Sistemi di composizione dei conflitti in Francia (2026)

1. Perché questo dossier è stato riscritto. 2. L'amiable come politica pubblica. 3. L'ordinamento giudiziario oggi: che cosa è rimasto delle giurisdizioni del 2013. 4. Il tentativo preventivo obbligatorio: creazione, annullamento, rinascita. 5. Il conciliateur de justice. 6. La mediazione giudiziaria e convenzionale. 7. L'udienza di composizione amichevole (ARA). 8. La césure du procès civil. 9. La ricodificazione del luglio 2025. 10. Il Conseil national de la médiation. 11. La mediazione della consumazione. 12. La mediazione familiare: una sperimentazione conclusa. 13. Il lavoro: dal bureau de conciliation al BCO. 14. Il costo d'accesso alla giustizia civile. 15. I numeri a confronto. 16. Che cosa può leggere l'Italia.

1. Perché questo dossier è stato riscritto

Questo testo sostituisce integralmente la versione pubblicata il 22 aprile 2013. Non si tratta di un aggiornamento marginale. Fra il 2013 e il 2026 la Francia ha soppresso tre giurisdizioni, ha creato e poi cancellato e poi ricreato l'obbligo di tentare una composizione amichevole prima della causa, ha inventato due istituti processuali che non avevano precedenti, e nel luglio 2025 ha riscritto da capo il libro del codice di rito dedicato alla materia. Chi rileggesse oggi il dossier del 2013 troverebbe descritto un sistema giudiziario che in larga parte non esiste più.

Conviene mettere subito in fila ciò che è caduto. La juridiction de proximité, competente per le azioni personali e mobiliari fino a quattromila euro, è stata soppressa il 1° luglio 2017[1]; ne sopravvive soltanto la figura del magistrat exerçant à titre temporaire, che è cosa diversa da una giurisdizione. Il tribunal d'instance e il tribunal de grande instance sono stati fusi nel tribunal judiciaire il 1° gennaio 2020[2]. Il tentativo preliminare di conciliazione che il vecchio codice collocava davanti al tribunal d'instance[3] è stato prima trasferito agli articoli 820-826 del codice di rito e poi abrogato del tutto il 1° settembre 2025[4]. Il bureau de conciliation dei prud'hommes ha cambiato nome e poteri nel 2015[5]. E dal 1° marzo 2026 introdurre una causa civile davanti al tribunale non è più gratuito[6].

Restano invece validi, e non vengono qui ripetuti, i capitoli storici del dossier originario: la conciliazione post-rivoluzionaria, il ruolo dei giudici di pace, il quadro dei principi codicistici che valorizzano la volontà delle parti. Su quel terreno il testo del 2013 regge, e la ricostruzione storica non invecchia.

2. L'amiable come politica pubblica

La differenza di fondo rispetto al 2013 non è normativa ma politica. Nel gennaio 2023 il ministero della Giustizia ha lanciato una politique de l'amiable dichiarata prioritaria, con un obiettivo dichiarato: dimezzare entro il 2027 i tempi delle controversie civili. La circolare attuativa del 17 ottobre 2023[7] — che vale la pena leggere per intero, perché è il documento in cui l'amministrazione spiega ai magistrati che cosa si aspetta da loro — presenta congiuntamente i due decreti che costituiscono l'ossatura della riforma: quello sul tentativo preventivo obbligatorio[8] e quello che introduce l'udienza di composizione amichevole e la césure[9].

Il principio che regge oggi l'intero edificio è il nuovo articolo 21 del codice di procedura civile, riscritto nel luglio 2025[10]: rientra nella missione del giudice conciliare le parti e determinare con esse il modo di risoluzione della controversia più adatto. Il passaggio è meno innocuo di quanto sembri. Nel 2013 l'articolo 21 imponeva al giudice, in ogni stato e grado, un dovere di tentativo; oggi gli impone un dovere di orientamento, cioè di discutere con le parti quale porta sia la loro. È la logica che la letteratura anglosassone chiama multi-door courthouse: il tribunale come ingresso che smista, non come corridoio unico che porta alla sentenza.

Vale la pena osservare che la Francia non è sola in questo movimento. Il Belgio ha istituito, con la legge del 19 dicembre 2023 in vigore dal 6 gennaio 2024, le chambres de règlement amiable presso i tribunali civili, del lavoro e commerciali e presso le corti d'appello, con giudici che devono avere seguito una formazione specialistica in conciliazione e rinvio alla mediazione[11]; e il codice giudiziario belga ha adottato, all'articolo 730/1, una formula del dovere del giudice ancora più netta di quella francese: «in ogni fase del procedimento, il giudice privilegia un metodo di risoluzione amichevole delle controversie». La Germania conosce da tempo il Güterichter, il giudice conciliatore distinto dal giudicante. L'udienza francese di composizione amichevole va letta dentro questa famiglia.

3. L'ordinamento giudiziario oggi: che cosa è rimasto delle giurisdizioni del 2013

Il tribunal judiciaire è oggi il giudice civile di diritto comune di primo grado. Dove il tribunal d'instance si trovava in un comune diverso da quello del tribunal de grande instance, non è stato soppresso ma trasformato in chambre de proximité, denominata tribunal de proximité[12]. È un punto che le traduzioni italiane rendono spesso male: non si tratta di giurisdizioni autonome, ma di sezioni distaccate del tribunale, le cui competenze materiali sono fissate per decreto e possono essere ampliate con decisione congiunta del primo presidente della corte d'appello e del procuratore generale.

