Sistemi di composizione dei conflitti in Turchia (2026)
1. Perché questo dossier. 2. La legge quadro del 2012. 3. Il mediatore turco. 4. 2018: la mediazione obbligatoria nel lavoro. 5. 2019: la mediazione obbligatoria commerciale. 6. 2020: la mediazione obbligatoria nel consumo. 7. 2023: locazione, comunione, condominio, vicinato. 8. I numeri, e come leggerli. 9. L'effetto sul carico dei tribunali. 10. La Corte costituzionale, due volte. 11. Chi non si presenta: la norma cancellata e quella riscritta. 12. L'esecutività e un dato sorprendente. 13. L'arbitrato. 14. La mediazione penale. 15. Le riforme in corso. 16. Che cosa può leggere l'Italia.
1. Perché questo dossier
Questo testo riprende e sostituisce il contributo del 12 gennaio 2014, che descriveva una Turchia in cui la mediazione era appena nata e interamente volontaria. Da allora la Turchia è diventata il più grande esperimento di mediazione obbligatoria al mondo: lavoro dal 2018, commerciale dal 2019, consumo dal 2020, locazione e condominio dal 2023. Nel solo 2025 ha trattato quasi un milione e novecentomila procedure.
Per chi in Italia discute di obbligatorietà da quindici anni, è il termine di paragone più importante che esista. Vale la pena guardarlo con attenzione, e senza entusiasmo: i numeri turchi sono grandi, ma raccontano cose diverse a seconda della materia.
2. La legge quadro del 2012
La disciplina generale è la legge n. 6325 del 7 giugno 2012, «Hukuk Uyuşmazlıklarında Arabuluculuk Kanunu» — legge sulla mediazione nelle controversie civili — pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 22 giugno 2012. Le disposizioni operative su registro e formazione sono divenute efficaci l'anno successivo[1].
L'ambito è quello classico: controversie civili e commerciali nate da rapporti di diritto privato, anche con elemento straniero, aventi a oggetto diritti disponibili. Nella versione originaria la mediazione era esclusivamente volontaria. L'obbligatorietà è arrivata dopo, materia per materia, con leggi speciali[2].
Questa è la prima cosa da registrare: la Turchia non ha imposto la mediazione con la legge che l'ha istituita. Ha lasciato passare cinque anni e mezzo, ha costruito il registro, la formazione, l'esame — e solo allora ha reso il tentativo obbligatorio, cominciando da una sola materia.
3. Il mediatore turco
I requisiti sono fissati dall'art. 20 della legge del 2012: laurea in giurisprudenza, almeno cinque anni di esperienza professionale, completamento della formazione presso enti autorizzati dal Ministero della Giustizia, superamento di un esame scritto e pratico, iscrizione al registro dei mediatori tenuto dalla Direzione della mediazione del Ministero[3].
I mediatori operativi nel sistema sarebbero circa quarantacinquemila[4]. Non è stato possibile verificare sulla fonte ufficiale né questa cifra né il numero esatto di ore di formazione richieste[5].
La tariffa minima è fissata ogni anno con decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale: quella per il 2026 è stata pubblicata il 26 dicembre 2025[6]. I valori tabellari non sono stati verificati sul testo ufficiale e non vengono perciò riportati.
Anche qui un dato di sistema: il mediatore turco è un giurista con cinque anni di esperienza che ha superato un esame di Stato. Non è una figura aperta a chiunque abbia frequentato un corso.
4. 2018: la mediazione obbligatoria nel lavoro
La legge n. 7036 del 12 ottobre 2017 sui tribunali del lavoro ha introdotto, con l'art. 3 e con effetto dal 1° gennaio 2018, la mediazione come condizione di procedibilità (dava şartı arabuluculuk) per le controversie relative ai crediti da lavoro e alla reintegrazione[7].
Sono escluse le domande di risarcimento derivanti da infortunio sul lavoro e da malattia professionale: una scelta che merita di essere segnalata, perché isola dall'obbligo proprio i casi in cui lo squilibrio fra le parti è più marcato[8].
