altra persona affinché la assista nella mediazione. La rinuncia a tale diritto deve essere formulata per iscritto dalla parte che vi rinuncia. Una rinuncia alla partecipazione o alla rappresentanza legale può essere revocata in qualsiasi momento.

Sez. 15. Luogo della mediazione. – Le parti sono libere di concordare il luogo della mediazione. In mancanza di tale accordo, il luogo della mediazione è qualsiasi luogo conveniente e appropriato per tutte le parti.

Sez. 16. Effetti dell'accordo di sottoporre una controversia a mediazione secondo regolamenti istituzionali. – Un accordo per sottoporre una controversia a mediazione presso un'istituzione comporta anche l'accordo a essere vincolati dalle politiche interne di mediazione e amministrative di tale istituzione. Inoltre, un accordo per sottoporre una controversia a mediazione secondo un regolamento di mediazione internazionale si considera comprensivo dell'accordo affinché tale regolamento disciplini la mediazione della controversia e affinché il mediatore, le parti, i rispettivi difensori e i partecipanti non parte si conformino a tale regolamento.

In caso di conflitto tra il regolamento di mediazione istituzionale e le disposizioni della presente legge, prevalgono queste ultime.

Sez. 17. Esecuzione dell'accordo di conciliazione raggiunto in mediazione. – La mediazione è disciplinata dai seguenti principi operativi:

(a) Un accordo di conciliazione (settlement agreement) raggiunto a seguito di una mediazione conclusa con successo è redatto dalle parti con l'assistenza dei rispettivi difensori, ove presenti, e del mediatore. Le parti e i rispettivi difensori si adoperano affinché i termini e le condizioni dell'accordo siano completi e prevedano adeguate disposizioni per l'eventualità di un inadempimento, al fine di evitare interpretazioni contrastanti dell'accordo.

(b) Le parti e i rispettivi difensori, ove presenti, sottoscrivono l'accordo di conciliazione. Il mediatore attesta di aver spiegato il contenuto dell'accordo di conciliazione alle parti in una lingua a esse nota.

(c) Qualora le parti lo desiderino, possono depositare tale accordo di conciliazione presso il Cancelliere competente di un Regional Trial Court del luogo in cui risiede una delle parti. Ove sia necessario dare esecuzione all'accordo di conciliazione, una delle parti può presentare un'istanza presso il medesimo tribunale, nel qual caso il tribunale procede sommariamente all'esame dell'istanza, in conformità alle norme procedurali che potranno essere promulgate dalla Corte Suprema.

(d) Le parti possono convenire, nell'accordo di conciliazione, che il mediatore assuma la funzione di arbitro unico della controversia e tratti l'accordo di conciliazione come un lodo arbitrale, soggetto all'esecuzione ai sensi della Legge della Repubblica n. 876, nota come Legge sull'Arbitrato (Arbitration Law), fatte salve le disposizioni dell'Ordine Esecutivo n. 1008 per le controversie oggetto di mediazione al di fuori della competenza della CIAC.

Traduzione francese

REPUBLIC ACT N° 9285

Loi visant à institutionnaliser le recours à un système de règlement alternatif des différends aux Philippines et à créer le Bureau du règlement alternatif des différends, et à d'autres fins

Adoptée par le Sénat et la Chambre des représentants des Philippines, réunis en Congrès :

CHAPITRE 1 – DISPOSITIONS GÉNÉRALES (extraits)

Section 1. Intitulé. – La présente loi est dénommée « Loi sur le règlement alternatif des différends de 2004 » (Alternative Dispute Resolution Act of 2004).

Section 2. Déclaration de politique. – Il est déclaré que la politique de l'État consiste à promouvoir activement l'autonomie des parties dans le règlement des différends, c'est-à-dire la liberté des parties d'organiser elles-mêmes les modalités de règlement de leurs différends. À cette fin, l'État encourage et promeut activement le recours au règlement alternatif des différends (ADR) en tant que moyen important pour parvenir à une justice rapide et impartiale et pour désengorger les rôles des tribunaux. À ce titre, l'État met à disposition les moyens permettant le recours à l'ADR en tant qu'outil efficace et procédure alternative pour le règlement des affaires appropriées. De même, l'État sollicite la participation active du secteur privé au règlement des différends par l'ADR. La présente loi s'applique sans préjudice de l'adoption par la Cour suprême de tout système d'ADR, tel que la médiation, la conciliation, l'arbitrage ou toute combinaison de ceux-ci, en tant que moyen de parvenir à un règlement rapide et efficace des affaires pendantes devant l'ensemble des juridictions des Philippines, lequel sera régi par les règles que la Cour suprême pourra approuver de temps à autre.

