Sistemi di composizione dei conflitti nella Federazione Russa e nei paesi della CSI (2026)

1. Perché questo dossier è stato riscritto. Federazione Russa: 2. La legge sulla mediazione del 2010. 3. La riforma del 2019: il notaio e i giudici in quiescenza. 4. La conciliazione giudiziaria. 5. I numeri: l'eccezione alla regola. 6. L'arbitrato interno e la riforma del 2015. 7. L'arbitrato internazionale e le istituzioni straniere autorizzate. 8. Gli artt. 248.1 e 248.2 dell'APK. 9. Le convenzioni internazionali. 10. Le riforme annunciate. Paesi della CSI: 11. Armenia. 12. Azerbaigian. 13. Kazakistan e l'AIFC. 14. Uzbekistan e il TIAC. 15. Bielorussia, Kirghizistan, Moldova, Tagikistan, Turkmenistan. 16. La Convenzione di Singapore nella regione. 17. Che cosa può leggere l'Italia.

1. Perché questo dossier è stato riscritto

Questo testo sostituisce integralmente il dossier pubblicato il 20 novembre 2013. In tredici anni la Federazione Russa ha riformato due volte l'arbitrato interno, ha introdotto nel 2019 la conciliazione giudiziaria e l'accordo di mediazione autenticato dal notaio, e dal 2020 ha costruito un regime speciale per le controversie che coinvolgono soggetti sanzionati. Nei paesi della Comunità di Stati Indipendenti sono nel frattempo comparse due esperienze di mediazione familiare obbligatoria — Azerbaigian nel 2021, Armenia nel 2022 — che meritano attenzione.

La trattazione che segue è tecnica e descrittiva: espone il diritto vigente e i dati disponibili, senza valutazioni politiche.

2. La legge sulla mediazione del 2010

La disciplina russa della mediazione è contenuta nella legge federale n. 193-FZ del 27 luglio 2010, «Sulla procedura alternativa di composizione delle controversie con la partecipazione di un intermediario (procedura di mediazione)», in vigore dal 1° gennaio 2011[1].

L'ambito comprende le controversie civili, incluse quelle economiche e commerciali e, con limiti, quelle di lavoro e di famiglia; sono escluse le materie che coinvolgono interessi pubblici o di terzi estranei. Il principio cardine è la volontarietà: avvio, prosecuzione e recesso sono liberi[2].

Il mediatore può operare su base professionale o non professionale. Per il mediatore non professionale bastano maggiore età, piena capacità d'agire e assenza di precedenti penali; per quello professionale l'art. 16 richiede almeno venticinque anni di età, istruzione superiore e formazione specifica secondo un programma approvato[3]. La distinzione fra mediatore professionale e non professionale non ha equivalenti negli ordinamenti occidentali ed è la ragione per cui il mercato russo della mediazione è rimasto frammentato.

L'accordo di mediazione ha, ai sensi dell'art. 12, natura contrattuale: si applicano le regole generali sui contratti civili. Se raggiunto fuori da un procedimento giudiziario o arbitrale, la sua esecuzione era originariamente rimessa alla sola volontà delle parti[4]. La legge prevede inoltre la sospensione del termine di prescrizione per la durata della procedura.

3. La riforma del 2019: il notaio e i giudici in quiescenza

La legge federale n. 197-FZ del 26 luglio 2019, in vigore dal 25 ottobre 2019, ha introdotto due novità di rilievo[5].

La prima è il nuovo comma 5 dell'art. 12 della legge del 2010: l'accordo di mediazione autenticato dal notaio ha forza di titolo esecutivo. Parallelamente è stato inserito l'art. 59.1 nei Fondamenti della normativa sul notariato del 1993, che disciplina la procedura di autenticazione con partecipazione necessaria del mediatore[6].

È la soluzione più elegante fra quelle esaminate in questa serie di dossier: non richiede l'intervento del giudice, non richiede un albo pubblico gestito dal Ministero, e affida il controllo di legalità a un pubblico ufficiale che quel controllo lo fa di mestiere. Un dato riferito dalla stampa specializzata russa — da trattare con cautela — indicherebbe che l'80% degli accordi di mediazione autenticati dal notaio viene eseguito spontaneamente, contro circa il 20% delle sentenze giudiziali[7].

