Sistemi di composizione dei conflitti in Argentina (2026)

1. Perché questo dossier è stato riscritto. 2. Trent'anni di obbligatorietà. 3. Il campo di applicazione e le esclusioni. 4. Come funziona il procedimento. 5. Chi non si presenta. 6. L'accordo è titolo esecutivo senza omologazione. 7. Il mediatore: avvocato, registro, onorari. 8. Le due riforme del 2025 e il sistema SIGIM del 2026. 9. Che cosa non è stato riformato. 10. Un paese federale: venticinque sistemi. 11. I numeri, con cautela. 12. Il lavoro: il SECLO. 13. Il consumo: la soppressione del COPREC. 14. Il penale: conciliazione e riparazione integrale. 15. L'arbitrato. 16. Che cosa può leggere l'Italia.

1. Perché questo dossier è stato riscritto

Questo testo sostituisce integralmente il dossier pubblicato il 14 marzo 2013. La ragione non è che l'Argentina abbia cambiato modello: è che l'Argentina è l'unico paese al mondo che pratica senza interruzioni la mediazione preventiva obbligatoria da trent'anni, e trent'anni di dati sono un argomento diverso da quindici. Nel frattempo sono arrivate due riforme del 2025 e una del 2026 che hanno digitalizzato integralmente il procedimento, è stato soppresso il sistema conciliativo del consumo, ed è cambiato il quadro processuale penale.

Va detto subito che cosa l'Argentina non è: non è un modello trapiantabile. È un paese federale con venticinque giurisdizioni che legiferano in materia processuale, con un'inflazione che rende ogni cifra monetaria obsoleta in mesi e con un contesto istituzionale che nulla ha a che vedere con quello italiano. Ma sulla domanda che in Italia si discute da quindici anni — l'obbligatorietà funziona? — l'Argentina è la serie storica più lunga che esista.

2. Trent'anni di obbligatorietà

Il punto di partenza è il decreto 1480/92 del 19 agosto 1992, che dichiarò la mediazione «di interesse nazionale» e portò alla creazione di un primo corpo di mediatori[1]. Tre anni dopo, la legge 24.573, sanzionata il 4 ottobre 1995 e pubblicata nel Boletín Oficial del 27 ottobre 1995, introdusse la mediazione come tappa obbligatoria preliminare al processo civile e commerciale nella giustizia nazionale[2].

La legge del 1995 era dichiaratamente sperimentale: l'art. 30 limitava a cinque anni tanto l'obbligatorietà quanto le facoltà regolamentari dell'esecutivo. L'esperimento fu prorogato per via regolamentare per quindici anni, finché la legge 26.589, sanzionata e pubblicata il 6 maggio 2010, non lo rese permanente[3]. Il regolamento attuativo è il decreto 1467/2011, pubblicato il 28 settembre 2011[4].

Che un legislatore abbia impiegato quindici anni per trasformare un esperimento in regola è di per sé un dato interessante. In quei quindici anni nessun governo, di nessun colore, ha proposto di tornare indietro.

3. Il campo di applicazione e le esclusioni

La legge 26.589 si applica alla giustizia nazionale e federale con sede nella Città Autonoma di Buenos Aires. Non è una legge per tutto il paese: è la legge processuale di una giurisdizione, sia pure la più importante.

La tecnica è quella dell'obbligo generale con elenco di esclusioni. L'art. 5 esclude dalla mediazione preventiva obbligatoria: le cause penali; le azioni di separazione personale e divorzio, nullità del matrimonio, filiazione e responsabilità genitoriale — salvo le questioni patrimoniali che ne derivano, che restano mediabili; i procedimenti di dichiarazione di incapacità e di riabilitazione; le cause in cui è parte lo Stato nazionale, una Provincia, un Comune o la Città Autonoma; le azioni di amparo, habeas corpus e habeas data; le misure cautelari; le diligenze preliminari e la prova anticipata; i giudizi successori; le procedure concorsuali e fallimentari; le controversie di consumo comprese in un altro sistema di composizione; i conflitti di competenza in materia di lavoro[5].

