Sistemi di composizione dei conflitti: Cipro, Norvegia e Malta (2026)

1. Perché questo dossier è stato riscritto. Cipro: 2. La legge 159(I)/2012. 3. La mediazione familiare rimasta ferma tre anni. 4. La riforma processuale del 2023. 5. L'obbligatorietà che non è ancora arrivata. 6. L'arbitrato. 7. I numeri peggiori d'Europa dopo la Grecia. Norvegia: 8. Il forliksråd. 9. La rettsmekling e la riforma del 2023. 10. La mediazione familiare obbligatoria. 11. Il konfliktråd. 12. Arbitrato e consumo. Malta: 13. Il Mediation Act. 14. Dove la mediazione è obbligatoria. 15. L'arbitrato obbligatorio. 16. Il giudice dei servizi finanziari e i numeri. 17. Che cosa può leggere l'Italia.

1. Perché questo dossier è stato riscritto

Questo testo sostituisce integralmente il dossier pubblicato il 5 febbraio 2012. Sono passati quattordici anni e i tre paesi hanno preso strade opposte, il che rende il confronto più interessante di quanto l'accostamento iniziale — dettato più dalla comodità che dalla logica — lasciasse prevedere.

Cipro ha una legge sulla mediazione volontaria che quasi nessuno usa, la giustizia civile più lenta d'Europa dopo quella greca, e un disegno di legge sull'obbligatorietà fermo in Parlamento da oltre un anno e mezzo. La Norvegia ha il sistema di composizione stragiudiziale più capillare e meglio funzionante d'Europa, e nel 2023 ha stretto ulteriormente la vite. Malta ha scelto l'obbligatorietà per settori, mediazione familiare e locativa da una parte, arbitrato obbligatorio dall'altra, con una giustizia civile che resta fra le più lente dell'Unione.

Tre modi diversi di rispondere alla stessa domanda. Vale la pena guardarli insieme.

2. Cipro: la legge 159(I)/2012

La disciplina cipriota della mediazione civile è contenuta nella legge 159(I)/2012, «Ο περί Ορισμένων Θεμάτων Διαμεσολάβησης σε Αστικές Διαφορές Νόμος», che recepisce la direttiva 2008/52/CE[1]. Va segnalato subito, perché il refuso circola, che il numero è 159 e non 158[2].

La mediazione è volontaria. Il registro dei mediatori è tenuto dal Ministero della Giustizia e dell'Ordine pubblico. La Camera di commercio cipriota offre un proprio servizio di mediazione fondato sulla stessa legge[3].

Il problema non è la legge: è che non viene usata. Su questo torneremo parlando dei numeri.

3. Cipro: la mediazione familiare rimasta ferma tre anni

La legge 62(I)/2019, «Ο περί Διαμεσολάβησης σε Οικογενειακές Διαφορές Νόμος», è entrata in vigore il 25 aprile 2019. I regolamenti attuativi però sono arrivati soltanto il 30 dicembre 2022[4].

Tre anni e otto mesi fra la legge e i regolamenti che la rendono applicabile. È un dato che dice più di molte analisi sullo stato dell'amministrazione della giustizia cipriota, e che vale la pena tenere presente prima di valutare qualunque riforma annunciata in quel paese.

La risposta, ora verificata, è no: la legge del 2019 non impone alcun tentativo obbligatorio prima della separazione o del divorzio. Il principio che governa il procedimento è la partecipazione volontaria delle parti (εκούσια συμμετοχή), e l'ambito oggettivo copre l'esercizio della responsabilità genitoriale, il mantenimento dei figli, gli alimenti fra coniugi o conviventi e i rapporti patrimoniali, mentre restano esclusi dalla mediazione il divorzio in quanto tale e l'attribuzione o la rimozione della responsabilità genitoriale, riservati al Tribunale delle controversie familiari[5].

La legge è entrata in vigore il 25 aprile 2019 ed è divenuta applicabile con i regolamenti attuativi del 30 dicembre 2022; è stata modificata dalla legge 38(I)/2023. Esiste un registro dei mediatori delle controversie familiari tenuto dal Ministero della giustizia e dell'ordine pubblico: per iscriversi occorrono un corso di cinquanta ore approvato dal Ministero, una laurea in giurisprudenza, psicologia o servizio sociale, l'iscrizione all'ordine competente, almeno un anno di esperienza, la residenza a Cipro nell'ultimo biennio e un'assicurazione professionale[6].

4. Cipro: la riforma processuale del 2023

Il fatto più rilevante degli ultimi anni non riguarda la mediazione ma il processo. Dal 1° settembre 2023 sono in vigore nuove regole di procedura civile, apertamente ispirate alle Civil Procedure Rules inglesi[7].

La novità che interessa qui sono i pre-action protocols: protocolli di comportamento precontenzioso, di tipo I per le pretese pecuniarie determinate — con risposta entro quattordici giorni — e di tipo II per gli incidenti stradali e le lesioni personali, con risposta entro ventotto giorni. I protocolli incoraggiano la negoziazione anticipata e la considerazione dei metodi alternativi[8].

Il meccanismo di enforcement è quello inglese: il giudice può sanzionare sul terreno delle spese — o sospendere il procedimento — il mancato rispetto dei protocolli, incluso il rifiuto di prendere in considerazione l'ADR. Dal 2026 i tribunali dispongono inoltre di poteri più ampi di valutare, nella fase di case management iniziale, se i meccanismi alternativi siano appropriati[9].

Cipro ha dunque importato il modello inglese di incentivazione indiretta — quello in cui la mediazione non è obbligatoria ma rifiutarla costa. È l'opposto della scelta finlandese, dove le spese di mediazione sono espressamente escluse dal calcolo del processo.

Un'annotazione istituzionale, perché anche qui circolano notizie ottimistiche. La legge 69(I)/2022 ha istituito una Corte commerciale e una Corte dell'Ammiragliato; risulta però che la Corte dell'Ammiragliato non sia ancora pienamente operativa, in attesa dell'avviso della Corte Suprema in Gazzetta ufficiale, mentre la Suprema continua a esercitarne le funzioni. Sulla piena operatività della Corte commerciale non è stato possibile ottenere conferma datata[10].

5. Cipro: l'obbligatorietà che non è ancora arrivata

Il 3 gennaio 2025 il Consiglio dei Ministri cipriota ha approvato un disegno di legge che modifica la 159(I)/2012 introducendo la mediazione obbligatoria per le controversie civili e commerciali fino a diecimila euro, con registro dei mediatori rafforzato, obbligo per gli avvocati di informare i clienti e — questa la sanzione — perdita del diritto alle spese per chi non partecipi alla sessione iniziale, salvo diversa decisione del tribunale[11].

