Sistemi di composizione dei conflitti in Danimarca e Svezia (2026)

1. Perché questo dossier. 2. Il verbo all'indicativo. 3. La retsmægling. 4. La casella che è stata capovolta. 5. Che cosa è successo dopo. 6. Il contributo che non si paga se si transige. 7. Il sistema familiare: tre binari e un giudice alla fine. 8. Il konfliktråd dentro la polizia. 9. Il consumo danese, a due stadi. 10. L'arbitrato danese. 11. La Svezia e l'inversione della presunzione. 12. La särskild medling: chi media, chi paga. 13. Una legge di dodici paragrafi, mai toccata. 14. L'informationssamtal: la barriera più severa d'Europa. 15. Che cosa si sa dei suoi effetti. 16. Il rito semplificato, ovvero disincentivare il processo. 17. La mediazione penale svedese. 18. L'ARN e il balzello da quindici euro. 19. L'arbitrato svedese. 20. Le due graduatorie. 21. Che cosa può leggere l'Italia.

1. Perché questo dossier

Danimarca e Svezia sono due paesi che un comparatista distratto tratterebbe come uno solo. Stessa famiglia giuridica, stessa struttura del processo civile, stesso livello di reddito, stessa cultura del compromesso, stessa diffidenza per il formalismo. Eppure nel Quadro di valutazione UE della giustizia 2026, nella figura che misura la promozione e l'incentivazione dei metodi alternativi di composizione, la Danimarca è prima fra i ventisei Stati membri rilevati e la Svezia è ventesima — due posizioni sotto l'Italia[1].

Diciannove posizioni di scarto fra due ordinamenti che si somigliano in tutto il resto sono un esperimento naturale, e vale la pena leggerlo fino in fondo, perché la spiegazione non è quella che ci si aspetterebbe. Non è che la Danimarca obblighi e la Svezia no: è vero l'opposto. La Svezia ha il dovere del giudice più severamente formulato dei due, e ha in materia familiare la condizione di procedibilità più dura che esista oggi nell'Unione europea. La Danimarca non ha alcun obbligo: non una condizione di procedibilità, non un primo incontro, non una sanzione sulle spese per il rifiuto irragionevole. Ha spostato una spunta in un modulo telematico.

È esattamente il tipo di risultato che questa serie di dossier ha incontrato altrove — in Turchia, in Grecia, nel Regno Unito, in Brasile — e che qui si presenta nella forma più pulita possibile, perché le altre variabili sono quasi tutte tenute ferme dalla geografia e dalla storia.

2. Il verbo all'indicativo

Il codice di procedura civile danese, la retsplejelov, apre il capo 26 con una frase che vale l'intero capitolo comparatistico:

«I alle borgerlige domssager i første instans mægler retten forlig» — in tutte le cause civili di primo grado il giudice concilia[2].

Non «deve tentare», non «può invitare», non «ove ne ravvisi l'opportunità». Il verbo mægler è all'indicativo presente. La legge danese non impone un dovere al giudice: descrive che cosa il processo civile danese è. La conciliazione può essere omessa soltanto se, per la natura della causa, la condizione delle parti o circostanze simili, si debba ritenere in anticipo che il tentativo sarebbe vano; e può essere esperita anche nei gradi superiori[3]. Con il consenso delle parti si svolge a porte chiuse; l'accordo raggiunto si iscrive nel retsbog, il verbale d'udienza, e da lì trae la propria efficacia[4].

Il confronto con il nostro articolo 185-bis del codice di procedura civile, che affida al giudice la formulazione di una proposta transattiva o conciliativa, è meno lusinghiero di quanto si creda: da noi la conciliazione è un potere che il giudice esercita, in Danimarca è un segmento ordinario del rito. E la differenza fra le due formulazioni ricomparirà, rovesciata, quando si arriverà alla Svezia.

3. La retsmægling

Sulla conciliazione condotta dal giudice della causa la Danimarca ha innestato, nel 2008, un istituto distinto: la retsmægling, la mediazione giudiziale, disciplinata dai §§ 271-279 della retsplejelov e introdotta dalla legge n. 168 del 12 marzo 2008, in vigore dal 1° aprile 2008[5].

Si applica alle cause pendenti davanti ai tribunali di primo grado, alle corti d'appello e al Tribunale marittimo e commerciale. Il giudice, su richiesta delle parti, designa un retsmægler perché le assista nel trovare da sé una soluzione concordata su una lite di cui abbiano la disponibilità[6]. Il mediatore può essere un giudice o un funzionario giudiziario del medesimo ufficio, designato dal presidente, oppure un avvocato ammesso dalla Domstolsstyrelsen — l'amministrazione delle corti — a esercitare la funzione nel distretto di corte d'appello[7]. È una scelta istituzionale precisa: la Danimarca non ha creato un albo di mediatori privati né un mercato di organismi; ha aperto una funzione pubblica agli avvocati, tenendoli però dentro il perimetro dell'amministrazione giudiziaria. I retsmæglere in servizio sono circa centoquaranta in tutto il paese[8].

Il mediatore determina lo svolgimento del procedimento d'intesa con le parti e, con il loro consenso, può tenere incontri separati. La mediazione si chiude quando le parti trovano l'accordo, quando lo decide il mediatore o quando una sola delle parti lo chiede: non esiste alcun numero minimo di incontri, alcuna soglia di permanenza, alcun costo da sostenere per uscirne. Il mediatore deve anzi chiudere il procedimento se ciò è necessario per impedire che le parti concludano un accordo che integri reato o contrasti con norme inderogabili[9]. Le informazioni emerse in mediazione sono riservate salvo diverso accordo delle parti o salvo che siano comunque pubbliche[10]. Al mediatore si applicano le norme sull'astensione e la ricusazione dei giudici[11]; e a mediazione conclusa egli non può più agire né come giudice né come avvocato nel prosieguo della causa — con la sola eccezione, di grande rilievo pratico, che il giudice-mediatore può, su richiesta, iscrivere l'accordo come retsforlig nel verbale e dichiarare estinta la causa[12].

Ciascuna parte sopporta le proprie spese, salvo diverso accordo[13]. E soprattutto: «Retsmæglerens bistand er gratis». L'opera del mediatore è gratuita. Le parti pagano soltanto il proprio avvocato, se ne hanno uno. Il mediatore — giudice o avvocato che sia — è a carico dello Stato[14].

Vale la pena fermarsi un momento su questo, perché è il punto che ogni discussione italiana sulla mediazione tende a rimuovere. In Danimarca il cittadino che accetta di mediare non affronta alcuna spesa aggiuntiva rispetto al processo che ha già iniziato. Non c'è un'indennità, non c'è uno scaglione, non c'è un organismo da pagare. L'ostacolo economico all'ingresso, che da noi è il primo argomento di chi rifiuta, semplicemente non esiste.

4. La casella che è stata capovolta

Ogni causa civile danese si introduce attraverso un portale telematico obbligatorio, minretssag.dk. Nel percorso guidato di deposito compare un passaggio dedicato alla retsmægling, con una domanda e due risposte possibili, una delle quali è preselezionata.

Fino al 23 maggio 2023 l'opzione preselezionata era «Nej tak, jeg ønsker ikke retsmægling» — no grazie, non desidero la mediazione. Dal 24 maggio 2023 l'opzione preselezionata è «Ja, jeg ønsker retsmægling» — sì, desidero la mediazione. Chi non vuole mediare deve attivamente cambiare la selezione[15].

La modifica è stata operata dalla Domstolsstyrelsen su sollecitazione dell'ordine forense danese, dell'associazione degli studi legali e dell'associazione degli avvocati mediatori[16]. Il comunicato ufficiale precisa che l'intervento «non ha alcun effetto sostanziale sui diritti delle parti in materia di mediazione»: la retsmægling «vedbliver at være frivilligt», resta volontaria[17]. Ed è vero, giuridicamente. Nessuna norma è cambiata. Nessun decreto è stato adottato. Non c'è una circolare pubblicata. È una decisione amministrativa sull'architettura di un modulo.

Conviene misurare la portata di quel che è successo. La Danimarca non ha una condizione di procedibilità, non ha un primo incontro obbligatorio, non ha una sanzione sulle spese per chi rifiuta irragionevolmente di mediare. Ha cambiato il valore di default di un campo in un modulo che è obbligatorio per ogni singola causa civile del paese. Costo dell'operazione: nullo. Reversibilità: totale. Passaggi parlamentari: zero.

5. Che cosa è successo dopo

Danmarks Domstole pubblica ogni anno le statistiche dettagliate delle byretter, i tribunali di primo grado, con una tabella dedicata alla retsmægling. La serie 2021-2025 è questa[18]:

  • 2021 — 560 mediazioni avviate, 370 chiuse con accordo (66,1 %)
  • 2022 — 516 avviate, 323 con accordo (62,6 %)
  • 2023 — 507 avviate, 322 con accordo (63,5 %)
  • 2024 — 571 avviate, 382 con accordo (66,9 %)
  • 2025 — 670 avviate, 431 con accordo (64,3 %)

Il numero delle mediazioni avviate stava calando: 560, 516, 507. Nel febbraio 2024 Danmarks Domstole scriveva ancora che il numero di retsmægling era in diminuzione da alcuni anni, e la direttrice dello sviluppo della Domstolsstyrelsen dichiarava: «Den tendens vil vi meget gerne have vendt» — quella tendenza vogliamo davvero invertirla[19].

La casella è stata capovolta nel maggio 2023. Le mediazioni avviate sono passate da 507 nel 2023 a 670 nel 2025: più 32,1 per cento in due anni (più 12,6 per cento nel 2024, più 17,3 per cento nel 2025). La tendenza si è invertita.

Tre cautele, per onestà. La prima: il denominatore non spiega nulla. Le cause civili sopravvenute nelle byretter sono passate da 53.806 nel 2023 a 54.555 nel 2025, e le almindelige civile sager — le cause civili ordinarie, che sono il bacino naturale della mediazione — sono calate, da 9.072 nel 2024 a 8.331 nel 2025. L'incidenza della retsmægling su quel bacino è dunque salita da circa il 6,3 all'8 per cento[20]. La seconda: nessuno ha pubblicato una valutazione causale, e nel 2024 sono state anche riviste le linee guida etiche dei mediatori ed è stata fatta comunicazione istituzionale. La coincidenza temporale è forte, ma resta una coincidenza[21].

La terza cautela è in realtà il dato più interessante di tutti, e va in direzione opposta. Il tasso di accordo non si è mosso: oscilla fra il 62 e il 67 per cento in tutto il quinquennio, mentre il volume cresceva di un terzo. Allargare la platea non ha diluito la qualità. È la risposta empirica più netta all'obiezione che si sente ripetere in Italia ogni volta che si propone di facilitare l'accesso — che facilitando si porti dentro il sistema una massa di casi non mediabili, abbassando i risultati. In Danimarca è successo il contrario: sono entrate centosessanta mediazioni in più all'anno e ne sono uscite un centinaio di accordi in più, alla stessa percentuale di prima.

Sullo sfondo, un contesto che aiuta a capire perché le imprese danesi la usino. Le cause civili ordinarie durano in media 14,6 mesi, ma quelle che arrivano all'udienza di trattazione ne durano 23,2 — ed è un dato in peggioramento rispetto ai 22,9 mesi del 2024[22]. Il 64 per cento di mille imprese danesi intervistate ritiene che la certezza del diritto sia minacciata dalla durata dei processi; e le indagini di soddisfazione mostrano che le parti che chiudono con accordo in retsmægling si dichiarano più soddisfatte, del procedimento e del risultato, di quelle che ottengono una sentenza, anche quando la sentenza dà loro ragione. Un giudice del tribunale di Copenaghen lo dice in termini pratici: la mediazione si può normalmente offrire entro quattro settimane[23].

6. Il contributo che non si paga se si transige

Il secondo congegno danese è fiscale, ed è probabilmente il più forte incentivo economico alla transazione esistente in Europa. Sta nella legge sui contributi giudiziari del 16 marzo 2021, n. 425, in vigore dal 1° ottobre 2021[24].

L'iscrizione a ruolo di una causa civile costa 1.500 corone, circa duecento euro; scende a 750 corone se la causa non ha valore economico o non supera le 100.000 corone[25]. Ma sopra le 100.000 corone di valore si aggiunge un secondo contributo, la berammelsesafgift, il contributo di fissazione dell'udienza di trattazione, dovuto da chi ha iniziato la causa e determinato per scaglioni: 3.000 corone fino a 250.000 di valore, 8.000 fino a mezzo milione, 14.000 fino al milione, 35.000 fino a due milioni, 60.000 fino a tre, 85.000 fino a quattro, 110.000 fino a cinque, 135.000 fino a sei e 160.000 corone oltre i sei milioni[26]. Davanti alla Corte suprema i contributi sono maggiorati del cinquanta per cento[27].