Va osservato che l'esclusione delle cause contro lo Stato è l'esatto contrario della scelta italiana e francese, dove la pubblica amministrazione è progressivamente entrata nel perimetro delle vie amichevoli. È una scelta che riduce di molto il potenziale del sistema, perché in Argentina — come altrove — lo Stato è il maggiore litigante del paese.

4. Come funziona il procedimento

L'attore, prima di poter proporre la domanda, deve esperire il tentativo davanti a un mediatore. La designazione avviene per sorteggio dal Registro Nazionale oppure per accordo delle parti. Il termine generale del procedimento è di sessanta giorni dalla notificazione al convenuto; le udienze successive alla prima sono fissate liberamente dal mediatore secondo necessità[6].

Il meccanismo che merita attenzione è quello sulla prescrizione. La mediazione sospende i termini di prescrizione e di decadenza dal momento della notifica al convenuto della prima udienza, o dalla sua celebrazione. Alla chiusura del procedimento la prescrizione riprende a decorrere trascorsi venti giorni dal momento in cui l'atto di chiusura è a disposizione delle parti[7]. È una soluzione più generosa di quella italiana, e serve a impedire che l'obbligo di mediare si trasformi in una trappola per l'attore diligente.

5. Chi non si presenta

La parte che non comparisce senza giustificato motivo è passibile di una multa, il cui parametro è ancorato allo stipendio base di un giudice nazionale di prima istanza[8]. È la differenza più netta rispetto al sistema italiano, dove la mancata partecipazione senza giustificato motivo produce conseguenze essenzialmente processuali — argomento di prova, condanna al versamento di una somma pari al contributo unificato — mentre in Argentina produce una sanzione pecuniaria autonoma, dovuta a prescindere dall'esito della causa e commisurata a un parametro che si rivaluta con gli stipendi della magistratura.

Il sistema del 2026 ha aggiunto un dettaglio tecnico che vale la pena segnalare: nella mediazione digitalizzata, la mancata sottoscrizione dell'atto entro due giorni configura essa stessa mancata comparizione[9]. È un modo per impedire che la partecipazione formale a una videoconferenza si risolva in un rifiuto di firmare.

6. L'accordo è titolo esecutivo senza omologazione

Questo è il punto in cui l'Argentina è più avanti di quasi tutti. L'accordo raggiunto in mediazione ha, fra le parti, effetto di cosa giudicata ed è titolo esecutivo senza necessità di omologazione giudiziale. L'omologazione è richiesta soltanto quando siano coinvolti interessi di incapaci o di persone con capacità limitata[10].

Si confronti con il Belgio, dove l'omologazione è la ragione stessa per cui conviene rivolgersi a un mediatore accreditato, o con l'Italia, dove il verbale di accordo sottoscritto dagli avvocati è titolo esecutivo ma il perimetro è più stretto. L'Argentina ha risolto il problema alla radice: se il mediatore è iscritto nel Registro, l'accordo vale come sentenza. Il controllo di legalità è stato spostato a monte, sulla selezione del mediatore, invece che a valle, sul singolo accordo.

7. Il mediatore: avvocato, registro, onorari

In Argentina il mediatore è un avvocato. Non è una prassi: è un requisito di legge. Occorre il titolo di abogado con almeno tre anni di anzianità nella matricola professionale, la formazione specifica secondo un programma approvato dal Ministero della Giustizia, il superamento di un esame di idoneità e l'iscrizione al Registro Nacional de Mediación[11]. Il piano di studi, in vigore dal 1998, è stato interamente rifatto nel 2022[12]. È prevista formazione continua annuale obbligatoria e un procedimento disciplinare con sospensione, esclusione e riabilitazione dal Registro[13].