Il testo è stato depositato alla Camera dei rappresentanti il 16 gennaio 2025 e da allora è fermo in commissione. Il 24 giugno 2026 il Presidente della Repubblica ne ha chiesto la trattazione d'urgenza; ad agosto 2026 il disegno di legge non risulta ancora approvato, e a Cipro la mediazione civile e commerciale resta volontaria[12]. Diverse fonti divulgative danno l'impressione che la riforma sia già in vigore. Non lo è: un anno e mezzo fra il deposito e una richiesta di urgenza che non ha ancora prodotto un voto è, di per sé, un dato sullo stato del procedimento legislativo cipriota.

6. Cipro: l'arbitrato

Il doppio binario cipriota è quello tipico degli ordinamenti di tradizione britannica: l'arbitrato internazionale è retto dalla legge 101/1987 sull'arbitrato commerciale internazionale, di modello UNCITRAL; l'arbitrato interno dall'Arbitration Law, Cap. 4, che risale al 1944 ed è quindi di epoca coloniale[13]. Ottant'anni di distanza fra le due discipline sono molti.

Cipro ha aderito alla Convenzione di New York il 29 dicembre 1980, con entrata in vigore il 29 marzo 1981, formulando sia la riserva di reciprocità sia quella di commercialità[14].

L'istituzione di riferimento è il Cyprus Arbitration and Mediation Centre (CAMC), già Cyprus International Arbitration Centre, con sede presso l'Ordine degli avvocati a Nicosia, che applica un proprio regolamento arbitrale del 2022; esiste inoltre il Cyprus Eurasia Dispute Resolution and Arbitration Center, costituito nel 2011[15].

7. Cipro: i numeri peggiori d'Europa dopo la Grecia

Qui va fatta una precisazione, perché le cifre che circolavano non erano esatte. La realtà è più interessante dell'imprecisione: fino al 2023 Cipro non forniva alcun dato al quadro di valutazione della giustizia dell'Unione sulle cause civili e commerciali contenziose — né sopravvenute, né pendenti, né sui tempi di definizione. Nelle tabelle degli anni 2014, 2022 e 2023 la casella cipriota è vuota. Non esisteva quindi alcun «520 giorni nel 2023» da cui far partire un confronto[16].

Con l'edizione 2026 del quadro di valutazione, che pubblica i dati del 2024, Cipro compare per la prima volta. I numeri sono questi: 682 giorni per definire una causa civile o commerciale contenziosa in primo grado, 1.426 giorni in secondo grado e 314 in terzo; 1,3 cause sopravvenute e 3,7 pendenti ogni cento abitanti[17].

Due osservazioni. La prima: Cipro è effettivamente il secondo paese più lento dell'Unione in primo grado, dopo la Grecia (737 giorni) e davanti all'Italia (584) — l'affermazione del dossier regge, ma ora poggia su un dato reale. La seconda è il numero che nessuno guarda: 1.426 giorni in appello, quasi quattro anni, è il valore più alto dell'intera Unione, superiore anche a quello italiano (691). Sommando i tre gradi, una causa civile cipriota impegna oltre 2.400 giorni di tempo giudiziario stimato.

Che il collo di bottiglia stia in appello e non in primo grado cambia la diagnosi, e cambia anche il senso della composizione amichevole: a Cipro il vero incentivo a transigere non è evitare il primo grado, è evitare il secondo.

Ecco il quadro cipriota nella sua interezza: una giustizia lentissima e in peggioramento, una legge sulla mediazione volontaria del 2012 poco praticata, una legge sulla mediazione familiare rimasta senza regolamenti per quasi quattro anni, una riforma processuale importata dall'Inghilterra nel 2023 e un disegno di legge sull'obbligatorietà fermo. È il caso di scuola del paese che avrebbe più bisogno della composizione amichevole e meno riesce a farla funzionare.

8. Norvegia: il forliksråd

Cambiamo continente giuridico. La Norvegia ha un istituto che l'Italia non ha mai avuto e che varrebbe la pena studiare: il forliksråd, consiglio di conciliazione.

È disciplinato dal capitolo 6 della tvisteloven, la legge sulle controversie civili del 17 giugno 2005[18]. Ogni comune ha il proprio forliksråd, composto da tre giudici laici. La trattazione davanti al forliksråd è, di regola, obbligatoria prima di adire il tribunale, con eccezioni che comprendono la materia familiare e quella del lavoro. La soglia rilevante è stata elevata da 125.000 a 200.000 corone dalla legge del 17 aprile 2020, in vigore dal 1° luglio 2020, che ha contestualmente portato a 250.000 corone tanto il limite del procedimento per le piccole cause quanto la somma minima per l'appello[19].

Sull'articolazione fra obbligo e soglia va detta una cosa controintuitiva, ora verificata: il rapporto è inverso rispetto a quel che si immagina. Il passaggio dal forliksråd è obbligatorio soprattutto sotto i 200.000 corone; se ne può fare a meno, ai sensi dell'art. 6-2, secondo comma, lett. a) della tvisteloven, «quando il valore della controversia è almeno 200.000 corone e entrambe le parti sono state assistite da un avvocato». Non basta il valore: serve anche la doppia assistenza tecnica. È esattamente la logica svizzera dell'art. 199 CPC, dove si può rinunciare alla conciliazione solo sopra i centomila franchi[20].

Il tratto decisivo è che il forliksråd non si limita a conciliare: può decidere. Emette una sentenza che diventa definitiva se non impugnata entro un mese davanti al tribunale di primo grado.

È un modello che risolve alla radice il problema di cui l'Italia discute da quindici anni. Non chiede alle parti di tentare un accordo e poi le rimanda al giudice: mette davanti a loro un organo laico, comunale, gratuito o quasi, che se non riescono a mettersi d'accordo decide lui. La conciliazione non è un passaggio da attraversare, è la funzione di un ufficio che ha anche il potere di chiudere la questione.

Non è stato possibile reperire il numero di cause trattate annualmente dai forliksråd: la serie statistica nazionale dedicata risulta interrotta[21].

9. Norvegia: la rettsmekling e la riforma del 2023

Accanto al forliksråd opera la rettsmekling, mediazione giudiziale, disciplinata dal capitolo 8 della tvisteloven (§§ 8-1 a 8-7)[22].

La storia è quella di una sperimentazione riuscita: proposta nel 1993, avviata come progetto pilota nel 1997 presso cinque tribunali di primo grado e una corte d'appello, resa permanente e nazionale con l'entrata in vigore della tvisteloven il 1° gennaio 2008[23]. Il tasso di accordo dichiarato è fra il 60% e l'80% dei casi sottoposti a mediazione[24].