Section 3. Définitions. (extraits pertinents pour la médiation)

(h) « Information confidentielle » désigne toute information relative à l'objet d'une médiation ou d'un arbitrage, que la source entend expressément ne pas divulguer, ou obtenue dans des circonstances telles qu'elles créeraient, dans le chef de la source, une attente raisonnable que l'information ne soit pas divulguée.

(l) « Médiation annexée au tribunal » (Court-Annexed Mediation) désigne toute procédure de médiation menée sous les auspices du tribunal, après que celui-ci a acquis compétence sur le différend.

(q) « Médiation » désigne un processus volontaire dans lequel un médiateur, choisi par les parties en litige, facilite la communication et la négociation et aide les parties à parvenir à un accord volontaire relatif à un différend.

(r) « Médiateur » désigne la personne qui conduit la médiation.

(s) « Partie à la médiation » désigne la personne qui participe à une médiation et dont le consentement est nécessaire pour résoudre le différend.

(z) « Participant non partie » (Nonparty Participant) désigne une personne, autre qu'une partie ou un médiateur, qui participe à une procédure de médiation en qualité de témoin, de personne-ressource ou d'expert.

CHAPITRE 2 – MÉDIATION

Section 7. Champ d'application. – Les dispositions du présent Chapitre s'appliquent à la médiation volontaire, qu'elle soit ad hoc ou institutionnelle, autre que la médiation annexée au tribunal. Le terme « médiation » inclut la conciliation.

Section 8. Application et interprétation. – Dans l'application et l'interprétation des dispositions du présent Chapitre, il convient de tenir compte de la nécessité de promouvoir la franchise des parties et des médiateurs par la confidentialité du processus de médiation, de la politique visant à favoriser un règlement rapide, économique et amiable des différends conformément aux principes d'intégrité de la détermination par les parties, ainsi que de la politique selon laquelle le pouvoir de décision dans le processus de médiation appartient aux parties.

Section 9. Confidentialité de l'information. – Les informations obtenues dans le cadre des procédures de médiation sont soumises aux principes et lignes directrices suivants :

(a) Les informations obtenues par la médiation sont privilégiées et confidentielles.

(b) Une partie, un médiateur ou un participant non partie peut refuser de divulguer et peut empêcher toute autre personne de divulguer une communication de médiation.

(c) Les informations confidentielles ne sont pas soumises à la discovery et sont irrecevables dans toute procédure contentieuse, judiciaire ou quasi judiciaire. Toutefois, les preuves ou informations qui seraient par ailleurs recevables ou soumises à la discovery ne deviennent pas irrecevables ou protégées de la discovery du seul fait de leur utilisation dans une médiation.

(d) Dans une telle procédure contentieuse, les personnes suivantes, impliquées ou ayant été impliquées dans une médiation, ne peuvent être contraintes de divulguer des informations confidentielles obtenues au cours de la médiation : (1) les parties au différend ; (2) le ou les médiateurs ; (3) les conseils des parties ; (4) les participants non parties ; (5) toute personne engagée ou employée dans le cadre de la médiation en qualité de secrétaire, sténographe, greffier ou assistant ; et (6) toute autre personne qui obtient ou détient des informations confidentielles en raison de sa profession.

(e) Les protections prévues par la présente loi continuent de s'appliquer même s'il est constaté qu'un médiateur n'a pas agi avec impartialité.

(f) Un médiateur ne peut être appelé à témoigner pour fournir des informations recueillies au cours de la médiation. Un médiateur assigné à comparaître de manière injustifiée a droit au remboursement intégral de ses honoraires d'avocat et des frais connexes.

Section 10. Renonciation à la confidentialité. – Un privilège découlant de la confidentialité de l'information peut faire l'objet d'une renonciation, par écrit (record) ou oralement au cours d'une procédure, par le médiateur et les parties à la médiation.

Un privilège découlant de la confidentialité de l'information peut également faire l'objet d'une renonciation par un participant non partie, si l'information a été fournie par ce participant non partie.