Gli onorari non sono liberi: sono ancorati a un'unità di conto, la UHOM (Unidad de Honorarios de Mediación), istituita dal decreto 2536/2015 e pari a dodici URS del sistema retributivo dei dipendenti pubblici nazionali. Il valore in pesos è aggiornato periodicamente con risoluzione ministeriale pubblicata nel Boletín Oficial; in un paese ad alta inflazione, l'aggiornamento è di fatto mensile[14]. L'onorario cresce a scaglioni con il valore della lite; quando la mediazione si chiude senza accordo è dovuto un onorario provvisorio fisso.

La scelta di riservare la mediazione agli avvocati è discutibile e in Europa sarebbe discussa. Ha però una conseguenza che va riconosciuta: nessun conflitto di legittimazione con l'avvocatura, che in Argentina non ha mai combattuto la mediazione perché la mediazione è un mestiere degli avvocati.

8. Le due riforme del 2025 e il sistema SIGIM del 2026

Il governo insediatosi alla fine del 2023 è intervenuto tre volte, e conviene distinguere.

Decreto 379/2025 (Boletín Oficial del 4 giugno 2025). Modifica gli artt. 6 e 40 della legge 26.589 e crea il PROMESA, un procedimento di mediazione preventiva opzionale in materia sanitaria, per le controversie in cui il convenuto sia una obra social o un ente di medicina prepagata, con una sezione dedicata del Registro Nazionale per i mediatori sanitari[15]. È un'estensione settoriale, non una modifica del sistema generale.

Decreto 696/2025 (Boletín Oficial del 30 settembre 2025). Riforma il decreto 1467/2011 e introduce la digitalizzazione integrale della mediazione: udienze in videoconferenza con pieno valore, atti sottoscritti con firma elettronica delle parti e degli avvocati e firma digitale del mediatore, notifiche elettroniche al domicilio fiscale elettronico ARCA, sistema informatico unico di gestione. Prevede un termine tecnico di attuazione e un periodo transitorio durante il quale le notifiche iniziali vanno eseguite sia elettronicamente sia in forma cartacea[16].

Risoluzione 277/2026 del Ministero della Giustizia, del 25 giugno 2026, pubblicata il 26 giugno 2026 ed in vigore dal 29 giugno 2026. Approva il SIGIMSistema Informatizado de Gestión Integral de la Mediación Prejudicial Obligatoria — che assorbe e sostituisce il precedente sistema MEPRE e abroga la risoluzione 121/2020 e la disposizione 7/2020. I mediatori accedono con firma digitale obbligatoria; i privati attraverso un Portal de Mediación; le notifiche sono elettroniche al domicilio fiscale ARCA; gli atti seguono modelli standardizzati; le udienze a distanza si tengono su piattaforme scelte dal mediatore. Resta un periodo transitorio di trecentosessantacinque giorni con notifica doppia, cartacea ed elettronica[17].

Il punto rilevante per un lettore italiano è che nessuna di queste tre norme ha toccato l'obbligatorietà. Un governo che ha fatto della deregolamentazione la propria bandiera ha lasciato intatta la condizione di procedibilità e si è limitato a renderla telematica. È un'informazione politica prima ancora che giuridica.

9. Che cosa non è stato riformato

Due precisazioni, perché su entrambe circolano notizie inesatte.

La prima: non risulta approvato un nuovo Código Procesal Civil y Comercial de la Nación. Esiste da anni un anteprogetto di riforma integrale, fondato su oralità effettiva, fascicolo digitale e videoregistrazione delle udienze, ma alla data di questo dossier resta un anteprogetto[18].

La seconda: non risulta un collegamento diretto fra il decreto di necessità e urgenza 70/2023 o la legge 27.742 del 2024 e la disciplina della mediazione. Quegli interventi hanno riguardato il diritto delle obbligazioni e la deregolamentazione economica. Chi li cita come riforme dell'ADR argentino attribuisce loro un contenuto che non hanno[19].

10. Un paese federale: venticinque sistemi

L'Argentina è federale e la materia processuale è di competenza provinciale. La legge 26.589 vale per la giustizia nazionale e federale con sede nella Capitale: ogni provincia ha la propria legge, o non ne ha nessuna.

