Sistemi di composizione dei conflitti in Francia (2026)
1. Perché questo dossier è stato riscritto. 2. L'amiable come politica pubblica. 3. L'ordinamento giudiziario oggi: che cosa è rimasto delle giurisdizioni del 2013. 4. Il tentativo preventivo obbligatorio: creazione, annullamento, rinascita. 5. Il conciliateur de justice. 6. La mediazione giudiziaria e convenzionale. 7. L'udienza di composizione amichevole (ARA). 8. La césure du procès civil. 9. La ricodificazione del luglio 2025. 10. Il Conseil national de la médiation. 11. La mediazione della consumazione. 12. La mediazione familiare: una sperimentazione conclusa. 13. Il lavoro: dal bureau de conciliation al BCO. 14. Il costo d'accesso alla giustizia civile. 15. La mediazione preventiva obbligatoria nel contenzioso amministrativo. 16. La mediazione penale e la giustizia riparativa. 17. I servizi online certificati. 18. L'arbitrato. 19. I numeri a confronto. 20. Che cosa può leggere l'Italia.
1. Perché questo dossier è stato riscritto
Questo testo sostituisce integralmente la versione pubblicata il 22 aprile 2013. Non si tratta di un aggiornamento marginale. Fra il 2013 e il 2026 la Francia ha soppresso tre giurisdizioni, ha creato e poi cancellato e poi ricreato l'obbligo di tentare una composizione amichevole prima della causa, ha inventato due istituti processuali che non avevano precedenti, e nel luglio 2025 ha riscritto da capo il libro del codice di rito dedicato alla materia. Chi rileggesse oggi il dossier del 2013 troverebbe descritto un sistema giudiziario che in larga parte non esiste più.
Conviene mettere subito in fila ciò che è caduto. La juridiction de proximité, competente per le azioni personali e mobiliari fino a quattromila euro, è stata soppressa il 1° luglio 2017[1]; ne sopravvive soltanto la figura del magistrat exerçant à titre temporaire, che è cosa diversa da una giurisdizione. Il tribunal d'instance e il tribunal de grande instance sono stati fusi nel tribunal judiciaire il 1° gennaio 2020[2]. Il tentativo preliminare di conciliazione che il vecchio codice collocava davanti al tribunal d'instance[3] è stato prima trasferito agli articoli 820-826 del codice di rito e poi abrogato del tutto il 1° settembre 2025[4]. Il bureau de conciliation dei prud'hommes ha cambiato nome e poteri nel 2015[5]. E dal 1° marzo 2026 introdurre una causa civile davanti al tribunale non è più gratuito[6].
Restano invece validi, e non vengono qui ripetuti, i capitoli storici del dossier originario: la conciliazione post-rivoluzionaria, il ruolo dei giudici di pace, il quadro dei principi codicistici che valorizzano la volontà delle parti. Su quel terreno il testo del 2013 regge, e la ricostruzione storica non invecchia.
2. L'amiable come politica pubblica
La differenza di fondo rispetto al 2013 non è normativa ma politica. Nel gennaio 2023 il ministero della Giustizia ha lanciato una politique de l'amiable dichiarata prioritaria, con un obiettivo dichiarato: dimezzare entro il 2027 i tempi delle controversie civili. La circolare attuativa del 17 ottobre 2023[7] — che vale la pena leggere per intero, perché è il documento in cui l'amministrazione spiega ai magistrati che cosa si aspetta da loro — presenta congiuntamente i due decreti che costituiscono l'ossatura della riforma: quello sul tentativo preventivo obbligatorio[8] e quello che introduce l'udienza di composizione amichevole e la césure[9].
Il principio che regge oggi l'intero edificio è il nuovo articolo 21 del codice di procedura civile, riscritto nel luglio 2025[10]: rientra nella missione del giudice conciliare le parti e determinare con esse il modo di risoluzione della controversia più adatto. Il passaggio è meno innocuo di quanto sembri. Nel 2013 l'articolo 21 imponeva al giudice, in ogni stato e grado, un dovere di tentativo; oggi gli impone un dovere di orientamento, cioè di discutere con le parti quale porta sia la loro. È la logica che la letteratura anglosassone chiama multi-door courthouse: il tribunale come ingresso che smista, non come corridoio unico che porta alla sentenza.
Vale la pena osservare che la Francia non è sola in questo movimento. Il Belgio ha istituito, con la legge del 19 dicembre 2023 in vigore dal 6 gennaio 2024, le chambres de règlement amiable presso i tribunali civili, del lavoro e commerciali e presso le corti d'appello, con giudici che devono avere seguito una formazione specialistica in conciliazione e rinvio alla mediazione[11]; e il codice giudiziario belga ha adottato, all'articolo 730/1, una formula del dovere del giudice ancora più netta di quella francese: «in ogni fase del procedimento, il giudice privilegia un metodo di risoluzione amichevole delle controversie». La Germania conosce da tempo il Güterichter, il giudice conciliatore distinto dal giudicante. L'udienza francese di composizione amichevole va letta dentro questa famiglia.
3. L'ordinamento giudiziario oggi: che cosa è rimasto delle giurisdizioni del 2013
Il tribunal judiciaire è oggi il giudice civile di diritto comune di primo grado. Dove il tribunal d'instance si trovava in un comune diverso da quello del tribunal de grande instance, non è stato soppresso ma trasformato in chambre de proximité, denominata tribunal de proximité[12]. È un punto che le traduzioni italiane rendono spesso male: non si tratta di giurisdizioni autonome, ma di sezioni distaccate del tribunale, le cui competenze materiali sono fissate per decreto e possono essere ampliate con decisione congiunta del primo presidente della corte d'appello e del procuratore generale.
La parte del vecchio tribunal d'instance dedicata alla protezione delle persone vulnerabili è confluita in un giudice specializzato del tribunale, il juge des contentieux de la protection[13], che riunisce le tutele dei maggiorenni, le azioni di sfratto per occupazione senza titolo, il contenzioso delle locazioni abitative, il credito al consumo e il sovraindebitamento delle persone fisiche. Di regola è lui a presiedere il tribunal de proximité. Per l'osservatore italiano è la figura che più somiglia a un giudice di prossimità specializzato, ma incardinato nel tribunale e non fuori di esso.
Quanto ai numeri della macchina giudiziaria: centosessantaquattro tribunali giudiziari, centoventiquattro tribunali di prossimità, duecentodieci consigli dei probiviri, e un milione e quattrocentotrentacinquemila affari civili nuovi nel solo 2024[14].
4. Il tentativo preventivo obbligatorio: creazione, annullamento, rinascita
È la vicenda più istruttiva del periodo, e merita di essere raccontata per intero perché tocca un nervo che conosciamo bene: fino a che punto si può obbligare qualcuno a tentare un accordo prima di rivolgersi al giudice.
Il primo atto è del dicembre 2019. L'articolo 750-1 del codice di procedura civile, introdotto dal decreto di riforma della procedura civile[15] ed entrato in vigore il 1° gennaio 2020, impone a pena di irricevibilità rilevabile d'ufficio un tentativo di conciliazione condotta da un conciliateur de justice, oppure di mediazione, oppure di procedura partecipativa, per le domande di pagamento fino a cinquemila euro e per una serie di liti di vicinato. Nel febbraio 2022 il campo viene esteso ai troubles anormaux de voisinage[16].
Il secondo atto è del settembre 2022, e arriva dal Consiglio di Stato, su ricorso del Consiglio nazionale forense[17]. La norma viene annullata. Il vizio non riguarda il principio dell'obbligo, che il giudice amministrativo non contesta: riguarda la precisione. Fra i motivi legittimi di esonero il decreto includeva l'indisponibilità di conciliatori entro un termine manifestamente eccessivo rispetto alla natura e alla posta in gioco della controversia, formula giudicata troppo indeterminata per una condizione da cui dipende l'accesso al giudice. L'annullamento è retroattivo, e la Corte di cassazione ne trarrà la conseguenza processuale: per le domande introdotte fra il 1° gennaio 2020 e il 22 settembre 2022 il giudice non può dichiarare l'irricevibilità su quel fondamento[18].
Il terzo atto è del maggio 2023. Il decreto sul tentativo preventivo obbligatorio[19] ripristina la norma correggendo esattamente il punto censurato: l'indisponibilità del conciliatore non è più una formula elastica ma una soglia, tre mesi dal primo contatto. Il testo si applica alle domande introdotte dal 1° ottobre 2023 ed è tuttora in vigore immutato. Nel frattempo il fondamento legislativo era stato rafforzato: l'articolo 4 della legge di modernizzazione della giustizia del 2016 era stato riscritto nel dicembre 2021[20], dando alla materia una base primaria robusta e sottraendola alla sola potestà regolamentare.
Il testo vigente merita di essere letto nel dettaglio. L'obbligo scatta in tre ipotesi alternative: quando la domanda tende al pagamento di una somma non superiore a cinquemila euro; quando rientra nelle materie indicate da due articoli del codice dell'organizzazione giudiziaria, cioè il regolamento di confini[21] e un elenco che comprende le distanze legali per le piantagioni, la potatura di alberi e siepi, le costruzioni e i lavori dell'articolo 674 del codice civile, lo spurgo di fossi e canali irrigui, le contestazioni sulle servitù rurali e le relative indennità[22]; e infine quando la lite verte su un trouble anormal de voisinage. Le cause di esonero sono cinque: la richiesta di omologazione di un accordo da parte di almeno un litigante; l'esistenza di un ricorso amministrativo preventivo obbligatorio presso l'autore della decisione; il motivo legittimo, che il decreto declina in urgenza manifesta, circostanze concrete che rendono impossibile il tentativo, e indisponibilità di conciliatori oltre i tre mesi; l'esistenza di un diverso tentativo di conciliazione imposto da una disposizione particolare; e il fallimento della procedura semplificata di recupero dei piccoli crediti[23]. Restano fuori dall'obbligo, per espressa previsione di legge, le controversie in materia di credito immobiliare[24].
Un quarto atto va aggiunto, ed è del 2025. Con un parere del 25 settembre 2025 la Corte di cassazione ha stabilito che l'obbligo dell'articolo 750-1 non si applica al procedimento di ingiunzione di pagamento, nemmeno per somme inferiori a cinquemila euro[25]. La ragione è strutturale: l'ingiunzione è un procedimento non contraddittorio, in cui il debitore non è parte fino all'opposizione, e pretendere un tentativo di conciliazione con chi non è ancora processualmente presente non ha senso. È il chiarimento pratico più rilevante degli ultimi due anni, perché l'ingiunzione è la via ordinaria per i crediti di modesto importo: senza quel parere, l'obbligo avrebbe di fatto travolto il canale processuale più usato proprio nella fascia di valore che intendeva presidiare.