E poi c'è il comma che conta:

«Afgiftspligten bortfalder, hvis retten senest 2 uger før hovedforhandlingens begyndelse modtager meddelelse om, at sagen er bortfaldet.» — L'obbligo di pagamento viene meno se il giudice riceve, al più tardi due settimane prima dell'inizio dell'udienza di trattazione, comunicazione che la causa è venuta meno[28].

Una precisazione tecnica, perché il testo di legge e la sua portata pratica non coincidono del tutto. La legge non dice che il contributo si rimborsa: dice che l'obbligo decade (bortfalder), e le quattro ipotesi di restituzione che essa disciplina riguardano fattispecie diverse dalla transazione. Ma i lavori preparatori sono espliciti: la proposta del Consiglio per il processo civile era che l'obbligo venisse meno «e che un contributo già versato sia restituito» se la comunicazione arriva al giudice al più tardi due settimane prima dell'udienza[29]. Chi ha già pagato e poi transige entro quel termine, dunque, riottiene la somma; chi transige più tardi la perde, e non esiste base normativa per ripeterla. Il contributo, del resto, diventa esigibile quando il giudice fissa l'udienza, e comunque non prima di tre mesi da essa: la finestra in cui il versamento può essere già avvenuto è di due mesi e mezzo.

Gli ordini di grandezza rendono l'idea. Una causa da due milioni di corone, circa 268.000 euro: iscrizione 1.500 corone più berammelsesafgift 35.000, totale 36.500 corone, quasi cinquemila euro. Transigendo quindici giorni prima dell'udienza, l'attore risparmia 35.000 corone in contanti, cioè il 96 per cento della propria esposizione fiscale complessiva nella causa. Sopra i sei milioni di corone il risparmio è di 160.000 corone, circa 21.400 euro; davanti alla Corte suprema, con la maggiorazione, di 240.000.

C'è poi un dettaglio della riforma del 2021 che merita più attenzione di quanta ne abbia ricevuta. Sotto la legge previgente il termine utile per non dovere il contributo era di sei settimane prima dell'udienza; dal 1° ottobre 2021 è di due[30]. Il legislatore danese ha cioè spostato la finestra utile per transigere da quarantadue a quattordici giorni dall'udienza — esattamente la fase in cui, per ragioni ben note a chiunque abbia negoziato una lite, le posizioni si sbloccano. Un sistema con le sei settimane premiava soltanto chi transigeva presto; le due settimane premiano anche chi transige tardi, cioè la grande maggioranza.

Resta una lacuna, ed è la più seria di tutto il dossier: l'incentivo danese è documentato nella sua struttura normativa, non nei suoi effetti. La valutazione ministeriale della legge del 2021, trasmessa alla commissione giustizia del Folketing, non è stata consultabile; non si conosce dunque il gettito della berammelsesafgift, né se il Ministero abbia mai misurato un effetto sui tassi di transazione, né quale conseguenza abbia avuto l'accorciamento del termine da sei a due settimane[31].

7. Il sistema familiare: tre binari e un giudice alla fine

Dal 1° aprile 2019 la Danimarca ha smontato il proprio contenzioso familiare e lo ha ricostruito su un doppio binario: il Familieretshuset, ente amministrativo multidisciplinare, e la Familieretten, sezione specializzata delle byretter. Tutte le controversie entrano dal Familieretshuset; solo alcune escono verso il giudice[32].

Ogni fascicolo è sottoposto a uno screening iniziale che lo assegna a uno di tre percorsi. Il binario verde (§ 5) raccoglie le pratiche semplici: presa d'atto di accordi sulla responsabilità genitoriale, registrazione della residenza condivisa, separazione e divorzio consensuali, paternità e maternità, cognome, assegni concordati. Il binario giallo (§ 6) raccoglie le pratiche meno semplici — responsabilità genitoriale e visita provvisorie, reclami su determinazioni precedenti, autorizzazioni al matrimonio — e qui il Familieretshuset offre consulenza e gestione del conflitto prima di trasmettere al giudice ciò che non si è risolto. Il binario rosso (§ 7) raccoglie le cause complesse sulla responsabilità genitoriale, trattate in modo interdisciplinare con misure di sostegno rafforzate[33]. Se dopo la mediazione e la consulenza dell'esperto dell'infanzia le parti non trovano l'accordo, i fascicoli gialli e rossi devono essere trasmessi alla Familieretten, che decide.

Il numero che conta viene dalla Corte dei conti danese, che nel febbraio 2024 ha pubblicato una relazione severa sul sistema: nel 2022 9.200 famiglie hanno avviato un procedimento presso il Familieretshuset, e il 22 per cento dei fascicoli è proseguito davanti al giudice. Il che significa che il 78 per cento si chiude dentro il sistema amministrativo, senza mai arrivare in tribunale[34].

La stessa relazione, però, va letta per intero, perché è tutt'altro che un elogio. La durata media delle cause su responsabilità genitoriale, residenza e visita presso il Familieretshuset era nel 2023 di ventuno settimane; quelle che proseguono davanti alla Familieretten durano oltre un anno. La durata è cresciuta di quattro settimane fra il 2020 e il 2023. Almeno metà del tempo di trattazione è tempo morto, senza alcuna attività: sette settimane fra la domanda e il primo incontro. La produttività dell'ente è calata del 14 per cento fra il 2019 e il 2021 e da allora è piatta, nonostante gli stanziamenti aggiuntivi. I revisori parlamentari hanno definito «foruroligende», inquietante, il fatto che malgrado i finanziamenti straordinari il sistema non abbia raggiunto un funzionamento soddisfacente[35].

Va però detto che i tempi sono migliorati, e non di poco. Nel 2024 l'attesa media per il primo incontro nelle cause dei binari giallo e rosso è scesa a quaranta giorni — quarantanove nel secondo semestre — contro le sette settimane del 2023, con il 93 per cento dei termini rispettati; l'ente tiene «oltre sessantacinquemila incontri l'anno» con 639 dipendenti a tempo pieno equivalente[36]. Nello stesso periodo, però, la quota di fascicoli del binario giallo trasmessi al giudice è quasi raddoppiata, dal 10,89 per cento del 2023 al 20 per cento del 2024, con l'obiettivo dichiarato di mantenerla a quel livello: il sistema è diventato più rapido e insieme meno capace di chiudere da sé.

La risposta politica è arrivata il 30 novembre 2023, con un accordo sottoscritto dal Governo e da tutti i partiti del Folketing: 129,5 milioni di corone per il quadriennio 2024-2027, di cui 43,6 destinati a internalizzare le perizie psicologiche prima appaltate all'esterno per ridurre le liste d'attesa; visita sorvegliata offerta nell'ambiente di vita del bambino anziché in luoghi come la scuola; gruppi per bambini e consulenza in ambito locale; e un termine massimo di quattro mesi per le decisioni provvisorie sulla visita di mantenimento del contatto[37].

Una precisazione, perché circola un equivoco. La legge danese n. 661 dell'11 giugno 2024, che si trova talvolta citata come «riforma danese della mediazione», non riguarda la mediazione: è la legge di attuazione dell'accordo pluriennale sull'economia delle corti per il 2024-2027, e tocca amministrazione giudiziaria, diritto penale, esecuzione della pena e codice della strada. Il collegamento esiste, ma è più tenue di quanto il titolo suggerisca: Danmarks Domstole, presentando nel novembre 2024 le linee guida etiche riviste dei mediatori, scrive che la revisione è stata occasionata dalle modifiche introdotte con quella legge, nelle quali «si esprimeva il desiderio di diffondere ulteriormente la retsmægling». Il desiderio sta dunque nei lavori preparatori, non nel dispositivo — e nel testo dell'accordo politico sulle corti la parola retsmægling non compare affatto[38].

8. Il konfliktråd dentro la polizia

La mediazione penale danese è disciplinata dalla legge n. 467 del 12 giugno 2009, in vigore dal 1° gennaio 2010[39], e ha una collocazione istituzionale che non ha eguali nel Nord Europa: in ogni distretto di polizia il questore istituisce un konfliktråd. Non esiste un'agenzia autonoma. La mediazione penale danese è incardinata nella polizia — non nei servizi sociali comunali come in Svezia, non nell'amministrazione sanitaria come è stato in Finlandia fino al 2026, non in un'agenzia dedicata come in Norvegia[40].

Servono il consenso di entrambe le parti, l'assenso di chi esercita la responsabilità genitoriale se vi sono minori, e la sostanziale ammissione del fatto da parte dell'autore. I mediatori sono nominati dal ministro della giustizia e sono civili formati, non poliziotti; in ogni distretto un coordinatore valuta l'idoneità del caso e assegna il mediatore[41]. Il § 4 fissa il principio che distingue il modello danese da quello portoghese e da quello finlandese: «Mægling i konfliktråd træder ikke i stedet for straf eller andre retsfølger af den strafbare handling» — la mediazione non sostituisce la pena né le altre conseguenze giuridiche del reato[42]. È additiva, non alternativa.

I numeri sono modesti: 7.451 konfliktråd complessivi fra il 2012 e il 2025, con 421 casi nel 2023, 363 nel 2024 e 368 nel 2025 — una media di poco più di cinquecento l'anno sul quattordicennio, con una flessione netta dopo il 2020 (erano 657 nel 2012 e 558 nel 2020) e una stabilizzazione nell'ultimo biennio. La tipologia prevalente è la violenza, poi minacce, rapina, furto in abitazione, incidenti stradali, liti di vicinato[43].

Il confronto nordico, qui, è impietoso e va fatto proprio perché smentisce la graduatoria da cui questo dossier è partito. La Danimarca — prima nell'Unione per promozione dell'ADR — fa poco più di trecentosessanta mediazioni penali all'anno su sei milioni di abitanti. La Finlandia — ultima nella stessa graduatoria — ne ha fatte 13.986 nel 2024 su cinque milioni e mezzo di abitanti: in rapporto alla popolazione, quasi quaranta volte tanto[44]. È la prova più netta che l'indicatore della Commissione misura gli strumenti di promozione dichiarati, non i comportamenti effettivi.

9. Il consumo danese, a due stadi

Il sistema danese dei reclami dei consumatori è retto dalla legge n. 524 del 29 aprile 2015, che recepisce la direttiva 2013/11/UE e il regolamento 524/2013[45]. È costruito su due stadi, entrambi ospitati nella «Casa delle commissioni» di Viborg, agenzia del Ministero delle imprese.

Il primo stadio è una mediazione obbligatoria: «En forbrugerklage starter altid hos Mæglingsteamet for Forbrugerklager» — un reclamo di consumo comincia sempre dalla squadra di mediazione. Il contributo è di cento corone. Il risultato dichiarato dall'autorità è notevole: due terzi dei casi trovano lì una soluzione[46]. Solo se la mediazione fallisce si accede al secondo stadio, il Forbrugerklagenævnet, collegio quasi giurisdizionale composto da un presidente, due rappresentanti dei consumatori e due delle imprese, che decide. Il contributo è di quattrocento corone, restituite se il consumatore vince o se il ricorso è dichiarato inammissibile[47].

Le soglie di valore vanno da 1.220 a 100.000 corone per beni e servizi in generale, con un minimo ridotto a 790 corone per abbigliamento e calzature[48]. E il punto giuridicamente decisivo, come in tutti i sistemi nordici: «Virksomheden er ikke bundet af Forbrugerklagenævnets afgørelse» — l'impresa non è vincolata dalla decisione. Se però l'accetta, ha trenta giorni per adempiere, decorsi i quali il consumatore può procedere in via esecutiva[49].

I tempi dicono il resto, e sono la ragione per cui il primo stadio conta. La squadra di mediazione chiude in media in 1,1-1,2 mesi; il collegio ci mette da dieci a tredici mesi, e la forbice si allarga: 10,1 mesi nel 2023, 11,7 nel 2024, 12,9 nel 2025. Il collegio ha mancato il proprio obiettivo di durata sia nel 2023 sia nel 2024[50]. Detto altrimenti: chi si ferma alla mediazione risolve in cinque settimane, chi prosegue aspetta più di un anno — ed è un incentivo che nessuna norma ha dovuto scrivere.

Una segnalazione per chi consulta fonti non aggiornate: il primo stadio non si chiama più «Center for Klageløsning», nome che sopravvive ancora negli indirizzi web istituzionali, ma Mæglingsteamet for Forbrugerklager[51].