La parte del vecchio tribunal d'instance dedicata alla protezione delle persone vulnerabili è confluita in un giudice specializzato del tribunale, il juge des contentieux de la protection[13], che riunisce le tutele dei maggiorenni, le azioni di sfratto per occupazione senza titolo, il contenzioso delle locazioni abitative, il credito al consumo e il sovraindebitamento delle persone fisiche. Di regola è lui a presiedere il tribunal de proximité. Per l'osservatore italiano è la figura che più somiglia a un giudice di prossimità specializzato, ma incardinato nel tribunale e non fuori di esso.

Quanto ai numeri della macchina giudiziaria: centosessantaquattro tribunali giudiziari, centoventiquattro tribunali di prossimità, duecentodieci consigli dei probiviri, e un milione e quattrocentotrentacinquemila affari civili nuovi nel solo 2024[14].

4. Il tentativo preventivo obbligatorio: creazione, annullamento, rinascita

È la vicenda più istruttiva del periodo, e merita di essere raccontata per intero perché tocca un nervo che conosciamo bene: fino a che punto si può obbligare qualcuno a tentare un accordo prima di rivolgersi al giudice.

Il primo atto è del dicembre 2019. L'articolo 750-1 del codice di procedura civile, introdotto dal decreto di riforma della procedura civile[15] ed entrato in vigore il 1° gennaio 2020, impone a pena di irricevibilità rilevabile d'ufficio un tentativo di conciliazione condotta da un conciliateur de justice, oppure di mediazione, oppure di procedura partecipativa, per le domande di pagamento fino a cinquemila euro e per una serie di liti di vicinato. Nel febbraio 2022 il campo viene esteso ai troubles anormaux de voisinage[16].

Il secondo atto è del settembre 2022, e arriva dal Consiglio di Stato, su ricorso del Consiglio nazionale forense[17]. La norma viene annullata. Il vizio non riguarda il principio dell'obbligo, che il giudice amministrativo non contesta: riguarda la precisione. Fra i motivi legittimi di esonero il decreto includeva l'indisponibilità di conciliatori entro un termine manifestamente eccessivo rispetto alla natura e alla posta in gioco della controversia, formula giudicata troppo indeterminata per una condizione da cui dipende l'accesso al giudice. L'annullamento è retroattivo, e la Corte di cassazione ne trarrà la conseguenza processuale: per le domande introdotte fra il 1° gennaio 2020 e il 22 settembre 2022 il giudice non può dichiarare l'irricevibilità su quel fondamento[18].

Il terzo atto è del maggio 2023. Il decreto sul tentativo preventivo obbligatorio[19] ripristina la norma correggendo esattamente il punto censurato: l'indisponibilità del conciliatore non è più una formula elastica ma una soglia, tre mesi dal primo contatto. Il testo si applica alle domande introdotte dal 1° ottobre 2023 ed è tuttora in vigore immutato. Nel frattempo il fondamento legislativo era stato rafforzato: l'articolo 4 della legge di modernizzazione della giustizia del 2016 era stato riscritto nel dicembre 2021[20], dando alla materia una base primaria robusta e sottraendola alla sola potestà regolamentare.

Il testo vigente merita di essere letto nel dettaglio. L'obbligo scatta in tre ipotesi alternative: quando la domanda tende al pagamento di una somma non superiore a cinquemila euro; quando rientra nelle materie indicate da due articoli del codice dell'organizzazione giudiziaria, cioè il regolamento di confini[21] e un elenco che comprende le distanze legali per le piantagioni, la potatura di alberi e siepi, le costruzioni e i lavori dell'articolo 674 del codice civile, lo spurgo di fossi e canali irrigui, le contestazioni sulle servitù rurali e le relative indennità[22]; e infine quando la lite verte su un trouble anormal de voisinage. Le cause di esonero sono cinque: la richiesta di omologazione di un accordo da parte di almeno un litigante; l'esistenza di un ricorso amministrativo preventivo obbligatorio presso l'autore della decisione; il motivo legittimo, che il decreto declina in urgenza manifesta, circostanze concrete che rendono impossibile il tentativo, e indisponibilità di conciliatori oltre i tre mesi; l'esistenza di un diverso tentativo di conciliazione imposto da una disposizione particolare; e il fallimento della procedura semplificata di recupero dei piccoli crediti[23]. Restano fuori dall'obbligo, per espressa previsione di legge, le controversie in materia di credito immobiliare[24].

5. Il conciliateur de justice

Resta la figura più caratteristica del sistema francese, e quella che più colpisce un osservatore italiano: un ausiliario di giustizia volontario e non retribuito, che il cittadino può adire direttamente, gratuitamente e senza avvocato, prima o durante il processo, e al quale il giudice può delegare la conciliazione. Lo statuto è ancora quello del decreto del 20 marzo 1978[25], ma riformato nel febbraio 2026.

La riforma[26] ha inciso su due piani. Sul piano della governance ha creato presso ogni tribunale giudiziario e ogni corte d'appello la figura unica del magistrat coordonnateur de l'amiable, che assorbe i coordinatori prima separati per la conciliazione e per la mediazione e redige un rapporto annuale unico sull'attività amichevole; la funzione è aperta anche ai presidenti di sezione, ai consiglieri e ai magistrati onorari. Sul piano dello statuto ha modificato la procedura di nomina, che avviene con ordinanza del primo presidente della corte d'appello su parere del procuratore generale e — questa è la novità — previa consultazione del magistrato coordinatore[27]; ha confermato il primo mandato annuale seguito da rinnovi triennali; ha stabilito che l'obbligo di formazione iniziale e continua, se non assolto, può giustificare il diniego di rinnovo previa audizione dell'interessato; e ha ammesso il cumulo, a titolo gratuito, con la funzione di mediatore della consumazione[28]. Dal 1° gennaio 2028 la formazione continua diventerà annuale anziché triennale.