I termini sono strettissimi: il mediatore deve concludere il procedimento entro tre settimane, prorogabili discrezionalmente di una sola settimana[9]. Quattro settimane al massimo, contro i tre mesi italiani.
Quanto alle spese: se le parti raggiungono un accordo se le dividono secondo la tariffa minima; se l'accordo non c'è, le prime due ore sono a carico del bilancio del Ministero della Giustizia e le successive gravano sulle parti in parti uguali[10]. Lo Stato paga il tentativo fallito.
5. 2019: la mediazione obbligatoria commerciale
La legge n. 7155 del 6 dicembre 2018 ha inserito, con l'art. 20, il nuovo art. 5/A nel codice di commercio turco (legge n. 6102): dal 1° gennaio 2019 la mediazione è condizione di procedibilità per le controversie commerciali aventi a oggetto crediti pecuniari e risarcimenti[11].
Non tutte le controversie commerciali, dunque, ma quelle di contenuto patrimoniale determinato. Le azioni costitutive e di mero accertamento sono rimaste fuori — almeno fino all'estensione del 2023.
6. 2020: la mediazione obbligatoria nel consumo
Qui occorre correggere una data che circola. La mediazione obbligatoria nelle controversie di consumo non è del 2023: è stata introdotta dalla legge n. 7251, approvata il 22 luglio 2020 e pubblicata il 28 luglio 2020, che ha inserito l'art. 73/A nella legge sulla protezione dei consumatori n. 6502, con efficacia immediata[12].
Le controversie di valore inferiore a una soglia — 10.390 lire turche nel 2020, rivalutata ogni anno — restano escluse dall'obbligo. Restano fuori anche i procedimenti davanti ai collegi arbitrali di consumo e le impugnazioni delle loro decisioni[13].
7. 2023: locazione, comunione, condominio, vicinato
L'estensione più ampia è la legge n. 7445 del 28 marzo 2023, pubblicata il 5 aprile 2023, le cui disposizioni sulla mediazione obbligatoria sono entrate in vigore il 1° settembre 2023[14]. Le materie aggiunte sono:
— le controversie di locazione, con esclusione di alcune procedure esecutive specifiche;
— lo scioglimento della comunione (ortaklığın giderilmesi);
— le controversie condominiali, ai sensi della legge n. 634 sulla proprietà per piani;
— le controversie di vicinato;
— e inoltre nuove fattispecie commerciali: opposizione all'ingiunzione, accertamento negativo, ripetizione dell'indebito.
Le nuove regole non si applicano alle cause già pendenti al 1° settembre 2023[15].
Vale la pena fermarsi un momento su questo elenco. La Turchia ha portato dentro l'obbligo tutta la conflittualità seriale di massa: lavoro, credito commerciale, consumo, affitto, condominio, vicinato. Sono esattamente le materie che in Italia intasano i tribunali e i giudici di pace.
8. I numeri, e come leggerli
La fonte più autorevole reperita è il comunicato ufficiale del Ministero della Giustizia sulle statistiche giudiziarie 2025[16]:
— totale mediazioni 2025: 1.893.813 procedure, con 1.022.823 accordi, pari al 54%;
— lavoro: 1.164.809 procedure, 850.210 accordi — circa il 73%;
— consumo: 202.031 procedure, 74.145 accordi — circa il 37%;
— commerciale: 253.064 procedure, 60.492 accordi — circa il 24%.
Il dato cumulativo, riferito da fonte giornalistica che cita la Direzione della mediazione, indica 7.225.000 fascicoli dal 2013 al marzo 2025, di cui 4.460.000 chiusi con accordo, pari al 64%: 2.927.000 mediazioni volontarie, 1.100.000 di lavoro, 340.000 commerciali, 173.000 di consumo, 123.000 di locazione[17].
Ora la lettura, che è più interessante dei numeri. Il tasso di accordo varia enormemente con la materia: 73% nel lavoro, 37% nel consumo, 24% nel commerciale. Non è la stessa cosa rendere obbligatoria la mediazione dovunque.