10. L'arbitrato danese

La legge sull'arbitrato è la n. 553 del 24 giugno 2005, in vigore dal 1° luglio 2005 e applicabile agli arbitrati iniziati dopo tale data. È costruita — e i lavori preparatori lo dicono espressamente — «prendendo come base la legge modello UNCITRAL del 1985 sull'arbitrato commerciale internazionale»: la versione del 1985, non quella emendata nel 2006[52]. Si applica agli arbitrati che si svolgono in Danimarca, con alcune disposizioni estese anche a quelli esteri; i capi 3-7 sono derogabili dalle parti[53].

L'istituto arbitrale danese ha registrato 134 nuovi procedimenti nel 2025, contro una media di 116 nel quinquennio precedente, con un aumento del venti per cento degli arbitrati internazionali; sessantadue lodi finali; collegi di tre arbitri nel 42 per cento dei casi; parti di ventiquattro nazionalità; durata media di quindici mesi per gli internazionali e nove per i domestici; e una presenza femminile del 27 per cento fra gli arbitri, che scende al 13 per cento fra le nomine di parte e sale al 39 per cento fra quelle dell'istituto[54].

Sul versante convenzionale, la Danimarca ha aderito alla Convenzione di New York il 22 dicembre 1972 con entrambe le riserve, di reciprocità e di commercialità[55]. Alla Convenzione di Singapore sulla mediazione non ha aderito — e non vi hanno aderito neppure Svezia, Norvegia, Finlandia e l'Unione europea[56]. Il che è meno paradossale di quanto sembri: il sistema danese non produce titoli esecutivi da accordi privati, produce retsforlig iscritti a verbale dal giudice.

11. La Svezia e l'inversione della presunzione

Il codice di procedura svedese contiene, al capo 42, la disposizione che regge tutto il sistema:

«Rätten ska verka för att parterna förliks eller på annat sätt uppnår en samförståndslösning, om det inte är olämpligt med hänsyn till målets beskaffenhet och övriga omständigheter.» — Il tribunale deve adoperarsi affinché le parti transigano o raggiungano altrimenti una soluzione consensuale, salvo che ciò sia inopportuno in considerazione della natura della causa e delle altre circostanze[57].

Qui c'è il dettaglio tecnico più elegante di tutto il dossier, e occorre leggerlo confrontando due versioni. Il testo previgente diceva: «Rätten skall, om det är lämpligt med hänsyn till målets beskaffenhet…» — il tribunale deve, se è opportuno. Il testo vigente, introdotto dalla riforma del 2011, dice: «Rätten ska verka för…, om det inte är olämpligt» — salvo che sia inopportuno[58].

La riforma ha cioè invertito la presunzione. Prima il giudice doveva trovare una ragione positiva per conciliare; dopo, deve trovare una ragione positiva per non conciliare. I lavori preparatori lo dichiarano apertamente: «l'obbligo del tribunale di adoperarsi, nelle cause pendenti, affinché le parti si accordino mediante transazione o mediazione speciale è inasprito»[59]. La stessa legge ha introdotto la disposizione parallela per il giudizio d'appello[60].

Vale la pena fermarsi su questo. È la stessa identica operazione logica che la Danimarca avrebbe compiuto dodici anni dopo con la casella di minretssag.dk: capovolgere il default. La Svezia l'ha fatta con una legge sul dovere del giudice; la Danimarca con un campo precompilato in un modulo. Due tecniche per lo stesso obiettivo. E i risultati — Danimarca prima, Svezia ventesima — suggeriscono qualcosa che vale la pena dire per esteso: il default vale più del dovere. Perché il dovere si rivolge al giudice, che ha altre cento cose da fare e nessuna sanzione se non lo esercita; il default si rivolge alla parte, nel momento esatto in cui sta compiendo l'atto.

12. La särskild medling: chi media, chi paga

Il secondo comma della stessa disposizione consente al tribunale, in una causa transigibile e con il consenso di entrambe le parti, di disporre una särskild medling, mediazione speciale: ordina alle parti di comparire davanti a un mediatore da esso nominato e fissa il termine entro il quale la mediazione deve concludersi, prorogabile per ragioni particolari[61].

Chi può essere nominato? La risposta di Sveriges Domstolar è netta: «Det finns inga formella krav på utbildning eller erfarenhet» — non esistono requisiti formali di formazione o esperienza. Formazione giuridica e giudiziaria «si rivelano utili», ma non sono richieste. Il tribunale può nominare più mediatori nelle cause complesse e tiene conto delle preferenze delle parti. La Svezia non ha alcun albo abilitante dei mediatori civili. L'amministrazione giudiziaria tiene un semplice elenco dei mediatori speciali, che raccoglie chi si dichiara disponibile, esclude i mediatori familiari e — lo dichiara essa stessa — non valuta la qualificazione degli iscritti[62].

E chi paga? Le parti, in solido, salvo il caso del patrocinio a spese dello Stato, nel quale paga l'erario. Se la mediazione fallisce ma ha chiarito i punti controversi, il costo può essere recuperato come spesa di lite[63].

Il contrasto con la Danimarca si lascia riassumere in una riga. In Danimarca il mediatore è gratuito e lo Stato aggiunge a chi transige un beneficio economico che può arrivare a decine di migliaia di corone. In Svezia il mediatore lo pagano le parti e non esiste alcun incentivo economico. Il paese che obbliga il giudice a conciliare è quello che fa pagare la conciliazione. Qui c'è la spiegazione più plausibile dei diciannove posti di scarto.

Quanto la särskild medling venga effettivamente usata, non si sa: Sveriges Domstolar dichiara espressamente di non pubblicare statistiche in materia, e la Domstolsstatistik 2025 non contiene voci né sulla transazione né sulla mediazione speciale. Il blog ufficiale dei giudici scrive che «moltissime cause civili si concludono con transazione» e che la mediazione è sottoutilizzata, ma non produce cifre[64].

13. Una legge di dodici paragrafi, mai toccata

La Svezia ha recepito la direttiva 2008/52/CE con la legge 2011:860 sulla mediazione in talune controversie privatistiche, emanata il 22 giugno 2011 e in vigore dal 1° agosto dello stesso anno. Dodici paragrafi. E non è mai stata modificata: quindici anni senza una virgola cambiata[65]. È un fatto significativo di per sé — la Svezia ha recepito la direttiva con il minimo indispensabile e non ci è più tornata.

Il primo paragrafo contiene una scelta di campo importante: la legge si applica alla mediazione in controversie privatistiche transigibili ma esclude espressamente la mediazione svolta all'interno di un procedimento giudiziario. La särskild medling del codice di procedura, dunque, non è regolata da questa legge. Sono due binari separati, e la legge di recepimento copre soltanto quello stragiudiziale[66].

La riservatezza è formulata in modo secco: «il mediatore e chi lo assiste non possono indebitamente rivelare o utilizzare quanto abbiano appreso in occasione della mediazione»[67]. Sui termini, la tecnica svedese è la più minimalista che si incontri nella serie: un termine di decadenza o di prescrizione pendente al momento dell'avvio della mediazione «non può scadere prima di un mese dalla conclusione» della stessa[68]. Non una sospensione come da noi, non un'interruzione come in Francia: un semplice posticipo della scadenza di trenta giorni. I paragrafi da 7 a 12 disciplinano la dichiarazione di esecutività dell'accordo, pronunciata dal giudice.

14. L'informationssamtal: la barriera più severa d'Europa

Se sul versante civile la Svezia non obbliga a nulla, sul versante familiare ha costruito dal 1° marzo 2022 il filtro più severo oggi esistente nell'Unione europea. Sta nel capo 6 del codice di famiglia, ed è stato introdotto dalla legge 2021:528 con entrata in vigore scaglionata: il 1° luglio 2021 per tutte le altre disposizioni, il 1° marzo 2022 per questa[69].

La regola è che, quando i genitori non sono d'accordo nel merito, il tribunale non può esaminare una domanda relativa alla responsabilità genitoriale, al collocamento o al diritto di visita se il genitore non ha partecipato a un informationssamtal — un colloquio informativo — nell'anno precedente alla proposizione della domanda. La domanda può essere comunque esaminata se ricorrono «ragioni particolari». E poi c'è il terzo comma, che è il vero congegno: se il requisito impedisce l'esame di una domanda, il tribunale dichiara inammissibili tutte le domande su responsabilità genitoriale, collocamento e visita nella causa[70].

Conviene misurare la durezza di questa previsione. La sanzione non è la sospensione del giudizio. Non è l'improcedibilità della singola domanda. È l'inammissibilità in blocco dell'intera materia: il genitore che non ha fatto il colloquio non può portare davanti al giudice nulla di quanto riguarda i figli. Nessun altro ordinamento europeo, fra quelli esaminati in questa serie, arriva a tanto in materia familiare: l'Italia esclude espressamente affidamento e visita dalla condizione di procedibilità; Malta impone la mediazione familiare ma non prevede una sanzione di questa portata; Cipro esclude del tutto dalla mediazione l'attribuzione della responsabilità genitoriale. Le «ragioni particolari» che consentono di prescindere dal requisito sono, secondo le linee guida dell'autorità competente, il rischio immediato di violenza o danno per il bambino o per un familiare, l'irreperibilità dell'altro genitore, e il fatto che i genitori abbiano da poco concluso dei colloqui di collaborazione[71].

Il colloquio, però, è tutt'altro che una formalità punitiva, ed è qui che il modello si fa interessante. Lo disciplina una legge autonoma di otto paragrafi, in vigore dal 1° gennaio 2022 — due mesi prima dello sbarramento processuale, per dare ai comuni il tempo di attrezzarsi[72]. La responsabilità è della commissione dei servizi sociali del comune di residenza anagrafica del bambino, cioè del servizio comunale di diritto di famiglia. Il colloquio deve tenersi «appena possibile e comunque entro quattro settimane» dalla richiesta, salvo ragioni particolari; nella pratica, riferisce Sveriges Domstolar, si riescono a offrire appuntamenti entro una o due settimane. È gratuito. Al termine il comune rilascia un samtalsintyg, un attestato di partecipazione con i nomi dei genitori, l'indicazione di chi ha partecipato e la data[73].

Il contenuto è informativo, non conciliativo: le regole legali su affidamento, collocamento e visita; i colloqui di collaborazione disponibili; le forme dell'accordo; che cosa comporta un processo; l'impatto del conflitto sui bambini; i servizi di sostegno esistenti. Si tiene congiuntamente o separatamente a seconda delle circostanze — violenza domestica, dipendenze. Chi lo conduce deve avere una laurea in servizio sociale o titolo equipollente e almeno due anni di esperienza in materia di affidamento e visita, oltre a competenze in diritto di famiglia, dinamiche della violenza e sviluppo del bambino nella separazione[74]. L'attestato vale un anno: scaduto, può servire un nuovo colloquio, perché le circostanze possono essere cambiate.

Un avvertimento per chi cita: dal 1° luglio 2025 la Svezia ha una nuova legge sui servizi sociali, che ha sostituito integralmente quella del 2001 e ha rinumerato le disposizioni rilevanti. L'informationssamtal sta ora al capo 13, § 5; i colloqui di collaborazione al capo 13, § 6; la mediazione penale al capo 18, § 9. Chi cita ancora la vecchia numerazione sta citando norme abrogate[75].

15. Che cosa si sa dei suoi effetti

Poco, ed è il punto più debole della parte svedese. Ad agosto 2026 non esiste una valutazione pubblicata dell'informationssamtal, né dell'autorità per la famiglia, né dell'agenzia sanitaria e sociale, né del Governo o del Parlamento[76].

Esiste un bilancio a un anno pubblicato dal blog ufficiale dei giudici svedesi nel febbraio 2023: «presso il tribunale possiamo vedere che le cause familiari sono diminuite di poco più di cento, se confrontiamo il 2021 con il 2022» — presso un solo tribunale, e con l'avvertenza esplicita dell'autore che il calo può dipendere da fattori diversi dal nuovo requisito. Non è una valutazione: è un aneddoto. Dallo stesso bilancio si ricavano due osservazioni più interessanti della cifra: l'aumento del carico amministrativo per i servizi sociali, obbligati a emettere certificati per tutti i partecipanti; e il fatto che, riferisce una responsabile comunale, «spesso sono i difensori dei genitori ad aver detto loro che devono andare al colloquio informativo» — il canale informativo reale, cioè, resta l'avvocato, non il servizio pubblico[77].

Il dato aggregato nazionale, per quanto si può ricavare dalle statistiche giudiziarie, non mostra alcun effetto deflattivo in corso: le cause familiari contenziose sopravvenute nei tribunali svedesi sono passate da 15.315 nel 2024 a 15.607 nel 2025, mentre il contenzioso civile complessivo cresceva da 93.144 a 98.195 cause[78]. Quattro anni dopo l'introduzione della condizione di procedibilità più severa d'Europa in materia familiare, le cause familiari svedesi non sono diminuite.