I numeri raccontano un sistema sotto pressione. Al 31 dicembre 2024 i conciliatori erano 2.686, in calo rispetto ai 2.888 del 2023, dopo essere cresciuti dai 1.920 del 2015. Nello stesso 2024 hanno trattato 192.967 richieste, concludendone con successo 89.023: un tasso di conciliazione del 46,1 per cento[29]. Il tasso relativo alle sole richieste extragiudiziarie era del 48 per cento nel 2023, contro il 56 per cento del 2015[30]: cresce il carico, cala la resa. La combinazione di un obbligo preventivo esteso e di un corpo di volontari in contrazione è il punto di maggiore fragilità dell'intero impianto, ed è coerente con le campagne di reclutamento lanciate dal ministero nel 2026.

Dal 1° settembre 2025, infine, l'accordo di conciliazione è stato liberato da due formalismi: non richiede più la firma del conciliatore né il deposito in cancelleria, e qualunque parte può chiederne l'omologazione al giudice per ottenere forza esecutiva[31].

6. La mediazione giudiziaria e convenzionale

Quattro innovazioni, nessuna delle quali aveva un equivalente nel 2013, meritano di essere isolate.

Le liste dei mediatori presso le corti d'appello. Sono state introdotte dalla legge di modernizzazione della giustizia del 2016[32] e disciplinate da un decreto del 2017[33]. L'iscrizione richiede assenza di condanne penali e di sanzioni disciplinari, e una formazione o un'esperienza che attesti l'attitudine alla pratica della mediazione: non un titolo di studio specifico, il che segna una differenza netta rispetto al nostro sistema di accreditamento. Delibera l'assemblea generale dei magistrati giudicanti della corte d'appello, in novembre, per la pubblicazione al 1° gennaio; l'iscrizione dura tre anni; contro il diniego, che deve essere motivato, si ricorre alla Corte di cassazione entro un mese. Il decreto del 27 luglio 2026[34] ha prorogato di un anno il ciclo — le liste pubblicate prima del 1° gennaio 2027 restano valide fino al 31 dicembre 2027, le nuove saranno pubblicate il 1° gennaio 2028 — e ha inoltre qualificato la designazione del mediatore come misura di amministrazione giudiziaria, dunque non impugnabile, portando da uno a tre mesi il termine per l'avvio effettivo della mediazione ordinata dal giudice.

L'ingiunzione di incontrare un mediatore, e la sanzione per chi non si presenta. Nel febbraio 2022 il codice di rito ha previsto che il giudice possa ingiungere alle parti di incontrare un mediatore perché le informi sull'oggetto e sullo svolgimento della mediazione[35]. La ricodificazione del 2025 ha esteso l'istituto anche al conciliatore[36] e — questo è il punto che va sottolineato — ha previsto che il mediatore o il conciliatore informi il giudice dell'assenza di una parte, e che la parte che non ottemperi senza motivo legittimo possa essere condannata a un'ammenda civile fino a diecimila euro[37]. È un grado di coercizione sul solo incontro informativo che il nostro ordinamento non conosce, e che il legislatore italiano potrebbe utilmente osservare prima di ripetere il dibattito sulla natura del primo incontro.

La forza esecutiva senza passare dal giudice. La legge sulla fiducia nell'istituzione giudiziaria ha aggiunto un comma all'articolo L. 111-3 del codice delle procedure civili di esecuzione: le transazioni e gli accordi derivanti da mediazione, conciliazione o procedura partecipativa, se controfirmati dagli avvocati di ciascuna parte, ricevono la formula esecutiva dalla cancelleria del tribunale, senza omologazione giudiziale[38]. Per chi opera in mediazione è probabilmente la novità di maggiore impatto pratico dell'intero periodo, e vale la pena confrontarla con la soluzione italiana dell'articolo 12 del decreto legislativo 28 del 2010.

Le durate. La missione di mediazione o conciliazione giudiziaria dura oggi cinque mesi, prorogabili di tre[39], mentre in precedenza il termine era di tre mesi rinnovabile una volta.

Sul ritratto sociologico dei mediatori francesi l'unico dato nazionale consolidato resta quello del 2021[40]: 2.020 mediatori iscritti nelle liste e attivi individualmente, 63 per cento donne, età media 57 anni, 70 per cento di provenienza giuridica — di cui tre quarti avvocati — e 68,6 per cento con un'altra attività professionale. Il dato che più conta è però un altro: il 75,2 per cento riceve meno di dieci designazioni all'anno. È una professione che, salvo eccezioni, non è ancora un mestiere. Le mediazioni giudiziarie si chiudevano con accordo nel 75,2 per cento dei casi. Nessun dato nazionale aggiornato al 2025 o al 2026 risulta pubblicato, e questa lacuna è stata denunciata dall'Ispettorato generale della giustizia.

7. L'udienza di composizione amichevole (ARA)

È l'istituto più originale della riforma, e va descritto con qualche dettaglio perché il meccanismo è tutt'altro che ovvio.

L'audience de règlement amiable è stata introdotta dal decreto del 29 luglio 2023[41], applicabile alle domande introdotte dal 1° novembre 2023. Il codice ne definisce l'oggetto in una formula che vale la pena riportare: la risoluzione amichevole della controversia fra le parti «attraverso il confronto equilibrato dei loro punti di vista, la valutazione delle rispettive esigenze, posizioni ed interessi, nonché la comprensione dei principi giuridici applicabili alla controversia»[42]. Non è dunque una conciliazione tecnica: è una fase in cui un giudice conduce le parti a misurare le proprie posizioni anche sul piano del diritto.