5. Il conciliateur de justice
Resta la figura più caratteristica del sistema francese, e quella che più colpisce un osservatore italiano: un ausiliario di giustizia volontario e non retribuito, che il cittadino può adire direttamente, gratuitamente e senza avvocato, prima o durante il processo, e al quale il giudice può delegare la conciliazione. Lo statuto è ancora quello del decreto del 20 marzo 1978[26], ma riformato nel febbraio 2026.
La riforma[27] ha inciso su due piani. Sul piano della governance ha creato presso ogni tribunale giudiziario e ogni corte d'appello la figura unica del magistrat coordonnateur de l'amiable, che assorbe i coordinatori prima separati per la conciliazione e per la mediazione e redige un rapporto annuale unico sull'attività amichevole; la funzione è aperta anche ai presidenti di sezione, ai consiglieri e ai magistrati onorari. Sul piano dello statuto ha modificato la procedura di nomina, che avviene con ordinanza del primo presidente della corte d'appello su parere del procuratore generale e — questa è la novità — previa consultazione del magistrato coordinatore[28]; ha confermato il primo mandato annuale seguito da rinnovi triennali; ha stabilito che l'obbligo di formazione iniziale e continua, se non assolto, può giustificare il diniego di rinnovo previa audizione dell'interessato; e ha ammesso il cumulo, a titolo gratuito, con la funzione di mediatore della consumazione[29]. Dal 1° gennaio 2028 la formazione continua diventerà annuale anziché triennale.
I numeri raccontano un sistema sotto pressione. Al 31 dicembre 2024 i conciliatori erano 2.686, in calo rispetto ai 2.888 del 2023, dopo essere cresciuti dai 1.920 del 2015. Nello stesso 2024 hanno trattato 192.967 richieste, concludendone con successo 89.023: un tasso di conciliazione del 46,1 per cento[30]. Il tasso relativo alle sole richieste extragiudiziarie era del 48 per cento nel 2023, contro il 56 per cento del 2015[31]: cresce il carico, cala la resa. La combinazione di un obbligo preventivo esteso e di un corpo di volontari in contrazione è il punto di maggiore fragilità dell'intero impianto, ed è coerente con le campagne di reclutamento lanciate dal ministero nel 2026.
Dal 1° settembre 2025, infine, l'accordo di conciliazione è stato liberato da due formalismi: non richiede più la firma del conciliatore né il deposito in cancelleria, e qualunque parte può chiederne l'omologazione al giudice per ottenere forza esecutiva[32].
6. La mediazione giudiziaria e convenzionale
Quattro innovazioni, nessuna delle quali aveva un equivalente nel 2013, meritano di essere isolate.
Le liste dei mediatori presso le corti d'appello. Sono state introdotte dalla legge di modernizzazione della giustizia del 2016[33] e disciplinate da un decreto del 2017[34]. L'iscrizione richiede assenza di condanne penali e di sanzioni disciplinari, e una formazione o un'esperienza che attesti l'attitudine alla pratica della mediazione: non un titolo di studio specifico, il che segna una differenza netta rispetto al nostro sistema di accreditamento. Delibera l'assemblea generale dei magistrati giudicanti della corte d'appello, in novembre, per la pubblicazione al 1° gennaio; l'iscrizione dura tre anni; contro il diniego, che deve essere motivato, si ricorre alla Corte di cassazione entro un mese. Il decreto del 27 luglio 2026[35] ha prorogato di un anno il ciclo — le liste pubblicate prima del 1° gennaio 2027 restano valide fino al 31 dicembre 2027, le nuove saranno pubblicate il 1° gennaio 2028 — e ha inoltre qualificato la designazione del mediatore come misura di amministrazione giudiziaria, dunque non impugnabile, portando da uno a tre mesi il termine per l'avvio effettivo della mediazione ordinata dal giudice.
L'ingiunzione di incontrare un mediatore, e la sanzione per chi non si presenta. Nel febbraio 2022 il codice di rito ha previsto che il giudice possa ingiungere alle parti di incontrare un mediatore perché le informi sull'oggetto e sullo svolgimento della mediazione[36]. La ricodificazione del 2025 ha esteso l'istituto anche al conciliatore[37] e — questo è il punto che va sottolineato — ha previsto che il mediatore o il conciliatore informi il giudice dell'assenza di una parte, e che la parte che non ottemperi senza motivo legittimo possa essere condannata a un'ammenda civile fino a diecimila euro[38]. È un grado di coercizione sul solo incontro informativo che il nostro ordinamento non conosce, e che il legislatore italiano potrebbe utilmente osservare prima di ripetere il dibattito sulla natura del primo incontro.
La forza esecutiva senza passare dal giudice. La legge sulla fiducia nell'istituzione giudiziaria ha aggiunto un comma all'articolo L. 111-3 del codice delle procedure civili di esecuzione: le transazioni e gli accordi derivanti da mediazione, conciliazione o procedura partecipativa, se controfirmati dagli avvocati di ciascuna parte, ricevono la formula esecutiva dalla cancelleria del tribunale, senza omologazione giudiziale[39]. Per chi opera in mediazione è probabilmente la novità di maggiore impatto pratico dell'intero periodo, e vale la pena confrontarla con la soluzione italiana dell'articolo 12 del decreto legislativo 28 del 2010.
Le durate. La missione di mediazione o conciliazione giudiziaria dura oggi cinque mesi, prorogabili di tre[40], mentre in precedenza il termine era di tre mesi rinnovabile una volta.
Sul ritratto sociologico dei mediatori francesi l'unico dato nazionale consolidato resta quello del 2021[41]: 2.020 mediatori iscritti nelle liste e attivi individualmente, 63 per cento donne, età media 57 anni, 70 per cento di provenienza giuridica — di cui tre quarti avvocati — e 68,6 per cento con un'altra attività professionale. Il dato che più conta è però un altro: il 75,2 per cento riceve meno di dieci designazioni all'anno. È una professione che, salvo eccezioni, non è ancora un mestiere. Le mediazioni giudiziarie si chiudevano con accordo nel 75,2 per cento dei casi. Nessun dato nazionale aggiornato al 2025 o al 2026 risulta pubblicato, e questa lacuna è stata denunciata dall'Ispettorato generale della giustizia.
7. L'udienza di composizione amichevole (ARA)
È l'istituto più originale della riforma, e va descritto con qualche dettaglio perché il meccanismo è tutt'altro che ovvio.
L'audience de règlement amiable è stata introdotta dal decreto del 29 luglio 2023[42], applicabile alle domande introdotte dal 1° novembre 2023. Il codice ne definisce l'oggetto in una formula che vale la pena riportare: la risoluzione amichevole della controversia fra le parti «attraverso il confronto equilibrato dei loro punti di vista, la valutazione delle rispettive esigenze, posizioni ed interessi, nonché la comprensione dei principi giuridici applicabili alla controversia»[43]. Non è dunque una conciliazione tecnica: è una fase in cui un giudice conduce le parti a misurare le proprie posizioni anche sul piano del diritto.
Le regole di funzionamento, come descritte dalla circolare attuativa, sono le seguenti. L'ARA vale per le procedure scritte ordinarie e per i procedimenti sommari di competenza del presidente del tribunale e del giudice tutelare, e può essere disposta in qualunque momento della procedura, purché i diritti in gioco siano disponibili. Possono disporla quattro giudici diversi: il presidente dell'udienza di orientamento, il giudice dell'istruzione, il giudice del merito e il giudice del sommario. Il dato più significativo è che il giudice può disporla anche senza l'accordo delle parti. Quanto agli effetti processuali, meritano di essere esplicitati perché sono il vero congegno di protezione della parte che accetta di trattare: la decisione di convocare le parti all'ARA interrompe l'istanza ai sensi dell'art. 369 del codice di rito, come modificato dal decreto del 2023, e per effetto dell'art. 392 l'interruzione dell'istanza interrompe anche il termine di péremption, cioè di estinzione del processo per inattività; gli atti compiuti dopo l'interruzione sono, ai sensi dell'art. 372, «réputés non avenus». L'avvio interrompe inoltre il termine di prescrizione[44]. I magistrati che possono condurre l'ARA sono individuati dal presidente del tribunale con ordinanza prima dell'inizio dell'anno giudiziario, e non possono far parte del collegio che deciderà la causa: è la garanzia che rende accettabile la franchezza del confronto. La data e la durata sono fissate dal giudice adito in base alla natura della causa, e l'udienza non può protrarsi oltre la giornata. Nella conduzione il giudice può mediare, conciliare, tenere sessioni separate anche con i soli avvocati; le parti possono chiedere la nomina di un tecnico e la produzione delle sue risultanze nel merito.
L'udienza si svolge in camera di consiglio senza il cancelliere, che interviene soltanto in caso di accordo. È una procedura riservata, ma le parti possono derogare alla riservatezza. Il giudice può interromperla in tre situazioni: quando la soluzione prospettata violerebbe l'ordine pubblico o i diritti fondamentali, pregiudicherebbe gravemente gli interessi di una parte o dei figli, o riguarderebbe diritti indisponibili; in caso di manifesto squilibrio fra le parti, o quando emergano elementi rivelatori di violenza; e in caso di tattica dilatoria, cioè quando una parte abbia avviato l'ARA senza reale intenzione di comporre la lite ma per ritardare l'esito del giudizio. L'interruzione non estingue il processo, che le parti devono riprendere con conclusioni o citazione; se restano inattive, è il giudice del merito, informato della conclusione dell'ARA, a richiamarle in udienza per sapere se intendono proseguire o rinunciare.
Quanto all'esito, in caso di accordo totale o parziale le parti sono libere di formalizzarlo o no. Se scelgono di formalizzarlo in sede di ARA, l'accordo prende la forma di un verbale sottoscritto dal giudice che ha condotto l'udienza, dal cancelliere e dalle parti; l'accordo estingue il giudizio. In caso di accordo parziale, il giudice del merito, informato, fissa un'udienza in cui le parti dichiarano se intendono proseguire sul residuo. Lo stesso accade in caso di fallimento.