La seconda novità è il nuovo comma 1.1 dell'art. 16: i giudici in quiescenza possono esercitare la mediazione su base professionale, e i Consigli dei giudici tengono gli elenchi di quelli interessati[8].

4. La conciliazione giudiziaria

La stessa legge del 2019 ha introdotto nei tre codici di rito la conciliazione giudiziaria (sudebnoe primirenie)[9]:

— nel codice di procedura civile (GPK) il nuovo capitolo 14.1, artt. 153.1-153.11, con la conciliazione giudiziaria all'art. 153.6;
— nel codice di procedura arbitrale (APK), che disciplina il processo economico, il capitolo 15, artt. 138-138.6, con la conciliazione giudiziaria all'art. 138.5 e i risultati delle procedure conciliative all'art. 138.6;
— nel codice di giustizia amministrativa (KAS) il capitolo 13, artt. 137-137.7, con la conciliazione giudiziaria all'art. 137.6.

Il regolamento è stato approvato con delibera del Plenum della Corte Suprema n. 41 del 31 ottobre 2019, che disciplina i requisiti del conciliatore, la formazione dell'elenco, i presupposti di avvio e le fasi della procedura[10].

Il giudice-conciliatore è un giudice in quiescenza, iscritto in un elenco approvato dal Plenum della Corte Suprema e pubblicato sul sito della Corte[11]. La procedura si avvia su istanza congiunta delle parti, o su proposta del giudice accolta dalle parti, con ordinanza che individua conciliatore, oggetto e termini; il conciliatore è scelto dalle parti dall'elenco, tenendo conto della specializzazione e della sede. Non è a pagamento per le parti: il compenso del conciliatore grava sul bilancio statale[12].

Il modello è interessante e in un certo senso più radicale di quello tedesco o belga: non un magistrato in servizio distolto dalla decisione, ma un magistrato che ha già concluso la carriera e mette a disposizione l'esperienza senza avere più alcun potere. È la figura del giudice conciliatore priva del suo elemento coercitivo residuo.

5. I numeri: l'eccezione alla regola

Qui il dossier deve essere schietto, perché il divario fra l'architettura normativa e la pratica è il fatto più rilevante del caso russo.

Secondo dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Giudici della Federazione Russa riportate nel giugno 2025, nel 2022 si sono concluse con accordo raggiunto tramite mediazione o conciliazione giudiziaria 837 cause civili e 8 cause amministrative. Nello stesso anno le cause civili chiuse con transazione ordinaria sono state 74.100 e quelle chiuse per rinuncia dell'attore 223.500. Le procedure conciliative rappresentano l'1,9% dei casi economici, lo 0,3% dei casi civili e meno dello 0,01% di quelli amministrativi[13].

I conciliatori giudiziari in tutta la Federazione sono 351, di cui tre a Mosca — una città di circa tredici milioni di abitanti. La stessa fonte istituzionale definisce le procedure conciliative «un'eccezione alla regola» e osserva che i numeri rientrano nel margine di errore statistico[14].

Per il 2023 una fonte specializzata riferisce circa mille casi di mediazione giudiziale complessivi — 369 in materia familiare, 522 in altre materie, 153 fra lavoro, casa e terreni[15].

Tre conciliatori a Mosca sono il dato che riassume tutto. Una riforma può essere ben scritta, prevedere la gratuità e affidarsi a magistrati esperti, e restare comunque priva di effetti se nessuno la mette in funzione sul territorio.

6. L'arbitrato interno e la riforma del 2015

Sull'arbitrato la Russia ha invece agito con decisione, e con effetti misurabili.

La legge federale n. 382-FZ del 29 dicembre 2015 «Sull'arbitrato (procedimento arbitrale) nella Federazione Russa», in vigore dal 1° settembre 2016, ha introdotto un regime di autorizzazione governativa per le istituzioni arbitrali permanenti (in acronimo russo PDAU). Dal 1° novembre 2017 i tribunali arbitrali non conformi hanno cessato di poter amministrare arbitrati[16]. L'autorizzazione è concessa dal Ministero della Giustizia su raccomandazione di un apposito Consiglio[17].