Le regole di funzionamento, come descritte dalla circolare attuativa, sono le seguenti. L'ARA vale per le procedure scritte ordinarie e per i procedimenti sommari di competenza del presidente del tribunale e del giudice tutelare, e può essere disposta in qualunque momento della procedura, purché i diritti in gioco siano disponibili. Possono disporla quattro giudici diversi: il presidente dell'udienza di orientamento, il giudice dell'istruzione, il giudice del merito e il giudice del sommario. Il dato più significativo è che il giudice può disporla anche senza l'accordo delle parti. L'avvio interrompe il termine di prescrizione. I magistrati che possono condurre l'ARA sono individuati dal presidente del tribunale con ordinanza prima dell'inizio dell'anno giudiziario, e non possono far parte del collegio che deciderà la causa: è la garanzia che rende accettabile la franchezza del confronto. La data e la durata sono fissate dal giudice adito in base alla natura della causa, e l'udienza non può protrarsi oltre la giornata. Nella conduzione il giudice può mediare, conciliare, tenere sessioni separate anche con i soli avvocati; le parti possono chiedere la nomina di un tecnico e la produzione delle sue risultanze nel merito.

L'udienza si svolge in camera di consiglio senza il cancelliere, che interviene soltanto in caso di accordo. È una procedura riservata, ma le parti possono derogare alla riservatezza. Il giudice può interromperla in tre situazioni: quando la soluzione prospettata violerebbe l'ordine pubblico o i diritti fondamentali, pregiudicherebbe gravemente gli interessi di una parte o dei figli, o riguarderebbe diritti indisponibili; in caso di manifesto squilibrio fra le parti, o quando emergano elementi rivelatori di violenza; e in caso di tattica dilatoria, cioè quando una parte abbia avviato l'ARA senza reale intenzione di comporre la lite ma per ritardare l'esito del giudizio. L'interruzione non estingue il processo, che le parti devono riprendere con conclusioni o citazione; se restano inattive, è il giudice del merito, informato della conclusione dell'ARA, a richiamarle in udienza per sapere se intendono proseguire o rinunciare.

Quanto all'esito, in caso di accordo totale o parziale le parti sono libere di formalizzarlo o no. Se scelgono di formalizzarlo in sede di ARA, l'accordo prende la forma di un verbale sottoscritto dal giudice che ha condotto l'udienza, dal cancelliere e dalle parti; l'accordo estingue il giudizio. In caso di accordo parziale, il giudice del merito, informato, fissa un'udienza in cui le parti dichiarano se intendono proseguire sul residuo. Lo stesso accade in caso di fallimento.

Dal 1° settembre 2025 l'ARA è stata generalizzata a quasi tutte le giurisdizioni civili e commerciali, comprese le corti d'appello e la Corte di cassazione, con l'esclusione espressa dei conseils de prud'hommes e del tribunal paritaire des baux ruraux[43]; era già stata estesa nel 2024 al tribunale di commercio e al giudice dei canoni commerciali[44].

Sui risultati conviene essere prudenti, perché i dati solidi sono pochi. Il rapporto dell'Ispettorato generale della giustizia[45] riferisce che il 71 per cento dei centotré tribunali giudiziari rispondenti aveva attivato l'ARA, percentuale che scende al 37 per cento presso i tribunali di commercio. Il giudizio complessivo è però severo: la politica dell'amiable è dichiarata prioritaria dal 2023 ma manca di pilotaggio, la governance è frammentata, le disparità territoriali sono forti; il rapporto formula ventisei raccomandazioni, fra cui adeguare i sistemi informativi per tracciare l'attività amichevole e costruire un referenziale di valutazione allineato agli standard CEPEJ. Stime dottrinali indicano che circa metà dei fascicoli inviati in ARA si chiuda con accordo totale o parziale, con un ulteriore trenta per cento in cui il dialogo si riapre senza concludersi; ma sono stime, non statistica ministeriale, e come tali vanno citate.

8. La césure du procès civil

Il secondo istituto introdotto nel 2023[46] è meno appariscente ma concettualmente elegante. Su domanda scritta congiunta delle parti, sottoscritta dai difensori, il giudice dell'istruzione rinvia la causa alla formazione giudicante perché decida soltanto su una parte delle pretese — tipicamente il principio della responsabilità — con una sentenza parziale immediatamente appellabile. Le parti traggono le conseguenze da quella pronuncia e, per le domande su cui il giudice non ha ancora deciso, possono ricorrere a una mediazione o a una conciliazione.

L'idea è di spezzare il processo per decidere presto ciò che sblocca la trattativa: accertato l'an, il quantum si negozia. Sulla carta è il rimedio più intelligente al vizio del contenzioso civile, in cui le parti trattano al buio perché nessuno sa chi ha ragione. Nei fatti, la dottrina francese la descrive come istituto rimasto marginale, e non esiste alcun dato quantitativo pubblicato sul suo impiego.

9. La ricodificazione del luglio 2025

Il decreto del 18 luglio 2025[47], in vigore dal 1° settembre 2025 e applicabile anche alle cause pendenti, ha riscritto integralmente il Libro V del codice di procedura civile, oggi intitolato La résolution amiable des différends e articolato a partire dall'articolo 1528. Chi cita ancora la numerazione precedente — compresi gli articoli sull'ARA e sulla césure, introdotti appena due anni prima — cita norme ricollocate.

Oltre alla riorganizzazione, il decreto ha introdotto un principio destinato a pesare: l'istruzione della causa è anzitutto convenzionale, cioè affidata alle parti, e solo in mancanza diventa giudiziale, con priorità di fissazione per le cause istruite convenzionalmente[48]. Ha inoltre soppresso numerosi formalismi della conciliazione convenzionale, come l'obbligo dell'incontro fisico, e ha abrogato la vecchia procedura di conciliazione preventiva su richiesta.