Il lavoro funziona perché la controversia è quasi sempre sul quanto e non sul se, le somme sono determinabili, e il lavoratore ha bisogno del denaro subito. Il commerciale non funziona perché chi non paga ha spesso ragioni economiche per non pagare, e quattro settimane di mediazione non le cambiano: un accordo su quattro è, per una condizione di procedibilità, un risultato modesto.
Un'avvertenza doverosa: i dati disponibili provengono da comunicati e da fonti che citano il Ministero, non da un rapporto statistico tabellare scaricato direttamente. Le serie diverse non sono pienamente coerenti fra loro — il tasso di accordo nel lavoro oscilla fra il 58% e il 73% a seconda della fonte e del periodo. Chi debba usare queste cifre in un atto le verifichi all'origine[18].
9. L'effetto sul carico dei tribunali
Il comunicato ministeriale del 2025 riporta un dato che, se confermato, è il più impressionante di tutta questa serie di dossier: la riduzione dei procedimenti pervenuti ai tribunali sarebbe stata del 77,5% per i tribunali del lavoro, del 46,1% per i tribunali dei consumatori, del 32,9% per i tribunali commerciali e del 25,4% per i tribunali civili in generale[19].
Va detto subito il limite: il comunicato non indica la metodologia di calcolo né la base di confronto. Non è chiaro rispetto a quale anno si misuri la riduzione, né se il dato tenga conto delle cause che tornano in tribunale dopo il fallimento della mediazione. Prendere quel 77,5% e portarlo in un dibattito italiano senza questa precisazione sarebbe scorretto[20].
Anche con tutte le cautele, però, l'ordine di grandezza dice qualcosa: una condizione di procedibilità applicata a materie seriali, con termini di quattro settimane e mediatori pagati dallo Stato quando il tentativo fallisce, sposta davvero il carico.
10. La Corte costituzionale, due volte
La Corte costituzionale turca si è pronunciata due volte, e in due direzioni diverse.
La prima, l'11 luglio 2018 (Esas 2017/178, Karar 2018/82), ha respinto l'eccezione di incostituzionalità della mediazione obbligatoria nel lavoro. Il ragionamento è quello che ci si aspetta e vale la pena riportarlo: la mediazione non viola il diritto di accesso al giudice perché l'obbligatorietà riguarda soltanto l'avvio del procedimento, mentre l'esito resta interamente rimesso alla volontà delle parti[21].
È lo stesso argomento con cui la Corte costituzionale italiana ha salvato, con la sentenza n. 97 del 2019, la mediazione obbligatoria del decreto legislativo 28/2010. E il contrario esatto di quanto ha deciso, nel 2014, la Corte costituzionale rumena.
La seconda, il 14 marzo 2024, pubblicata il 18 aprile 2024, ha invece dichiarato incostituzionale il comma 11 dell'art. 18/A della legge n. 6325 — la norma che addossava tutte le spese di lite alla parte assente ingiustificata al primo incontro e le negava il rimborso delle spese legali anche se risultata pienamente vittoriosa nel merito. La Corte ha ritenuto la sanzione sproporzionata, in violazione degli artt. 13 e 36 della Costituzione[22].
Il numero di ruolo di questa seconda decisione non è stato possibile accertarlo con certezza: le fonti consultate divergono e il dato non viene perciò riportato[23].
11. Chi non si presenta: la norma cancellata e quella riscritta
Vale la pena isolare il punto, perché è quello su cui l'Italia discute da anni.
La regola turca originaria era durissima: chi non compariva ingiustificatamente al primo incontro pagava tutte le spese di lite e non recuperava le proprie spese legali, anche vincendo la causa. È la sanzione più severa esistente in un ordinamento continentale, e in dieci anni ha certamente contribuito ai tassi di comparizione turchi.
La Corte costituzionale l'ha cancellata nel 2024. Il legislatore l'ha riscritta attenuandola nello stesso anno, con il cosiddetto nono pacchetto giudiziario (legge n. 7531): la parte assente ingiustificata copre ora metà delle spese di lite e metà delle spese legali della controparte, anche se vittoriosa[24]. Gli estremi di pubblicazione della legge non sono stati verificati su fonte primaria[25].