L'effetto è stato drastico: da diverse migliaia di tribunali arbitrali preesistenti si è passati a sette istituzioni permanenti russe — fra cui il MKAS e la MAK presso la Camera di Commercio e Industria della Federazione, il Centro arbitrale russo, e centri presso l'Unione degli industriali, il settore energetico, l'Unione dei costruttori meccanici e lo sport. Nello stesso periodo, secondo dati citati dalla stampa economica, le richieste di esecuzione forzata di lodi arbitrali interni sono diminuite di circa dieci volte fra il 2016 e il 2020, con oltre seimila controversie migrate verso i tribunali statali[18].

È il caso più netto, fra quelli esaminati in questa serie, di una riforma che ha eliminato per via amministrativa un intero mercato. Il problema che intendeva risolvere — la proliferazione di tribunali arbitrali «tascabili», costituiti dalla parte forte del contratto — era reale. Il costo è stato la scomparsa dell'arbitrato interno come fenomeno diffuso.

I dati più recenti mostrano però una ripresa. Nel 2025 le istituzioni autorizzate hanno registrato 4.920 controversie, contro 2.904 nel 2024: un aumento del 69%, con 4.507 procedimenti interni (+74%) e 413 internazionali (+36%)[19].

7. L'arbitrato internazionale e le istituzioni straniere autorizzate

L'arbitrato commerciale internazionale è retto dalla legge n. 5338-1 del 7 luglio 1993, modificata nel 2015-2016 in coordinamento con la riforma dell'arbitrato interno[20]. L'istituzione storica è il MKAS presso la Camera di Commercio e Industria, che nel 2025 ha gestito 923 cause, di cui 337 internazionali[21].

Un aspetto poco noto è che anche istituzioni arbitrali straniere possono ottenere lo status di istituzione permanente in Russia. La prima è stata l'HKIAC di Hong Kong nel 2019, seguita dal VIAC di Vienna nello stesso anno; risultano inoltre autorizzati il SIAC di Singapore e la Corte internazionale di arbitrato della ICC, delle cui date non è stato possibile ottenere conferma. Nel gennaio 2026 è stato annunciato il riconoscimento del DIAC di Dubai, dopo quello del centro regionale del Cairo[22].

La direttrice geografica è evidente e vale la pena registrarla senza commento: Hong Kong, Singapore, Dubai, Il Cairo.

8. Gli artt. 248.1 e 248.2 dell'APK

La legge federale n. 171-FZ dell'8 giugno 2020 ha introdotto nel codice di procedura arbitrale gli artt. 248.1 e 248.2, che attribuiscono competenza esclusiva ai tribunali statali russi per le controversie che coinvolgono soggetti destinatari di misure restrittive straniere, e consentono di ottenere il divieto di avviare o proseguire un procedimento all'estero — anche arbitrale — con penalità per la violazione. È un istituto assimilabile all'anti-suit injunction di tradizione anglosassone[23].

La pronuncia di riferimento è la decisione del Collegio economico della Corte Suprema del 28 maggio 2021 nel caso che ha opposto la società russa Uraltransmash alla polacca PESA Bydgoszcz: la Corte ha vietato alla parte polacca di proseguire il procedimento avviato presso l'istituto arbitrale della Camera di Commercio di Stoccolma[24]. Risulta inoltre una successiva determinazione dello stesso Collegio del 21 settembre 2021, di cui non è stato possibile leggere il testo integrale[25].

Fonti specializzate riferiscono che la Corte Suprema abbia successivamente precisato l'interpretazione delle due norme anche per controversie fra soggetti puramente russi; il contenuto di questa precisazione non è stato verificato[26]. Non risultano invece modifiche testuali agli artt. 248.1 e 248.2 fra il 2023 e il 2026: il quadro si è consolidato per via giurisprudenziale[27].

Per un professionista italiano il punto pratico è questo: una clausola compromissoria che designi una sede arbitrale in uno Stato che applica misure restrittive può risultare inefficace se la controparte russa è destinataria di quelle misure. È una circostanza da valutare nella redazione dei contratti, non dopo.

9. Le convenzioni internazionali

La Convenzione di New York del 1958 è stata firmata dall'URSS il 29 dicembre 1958 e ratificata il 10 agosto 1960, con entrata in vigore il 22 novembre 1960 e riserva di reciprocità; la Federazione Russa opera come Stato successore[28]. È applicabile anche la Convenzione europea di Ginevra del 1961 sull'arbitrato commerciale internazionale, di cui non è stato possibile ricostruire l'elenco aggiornato degli Stati CSI aderenti[29].