10. Il Conseil national de la médiation

Istituito dalla legge sulla fiducia nell'istituzione giudiziaria[49] e disciplinato da un decreto dell'ottobre 2022[50], il Consiglio nazionale di mediazione è il primo organo francese di indirizzo e regolazione della materia. Conta una quarantina di membri, con l'obbligo di legge che la maggioranza abbia formazione o esperienza pratica di mediazione — clausola non banale, che impedisce di trasformarlo in un organo di soli giuristi. È stato insediato nel maggio 2023 per un mandato triennale, sotto la presidenza di Frédérique Agostini, consigliera della Corte di cassazione.

Il 16 aprile 2026 ha consegnato al ministero della Giustizia il rapporto di fine mandato, intitolato 75 recommandations pour une médiation de qualité: cinquanta raccomandazioni rivolte ai poteri pubblici e venticinque agli operatori, articolate su informazione e cultura della mediazione, qualità, finanziamento, attrattività della professione, governance e valutazione[51]. Tre i prodotti principali del mandato: un codice deontologico, i referenziali nazionali di formazione iniziale e continua, e una carta della mediazione per le imprese. È significativo che il rapporto non contenga statistiche sulle mediazioni concluse e denunci esso stesso l'insufficienza degli strumenti di valutazione: la stessa diagnosi dell'Ispettorato generale.

Sulla presidenza del nuovo mandato occorre una precisazione di metodo. Una fonte giornalistica giuridica ha riferito che a Frédérique Agostini sarebbe subentrato Bruno Pireyre, magistrato della Corte di cassazione. La notizia non trova, ad oggi, conferma nelle fonti ufficiali: l'annuario dell'amministrazione francese, aggiornato all'aprile 2026, indica ancora Agostini, il comunicato ministeriale sul rapporto finale non menziona alcun successore, e non risulta pubblicato al Journal officiel l'arrêté di nomina del secondo Consiglio. Se ne dà conto perché la notizia circola, ma va considerata non verificata finché quell'arrêté non compare.

11. La mediazione della consumazione

È il settore in cui la distanza dal 2013 è più netta, perché all'epoca il sistema semplicemente non esisteva nella forma attuale. La trasposizione della direttiva sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori[52], operata con l'ordinanza del 20 agosto 2015 e il relativo decreto[53], ha inserito nel codice del consumo l'obbligo per ogni professionista di garantire al consumatore il ricorso effettivo a un dispositivo di mediazione, gratuito per il consumatore[54]. La vigilanza è affidata alla commissione di valutazione e controllo della mediazione della consumazione, che referenzia i mediatori, tiene la lista ufficiale, la notifica alla Commissione europea e può procedere alla radiazione dopo un termine di tre mesi per regolarizzarsi.

Il rapporto quadriennale della commissione, pubblicato il 12 dicembre 2025[55], fotografa un sistema di dimensioni ragguardevoli. Al 5 settembre 2025 i mediatori referenziati erano 77, su centotrenta settori professionali; dal 2016 ne sono stati referenziati centoventisei, di cui quarantaquattro hanno cessato l'attività e cinque sono stati radiati. I fascicoli trattati sono passati da 169.483 nel 2022 a 198.345 nel 2023 e a 211.599 nel 2024, con una crescita del 114 per cento dal 2017. Gli esiti del 2024: accordo diretto fra le parti nel 21,1 per cento dei casi, proposta del mediatore accettata nel 63,8 per cento, per un tasso di successo complessivo superiore all'ottanta per cento. Restano due criticità: la durata media di 142 giorni contro un termine regolamentare di novanta, e il fatto che il 67,2 per cento delle domande dichiarate irricevibili lo sia perché il consumatore non ha prima reclamato direttamente presso il professionista.

Il quadro europeo, nel frattempo, si è rifondato. La nuova direttiva sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori[56], in vigore dal 19 gennaio 2026 con termine di recepimento fissato al 20 marzo 2028, sostituisce l'impianto del 2013: estende l'ambito ai professionisti di paesi terzi che si rivolgono a consumatori europei, include espressamente contenuti e servizi digitali, impone al professionista di rispondere entro venti giorni lavorativi sulla propria partecipazione, prevede misure di accessibilità per i consumatori vulnerabili e punti di contatto nazionali per le controversie transfrontaliere, e prende atto della chiusura della piattaforma ODR europea nel luglio 2025 ricentrando il sistema sui dispositivi nazionali.

12. La mediazione familiare: una sperimentazione conclusa

Il dossier del 2013 dava conto della mediazione familiare come strumento in espansione. Il seguito merita di essere raccontato per intero, perché è un caso di scuola su come si valuta una politica pubblica.

La legge di modernizzazione della giustizia del 2016 aveva istituito una sperimentazione di tentativo di mediazione familiare preventivo obbligatorio[57]: in undici sedi designate[58] — fra cui Bordeaux, Nantes, Rennes, Montpellier, Nîmes e Saint-Denis della Riunione — la domanda di modifica di una decisione o di una convenzione omologata in materia di esercizio della responsabilità genitoriale o di contributo al mantenimento doveva essere preceduta, a pena di irricevibilità rilevabile d'ufficio, da un tentativo di mediazione, salvo domanda congiunta di omologazione, motivo legittimo, o violenze intrafamiliari. L'eccezione per le violenze è un dettaglio che l'esperienza italiana farebbe bene a registrare.

La sperimentazione, prorogata più volte, si è conclusa il 31 dicembre 2024[59]. Dal 1° gennaio 2025 in Francia non esiste più alcun obbligo di mediazione familiare preventiva: la mediazione familiare resta facoltativa e incoraggiata. È un dato che chiunque scriva oggi di mediazione familiare comparata deve tenere presente, perché la letteratura italiana continua spesso a citare la sperimentazione francese come esperienza in corso.