Fra quelle verificate: la Provincia di Buenos Aires ha la legge 13.951, sanzionata il 23 dicembre 2008 e pubblicata il 10 febbraio 2009, con mediazione obbligatoria e un elenco di esclusioni analogo a quello nazionale, e in aggiunta una mediazione penale volontaria disciplinata dalla legge 13.433[20]. Córdoba ha la legge 8.858 del 2000, il cui regime generale è oggi retto dalla legge 10.543 del 2018[21]. Santa Fe ha la legge 13.151 del 2010, con decreto attuativo 1747/2011, e pratica la mediazione preventiva obbligatoria con una rete capillare[22]. Entre Ríos ha la legge 9.776[23]. Mendoza ha la legge 9.120 sulla tappa preventiva di mediazione familiare; non risulta una legge generale di mediazione civile e commerciale di portata paragonabile a quella nazionale[24].

Esistono leggi in quasi tutte le altre province, ma la mappa completa che circola nella pubblicistica poggia su un'unica fonte secondaria e non è stata incrociata con le fonti primarie provinciali: chi voglia citarla dovrebbe verificarla provincia per provincia[25].

11. I numeri, con cautela

Esiste un dataset ufficiale nazionale, curato dalla Dirección Nacional de Mediación, che copre da febbraio 2014 in avanti con serie per materia, esito e foro, pubblicato in formato aperto[26]. I dati aggregati non sono però estraibili in forma testuale — sono distribuiti in file CSV e cruscotti interattivi — e chi scrive non è in grado di riportarne cifre nazionali verificate. Qualunque «tasso di accordo» nazionale letto altrove va considerato non verificato finché non incrociato con quel dataset. Lo si dice apertamente perché è preferibile a un numero inventato.

Sono invece verificabili due serie provinciali recenti.

Entre Ríos. Fra gennaio 2024 e maggio 2025 sono state gestite 16.191 mediazioni. Nel 2024, su 12.794 mediazioni, sono finite in giudizio 2.486 cause — 586 civili e commerciali, 1.900 familiari — pari al 19,43%. Nei primi cinque mesi del 2025, su 3.397 mediazioni, sono finite in giudizio 376 cause, pari all'11,07%[27].

Santa Fe. Nel 2024 la provincia ha registrato oltre 14.000 pratiche di mediazione preventiva obbligatoria, il 60% in materia civile e commerciale e il 40% in materia familiare, con 2.274 mediatori iscritti, 96 centri di mediazione e oltre 200 uffici abilitati[28].

Una precisazione metodologica che troppo spesso si perde: dire che «l'82% dei conflitti si risolve senza processo» — come è stato titolato per Entre Ríos — non equivale a dire che l'82% si chiude con un accordo. Significa che l'82% non è arrivato davanti a un giudice. In quella percentuale ci sono gli accordi, ma anche le rinunce, gli abbandoni e le pretese che il richiedente ha lasciato cadere dopo aver ascoltato la controparte. È comunque un risultato — un conflitto che non diventa causa è un risultato — ma non è la stessa cosa.

12. Il lavoro: il SECLO

Il contenzioso del lavoro ha un sistema proprio. La legge 24.635 del 1996 ha istituito il SECLO (Servicio de Conciliación Laboral Obligatoria), presso il Ministero del Lavoro: prima di qualunque azione davanti ai tribunali nazionali del lavoro le parti devono esperire un tentativo di conciliazione davanti a un conciliatore iscritto in un registro ministeriale, sorteggiato; l'accordo raggiunto è omologato dal SECLO e acquista efficacia di cosa giudicata[29]. Il registro dei conciliatori, rimasto chiuso per ventisette anni, è stato riaperto nel 2022[30].

Non sono stati reperiti report statistici ufficiali annuali del SECLO con numero di conciliazioni e tasso di accordo: chi cita cifre in materia dovrebbe indicarne la fonte[31].

13. Il consumo: la soppressione del COPREC

Questa è la notizia che più spesso viene riportata in modo errato, perché la manualistica descrive ancora un sistema che non esiste più.