Merita invece una segnalazione un'assenza: la Russia non ha firmato la Convenzione di Singapore sulla mediazione del 2019, che rende direttamente eseguibili gli accordi di mediazione commerciale internazionale. Le ragioni indicate dalla dottrina russa sono di ordine organizzativo — scarsità di mediatori esperti — economico e culturale[30]. È coerente con i numeri della sezione 5: non si aderisce a una convenzione internazionale su un istituto che internamente non si pratica.

10. Le riforme annunciate

Il Ministero della Giustizia russo avrebbe predisposto, secondo quanto riferito nell'aprile 2026, un progetto che prevede meccanismi di esecuzione delle misure cautelari disposte dalle istituzioni arbitrali autorizzate, l'attribuzione di forza esecutiva alle loro decisioni finali, restrizioni all'arbitrato ad hoc per le controversie interne e lo scambio elettronico obbligatorio di documentazione con i tribunali statali. Il testo del disegno di legge non è stato reperito: si tratta di un'indicazione di tendenza, non di norma vigente[31].

11. Armenia: la mediazione familiare obbligatoria dal 2022

L'Armenia merita di aprire la parte dedicata alla CSI, perché è il caso meglio documentato.

Va detto subito che la legge armena non usa il termine «mediazione» ma quello di conciliazione: la legge n. HO-351-N del 13 giugno 2018, promulgata il 28 giugno e in vigore dal 5 luglio 2018[32].

La legge n. HO-435-N del 16 novembre 2022 ha poi modificato quella del 2018 introducendo la mediazione pre-giudiziale obbligatoria per le controversie familiari — divorzio, affidamento dei figli, alimenti, divisione dei beni — insieme alla possibilità di condurla online, a registri speciali di mediatori certificati per la materia familiare, alla disciplina dei conflitti di interesse e della riservatezza, e a tariffe agevolate o gratuite per i soggetti a basso reddito[33].

Risulta inoltre in discussione una riforma verso una composizione telematica obbligatoria in fase pre-giudiziale, della quale non è stato possibile reperire gli estremi normativi[34].

12. Azerbaigian: la mediazione familiare obbligatoria dal 2021

Una precisazione preliminare, perché il riferimento errato circola: la legge azera sulla mediazione è la n. 1555-VQ del 29 marzo 2019, aggiornata da ultimo nel novembre 2024, e non la n. 1152-VQ[35]. L'entrata in vigore è indicata al 1° luglio 2020.

Nel 2021 l'Azerbaigian ha introdotto la mediazione obbligatoria in materia familiare: scioglimento del matrimonio, divisione dei beni, mantenimento e diritto di visita ai figli. Il pacchetto normativo è stato approvato dal Parlamento in terza lettura il 9 luglio 2021 e promulgato il 23 luglio 2021; da allora non è più possibile adire direttamente il tribunale per lo scioglimento del matrimonio senza avere prima esperito la mediazione. La sessione iniziale è a pagamento, con una tariffa di cinquanta manat. È espressamente esclusa la mediabilità nei casi di violenza domestica[36].

Su questo dato occorre una nota di cautela: la fonte reperita è specializzata ma giornalistica, e il testo di legge non è stato letto direttamente sul portale ufficiale azerbaigiano. Chi debba citarlo in un atto lo verifichi[37].

Va comunque registrato che due Stati del Caucaso meridionale hanno introdotto, a un anno di distanza l'uno dall'altro, la mediazione familiare obbligatoria con esclusione dei casi di violenza domestica. È esattamente la combinazione — obbligo generale, esclusione dei rapporti violenti — verso cui si sono mosse anche la Finlandia, nel 2025, e il Lussemburgo, fin dal 1999 in ambito penale.

13. Kazakistan e l'AIFC

Il Kazakistan ha una legge sulla mediazione n. 401-IV del 28 gennaio 2011 e una legge sull'arbitrato n. 488-V dell'8 aprile 2016[38]. Risulta l'esistenza di un regime di mediazione pre-giudiziale obbligatoria in alcune categorie, richiamato dal codice di procedura civile kazako, del quale non è stato possibile verificare né gli articoli né le materie[39].