Une personne qui divulgue une information confidentielle ne peut plus invoquer le privilège prévu à la Section 9 du présent Chapitre pour empêcher la divulgation du reste des informations nécessaires à la compréhension complète de l'information déjà divulguée. Si une personne subit une perte ou un dommage dans une procédure judiciaire contre la personne qui a effectué la divulgation. (note rédactionnelle : phrase reproduite littéralement telle que publiée dans le texte officiel, syntaxiquement incomplète dès la source primaire)

Une personne qui divulgue ou fait une déclaration au sujet d'une médiation ne peut invoquer le privilège prévu à la Section 9, dans la mesure où la communication porte préjudice à une autre personne dans la procédure et qu'il est nécessaire, pour la personne lésée, de répondre à la déclaration ou à la divulgation.

Section 11. Exceptions au privilège.

(a) Il n'existe aucun privilège contre la divulgation au titre de la Section 9 si la communication de médiation est :

(1) contenue dans un accord attesté par un document (record) authentifié par toutes les parties à l'accord ;

(2) accessible au public ou faite au cours d'une séance de médiation ouverte, ou tenue d'être ouverte au public en vertu de la loi ;

(3) une menace ou la déclaration d'un projet visant à infliger des lésions corporelles ou à commettre un crime de violence ;

(4) utilisée intentionnellement pour planifier un crime, tenter de le commettre ou le commettre, ou pour dissimuler un crime ou une activité criminelle en cours ;

(5) recherchée ou offerte pour prouver ou réfuter des faits de maltraitance, de négligence, d'abandon ou d'exploitation dans une procédure au cours de laquelle un organisme public protège les intérêts d'un individu protégé par la loi ; cette exception ne s'applique toutefois pas lorsqu'une affaire de protection de l'enfance est renvoyée en médiation par un tribunal, ou lorsqu'un organisme public participe à la médiation en matière de protection de l'enfance ;

(6) recherchée ou offerte pour prouver ou réfuter une allégation ou une plainte pour faute professionnelle ou négligence professionnelle déposée contre un médiateur dans une procédure ; ou

(7) recherchée ou offerte pour prouver ou réfuter une allégation ou une plainte pour faute professionnelle ou négligence professionnelle déposée contre une partie, un participant non partie ou un représentant d'une partie, fondée sur un comportement survenu au cours d'une médiation.

(b) Il n'existe aucun privilège au titre de la Section 9 si un tribunal ou une autorité administrative constate, après une audience à huis clos (in camera), que la partie sollicitant la discovery a démontré que la preuve n'est pas autrement disponible, qu'il existe un besoin de cette preuve qui l'emporte substantiellement sur l'intérêt de protéger la confidentialité, et que la communication de médiation est recherchée ou offerte dans :

(1) une procédure judiciaire relative à un crime ou à un délit grave (felony) ; ou

(2) une procédure visant à prouver une prétention ou un moyen de défense qui, selon la loi, suffit à réformer ou à écarter une responsabilité découlant d'un contrat issu de la médiation.

(c) Un médiateur ne peut être contraint de fournir des preuves relatives à une communication de médiation ni de témoigner dans une telle procédure.

(d) Si une communication de médiation n'est pas privilégiée en vertu d'une exception prévue au paragraphe (a) ou (b), seule la partie de la communication nécessaire à l'application de l'exception à la non-divulgation peut être admise. L'admission d'une preuve particulière aux fins limitées d'une exception ne rend pas cette preuve, ni aucune autre communication de médiation, recevable à d'autres fins.

Section 12. Communications (rapports) interdites du médiateur. – Un médiateur ne peut établir aucun rapport, évaluation, jugement, recommandation, constatation ou autre communication concernant une médiation, à l'intention d'un tribunal, d'un organisme ou de toute autre autorité appelée à statuer sur un différend faisant l'objet de la médiation, sauf : (a) pour indiquer que la médiation a eu lieu ou a pris fin, ou qu'un accord a été trouvé ; (b) dans la mesure permise par la divulgation prévue à la Section 13 du présent Chapitre.