Il numero, però, ora c'è, ed è il dato che mancava. A partire dall'anno di riferimento 2023 la statistica ufficiale svedese sul diritto di famiglia comprende anche gli informationssamtal: nel 2023 i comuni hanno rilasciato 10.861 attestati di colloquio, l'84 per cento a seguito di colloqui individuali e il 14 per cento di colloqui congiunti[79]. Il conteggio è di attestati, non di procedure — e poiché il colloquio congiunto ne genera in linea di principio uno per ciascun genitore, le procedure sono meno di undicimila.

Undicimila attestati contro 15.607 cause familiari contenziose: il filtro esiste e funziona, ma non produce l'effetto deflattivo per cui era stato pensato. E il confronto con l'altro strumento è impietoso. I samarbetssamtal — i colloqui di collaborazione che il comune deve offrire — hanno riguardato nel 2023 21.894 bambini, il doppio degli attestati di colloquio informativo; di questi, appena 984, il 4,5 per cento, sono stati avviati su iniziativa del tribunale. E gli accordi omologati dalla commissione dei servizi sociali sono stati 2.841, il 79 per cento delle istruttorie avviate[80]. Lo strumento volontario e gratuito muove il doppio dei casi dello strumento obbligatorio, e chiude quattro pratiche su cinque con un accordo omologato.

16. Il rito semplificato, ovvero disincentivare il processo

C'è una terza tecnica svedese, e va classificata come cosa diversa dalle prime due. Rientrano nel rito semplificato le cause il cui valore sia «manifestamente inferiore a mezzo prisbasbelopp», l'importo base annuale fissato dal Governo[81]. Per il 2026 il prisbasbelopp è di 59.200 corone: la soglia è dunque di 29.600 corone, circa 2.640 euro[82].

Il regime delle spese è il vero congegno. Nel rito semplificato il compenso del difensore rifondibile alla parte vittoriosa è limitato a una sola ora di consulenza legale, che per il 2026 vale 2.032,50 corone IVA inclusa — circa 180 euro; le società di recupero crediti e assimilate non ottengono alcun compenso di rappresentanza; e il contributo di iscrizione è di 900 corone contro le 2.800 delle cause ordinarie[83].

Che cosa fa, la Svezia, con questo? Non incentiva la conciliazione: disincentiva il processo di modico valore, rendendo economicamente irrazionale farsi difendere. È una tecnica legittima e per certi versi efficace, ma è l'opposto di quella danese. La Danimarca preme sull'uscita: transigi e non paghi il contributo di fissazione. La Svezia preme sull'ingresso: entra pure, ma l'avvocato non te lo rifonderemo. La prima costruisce una porta d'uscita larga; la seconda restringe la porta d'entrata. E i numeri delle cause di modico valore svedesi — da 25.080 nel 2024 a 28.098 nel 2025 — suggeriscono che restringere l'entrata non riduce l'entrata[84].

17. La mediazione penale svedese

La mediazione penale è disciplinata dalla legge 2002:445, in vigore dal 1° luglio 2002 e modificata nel 2014 con effetto dal 1° gennaio 2015. Si applica alla mediazione organizzata dallo Stato o dal comune in relazione a un reato ed è definita come l'incontro fra autore e vittima davanti a un mediatore per parlare del reato e delle sue conseguenze. Il mediatore deve essere «competente, retto e imparziale». La partecipazione è volontaria; il reato deve essere denunciato alla polizia e l'autore deve aver ammesso la propria partecipazione[85].

Dal 2008 ogni comune svedese è obbligato a garantire l'offerta di mediazione quando l'autore ha meno di ventun anni; l'obbligo è oggi al capo 18, § 9 della nuova legge sui servizi sociali[86]. È una collocazione istituzionale opposta a quella danese: là la polizia, qui il comune.

Un dato scomodo, che vale la pena riportare per onestà. L'agenzia svedese di valutazione degli interventi sanitari e sociali ha esaminato gli interventi territoriali per prevenire la recidiva giovanile e ha concluso che non è possibile stabilire quali interventi psicosociali siano più efficaci di altri sulla recidiva a circa due anni[87]. La Svezia rende obbligatoria l'offerta di uno strumento la cui efficacia il proprio organismo di valutazione non riesce a dimostrare.

E quanti ne faccia, non lo sa. Non è una lacuna di questa ricerca: è un dato strutturale. La Svezia non produce alcuna statistica nazionale sulla mediazione penale, e l'agenzia competente lo ha riconosciuto apertamente, dichiarando nel 2023 di non aver pubblicato i risultati della propria ricognizione «perché li abbiamo giudicati difficili da generalizzare». L'ultima serie di rilevazioni nazionali risale al ciclo 2000-2008. La ricerca accademica stima che il servizio esista in circa due terzi dei comuni, articolato in ottantatré strutture[88]. Il confronto nordico sulla mediazione penale — 13.986 casi finlandesi, 368 danesi — resta dunque monco sul lato svedese non perché il dato sia introvabile, ma perché non esiste: è il prezzo di aver decentrato ai comuni un obbligo senza costruirne la rilevazione.

18. L'ARN e il balzello da quindici euro

La commissione generale per i reclami, l'ARN, è una autorità amministrativa dello Stato — non un organismo privato accreditato — retta dalla legge 2015:671 di recepimento della direttiva 2013/11/UE e da un regolamento governativo di organizzazione. La procedura è esclusivamente scritta, senza escussione di testimoni[89]. La decisione, come in Danimarca, non è vincolante: «la nostra decisione è una raccomandazione su come la controversia dovrebbe essere risolta»; e «la maggioranza delle imprese la segue»[90].

Poi, il 1° agosto 2024, l'ARN ha introdotto un contributo di domanda di centocinquanta corone — poco più di tredici euro — non restituibile neppure se il ricorso è dichiarato inammissibile. La motivazione governativa era di filtraggio: «un contributo modesto può liberare risorse per le pratiche che più probabilmente saranno esaminate nel merito». Il presidente dell'ARN, nel febbraio 2025: «Abbiamo visto presto che il contributo influiva sul flusso delle pratiche, nel senso che le segnalazioni che l'ARN non è competente a esaminare sono diminuite fortemente»[91].

I numeri: 32.303 pratiche nel 2023, 25.685 nel 2024, 24.603 nel 2025. Meno 24 per cento in due anni. Nello stesso periodo il tasso di accoglimento, totale o parziale, è salito dal 37 al 39 per cento, mentre l'adesione delle imprese alle raccomandazioni favorevoli al consumatore è scesa dal 79 al 76 per cento[92].

Qui si apre il confronto nordico più istruttivo. La Norvegia ha introdotto un contributo analogo il 1° luglio 2024 — un mese prima della Svezia — e l'autorità dei consumatori è passata da 10.684 reclami nel 2023 a 8.255 nel 2024 a 6.148 nel 2025: meno 42 per cento, con il ministro competente che ha definito il calo «deplorevole»[93]. Due paesi nordici, due contributi introdotti a trenta giorni di distanza, due crolli di domanda. La Svezia lo presenta come un successo di filtraggio, la Norvegia come un problema di accesso. Le stesse cifre, letture opposte — e va detto che il tasso di accoglimento svedese in crescita dà qualche ragione alla tesi del filtraggio.

Il dato che più dovrebbe interessare un lettore italiano resta però un altro: il 76 per cento di adesione volontaria delle imprese a una raccomandazione priva di qualunque forza vincolante. Un sistema che funziona sulla reputazione anziché sull'esecutorietà, e che regge da decenni. Le soglie minime di valore — 750 corone per elettronica, calzature, tessili; 1.500 per veicoli, mobili, viaggi; 3.000 per banca, casa, imbarcazioni, assicurazioni — e il termine di un anno dal primo reclamo all'impresa completano il quadro[94].

19. L'arbitrato svedese

La legge sull'arbitrato è la 1999:116, riformata nel 2018 con effetto dal 1° marzo 2019[95]. La riforma ha introdotto: il controllo giudiziale sulla competenza degli arbitri, con la possibilità per la parte insoddisfatta della decisione positiva sulla propria competenza di chiedere il riesame alla corte d'appello; la nomina giudiziale degli arbitri per tutte le parti nei procedimenti multiparte in cui i convenuti non si accordino — il rimedio al noto problema Dutco; una maggiore influenza delle parti nella sostituzione dell'arbitro; disposizioni espresse sulla legge applicabile al merito; la riduzione del termine di impugnazione da tre a due mesi con ammissione della prova in lingua inglese nel relativo giudizio; e un filtro di ammissibilità per il ricorso alla Corte suprema[96].

L'istituto arbitrale di Stoccolma ha registrato 213 nuovi casi nel 2025, dopo i 204 del 2024: «la prima volta in assoluto che l'istituto supera i duecento casi in due anni consecutivi». Centoquattordici con il regolamento ordinario, ottantadue con quello accelerato, tre arbitrati d'urgenza, due UNCITRAL, sette procedimenti di altro tipo. Metà internazionali, con 568 parti da cinquanta paesi e arbitri di trentatré nazionalità. Valore complessivo in lite 4,6 miliardi di euro. Durata media al lodo 13,6 mesi nell'ordinario e 3,7 nell'accelerato — e la serie del rito accelerato cresce senza sosta: 44 casi nel 2022, 67 nel 2023, 71 nel 2024, 82 nel 2025[97].

E poi c'è il numero da cui non si scappa. Su 213 procedimenti registrati nel 2025, le mediazioni amministrate con il regolamento di mediazione dell'istituto sono state una. Meno di mezzo punto percentuale. L'istituto arbitrale danese, dal canto suo, offre un regolamento di mediazione e un tariffario ma non pubblica alcuna serie dedicata: l'unico dato reperibile, del 2018, assegna alla voce «mediazione» l'uno per cento dei procedimenti avviati — su centoventuno casi, all'incirca uno[98].

Se ne ricava una tesi difendibile, e conviene enunciarla con chiarezza perché contraddice un luogo comune: nei paesi nordici la mediazione commerciale istituzionale non esiste. Quel che esiste è la conciliazione giudiziale, gratuita, incardinata nel tribunale. È il contrario del modello anglosassone, dove la mediazione commerciale è un mercato privato di dimensioni rilevanti. E spiega perché la Danimarca possa essere prima in Europa per promozione dell'ADR senza avere alcun mercato privato della mediazione.

Sul versante convenzionale, la Svezia ha ratificato la Convenzione di New York il 28 gennaio 1972 senza alcuna riserva — diversamente dalla Danimarca, che le ha entrambe[99]. Alla Convenzione di Singapore non ha aderito.

20. Le due graduatorie

Torniamo al punto di partenza, con una avvertenza che va messa prima dei numeri. La figura 27 del Quadro di valutazione UE della giustizia non misura quanta composizione amichevole si fa: misura quanti strumenti di promozione e incentivazione ciascuno Stato dichiara di avere. È un conteggio di politiche pubbliche, non di comportamenti. La prova sta nella Finlandia, ultima dell'Unione per strumenti di promozione e prima d'Europa per mediazione penale effettiva.

Detto questo, la graduatoria 2026 sui dati 2025 colloca la Danimarca al primo posto, l'Italia al diciottesimo, la Svezia al ventesimo e la Finlandia all'ultimo dei ventisei Stati rilevati[100]. La seconda graduatoria, quella del World Justice Project sul sotto-fattore relativo all'accessibilità, imparzialità ed efficacia dei meccanismi alternativi, dà per il 2025: Norvegia 0,917 (in crescita di 125 millesimi rispetto al 2015), Danimarca 0,851, Svezia 0,778, Finlandia 0,767, Italia 0,693[101].

Sulle durate, i dati europei del 2024 danno la Svezia a 150 giorni in primo grado (85 in appello, 209 in cassazione), la Danimarca a 250 (196 e 99), la Finlandia a 464 (201 e 158) e l'Italia a 584 (691 e 941)[102]. La Svezia, cioè, ha la giustizia civile più rapida dei tre paesi nordici qui esaminati. Il che rende ancora più notevole il fatto che sia ventesima per promozione dell'ADR: non ne avrebbe l'urgenza, e infatti non la sente.

La proposizione da portare a casa è però quella con cui si è aperto:

Danimarca e Svezia hanno la stessa struttura giudiziaria, la stessa cultura giuridica, lo stesso reddito e la stessa tradizione consensualistica. Differiscono in una cosa sola: la Danimarca rende gratuita e automatica la strada verso l'accordo, la Svezia la rende doverosa e a pagamento. Il risultato è settantatré millesimi di WJP e diciannove posizioni di scarto.