La singolarità kazaka è però un'altra: dal 1° gennaio 2018 opera l'Astana International Financial Centre, un ordinamento di common law innestato nel diritto kazako per il centro finanziario della capitale, con una propria Corte e un proprio International Arbitration Centre[40].

I numeri sono di gran lunga i migliori dell'area: dall'avvio, 797 lodi arbitrali e 2.780 accordi di mediazione; 203 casi nel 2023, 243 nel 2024, con una previsione fra 250 e 300 per il 2025. La Corte dell'AIFC funge da giudice dell'esecuzione dei lodi su tutto il territorio kazako, in cooperazione con il Ministero della Giustizia e con l'associazione degli ufficiali giudiziari[41].

Duemilasettecentottanta accordi di mediazione in sette anni, in un centro finanziario, sono un numero che nessuna istituzione russa si avvicina a raggiungere. Il modello — enclave giuridica con diritto proprio, corte propria e centro ADR proprio — è quello di Dubai e di Abu Dhabi, e sta funzionando.

14. Uzbekistan e il TIAC

L'Uzbekistan ha una legge sulla mediazione n. ZRU-482 del 3 luglio 2018[42]. Sull'arbitrato internazionale va corretto un riferimento che circola: la legge non è la n. ZRU-754 ma la n. ZRU-674 del 16 febbraio 2021[43].

Il Tashkent International Arbitration Centre opera presso la Camera di Commercio e Industria, con regolamento in vigore dal 1° ottobre 2021. Contiene una regola statutaria che vale la pena segnalare: i cittadini uzbeki non possono superare il 20% dei membri della Corte arbitrale del centro[44]. È una garanzia di internazionalità scritta nello statuto, scelta non comune.

La mediazione non è obbligatoria; è però in corso un dibattito dottrinale sull'introduzione di un tentativo obbligatorio pre-giudiziale in materia di lavoro, sul modello turco[45].

15. Bielorussia, Kirghizistan, Moldova, Tagikistan, Turkmenistan

Bielorussia: legge sulla mediazione n. 58-Z del 12 luglio 2013 e legge sul tribunale arbitrale internazionale n. 279-Z del 9 luglio 1999. Le fonti istituzionali distinguono fra mediazione extragiudiziale e giudiziale, entrambe facoltative; non risulta un regime obbligatorio[46].

Kirghizistan: legge sulla mediazione n. 161 del 28 luglio 2017, modificata nell'agosto 2023. Non risulta un regime obbligatorio[47].

Moldova: legge sulla mediazione n. 137 del 2015[48]. Va segnalato un fatto istituzionale recente: secondo fonti di agenzia il Parlamento moldavo avrebbe approvato nell'aprile 2026 l'uscita del paese dalla Comunità di Stati Indipendenti[49]. Se confermato, la Moldova esce dal perimetro di questo dossier proprio mentre lo si scrive.

Tagikistan: non è stato possibile individuare con certezza una legge sulla mediazione. Esiste un riferimento a una legge del 7 dicembre 2022 di cui non si è potuto verificare il contenuto: il quadro va considerato non accertato[50].

Turkmenistan: secondo una ricognizione specializzata risalente al 2018, la legislazione turkmena non prevede la mediazione come metodo di composizione delle controversie; esistono soltanto forme tradizionali di conciliazione disciplinate dal codice del lavoro, dal codice penale e dalla legislazione familiare, senza mediatori professionali. Il dato non è stato aggiornato al 2026, e non sono emersi segnali di mutamento[51].

16. La Convenzione di Singapore nella regione

La Convenzione di Singapore del 2019 rende direttamente eseguibili gli accordi raggiunti in mediazione commerciale internazionale. Nella regione la situazione è la seguente[52]:

Kazakistan: firmatario e Stato parte, con ratifica nel maggio 2022;
Bielorussia: firmataria e Stato parte;
Armenia: firmataria, non ancora ratificante;
Federazione Russa, Uzbekistan, Azerbaigian, Kirghizistan, Moldova: non risultano fra i firmatari.

Il Kazakistan è dunque, anche qui, il paese dell'area più integrato nel sistema internazionale della composizione amichevole. È coerente con la scelta dell'AIFC.