Nonostante quei numeri, nel 2021 solo il 27% delle cause civili di primo grado veniva avviato a rettsmekling. Il legislatore ha giudicato la percentuale insufficiente ed è intervenuto con la legge dell'11 maggio 2023, in vigore dal 1° luglio 2023, che ha fatto due cose: ha trasformato la facoltà del giudice di valutare l'idoneità della causa alla mediazione in un dovere di valutarla, e ha soppresso il requisito dei motivi particolari che prima serviva per disporre la mediazione contro la volontà di una parte[25].

È la stessa direzione presa dal Belgio nel 2018 con l'opposizione congiunta, e dalla Francia nel 2023 con l'udienza di composizione amichevole: rendere più difficile per il giudice non provarci, e più difficile per la parte sottrarsi.

Chi può fare il rettsmekler? Tre figure: un giudice dello stesso tribunale, un dommerfullmektig — il giudice onorario o uditore — oppure un mediatore esterno nominato da un apposito elenco, il quale non deve necessariamente essere giurista; nei tribunali fondiari può fungere da mediatore anche personale tecnico. La sotto-utilizzazione dei mediatori esterni è oggetto di dibattito professionale in Norvegia[26].

Quanto all'incompatibilità, è confermata: il giudice o il dommerfullmektig che ha condotto la rettsmekling di regola non può giudicare la causa se la mediazione fallisce e il processo prosegue verso il dibattimento. Si accompagna a una riservatezza rigorosa: «Le parti non possono, né nella stessa né in altra causa, rendere dichiarazioni di parte o testimoniali su quanto emerso nella rettsmekling»[27].

Merita ora un paragrafo a sé il modello Follo, di cui si è trattato nel dossier sulla Finlandia e la cui storia è stata ricostruita.

Nasce come progetto pilota Konflikt og forsoning presso il tribunale di Indre Follo, nell'area di Oslo: avvio nel 1997, fase sperimentale conclusa a fine 1998, e dal 1999 il tribunale lo offre in tutte le cause di affidamento. Fu sviluppato congiuntamente da psicologi e magistrati, con Knut Rønbeck e Arne Bjerring-Hansen come figure di riferimento[28].

Il congegno è questo: il perito psicologo non redige una perizia scritta ma partecipa attivamente agli incontri preparatori accanto a giudice, avvocati e genitori; gli incontri sono ripetuti, tipicamente fino a tre distribuiti su circa sei mesi; il perito riporta i genitori a una lettura realistica delle rispettive posizioni e sposta il fuoco dai genitori al bambino; e soprattutto si lavora con accordi temporanei che i genitori sperimentano fra un incontro e l'altro, prima di formalizzarli[29].

I principi del modello sono stati recepiti nella barnelova, § 61, in vigore dal 1° aprile 2004, con la copertura statale del compenso del perito che partecipa agli incontri preparatori; ed è oggi la prassi standard dei tribunali norvegesi nelle controversie sull'affidamento[30].

I risultati spiegano perché sia stato imitato. Nello studio di verifica a sei anni sui settanta casi pilota, circa il 95% degli accordi ha tenuto: solo il cinque per cento ha generato nuovi procedimenti. E oggi si stima che circa l'ottanta per cento delle controversie sull'affidamento si chiuda con accordo e solo un quinto con sentenza[31].

10. Norvegia: la mediazione familiare obbligatoria

Qui la Norvegia è il paese più rigoroso d'Europa, e lo è da decenni.

La mekling familiare è obbligatoria, sulla base della legge sul matrimonio e della legge sui minori, attuate dal regolamento del 18 dicembre 2006 sulla mediazione[32]. Riguarda la separazione e il divorzio di coniugi e conviventi, e i genitori con figli di età inferiore a sedici anni prima di rivolgersi al giudice o di richiedere determinate prestazioni.

La struttura è graduata: una prima sessione obbligatoria di un'ora; se non si raggiunge un accordo, la possibilità di altre tre ore; dopo quattro ore complessive una nuova valutazione, per ulteriori tre ore, fino a un massimo di sette ore. La conducono i familievernkontor, gli uffici pubblici di consulenza familiare, e in alcuni casi mediatori privati qualificati[33].

Al termine della sessione obbligatoria di un'ora viene rilasciato il meklingsattest, il certificato di mediazione, indipendentemente dall'esito, con validità di sei mesi[34].

Il meccanismo merita di essere isolato perché è esattamente ciò che l'Italia ha tentato di costruire con il primo incontro di mediazione, e che in Norvegia funziona per una ragione strutturale: l'obbligo è di un'ora sola, il servizio è pubblico e gratuito, il certificato si ottiene comunque, e la prosecuzione è libera. Non c'è nulla da temere e nulla da eludere. La sanzione non serve perché non c'è niente da sanzionare.

11. Norvegia: il konfliktråd

Il konfliktråd è il servizio nazionale di mediazione penale e civile, disciplinato dalla legge del 20 giugno 2014, in vigore dal 1° luglio 2014, che ha sostituito quella del 1991[35]. Ha dodici uffici territoriali; il numero dei meklere, circa 550 nel biennio 2022-2023, è sceso a 465 a fine 2024 e a 407 a fine 2025, secondo l'ultima Årsrapport disponibile[62] — una flessione continuata che le fonti consultate non spiegano.

La competenza è insolitamente ampia: mediazione penale per i reati minori, mediazione civile per i conflitti di vicinato, di lavoro, scolastici, di consumo e familiari, e due misure specialistiche per i minori — ungdomsstraff, la pena giovanile, e ungdomsoppfølging, il percorso di accompagnamento.

I dati del 2022: 7.095 casi ricevuti, in aumento del 9% sull'anno precedente — 1.827 penali, 2.121 archiviati, 2.599 civili, 74 ungdomsstraff e 444 ungdomsoppfølging. La mediazione è stata effettivamente svolta nel 67% dei casi penali, percentuale allora stabile da nove anni, nel 28% dei civili e nel 32% degli archiviati. Le misure per minori sono state portate a termine nell'81% dei casi, contro un obiettivo del 70%[36]. Per il 2023 il totale sale a circa 8.034 casi (+13%), dato confermato dalla relazione annuale ufficiale[37]. Nel 2024 i casi scendono invece a 7.308, con un tasso di mediazione penale sceso al 63%; nel 2025, secondo l'Årsrapport pubblicata nel giugno 2026, il totale è di 6.999 casi (-4%), con il tasso di mediazione penale risalito al 65% — senza tornare al 67% storico —, quello nelle cause civili da archiviazione sceso al 26% e quello nelle cause civili promosse da enti pubblici salito al 27%[62].