Una cautela finale, per non sovrainterpretare. La Norvegia sta a 0,917, sessantasei millesimi sopra la Danimarca, pur non avendo né il default opt-out né il contributo che decade. Ha però il forliksråd, un filtro conciliativo di massa radicato nella storia costituzionale del paese da due secoli, e il modello Follo per la materia familiare. Il che suggerisce che l'architettura della scelta funziona, ma che l'istituzione radicata funziona ancora meglio — e che la Danimarca, in cima all'Unione, sta ancora inseguendo il proprio vicino.

21. Che cosa può leggere l'Italia

La prima lezione è sul default. La Danimarca ha ottenuto in due anni un terzo di mediazioni in più senza cambiare una sola parola di legge, senza un decreto, senza una circolare: capovolgendo il valore preselezionato di un campo in un modulo telematico obbligatorio. Noi abbiamo un processo civile telematico da oltre un decennio, e il momento del deposito dell'atto introduttivo è il punto di massima attenzione della parte e del difensore. Nessuno ha mai pensato di metterci una domanda con una risposta preselezionata. Non costerebbe nulla, non richiederebbe una riforma e sarebbe reversibile in un pomeriggio. È l'intervento a più alto rapporto fra effetto e costo che sia emerso in tutta questa serie di dossier.

La seconda è sull'incentivo economico, e sulla sua direzione. La Danimarca non paga chi media: non fa pagare chi transige. È una differenza tecnica con conseguenze enormi. Un credito d'imposta va chiesto, documentato, atteso; un contributo che semplicemente non diventa esigibile agisce da solo, senza istruttoria, senza discrezionalità di nessuno e senza esborso finanziario per lo Stato — che anzi risparmia l'udienza. E il legislatore danese ha fatto la scelta controintuitiva giusta: ha accorciato il termine utile da sei a due settimane prima dell'udienza, cioè ha esteso l'incentivo fino alla fase in cui le liti effettivamente si chiudono, invece di premiare soltanto la virtù precoce.

La terza è che l'obbligo, da solo, non produce nulla. La Svezia ha il dovere del giudice più severo, la condizione di procedibilità familiare più dura d'Europa, l'obbligo comunale di offrire mediazione penale ai minori di ventun anni e una autorità del consumo che funziona. Ed è ventesima, sotto l'Italia. La spiegazione non sta nella severità: sta nel fatto che la Svezia obbliga senza facilitare. Il mediatore lo pagano le parti; non esiste un albo, e l'amministrazione giudiziaria dichiara di non valutare la qualificazione di chi si iscrive alla sua lista; non esiste alcun incentivo fiscale; la legge di recepimento non è stata toccata in quindici anni. Ha scritto i doveri e non ha costruito le infrastrutture. È un rischio che conosciamo bene.

La quarta riguarda la materia familiare, e va letta con attenzione perché è la più controversa. La Svezia ha fatto la cosa che da noi si dice impossibile: ha esteso la condizione di procedibilità all'affidamento e alla visita, con la sanzione più dura immaginabile. Ma l'ha accompagnata con un colloquio gratuito, erogato dal comune di residenza del bambino entro quattro settimane, condotto da personale con almeno due anni di esperienza specifica, e ha fatto entrare in vigore l'offerta due mesi prima dello sbarramento. Nulla di tutto ciò è secondario: è la parte che rende accettabile la barriera. E tuttavia, quattro anni dopo, le cause familiari contenziose svedesi non sono diminuite — e nessuno ha ancora pubblicato una valutazione. Chi volesse importare il modello dovrebbe importare anche questa incertezza, e dire chiaramente che la si sta importando.

La quinta è sulla struttura del sistema familiare. Il Familieretshuset danese intercetta il 78 per cento dei conflitti familiari prima del giudice, e lo fa non con un filtro processuale ma spostando l'intera porta d'ingresso fuori dal tribunale, con uno screening che assegna ogni fascicolo a uno di tre percorsi in base alla sua complessità. È un'idea diversa da quella di aggiungere un passaggio obbligatorio davanti al processo: è quella di far cominciare la vicenda altrove. Va detto per intero, però, che la Corte dei conti danese ha misurato ventuno settimane di durata media, metà delle quali di tempo morto, e una produttività in calo — l'architettura giusta non basta se l'ente che la incarna è sottodimensionato.

La sesta, infine, è sul consumo. Due sistemi nordici, entrambi non vincolanti, entrambi con un contributo simbolico, entrambi con tassi di adesione volontaria delle imprese fra il settantacinque e l'ottanta per cento. Ma la Danimarca antepone al collegio decidente una fase di mediazione obbligatoria, e due terzi dei casi lì si fermano. La Svezia non ce l'ha, e il collegio decide tutto. È lo stesso principio della retsmægling: prima di far decidere qualcuno, prova a far decidere loro. E funziona anche quando la decisione finale non sarebbe comunque vincolante.


Note

[1] Commissione europea, The 2026 EU Justice Scoreboard, figura 27, «Promotion of and incentives for using ADR methods», dati 2025, punteggio massimo 68. Graduatoria integrale dei 26 Stati membri rilevati: 1. Danimarca, 2. Germania, 3. Spagna, 4. Lituania, 5. Francia, 6. Polonia, 7. Ungheria, 8. Portogallo, 9. Paesi Bassi, 10. Belgio, 11. Lettonia, 12. Bulgaria, 13. Romania, 14. Grecia, 15. Estonia, 16. Austria, 17. Slovenia, 18. Italia, 19. Repubblica ceca, 20. Svezia, 21. Irlanda, 22. Lussemburgo, 23. Slovacchia, 24. Malta, 25. Cipro, 26. Finlandia. Nel rapporto principale la figura 27 è soltanto grafica: i valori numerici sono nell'allegato quantitativo Scoreboard factsheet 2026 — quantitative, dal quale la graduatoria qui riportata è stata estratta. Il rapporto 2026 osserva che nel 2025 lo sforzo complessivo di promozione è aumentato rispetto al 2024 e che gli strumenti relativi alle controversie amministrative restano ovunque i più scarsi.

[2] Retsplejeloven, § 268, primo comma, che apre il capo 26 («Forligsmægling»). Testo consolidato: LBK nr 1298 af 07/11/2025, Bekendtgørelse af lov om rettens pleje, Justitsministeriet.

[3] Ibidem, § 268, commi 2, 3 e 4: «Forligsmægling kan dog undlades, såfremt det på grund af sagens beskaffenhed, parternes forhold eller lignende omstændigheder på forhånd må antages, at mægling vil være forgæves»; «Mægling kan også foretages, når sagen er indbragt for højere instans»; e, al quarto comma, «Undladelse af mægling kan ikke medføre hjemvisning af sagen» — l'omissione della conciliazione non può comportare il rinvio della causa al giudice di primo grado. La formula è più circoscritta di quanto talora si legge: non preclude l'impugnazione, preclude l'effetto rescindente. Il capo 26 comprende i §§ 268-276, con i §§ 271-276 abrogati; il § 269 consente, con l'assenso delle parti, di chiudere le porte durante la conciliazione, e il § 270 dispone l'iscrizione dell'accordo nel verbale d'udienza, riservando ai giudici di primo grado le questioni sulla sua validità e alla via del reclamo le eccezioni fondate su errori procedurali del giudice. Il testo consolidato LBK nr 1298 af 07/11/2025 non è stato consultabile in originale: le citazioni normative danesi di questo dossier provengono da edizioni professionali del consolidato.

[4] Retsplejeloven, §§ 269 e 270.

[5] LOV nr 168 af 12/03/2008, Lov om ændring af retsplejeloven, lov om retsafgifter og arveloven (Retsmægling m.v.), § 4, primo comma: «Loven træder i kraft den 1. april 2008».

[6] Retsplejeloven, §§ 271 e 272: «Retten kan efter anmodning fra parterne udpege en retsmægler til at bistå parterne med selv at nå frem til en aftalt løsning på en tvist, som parterne har rådighed over (retsmægling)».

[7] Ibidem, § 273, primo comma, nn. 1 e 2, e terzo comma (potestà regolamentare della Domstolsstyrelsen sull'ammissione degli avvocati).

[8] Danmarks Domstole, dato di febbraio 2024.

[9] Retsplejeloven, §§ 275 e 276.

[10] Ibidem, § 277, primo comma: «Oplysninger, der fremkommer under en retsmægling, er fortrolige, medmindre parterne aftaler andet eller oplysningerne i øvrigt er offentligt tilgængelige». Il quarto comma fa salva la possibilità per la parte di utilizzare le informazioni ricevute in mediazione al solo fine di motivare un'istanza di esibizione documentale ai sensi del capo 28.

[11] Ibidem, § 274, che estende ai retsmæglere i §§ 60 e 61 sull'astensione e la ricusazione dei giudici.

[12] Ibidem, § 279, primo e secondo comma.

[13] Ibidem, § 278.

[14] Danmarks Domstole, pagina istituzionale sulla retsmægling: «Retsmæglerens bistand er gratis»; «Retsmægling er fortroligt, medmindre parterne aftaler andet». La consultazione è avvenuta tramite il mirror di staging del sito ufficiale, poiché il dominio principale respinge le richieste automatiche.

[15] Advokatsamfundet (l'ordine forense danese, ente di diritto pubblico), comunicato del 25 maggio 2023, «Ændring af procestrinnet om retsmægling på minretssag.dk». Modifica operata dalla Domstolsstyrelsen con decorrenza 24 maggio 2023: l'opzione precompilata passa da «Nej tak, jeg ønsker ikke retsmægling» a «Ja, jeg ønsker retsmægling».

[16] Ibidem: la modifica era stata richiesta da Danske Advokater, Danske Mediatoradvokater e dallo stesso Advokatsamfundet.

[17] Ibidem («la modifica non ha alcun effetto sostanziale sui diritti delle parti in materia di mediazione»); e, per la formulazione danese qui citata, la nota professionale «Retsmægling — det nye tekniske udgangspunkt»: «Fra i dag vil domstolenes digitale sagsportal, minretssag.dk, som standard være indstillet, så parterne svarer 'ja' til retsmægling»; «[Retsmægling] vedbliver at være frivilligt».

[18] Danmarks Domstole, statistiche annuali delle byretter, serie Civile sager 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, tabella «retsmægling». Ripartizione fra avvocato-mediatore e giudice-mediatore: 323/237 (2021), 307/209 (2022), 296/211 (2023), 386/185 (2024), 437/233 (2025).

[19] Danmarks Domstole, febbraio 2024. La dichiarazione è di Merethe Eckhardt, direttrice dello sviluppo della Domstolsstyrelsen.

[20] Danmarks Domstole, Civile sager 2025: byretter, 54.555 cause civili sopravvenute e 58.185 definite; di cui almindelige civile sager 8.331 sopravvenute e 9.518 definite; forenklet proces 28.468/29.440; boligretssager 1.421/1.653; familieretlige sager 8.725/9.225. Le cause civili sopravvenute complessive erano 53.806 nel 2023 e le almindelige civile sager 9.072 nel 2024.

[21] NON VERIFICATO: il nesso causale fra la modifica del default del 24 maggio 2023 e l'aumento delle retsmægling registrato nel 2024 e nel 2025. Nessuna valutazione d'impatto risulta pubblicata. Nello stesso periodo sono state riviste le linee guida etiche dei mediatori (novembre 2024) e la Domstolsstyrelsen ha svolto attività di comunicazione istituzionale. La coincidenza temporale con l'inversione di una tendenza triennale discendente è forte, ma resta una coincidenza.

[22] Danmarks Domstole, Årsberetning 2025: durate medie 2025, almindelige civile sager 14,6 mesi; con hovedforhandling 23,2 mesi (22,9 nel 2024); rito semplificato 6,9 mesi; cause familiari del binario § 7, 6,0 mesi.

[23] Danmarks Domstole, cronaca istituzionale del novembre 2024 «Kronik om retsmægling og virksomheder»: il 64 per cento di mille imprese danesi intervistate ritiene la certezza del diritto minacciata dalla durata dei processi; l'indagine di soddisfazione riferisce che le parti che chiudono con accordo in retsmægling sono più soddisfatte del procedimento e del risultato di quelle che ottengono una sentenza, anche quando la sentenza dà loro ragione. La dichiarazione sui tempi («Retten kan ofte tilbyde retsmægling inden for en kort periode», entro quattro settimane) è di Sanne Bager, giudice della Københavns Byret.

[24] LOV nr 425 af 16/03/2021, Lov om retsafgifter, Justitsministeriet, in vigore dal 1° ottobre 2021 (§ 50). La legge consta di 53 paragrafi e non si applica alle Isole Fær Øer e alla Groenlandia (§ 53).

[25] Ibidem, § 1, primo e secondo comma.