17. Che cosa può leggere l'Italia

La prima lezione è l'accordo autenticato dal notaio. È la soluzione russa del 2019 al problema dell'esecutività: nessun giudice, nessun albo pubblico, un pubblico ufficiale che verifica la legalità e attribuisce forza esecutiva, con la presenza necessaria del mediatore. In Italia il verbale di accordo sottoscritto dagli avvocati è titolo esecutivo, ma il perimetro è più stretto e presuppone la presenza dei difensori. La via notarile è più semplice, e costa meno di un giudizio di omologazione.

La seconda è il conciliatore in quiescenza. Un magistrato che ha concluso la carriera, iscritto in un elenco nazionale, retribuito dallo Stato e gratuito per le parti, che concilia senza avere alcun potere di decidere. Risolve in radice il problema dell'imparzialità che affligge i modelli in cui il conciliatore è un giudice in servizio, e recupera una competenza professionale che altrimenti va perduta. L'Italia ha decine di migliaia di magistrati in quiescenza e nessun meccanismo per impiegarli in questo modo.

La terza è un avvertimento sulla capillarità. Tre conciliatori giudiziari a Mosca. Una riforma che prevede tutto — la gratuità, l'elenco, il regolamento della Corte Suprema — e che non produce risultati perché non è stata dotata di persone sul territorio. Vale per qualunque riforma della composizione amichevole, in qualunque ordinamento.

La quarta viene dal Caucaso. Azerbaigian nel 2021 e Armenia nel 2022 hanno introdotto la mediazione familiare obbligatoria, con esclusione dei casi di violenza domestica, tariffe agevolate per i redditi bassi e — in Armenia — la possibilità di condurla online. Sono ordinamenti molto lontani dal nostro, e non è detto che i dati confermeranno le aspettative. Ma sono due esperimenti in corso su un istituto di cui in Italia si discute da anni, e fra qualche anno avranno prodotto numeri che oggi non abbiamo.

La quinta, infine, riguarda le clausole compromissorie. Gli artt. 248.1 e 248.2 del codice di procedura arbitrale russo attribuiscono competenza esclusiva ai giudici russi per le controversie che coinvolgono soggetti destinatari di misure restrittive, con possibilità di inibire il procedimento estero. È una circostanza da considerare quando si redige un contratto con una controparte russa, e da considerare prima, non dopo.


Note

[1] Legge federale della Federazione Russa n. 193-FZ del 27 luglio 2010, in vigore dal 1° gennaio 2011.

[2] Ambito e principio di volontarietà secondo il testo consolidato della legge 193-FZ.

[3] Artt. 15 e 16 della legge 193-FZ: requisiti del mediatore non professionale (maggiore età, piena capacità, assenza di precedenti penali) e del mediatore professionale (venticinque anni, istruzione superiore, formazione specifica secondo programma approvato).

[4] Art. 12 della legge 193-FZ: natura contrattuale dell'accordo di mediazione.

[5] Legge federale n. 197-FZ del 26 luglio 2019, pubblicata il 26 luglio 2019, in vigore dal 25 ottobre 2019 salvo disposizioni a efficacia immediata.

[6] Nuovo comma 5 dell'art. 12 della legge 193-FZ e nuovo art. 59.1 dei Fondamenti della normativa sul notariato della Federazione Russa, legge n. 4462-I dell'11 febbraio 1993. Si segnala che alcune ricostruzioni indicano erroneamente la legge n. 4462-I come codice di procedura civile: si tratta invece della legge sul notariato.

[7] Dato riferito dalla stampa giuridica specializzata russa (80% di esecuzione spontanea degli accordi autenticati contro circa il 20% delle sentenze). La fonte non è risultata stabilmente accessibile in fase di verifica: il dato va trattato con cautela.

[8] Nuovo comma 1.1 dell'art. 16 della legge 193-FZ.

[9] Legge federale n. 197-FZ del 26 luglio 2019: capitolo 14.1 del GPK (artt. 153.1-153.11, conciliazione giudiziaria all'art. 153.6); capitolo 15 dell'APK (artt. 138-138.6, conciliazione giudiziaria all'art. 138.5, risultati all'art. 138.6); capitolo 13 del KAS (artt. 137-137.7, conciliazione giudiziaria all'art. 137.6, risultati all'art. 137.7). Si segnala che la catena di norme del KAS inizia all'art. 137 e non all'art. 137.1.

[10] Delibera del Plenum della Corte Suprema della Federazione Russa n. 41 del 31 ottobre 2019, di approvazione del Regolamento sulla conciliazione giudiziaria.