Quel 67%, stabile per nove anni fino al 2023, è sceso nel biennio successivo — 63% nel 2024, risalito al 65% nel 2025 —: un segnale che l'equilibrio a lungo mantenuto non è definitivo, per ragioni che le fonti consultate non spiegano compiutamente.

12. Norvegia: arbitrato e consumo

L'arbitrato è retto dalla voldgiftsloven, legge del 14 maggio 2004, di modello UNCITRAL[38]. La Norvegia ha aderito alla Convenzione di New York il 14 marzo 1961, con entrata in vigore il 12 giugno 1961, formulando la riserva di reciprocità e — questa è una singolarità norvegese — una riserva sui beni immobili, per cui la Convenzione non si applica alle controversie immobiliari[39]. È una riserva pressoché unica al mondo, e va tenuta presente da chi redige clausole arbitrali con controparti norvegesi.

Sul fronte del consumo operano il Forbrukerklageutvalget, la commissione per i reclami dei consumatori, e il Forbrukertilsynet, l'autorità di tutela[40]. Il dato che merita attenzione è ora verificato nella sua entità. Dal 1° luglio 2024 è stato introdotto un saksbehandlingsgebyr, un contributo per la trattazione del reclamo: 0,2 volte il rettsgebyr per la mediazione davanti al Forbrukertilsynet — 255 corone nel 2024, 269 nel 2025 — e un intero rettsgebyr, 1.277 corone, per il passaggio al Forbrukerklageutvalget. L'effetto è stato immediato: i reclami sono passati da 10.684 nel 2023 a 8.255 nel 2024 e a 6.148 nel 2025, con un calo del 42% in due anni. Il ministro competente ha definito la flessione «uheldig», inopportuna[41]. È la dimostrazione più netta che si possa desiderare di quanto la gratuità sia decisiva nell'accesso alle procedure di composizione: duecentocinquanta corone, meno di venticinque euro, hanno allontanato quattro reclamanti su dieci.

Un ultimo dato colloca la Norvegia, e merita di chiudere la parte norvegese. Nel Rule of Law Index del World Justice Project, che dedica un sotto-fattore specifico all'accessibilità, all'imparzialità e all'efficacia dei meccanismi alternativi, la Norvegia ottiene nel 2025 0,917: il punteggio più alto fra tutti i paesi esaminati in questa serie di dossier, davanti a Danimarca (0,851), Repubblica ceca (0,805), Germania (0,802) e Irlanda (0,800). E soprattutto è cresciuta di 0,125 punti dal 2015, quando stava a 0,792[42].

Vale la pena dire che cosa la Norvegia non ha, per ottenere quel risultato. Non ha una condizione di procedibilità in materia civile e commerciale: il passaggio dal forliksråd è un passaggio davanti a un organo giudicante, non un tentativo obbligatorio di mediazione. Non ha un obbligo di mediare imposto alle parti nel processo: dal 2023 il giudice deve valutare, ma le parti restano libere. Non ha un albo nazionale obbligatorio dei mediatori privati. Ha invece un organo comunale gratuito che può decidere, una mediazione giudiziale condotta da chi non deciderà la causa, un modello familiare che paga il perito con fondi statali, e un servizio penale e civile pubblico e capillare.

Il contrasto con la Turchia, trattata in un altro dossier di questa serie, è il dato comparativo più forte che questa ricognizione abbia prodotto: il paese europeo con l'obbligo più esteso ha perso 0,137 punti in dieci anni, quello con l'infrastruttura pubblica più solida e nessun obbligo ne ha guadagnati 0,125. Non è una prova di causalità — sono due paesi troppo diversi — ma è la migliore indicazione disponibile che la variabile decisiva non sia l'obbligo, bensì che cosa si trova dall'altra parte quando ci si arriva.

13. Malta: il Mediation Act

Malta ha una legge sulla mediazione anteriore alla direttiva europea: il Mediation Act, Act XVI del 2004, capitolo 474 delle leggi maltesi, in vigore dal 21 dicembre 2004, poi emendato dall'Act IX del 2010 — che è l'atto di recepimento della direttiva 2008/52/CE — e ancora dall'Act VIII del 2017 e dall'Act XXIV del 2021[43].

La legge ha istituito il Malta Mediation Centre, che opera sotto il Ministero della Giustizia e che è stato effettivamente costituito il 7 luglio 2005; ha sede in 158, Triq il-Merkanti, a La Valletta[44].

Sui punti che il dossier lasciava aperti si può ora dire questo. Non esiste alcun registro elettronico dei mediatori: il Centro tiene elenchi cartacei, e la sua stessa amministrazione conferma che un registro consultabile in via telematica non è mai stato istituito. Gli elenchi contano oggi una trentina abbondante di mediatori civili e una quarantina di mediatori familiari, numeri che per un paese di poco più di mezzo milione di abitanti non sono affatto esigui. La riservatezza è presidiata dalla legge, che rende il mediatore non compellibile a testimoniare su quanto appreso nella procedura. Quanto all'esecutività, la soluzione maltese è fra le più forti d'Europa: l'accordo di mediazione, una volta perfezionato secondo la legge, ha lo stesso valore di una decisione giudiziale, senza necessità di omologazione. Le tariffe sono fissate dalla normativa subordinata, S.L. 474.01[45].

14. Malta: dove la mediazione è obbligatoria

Malta è l'unico dei tre paesi ad avere una mediazione obbligatoria effettivamente in funzione, ma per settori.

Materia familiare. La mediazione è obbligatoria nei procedimenti di separazione personale, diritto di visita, affidamento e custodia dei minori e mantenimento. La base normativa, che il dossier non era riuscito a individuare, non sta nel codice civile: sta nel Code of Organization and Civil Procedure, Cap. 12, e soprattutto nella normativa subordinata S.L. 12.20 — l'avviso legale n. 397 del 2003, in vigore dal 16 dicembre 2003 — che disciplina il procedimento davanti alla sezione familiare, con l'art. 12 dedicato ai tempi della mediazione. L'obbligo maltese è dunque anteriore di un anno al Mediation Act, e nasce come regola processuale del tribunale della famiglia, non come istituto della legge sulla mediazione[46].

Locazione. Qui la norma è precisa. Con l'avviso legale n. 362 del 2020 sono entrati in vigore gli artt. 2-5 del Mediation (Amendment) Act del 2017: dal 28 settembre 2020 le controversie relative alle locazioni urbane regolate dall'ordinanza del capitolo 69 passano per una mediazione presso il Malta Mediation Centre, della durata massima di centoventi giorni, prima che si possa adire la Rent Regulation Board[47].