[26] Ibidem, § 2, primo e quarto comma. Il terzo comma fissa in 3.000 corone il contributo per le cause che hanno per oggetto il sindacato sull'esercizio di pubblici poteri e per quelle di cui al § 327, primo comma, nn. 3 e 4, della retsplejelov.

[27] Maggiorazione del 50 per cento per i procedimenti davanti alla Højesteret: la berammelsesafgift massima è dunque di 240.000 corone.

[28] LOV nr 425 af 16/03/2021, § 2, quinto comma. Il sesto comma detta la disposizione gemella per le cause decise senza udienza orale: in tal caso il contributo diviene esigibile quando il giudice dispone la trattazione scritta e l'obbligo viene meno se la comunicazione perviene prima del deposito dell'ultimo scritto difensivo.

[29] Lavori preparatori della legge sui contributi giudiziari (disegno di legge L 66, sessione 2020/1): «Retsplejerådet foreslår, at afgiftspligten for hovedforhandlingen bortfalder og en allerede betalt afgift tilbagebetales, hvis der senest 2 uger inden hovedforhandlingen gives retten meddelelse om, at sagen er bortfaldet»; e, sul confronto con il regime previgente, «Forslaget indebærer samtidig, at det er en væsentlig større del af den samlede retsafgift, som en part vil kunne få tilbage sammenlignet med i dag, hvis sagen bortfalder». La legge non contiene una clausola generale di ripetizione dell'indebito: la restituzione è prevista solo dove espressamente disposta (§§ 6, 40, 44 e 45, secondo comma), e i lavori preparatori enunciano anzi il principio opposto per il contributo unico dell'esecuzione. In caso di contestazione il rimedio è l'opposizione scritta del § 47, commi 2-5, con ordinanza del giudice e reclamo alla corte d'appello. NON VERIFICATO: non è stata reperita alcuna vejledning, FAQ o prassi amministrativa pubblicata della Domstolsstyrelsen sul punto; le pagine istituzionali sui contributi giudiziari espongono soltanto gli scaglioni.

[30] CLEMENS Advokatfirma, Den nye retsafgiftslov: «Pligten til at betale berammelsesafgiften bortfalder, hvis retten senest to uger før hovedforhandlingen gives besked». Sotto la legge previgente il termine era di sei settimane.

[31] NON VERIFICATO: la Evaluering af lov om retsafgifter trasmessa alla commissione giustizia del Folketing (REU alm. del 2023-24, bilag 170) non è stata consultabile, il sito del Parlamento danese respingendo l'accesso automatizzato ai documenti di commissione. Restano dunque ignoti il gettito della berammelsesafgift, l'eventuale misurazione ministeriale dell'effetto sui tassi di transazione e la valutazione dell'accorciamento del termine da sei a due settimane.

[32] LOV nr 1702 af 27/12/2018, Lov om Familieretshuset, Social- og Boligministeriet, in vigore dal 1° aprile 2019; testo consolidato LBK nr 766/2019. Il sistema ha sostituito la Statsforvaltningen e la competenza dei tribunali ordinari.

[33] Ibidem, §§ 5 (grønt spor), 6 (gult spor) e 7 (rødt spor); trattazione interdisciplinare delle cause complesse ai sensi del capo 10; trasmissione alla Familieretten ai sensi del capo 13. Le cifre di 60.000, 30.000 e 7.000 fascicoli per i tre binari, che circolano come se fossero un consuntivo, sono in realtà previsioni ex ante della riforma: il documento ministeriale dice «forventes at rumme», ci si attende che contengano. L'unico dato misurato reperibile riguarda il 2021 e i soli binari giallo e rosso: 7.671 famiglie con fascicolo del binario rosso contro 3.903 del binario giallo, cioè due famiglie su tre indirizzate al percorso più complesso, su 11.538 complessive (VIVE, De mest komplekse forældreansvarssager, 2024, che aggiunge come poco meno di quattro famiglie su dieci con fascicolo del binario rosso finiscano davanti al giudice della famiglia e come circa un terzo riapra un procedimento l'anno successivo). NON VERIFICATO: la ripartizione consuntiva completa, comprensiva del binario verde, che né la relazione della Corte dei conti né i documenti di bilancio del Familieretshuset riportano.

[34] Rigsrevisionen, Beretning om sagsforløb i det familieretlige system, beretning nr. 9/2023, febbraio 2024: 9.200 famiglie hanno avviato un procedimento nel 2022; il 22 per cento dei fascicoli è proseguito davanti alla Familieretten.

[35] Ibidem: durata media 21 settimane nel 2023 per le cause su responsabilità genitoriale, residenza e visita, con il decile più lento oltre le 44 settimane; oltre un anno per quelle che proseguono davanti alla Familieretten; crescita di 4 settimane fra il 2020 e il 2023; almeno il 50 per cento del tempo di trattazione privo di attività (7 settimane dalla domanda al primo incontro, 6 in media dall'ultimo incontro alla chiusura); produttività in calo del 14 per cento fra il 2019 e il 2021. Il giudizio «foruroligende» è dei Statsrevisorer. Nota di follow-up del giugno 2024 della stessa Corte dei conti.

[36] Familieretshuset, Årsrapport 2024: «Fristoverholdelsen vedr. visitationstid var 93 pct. i 2024»; «Den gennemsnitlige ventetid for første møde i § 6- og § 7-sager var i andet halvår 2024 på 49 dage», con una media di 40,4 giorni sull'intero 2024; «Familieretshuset afholder godt 65.000 årlige møder»; 639,4 unità di personale a tempo pieno equivalente. Resultatplan 2025: obiettivo di servizio di 40 giorni dalla domanda al primo incontro offerto; rispetto del termine di visitazione dal 98 per cento (2023) al 92 (primi tre trimestri 2024), con obiettivo dell'85 per il 2025; trasmissione dei fascicoli del binario giallo alla Familieretten dal 10,89 per cento (2023) al 20 (2024), con obiettivo del 20 per il 2025 e del 18 per il 2026. NON VERIFICATO: i tempi di attesa aggiornati al 2025-2026, non pubblicati in cifra dalle pagine istituzionali.

[37] Aftale om et forbedret familieretligt system, 30 novembre 2023, sottoscritta dal Governo e da SF, Danmarksdemokraterne, Liberal Alliance, Konservative, Enhedslisten, Radikale Venstre, Dansk Folkeparti, Alternativet e Nye Borgerlige. Dotazione 129,5 milioni di corone per il 2024-2027, di cui 43,6 per l'internalizzazione delle perizie psicologiche; visita sorvegliata «i barnets nærmiljø» nel triennio 2025-2027; gruppi per bambini e consulenza in ambito locale; termine massimo di 4 mesi per le decisioni provvisorie sulla visita di mantenimento del contatto; primo blocco in vigore dal 1° gennaio 2024, il resto scaglionato fino al 2027.

[38] LOV nr 661 af 11/06/2024, Justitsministeriet, Lov om ændring af retsplejeloven, straffeloven, lov om fuldbyrdelse af straf m.v., færdselsloven og forskellige andre love (Gennemførelse af flerårsaftale for domstolene for 2024-27 m.v.). Non riguarda il Familieretshuset, non riguarda la mediazione familiare e non modifica il capo 27 della retsplejelov. Il collegamento con la mediazione risulta da Danmarks Domstole, «Reviderede etiske retningslinjer for retsmæglere», novembre 2024, che riferisce la revisione alle modifiche introdotte con quella legge, nelle quali «si esprimeva il desiderio di diffondere ulteriormente la retsmægling»; il desiderio è dunque nei bemærkninger del disegno di legge. Nel testo dell'accordo politico pluriennale sulle corti 2024-2027 (dotazione 2.572,9 milioni di corone per il 2024, 2.599,1 per il 2025, 2.642,6 per il 2026, 2.594,9 per il 2027) le parole «retsmægling», «mediation», «konfliktmægling» e «retsafgift» non ricorrono. Le precedenti versioni delle linee guida etiche erano del 2009, 2012 e 2016.

[39] LOV nr 467 af 12/06/2009, Lov om konfliktråd i anledning af en strafbar handling, § 7: «Loven træder i kraft den 1. januar 2010». Non si applica alle Isole Fær Øer e alla Groenlandia salvo decreto reale (§ 8).

[40] Ibidem, § 1: in ogni politikreds il politidirektør istituisce un konfliktråd.

[41] Ibidem, §§ 2, 3 e 5 (applicazione al mediatore delle norme penali sul segreto); § 6 per la potestà regolamentare del ministro. L'organizzazione per distretti con un coordinatore che valuta l'idoneità del caso e incarica un mediatore civile formato è descritta dalla pagina istituzionale della polizia danese sui konfliktråd.

[42] Ibidem, § 4. Cfr., per il modello opposto, la legge portoghese 21/2007, nella quale l'accordo raggiunto in mediazione penale vale come desistência da queixa.

[43] Politi.dk, tabella ufficiale «Antal konfliktråd»: 657 (2012), 704 (2013), 657 (2014), 680 (2015), 560 (2016), 540 (2017), 558 (2018), 564 (2019), 558 (2020), 405 (2021), 416 (2022), 421 (2023), 363 (2024), 368 (2025). Il testo narrativo della stessa pagina non è aggiornato e riferisce ancora 7.083 konfliktråd «i perioden 2012 til og med 2024», cifra che corrisponde esattamente alla somma 2012-2024 della tabella e ne conferma quindi l'accuratezza; il totale 2012-2025 è di 7.451. «Konfliktrådet træder ikke i stedet for en retssag og en eventuel straf.»

[44] THL (Istituto finlandese per la salute e il benessere), Tilastoraportti 53/2025: 13.986 mediazioni penali in Finlandia nel 2024. Popolazione: Danimarca circa 6 milioni, Finlandia circa 5,5 milioni.

[45] LOV nr 524 af 29/04/2015, Lov om alternativ tvistløsning i forbindelse med forbrugerklager (forbrugerklageloven), Erhvervsministeriet, di recepimento della direttiva 2013/11/UE e attuativa del regolamento (UE) n. 524/2013. § 45: «Loven træder i kraft den 1. oktober 2015», con la sola eccezione del § 5, in vigore dal 9 gennaio 2016; il terzo comma abroga la precedente legge sui reclami dei consumatori, facendo salvi i reclami già presentati.

[46] Nævnenes Hus e Forbrugerstyrelsen: «En forbrugerklage starter altid hos Mæglingsteamet for Forbrugerklager»; «Hos Mæglingsteamet for Forbrugerklager finder 2/3 af alle parter en løsning». Contributo di 100 corone.

[47] Forbrugerklagenævnet: composizione con un presidente, due rappresentanti dei consumatori e due delle imprese; contributo di 400 corone, restituito se il consumatore vince o se il ricorso è dichiarato inammissibile. Importi dei contributi da Forbrugerrådet Tænk.

[48] Forbrugerstyrelsen: soglie minime di 1.220 corone per beni e servizi in generale e di 790 corone per abbigliamento e calzature; massimo di 100.000 corone. Il sistema copre soltanto le imprese stabilite in Danimarca.

[49] Forbrug.dk: «Virksomheden er ikke bundet af Forbrugerklagenævnets afgørelse». Se l'impresa accetta, ha 30 giorni per adempiere, decorsi i quali il consumatore può procedere in via esecutiva.

[50] Nævnenes Hus, «Nævnenes gennemsnitlige sagsbehandlingstider»: Mæglingsteamet for Forbrugerklager 1,2 mesi (2023), 1,2 (2024), 1,1 (2025); Forbrugerklagenævnet 10,1 mesi (2023), 11,7 (2024), 12,9 (2025). Gli obiettivi fissati dal piano di risultato per il 2024 erano rispettivamente di 50 e 320 giorni; l'Årsrapport 2024 registra che «Nævnenes Hus har realiseret tre af fem mål. Målene for Energiklagenævnet og Forbrugerklagenævnet blev ikke opfyldt», e lo stesso era avvenuto nel 2023. L'unico dato di volume reperibile è storico e riguarda il primo periodo di funzionamento del sistema: fra il 1° ottobre 2015 e il 31 dicembre 2016, 3.166 reclami ricevuti, di cui 2.319 mediati, 961 chiusi senza soluzione amichevole e 522 trasferiti al collegio, con circa il 60 per cento di accordi e una durata media di circa sessanta giorni (Konkurrence- og Forbrugerstyrelsen, marzo 2017). NON VERIFICATO: il numero annuo di reclami per gli anni recenti, che Nævnenes Hus pubblica solo aggregato per tutte le commissioni e in forma grafica, e il tasso di adesione delle imprese alle decisioni, che non risulta pubblicato: esiste soltanto l'elenco nominativo delle imprese inadempienti, cancellate dopo un anno.