[11] Elenco dei conciliatori giudiziari approvato dal Plenum della Corte Suprema e pubblicato sul sito della Corte; prima approvazione nel gennaio 2020.

[12] Modalità di avvio, scelta del conciliatore e gratuità per le parti secondo la comunicazione istituzionale dei tribunali economici russi.

[13] Dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Giudici della Federazione Russa riportate dall'agenzia giuridica RAPSI il 24 giugno 2025, riferite all'anno 2022.

[14] Stessa fonte: 351 conciliatori giudiziari in tutta la Federazione, di cui tre a Mosca.

[15] Dato 2023 riferito da fonte giuridica specializzata russa, non stabilmente accessibile in fase di verifica.

[16] Legge federale n. 382-FZ del 29 dicembre 2015, in vigore dal 1° settembre 2016; termine transitorio al 1° novembre 2017.

[17] Autorizzazione del Ministero della Giustizia su raccomandazione del Consiglio per il miglioramento dell'arbitrato, la cui composizione è stata fissata con ordine ministeriale del 1° aprile 2021.

[18] Sette istituzioni arbitrali permanenti russe; riduzione di circa dieci volte delle richieste di esecuzione forzata di lodi interni fra il 2016 e il 2020, con oltre seimila controversie migrate verso i tribunali statali. Fonte: stampa economica russa, ottobre 2021. L'elenco esatto delle istituzioni autorizzate varia lievemente fra le fonti: si raccomanda la consultazione del registro del Ministero della Giustizia.

[19] Dati 2025 riferiti dall'agenzia RAPSI nell'aprile 2026: 4.920 controversie complessive (2.904 nel 2024), 4.507 interne e 413 internazionali.

[20] Legge della Federazione Russa n. 5338-1 del 7 luglio 1993 sull'arbitrato commerciale internazionale, modificata nel 2015-2016.

[21] MKAS presso la Camera di Commercio e Industria della Federazione Russa: 923 cause nel 2025, di cui 337 internazionali; 860 cause nel 2021, di cui 189 internazionali secondo altra fonte.

[22] HKIAC (2019) e VIAC (2019) come prime istituzioni straniere autorizzate; SIAC e Corte internazionale di arbitrato della ICC autorizzati in date non verificate; centro regionale del Cairo e DIAC di Dubai, quest'ultimo annunciato il 12 gennaio 2026.

[23] Legge federale n. 171-FZ dell'8 giugno 2020, istitutiva degli artt. 248.1 e 248.2 dell'APK.

[24] Decisione del Collegio economico della Corte Suprema della Federazione Russa del 28 maggio 2021, causa Uraltransmash contro PESA Bydgoszcz.

[25] Determinazione del Collegio economico della Corte Suprema del 21 settembre 2021, n. 309-ES21-6955, causa n. А60-36897/2020. L'esistenza e il numero risultano dagli indici; il testo integrale non è stato consultato.

[26] Estensione interpretativa degli artt. 248.1 e 248.2 alle controversie fra soggetti russi: riferita da fonte specializzata il cui contenuto non è stato letto direttamente.

[27] Non risultano modifiche testuali agli artt. 248.1 e 248.2 dell'APK fra il 2023 e il 2026.

[28] Convenzione di New York del 1958: firma dell'URSS il 29 dicembre 1958, ratifica il 10 agosto 1960, entrata in vigore il 22 novembre 1960, con riserva di reciprocità. La Federazione Russa opera come Stato successore. Le modalità formali della successione non sono state verificate in dettaglio.

[29] Convenzione europea di Ginevra del 21 aprile 1961 sull'arbitrato commerciale internazionale. L'elenco aggiornato degli Stati CSI aderenti non è stato verificato.

[30] La Federazione Russa non risulta firmataria della Convenzione delle Nazioni Unite sugli accordi transattivi internazionali derivanti dalla mediazione (Convenzione di Singapore, 2019). Le ragioni indicate sono di ordine organizzativo, economico e culturale secondo la dottrina russa.

[31] Progetto del Ministero della Giustizia riferito dall'agenzia RAPSI nell'aprile 2026. Il testo del disegno di legge non è stato reperito.