Dal 1° settembre 2025 l'ARA è stata generalizzata a quasi tutte le giurisdizioni civili e commerciali, comprese le corti d'appello e la Corte di cassazione, con l'esclusione espressa dei conseils de prud'hommes e del tribunal paritaire des baux ruraux[45]; era già stata estesa nel 2024 al tribunale di commercio e al giudice dei canoni commerciali[46].
Sui risultati conviene essere prudenti, perché i dati solidi sono pochi. Il rapporto dell'Ispettorato generale della giustizia[47] riferisce che il 71 per cento dei centotré tribunali giudiziari rispondenti aveva attivato l'ARA, percentuale che scende al 37 per cento presso i tribunali di commercio. Il giudizio complessivo è però severo: la politica dell'amiable è dichiarata prioritaria dal 2023 ma manca di pilotaggio, la governance è frammentata, le disparità territoriali sono forti; il rapporto formula ventisei raccomandazioni, fra cui adeguare i sistemi informativi per tracciare l'attività amichevole e costruire un referenziale di valutazione allineato agli standard CEPEJ. Stime dottrinali indicano che circa metà dei fascicoli inviati in ARA si chiuda con accordo totale o parziale, con un ulteriore trenta per cento in cui il dialogo si riapre senza concludersi; ma sono stime, non statistica ministeriale, e come tali vanno citate.
8. La césure du procès civil
Il secondo istituto introdotto nel 2023[48] è meno appariscente ma concettualmente elegante. Su domanda scritta congiunta delle parti, sottoscritta dai difensori, il giudice dell'istruzione rinvia la causa alla formazione giudicante perché decida soltanto su una parte delle pretese — tipicamente il principio della responsabilità — con una sentenza parziale immediatamente appellabile. Le parti traggono le conseguenze da quella pronuncia e, per le domande su cui il giudice non ha ancora deciso, possono ricorrere a una mediazione o a una conciliazione.
L'idea è di spezzare il processo per decidere presto ciò che sblocca la trattativa: accertato l'an, il quantum si negozia. Sulla carta è il rimedio più intelligente al vizio del contenzioso civile, in cui le parti trattano al buio perché nessuno sa chi ha ragione. Nei fatti, la dottrina francese la descrive come istituto rimasto marginale, e non esiste alcun dato quantitativo pubblicato sul suo impiego.
9. La ricodificazione del luglio 2025
Il decreto del 18 luglio 2025[49], in vigore dal 1° settembre 2025 e applicabile anche alle cause pendenti, ha riscritto integralmente il Libro V del codice di procedura civile, oggi intitolato La résolution amiable des différends e articolato negli artt. 1528-1549. La ricollocazione va però descritta con precisione, perché su questo punto circolano ricostruzioni approssimative: è l'ARA a essere migrata nel nuovo Libro V — la definisce oggi l'art. 1532-1, il regime sta negli artt. 1532 – 1532-3 e l'ingiunzione a incontrare un conciliatore o un mediatore negli artt. 1533 – 1533-3 — mentre la césure è rimasta dov'era, agli artt. 807-1 – 807-3, dentro la sezione sulla procedura ordinaria davanti al tribunale giudiziario[50]. Chi cita la numerazione precedente dell'ARA cita norme ricollocate; chi va a cercare la césure nel Libro V non la trova.
Oltre alla riorganizzazione, il decreto ha introdotto un principio destinato a pesare: l'istruzione della causa è anzitutto convenzionale, cioè affidata alle parti, e solo in mancanza diventa giudiziale, con priorità di fissazione per le cause istruite convenzionalmente[51]. Ha inoltre soppresso numerosi formalismi della conciliazione convenzionale, come l'obbligo dell'incontro fisico, e ha abrogato la vecchia procedura di conciliazione preventiva su richiesta.
Alla ricodificazione si è accompagnato un atto di indirizzo che vale la pena registrare, perché è il primo del genere: il 27 giugno 2025 il Guardasigilli ha indirizzato ai capi di corte e di giurisdizione una circolare di politica civile, la prima mai emanata in Francia. Istituisce i consigli locali di promozione dell'amiable presso ciascuna giurisdizione ed è il quadro operativo di attuazione del decreto del 18 luglio[52]. Che il ministero senta il bisogno di una circolare di politica civile — dopo decenni in cui la sola politica giudiziaria dichiarata era quella penale — è di per sé un'informazione sulla priorità attribuita alla materia.
10. Il Conseil national de la médiation
Istituito dalla legge sulla fiducia nell'istituzione giudiziaria[53] e disciplinato da un decreto dell'ottobre 2022[54], il Consiglio nazionale di mediazione è il primo organo francese di indirizzo e regolazione della materia. Conta una quarantina di membri — le fonti oscillano fra trentadue e quarantuno e il dato esatto non è stato verificato sul testo consolidato del decreto[55] — con l'obbligo di legge che la maggioranza abbia formazione o esperienza pratica di mediazione, clausola non banale, che impedisce di trasformarlo in un organo di soli giuristi. È stato insediato nel maggio 2023[56] per un mandato triennale, sotto la presidenza di Frédérique Agostini, consigliera della Corte di cassazione.
Il 16 aprile 2026 ha consegnato al ministero della Giustizia il rapporto di fine mandato, intitolato 75 recommandations pour une médiation de qualité: cinquanta raccomandazioni rivolte ai poteri pubblici e venticinque agli operatori, articolate su informazione e cultura della mediazione, qualità, finanziamento, attrattività della professione, governance e valutazione[57]. Tre i prodotti principali del mandato: un codice deontologico, i referenziali nazionali di formazione iniziale e continua, e una carta della mediazione per le imprese. È significativo che il rapporto non contenga statistiche sulle mediazioni concluse e denunci esso stesso l'insufficienza degli strumenti di valutazione: la stessa diagnosi dell'Ispettorato generale.
Sulla presidenza occorre una precisazione, perché sul punto circola una notizia inesatta. Alla presidenza del Consiglio resta Frédérique Agostini, consigliera della Corte di cassazione, con Christiane Féral-Schuhl vicepresidente: così indica l'annuario ufficiale dell'amministrazione francese, aggiornato al 13 aprile 2026, cioè a mandato ormai concluso. Una fonte giornalistica giuridica aveva riferito, nell'aprile 2026, che le sarebbe subentrato Bruno Pireyre, magistrato della Corte di cassazione; ma il comunicato ministeriale sul rapporto finale non menziona alcun successore e non risulta pubblicato al Journal officiel l'arrêté di nomina del secondo Consiglio[58].
Vale la pena spiegare perché quella notizia fosse plausibile. La presidenza del Consiglio segue una regola di alternanza triennale fra un consigliere di Stato e un consigliere della Corte di cassazione, con mandato di tre anni rinnovabile una volta. Frédérique Agostini viene dalla Cassazione; Bruno Pireyre, che era presidente della seconda sezione civile della Corte di cassazione, è consigliere di Stato in servizio straordinario dal 15 febbraio 2023. Una successione Agostini → Pireyre sarebbe dunque perfettamente coerente con la regola statutaria. Coerente, e tuttavia non avvenuta — o quanto meno non ancora formalizzata: ad agosto 2026 la fonte ufficiale indica Agostini, ed è quella che questo dossier segue.
11. La mediazione della consumazione
È il settore in cui la distanza dal 2013 è più netta, perché all'epoca il sistema semplicemente non esisteva nella forma attuale. La trasposizione della direttiva sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori[59], operata con l'ordinanza del 20 agosto 2015 e il relativo decreto[60], ha inserito nel codice del consumo l'obbligo per ogni professionista di garantire al consumatore il ricorso effettivo a un dispositivo di mediazione, gratuito per il consumatore[61]. La vigilanza è affidata alla commissione di valutazione e controllo della mediazione della consumazione, che referenzia i mediatori, tiene la lista ufficiale, la notifica alla Commissione europea e può procedere alla radiazione dopo un termine di tre mesi per regolarizzarsi.
Il rapporto quadriennale della commissione, pubblicato il 12 dicembre 2025[62], fotografa un sistema di dimensioni ragguardevoli. Al 5 settembre 2025 i mediatori referenziati erano 77, su centotrenta settori professionali; dal 2016 ne sono stati referenziati centoventisei, di cui quarantaquattro hanno cessato l'attività e cinque sono stati radiati. I fascicoli trattati sono passati da 169.483 nel 2022 a 198.345 nel 2023 e a 211.599 nel 2024, con una crescita del 114 per cento dal 2017. Gli esiti del 2024: proposta del mediatore accettata nel 63,8 per cento dei casi, per un tasso di successo complessivo superiore all'ottanta per cento; la quota di accordi diretti fra le parti, che alcune ricostruzioni indicano al 21,1 per cento, non è stata ritrovata nel rapporto e resta da confermare[63]. Restano due criticità: la durata media di 142 giorni contro un termine regolamentare di novanta, e il fatto che il 67,2 per cento delle domande dichiarate irricevibili lo sia perché il consumatore non ha prima reclamato direttamente presso il professionista.
Il quadro europeo, nel frattempo, si è rifondato. La nuova direttiva sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori[64], in vigore dal 19 gennaio 2026, con termine di recepimento fissato al 20 marzo 2028 e applicazione delle misure nazionali dal 20 settembre 2028, sostituisce l'impianto del 2013: estende l'ambito ai professionisti di paesi terzi che si rivolgono a consumatori europei, include espressamente contenuti e servizi digitali, impone al professionista di rispondere entro venti giorni lavorativi sulla propria partecipazione, prevede misure di accessibilità per i consumatori vulnerabili e punti di contatto nazionali per le controversie transfrontaliere, e prende atto della chiusura della piattaforma ODR europea nel luglio 2025 ricentrando il sistema sui dispositivi nazionali.
12. La mediazione familiare: una sperimentazione conclusa
Il dossier del 2013 dava conto della mediazione familiare come strumento in espansione. Il seguito merita di essere raccontato per intero, perché è un caso di scuola su come si valuta una politica pubblica.
La legge di modernizzazione della giustizia del 2016 aveva istituito una sperimentazione di tentativo di mediazione familiare preventivo obbligatorio[65]: in undici sedi designate[66] — fra cui Bordeaux, Nantes, Rennes, Montpellier, Nîmes e Saint-Denis della Riunione — la domanda di modifica di una decisione o di una convenzione omologata in materia di esercizio della responsabilità genitoriale o di contributo al mantenimento doveva essere preceduta, a pena di irricevibilità rilevabile d'ufficio, da un tentativo di mediazione, salvo domanda congiunta di omologazione, motivo legittimo, o violenze intrafamiliari. L'eccezione per le violenze è un dettaglio che l'esperienza italiana farebbe bene a registrare.