La legge 26.993 del 2014 aveva istituito il COPREC (Servicio de Conciliación Previa en las Relaciones de Consumo), tappa conciliativa obbligatoria prima del giudizio per le controversie di consumo di valore contenuto, con un proprio registro di conciliatori e un fondo per i loro onorari. Il decreto 55/2025, pubblicato nel Boletín Oficial del 3 febbraio 2025, ha sciolto il COPREC, soppresso il registro nazionale dei conciliatori in materia di consumo e il relativo fondo[32].

La motivazione ufficiale è di contenimento della spesa pubblica e di eliminazione di organismi con competenze sovrapposte. Il decreto non prevede un sistema nazionale sostitutivo: la tutela resta affidata agli organismi della Città Autonoma e delle Province, cioè ai sistemi locali di difesa del consumatore, e i procedimenti pendenti proseguono presso la Secretaría de Industria y Comercio. Il Collegio degli avvocati della Capitale si è opposto pubblicamente[33]. Non risulta che sia stato istituito uno sportello unico federale in sostituzione[34].

È il caso più netto, negli ultimi anni, di arretramento di un sistema ADR obbligatorio in un paese occidentale, ed è avvenuto nel settore in cui l'Unione europea sta invece rafforzando la disciplina. Merita di essere osservato con attenzione, perché fornisce l'unico controfattuale disponibile: che cosa succede quando si smonta un sistema conciliativo obbligatorio già in funzione.

14. Il penale: conciliazione e riparazione integrale

La legge 27.147, pubblicata il 18 giugno 2015, ha aggiunto all'art. 59 del codice penale, fra le cause di estinzione dell'azione penale, la conciliazione o riparazione integrale del pregiudizio, se accettata dalla vittima, secondo le forme previste dalla legge processuale[35].

La forma è quella dell'art. 34 del Código Procesal Penal Federal (legge 27.063). L'istituto si applica ai reati contro la proprietà commessi senza grave violenza sulle persone e ai reati colposi che non abbiano prodotto lesioni gravissime o la morte. L'accordo fra imputato e vittima è omologato dal giudice in udienza con tutte le parti; la prova dell'adempimento estingue l'azione penale; fino a quel momento il fascicolo resta riservato; in caso di inadempimento la vittima o il pubblico ministero possono chiedere la riapertura delle indagini[36].

Il limite è di attuazione. Il codice accusatorio federale è entrato in vigore per fasi: risulta vigente in nove distretti federali che coprono sedici province — Salta, Rosario, Mendoza, General Roca, Comodoro Rivadavia, Mar del Plata, Bahía Blanca, Resistencia, Corrientes — mentre restano in attesa CABA, Posadas, Córdoba, La Plata, Paraná, Tucumán e San Martín[37]. Nelle giurisdizioni non ancora convertite l'art. 59, comma 6, del codice penale ha un'applicazione problematica, perché manca la forma processuale che vi rinvia.

15. L'arbitrato

Il diritto arbitrale argentino ha due binari.

Per l'arbitrato interno, il Código Civil y Comercial de la Nación in vigore dal 1° agosto 2015 disciplina il contratto di arbitrato agli artt. 1649-1665, qualificandolo come contratto autonomo e non come mera clausola processuale: forma, controversie escluse (questioni non patrimoniali, di famiglia, relative a minori e incapaci, di consumo e di lavoro, atti amministrativi statali), autonomia della clausola compromissoria, principio di competenza-competenza, rapporto con le misure cautelari[38]. La scelta di collocare l'arbitrato nel codice civile fra i contratti tipici, e non nel codice di rito, è una presa di posizione dottrinale forte, e ha prodotto un dibattito che dura tuttora.

Per l'arbitrato commerciale internazionale, la legge 27.449, pubblicata nel Boletín Oficial del 26 luglio 2018, recepisce la Legge Modello UNCITRAL del 1985 con gli emendamenti del 2006. Si applica esclusivamente all'arbitrato internazionale secondo i criteri di collegamento UNCITRAL, ammette tanto l'arbitrato istituzionale quanto quello ad hoc e abroga l'art. 519 bis del vecchio codice di rito[39].