Section 13. Obligation de divulgation du médiateur et conflit d'intérêts. – La médiation est régie par les principes opérationnels suivants :

(a) Avant d'accepter une médiation, la personne sollicitée pour agir en qualité de médiateur doit :

(1) procéder à une recherche raisonnable eu égard aux circonstances, afin de déterminer s'il existe des faits connus qu'une personne raisonnable jugerait susceptibles d'affecter l'impartialité du médiateur, y compris un intérêt financier ou personnel dans l'issue de la médiation et toute relation existante ou passée avec une partie ou un participant prévisible à la médiation ; et

(2) divulguer aux parties à la médiation tout fait de cette nature connu ou appris, dès que raisonnablement possible avant d'accepter la médiation.

(b) Si le médiateur prend connaissance d'un fait visé au paragraphe (a)(1) du présent article après avoir accepté la médiation, il doit le divulguer dès que raisonnablement possible.

À la demande d'une partie à la médiation, la personne sollicitée pour agir en qualité de médiateur doit divulguer ses qualifications pour médier un différend.

La présente loi n'exige pas que le médiateur possède des qualifications particulières de formation ou de profession, sauf si de telles qualifications particulières du médiateur sont exigées par l'accord de médiation ou par les parties à la médiation.

Section 14. Participation à la médiation. – Sauf disposition contraire de la présente loi, une partie peut désigner un avocat ou toute autre personne pour l'assister dans la médiation. La renonciation à ce droit doit être formulée par écrit par la partie qui y renonce. Une renonciation à la participation ou à la représentation juridique peut être révoquée à tout moment.

Section 15. Lieu de la médiation. – Les parties sont libres de convenir du lieu de la médiation. À défaut d'un tel accord, le lieu de la médiation est tout lieu commode et approprié pour toutes les parties.

Section 16. Effet de l'accord de soumettre un différend à la médiation selon un règlement institutionnel. – Un accord visant à soumettre un différend à la médiation auprès d'une institution comporte également l'accord d'être lié par les politiques internes de médiation et administratives de cette institution. En outre, un accord visant à soumettre un différend à la médiation selon un règlement de médiation international est réputé comporter l'accord que ce règlement régisse la médiation du différend et que le médiateur, les parties, leurs conseils respectifs et les participants non parties se conforment à ce règlement.

En cas de conflit entre le règlement de médiation institutionnel et les dispositions de la présente loi, ces dernières prévalent.

Section 17. Exécution de l'accord de règlement issu de la médiation. – La médiation est régie par les principes opérationnels suivants :

(a) Un accord de règlement (settlement agreement) résultant d'une médiation réussie est rédigé par les parties avec l'assistance de leurs conseils respectifs, le cas échéant, et du médiateur. Les parties et leurs conseils respectifs s'efforcent de rendre les termes et conditions de l'accord complets et d'y prévoir des dispositions adéquates pour l'éventualité d'une inexécution, afin d'éviter des interprétations contradictoires de l'accord.

(b) Les parties et leurs conseils respectifs, le cas échéant, signent l'accord de règlement. Le médiateur certifie avoir expliqué le contenu de l'accord de règlement aux parties dans une langue qu'elles connaissent.

(c) Si les parties le souhaitent, elles peuvent déposer cet accord de règlement auprès du greffier compétent d'un Regional Trial Court du lieu où réside l'une des parties. Lorsqu'il est nécessaire de faire exécuter l'accord de règlement, une requête peut être déposée par l'une des parties auprès du même tribunal, auquel cas le tribunal procède sommairement à l'examen de la requête, conformément aux règles de procédure que la Cour suprême pourra promulguer.

(d) Les parties peuvent convenir, dans l'accord de règlement, que le médiateur devienne arbitre unique du différend et traite l'accord de règlement comme une sentence arbitrale soumise à exécution en vertu de la loi de la République n° 876, dite loi sur l'arbitrage (Arbitration Law), nonobstant les dispositions de l'Ordonnance exécutive n° 1008, pour les différends soumis à la médiation en dehors de la compétence de la CIAC.

Traduzione spagnola

REPUBLIC ACT N.º 9285

Ley por la que se institucionaliza el uso de un sistema de resolución alternativa de disputas en Filipinas y se crea la Oficina de Resolución Alternativa de Disputas, y para otros fines

Promulgada por el Senado y la Cámara de Representantes de Filipinas, reunidos en Congreso:

CAPÍTULO 1 – DISPOSICIONES GENERALES (extractos)

Sec. 1. Título. – La presente ley se denominará "Ley de Resolución Alternativa de Disputas de 2004" (Alternative Dispute Resolution Act of 2004).