[32] Legge della Repubblica di Armenia n. HO-351-N del 13 giugno 2018 sulla conciliazione, promulgata il 28 giugno 2018, pubblicata il 4 luglio 2018, in vigore dal 5 luglio 2018.

[33] Legge della Repubblica di Armenia n. HO-435-N del 16 novembre 2022, modificativa della legge del 2018.

[34] Riforma verso una composizione telematica obbligatoria in fase pre-giudiziale: riferita da fonte divulgativa priva di estremi normativi, non verificata.

[35] Legge della Repubblica di Azerbaigian n. 1555-VQ del 29 marzo 2019 sulla mediazione, aggiornata al 29 novembre 2024. Il riferimento alla n. 1152-VQ, che circola in alcune fonti, non è corretto.

[36] Pacchetto normativo approvato in terza lettura il 9 luglio 2021 e promulgato il 23 luglio 2021: mediazione obbligatoria in materia familiare, tariffa di cinquanta manat per la sessione iniziale, esclusione dei casi di violenza domestica.

[37] Il dato sulla mediazione familiare obbligatoria azerbaigiana proviene da un'unica fonte giornalistica specializzata; il testo di legge non è stato letto sul portale ufficiale.

[38] Repubblica del Kazakistan: legge n. 401-IV del 28 gennaio 2011 sulla mediazione; legge n. 488-V dell'8 aprile 2016 sull'arbitrato.

[39] Regime di mediazione pre-giudiziale richiamato dal codice di procedura civile kazako: articoli e materie non verificati.

[40] Astana International Financial Centre, operativo dal 1° gennaio 2018, con Corte e International Arbitration Centre propri.

[41] Dati dell'International Arbitration Centre dell'AIFC riferiti nel maggio 2025: 797 lodi e 2.780 accordi di mediazione dall'avvio; 203 casi nel 2023, 243 nel 2024, previsione di 250-300 per il 2025.

[42] Repubblica dell'Uzbekistan: legge n. ZRU-482 del 3 luglio 2018 sulla mediazione.

[43] Legge n. ZRU-674 del 16 febbraio 2021 sull'arbitrato commerciale internazionale. Il riferimento alla n. ZRU-754, che circola in alcune fonti, non è corretto.

[44] Tashkent International Arbitration Centre presso la Camera di Commercio e Industria dell'Uzbekistan; regolamento in vigore dal 1° ottobre 2021; limite del 20% di cittadini uzbeki fra i membri della Corte arbitrale. Statistiche non reperite.

[45] Dibattito dottrinale uzbeko sull'introduzione di un tentativo obbligatorio pre-giudiziale in materia di lavoro: si tratta di letteratura de iure condendo, non di diritto vigente.

[46] Repubblica di Bielorussia: legge n. 58-Z del 12 luglio 2013 sulla mediazione; legge n. 279-Z del 9 luglio 1999 sul tribunale arbitrale internazionale. Non risulta un regime obbligatorio; il dato è tratto dalle fonti istituzionali consultate e non costituisce conferma esplicita di assenza.

[47] Repubblica del Kirghizistan: legge n. 161 del 28 luglio 2017 sulla mediazione, modificata l'8 agosto 2023.

[48] Repubblica di Moldova: legge n. 137 del 2015 sulla mediazione.

[49] Approvazione parlamentare dell'uscita della Moldova dalla Comunità di Stati Indipendenti nell'aprile 2026, secondo fonti di agenzia.

[50] Tagikistan: non è stata individuata con certezza una legge sulla mediazione. Esiste un riferimento a una legge del 7 dicembre 2022 di cui non è stato possibile verificare il contenuto.

[51] Turkmenistan: ricognizione specializzata del 2018 secondo cui la legislazione non prevede la mediazione; il dato non è stato aggiornato al 2026.

[52] Stato della Convenzione di Singapore del 2019 secondo la ricognizione dell'ottobre 2025: Kazakistan firmatario e Stato parte (ratifica nel maggio 2022); Bielorussia firmataria e Stato parte; Armenia firmataria non ratificante. Per Federazione Russa, Uzbekistan, Azerbaigian, Kirghizistan e Moldova il dato è ricavato per assenza dall'elenco dei firmatari.

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Nota

Questo dossier riscrive integralmente il contributo Sistemi di composizione dei conflitti nella Federazione Russa e nei paesi della CSI, pubblicato il 20 novembre 2013.