Le istituzioni di riferimento sono il CEMARC della Camera Argentina di Commercio e Servizi e il Tribunal de Arbitraje General della Borsa di Commercio di Buenos Aires[40]. Sul piano convenzionale, l'Argentina ha ratificato la Convenzione di New York del 1958 con la legge 23.619 del 1988, con le riserve di reciprocità e di commercialità, e la Convenzione di Washington del 1965 (ICSID) con la legge 24.353 del 1994; non risultano notizie di denuncia o ritiro[41].

16. Che cosa può leggere l'Italia

Quattro cose, e nessuna è quella che di solito si cita.

La prima è che l'obbligatorietà, una volta introdotta, non viene tolta. Trent'anni, governi di ogni orientamento, una crisi economica devastante e un esecutivo dichiaratamente deregolatore: la condizione di procedibilità è ancora lì. Non perché sia amata, ma perché toglierla significherebbe riversare sui tribunali un carico che nessuno sa dove mettere. È l'argomento meno nobile a favore dell'obbligatorietà, ed è anche il più solido.

La seconda riguarda l'esecutività. L'accordo di mediazione che vale come sentenza senza passare da un giudice è la semplificazione più radicale del sistema argentino, e l'Argentina se la può permettere perché ha spostato il controllo a monte: mediatore avvocato, registro pubblico, esame, disciplina. Chi vuole l'esecutività automatica deve accettare il filtro all'ingresso. Chi vuole l'ingresso libero deve accettare l'omologazione.

La terza riguarda la sanzione per chi non si presenta. Una multa autonoma, dovuta a prescindere dall'esito e ancorata a un parametro che si rivaluta da solo, è concettualmente diversa da una conseguenza processuale valutabile dal giudice del merito. La prima colpisce il comportamento; la seconda colpisce la posizione processuale. Sono due filosofie, e l'Italia ha scelto la seconda senza mai davvero discutere la prima.

La quarta, e la più scomoda, riguarda il consumo. Mentre l'Unione europea riscrive la disciplina dell'ADR consumeristico, l'Argentina ha sciolto il proprio sistema conciliativo obbligatorio in materia di consumo con un decreto, per ragioni di bilancio. Fra qualche anno si potrà misurare che cosa è successo alla litigiosità di consumo argentina. Sarà, per chiunque si occupi di questi temi, il dato più istruttivo del decennio — e non è affatto detto che confermi le nostre convinzioni.


Note

[1] Decreto 1480/92 del 19 agosto 1992, che dichiara di interesse nazionale l'istituzionalizzazione e lo sviluppo della mediazione, con successiva regolamentazione ministeriale dell'8 settembre 1992 per la creazione del Cuerpo de Mediadores.

[2] Ley 24.573, sanzionata il 4 ottobre 1995, pubblicata nel Boletín Oficial del 27 ottobre 1995 (B.O. n. 28.258). Testo su Infoleg e argentina.gob.ar/normativa.

[3] Ley 26.589, «Mediación y Conciliación», sanzionata e pubblicata nel Boletín Oficial del 6 maggio 2010. Sostituisce integralmente la legge 24.573.

[4] Decreto 1467/2011, Boletín Oficial del 28 settembre 2011. Disciplina requisiti dei mediatori, Registro Nazionale, procedimento e tariffe.

[5] Art. 5 della legge 26.589, testo consolidato. L'elenco è qui riportato in traduzione sintetica; per l'uso professionale si rinvia al testo ufficiale.

[6] Termine di sessanta giorni dalla notificazione: dato ricavato dal testo consolidato della legge 26.589 mediante estrazione automatica. Trattandosi di un termine processuale, se ne raccomanda la verifica diretta sul testo ufficiale prima di farne uso in un atto.