Condominio. Il Condominium Act, capitolo 398, agli artt. 19(2) e 19(3) consente al condomino che contesti una decisione dell'amministratore di rivolgersi all'assemblea o direttamente all'arbitrato. Non è stato possibile stabilire se si tratti di una via obbligatoria in senso tecnico o di una via elettiva preferenziale[48].

In materia commerciale non risulta invece alcun obbligo generale[49].

È in corso una riforma dei tribunali familiari, oggetto di una consultazione pubblica chiusa l'11 novembre 2024, con nove raccomandazioni: limitare la mediazione familiare a un massimo di sei sedute o otto mesi, rendere obbligatoria una commissione multidisciplinare — avvocato, psicologo, assistente sociale — creare un tribunale specializzato con un proprio codice procedurale ed escludere dalla mediazione i casi di violenza domestica. Il gruppo di lavoro degli avvocati di famiglia ha criticato il limite temporale come superfluo, osservando che la prassi si conclude già di norma entro otto sessioni. La consultazione è chiusa; non risulta ancora un disegno di legge[50].

15. Malta: l'arbitrato obbligatorio

Questo è il tratto più singolare del sistema maltese, e quello che merita più attenzione da parte di un lettore italiano: a Malta, in alcune materie, l'arbitrato è obbligatorio. Non la mediazione: l'arbitrato, cioè una decisione vincolante resa da un privato.

La base è l'Arbitration Act, Act II del 1996, capitolo 387, con le regole procedurali del 2010[51]. Le materie a arbitrato obbligatorio, secondo il Malta Arbitration Centre, sono[52]:

— le pretese da sinistri stradali di importo non superiore a 11.646,87 euro e senza lesioni personali;
— le controversie in materia di energia elettrica e acqua;
— le controversie con l'agenzia pagatrice in materia agricola;
— le controversie condominiali, in raccordo con il capitolo 398.

La scelta è coerente con una logica: sottrarre al giudice le controversie seriali di basso valore in cui la questione è quasi sempre di quantificazione e non di diritto. È efficiente. È anche, dal punto di vista continentale, molto discutibile, perché sottrae al giudice naturale intere categorie di controversie fra soggetti spesso asimmetrici — si pensi al rapporto fra il singolo utente e l'ente elettrico. Il Lussemburgo, con la riforma del 2023, ha fatto esattamente il contrario, escludendo l'arbitrabilità per consumo, lavoro e locazione abitativa.

Malta ha aderito alla Convenzione di New York il 22 giugno 2000, con entrata in vigore il 20 settembre 2000, con riserva di reciprocità e con una riserva di non retroattività, per cui i lodi resi prima di quella data non sono coperti[53]. Non risultano statistiche recenti del Malta Arbitration Centre[54].

16. Malta: il giudice dei servizi finanziari e i numeri

Merita una segnalazione l'Office of the Arbiter for Financial Services, istituito dall'Act XVI del 2016, capitolo 555, in vigore dal 18 aprile 2016 e designato organismo ADR per i servizi finanziari con l'avviso legale n. 137 del 2017, in attuazione della direttiva 2013/11/UE[55]. È un ombudsman finanziario con poteri decisori, modello che l'Italia conosce nell'Arbitro Bancario Finanziario. Non è stato possibile estrarre i dati statistici dei rapporti annuali[56].

Per il consumo operano il Consumer Claims Tribunal e l'ufficio per gli affari dei consumatori della MCCAA[57].

Quanto ai numeri della giustizia, il quadro di valutazione della giustizia dell'Unione per il 2026 indica per Malta una durata dei procedimenti civili e commerciali di primo grado di 491 giorni nel 2024, che la colloca al quarto posto fra le giurisdizioni più lente dell'Unione, dopo Grecia (737), Cipro (682) e Italia (584). In appello si scende a 322 giorni, e nella metodologia CEPEJ Malta non ha un terzo grado computato. Le cause sopravvenute sono 1,8 e le pendenti 2,3 ogni cento abitanti[58].

A differenza di quasi tutti gli altri, però, Malta sta migliorando, e da molto tempo: 536 giorni nel 2014, 528,6 nel 2021, 490,8 nel 2022, 453,8 nel 2023, 491 nel 2024. È l'unico paese del gruppo di coda con una tendenza storica al ribasso, e la coincidenza con l'introduzione della mediazione obbligatoria in materia locatizia nel 2020 merita di essere segnalata, senza per questo attribuirle un nesso causale che i dati non consentono di dimostrare.

Va detto per contro che nella rilevazione della Commissione sugli strumenti di promozione e incentivazione dell'ADR, aggiornata al 2025, Malta è terzultima fra i ventisei Stati censiti, davanti a Cipro e Finlandia[59]. Un paese che ha la mediazione familiare obbligatoria dal 2003, quella locatizia dal 2020 e persino l'arbitrato obbligatorio in alcune materie è anche fra quelli che meno ne promuovono l'uso volontario. È la differenza fra imporre e incentivare, ed è la lezione maltese più utile: l'obbligo non genera cultura della composizione: la sostituisce.

La stessa fonte riferisce infine che i procedimenti penali maltesi durerebbero in media undici anni[60].

Per completezza va detto che per tutti e tre i paesi valgono la chiusura della piattaforma europea ODR il 20 luglio 2025, disposta dal regolamento (UE) 2024/3228, e la direttiva (UE) 2025/2647, con termine di recepimento al 20 marzo 2028. Per la Norvegia, che è nello Spazio economico europeo ma non nell'Unione, non è stato possibile chiarire l'estensione del nuovo regime[61].

17. Che cosa può leggere l'Italia

Dalla Norvegia, il forliksråd. È l'istituto più interessante emerso in tutta questa serie di dossier. Un organo laico comunale, composto da tre cittadini, che tenta la conciliazione e — se questa non riesce — decide, con sentenza che diventa definitiva se non impugnata entro un mese. Non è una fase preliminare da attraversare: è un primo grado di giudizio a bassa intensità, che filtra il contenzioso minore prima che arrivi al tribunale. L'Italia ha smantellato il giudice conciliatore nel 1991 sostituendolo con il giudice di pace, cioè con un magistrato onorario dentro l'ordinamento giudiziario. La Norvegia ha tenuto la strada opposta, e i suoi tribunali trattano quattordicimila cause civili contenziose all'anno.

Dalla Norvegia, anche il primo incontro familiare. Un'ora obbligatoria, servizio pubblico gratuito, certificato rilasciato comunque, prosecuzione libera fino a sette ore. È la versione minima e onesta di ciò che l'Italia ha cercato di ottenere con il primo incontro di mediazione, e funziona perché non chiede nulla che valga la pena eludere.