La parabola è istruttiva: una sanzione può essere efficace e insieme incostituzionale, e la risposta non è abolirla ma dimezzarla.
12. L'esecutività e un dato sorprendente
L'accordo di mediazione può ricevere dal giudice un'annotazione di esecutività (icra edilebilirlik şerhi) che lo rende titolo esecutivo equiparato a una sentenza; per gli accordi raggiunti prima della causa provvede il giudice di pace[26].
Il dato che merita attenzione è un altro, riferito da fonte associativa nel gennaio 2026: solo l'1% degli accordi di mediazione porta le parti a chiedere l'annotazione di esecutività[27]. Se il dato è esatto — ed è una fonte secondaria, va detto — significa che il 99% degli accordi viene eseguito spontaneamente.
È il rovesciamento di una convinzione diffusa. In Italia si discute molto di come rendere esecutivo l'accordo di mediazione; il caso turco suggerisce che il problema dell'esecuzione, in mediazione, quasi non si pone. Chi firma un accordo che ha negoziato di persona, di regola lo rispetta.
13. L'arbitrato
L'arbitrato internazionale è retto dalla legge n. 4686 del 21 giugno 2001, pubblicata il 5 luglio 2001, modellata sulla Legge Modello UNCITRAL e modificata nel 2018 per attribuire alle corti d'appello regionali competenze prima dei tribunali di primo grado[28]. L'arbitrato interno è disciplinato dagli artt. 407-444 del codice di procedura civile n. 6100 del 2011[29].
L'istituzione di riferimento è l'ISTAC, Istanbul Arbitration Centre, fondato nel 2015, che applica regolamenti di arbitrato, di arbitrato accelerato, di mediazione e — istituto raro — un regolamento di med-arb del novembre 2019. Le statistiche recenti non sono state estraibili; l'unico dato reperito, da fonte secondaria, indica oltre 140 casi nel 2022, di cui il 43% in procedura accelerata[30].
La Turchia ha aderito alla Convenzione di New York con atto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 settembre 1991; le riserve non sono state verificate[31]. Ha inoltre ratificato la Convenzione di Singapore sulla mediazione, in vigore per la Turchia dall'aprile 2021 secondo fonte non verificata su portale delle Nazioni Unite[32].
Su quest'ultimo punto la Turchia si distingue nettamente dalla Federazione Russa, che la Convenzione di Singapore non l'ha nemmeno firmata.
14. La mediazione penale
L'uzlaştırma è disciplinata dagli artt. 253-255 del codice di procedura penale n. 5271, e si applica ai reati procedibili a querela e a un elenco tassativo di reati procedibili d'ufficio[33].
Il dato ufficiale è di rilievo: 1.443.259 fascicoli definiti con decisione di non luogo a procedere per esito positivo della conciliazione penale, dal 2017 al 31 dicembre 2025[34]. Nello stesso comunicato si riferisce una riduzione del 3,5% dei fascicoli aperti presso le Procure e una durata media delle indagini scesa da 58 a 51 giorni fra il 2023 e il 2025.
Un milione e mezzo di procedimenti penali chiusi per conciliazione in nove anni è una cifra che nessun ordinamento europeo si avvicina a produrre.
15. Le riforme in corso
La Strategia di riforma giudiziaria 2025-2029 indica fra gli obiettivi l'ulteriore ampliamento del campo di applicazione della mediazione e dell'arbitrato, senza però fissare obiettivi numerici espliciti nella parte consultata[35].
16. Che cosa può leggere l'Italia
La prima lezione è sulla gradualità. La Turchia ha atteso cinque anni e mezzo dalla legge quadro prima di rendere obbligatoria la mediazione, e poi l'ha fatto una materia alla volta: 2018 lavoro, 2019 commerciale, 2020 consumo, 2023 locazione e condominio. Ogni estensione è arrivata dopo che la precedente aveva prodotto dati. L'Italia ha fatto il contrario, introducendo un elenco di materie tutto insieme nel 2010.