La sperimentazione, prorogata più volte, si è conclusa il 31 dicembre 2024[67]. Dal 1° gennaio 2025 in Francia non esiste più alcun obbligo di mediazione familiare preventiva: la mediazione familiare resta facoltativa e incoraggiata. È un dato che chiunque scriva oggi di mediazione familiare comparata deve tenere presente, perché la letteratura italiana continua spesso a citare la sperimentazione francese come esperienza in corso.
13. Il lavoro: dal bureau de conciliation al BCO
Il conseil de prud'hommes esiste ancora — duecentodieci sedi, giurisdizione paritaria — e la fase di conciliazione resta obbligatoria e preliminare al giudizio. Ma dal 8 agosto 2015 non si chiama più bureau de conciliation: è il bureau de conciliation et d'orientation[68], e la differenza non è soltanto nel nome.
Oltre a conciliare, potendo sentire ciascuna parte separatamente e in riservatezza, in caso di mancata conciliazione il BCO orienta la causa: verso una formazione ristretta di due consiglieri tenuta a decidere entro tre mesi per i licenziamenti e le risoluzioni giudiziali, verso il collegio ordinario, oppure verso il collegio presieduto dal giudice professionale se le parti lo chiedono o la natura della causa lo giustifica[69]. Assicura inoltre la messa in stato del fascicolo, può designare consiglieri relatori e ordinare mezzi istruttori[70], e può giudicare direttamente la causa se una parte non compare senza motivo legittimo[71].
I numeri del 2024, verificati sulle Références statistiques Justice: 118.239 affari nuovi (+9,1%) e 106.530 definiti (+3,7%), con una durata media di 13,7 mesi; un quarto delle cause si chiude entro 3,4 mesi, metà entro 10,7 — questa la mediana — e tre quarti entro 19,2. Per le sole cause di merito la media sale a 15,8 mesi; i référés stanno a 2,7[72]. Quanto al tasso di conciliazione davanti al BCO, il dato che circola — 12,3 per cento nel 2024, in crescita dall'11 del 2023 e dal 9,3 del 2020 — non trova riscontro nelle pubblicazioni statistiche ministeriali, che per il BCO diffondono il taux de départage (15,2 per cento nel 2024) e non un tasso di conciliazione: il dato resta da confermare[73]. Va segnalato che i prud'hommes sono espressamente esclusi dall'udienza di composizione amichevole generalizzata nel 2025: la conciliazione lavoristica francese resta affidata all'organo paritario, non al giudice conciliatore.
14. Il costo d'accesso alla giustizia civile
Dal 1° marzo 2026 l'introduzione di una causa civile o lavoristica davanti al tribunale giudiziario o al consiglio dei probiviri richiede il versamento di una contribution pour l'aide juridique di cinquanta euro, ripristinata dalla legge di bilancio per il 2026[74] e attuata da un decreto dell'aprile successivo[75]. Il pagamento è condizione di ricevibilità, salvo ammissione al patrocinio a spese dello Stato, con esenzioni per le procedure gratuite per legge, le azioni del pubblico ministero, gli incidenti nell'ambito di un'istanza principale, le procedure davanti al procuratore o alla cancelleria e le procedure di sola omologazione.
Non è un dettaglio contabile. Introduce, per la prima volta dopo anni, un costo d'ingresso al processo civile, e va letto insieme all'obbligo di tentativo preventivo come parte della stessa strategia: rendere la via giudiziaria meno automatica.
15. La mediazione preventiva obbligatoria nel contenzioso amministrativo
Il dossier ha finora trattato il solo contenzioso civile. Ma la Francia ha un secondo obbligo di composizione preventiva, che opera davanti al giudice amministrativo e che la letteratura italiana ignora quasi del tutto.
Nato come sperimentazione nel 2016, è stato reso definitivo dal decreto del 25 marzo 2022[76]. Riguarda due blocchi di contenzioso: alcune controversie del pubblico impiego — retribuzione, mobilità, riclassificazione, tempo parziale, formazione, adattamento del posto di lavoro per ragioni di salute — e alcune controversie in materia di prestazioni sociali, fra cui il reddito di solidarietà attiva, l'aiuto al ritorno all'impiego e i sussidi per l'alloggio.
Il congegno è quello che in Italia chiameremmo condizione di procedibilità: il ricorso al tribunale amministrativo è irricevibile se non è stato preceduto dalla mediazione. La differenza rispetto al modello civile è che qui il mediatore non è un privato accreditato ma un organo pubblico designato — il centro di gestione della funzione pubblica territoriale, il défenseur des droits, o un mediatore interno dell'amministrazione competente.
Il rilievo comparatistico è duplice. Da un lato la Francia dimostra che un obbligo di composizione preventiva può essere costruito anche là dove una delle parti è la pubblica amministrazione, materia che in Italia resta sostanzialmente estranea alla mediazione. Dall'altro, il perimetro scelto è significativo: non il contenzioso amministrativo in generale, ma quello seriale, ripetitivo, a basso valore individuale e ad alta frequenza — esattamente il segmento in cui il processo costa più di quanto valga la controversia.
16. La mediazione penale e la giustizia riparativa
Il diritto francese tiene distinti due istituti che in Italia si tende a confondere, e la distinzione è tecnicamente netta. La médiation pénale è una alternativa alle prosecuzioni: la decide il procuratore prima di pronunciarsi sull'azione penale, e serve a chiuderla. La justice restaurative non è un'alternativa a nulla: è un processo autonomo e riservato che può svolgersi in qualunque fase, esecuzione della pena compresa, e che non incide né sull'azione penale, né sulla pena, né sul risarcimento. Sono due binari che non si toccano — al punto che la circolare attuativa vieta espressamente a chi ha condotto una misura alternativa alle prosecuzioni di occuparsi della misura riparativa relativa alla stessa persona[77].
La sede della mediazione penale è l'articolo 41-1 del code de procédure pénale, che elenca undici misure che il procuratore può disporre «se gli appare che una tale misura sia idonea ad assicurare la riparazione del danno cagionato alla vittima, a porre fine al turbamento derivante dal reato o a contribuire al reinserimento dell'autore dei fatti», e può farlo «direttamente o per il tramite di un ufficiale di polizia giudiziaria, di un delegato o di un mediatore del procuratore della Repubblica»[78]. La mediazione è il numero 5°:
«Far procedere, su richiesta o con l'accordo della vittima, a una missione di mediazione tra l'autore dei fatti e la vittima. In caso di riuscita della mediazione, il procuratore della Repubblica o il mediatore del procuratore della Repubblica ne redige processo verbale, sottoscritto da lui stesso e dalle parti, e di cui viene loro consegnata copia; se l'autore dei fatti si è impegnato a versare danni e interessi alla vittima, questa può, sulla base di tale processo verbale, chiederne il recupero secondo la procedura di ingiunzione di pagamento»[79].
Tre elementi meritano attenzione. Il primo: la procedura sospende la prescrizione dell'azione penale, e in caso di inesecuzione imputabile all'autore il procuratore «salvo elemento nuovo, attiva una composition pénale o esercita l'azione penale»[80]. La mediazione, dunque, non estingue l'azione penale: la sua riuscita conduce di regola all'archiviazione, ma la scelta resta del procuratore. È la differenza con la composition pénale dell'articolo 41-2, dove invece «l'esecuzione della composition pénale estingue l'azione penale»[81]. Il secondo: il verbale di riuscita vale come base per un'ingiunzione di pagamento civile, il che dà alla vittima un titolo per il recupero senza dover instaurare una causa. Il terzo: la mediazione penale non è iscritta al casellario giudiziale dell'autore[82].
Chi media? Persone fisiche o associazioni regolarmente dichiarate, abilitate come delegati o mediatori del procuratore e da questo designate[83]. L'abilitazione è concessa con un periodo di prova di un anno, poi rinnovata per cinque anni previo parere dell'assemblea generale dei magistrati del tribunale; il mediatore presta giuramento, è tenuto al segreto professionale e deve rendere al procuratore una relazione annuale di attività. È un modello opposto a quello italiano degli organismi accreditati: non un mercato regolato, ma un ausiliario abilitato dall'ufficio del pubblico ministero e a esso responsabile.
E qui viene il punto che vale l'intera sezione. Dal 30 luglio 2020 l'ultima frase del numero 5° dispone: «In caso di violenze in seno alla coppia rientranti nell'articolo 132-80 del codice penale, non si può procedere a una missione di mediazione»[84]. È un divieto assoluto e incondizionato: non ammette deroga neppure su richiesta espressa della vittima. Prima del 2020 il regime era condizionato — la mediazione era possibile soltanto se la vittima l'avesse espressamente chiesta, con obbligo di parallelo richiamo alla legge nei confronti dell'autore e divieto in caso di reiterazione — e la legge del 2020 lo ha sostituito con il divieto secco[85].
Due precisazioni, però, che il dibattito italiano tende a saltare. La prima: il divieto rinvia all'articolo 132-80 del codice penale, cioè alla circostanza aggravante per i reati commessi dal coniuge, dal convivente o dal partner unito civilmente — anche ex. Il perimetro del divieto coincide con quello di quella aggravante, e non copre automaticamente le violenze intrafamiliari che non siano di coppia. La seconda, più imbarazzante: la composition pénale dell'articolo 41-2 non è affatto esclusa per i reati di violenza di coppia; anzi, la legge vi ha inserito disposizioni specifiche che impongono al procuratore di consultare la vittima e di adottare misure di protezione[86]. La Francia ha dunque vietato in quella materia lo strumento consensuale e riparativo, lasciando in piedi quello transattivo e punitivo. È un'asimmetria che merita di essere discussa prima di importare il divieto.
I numeri dicono il resto. La statistica ufficiale del ministero conta le mediazioni penali riuscite, e la serie è questa: 9.894 nel 2016, 8.910 nel 2017, 7.705 nel 2018, 6.996 nel 2019, 5.528 nel 2020, 4.723 nel 2021, 4.446 nel 2022, 4.515 nel 2023 e 3.580 nel 2024[87]. È un calo del 63,8 per cento in otto anni, con un ultimo scatto verso il basso del 20,7 per cento nel solo 2024. Rapportata al totale delle alternative alle prosecuzioni riuscite — 395.953 nel 2024 — la mediazione penale vale lo 0,90 per cento: è la penultima voce della tabella per volume, davanti alla sola ingiunzione terapeutica, mentre la composition pénale è cresciuta fino a 80.986 misure eseguite[88].