Da Cipro, un avvertimento sui tempi. Tre anni e otto mesi fra una legge sulla mediazione familiare e i suoi regolamenti attuativi; un disegno di legge sull'obbligatorietà approvato dal governo nel gennaio 2025 e ancora fermo un anno e mezzo dopo. La lentezza dell'amministrazione della giustizia non si cura con norme che la stessa amministrazione deve attuare.

Da Cipro, anche una scelta di metodo. Nel 2023 Cipro ha importato i pre-action protocols inglesi, con sanzione sulle spese per chi non li rispetta. È l'alternativa all'obbligatorietà: non imporre il tentativo, ma renderne costoso il rifiuto. Fra due o tre anni si potrà misurare se abbia funzionato meglio del disegno di legge che nel frattempo non è stato approvato.

Da Malta, un monito. L'arbitrato obbligatorio per i sinistri stradali sotto una certa soglia, per le controversie con l'ente elettrico e per quelle condominiali è efficiente e riduce il carico dei tribunali. È anche il punto in cui la deflazione del contenzioso smette di essere una tecnica processuale e diventa una scelta sull'accesso alla giurisdizione. Vale la pena guardarlo, e sapere che cosa si sceglie quando si sceglie.


Note

[1] Ν. 159(Ι)/2012, «Ο περί Ορισμένων Θεμάτων Διαμεσολάβησης σε Αστικές Διαφορές Νόμος», di recepimento della direttiva 2008/52/CE. Testo su cylaw.org; pagina istituzionale del Ministero della Giustizia e dell'Ordine pubblico.

[2] Alcune fonti divulgative citano una «legge 158(I)/2012»: si tratta di un refuso. Il numero corretto, confermato su cylaw.org, è 159(I)/2012.

[3] Registro dei mediatori presso il Ministero della Giustizia e dell'Ordine pubblico; servizio di mediazione della Cyprus Chamber of Commerce and Industry fondato sulla legge 159(I)/2012.

[4] Ν. 62(Ι)/2019, «Ο περί Διαμεσολάβησης σε Οικογενειακές Διαφορές Νόμος», in vigore dal 25 aprile 2019; regolamenti attuativi RAA 507/2022 del 30 dicembre 2022. Una fonte secondaria riferisce di una «legge del 2017»: il riferimento non trova riscontro su fonte primaria.

[5] N. 62(Ι)/2019, artt. 3 e 4: partecipazione volontaria (εκούσια συμμετοχή); ambito oggettivo limitato all'esercizio della responsabilità genitoriale, al mantenimento dei figli, agli alimenti fra coniugi o conviventi e ai rapporti patrimoniali; esclusi il divorzio e l'attribuzione o rimozione della responsabilità genitoriale. Nessun tentativo obbligatorio è previsto.

[6] Registro dei mediatori delle controversie familiari tenuto dal Ministero della giustizia e dell'ordine pubblico. Requisiti: corso di cinquanta ore approvato dal Ministero, laurea in giurisprudenza, psicologia o servizio sociale, iscrizione all'ordine professionale competente, almeno un anno di esperienza, residenza a Cipro nell'ultimo biennio, assicurazione della responsabilità professionale. Regolamenti ΚΔΠ 507/2022 del 30 dicembre 2022; legge di modifica 38(Ι)/2023.

[7] Nuove regole di procedura civile cipriote in vigore dal 1° settembre 2023, ispirate alle Civil Procedure Rules inglesi. Non è stato possibile reperire la numerazione esatta delle disposizioni relative all'ADR.

[8] Pre-action protocols di tipo I (pretese pecuniarie determinate, risposta entro 14 giorni) e di tipo II (incidenti stradali e lesioni personali, risposta entro 28 giorni).

[9] Poteri sanzionatori sulle spese e di sospensione del procedimento per il mancato rispetto dei protocolli; poteri di valutazione dell'idoneità dei meccanismi alternativi in fase di case management, riferiti alla situazione 2026.

[10] Ν. 69(Ι)/2022, istitutiva della Corte commerciale e della Corte dell'Ammiragliato, approvata il 2 giugno 2022. La Corte dell'Ammiragliato non risulta pienamente operativa in attesa dell'avviso della Corte Suprema in Gazzetta ufficiale. Sulla piena operatività della Corte commerciale non è stata ottenuta conferma datata.

[11] Disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri cipriota il 3 gennaio 2025: mediazione obbligatoria per le controversie civili e commerciali fino a 10.000 euro; perdita del diritto alle spese per chi non partecipi alla sessione iniziale, salvo diversa decisione del tribunale.

[12] Deposito alla Βουλή των Αντιπροσώπων il 16 gennaio 2025; esame in commissione tuttora pendente; richiesta di trattazione d'urgenza formulata dal Presidente della Repubblica il 24 giugno 2026. Alla data di questo dossier il disegno di legge non risulta approvato.

[13] International Commercial Arbitration Law, Ν. 101/1987, di modello UNCITRAL 1985; Arbitration Law, Cap. 4, del 1944.

[14] Adesione cipriota alla Convenzione di New York del 1958 il 29 dicembre 1980, in vigore dal 29 marzo 1981, con riserva di reciprocità e riserva di commercialità. Fonte: stato delle adesioni UNCITRAL.

[15] Cyprus Arbitration and Mediation Centre (CAMC), già Cyprus International Arbitration Centre, con regolamento arbitrale del 2022; Cyprus Eurasia Dispute Resolution and Arbitration Center, costituito nel 2011. La denominazione «Cyprus Arbitration Centre» non corrisponde ad alcuna istituzione esistente.

[16] Verifica condotta sulle tabelle numeriche del 2026 EU Justice Scoreboard — Quantitative data factsheet (giugno 2026) e sul Data file del quadro di valutazione 2025. Cipro risulta priva di dati alle figure 2, 5, 6, 10 e 13 per gli anni 2014, 2022 e 2023. Le cifre di «circa 520 giorni nel 2023» e «circa 580 nel 2024», che circolavano in sintesi secondarie, non trovano riscontro nel documento della Commissione.

[17] 2026 EU Justice Scoreboard, dati 2024 (fonte: studio CEPEJ): figura 2, cause civili e commerciali contenziose sopravvenute a Cipro 1,3 ogni cento abitanti; figura 5, tempo stimato di definizione in primo grado 682 giorni (Grecia 737, Italia 584); figura 6, secondo grado 1.426 giorni, terzo grado 314; figura 13, cause pendenti 3,7 ogni cento abitanti. Dall'edizione 2026 l'unico Stato membro privo di dati alle figure 5 e 6 è l'Irlanda.