[51] La ridenominazione non è un atto normativo: né la legge né il regolamento hanno mai usato l'espressione «Center for Klageløsning». La BEK nr 65 af 16/01/2019 sul trattamento dei reclami dei consumatori, in vigore dal 1° febbraio 2019, intitola il proprio capo 2 «Mediation i Nævnenes Hus» e non contiene né il vecchio né il nuovo nome. Si tratta dunque di una decisione amministrativa di Nævnenes Hus, il cui sito la registra con la formula «Forbrugerklagenævnet og Center for Klageløsning (nu kaldet Mæglingsteamet for Forbrugerklager og Forbrugerklagenævnet)», senza data. Il nuovo nome è pubblicamente in uso al più tardi dal giugno 2022. NON VERIFICATO: la data amministrativa esatta del cambio, non essendo stato reperito alcun comunicato in proposito.

[52] LOV nr 553 af 24/06/2005, Lov om voldgift, § 40: in vigore dal 1° luglio 2005, applicabile agli arbitrati iniziati dopo tale data. Lavori preparatori (disegno di legge L 127, sessione 2004/2, presentato il 16 marzo 2005 dal ministro Lene Espersen): la legge è «udformet med udgangspunkt i FN's Kommission om Handelsrets (UNCITRAL's) modellov om international handelsvoldgift fra 1985».

[53] Ibidem, §§ 1 e 2; i §§ 38 e 39 disciplinano l'efficacia vincolante del lodo e i motivi di diniego di riconoscimento ed esecuzione, in trasposizione dell'articolo V della Convenzione di New York.

[54] Voldgiftsinstituttet (Danish Institute of Arbitration), statistiche ufficiali 2025: 134 nuovi procedimenti nel 2025 contro una media di 116 nel quinquennio precedente; arbitrati internazionali in aumento del 20 per cento sul 2024; collegi di tre arbitri nel 42 per cento dei casi (35 per cento nel 2024); parti di 24 nazionalità; 62 lodi finali; durata media 15 mesi per gli internazionali e 9 per i domestici; arbitre donne 27 per cento complessivo, 13 per cento fra le nomine di parte, 39 per cento fra quelle dell'istituto, 29 per cento delle presidenze.

[55] Convenzione di New York del 1958 sul riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze arbitrali straniere: adesione della Danimarca il 22 dicembre 1972, con riserva di reciprocità e riserva di commercialità.

[56] Convenzione delle Nazioni Unite sugli accordi transattivi internazionali derivanti dalla mediazione (Singapore, 2018): la Danimarca non figura fra gli Stati parte nella tabella di stato UNCITRAL, e non vi figurano neppure Svezia, Norvegia, Finlandia e l'Unione europea.

[57] Rättegångsbalken, 42 kap. 17 §, primo comma, nel testo introdotto dalla Lag (2011:861) e mai successivamente modificato.

[58] Il confronto è fra il testo previgente («Rätten skall, om det är lämpligt med hänsyn till målets beskaffenhet…») e quello vigente («Rätten ska verka för…, om det inte är olämpligt…»).

[59] Prop. 2010/11:128, Medling och förlikning — ökade möjligheter att komma överens, propositionens huvudsakliga innehåll: «Tingsrätts skyldighet att i pågående tvistemål verka för att parterna kommer överens genom förlikning eller särskild medling skärps.» Attuata con SFS 2011:860 e 2011:861, in vigore dal 1° agosto 2011.

[60] Rättegångsbalken, 50 kap. 11 §, introdotto dalla medesima legge.

[61] Rättegångsbalken, 42 kap. 17 §, secondo comma.

[62] Sveriges Domstolar, pagina istituzionale sulla särskild medling nelle cause civili disponibili: «Det finns inga formella krav på utbildning eller erfarenhet». Domstolsverket tiene la Förteckning över särskilda medlare, che raccoglie i disponibili, esclude i mediatori familiari e non valuta la qualificazione degli iscritti.

[63] Ibidem. Il quadro normativo di contorno comprende i capi 36, 42 e 50 del rättegångsbalken, la legge sul processo nelle controversie di lavoro, la legge su pubblicità e segreto e la legge sul patrocinio a spese dello Stato.

[64] NON VERIFICATO: la frequenza d'uso della särskild medling. Sveriges Domstolar dichiara di non pubblicare statistiche in materia e la Domstolsstatistik 2025 di Domstolsverket non contiene voci né su förlikning né su särskild medling; non è stata individuata alcuna rilevazione, nemmeno parziale o dottrinale. Neppure la consistenza dell'elenco dei mediatori speciali è pubblicata: la pagina di Domstolsverket ne consente soltanto la ricerca puntuale, senza conteggio, senza file scaricabile e senza data di aggiornamento. Il blog ufficiale dei giudici riferisce che «väldigt många tvistemål förliks» e che la mediazione è sottoutilizzata, senza produrre cifre.

[65] Lag (2011:860) om medling i vissa privaträttsliga tvister, emanata il 22 giugno 2011 e in vigore dal 1° agosto 2011, di recepimento della direttiva 2008/52/CE. Dodici paragrafi. Non risulta alcuna legge modificativa successiva.

[66] Ibidem, 1 § (ambito, con esclusione espressa della mediazione svolta all'interno di un procedimento giudiziario svedese o estero); 2 § (condizioni per la dichiarazione di esecutività degli accordi di mediazione esteri); 3 § (definizioni di medling e di medlingsöverenskommelse, quest'ultima necessariamente scritta); 4 § (momento di avvio: per accordo delle parti dopo l'insorgere della controversia, per obbligo di legge o per decisione giudiziale).

[67] Ibidem, 5 §: «En medlare och ett biträde till medlaren får inte obehörigen röja eller använda vad han eller hon har fått kännedom om i samband med medling.»

[68] Ibidem, 6 §: «En talefrist eller en preskriptionstid som löper vid den tidpunkt medlingen inleddes och som gäller för den sak som medlingen avser löper ut tidigast en månad efter avslutad medling, om inte annat följer av Sveriges internationella åtaganden.»

[69] SFS 2021:528, Lag om ändring i föräldrabalken, emanata il 3 giugno 2021. Entrata in vigore scaglionata: 1° luglio 2021 per i nuovi 6 kap. 2 b, 10 d-10 g, 20 a-20 b §§ e 21 kap. 1 a-1 c §§; 1° marzo 2022 per il 6 kap. 17 c § e per il 20 kap. 11 §.

[70] Föräldrabalken, 6 kap. 17 c §, nella formulazione risultante dalla Lag (2025:402), che ha aggiornato il rinvio alla nuova legge sui servizi sociali senza modificare il contenuto precettivo. Terzo comma: «Om kravet på deltagande i informationssamtal hindrar att ett yrkande om vårdnad, boende eller umgänge tas upp till prövning, ska rätten avvisa samtliga yrkanden om vårdnad, boende och umgänge i målet.» NON VERIFICATO: la trascrizione integrale, carattere per carattere, della seconda metà del primo comma, che tutte le fonti consultate troncano dopo «…till prövning». Il contenuto precettivo (partecipazione a un informationssamtal nell'anno precedente alla proposizione della domanda) è confermato da tre fonti indipendenti.

[71] MFoF (Myndigheten för familjerätt och föräldraskapsstöd), Kunskapsstöd för obligatoriska informationssamtal: il giudice può prescindere dal requisito in presenza di rischio immediato di violenza o danno per il bambino o per un familiare, di irreperibilità dell'altro genitore, o quando i genitori abbiano da poco concluso dei samarbetssamtal.

[72] Lag (2021:530) om informationssamtal, emanata il 3 giugno 2021 e in vigore dal 1° gennaio 2022. Otto paragrafi. 1 §: «Denna lag gäller för sådana informationssamtal som avses i 13 kap. 5 § socialtjänstlagen (2025:400) och som hålls med föräldrar som inte är överens i frågor om vårdnad, boende eller umgänge.»

[73] Ibidem, 2 § (competenza della socialnämnd del comune di residenza anagrafica del bambino), 4 § (competenza sussidiaria se il bambino non è iscritto all'anagrafe svedese), 5 § («Informationssamtal ska hållas så snart det är möjligt och senast inom fyra veckor från begäran»), 7 § (contenuto informativo) e 8 § (samtalsintyg, con nomi dei genitori e relativi codici identificativi, indicazione di chi ha partecipato e data del colloquio). La gratuità è dichiarata da MFoF; l'indicazione che nella pratica si offrono appuntamenti entro una o due settimane è di Sveriges Domstolar.

[74] MFoF, Kunskapsstöd cit., cap. 5: contenuto del colloquio (regole legali su affidamento, collocamento e visita; samarbetssamtal; accordi; processo giudiziario; impatto del conflitto sui bambini; servizi di sostegno). Requisiti del personale: «svensk socionomexamen eller annan relevant högskoleexamen» e almeno due anni di esperienza in materia di affidamento e visita, con competenze in diritto di famiglia, samarbetssamtal, dinamiche della violenza e sviluppo del bambino nella separazione. Modalità congiunta o separata a seconda delle circostanze.

[75] Socialtjänstlag (2025:400), emanata il 22 maggio 2025 e in vigore dal 1° luglio 2025, in sostituzione integrale della socialtjänstlag (2001:453); prop. 2024/25:89, En förebyggande socialtjänstlag — för ökade rättigheter, skyldigheter och möjligheter. Rinumerazione: informationssamtal dal 5 kap. 3 a § al 13 kap. 5 §; samarbetssamtal dal 5 kap. 3 § al 13 kap. 6 §Socialnämnden ska erbjuda samarbetssamtal i syfte att föräldrar ska nå enighet i frågor som gäller vårdnad, boende och umgänge och i frågor som gäller barnets försörjning»); mediazione penale dal 5 kap. 1 c § al 18 kap. 9 §. Il coordinamento con il codice di famiglia è avvenuto con la Lag (2025:402).

[76] Al 20 agosto 2026 non risulta pubblicata alcuna valutazione istituzionale dell'informationssamtal: né da MFoF — la cui relazione annuale 2025 elenca quindici incarichi governativi in corso, nessuno dei quali riguarda la riforma del 2022 — né da Socialstyrelsen, né dalla Corte dei conti, né sotto forma di indagine ufficiale o rapporto ministeriale. L'unica traccia parlamentare recente è una mozione del 2025-2026 che riprende la critica ex ante già formulata in sede di consultazione: «i likhet med flera remissinstanser ifrågasätter Centerpartiet om införandet av obligatoriska informationssamtal verkligen kommer att minska antalet stämningar», e «Åtgärden är enligt vår mening inte tillräckligt inriktad på konfliktlösning för att ha någon egentlig effekt». L'unico strumento di monitoraggio esistente è l'inclusione degli attestati di colloquio nella statistica ufficiale a partire dall'anno di riferimento 2023.

[77] Domarbloggen (blog ufficiale dei giudici svedesi), 21 febbraio 2023, «Ett år sedan kravet om informationssamtal infördes — hur har det gått?», a firma di Karin Påle-Bartes (Södertörns tingsrätt): «På domstolen kan vi se att familjemålen har gått ner med lite drygt 100 mål om vi jämför 2021 med 2022», con avvertenza dell'amministratore Szilárd Rado che il calo può dipendere da fattori diversi dal nuovo requisito. La dichiarazione sul ruolo informativo dei difensori («är det föräldrarnas ombud som har talat om för dem att de måste gå på informationssamtal») è di Marie-Louise Doverland, servizio di diritto di famiglia di Nynäshamn.

[78] Domstolsverket, Domstolsstatistik 2025: cause sopravvenute nei tingsrätter, övriga familjemål (contenziose) 15.315 nel 2024 e 15.607 nel 2025; ansökningsmål (domande congiunte) 19.287 e 18.852; förenklade tvistemål 25.080 e 28.098; ordinarie tvistemål 33.462 e 35.638; totale civile 93.144 e 98.195. Definite nel 2025: 15.500 övriga familjemål, 19.202 ansökningsmål, 27.113 FT-mål, 34.655 ordinarie, per un totale di 96.470.

[79] MFoF (Myndigheten för familjerätt och föräldraskapsstöd), Officiell statistik om familjerätt 2023, pubblicata il 14 giugno 2024: «Det under 2023 utfärdades totalt 10 861 samtalsintyg bland landets kommuner»; «Av dessa hade 84 % föranletts av enskilt informationssamtal och 14 % av gemensamt informationssamtal» (il 2 per cento restante è dato mancante); «Från och med 2023 års statistik ingår uppgifter om informationssamtal i den officiella statistiken om familjerätt». Avvertenza metodologica: l'unità di misura è l'attestato rilasciato al termine del colloquio, non il colloquio; poiché il colloquio congiunto ne genera in principio uno per genitore, il numero delle procedure è inferiore. NON VERIFICATO: i dati relativi al 2024 e al 2025, che secondo il ciclo di pubblicazione dell'autorità dovrebbero essere usciti nel giugno 2025 e nel giugno 2026 ma i cui documenti non sono risultati raggiungibili.