Sec. 2. Declaración de política. – Se declara que es política del Estado promover activamente la autonomía de las partes en la resolución de controversias, es decir, la libertad de las partes para disponer por sí mismas la forma de resolver sus controversias. Con este fin, el Estado alentará y promoverá activamente el uso de la Resolución Alternativa de Disputas (ADR) como medio importante para lograr una justicia rápida e imparcial y para descongestionar los tribunales. En tal sentido, el Estado proporcionará los medios para el uso del ADR como herramienta eficiente y procedimiento alternativo para la resolución de los casos que correspondan. Asimismo, el Estado promoverá la participación activa del sector privado en la solución de controversias mediante el ADR. La presente ley se entenderá sin perjuicio de la adopción, por parte de la Corte Suprema, de cualquier sistema de ADR, tal como la mediación, la conciliación, el arbitraje o cualquier combinación de estos, como medio para lograr una resolución rápida y eficiente de las causas pendientes ante todos los tribunales de Filipinas, el cual se regirá por las normas que la Corte Suprema pueda aprobar en cada momento.

Sec. 3. Definiciones. (extractos pertinentes para la mediación)

(h) «Información confidencial»: cualquier información relativa al objeto de una mediación o de un arbitraje que la fuente pretenda expresamente que no se divulgue, u obtenida en circunstancias que generarían en la fuente una expectativa razonable de que la información no será divulgada.

(l) «Mediación anexa al tribunal» (Court-Annexed Mediation): cualquier proceso de mediación llevado a cabo bajo los auspicios del tribunal, una vez que dicho tribunal haya adquirido jurisdicción sobre la controversia.

(q) «Mediación»: un proceso voluntario en el cual un mediador, elegido por las partes en disputa, facilita la comunicación y la negociación y ayuda a las partes a alcanzar un acuerdo voluntario respecto de una controversia.

(r) «Mediador»: la persona que conduce la mediación.

(s) «Parte de la mediación»: la persona que participa en una mediación y cuyo consentimiento es necesario para resolver la controversia.

(z) «Participante no parte» (Nonparty Participant): una persona, distinta de una parte o de un mediador, que participa en un procedimiento de mediación en calidad de testigo, persona de referencia (resource person) o experto.

CAPÍTULO 2 – MEDIACIÓN

Sec. 7. Ámbito de aplicación. – Las disposiciones del presente Capítulo se aplican a la mediación voluntaria, ya sea ad hoc o institucional, distinta de la mediación anexa al tribunal. El término «mediación» incluye la conciliación.

Sec. 8. Aplicación e interpretación. – Al aplicar e interpretar las disposiciones del presente Capítulo, debe tenerse en cuenta la necesidad de promover la franqueza de las partes y de los mediadores mediante la confidencialidad del proceso de mediación, la política de fomentar una resolución rápida, económica y amistosa de las controversias conforme a los principios de integridad de la determinación por las partes, y la política según la cual la autoridad para decidir en el proceso de mediación corresponde a las partes.

Sec. 9. Confidencialidad de la información. – La información obtenida a través de los procedimientos de mediación estará sujeta a los siguientes principios y directrices:

(a) La información obtenida mediante la mediación será privilegiada y confidencial.

(b) Una parte, un mediador o un participante no parte puede negarse a divulgar y puede impedir que cualquier otra persona divulgue una comunicación de mediación.

(c) La información confidencial no estará sujeta a discovery y será inadmisible en cualquier procedimiento contencioso, ya sea judicial o cuasi judicial. No obstante, la prueba o información que sea admisible o esté sujeta a discovery por otros motivos no se vuelve inadmisible ni queda protegida frente a la discovery por el solo hecho de haber sido utilizada en una mediación.

(d) En dicho procedimiento contencioso, las siguientes personas involucradas o previamente involucradas en una mediación no podrán ser obligadas a divulgar información confidencial obtenida durante la mediación: (1) las partes de la controversia; (2) el mediador o los mediadores; (3) los abogados de las partes; (4) los participantes no parte; (5) cualquier persona contratada o designada en relación con la mediación como secretario, taquígrafo, oficial de sala o asistente; y (6) cualquier otra persona que obtenga o posea información confidencial en razón de su profesión.