[18] Tvisteloven (legge sulla mediazione e il procedimento nelle controversie civili) del 17 giugno 2005, capitolo 6.

[19] Soglia elevata da 125.000 a 200.000 corone dalla riforma sanzionata il 17 aprile 2020 e in vigore dal 1° luglio 2020 (Prop. 133 L, 2018-2019); limite del procedimento per le piccole cause elevato a 250.000 corone. Prop. 133 L (2018-2019).

[20] Tvisteloven, § 6-2, secondo comma, lett. a): la trattazione davanti al forliksråd può essere omessa quando il valore della controversia è di almeno 200.000 corone e ciascuna delle parti è stata assistita da un avvocato. La deroga opera dunque al di sopra della soglia e richiede la doppia assistenza tecnica.

[21] La serie statistica nazionale sull'attività dei forliksråd risulta interrotta; resta da confermare un dato aggiornato sul volume annuo.

[22] Tvisteloven, capitolo 8, §§ 8-1 a 8-7.

[23] Progetto pilota avviato nel 1997 presso cinque tribunali di primo grado e una corte d'appello; istituto reso permanente con l'entrata in vigore della tvisteloven il 1° gennaio 2008.

[24] Tasso di accordo fra il 60% e l'80% dei casi sottoposti a rettsmekling, secondo fonte enciclopedica norvegese.

[25] Legge di modifica della tvisteloven dell'11 maggio 2023, in vigore dal 1° luglio 2023: dovere del giudice di valutare l'idoneità della causa alla mediazione; soppressione del requisito delle «ragioni particolari» (særlige grunner) per disporla contro la volontà delle parti; obbligo per il giudice di valutare le ragioni del rifiuto e di illustrare i vantaggi della mediazione. Base preparatoria: Prop. 34 L (2022-2023). Dato del 27% riferito al 2021.

[26] Tvisteloven, § 8-4: il rettsmekler è di regola un giudice del tribunale investito della causa o un dommerfullmektig; il giudice può in alternativa nominare un mediatore esterno tratto da apposito elenco, il quale non deve necessariamente essere giurista. Nei tribunali fondiari può fungere da mediatore anche personale tecnico.

[27] Tvisteloven, § 8-7: il giudice che ha condotto la rettsmekling di regola non può partecipare alla successiva trattazione della causa; le parti non possono, né nella stessa né in altra causa, rendere dichiarazioni di parte o testimoniali su quanto emerso nella mediazione.

[28] Progetto Konflikt og forsoning avviato nel 1997 presso il tribunale di Indre Follo, nell'area di Oslo; fase sperimentale conclusa alla fine del 1998; dal 1999 offerto in tutte le cause di affidamento del medesimo tribunale. Sviluppato congiuntamente da psicologi e magistrati; Knut Rønbeck e Arne Bjerring-Hansen fra le figure di riferimento.

[29] Struttura del modello: il perito psicologo non redige perizia scritta ma partecipa agli incontri preparatori accanto a giudice, avvocati e genitori; incontri ripetuti, tipicamente fino a tre distribuiti su circa sei mesi; ricorso ad accordi temporanei sperimentati dai genitori fra un incontro e l'altro prima della formalizzazione.

[30] Barnelova, § 61, come modificato con effetto dal 1° aprile 2004: recepimento dei principi del modello negli incontri preparatori, con copertura statale del compenso del perito che vi partecipa.

[31] Studio di verifica a sei anni sui settanta casi pilota di Indre Follo: circa il 95% degli accordi ha tenuto, con nuovi procedimenti nel cinque per cento dei casi. La stima corrente è che circa l'ottanta per cento delle controversie sull'affidamento si chiuda con accordo. Dati di fonte dottrinale.

[32] Ekteskapsloven (legge sul matrimonio) e barneloven (legge sui minori); regolamento sulla mediazione del 18 dicembre 2006, con successive modifiche.

[33] Struttura graduata della mediazione familiare: una prima sessione obbligatoria di un'ora, poi fino a un massimo complessivo di sette ore. Conduzione da parte dei familievernkontor e, in alcuni casi, di mediatori privati qualificati.

[34] Meklingsattest rilasciato dopo la sessione obbligatoria, con validità di sei mesi; circolare 10/2021 del Bufdir, che ha sostituito quella del 2008 e ha chiarito le eccezioni, fra cui i casi di violenza documentata.

[35] Konfliktrådsloven del 20 giugno 2014, in vigore dal 1° luglio 2014, che ha sostituito la legge del 1991. Dodici uffici territoriali e circa 550 mediatori.

[36] Konfliktrådet, relazione annuale 2022: 7.095 casi ricevuti (+9%), di cui 1.827 penali, 2.121 archiviati, 2.599 civili, 74 ungdomsstraff, 444 ungdomsoppfølging; mediazione svolta nel 67% dei penali, 28% dei civili, 32% degli archiviati; completamento delle misure per minori all'81% contro un obiettivo del 70%.

[37] Dato confermato dalla relazione annuale ufficiale del Konfliktrådet per il 2023: 8.034 casi complessivi ricevuti (+13% sull'anno precedente), di cui 1.879 penali, 2.560 archiviati, 3.050 civili, 59 pena minorile e 464 follow-up minorile (Konfliktrådet, Årsrapport 2023).

[38] Voldgiftsloven del 14 maggio 2004, di modello UNCITRAL.

[39] Adesione norvegese alla Convenzione di New York il 14 marzo 1961, in vigore dal 12 giugno 1961, con riserva di reciprocità e riserva relativa alle controversie su beni immobili. Fonte: stato delle adesioni UNCITRAL.

[40] Forbrukerklageutvalget e Forbrukertilsynet; regolamento sui reclami dei consumatori del 21 dicembre 2020.

[41] Saksbehandlingsgebyr introdotto dal 1° luglio 2024: 0,2 rettsgebyr per la mediazione davanti al Forbrukertilsynet (255 corone nel 2024, 269 nel 2025) e un rettsgebyr intero (1.277 corone) per il Forbrukerklageutvalget. Reclami ricevuti: 10.684 nel 2023, 8.255 nel 2024, 6.148 nel 2025 (−42%). Il Forbrukerrådet non pubblica una serie comparabile.