[7] Regime della sospensione della prescrizione secondo il testo consolidato della legge 26.589. Alcune fonti secondarie attribuiscono a una legge successiva la modifica dell'articolo in materia: non è stato possibile confermarlo su fonte primaria e il riferimento è perciò omesso.

[8] Art. 28 della legge 26.589. Il parametro è lo stipendio base di un giudice nazionale di prima istanza; la misura percentuale indicata da fonti secondarie non è stata confermata sul testo consolidato e non viene perciò riportata.

[9] Risoluzione 277/2026 del Ministero della Giustizia, Allegato I, art. 9.

[10] Efficacia di cosa giudicata ed esecutività dell'accordo secondo la legge 26.589; omologazione giudiziale richiesta in presenza di interessi di incapaci o di persone con capacità limitata.

[11] Art. 11 della legge 26.589 e art. 8 del decreto 1467/2011.

[12] Ministerio de Justicia, approvazione del nuovo programma di formazione in mediazione preventiva (2022), che sostituisce il piano in vigore dal 1998.

[13] Decreto 1467/2011, disciplina del procedimento disciplinare (sospensione, esclusione, riabilitazione, istruttoria sommaria). Il dettaglio degli articoli è qui riportato in sintesi.

[14] Decreto 2536/2015, che istituisce la UHOM pari a 12 URS del SINEP. Il valore in pesos è fissato con risoluzione del Ministero della Giustizia pubblicata nel Boletín Oficial. Le serie mensili di valori che circolano in rete provengono da aggregatori non istituzionali: per l'uso professionale si rinvia alle singole risoluzioni ministeriali.

[15] Decreto 379/2025 (DNU-2025-379-APN-PTE), Boletín Oficial del 4 giugno 2025. Modifica gli artt. 6 e 40 della legge 26.589; enti interessati: quelli regolati dalle leggi 23.660, 23.661 e 26.682.

[16] Decreto 696/2025 (DECTO-2025-696-APN-PTE), Boletín Oficial del 30 settembre 2025.

[17] Resolución 277/2026 (RESOL-2026-277-APN-MJ) del Ministerio de Justicia, del 25 giugno 2026, Boletín Oficial del 26 giugno 2026, in vigore dal 29 giugno 2026 (artt. 6 e 7 dalla pubblicazione). Abroga la Resolución 121/2020 e la Disposición 7/2020; il sistema MEPRE (Resolución 1196/2013) è assorbito nel SIGIM. Testo su Infoleg.

[18] Anteprogetto di riforma del Código Procesal Civil y Comercial de la Nación, elaborato nell'ambito del programma «Justicia 2020». Alla data di questo dossier non risulta approvato come legge.

[19] Le verifiche condotte sul DNU 70/2023 e sulla legge 27.742 del 2024 non hanno evidenziato disposizioni che modifichino la legge 26.589. Il punto è riportato come esito negativo di una verifica, non come conferma positiva di assenza.

[20] Provincia di Buenos Aires, ley 13.951, sanzionata il 23 dicembre 2008, pubblicata il 10 febbraio 2009; ley 13.433 sulla mediazione penale volontaria.

[21] Córdoba, ley 8.858 del 2000; il regime generale attualmente operativo è retto dalla ley 10.543 del 2018. Si raccomanda la consultazione di entrambi i testi.

[22] Santa Fe, ley 13.151 del 2010, con decreto attuativo 1747/2011.

[23] Entre Ríos, ley 9.776, indicata come base della mediazione preventiva obbligatoria dal Poder Judicial di Entre Ríos.

[24] Mendoza, ley 9.120 sulla tappa preventiva di mediazione familiare. Non è stata reperita una legge provinciale generale di mediazione civile e commerciale.

[25] La mappa estesa delle leggi provinciali (Catamarca, Chaco, Chubut, Corrientes, Formosa, Jujuy, La Pampa, Misiones, Neuquén, Río Negro, Salta, San Juan, San Luis, Santa Cruz, Santiago del Estero, Tierra del Fuego, Tucumán) circola sulla base di un'unica fonte secondaria non istituzionale e non è stata incrociata con le fonti primarie provinciali.