Una parte della spiegazione sta nel denaro. Per le parti la mediazione penale è gratuita[89]. Per lo Stato è una voce delle spese di giustizia, e il mediatore del procuratore non è retribuito a ore né in percentuale sul valore, ma con un'indennità forfettaria per atto iscritta al tariffario del codice: l'ultima cifra reperibile per la mediazione è di 39 euro[90]. Poche decine di euro a mediazione sono, nella letteratura professionale francese, una delle cause strutturali del declino dell'istituto; e il declino della mediazione si inscrive del resto in una contrazione generale delle alternative alle prosecuzioni, passate da 513.000 nel 2014 a 400.000 nel 2023, meno 22 per cento[91].
La giustizia riparativa è cosa diversa e sta nell'articolo 10-1, introdotto nel 2014 e da allora mai modificato:
«In occasione di qualsiasi procedimento penale e in ogni fase del procedimento, ivi compresa l'esecuzione della pena, alla vittima e all'autore di un reato, a condizione che i fatti siano stati riconosciuti, può essere proposta una misura di giustizia riparativa. […] Tale misura può intervenire solo dopo che la vittima e l'autore del reato hanno ricevuto un'informazione completa al riguardo e vi hanno espressamente consentito. Essa è attuata da un terzo indipendente formato a tal fine, sotto il controllo dell'autorità giudiziaria o, su richiesta di questa, dell'amministrazione penitenziaria. Essa è riservata»[92].
Non c'è alcun limite per tipo di reato. Nulla è escluso — nemmeno le violenze coniugali o sessuali — proprio perché la misura non incide sull'azione penale e non la sostituisce. È qui che il sistema francese si chiude su se stesso: ciò che è vietato come alternativa alle prosecuzioni resta possibile come percorso riparativo. E non è un'ipotesi di scuola: la ricerca sui primi dieci anni di applicazione, condotta per l'istituto di ricerca del ministero e presentata nel maggio 2024, ha misurato che circa metà dei fatti trattati in giustizia riparativa riguarda violenze di genere, sessuali e coniugali[93]. La materia espulsa dalla mediazione penale rientra dalla porta della giustizia riparativa.
Lo stesso studio, però, è severo: pratica «attiva su alcuni territori ben delimitati» e assente altrove, effetti sui partecipanti «globalmente positivi ma relativamente effimeri», e soprattutto una «debolezza dei mezzi materiali e umani» che rende la politica pubblica dipendente dall'iniziativa individuale del personale penitenziario e dal volontariato associativo[94]. I numeri lo confermano: l'unica rilevazione nazionale disponibile censiva 44 programmi operativi e 30 misure realizzate nel 2019, scese a 14 nel 2020[95]. Poche decine di misure l'anno, a fronte di circa 1,2 milioni di persone perseguibili[96].
Un'ultima avvertenza per chi consulterà questo dossier fra qualche anno: l'intera numerazione qui citata — articoli 10-1, 10-2, 41-1, 41-2 e 707 — cessa di essere vigente il 1° gennaio 2029, per effetto della riscrittura integrale del codice di procedura penale disposta a diritto costante nel novembre 2025, che sostituisce il codice attuale con un testo di 4.190 articoli numerati con il prefisso «L»[97].
Che cosa se ne ricava per l'Italia. Tre cose. La prima è la distinzione fra i due istituti, che da noi manca: una cosa è la composizione che chiude il procedimento, altra è il percorso riparativo fra vittima e autore, che con l'esito del procedimento non deve avere nulla a che fare. Tenerli separati — con divieto di cumulo delle funzioni in capo alla stessa persona — protegge entrambi. La seconda è che un istituto sopravvive alla retribuzione che riceve: trentanove euro ad atto sono il modo più efficace di far morire una mediazione senza abrogarla, e la curva francese lo dimostra. La terza è che il divieto assoluto in materia di violenza di coppia, spesso citato in Italia come modello, va guardato per intero: la Francia l'ha introdotto lasciando però intatta la composition pénale nella stessa materia, e la domanda riparativa che il divieto ha respinto si è riversata sull'unico canale rimasto aperto.
17. I servizi online certificati
C'è un capitolo francese che la nostra dottrina non ha registrato: la certificazione dei servizi online di conciliazione, mediazione e arbitrato.
La legge di riforma della giustizia del 2019 ha previsto che le piattaforme che offrono per via telematica servizi di composizione delle controversie possano ottenere una certificazione facoltativa, rilasciata da un organismo accreditato, subordinata al rispetto di requisiti di riservatezza, competenza, indipendenza e trattamento dei dati. Il regime è stato disciplinato dal decreto del 25 ottobre 2019, poi modificato dal decreto del 29 gennaio 2021, che è intervenuto contestualmente sulle liste di mediatori presso le corti d'appello[98].
Il punto interessante è che la certificazione non è obbligatoria: chiunque può offrire mediazione online in Francia. Ma solo il certificato può fregiarsi del riconoscimento pubblico, e la legge vieta espressamente alle piattaforme di fondare il risultato della composizione esclusivamente su un trattamento algoritmico automatizzato senza il consenso espresso delle parti. È una regola scritta nel 2019, cioè prima che la questione dell'intelligenza artificiale nella risoluzione delle controversie diventasse di attualità, e vale la pena registrarla.
18. L'arbitrato
L'arbitrato francese è retto dal Libro IV del codice di procedura civile, artt. 1442-1527, interamente riscritto dal decreto del 13 gennaio 2011, in vigore dal 1° maggio 2011[99]. La struttura è dualista: il Titolo I disciplina l'arbitrato interno (artt. 1442-1503), il Titolo II l'arbitrato internazionale (artt. 1504-1527).
La riforma del 2011 è considerata fra le più liberali d'Europa e spiega perché Parigi resti una delle sedi arbitrali più utilizzate al mondo. I tratti da segnalare a un lettore italiano sono tre. Primo: la convenzione arbitrale internazionale non è soggetta ad alcun requisito di forma (art. 1507), soluzione più permissiva della nostra. Secondo: il juge d'appui, giudice di sostegno all'arbitrato, ha competenza a intervenire anche quando l'arbitrato è estero, se una delle parti rischia un diniego di giustizia (art. 1505, n. 4). Terzo: in materia internazionale le parti possono rinunciare per convenzione al ricorso di annullamento del lodo (art. 1522), facoltà che il diritto italiano non conosce in questa ampiezza.
La Francia è parte della Convenzione di New York del 1958; la data dell'atto di ratifica non è stata verificata su fonte primaria e non viene qui indicata[100].
19. I numeri a confronto
Per collocare la riforma francese nel contesto europeo conviene guardare ai tempi della giustizia civile e commerciale rilevati dal quadro di valutazione UE. I dati più recenti sono quelli dell'edizione 2026, riferiti al 2024[101].
In Francia una causa civile o commerciale contenziosa dura 434 giorni in primo grado, 527 in appello e 488 in cassazione: 1.449 giorni sui tre gradi. In Germania 232 e 306 sui due gradi rilevati, totale 538. In Italia 584, 691 e 941, per complessivi 2.216 giorni. In Spagna 423, 459 e 750, totale 1.632. In Belgio 246, 584 e 429, totale 1.259. La Francia sta dunque a metà strada fra il modello tedesco e quello italiano, ed è il paese in cui i tre gradi hanno durate quasi identiche fra loro — caratteristica che non ha riscontro altrove e che spiega perché in Francia l'incentivo a transigere non si concentri in una fase particolare del processo.
Sul primo grado la Francia è quattordicesima fra i ventisei Stati che forniscono i dati, dietro Germania (232), Belgio (246) e Portogallo (263), davanti a Croazia (465), Malta (491), Italia (584), Cipro (682) e Grecia (737). Nella serie storica il dato francese oscilla: 347,7 giorni nel 2014, 494,6 nel 2021, 332,6 nel 2022, 354,4 nel 2023 e 434 nel 2024. L'ultimo anno segna quindi un peggioramento di ottanta giorni, il che va detto: la politica dell'amiable è dichiarata dal 2023, e i tempi nel frattempo non sono migliorati.
Sui flussi, nel 2024 la Francia registra 2,2 cause civili e commerciali contenziose sopravvenute ogni cento abitanti e 2,5 pendenti; l'Italia rispettivamente 2,3 e 3,5. Il divario di arretrato si è ridotto rispetto agli anni precedenti, ma resta a favore della Francia. Va notato che sui flussi la Francia è largamente sotto Romania (8,4) e Belgio (5,8): il contenzioso civile francese non è, in rapporto alla popolazione, particolarmente abbondante. Il problema francese non è quante cause entrano, è quanto tempo ci mettono a uscire.
Il dato sui flussi è altrettanto istruttivo. Nel 2021 la Francia registrava 1.161.566 nuove liti civili e commerciali su una pendenza di 1.677.818, con un tasso di risoluzione del 107,2 per cento; l'Italia 1.362.528 nuove liti su 2.251.133 pendenti, con un tasso del 109,1 per cento. Entrambi i paesi smaltiscono più di quanto ricevono, ma partono da arretrati molto diversi: 1,56 milioni di cause residue in Francia contro 2,05 milioni in Italia, a fronte di una popolazione francese superiore di circa cinque milioni di abitanti. È questo il contesto in cui va letto l'obiettivo ministeriale di dimezzare i tempi entro il 2027, ed è la ragione per cui la Francia ha scelto di intervenire non sull'organico ma sulla porta d'ingresso.
20. Che cosa può leggere l'Italia
Tre elementi meritano attenzione da parte nostra, e li segnalo nell'ordine in cui mi paiono utili.
Il primo è la sanzione sull'incontro informativo. La Francia è arrivata a prevedere un'ammenda civile fino a diecimila euro per la parte che, ingiunta dal giudice, non si presenti davanti al mediatore. È una scelta più drastica della nostra, e riguarda il solo incontro, non l'esito: si sanziona chi non si siede al tavolo, non chi non trova l'accordo. È esattamente la distinzione attorno a cui ruota da quindici anni il dibattito italiano sul primo incontro.