[80] MFoF, Officiell statistik om familjerätt 2023, cit.: «Antal barn, i åldern 0-17 år, vars föräldrar deltagit i samarbetssamtal uppgick till 21 894 under år 2023»; «Av dessa var 984 initierade genom domstol»; «Av utredningarna om avtal godkändes 2 841 avtal år 2023, vilket motsvarar 79 %» (su 3.579 istruttorie); «Under 2023 var totalt 5 607 barn, 0-17 år, aktuella i utredningar om vårdnad, boende och umgänge», il valore più basso in dieci anni. Avvertenza: l'unità di misura svedese è il bambino coinvolto, non il caso né la coppia, e non è quindi direttamente confrontabile con i conteggi per pratica danesi o finlandesi. Il tasso di ricorso ai samarbetssamtal è di 101 per diecimila bambini nel 2023, contro 103-109 nel 2014-2019 e 95 nel 2020-2022. La statistica sugli accordi omologati non è stata pubblicata prima del 2023 e non consente confronti storici. Il kunskapsstöd sull'informationssamtal registrava del resto la dinamica che l'istituto doveva invertire: partecipazione ai samarbetssamtal in calo a fronte di un aumento del 48 per cento delle cause giudiziarie fra il 2006 e il 2015.

[81] Rättegångsbalken, 1 kap. 3 d §: rientra nel rito semplificato la causa il cui valore «uppenbart understiger ett halvt prisbasbelopp».

[82] Prisbasbelopp 2026 fissato in 59.200 corone (58.800 nel 2025), determinato dal Governo il 9 settembre 2025 sul calcolo di SCB del 14 luglio 2025 ai sensi del socialförsäkringsbalken (2010:110). Soglia del rito semplificato: 29.600 corone. Si segnala che il blog ufficiale dei giudici svedesi riporta ancora un mezzo prisbasbelopp di 22.400 corone, valore riferito al 2019.

[83] Rättegångsbalken, 18 kap. 8 a §: nel rito semplificato il compenso rifondibile del difensore è limitato a un'ora di consulenza legale a tariffa fissa; le società di recupero crediti e assimilate non ottengono alcun compenso di rappresentanza. L'importo per il 2026 è di 2.032,50 corone all'ora, IVA inclusa, conteggiate per ogni quarto d'ora iniziato, pari a 1.626 corone al netto: la norma oraria è fissata dal 2 § della förordning (2009:1237) om timkostnadsnorm inom rättshjälpsområdet nella formulazione risultante da SFS 2025:919, in vigore dal 1° gennaio 2026 (i valori 2025 erano 1.586 e 1.207 corone), e il regolamento dell'amministrazione giudiziaria DVFS 2022:2, § 12, dispone che «Rådgivningsavgiften fastställs till ett belopp som för varje påbörjad kvart motsvarar en fjärdedel av timkostnadsnormen». I contributi di iscrizione presso i tribunali di primo grado sono fissati dall'allegato alla förordning (1987:452) om avgifter vid de allmänna domstolarna, testo consolidato aggiornato fino a SFS 2026:327: categoria A, 900 corone, che comprende le cause cui si applica il 1 kap. 3 d §, primo comma, del rättegångsbalken e le controversie di modico valore europee, oltre alle cause di famiglia; categoria B, 2.800 corone, per ogni altra causa civile.

[84] Domstolsverket, Domstolsstatistik 2025, cit. alla nota [76].

[85] Lag (2002:445) om medling med anledning av brott, in vigore dal 1° luglio 2002, modificata da SFS 2014:625 con effetto dal 1° gennaio 2015 (requisiti di età, 5 §). Struttura: 1 § (ambito), 2 § (definizione), 3 § (finalità), 4 § (il mediatore deve essere «kompetent, rättrådig och opartisk»), 5 § (volontarietà, denuncia del reato e ammissione della partecipazione da parte dell'autore), 6-10 §§ (preparazione, presenza del tutore, svolgimento dell'incontro, accordi risarcitori).

[86] Socialtjänstlag (2025:400), 18 kap. 9 §: «Socialnämnden ansvarar för att medling enligt lagen (2002:445) om medling med anledning av brott kan erbjudas när brottet har begåtts av någon som är under 21 år.» L'obbligo comunale risale al 2008.

[87] SBU (Statens beredning för medicinsk och social utvärdering): l'esame degli interventi territoriali per prevenire la recidiva giovanile ha concluso che non è possibile stabilire quali interventi psicosociali siano più efficaci di altri sulla recidiva a circa due anni.

[88] Socialstyrelsen, repertorio dei metodi, scheda «Medling vid brott»: riporta soltanto l'obbligo — «Sedan 2008 är alla svenska kommuner skyldiga att erbjuda medling till lagöverträdare under 21 år» — e nessuna cifra. Dichiarazione della stessa agenzia, resa nel gennaio 2023 a una rivista professionale, sulla ricognizione condotta nel marzo 2020: «Vi har inte publicerat resultaten eftersom vi bedömde att de var svåra att generalisera». Le uniche pubblicazioni dedicate del consiglio nazionale per la prevenzione della criminalità appartengono al ciclo 2000-2008. Jacobsson e Wahlin (Università di Umeå, 2017) stimano che «medling endast förekommer i ungefär två tredjedelar av landets alla kommuner», in 83 strutture, e dichiarano espressamente di non aver raccolto il numero dei casi; una ricognizione provinciale del 2019-2020 trova il servizio in 30 comuni su 33 di una contea, sempre senza cifre. NON VERIFICATO, e non verificabile allo stato: il numero annuo di mediazioni penali svolte in Svezia.

[89] Allmänna reklamationsnämnden (ARN): Lag (2015:671) om alternativ tvistlösning i konsumentförhållanden, di recepimento della direttiva 2013/11/UE; Förordning (2015:739) con l'istruzione per l'ARN; Myndighetsförordningen (2007:515); KOVFS 2020:2. «Allmänna reklamationsnämnden (ARN) är en myndighet som prövar många typer av konsumenttvister.» Procedura esclusivamente scritta, senza escussione di testimoni.

[90] ARN: «Vårt beslut är en rekommendation om hur tvisten bör lösas»; «Majoriteten av företagen följer beslutet».

[91] Il contributo è stato introdotto dalla förordning (2024:55) om ändring i förordningen (2015:739) med instruktion för Allmänna reklamationsnämnden, emanata l'8 febbraio 2024, che inserisce un nuovo 20 a §: «Den som gör en anmälan enligt 20 § ska betala en avgift. Avgiften är 150 kronor per anmälan.»; «Denna förordning träder i kraft den 1 augusti 2024.» La catena normativa completa: prop. 2023/24:5 «Avgift vid prövning av en tvist hos Allmänna reklamationsnämnden», approvata con bet. 2023/24:CU7; delega legislativa nel nuovo 14 a § della lagen (2015:671) om alternativ tvistlösning i konsumentförhållanden, introdotto da SFS 2024:54 — «Regeringen får meddela föreskrifter om avgifter i ärenden vid en sådan nämnd för alternativ tvistlösning som avses i 4 §» — e importo fissato dal governo con il regolamento sopra citato. Il contributo non è rimborsato dall'ARN, ma il collegio può raccomandare all'impresa di rifonderlo al consumatore. Motivazione governativa: «En låg avgift kan innebära att resurser frigörs till de ärenden som mer troligt kommer att prövas i sak». La dichiarazione del febbraio 2025 è di Marcus Isgren, presidente dell'ARN: «Vi såg tidigt att avgiften påverkade ärendeinflödet på så sätt att anmälningar som ARN inte är behörig att pröva minskade kraftigt.»

[92] ARN, statistiche ufficiali: pratiche pervenute 32.303 (2023), 25.685 (2024), 24.603 (2025) — «År 2025 kom det in 24 603 ärenden till ARN»; accoglimento totale o parziale 37, 39 e 39 per cento; följsamhet (imprese che seguono la raccomandazione, sui casi vinti dal consumatore) 79, 76 e 76 per cento.

[93] Norvegia: saksbehandlingsgebyr introdotto il 1° luglio 2024; reclami a Forbrukertilsynet 10.684 nel 2023, 8.255 nel 2024, 6.148 nel 2025 (meno 42 per cento). Il ministro competente ha definito il calo «uheldig».

[94] ARN: soglie minime di valore per sezione — 750 corone per le sezioni generale, elettronica, calzature, tessili e lavanderia; 1.500 per motori, mobili e viaggi; 3.000 per banca, abitazione, imbarcazioni e assicurazioni. La domanda deve pervenire entro un anno dal primo reclamo all'impresa; presupposto è che l'impresa abbia rifiutato o non abbia risposto entro un tempo ragionevole, di norma quattro settimane. L'onere della prova è del consumatore.

[95] Lag (1999:116) om skiljeförfarande, modificata da SFS 2018:1954 con entrata in vigore il 1° marzo 2019; prop. 2017/18:257, En modernisering av lagen om skiljeförfarande.

[96] Ibidem. Sul controllo giudiziale della competenza: «Om skiljemännen i ett beslut har funnit att de är behöriga att avgöra tvisten, får den part som är missnöjd med beslutet begära att frågan prövas av hovrätten.» Sui procedimenti multiparte, la nomina giudiziale degli arbitri per tutte le parti quando più convenuti non si accordino. Termine di impugnazione ridotto da tre a due mesi, con ammissione della prova in lingua inglese; ricorso alla Högsta domstolen subordinato a prövningstillstånd.

[97] SCC Arbitration Institute, statistiche 2025 e Annual Report 2025: 213 nuovi casi nel 2025 (204 nel 2024), «the first time ever that the SCC has registered more than 200 cases in two consecutive years»; 114 con le SCC Arbitration Rules, 82 con le Expedited Rules, 3 arbitrati d'urgenza, 2 UNCITRAL, 7 di altro tipo (perito valutatore, deposito fondi); 107 casi internazionali su 213, con 568 parti da 50 paesi e arbitri di 33 nazionalità; valore complessivo in lite 4,6 miliardi di euro (13,5 nel 2024, 3,05 nel 2023), con media di 16,1 milioni nel rito ordinario e 2,5 nell'accelerato; durata media al lodo 13,6 mesi e 3,7 mesi; arbitre donne 32 per cento complessivo, 49 per cento fra le nomine dell'istituto e 22 fra quelle di parte; serie del rito accelerato 44 (2022), 67 (2023), 71 (2024), 82 (2025).

[98] Ibidem: una sola mediazione amministrata con le SCC Mediation Rules nel 2025. Quanto al Voldgiftsinstituttet danese, l'istituto non pubblica una serie dedicata alle mediazioni: le comunicazioni statistiche recenti non ne fanno menzione. L'unico dato quantitativo reperibile è nel documento statistico del 2018, dove la voce «Mægling og mediation» vale l'1 per cento dei procedimenti avviati — su 121 casi, all'incirca uno. L'ordine di grandezza è dunque lo stesso di Stoccolma: zero-due casi l'anno. NON VERIFICATO: una serie corrente e disaggregata delle mediazioni amministrate dall'istituto danese, che non risulta pubblicata in nessuna delle relazioni statistiche annuali della serie 2020-2025.

[99] Convenzione di New York del 1958: ratifica della Svezia il 28 gennaio 1972, senza riserve. Per raffronto: Norvegia, ratifica del 14 marzo 1961 con due riserve; Finlandia, ratifica del 19 gennaio 1962 senza riserve.

[100] Cfr. nota [1].

[101] World Justice Project, Rule of Law Index, sotto-fattore 7.7 («Alternative dispute resolution mechanisms are accessible, impartial, and effective»), valori 2025: Norvegia 0,917 (0,792 nel 2015, dunque più 0,125), Danimarca 0,851, Svezia 0,778, Finlandia 0,767, Italia 0,693 (0,694 nel 2015). Serie 2015-2025 dal file dati ufficiale dell'indice.

[102] CEPEJ, disposition time delle cause civili e commerciali contenziose, dati 2024, in giorni per i tre gradi: Svezia 150 / 85 / 209; Danimarca 250 / 196 / 99; Finlandia 464 / 201 / 158; Italia 584 / 691 / 941. La Finlandia registra inoltre il minor numero di cause civili dell'Unione, con 0,2 sopravvenute e 0,2 pendenti ogni cento abitanti.

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