13. Il lavoro: dal bureau de conciliation al BCO

Il conseil de prud'hommes esiste ancora — duecentodieci sedi, giurisdizione paritaria — e la fase di conciliazione resta obbligatoria e preliminare al giudizio. Ma dal 8 agosto 2015 non si chiama più bureau de conciliation: è il bureau de conciliation et d'orientation[60], e la differenza non è soltanto nel nome.

Oltre a conciliare, potendo sentire ciascuna parte separatamente e in riservatezza, in caso di mancata conciliazione il BCO orienta la causa: verso una formazione ristretta di due consiglieri tenuta a decidere entro tre mesi per i licenziamenti e le risoluzioni giudiziali, verso il collegio ordinario, oppure verso il collegio presieduto dal giudice professionale se le parti lo chiedono o la natura della causa lo giustifica[61]. Assicura inoltre la messa in stato del fascicolo, può designare consiglieri relatori e ordinare mezzi istruttori[62], e può giudicare direttamente la causa se una parte non compare senza motivo legittimo[63].

I numeri del 2024: 118.239 affari nuovi, 106.530 definiti, durata mediana di 9,5 mesi, con il settantacinque per cento delle cause definite entro 21,3 mesi[64]. Il tasso di conciliazione davanti al BCO resta però basso — 12,3 per cento nel 2024, in lenta crescita dall'11 per cento del 2023 e dal 9,3 per cento del 2020. Va segnalato che i prud'hommes sono espressamente esclusi dall'udienza di composizione amichevole generalizzata nel 2025: la conciliazione lavoristica francese resta affidata all'organo paritario, non al giudice conciliatore.

14. Il costo d'accesso alla giustizia civile

Dal 1° marzo 2026 l'introduzione di una causa civile o lavoristica davanti al tribunale giudiziario o al consiglio dei probiviri richiede il versamento di una contribution pour l'aide juridique di cinquanta euro, ripristinata dalla legge di bilancio per il 2026[65] e attuata da un decreto dell'aprile successivo[66]. Il pagamento è condizione di ricevibilità, salvo ammissione al patrocinio a spese dello Stato, con esenzioni per le procedure gratuite per legge, le azioni del pubblico ministero, gli incidenti nell'ambito di un'istanza principale, le procedure davanti al procuratore o alla cancelleria e le procedure di sola omologazione.

Non è un dettaglio contabile. Introduce, per la prima volta dopo anni, un costo d'ingresso al processo civile, e va letto insieme all'obbligo di tentativo preventivo come parte della stessa strategia: rendere la via giudiziaria meno automatica.

15. I numeri a confronto

Per collocare la riforma francese nel contesto europeo conviene guardare ai tempi della giustizia civile e commerciale rilevati dal quadro di valutazione UE per il 2021[67]. In Francia un giudizio civile e commerciale di primo grado durava 495 giorni e uno di secondo grado 466, per un totale di 961 giorni sui due gradi disponibili; in Germania 231 e 362, totale 593; in Italia 560 in primo grado, 817 in secondo e 1.002 in terzo, per complessivi 2.379 giorni. Sul versante amministrativo la Francia si attestava a 299, 328 e 175 giorni nei tre gradi, per un totale di 802, contro i 1.401 giorni italiani su due gradi rilevati.

Il dato sui flussi è altrettanto istruttivo. Nel 2021 la Francia registrava 1.161.566 nuove liti civili e commerciali su una pendenza di 1.677.818, con un tasso di risoluzione del 107,2 per cento; l'Italia 1.362.528 nuove liti su 2.251.133 pendenti, con un tasso del 109,1 per cento. Entrambi i paesi smaltiscono più di quanto ricevono, ma partono da arretrati molto diversi: 1,56 milioni di cause residue in Francia contro 2,05 milioni in Italia, a fronte di una popolazione francese superiore di circa cinque milioni di abitanti. È questo il contesto in cui va letto l'obiettivo ministeriale di dimezzare i tempi entro il 2027, ed è la ragione per cui la Francia ha scelto di intervenire non sull'organico ma sulla porta d'ingresso.

16. Che cosa può leggere l'Italia

Tre elementi meritano attenzione da parte nostra, e li segnalo nell'ordine in cui mi paiono utili.

Il primo è la sanzione sull'incontro informativo. La Francia è arrivata a prevedere un'ammenda civile fino a diecimila euro per la parte che, ingiunta dal giudice, non si presenti davanti al mediatore. È una scelta più drastica della nostra, e riguarda il solo incontro, non l'esito: si sanziona chi non si siede al tavolo, non chi non trova l'accordo. È esattamente la distinzione attorno a cui ruota da quindici anni il dibattito italiano sul primo incontro.

Il secondo è l'udienza di composizione amichevole: un magistrato distinto dal giudicante che conduce una fase riservata di conciliazione dentro il processo, senza che la causa esca dalla giurisdizione, con la garanzia strutturale che chi ha ascoltato le confidenze non deciderà la lite. È un modello di giudice conciliatore interno che il nostro sistema non ha, e che il Belgio e la Germania praticano con formule proprie. I primi dati francesi — attivazione nel settantuno per cento dei tribunali, circa metà dei casi con accordo — suggeriscono che meriti osservazione.

Il terzo è il più scomodo: l'incapacità di misurare. Sia l'Ispettorato generale della giustizia sia il Consiglio nazionale di mediazione, indipendentemente l'uno dall'altro, concludono che la Francia non dispone degli strumenti per valutare la propria politica dell'amiable. Un paese che ha fatto della composizione amichevole una priorità dichiarata non sa dire con precisione quante mediazioni si facciano, con quali esiti e a che costo. È esattamente il problema che affligge anche noi; la differenza è che la Francia ha avuto l'onestà istituzionale di metterlo per iscritto in due documenti pubblici.