Il secondo è l'udienza di composizione amichevole: un magistrato distinto dal giudicante che conduce una fase riservata di conciliazione dentro il processo, senza che la causa esca dalla giurisdizione, con la garanzia strutturale che chi ha ascoltato le confidenze non deciderà la lite. È un modello di giudice conciliatore interno che il nostro sistema non ha, e che il Belgio e la Germania praticano con formule proprie. I primi dati francesi — attivazione nel settantuno per cento dei tribunali, circa metà dei casi con accordo — suggeriscono che meriti osservazione.
Il terzo è il più scomodo: l'incapacità di misurare. Sia l'Ispettorato generale della giustizia sia il Consiglio nazionale di mediazione, indipendentemente l'uno dall'altro, concludono che la Francia non dispone degli strumenti per valutare la propria politica dell'amiable. Un paese che ha fatto della composizione amichevole una priorità dichiarata non sa dire con precisione quante mediazioni si facciano, con quali esiti e a che costo. È esattamente il problema che affligge anche noi; la differenza è che la Francia ha avuto l'onestà istituzionale di metterlo per iscritto in due documenti pubblici.
Note
[1] Art. 15 della loi n° 2016-1547 del 18 novembre 2016 di modernizzazione della giustizia del XXI secolo, con effetto dal 1° luglio 2017; testi attuativi décret n° 2017-683 del 28 aprile 2017 e décret n° 2017-824 del 5 maggio 2017. Le juridictions de proximité erano state create dalla loi n° 2002-1138 del 9 settembre 2002 e disciplinate agli artt. L. 231-1 ss. del code de l'organisation judiciaire.
[2] Art. 95 della loi n° 2019-222 del 23 marzo 2019 di programmazione 2018-2022 e di riforma per la giustizia; décret n° 2019-912 e n° 2019-913 del 30 agosto 2019; décret n° 2019-966 del 18 settembre 2019; décret n° 2019-1333 dell'11 dicembre 2019.
[3] Artt. 830-836 del codice di procedura civile nella versione anteriore al 2020, che disciplinavano il tentative préalable de conciliation, la conciliazione delegata a un conciliatore e quella condotta dal giudice.
[4] Artt. 820-826 c.p.c., introdotti dal décret n° 2019-1333, abrogati dal décret n° 2025-660 del 18 luglio 2025 con effetto dal 1° settembre 2025.
[5] Loi n° 2015-990 del 6 agosto 2015 per la crescita, l'attività e l'eguaglianza delle opportunità economiche.
[6] Art. 128 della loi n° 2026-103 del 19 febbraio 2026 (legge di bilancio per il 2026), che introduce l'art. 1635 bis Q del code général des impôts.
[7] Circulaire del 17 ottobre 2023, NOR JUSC2324682C, di attuazione nelle procedure giudiziarie civili della politica pubblica dell'amiable, disponibile all'indirizzo justice.gouv.fr.
[8] Décret n° 2023-357 dell'11 maggio 2023 relativo al tentativo preventivo obbligatorio di mediazione, conciliazione o procedura partecipativa in materia civile.
[9] Décret n° 2023-686 del 29 luglio 2023 recante misure che favoriscono la composizione amichevole delle liti davanti al tribunale giudiziario, in vigore dal 1° novembre 2023.
[10] Art. 21 c.p.c. nella versione risultante dal décret n° 2025-660 del 18 luglio 2025.
[11] Legge belga del 19 dicembre 2023, in vigore dal 6 gennaio 2024; l'istituzione delle camere presso i tribunali che ne erano privi è rimasta facoltativa fino al 1° gennaio 2025. Norme di riferimento del Code judiciaire: artt. 16, 78, 84, 101, 102, 104, 730/1, 730/2, 734/3, 734/4, 757, oltre agli artt. 89 e 90 delle disposizioni transitorie.
[12] Art. L. 212-8 del code de l'organisation judiciaire, introdotto dall'art. 95 della loi n° 2019-222, in vigore dal 1° gennaio 2020.
[13] Artt. L. 213-4-1 – L. 213-4-8 del code de l'organisation judiciaire, introdotti dall'art. 95 della loi n° 2019-222; disposizioni regolamentari agli artt. R. 213-9-2 – R. 213-9-9. La competenza in materia di sovraindebitamento è operativa dal 15 maggio 2022.
[14] Ministère de la Justice, Chiffres clés de la justice 2025, dati al 31 dicembre 2024.
[15] Art. 4 del décret n° 2019-1333 dell'11 dicembre 2019, che introduce l'art. 750-1 c.p.c.
[16] Décret n° 2022-245 del 25 febbraio 2022, che favorisce il ricorso alla mediazione, in attuazione della loi n° 2021-1729.
[17] Conseil d'État, 6e-5e chambres réunies, 22 settembre 2022, n° 436939, Conseil national des barreaux e a.
[18] Cass. 2e civ., 6 febbraio 2025, n° 22-20.070, pubblicata al Bollettino.
[19] Décret n° 2023-357 dell'11 maggio 2023, cit., JORF n° 0110 del 12 maggio 2023, NOR JUSC2300812D; l'art. 4 ne differisce l'applicazione alle domande introdotte dal 1° ottobre 2023.
[20] Art. 46 della loi n° 2021-1729 del 22 dicembre 2021 per la fiducia nell'istituzione giudiziaria, che riscrive l'art. 4 della loi n° 2016-1547.
[21] Art. R. 211-3-4 del code de l'organisation judiciaire: «Le tribunal judiciaire connaît des actions en bornage».
[22] Art. R. 211-3-8 del code de l'organisation judiciaire, che richiama fra l'altro gli artt. 640, 641 e 674 del codice civile, gli artt. L. 152-14 – L. 152-23 del code rural e l'ordonnance n° 2004-632 del 1° luglio 2004 sulle associations syndicales.
[23] Art. L. 125-1 del code des procédures civiles d'exécution.
[24] Art. L. 314-26 del code de la consommation, escluso dall'art. 4 della loi n° 2016-1547 come modificato nel 2021.
[25] Cour de cassation, seconda sezione civile, avis del 25 settembre 2025, n. 25-70.013, pubblicato: l'obbligo di tentativo preventivo di cui all'art. 750-1 c.p.c. non si applica alla procedura di injonction de payer.
[26] Décret n° 78-381 del 20 marzo 1978 relativo ai conciliateurs de justice.
[27] Décret n° 2026-74 del 12 febbraio 2026 relativo ai magistrati coordinatori dell'amiable e ai conciliatori di giustizia, in vigore dal 14 febbraio 2026; modifica il décret n° 78-381 e gli artt. R. 213-9-11 e R. 312-13-1 del code de l'organisation judiciaire. Alcune disposizioni su formazione e rinnovo sono differite al 1° gennaio 2028.
[28] Art. 3 del décret n° 78-381 nella versione in vigore dal 14 febbraio 2026.
[29] Art. 2 del décret n° 78-381 nella versione in vigore dal 14 febbraio 2026, che conferma altresì l'incompatibilità con la qualità di officier public et ministériel e con l'esercizio, a qualsiasi titolo, di attività giudiziarie, nonché il divieto di titolarità di mandati elettivi nel ressort.
[30] Ministère de la Justice, Chiffres clés de la justice 2025, cit.
[31] Infostat Justice n° 201, «L'activité des conciliateurs en forte hausse depuis 2015», agosto 2025.
[32] Art. 1545 c.p.c. nella numerazione introdotta dal décret n° 2025-660. L'oggetto esatto dell'articolo resta da verificare sul testo consolidato.
[33] Art. 22-1 A della loi n° 95-125 dell'8 febbraio 1995, introdotto dalla loi n° 2016-1547.
[34] Décret n° 2017-1457 del 9 ottobre 2017 relativo alla lista dei mediatori presso la corte d'appello.
[35] Décret n° 2026-683 del 27 luglio 2026 recante diverse misure di semplificazione procedurale, in vigore dal 1° ottobre 2026; il Capitolo IV (artt. 5-6) contiene le misure sui modi amichevoli. Proroga la validità delle liste di mediatori in essere fino al 31 dicembre 2027, con nuove liste al 1° gennaio 2028; modifica gli artt. 131, 905, 1533, 1534-1 (termine portato a tre mesi) e 1534-3 e abroga l'art. 1549 c.p.c.
[36] Art. 127-1 c.p.c., introdotto dal décret n° 2022-245 del 25 febbraio 2022.
[37] Art. 1533 c.p.c. nella numerazione introdotta dal décret n° 2025-660: il giudice può, in ogni momento dell'istanza, ingiungere alle parti di incontrare, entro il termine che determina, un conciliatore di giustizia o un mediatore che le informi sull'oggetto e sullo svolgimento della conciliazione o della mediazione.
[38] Art. 1533-3 c.p.c.
[39] Art. 44 della loi n° 2021-1729 del 22 dicembre 2021, che integra l'art. L. 111-3 del code des procédures civiles d'exécution.
[40] Art. 1534-4 c.p.c. nella numerazione introdotta dal décret n° 2025-660.
[41] Infos rapides Justice n° 12, febbraio 2024, Ministère de la Justice.
[42] Décret n° 2023-686 del 29 luglio 2023, cit., che introduceva gli artt. 774-1 – 774-4 c.p.c., oggi ricollocati nel Libro V riscritto.
[43] Formula dell'originario art. 774-2 c.p.c.
[44] Artt. 369, 372 e 392 c.p.c. nella versione risultante dal décret n° 2023-686. Le regole di funzionamento dell'ARA riportate nel testo seguono la circulaire del 17 ottobre 2023, NOR JUSC2324682C.
[45] Art. 1532 c.p.c. nella numerazione introdotta dal décret n° 2025-660.
[46] Décret n° 2024-673 del 3 luglio 2024.
[47] Inspection générale de la justice, Les outils d'évaluation des dispositifs amiables en matière civile, commerciale et sociale, settembre 2025, pubblicato nel gennaio 2026.
[48] Capitolo II del décret n° 2023-686 del 29 luglio 2023, che ha introdotto gli artt. 807-1 – 807-3 c.p.c. L'estensione dell'ARA al tribunal de commerce e al giudice dei canoni commerciali è opera del décret n° 2024-673 del 3 luglio 2024.
[49] Décret n° 2025-660 del 18 luglio 2025 recante riforma dell'istruzione convenzionale e ricodificazione dei modi amichevoli di risoluzione delle controversie, in vigore dal 1° settembre 2025.