La seconda è che l'obbligatorietà non rende uguale ciò che è diverso. Nello stesso paese, con la stessa legge e gli stessi mediatori, il tasso di accordo va dal 73% del lavoro al 24% del commerciale. Estendere l'obbligo a una materia nuova senza chiedersi se quella materia sia componibile è un errore che i numeri turchi rendono visibile.
La terza riguarda i tempi. Tre settimane, prorogabili di una. Un procedimento che deve chiudersi in un mese non ha spazio per diventare un adempimento dilatorio, ed è probabilmente la ragione per cui la mediazione turca non è percepita come un ostacolo all'accesso alla giustizia.
La quarta riguarda chi paga. Se il tentativo fallisce, le prime due ore le paga il Ministero della Giustizia. È il modo più semplice per togliere alla mediazione obbligatoria il suo difetto capitale — far pagare a chi ha ragione il prezzo di un tentativo che non voleva fare.
La quinta, e la più utile, riguarda l'esecutività. Se davvero solo un accordo su cento richiede l'annotazione esecutiva, allora il dibattito italiano sull'esecutività dell'accordo di mediazione sta risolvendo un problema che nella pratica quasi non si presenta. Sarebbe interessante misurarlo anche da noi.
Note
[1] Legge n. 6325 del 7 giugno 2012 «Hukuk Uyuşmazlıklarında Arabuluculuk Kanunu», Gazzetta Ufficiale del 22 giugno 2012. Si segnala che alcune ricostruzioni indicano il 22 giugno 2013 come data della legge: quella è la data di entrata in vigore di talune disposizioni operative.
[2] Art. 1 della legge n. 6325. Il contenuto degli articoli è riportato sulla base di fonti secondarie concordanti: i portali normativi turchi bloccano il recupero automatico del testo integrale.
[3] Art. 20 della legge n. 6325 e informazioni della Direzione della mediazione del Ministero della Giustizia turco.
[4] Circa 45.000 mediatori operativi: dato riferito da fonte giornalistica che cita la Direzione della mediazione, non verificato su fonte ufficiale con cifra puntuale e data.
[5] Il numero di ore di formazione richiesto non è stato verificato su fonte ufficiale; le fonti secondarie indicano tipicamente 108-136 ore di formazione di base più moduli specialistici.
[6] Tariffa minima per la mediazione 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 26 dicembre 2025, n. 33119. I valori tabellari non sono stati verificati sul testo ufficiale.
[7] Legge n. 7036 del 12 ottobre 2017 sui tribunali del lavoro, art. 3, in vigore dal 1° gennaio 2018.
[8] Esclusione delle azioni di risarcimento patrimoniale e non patrimoniale derivanti da infortunio sul lavoro o malattia professionale.
[9] Termine di tre settimane, prorogabile di una settimana a discrezione del mediatore.
[10] Regime delle spese: divisione secondo la tariffa minima in caso di accordo; prime due ore a carico del bilancio del Ministero della Giustizia in caso di mancato accordo.
[11] Legge n. 7155 del 6 dicembre 2018, art. 20, che introduce l'art. 5/A nel codice di commercio turco (legge n. 6102), in vigore dal 1° gennaio 2019, per le controversie commerciali ex art. 4 del codice di commercio aventi a oggetto crediti pecuniari e risarcimenti.
[12] Legge n. 7251, approvata il 22 luglio 2020 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 28 luglio 2020, che introduce l'art. 73/A nella legge sulla protezione dei consumatori n. 6502. Non è corretto attribuire l'introduzione della mediazione obbligatoria nel consumo alla legge n. 7392 del 2022 o alla decorrenza del 1° settembre 2023.
[13] Soglia di esclusione pari a 10.390 lire turche nel 2020, rivalutata annualmente; esclusione dei procedimenti davanti ai collegi arbitrali di consumo e delle relative impugnazioni.
[14] Legge n. 7445 del 28 marzo 2023, Gazzetta Ufficiale del 5 aprile 2023, con efficacia delle disposizioni sulla mediazione obbligatoria dal 1° settembre 2023.