Note

[1] Art. 15 della loi n° 2016-1547 del 18 novembre 2016 di modernizzazione della giustizia del XXI secolo, con effetto dal 1° luglio 2017; testi attuativi décret n° 2017-683 del 28 aprile 2017 e décret n° 2017-824 del 5 maggio 2017. Le juridictions de proximité erano state create dalla loi n° 2002-1138 del 9 settembre 2002 e disciplinate agli artt. L. 231-1 ss. del code de l'organisation judiciaire.

[2] Art. 95 della loi n° 2019-222 del 23 marzo 2019 di programmazione 2018-2022 e di riforma per la giustizia; décret n° 2019-912 e n° 2019-913 del 30 agosto 2019; décret n° 2019-966 del 18 settembre 2019; décret n° 2019-1333 dell'11 dicembre 2019.

[3] Artt. 830-836 del codice di procedura civile nella versione anteriore al 2020, che disciplinavano il tentative préalable de conciliation, la conciliazione delegata a un conciliatore e quella condotta dal giudice.

[4] Artt. 820-826 c.p.c., introdotti dal décret n° 2019-1333, abrogati dal décret n° 2025-660 del 18 luglio 2025 con effetto dal 1° settembre 2025.

[5] Loi n° 2015-990 del 6 agosto 2015 per la crescita, l'attività e l'eguaglianza delle opportunità economiche.

[6] Art. 128 della loi n° 2026-103 del 19 febbraio 2026 (legge di bilancio per il 2026), che introduce l'art. 1635 bis Q del code général des impôts.

[7] Circulaire del 17 ottobre 2023, NOR JUSC2324682C, di attuazione nelle procedure giudiziarie civili della politica pubblica dell'amiable, disponibile all'indirizzo justice.gouv.fr.

[8] Décret n° 2023-357 dell'11 maggio 2023 relativo al tentativo preventivo obbligatorio di mediazione, conciliazione o procedura partecipativa in materia civile.

[9] Décret n° 2023-686 del 29 luglio 2023 recante misure che favoriscono la composizione amichevole delle liti davanti al tribunale giudiziario, in vigore dal 1° novembre 2023.

[10] Art. 21 c.p.c. nella versione risultante dal décret n° 2025-660 del 18 luglio 2025.

[11] Legge belga del 19 dicembre 2023, in vigore dal 6 gennaio 2024; l'istituzione delle camere presso i tribunali che ne erano privi è rimasta facoltativa fino al 1° gennaio 2025. Norme di riferimento del Code judiciaire: artt. 16, 78, 84, 101, 102, 104, 730/1, 730/2, 734/3, 734/4, 757, oltre agli artt. 89 e 90 delle disposizioni transitorie.

[12] Art. L. 212-8 del code de l'organisation judiciaire, introdotto dall'art. 95 della loi n° 2019-222, in vigore dal 1° gennaio 2020.

[13] Artt. L. 213-4-1 – L. 213-4-8 del code de l'organisation judiciaire, introdotti dall'art. 95 della loi n° 2019-222; disposizioni regolamentari agli artt. R. 213-9-2 – R. 213-9-9. La competenza in materia di sovraindebitamento è operativa dal 15 maggio 2022.

[14] Ministère de la Justice, Chiffres clés de la justice 2025, dati al 31 dicembre 2024.

[15] Art. 4 del décret n° 2019-1333 dell'11 dicembre 2019, che introduce l'art. 750-1 c.p.c.

[16] Décret n° 2022-245 del 25 febbraio 2022, che favorisce il ricorso alla mediazione, in attuazione della loi n° 2021-1729.

[17] Conseil d'État, 6e-5e chambres réunies, 22 settembre 2022, n° 436939, Conseil national des barreaux e a.

[18] Cass. 2e civ., 6 febbraio 2025, n° 22-20.070, pubblicata al Bollettino.

[19] Décret n° 2023-357 dell'11 maggio 2023, cit., JORF n° 0110 del 12 maggio 2023, NOR JUSC2300812D; l'art. 4 ne differisce l'applicazione alle domande introdotte dal 1° ottobre 2023.

[20] Art. 46 della loi n° 2021-1729 del 22 dicembre 2021 per la fiducia nell'istituzione giudiziaria, che riscrive l'art. 4 della loi n° 2016-1547.

[21] Art. R. 211-3-4 del code de l'organisation judiciaire: «Le tribunal judiciaire connaît des actions en bornage».

[22] Art. R. 211-3-8 del code de l'organisation judiciaire, che richiama fra l'altro gli artt. 640, 641 e 674 del codice civile, gli artt. L. 152-14 – L. 152-23 del code rural e l'ordonnance n° 2004-632 del 1° luglio 2004 sulle associations syndicales.

[23] Art. L. 125-1 del code des procédures civiles d'exécution.

[24] Art. L. 314-26 del code de la consommation, escluso dall'art. 4 della loi n° 2016-1547 come modificato nel 2021.

[25] Décret n° 78-381 del 20 marzo 1978 relativo ai conciliateurs de justice.

[26] Décret n° 2026-74 del 12 febbraio 2026 relativo ai magistrati coordinatori dell'amiable e ai conciliatori di giustizia, in vigore dal 14 febbraio 2026; modifica il décret n° 78-381 e gli artt. R. 213-9-11 e R. 312-13-1 del code de l'organisation judiciaire. Alcune disposizioni su formazione e rinnovo sono differite al 1° gennaio 2028.

[27] Art. 3 del décret n° 78-381 nella versione in vigore dal 14 febbraio 2026.

[28] Art. 2 del décret n° 78-381 nella versione in vigore dal 14 febbraio 2026, che conferma altresì l'incompatibilità con la qualità di officier public et ministériel e con l'esercizio, a qualsiasi titolo, di attività giudiziarie, nonché il divieto di titolarità di mandati elettivi nel ressort.

[29] Ministère de la Justice, Chiffres clés de la justice 2025, cit.