[50] Verifica sulla versione consolidata del codice di procedura civile in vigore ad agosto 2026: Libro V «La résolution amiable des différends», artt. 1528-1549; ARA agli artt. 1532 – 1532-3 (art. 1532, quarto comma: esclusione dei conseils de prud'hommes); ingiunzione agli artt. 1533 – 1533-3 (ammenda civile fino a 10.000 euro); durata della mediazione, art. 1534-4: cinque mesi prorogabili di tre; procedura partecipativa, artt. 1538-1540. La césure du procès resta agli artt. 807-1 – 807-3, Capitolo I del Titolo I del Libro II.
[51] Artt. 127-131-8 c.p.c. nella versione risultante dal décret n° 2025-660.
[52] Circulaire de politique civile del 27 giugno 2025, NOR JUSC2518302C.
[53] Art. 45 della loi n° 2021-1729 del 22 dicembre 2021, che introduce l'art. 21-6 nella loi n° 95-125.
[54] Décret n° 2022-1353 del 25 ottobre 2022, relativo alla composizione e al funzionamento del Conseil national de la médiation.
[55] Il numero esatto dei membri resta da verificare sul testo consolidato del décret n° 2022-1353: le fonti secondarie oscillano fra trentadue e quarantuno.
[56] Arrêté del 25 maggio 2023 di nomina dei membri del Conseil national de la médiation; rinnovo parziale con arrêté del 9 maggio 2025.
[57] Conseil national de la médiation, 75 recommandations pour une médiation de qualité, rapporto rimesso al ministero della Giustizia il 16 aprile 2026.
[58] Le fonti ufficiali consultate ad agosto 2026 — annuario dell'amministrazione francese, aggiornato al 13 aprile 2026, e comunicato del ministero della Giustizia del 16 aprile 2026 — indicano tuttora Frédérique Agostini. L'unica fonte per Bruno Pireyre è un articolo di dottrina del 22 aprile 2026, che ne parla peraltro come «futuro presidente». Nessun arrêté di nomina del 2026 risulta pubblicato al Journal officiel. Regola di alternanza triennale e nomina di Bruno Pireyre a consigliere di Stato in servizio straordinario con effetto dal 15 febbraio 2023 (deliberazione del Consiglio dei ministri del 18 gennaio 2023).
[59] Direttiva 2013/11/UE del 21 maggio 2013 sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori.
[60] Ordonnance n° 2015-1033 del 20 agosto 2015 e décret n° 2015-1382 del 30 ottobre 2015.
[61] Artt. L. 611-1 ss. del code de la consommation.
[62] Commission d'évaluation et de contrôle de la médiation de la consommation, rapporto di attività 2022-2025, pubblicato il 12 dicembre 2025. Nel 2024 il 49,4 per cento delle domande trattate è stato dichiarato irricevibile, e di queste il 67,2 per cento per mancato reclamo preventivo al professionista.
[63] La percentuale di accordi diretti fra le parti (21,1 per cento) non compare nel rapporto quadriennale della commissione e resta da confermare.
[64] Direttiva (UE) 2025/2647 del 16 dicembre 2025, in vigore dal 19 gennaio 2026; termine di recepimento 20 marzo 2028; applicazione delle disposizioni nazionali dal 20 settembre 2028.
[65] Art. 7 della loi n° 2016-1547 del 18 novembre 2016.
[66] Arrêté del 16 marzo 2017: Bayonne, Bordeaux, Cherbourg, Évry, Nantes, Nîmes, Montpellier, Pontoise, Rennes, Saint-Denis (La Réunion), Tours.
[67] Ultima modifica dell'art. 7 della loi n° 2016-1547 ad opera della loi n° 2022-1726 del 30 dicembre 2022, in vigore dal 1° gennaio 2023, che ha fissato il termine finale della sperimentazione al 31 dicembre dell'ottavo anno successivo a quello della promulgazione.
[68] Artt. L. 1454-1 – L. 1454-1-3 del code du travail, introdotti dalla loi n° 2015-990 del 6 agosto 2015 e modificati dalla loi n° 2016-1088 dell'8 agosto 2016 e dall'ordonnance n° 2017-1387 del 22 settembre 2017.
[69] Art. L. 1454-1-1 del code du travail; la formazione ristretta è quella dell'art. L. 1423-13.
[70] Art. L. 1454-1-2 del code du travail.
[71] Art. L. 1454-1-3 del code du travail.
[72] Ministère de la Justice, Références statistiques Justice 2024, edizione 2025, fascicolo 4.4 «Les conseils de prud'hommes».
[73] Né le Références statistiques Justice 2024 né i Chiffres clés de la justice 2025 pubblicano un tasso di conciliazione del bureau de conciliation et d'orientation: diffondono il taux de départage (21,0% nel 2020; 16,4% nel 2023; 15,2% nel 2024). Il dato del 12,3 per cento resta da confermare.
[74] Art. 128 della loi n° 2026-103 del 19 febbraio 2026, che introduce l'art. 1635 bis Q del code général des impôts; applicabile alle domande introdotte dal 1° marzo 2026.
[75] Décret n° 2026-250 del 7 aprile 2026 relativo alla contribution pour l'aide juridique, in vigore dal 9 aprile 2026.
[76] Décret n° 2022-433 del 25 marzo 2022 relativo alla procedura di mediazione preventiva obbligatoria applicabile ad alcune controversie della funzione pubblica e a talune controversie sociali. La sperimentazione era stata istituita dall'art. 5 della loi n° 2016-1547 del 18 novembre 2016.
[77] Circulaire du 15 mars 2017 relative à la mise en œuvre de la justice restaurative, NOR JUST1708302C, pubblicata il 31 marzo 2017: «La personne en charge d'une mesure alternative aux poursuites ne peut être chargée» della misura di giustizia riparativa relativa alla stessa persona. La circolare elenca anche le forme praticabili (incontri condannati-vittime e detenuti-vittime, cerchi di sostegno e responsabilità, mediazione riparativa, conferenze riparative e del gruppo familiare), i requisiti del terzo indipendente formato, il finanziamento a valere sul programme 101 «Accès au droit et à la justice» e sul fondo interministeriale di prevenzione della delinquenza, e raccomanda la designazione di un magistrato referente per giurisdizione.
[78] Art. 41-1 code de procédure pénale, chapeau, versione in vigore dal 28 novembre 2023: «S'il lui apparaît qu'une telle mesure est susceptible d'assurer la réparation du dommage causé à la victime, de mettre fin au trouble résultant de l'infraction ou de contribuer au reclassement de l'auteur des faits, le procureur de la République peut, préalablement à sa décision sur l'action publique, directement ou par l'intermédiaire d'un officier de police judiciaire, d'un délégué ou d'un médiateur du procureur de la République…». Le altre misure elencate dall'articolo sono l'avvertimento penale probatorio (1°, che dal 1° gennaio 2023 ha sostituito il rappel à la loi per effetto della loi n° 2021-1729 du 22 décembre 2021), l'orientamento verso una struttura sanitaria, sociale o professionale (2°), la regolarizzazione (3°), la riparazione del danno (4°), l'allontanamento dal domicilio della coppia (6°), i divieti di frequentazione e di contatto per un massimo di sei mesi (7°-9°), il contributo civico a favore di un'associazione di assistenza alle vittime (10°) e la convocazione davanti al sindaco (11°). Restano da confermare: il testo integrale verbatim dei numeri da 6° a 11°; e la natura della modifica che Légifrance attribuisce all'art. 41-1 da parte della LOI n° 2023-140 du 28 février 2023.
[79] Art. 41-1, 5°, cit.: «Faire procéder, à la demande ou avec l'accord de la victime, à une mission de médiation entre l'auteur des faits et la victime. En cas de réussite de la médiation, le procureur de la République ou le médiateur du procureur de la République en dresse procès-verbal, qui est signé par lui-même et par les parties, et dont une copie leur est remise ; si l'auteur des faits s'est engagé à verser des dommages et intérêts à la victime, celle-ci peut, au vu de ce procès-verbal, en demander le recouvrement suivant la procédure d'injonction de payer, conformément aux règles prévues par le code de procédure civile.»
[80] Art. 41-1, ultimi due commi: «La procédure prévue au présent article suspend la prescription de l'action publique. En cas de non-exécution de la mesure en raison du comportement de l'auteur des faits, le procureur de la République, sauf élément nouveau, met en oeuvre une composition pénale ou engage des poursuites.»
[81] Art. 41-2 code de procédure pénale, versione in vigore dal 28 novembre 2023 (LOI n° 2023-140 du 28 février 2023, art. 4): «L'exécution de la composition pénale éteint l'action publique»; «Les actes tendant à la mise en oeuvre ou à l'exécution de la composition pénale sont interruptifs de la prescription de l'action publique». Da tenere distinta anche la convention judiciaire d'intérêt public dell'art. 41-1-2, riservata alle persone giuridiche per una lista chiusa di delitti (corruzione, traffico di influenze, frode fiscale, riciclaggio, reati ambientali), priva di vittima-parte e di mediatore, la cui esecuzione parimenti «éteint l'action publique»: non è una mediazione ed è un binario autonomo di degiurisdizionalizzazione.
[82] Service-Public.fr, scheda F1824 «Médiation pénale»: «la médiation pénale n'est pas inscrite au casier judiciaire de l'auteur des faits».
[83] Art. R. 15-33-30 code de procédure pénale, versione in vigore dal 5 maggio 2002 (décret n° 2002-801 du 3 mai 2002): «Les personnes physiques ainsi que les associations régulièrement déclarées qui ont été habilitées comme délégués du procureur de la République […] peuvent être désignées par ce dernier». Le condizioni di abilitazione sono ora verificate sul testo consolidato vigente di Légifrance: si trovano non negli artt. R.15-33-31 e seguenti ma nell'art. R.15-33-33, che conferma quanto riferito nel testo — assenza di funzioni giudiziarie e di mandato elettivo nella circoscrizione, assenza di condanne al casellario giudiziale (bollettino n. 2), garanzie di competenza, indipendenza e imparzialità, limite di età di settantacinque anni, assenza di legami di parentela con magistrati della giurisdizione salvo dispensa — con l'aggiunta, per chi opera con minori, di un comprovato interesse per le questioni dell'infanzia. Il periodo probatorio di un anno e l'abilitazione quinquennale rinnovabile sono all'art. R.15-33-35, il segreto professionale all'art. R.15-33-34, la relazione annuale di attività all'art. R.15-33-36-1.
[84] Art. 41-1, 5°, ultima frase, introdotta dall'art. 6 della LOI n° 2020-936 du 30 juillet 2020 visant à protéger les victimes de violences conjugales: «En cas de violences au sein du couple relevant de l'article 132-80 du code pénal, il ne peut pas être procédé à une mission de médiation».