[26] «Estadística de mediaciones prejudiciales y judiciales», Dirección Nacional de Mediación, Ministerio de Justicia, portale dati aperti della giustizia argentina; copertura da febbraio 2014, sistema di registrazione MEPRE oggi assorbito nel SIGIM.

[27] Poder Judicial de Entre Ríos, area statistica, dato diffuso il 1° agosto 2025: 16.191 mediazioni gestite fra gennaio 2024 e maggio 2025; 2024: 12.794 mediazioni, 2.486 cause introdotte in giudizio (586 civili e commerciali, 1.900 familiari), 19,43%; gennaio-maggio 2025: 3.397 mediazioni, 376 cause, 11,07%. Centro di mediazione di Paraná, ley 9.776.

[28] Governo della Provincia di Santa Fe, comunicazione del 29 marzo 2025: oltre 14.000 pratiche di mediazione preventiva obbligatoria nel 2024, 60% civili e commerciali e 40% familiari, 2.274 mediatori iscritti, 96 centri, oltre 200 uffici abilitati. La fonte non riporta il tasso di accordo.

[29] Ley 24.635 del 1996, istitutiva del SECLO presso il Ministerio de Trabajo, Empleo y Seguridad Social.

[30] Disposición 13028/2022, Boletín Oficial dell'8 giugno 2022, riapertura del registro dei conciliatori laborali.

[31] Non sono stati reperiti report statistici annuali ufficiali del SECLO con numero di procedure e tasso di accordo.

[32] Ley 26.993 del 2014, istitutiva del COPREC. Decreto 55/2025, Boletín Oficial del 3 febbraio 2025, che scioglie il COPREC e sopprime il Registro Nacional de Conciliadores en las Relaciones de Consumo e il relativo fondo.

[33] Presa di posizione pubblica del Colegio Público de Abogados de la Capital Federal contro lo scioglimento del COPREC.

[34] Non è stata reperita alcuna fonte istituzionale che descriva un sistema nazionale unico sostitutivo del COPREC.

[35] Ley 27.147, Boletín Oficial del 18 giugno 2015, che modifica l'art. 59 del Código Penal aggiungendovi il comma 6.

[36] Art. 34 del Código Procesal Penal Federal (ley 27.063 e successive modifiche).

[37] Ministerio de Justicia, cronoprogramma di attuazione del sistema accusatorio federale; distretti già convertiti e distretti in attesa alla data di questo dossier.

[38] Código Civil y Comercial de la Nación (ley 26.994, sanzionata il 1° ottobre 2014, in vigore dal 1° agosto 2015), artt. 1649-1665. Il contenuto dei singoli articoli è qui riportato in sintesi sulla base della letteratura argentina: per la citazione letterale si rinvia al testo ufficiale del codice.

[39] Ley 27.449 de Arbitraje Comercial Internacional, Boletín Oficial del 26 luglio 2018. Alcune fonti indicano il 26 luglio 2018 come data di sanzione: la sanzione parlamentare risulta del 4 luglio 2018 e il 26 luglio è la data di pubblicazione.

[40] CEMARC, Centro de Mediación y Arbitraje Comercial della Cámara Argentina de Comercio y Servicios; Tribunal de Arbitraje General de la Bolsa de Comercio de Buenos Aires.

[41] Convenzione di New York del 1958, ratificata con ley 23.619, sanzionata il 28 settembre 1988 e promulgata il 21 ottobre 1988, con riserve di reciprocità e di commercialità. Convenzione di Washington del 1965 (ICSID), ratificata con ley 24.353 del 1994; non risultano notizie di denuncia. Per la Convenzione interamericana di Panamá del 1975 non è stato possibile verificare la data di ratifica argentina su fonte ufficiale.

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Nota

Questo dossier riscrive integralmente il contributo Sistemi di composizione dei conflitti in Argentina, pubblicato il 14 marzo 2013.