[30] Infostat Justice n° 201, «L'activité des conciliateurs en forte hausse depuis 2015», agosto 2025.

[31] Art. 1545 c.p.c. nella numerazione introdotta dal décret n° 2025-660.

[32] Art. 22-1 A della loi n° 95-125 dell'8 febbraio 1995, introdotto dalla loi n° 2016-1547.

[33] Décret n° 2017-1457 del 9 ottobre 2017 relativo alla lista dei mediatori presso la corte d'appello.

[34] Décret n° 2026-683 del 27 luglio 2026; incide fra l'altro sugli artt. 131, 495, 496, 905 e 1533 ss. c.p.c.

[35] Art. 127-1 c.p.c., introdotto dal décret n° 2022-245 del 25 febbraio 2022.

[36] Art. 1533 c.p.c. nella numerazione introdotta dal décret n° 2025-660: il giudice può, in ogni momento dell'istanza, ingiungere alle parti di incontrare, entro il termine che determina, un conciliatore di giustizia o un mediatore che le informi sull'oggetto e sullo svolgimento della conciliazione o della mediazione.

[37] Art. 1533-3 c.p.c.

[38] Art. 44 della loi n° 2021-1729 del 22 dicembre 2021, che integra l'art. L. 111-3 del code des procédures civiles d'exécution.

[39] Art. 1534-4 c.p.c. nella numerazione introdotta dal décret n° 2025-660.

[40] Infos rapides Justice n° 12, febbraio 2024, Ministère de la Justice.

[41] Décret n° 2023-686 del 29 luglio 2023, cit., che introduceva gli artt. 774-1 – 774-4 c.p.c., oggi ricollocati nel Libro V riscritto.

[42] Formula dell'originario art. 774-2 c.p.c.

[43] Art. 1532 c.p.c. nella numerazione introdotta dal décret n° 2025-660.

[44] Décret n° 2024-673 del 3 luglio 2024.

[45] Inspection générale de la justice, Les outils d'évaluation des dispositifs amiables en matière civile, commerciale et sociale, settembre 2025, pubblicato nel gennaio 2026.

[46] Capitolo II del décret n° 2023-686 del 29 luglio 2023, che introduceva gli artt. 807-1 – 807-3 c.p.c.

[47] Décret n° 2025-660 del 18 luglio 2025 recante riforma dell'istruzione convenzionale e ricodificazione dei modi amichevoli di risoluzione delle controversie, in vigore dal 1° settembre 2025.

[48] Artt. 127-131-8 c.p.c. nella versione risultante dal décret n° 2025-660.

[49] Art. 45 della loi n° 2021-1729 del 22 dicembre 2021, che introduce l'art. 21-6 nella loi n° 95-125.

[50] Décret n° 2022-1353 del 25 ottobre 2022.

[51] Conseil national de la médiation, 75 recommandations pour une médiation de qualité, rapporto rimesso al ministero della Giustizia il 16 aprile 2026.

[52] Direttiva 2013/11/UE del 21 maggio 2013 sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori.

[53] Ordonnance n° 2015-1033 del 20 agosto 2015 e décret n° 2015-1382 del 30 ottobre 2015.

[54] Artt. L. 611-1 ss. del code de la consommation.

[55] Commission d'évaluation et de contrôle de la médiation de la consommation, rapporto di attività 2022-2025, pubblicato il 12 dicembre 2025.

[56] Direttiva (UE) 2025/2647 del 16 dicembre 2025, in vigore dal 19 gennaio 2026, termine di recepimento 20 marzo 2028.

[57] Art. 7 della loi n° 2016-1547 del 18 novembre 2016.

[58] Arrêté del 16 marzo 2017: Bayonne, Bordeaux, Cherbourg, Évry, Nantes, Nîmes, Montpellier, Pontoise, Rennes, Saint-Denis (La Réunion), Tours.

[59] Ultima modifica dell'art. 7 della loi n° 2016-1547 ad opera della loi n° 2022-1726 del 30 dicembre 2022, in vigore dal 1° gennaio 2023, che ha fissato il termine finale della sperimentazione al 31 dicembre dell'ottavo anno successivo a quello della promulgazione.

[60] Artt. L. 1454-1 – L. 1454-1-3 del code du travail, introdotti dalla loi n° 2015-990 del 6 agosto 2015 e modificati dalla loi n° 2016-1088 dell'8 agosto 2016 e dall'ordonnance n° 2017-1387 del 22 settembre 2017.

[61] Art. L. 1454-1-1 del code du travail; la formazione ristretta è quella dell'art. L. 1423-13.

[62] Art. L. 1454-1-2 del code du travail.

[63] Art. L. 1454-1-3 del code du travail.

[64] Ministère de la Justice, Chiffres clés de la justice 2025, cit.

[65] Art. 128 della loi n° 2026-103 del 19 febbraio 2026, che introduce l'art. 1635 bis Q del code général des impôts; applicabile alle domande introdotte dal 1° marzo 2026.

[66] Décret n° 2026-250 del 7 aprile 2026 relativo alla contribution pour l'aide juridique, in vigore dal 9 aprile 2026.

[67] Commissione europea, EU Justice Scoreboard 2023, dati relativi all'anno 2021.

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Nota

Questo dossier riscrive integralmente il contributo Sistemi di composizione dei conflitti in Francia, pubblicato il 22 aprile 2013. Le parti storiche di quel testo — la conciliazione post-rivoluzionaria, il ruolo dei giudici di pace, i principi codicistici che valorizzano la volontà delle parti — restano valide e vi si trovano ancora. Qui è riscritta la descrizione del diritto vigente, che fra il 2013 e il 2026 è cambiata al punto da rendere il testo originario inutilizzabile come guida al sistema attuale.