[85] Sénat, rapport n° 482 (2019-2020) sulla proposta di legge poi divenuta loi n° 2020-936: il quadro anteriore ammetteva la mediazione «avec des garde-fous : la victime en a fait expressément la demande». Resta da confermare il testo verbatim della versione dell'art. 41-1, 5° vigente fra il 2014 e il 2020. Si segnala inoltre che il regime condizionato non deriva dalla loi n° 2014-873 du 4 août 2014 sull'uguaglianza fra donne e uomini, come talora si legge, ma è quello che la legge del 2020 ha sostituito.
[86] Art. 41-2, n. 14, code de procédure pénale, nella formulazione risultante dall'art. 4 della LOI n° 2023-140 du 28 février 2023, che istituisce l'aiuto universale d'urgenza per le vittime di violenze coniugali.
[87] Ministère de la Justice, Références Statistiques Justice, tabella «Affaires classées par les parquets selon le motif», voce «Médiation» all'interno delle archiviazioni dopo procedura alternativa riuscita: edizioni 2018 (cap. 11) per gli anni 2016-2018, 2020 (cap. 11) per 2018-2020, 2023 (cap. 10) per 2020-2022, 2024 (10.2) per 2023 e 2025 (cap. 10, tabella 3, p. 97, pubblicata nel gennaio 2026) per il 2024. Alcune cifre sono state riviste fra un'edizione e la successiva: nel testo si riportano i valori rivisti. Resta da confermare la discrepanza fra due fonti ufficiali sul 2023. Le Références Statistiques Justice danno 4.515 mediazioni su 408.409 alternative riuscite; il Rapport de la mission d'urgence relative à la déjudiciarisation del marzo 2025 (nota 48, p. 21) dà invece «5463 mesures pour un total général de 417 676 alternatives», pari all'1,31 per cento. Nessuna delle due fonti esplicita il perimetro statistico adottato; è plausibile ma non accertato che si tratti di misure notificate contro affari archiviati.
[88] Références Statistiques Justice 2025, cap. 10, tabella 3, p. 97: totale delle alternative riuscite 395.953 nel 2024, di cui regolarizzazioni su richiesta della procura 106.812, altri seguiti o sanzioni non penali 99.428, compositions pénales eseguite 80.986, avvertimenti penali probatori 35.233, querelanti soddisfatti su richiesta della procura 27.357, riparazione a opera dell'indagato 16.209, orientamento verso strutture sanitarie o sociali 15.327, divieti 5.758, transazioni 4.489, mediazioni 3.580, ingiunzioni terapeutiche 774. La quota della mediazione è calcolata da chi scrive. Per il 2025 il dato disaggregato non è ancora pubblicato: gli Indicateurs statistiques pénaux — année 2025 (aprile 2026) danno soltanto l'aggregato di 400.352 procedure alternative riuscite su 1.065.120 risposte penali, con un tasso di risposta penale dell'87,8 per cento.
[89] Service-Public.fr, scheda F1824, cit.: «La médiation pénale est gratuite». Restano a carico delle parti le sole spese di assistenza legale, con accesso al patrocinio a spese dello Stato per chi non abbia redditi sufficienti.
[90] Art. A43-4 code de procédure pénale, tariffario delle spese di giustizia, codice IP.9 «Médiation». La cifra di 39 euro (dove figurano anche 8 euro per il richiamo agli obblighi di legge, 16 euro per regolarizzazione, riparazione o notifica di composition pénale e 10 euro per la mancata comparizione) risulta fissata dall'Arrêté du 4 juin 2008 (applicabile alle missioni non ancora certificate o tassate al 10 luglio 2008), come riportato da Dalloz e da una raccolta professionale che riproduce il testo di Légifrance: nessun arrêté successivo risulta averlo modificato fra il 2018 e il 2026, a differenza di altre voci dello stesso tariffario (artt. A43-5-1, A43-6, A43-6-1, A43-7) rivalutate da provvedimenti più recenti (2020-2024) — resta comunque una ricostruzione su fonte secondaria, l'accesso diretto a Légifrance essendosi rivelato tecnicamente bloccato. Resta da confermare anche il tasso di riuscita della mediazione penale: la statistica ufficiale francese conta soltanto le mediazioni riuscite e non pubblica il dato degli insuccessi. Si avverte che il 66,5 per cento di riuscita che compare nei Chiffres clés de la Justice riguarda la mediazione civile e non va riferito a quella penale.
[91] Infostat Justice n° 199, «Dix ans de traitement des affaires pénales par la justice», aprile 2025: «ces dernières sont passées de 513 000 à 400 000, soit une baisse de 22 %» fra il 2014 e il 2023, con il crollo dei richiami alla legge (dal 51 al 16 per cento del totale delle alternative) e la crescita del 7 per cento delle compositions pénales. Lo studio non disaggrega la mediazione, che confluisce nella voce residuale «altre misure alternative riuscite».
[92] Art. 10-1 code de procédure pénale, introdotto dall'art. 18 della LOI n° 2014-896 du 15 août 2014 relative à l'individualisation des peines et renforçant l'efficacité des sanctions pénales, in vigore dal 1° ottobre 2014 e mai modificato: «A l'occasion de toute procédure pénale et à tous les stades de la procédure, y compris lors de l'exécution de la peine, la victime et l'auteur d'une infraction, sous réserve que les faits aient été reconnus, peuvent se voir proposer une mesure de justice restaurative. […] Cette mesure ne peut intervenir qu'après que la victime et l'auteur de l'infraction ont reçu une information complète à son sujet et ont consenti expressément à y participer. Elle est mise en œuvre par un tiers indépendant formé à cet effet, sous le contrôle de l'autorité judiciaire ou, à la demande de celle-ci, de l'administration pénitentiaire. Elle est confidentielle, sauf accord contraire des parties et excepté les cas où un intérêt supérieur lié à la nécessité de prévenir ou de réprimer des infractions justifie que des informations relatives au déroulement de la mesure soient portées à la connaissance du procureur de la République.» Gli artt. 10-2 e 707 richiamano la misura fra le informazioni dovute alla vittima, rispettivamente nella fase delle indagini e in quella di esecuzione della pena; non esistono articoli ulteriori sulla materia. Resta da confermare il contenuto dell'art. D1-1-1 del medesimo codice, che secondo l'indice del portale normativo apre un capo dedicato alla giustizia riparativa.
[93] Institut des études et de la recherche sur le droit et la justice, ricerca sui primi dieci anni della giustizia riparativa in Francia, presentata il 31 maggio 2024 e condotta fra il 2021 e il 2024 su quasi mille partecipanti: circa la metà dei fatti trattati riguarda violenze di genere, sessuali e coniugali.
[94] Ibidem: bilancio «globalmente positivo ma sfumato»; pratica «active sur certains territoires bien délimités»; effetti sui partecipanti «globalmente positivi ma relativamente effimeri»; «faiblesse des moyens matériels et humains».
[95] Institut Français pour la Justice Restaurative, Enquête nationale 2020: 44 programmi operativi (6 cerchi di sostegno e responsabilità, 20 incontri detenuti-vittime o condannati-vittime, 18 mediazioni riparative), 30 misure realizzate nel 2019 a beneficio di 100 partecipanti e 14 misure nel 2020, anno di pandemia, a beneficio di 43 partecipanti. La rilevazione precedente (2018) censiva 60 programmi e 112 misure fra realizzate, in corso e previste, con 40 delle 45 strutture rispondenti costituite da associazioni di assistenza alle vittime. Restano da confermare le cifre relative al 2024, pubblicate dallo stesso istituto soltanto in forma di immagine.
[96] Ministère de la Justice, Indicateurs statistiques pénaux — année 2025, aprile 2026: 1.213.435 persone perseguibili nel 2025.
[97] Ordonnance n° 2025-1091 du 19 novembre 2025 portant réécriture du code de procédure pénale (partie législative), art. 1: riscrittura a diritto costante, 4.190 articoli, un titolo preliminare e otto parti, principio redazionale «un'idea per articolo», numerazione con prefisso «L», entrata in vigore 1° gennaio 2029, con abrogazione a decorrere dalla stessa data degli artt. 10-1, 10-2, 41-1, 41-1-2, 41-2 e 707. Resta da confermare la corrispondenza fra la numerazione attuale e quella del nuovo codice per la mediazione penale e la giustizia riparativa.
[98] Décret n° 2019-1089 del 25 ottobre 2019 relativo alla certificazione dei servizi online di conciliazione, mediazione e arbitrato, adottato in attuazione della loi n° 2019-222 del 23 marzo 2019; modificato dal décret n° 2021-95 del 29 gennaio 2021, che ha contestualmente modificato il décret n° 2017-1457 sulle liste di mediatori presso le corti d'appello.
[99] Décret n° 2011-48 del 13 gennaio 2011 recante riforma dell'arbitrato, in vigore dal 1° maggio 2011; Libro IV del codice di procedura civile, artt. 1442-1527 (Titolo I, arbitrato interno, artt. 1442-1503; Titolo II, arbitrato internazionale, artt. 1504-1527).
[100] La data dell'atto di ratifica francese della Convenzione di New York del 1958 resta da confermare su fonte primaria: su Légifrance risulta soltanto il décret n° 90-170 del 16 febbraio 1990, che pubblica il ritiro di una riserva formulata al momento della ratifica.
[101] Commissione europea, 2026 EU Justice Scoreboard e relativo Quantitative data factsheet (giugno 2026), figure 2, 5, 6 e 13, dati 2024, fonte studio CEPEJ. Serie storica francese alla figura 5 (fonte: Data file dell'edizione 2025): 347,7 giorni (2014), 494,6 (2021), 332,6 (2022), 354,4 (2023); 434 nel 2024. Non essendo l'Irlanda presente nelle figure 5 e 6, il confronto riguarda ventisei Stati membri.
Nota
Questo dossier riscrive integralmente il contributo Sistemi di composizione dei conflitti in Francia, pubblicato il 22 aprile 2013. Le parti storiche di quel testo — la conciliazione post-rivoluzionaria, il ruolo dei giudici di pace, i principi codicistici che valorizzano la volontà delle parti — restano valide e vi si trovano ancora. Qui è riscritta la descrizione del diritto vigente, che fra il 2013 e il 2026 è cambiata al punto da rendere il testo originario inutilizzabile come guida al sistema attuale.