[15] Irretroattività: le nuove regole non si applicano alle cause pendenti al 1° settembre 2023.
[16] Comunicato ufficiale del Ministero della Giustizia turco sulle statistiche giudiziarie 2025, pubblicato sul portale stampa del Ministero.
[17] Dato cumulativo dal 2013 al marzo 2025 riferito da fonte giornalistica che cita espressamente i dati della Direzione della mediazione del Ministero della Giustizia. Non si tratta del documento ufficiale.
[18] Le serie disponibili non sono pienamente coerenti: una fonte accademica riferisce, per il periodo novembre 2013 - maggio 2022, un tasso di accordo del 58% nel lavoro, del 52% nel commerciale e nel consumo, e del 99% nella mediazione volontaria. Nessuna delle fonti consultate è un rapporto statistico tabellare ufficiale scaricato direttamente. La tabella 46 dell'annuario «Adalet İstatistikleri 2024» esiste ma i suoi valori non sono stati estratti.
[19] Riduzione dei procedimenti pervenuti secondo il comunicato ministeriale sulle statistiche 2025.
[20] Il comunicato non specifica la metodologia di calcolo né l'anno di riferimento del confronto.
[21] Corte costituzionale turca, Esas 2017/178, Karar 2018/82, decisione dell'11 luglio 2018, sull'art. 3 della legge n. 7036.
[22] Corte costituzionale turca, decisione del 14 marzo 2024, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 18 aprile 2024, che dichiara incostituzionale il comma 11 dell'art. 18/A della legge n. 6325 per violazione degli artt. 13 e 36 della Costituzione. Il procedimento è nato da un rinvio del Tribunale dei consumatori di Çorum.
[23] Le fonti consultate indicano numeri di ruolo divergenti per la decisione del 2024: il dato non è verificato e non viene riportato.
[24] Legge n. 7531, cosiddetto nono pacchetto giudiziario, che riscrive la sanzione: metà delle spese di lite e metà delle spese legali della controparte a carico della parte assente ingiustificata, anche se vittoriosa.
[25] Gli estremi di pubblicazione e la data di entrata in vigore della legge n. 7531 non sono stati verificati su fonte primaria.
[26] Art. 18 della legge n. 6325: annotazione di esecutività dell'accordo di mediazione.
[27] Dato riferito nel gennaio 2026 dall'associazione dei mediatori turchi: solo l'1% degli accordi porta alla richiesta di annotazione di esecutività. Fonte secondaria, non ministeriale.
[28] Legge n. 4686 del 21 giugno 2001 sull'arbitrato internazionale, Gazzetta Ufficiale del 5 luglio 2001, n. 24453; modificata dalla legge n. 7101 del 28 febbraio 2018.
[29] Artt. 407-444 del codice di procedura civile turco, legge n. 6100 del 2011.
[30] ISTAC, Istanbul Arbitration Centre, istituito nel 2015; regolamenti di arbitrato, arbitrato accelerato, mediazione e med-arb (novembre 2019). Dato sui casi 2022 da fonte accademica secondaria; i report 2023-2025 esistono ma non sono stati estratti.
[31] Adesione turca alla Convenzione di New York del 1958, atto di attuazione pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 21002 del 25 settembre 1991. Le riserve dichiarate non sono state verificate.
[32] Ratifica turca della Convenzione di Singapore sulla mediazione, in vigore dall'aprile 2021 secondo fonte accademica secondaria, non verificata sul portale dei trattati delle Nazioni Unite.
[33] Artt. 253-255 del codice di procedura penale turco, legge n. 5271.
[34] Comunicato ufficiale del Ministero della Giustizia sulle statistiche 2025: 1.443.259 fascicoli definiti con decisione di non luogo a procedere per esito positivo dell'uzlaştırma dal 2017 al 31 dicembre 2025.
[35] Strategia di riforma giudiziaria 2025-2029 della Repubblica di Turchia.
Nota
Questo dossier riprende e sostituisce il contributo Cenni sulla mediazione in Turchia, pubblicato il 12 gennaio 2014.