(e) Las protecciones de la presente ley seguirán aplicándose aun cuando se determine que un mediador no actuó con imparcialidad.

(f) Un mediador no podrá ser llamado a declarar para aportar información recabada en la mediación. El mediador que sea citado indebidamente tendrá derecho al reembolso íntegro de los honorarios de abogado y gastos conexos.

Sec. 10. Renuncia a la confidencialidad. – El privilegio derivado de la confidencialidad de la información podrá renunciarse mediante un documento (record), o verbalmente durante un procedimiento, por el mediador y las partes de la mediación.

El privilegio derivado de la confidencialidad de la información podrá asimismo ser renunciado por un participante no parte, si la información fue proporcionada por dicho participante no parte.

La persona que divulgue información confidencial quedará impedida de invocar el privilegio previsto en la Sección 9 del presente Capítulo para impedir la divulgación del resto de la información necesaria para la comprensión completa de la información previamente divulgada. Si una persona sufre una pérdida o daños en un procedimiento judicial contra la persona que realizó la divulgación. (nota de edición: frase reproducida literalmente tal como se publica en el texto oficial, sintácticamente incompleta ya en la fuente primaria)

La persona que divulgue o haga una manifestación relativa a una mediación quedará impedida de invocar el privilegio previsto en la Sección 9, en la medida en que la comunicación perjudique a otra persona en el procedimiento y sea necesario que la persona perjudicada responda a la manifestación o divulgación.

Sec. 11. Excepciones al privilegio.

(a) No existirá privilegio frente a la divulgación conforme a la Sección 9 si la comunicación de mediación es:

(1) parte de un acuerdo constatado en un documento (record) autenticado por todas las partes del acuerdo;

(2) accesible al público o realizada durante una sesión de mediación abierta, o que la ley exija que sea abierta, al público;

(3) una amenaza o la declaración de un plan para infligir lesiones corporales o cometer un delito de violencia;

(4) utilizada intencionalmente para planear un delito, intentar cometerlo o cometerlo, u ocultar un delito o actividad delictiva en curso;

(5) solicitada u ofrecida para probar o refutar abuso, negligencia, abandono o explotación en un procedimiento en el que un organismo público proteja los intereses de una persona amparada por la ley; esta excepción no se aplica, sin embargo, cuando un asunto de protección de menores es remitido a mediación por un tribunal, o cuando un organismo público participa en la mediación relativa a la protección de menores;

(6) solicitada u ofrecida para probar o refutar una acusación o denuncia de conducta profesional indebida o negligencia profesional presentada contra un mediador en un procedimiento; o

(7) solicitada u ofrecida para probar o refutar una acusación o denuncia de conducta profesional indebida o negligencia profesional presentada contra una parte, un participante no parte o un representante de una parte, basada en una conducta ocurrida durante una mediación.

(b) No existirá privilegio conforme a la Sección 9 si un tribunal o una agencia administrativa determina, tras una audiencia in camera, que la parte que solicita la discovery ha demostrado que la prueba no está disponible por otros medios, que existe una necesidad de dicha prueba que prevalece sustancialmente sobre el interés de proteger la confidencialidad, y que la comunicación de mediación es solicitada u ofrecida en:

(1) un procedimiento judicial relativo a un delito grave (crime o felony); o

(2) un procedimiento destinado a probar una pretensión o defensa que, conforme a la ley, sea suficiente para modificar o excluir una responsabilidad derivada de un contrato surgido de la mediación.

(c) Un mediador no podrá ser obligado a aportar pruebas relativas a una comunicación de mediación ni a declarar en dicho procedimiento.

(d) Si una comunicación de mediación no está privilegiada en virtud de una excepción prevista en el apartado (a) o (b), únicamente podrá admitirse la parte de la comunicación necesaria para la aplicación de la excepción a la no divulgación. La admisión de una prueba concreta para el propósito limitado de una excepción no convierte dicha prueba, ni ninguna otra comunicación de mediación, en admisible para cualquier otro propósito.

Sec. 12. Comunicaciones (informes) prohibidas del mediador. – Un mediador no podrá elaborar informe, evaluación, juicio, recomendación, constatación u otra comunicación relativa a una mediación, dirigida a un tribunal, organismo u otra autoridad llamada a resolver una controversia objeto de la mediación, salvo: (a) para indicar que la mediación tuvo lugar o concluyó, o que se alcanzó un acuerdo; (b) en la medida permitida por la divulgación prevista en la Sección 13 del presente Capítulo.