[42] World Justice Project, Rule of Law Index, sotto-fattore 7.7 «Alternative dispute resolution mechanisms are accessible, impartial, and effective», serie 2015-2025. L'indicatore misura l'accessibilità, l'imparzialità e l'efficacia percepite dei meccanismi alternativi, non il volume di utilizzo. Norvegia: 0,792 (2015), 0,904 (2016), 0,968 (2017-18), 0,958 (2019), 0,897 (2020), 0,911 (2021), 0,904 (2022), 0,918 (2023), 0,913 (2024), 0,917 (2025); variazione 2015-2025 +0,125. Cipro: 0,774 (2021), 0,749 (2022), 0,705 (2023), 0,691 (2024), 0,717 (2025). Malta: 0,702 (2021), 0,670 (2022), 0,708 (2023), 0,718 (2024), 0,689 (2025).

[43] Mediation Act, Act XVI del 2004, Chapter 474 delle Laws of Malta, in vigore dal 21 dicembre 2004; emendamenti con Act IX del 2010, Act VIII del 2017 e Act XXIV del 2021. L'Act IX del 2010 è l'atto con cui Malta ha recepito la direttiva 2008/52/CE.

[44] Malta Mediation Centre, istituito dal Mediation Act e costituito il 7 luglio 2005; sede in 158, Triq il-Merkanti, La Valletta.

[45] Assenza di un registro elettronico dei mediatori confermata dall'amministrazione del Centro; elenchi cartacei con circa trentacinque-trentasei mediatori civili e circa quarantuno mediatori familiari. Non compellibilità del mediatore a testimoniare e parificazione dell'accordo alla decisione giudiziale secondo il Mediation Act, Cap. 474. Tariffe: S.L. 474.01. La numerazione esatta degli articoli del Cap. 474 resta da confermare sul testo consolidato, limitatamente a questo profilo.

[46] Code of Organization and Civil Procedure, Cap. 12, e S.L. 12.20, Family Court (Mediation) Rules, avviso legale n. 397 del 2003, in vigore dal 16 dicembre 2003; art. 12 per i termini del procedimento di mediazione. La fonte non è l'art. 3 del codice civile, come talora riferito.

[47] Legal Notice n. 362 del 2020, che ha messo in vigore gli artt. 2-5 del Mediation (Amendment) Act del 2017: mediazione presso il Malta Mediation Centre dal 28 settembre 2020, durata massima 120 giorni, per le controversie di cui alla Reletting of Urban Property (Regulation) Ordinance, Cap. 69, prima di adire la Rent Regulation Board.

[48] Condominium Act, Cap. 398, artt. 19(2) e 19(3). Non è stato possibile stabilire se la via arbitrale sia obbligatoria in senso tecnico.

[49] Non risulta un obbligo generale di mediazione in materia commerciale a Malta.

[50] Riforma dei tribunali familiari maltesi: consultazione pubblica dei Ministeri della Giustizia e delle Politiche sociali (misura EMP886), chiusa l'11 novembre 2024; nove raccomandazioni, fra cui il tetto di sei sedute od otto mesi, la commissione multidisciplinare obbligatoria e l'esclusione dei casi di violenza domestica; osservazioni critiche del gruppo di lavoro degli avvocati di famiglia. Non risulta ancora un disegno di legge.

[51] Arbitration Act, Act II del 1996, Chapter 387 delle Laws of Malta; Arbitration Rules, S.L. 387.01, del 2010.

[52] Materie ad arbitrato obbligatorio secondo il Malta Arbitration Centre: sinistri stradali fino a 11.646,87 euro senza lesioni personali; energia elettrica e acqua; agenzia pagatrice in materia agricola; condominio.

[53] Adesione maltese alla Convenzione di New York il 22 giugno 2000, in vigore dal 20 settembre 2000, con riserva di reciprocità e riserva di non retroattività. Fonte: stato delle adesioni UNCITRAL.

[54] Non sono state reperite statistiche recenti del Malta Arbitration Centre.

[55] Arbiter for Financial Services Act, Act XVI del 2016, Chapter 555, in vigore dal 18 aprile 2016; designazione come organismo ADR con Legal Notice n. 137 del 2017, in attuazione della direttiva 2013/11/UE.

[56] I rapporti annuali dell'Office of the Arbiter for Financial Services esistono ma i dati statistici non sono stati estratti.

[57] Consumer Claims Tribunal e Office for Consumer Affairs della Malta Competition and Consumer Affairs Authority.

[58] Quadro di valutazione della giustizia dell'Unione 2026: 491 giorni per i procedimenti civili e commerciali di primo grado a Malta nel 2024, quarta posizione fra le giurisdizioni più lente dell'Unione; durata media dei procedimenti penali indicata in undici anni. Dati ripresi da fonte giornalistica che cita il rapporto: si raccomanda la verifica sul documento originale per l'uso professionale.

[59] Commissione europea, 2026 EU Justice Scoreboard, figura 27, «Promotion of and incentives for using ADR methods», dati 2025: massimo teorico sessantotto punti. Graduatoria decrescente dei ventisei Stati censiti: Danimarca, Germania, Spagna, Lituania, Francia, Polonia, Ungheria, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Lettonia, Bulgaria, Romania, Grecia, Estonia, Austria, Slovenia, Italia, Repubblica ceca, Svezia, Irlanda, Lussemburgo, Slovacchia, Malta, Cipro, Finlandia.

[60] Durata media dei procedimenti penali maltesi indicata in undici anni; dato riferito dalla medesima fonte, resta da confermare su rilevazione nazionale.

[61] Regolamento (UE) 2024/3228 del 19 dicembre 2024, abrogativo del regolamento (UE) n. 524/2013: chiusura operativa della piattaforma ODR il 20 luglio 2025. Direttiva (UE) 2025/2647, termine di recepimento 20 marzo 2028. Per la Norvegia, Stato dello Spazio economico europeo, non è stato possibile chiarire l'estensione del nuovo regime.

[62] Konfliktrådet, Årsrapport 2025 (pubblicata nel giugno 2026): 407 meklere a fine 2025 (465 a fine 2024), 6.999 casi sopravvenuti nell'anno (-4% sul 2024, quando erano stati 7.308): 1.318 penali, 2.046 civili originati da un procedimento penale archiviato, 2.900 civili promossi da una parte o da un ente pubblico, 218 ungdomsstraff (+125% sul 2024), 482 ungdomsoppfølging (-10%) e 35 di oppfølging in konfliktråd. Mediazione svolta nel 65% dei casi penali conclusi (63% nel 2024), nel 26% dei civili da archiviazione (28% nel 2024) e nel 27% dei civili promossi da enti pubblici o da una parte (26% nel 2024).

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Nota

Questo dossier riscrive integralmente il contributo Sistemi di composizione dei conflitti: Cipro, Norvegia e Malta, pubblicato il 5 febbraio 2012.