Sec. 13. Deber de divulgación del mediador y conflicto de intereses. – La mediación se regirá por los siguientes principios operativos:

(a) Antes de aceptar una mediación, la persona a quien se solicite actuar como mediador deberá:

(1) realizar una indagación razonable atendiendo a las circunstancias, a fin de determinar si existen hechos conocidos que una persona razonable consideraría susceptibles de afectar la imparcialidad del mediador, incluido un interés financiero o personal en el resultado de la mediación y cualquier relación existente o pasada con una parte o con un participante previsible en la mediación; y

(2) divulgar a las partes de la mediación cualquier hecho de esa naturaleza que conozca o llegue a conocer, tan pronto como sea razonablemente posible antes de aceptar la mediación.

(b) Si el mediador toma conocimiento de un hecho descrito en el apartado (a)(1) del presente artículo después de haber aceptado la mediación, deberá divulgarlo tan pronto como sea razonablemente posible.

A solicitud de una parte de la mediación, la persona a quien se solicite actuar como mediador deberá divulgar sus calificaciones para mediar en una controversia.

La presente ley no exige que el mediador posea calificaciones especiales por formación o profesión, salvo que dichas calificaciones especiales sean exigidas por el acuerdo de mediación o por las partes de la mediación.

Sec. 14. Participación en la mediación. – Salvo disposición en contrario de la presente ley, una parte podrá designar a un abogado o a cualquier otra persona para que la asista en la mediación. La renuncia a este derecho deberá formularse por escrito por la parte que renuncia a él. La renuncia a la participación o a la representación legal podrá revocarse en cualquier momento.

Sec. 15. Lugar de la mediación. – Las partes son libres de acordar el lugar de la mediación. A falta de dicho acuerdo, el lugar de la mediación será cualquier lugar conveniente y apropiado para todas las partes.

Sec. 16. Efecto del acuerdo de someter una controversia a mediación conforme a reglas institucionales. – Un acuerdo para someter una controversia a mediación ante una institución incluye también el acuerdo de quedar vinculado por las políticas internas de mediación y administrativas de dicha institución. Asimismo, un acuerdo para someter una controversia a mediación conforme a un reglamento de mediación internacional se entenderá que incluye el acuerdo de que dicho reglamento rija la mediación de la controversia y de que el mediador, las partes, sus respectivos abogados y los participantes no parte se sujeten a dicho reglamento.

En caso de conflicto entre el reglamento de mediación institucional y las disposiciones de la presente ley, estas últimas prevalecerán.

Sec. 17. Ejecución del acuerdo de transacción alcanzado en mediación. – La mediación se regirá por los siguientes principios operativos:

(a) Un acuerdo de transacción (settlement agreement) resultante de una mediación exitosa será redactado por las partes con la asistencia de sus respectivos abogados, en su caso, y del mediador. Las partes y sus respectivos abogados procurarán que los términos y condiciones del acuerdo sean completos y prevean disposiciones adecuadas para el supuesto de incumplimiento, a fin de evitar interpretaciones contradictorias del acuerdo.

(b) Las partes y sus respectivos abogados, en su caso, firmarán el acuerdo de transacción. El mediador certificará que explicó el contenido del acuerdo de transacción a las partes en un idioma que estas conocen.

(c) Si las partes así lo desean, podrán depositar dicho acuerdo de transacción ante el Secretario competente de un Regional Trial Court del lugar donde resida una de las partes. Cuando sea necesario ejecutar el acuerdo de transacción, cualquiera de las partes podrá presentar una petición ante el mismo tribunal, en cuyo caso el tribunal procederá sumariamente a resolver la petición, de conformidad con las normas de procedimiento que pueda promulgar la Corte Suprema.

(d) Las partes podrán convenir, en el acuerdo de transacción, que el mediador se convierta en árbitro único de la controversia y trate el acuerdo de transacción como un laudo arbitral, sujeto a ejecución conforme a la Ley de la República n.º 876, conocida como Ley de Arbitraje (Arbitration Law), no obstante lo dispuesto en la Orden Ejecutiva n.º 1008, para las controversias objeto de mediación fuera del ámbito de la CIAC.